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Giulia 5

(immagine gentilmente offerta da Antalgica Poetica)

Puntata precedente

«Mi hai lasciato il rossetto, vero?»

Enea non osa toccarsi la fronte. Giulia quasi si sbrodola con il caffè, le si allarga un sorriso fanciullo solo in parte nascosto dalla tazzina alle labbra. Lui la fissa con un orgoglio incredulo per l’inaspettata complicità. Come è successo? Quando lei ha permesso che si sgretolasse il muro a secco eretto fin da subito per evitare sconfinamenti e problemi? E lui come, quando, perché si è conquistato questo onore? Onore? Ma si sente? Se lo sarà meritato no? Non è una mezza calzetta, è bravo, astuto, professionale, ingegnoso, non è il primo venuto: è una calza di Filo di Scozia fin sotto il ginocchio! Sposta lo sguardo alla sua destra, costringendosi a trovare interessante la bionda del tavolo accanto, giusto per contegno.

«Senti Giulia» e continua a puntare la bionda «credo che l’idea di una storia tra noi da dare in pasto all’Inge non sia da escludere, sai?» controlla con la coda dell’occhio la reazione. Lei si blocca, rischiara la voce, raddrizza la postura ingobbita dalle risa soffocate in precedenza e tace. Ha un’espressione nuova, mai veduta prima. Enea smette di contare le vertebre della bionda e si prepara a indossare una troppo stretta indifferenza per affrontare un volto divenuto austero.

«Lo sai che ho ragione, gli aspetti positivi sarebbero diversi.»

«Quali.»

«Nessun estraneo, più controllo della situazione.»

«Parli come lui.»

«No!»

«Senti Enea, lascia stare, eh. Inizia a passargli le telefonate, al resto ci penseremo tra un paio di settimane. E non fare quella faccia, lo sai perché sto con lui.»

«Non lo so, dimmelo. Devo essermelo perso il vero motivo di tre anni di relazione con, sì insomma, uno molto più grande di te e – mioddio – cotto a tal punto da difenderti intimandomi di non giudicarti a fronte di foto e qualunque altra diavoleria deciderai di sbattergli sul muso. Guarda, a volte mi fa anche pena. No, errore, i clienti non mi fanno mai pena, però…»

«Sono una stronza? Una manipolatrice? No Enea, i valori sono tutti in campo e ognuno manipola l’altro sapendo d’essere manipolato. È un rarissimo caso di onestà incorrotta.»

«Ma allora cosa vuoi davvero da quell’uomo?»

«Un passaggio, amico mio, solo un passaggio.» e si alza. Non bacia. Non saluta. Va.

Enea resta senza fiato. Se l’è giocata la complicità incantata. Per un fottuto passo lungo. La saliva scompare e lo stomaco si rimpicciolisce fino a diventare una melina selvatica. Quanto può far male una melina selvatica che decide di mettersi a rimbalzare dove non deve? Inspira profondamente, espira pianissimo, e ancora. Ancora. Più e più volte. Stupido! Si agita di nuovo, rifare. Dalla tasca della giacca una vibrazione interrompe la procedura di salvataggio.

«Ciao, dimmi… sì… no, aspetta, sei sicuro? … mandamelo! … grazie, ti devo un favore!». Pochi secondi ed ecco il bip. Ecco un numero. Ecco la vera perdizione.

Si alza sostenuto da una nuova urgenza lasciando sul tavolino monete convulsamente cercate in tasca e quasi lanciate. Corre all’auto. La guida per l’occasione è sportiva. Parcheggia, male, non importa. Deve sedersi subito alla scrivania. Deve essere in posizione. E definire. Nella foga dell’apri-sali-apri dimentica la porta di casa aperta. Non importa. Sì, importa. La chiude. Finalmente si siede.

«Cazzo! Ti ho!» urla eccitato e prende il cellulare dalla tasca della giacca, controlla il numero nel messaggio, lo trascrive su un pezzo di carta scandendo ad alta voce ogni cifra. Lancia la penna a sfera nel cestino dei rifiuti, fa canestro e si abbandona a un ululato a braccia alzate.

Giulia è in macchina quando una chiamata la raggiunge. S’infila l’auricolare e preme il pulsante per la ricezione.

«Vai, parla.»

«Ha il numero. L’ha chiamato.»

CONTINUA…

IL MISTERO DI GIULIA – Litfiba

43 risposte su “Giulia 5”

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