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Giulia 6

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(immagine gentilmente offerta da Antalgica Poetica)

Puntata precedente

È lì, in piedi. Peso su una gamba. L’altra leggermente flessa. Mano in tasca. Enea si controlla davanti allo specchio. Aspetto in ordine = pensieri in ordine. Emozione. Riprova. Aspetto in ordine + respiro ponderato = pensieri in ordine. Emozione. Emozione che mina il passo. Merda! Le ginocchia già cedono e la voglia di strapparsi stomaco e intestino è quasi oltre la soglia. Per non parlare del calore che dal collo arriva su. Su dove? Su. Non si piace, per niente, ma è in ordine e i pensieri si sono appesi da qualche parte per evitare di cadere nel pozzo profondo del noncapiscopiùuncazzo. Ok, o si costringe a uscire o morirà svuotato e liquefatto sul pavimento. Vai!

Cammina male, è vero, ma cammina e guidare non sarà un problema. La pressione del pollice sul piccolo dosso nero della chiave sblocca la chiusura centralizzata. La mano si pronuncia alla maniglia della portiera ed ecco arrivare un tocco. Un palmo fresco e deciso si sovrappone al suo dorso. Enea segue le dita fino al polso, lo sguardo sale lungo il braccio, la spalla, il collo, l’ovale del viso e si blocca in occhi già nei suoi: Giulia.

«Dove vai?» chiede quasi atona.

«Da mio padre.»

«Ti accompagno.» risponde improvvisamente risoluta. Una titubanza sottile le innerva la mano in una stretta morbida. È solo un attimo. Se ne accorgono entrambi. Negando l’attimo, Giulia si porta svelta la mano ai capelli in una carezza inutile. Confuso, lui guarda in urgenza per terra.

«Non c’è bisogno, davvero, è una questione di famiglia, tu non c’entri.»

«Certe volte una vicinanza aiuta. Lo so.» tenera è la voce e assecondarla naturale. Enea cede senza difese alla proposta, offrendole uno sguardo grato e perso. Finalmente conquista una visione d’insieme di Giulia.

«Sei bellissima, addirittura truccata da sera, quasi non ti riconoscevo. Stai andando da qualche parte? Non vorrei mai…»

«Lascia perdere, avevo in programma una specie di sceneggiata, niente che non possa essere rimandato.» taglia corto dirigendosi verso l’altro lato della vettura. Una corsa ad inseguirla per aprirle la portiera, così, un automatismo mai riservato a nessuna ospite della sua utilitaria. Lei sorride, si siede, cintura: è pronta. Si parte?

Dopo un’ora di viaggio la macchina prende una stradina collinare ben asfaltata. Davvero molto ben asfaltata. Fin troppo per una strada pubblica.

«Hai visto? Ci sono già telecamere.» Giulia indica un palo della luce.

«Dove?»

«Lì, non vedi quei… non importa. Decelera, se arriviamo su troppo in fretta ci accorgeremo di cosa sia una calorosa accoglienza.»

«Ma cosa stai dicendo?»

«Niente, niente, però non correre che con tutte queste curve mi vien la nausea. Vuoi che ti sporchi interni già così provati?»

«No!»

«Bravo.»

L’andatura si fa più tranquilla e dopo dieci minuti l’auto è davanti a un gigantesco cancello moderno.

«Pomodoro.» dice Giulia.

«Eh? Io oggi sono agitato, ma tu sei ben strana.»

«È opera di Arnaldo Pomodoro, non è nota però: il cancello intendo. Non può essere una copia del Cancello Solare, o hai una sua opera originale o non fai fare una copia, capisci?»

«No, non capisco, oggi proprio non ti capisco.»

«Non importa. Guarda piuttosto il comitato d’accoglienza.» e con un colpetto del mento in avanti indica i due uomini che stanno arrivando da dietro l’opera.

«Sei armato Enea?»

«Ma sei scema?»

«Ok, è un no. Non fare movimenti bruschi.»

«Giulia, ma cos’hai fumato?»

«Dai andiamo.» e con eleganza scende dalla macchina, si avvicina al cancello, saluta i nerboruti. Enea la raggiunge in breve.

«Ti ricordo che stiamo andando da mio padre.»

«Ti ricordo che potrebbe non essere contento d’incontrarti.»

CONTINUA…

63 risposte su “Giulia 6”

i propri tempi sono sacrosanti 😉 la seduta è comoda, sul tavolino alla tua dstra ci sono bevande calde e fredde, qualche stuzzichino salato e qualcosa di dolce. Buona lettura 😉

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