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Caldo, pulizie e ricerca di ritmi

Ritmi.

Quelli nuovi. Quelli dal silenzio.

Mica facile!

Non impossibile.

(buona visione)

Stomp in versione relax.

Ok, poi ci sono i vicini che ci mettono del loro…

Stomp in versione relax.

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Giulia ∞

QUALCHE CONTO LO DEVE PUR FARE ANCHE GIULIA

COME AL SOLITO SU WORLD OF SPHAERA.

Buona lettura!

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luoghi X

134 Km

Turm è una torre di pietra a pochi metri dall’acqua.

Ha un respiro baritonale e radici (umide di sepolture). Prima dell’aggiunta di altre forme in pianta, setaccia angosce al suo costruttore (e le monda).

Goetheanum è un grande cerchio sbocciato al sole.

Ha sfere che cantano e radici (solide sulla pirite). Prima di svanire nell’atmosfera densa, accoglie l’arte del suo costruttore (liberandola).

Certe distanze non hanno fiato. Altre hanno vento.

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Giulia sette

GIULIA E GLI UOMINI

SÌ, EBBENE SÌ: SU WORLD OF SPHAERA.

Buona lettura!

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Ferie!

Unsplash

Ebbene sì, anch’io!

Ne approfitterò per riposare, terminare il sequel di X, scrivere articoli da proporre al rientro, girellare, svagarmi.

Ho promesso al mio socio di concludere le avventure di Giulia e sarà l’unico impegno (settimanale) che mi vedrà anche presente nei commenti.

Però alla corrispondenza rispondo: endorsement@virgilio.it

Buona estate a tutti! 😀

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Melville

Quando lessi Melville accadde qualcosa di strano.

Non ricordo la mia età, solo ciò che fu.

Appassionatami come mai prima ai personaggi, decisi di stringere con loro un patto. Sì, non è procedura comune, ma questi uomini ricchi di sfumature ambigue avevano alimentato una curiosità caparbia e capricciosa. All’epoca non mi resi conto della conseguenze, eppure fatico a condannarmi, perdonando sempre ogni decisione al limite.

Il patto dicevo, pensai potesse essere una buona idea e lo proposi. Si raccolsero per un tempo lasso e ciascuno mi portò poi una personale risposta. Giusto. Ci salutammo nell’ora incerta e mi dimenticai di loro.

Il patto dicevo, il parto di una mente giovane e ambiziosa di sostanza, in sfida, amante del gioco proibito, lo formulai in questi termini: sarò in grado d’incontrarvi nella vita, promettetemi di farvi riconoscere.

Così è stato. E non è stato facile. Così è.

Oggi uno di loro si è reso riconoscibile e come ogni altra volta il boccone è sceso amaro.

Le sue parole sono scivolate semplici, sincere, modeste e le rispetto come si rispetta l’opera di un genio: “Preferirei di no.”

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Le età dell’innocenza 8

– Eccoti Pucci Amoremio! Com’è andata dal veterinario, caro?
– Male.
– Cos’ha il mio Pucci?!
– Non sono riuscito a farlo entrare.
– Cioè?
– Dopo 5 secondi ha attaccato un pastore tedesco e ha morsicato la mano dell’assistente.
– Pucci tesoro! Che ti hanno fatto Amore?
– L’ho dovuto portare via prima che mi facessero a pezzetti.
– Pucci vieni dalla mamma! Ti hanno fatto arrabbiare, piccolino? Eh? Tesoro, baci baci baci.
– Puoi non farti leccare la faccia?
– Ma sei pazzo? Questi sono i baci del mio bambino.
– È che poi ti bacio anch’io.
– E allora? Non c’è niente di schifoso, è amore, vero piccolino?
– Sì, ma… si lecca il culo!
– Pucci, Amore, non è cattivo, è solo un po’ invidioso, capisci? Ha paura che voglia più bene a te che a lui. Ma adesso la mamma gli spiega bene come stiano le cose, non preoccuparti, ci pensa la mamma a metterlo al suo posto.

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avviso

Oggi il 50% dei miei commenti non è stato pubblicato. In diversi avrete in SPAM qualcosa di mio (nel migliore dei casi). Essendo la situazione nuova e fastidiosa chiedo: sapete se ci siano soluzioni di qualche tipo? Lo chiedo prima di buttarmi in una cieca e furibonda lotta con WORDPRESS. (oh, prima dovrò salvare altrove tutti i miei articoli…)

Nel frattempo userò i messaggi che mi avete lasciato qui per comunicare con tutti.

Grazie e scusate il disturbo, come si diceva una volta 🙂

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Le età dell’innocenza 7

– Caro mi ascolti?

– Sì.

– Non sembra. Cosa guardi?

– L’unghia.

– Allora mi stai ascoltando.

– No. Se guardo l’unghia non posso avere un pensiero che la riguardi?

– Mi sembrava assurdo.

– Hai creduto, quindi, che ti stessi davvero ascoltando perché se guardo un’unghia non ho di meglio da fare che ascoltarti?

– Be’ sì. Quella è l’unghia che ti sei appena tagliato, è già un rifiuto, presto la butterai e non ne avrai nemmeno il ricordo.

– Sbagli cara, devi capire, capire che ci può sempre essere dell’altro anche quando mi guardo un capello sul pettine.

– E cosa devo capire? Che sei in lutto tutte le volte che ti si squama la pelle, che ti soffi il naso, che vai al gabinetto?

– Brava!

– E perché dovrei essere partecipe di questi lutti quotidiani?

– Per capire me, no?

– Credo di non volerti conoscere così approfonditamente.

– Ma sono il tuo pigmalione!

– Grazie, sì, ti devo quasi tutto, ma piangerti la forfora no, è troppo.

– Vedi che non vuoi capire, non sei stupida, sei ottusa…

– Cosa fai adesso?

– Metto l’unghia in una tabacchiera, raccolgo reliquie da vivo.

– Che schifo!

– Lo faccio anche per te, quando sarò morto le potrai vendere.

– Ma sei pazzo? Nessuno comprerà mai certa roba!

– Perché? Non credi che qualcuno possa bramare il mio DNA?

– E per farci cosa?

– Sapevo di non doverti chiedere troppo.

Le età dell’innocenza 123456
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Le età dell’innocenza 6

– Non ho fame, dallo al pitone.

– Il pitone non mangia i tuoi avanzi.

– E cosa mangia?

– La cavietta.

– Mi hai riempito la casa di topi?

– Te ne sei accorto finalmente.

– Ma io pensavo fossero l’alludere alla mia mancanza di attenzioni!

– Ha dato qualche risultato?

– No, per questo non mi preoccupavo del fatto che aumentassero di numero.

– Sono solo cibo.

– Ma dobbiamo proprio tenere quella bestia in casa?

– È un animale come un altro, che fastidio ti dà?

– Un enorme fastidio!

– Ce l’hai con lui perché è più lungo del tuo pisello.

– Che stronzata! Anche gli alberi hanno rami più lunghi del mio pisello!

– Lo so…

– Che vorresti dire?

– Niente, dico solo che lo so.

– Ah, lo sai, lo sai eh? E che altro sai?

– Che non te la prendi con tutti gli alberi andando a tagliargli i rami, quindi perché prendertela con il pitone?

– Perché mi fa senso! E non lo voglio in casa mia!

– Preferisci che mi prenda un cane?

– Non voglio animali in casa!

– Ma io sì!

– Se ti prendo un vibratore è lo stesso?

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Le età dell’innocenza 5

– Che musica sublime, vero?

– Un’esecuzione mediocre.

– Ma che dici? È magnifica!

– Magnifica non direi, nella norma, dai, non di più.

– Perché?

– L’arrangiamento non è nemmeno originale, è copiato qua e là, pari pari. I musicisti sono quanto di meglio si sono potuti permettere, niente di eccelso quindi.

– Come sei categorico, a me sembra stupendo.

– A te.

– Cosa vorresti insinuare, che non ho una sufficiente cultura musicale per distinguere?

– No, per carità, è che devi ancora studiare, ascoltare, leggere anche qualche testo tra quelli che ti ho regalato.

– Con calma, ho anche altro di cui occuparmi.

– Esatto…

– Be’ e nel frattempo non posso esprimere i miei pareri?

– Con cautela, sii solo un po’ più prudente, soprattutto quando siamo in pubblico.

– Ah!

– Ecco.

– Ti ho mai messo in imbarazzo davanti ai tuoi dipendenti e amici?

– Qualche volta.

– E non me l’hai detto?

– Non sarebbe stato carino.

– Non lo è nemmeno ora, se è per questo.

– Sì, ma adesso almeno è chiaro che devi stare un attimo più attenta.

– Ah!

– Ecco.

– Dicevo, davanti ai tuoi dipendenti, nonché amici…

– Sì?

– Perché gli unici amici che hai sono i tuoi dipendenti.

– Bene, colpito e affondato, adesso mi prometti più attenzione?

– Ci penserò.

– Attenzione e cura.

– Cura in cosa?

– Nell’aspetto, cara.

– Che cos’ha il mio aspetto?

– Lo stile eccessivamente giovanile.

– Ma io sono giovane!

– Eh, dimostrare qualche annetto in più non ti farebbe male.

– Dovrei vestirmi come tua moglie?

– Ottima idea, per domani ti organizzo un appuntamento a casa sua, che ne dici?

– Vaffanculo!

–Ok, facciamo la prossima settimana allora, il tempo di sbollire, eh? Sei adorabile quando ti arrabbi, dai, vieni qui, fatti toccare, mh, sei calda quando ti arrabbi, mi fai impazzire…

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Le età dell’innocenza 4

Marisa Solinas e Bob Henry sul set di Una colt in pugno al diavolo

– Un’altra lettera?

– Sì.

– Chi te l’ha scritta?

– Un produttore.

– È stato gentile.

– Non direi, non sono condoglianze.

– Ah, di che si tratta?

– Mi vuole far causa.

– Ma chi è, quello dello spettacolo dell’anno scorso?

– Sì.

– Be’…

– Che c’entra, come osa?

– Eh!

– Cos’è questo tono, non vorrai dargli ragione?

– Vuoi dargli torto?

– Certamente!

– Hai fatto saltare otto date.

– E con questo?

– Sono un bel po’ di soldini.

– Non stavo bene.

– Non è vero, una sera ti ha beccato in una sala slot.

– Non posso spendere il mio tempo e il mio denaro come preferisco?

– Il suo denaro.

– Il mio! Vaffanculo!

– Dovresti limitarti, lo sai.

– È un passatempo.

– Il marito di Arianna è uno in gamba.

– Vuoi che vada da un terapista? Ma sei scema?

– No, dicevo così, nel caso in cui…

– Io non ho bisogno di loro, loro hanno bisogno di me!

– Sì, però, due parole soltanto, durante una cena a due, magari.

– No!

– Non puoi continuare a giocare alle macchinette.

– Non chiamarle così, non sono un tossico, è gioco d’azzardo. Il casinò è troppo lontano.

– Ma se vai anche dal tabaccaio a giocare!

– No, non mi mescolo, è capitato solo una volta intanto che ti aspettavo.

– Ah, è colpa mia allora!

– Se tu ci avessi messo meno a prepararti io nemmeno ci sarei andato a prendere le sigarette.

– Tu non fumi!

– Le sigarette di scena, per lo spettacolo, no?

– Potevi mandare la segretaria!

– Visto che avevo del tempo ho pensato allo spettacolo, che c’è di male?

– Allora non è colpa mia, sei tu il solerte.

– Più o meno.

– Sei tu, il vizioso.

– No!

– Ci passi quattro ore al giorno!

– Non è vero!

– Ma non puoi trovarti un’altra dipendenza, cristo santo?

– Già fatto, che credi, le esperienze le ho provate tutte!

– Bravo! Fatti prosciugare il conto in banca allora!

– Già fatto, che credi, ho detto tutte.

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Giulia sesta

GIULIA IN VIAGGIO?

DI SICURO È GIUNTA SU WORLD OF SPHAERA.

Buona lettura!

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Le età dell’innocenza 3

– Dove vai?

– Sembri mia moglie.

– Eh…

– Non sei mia moglie!

– Acuto.

– Nemmeno la mia segretaria!

– Cosa sono?

– Il mio scacciapensieri.

– Ho fatto progressi.

– Brava.

– Grazie. Dove vai, dicevo?

– A farmi fare un massaggio.

– Non è vero.

– A farmelo ciucciare da un trans.

– Non è vero.

– E che cavolo!

– Dai, dove stai andando?

–  …

– Credi davvero che non lo sappia? Volevo darti la possibilità di essere sincero, almeno con me.

– Sto con te perché posso essere sincero e trattarti male, cosa vuoi che ti nasconda?

– Le iniezioni di botulino.

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Le età dell’innocenza 2

– Ancora con la scorta?

– Sì.

– Che palle!

– Senti, non iniziare…

– Mi dà fastidio, tutto qui.

– Non ne posso fare a meno.

– Lo so, lo so, è che io sogno una nostra fuga, da loro, in un albergo, tu ed io, soli, come due amanti in incognito.

– Siamo due amanti.

– Ma con la scorta si istituzionalizza tutto!

– Non dire cazzate.

– Guardami mentre parlo, lascia stare il tablet, sto dicendo che si perde la poesia, il brivido, la trasgressione. No?

– No.

– E siamo anche ricattabili!

– Tu? Io lo sono, mi sembra già un bel brivido, scusa.

– Be’, anche io sono ricattabile.

– Davvero? Di che ricatto stiamo parlando?

– Che ne so, potrebbero spifferare tutto a mio padre.

– Ci ha presentati lui, avete una nuova casa al mare, mi sembra che sia largamente al corrente di cosa faccia sua figlia.

– …

– Su, via quel broncio, non dicevo davvero.

– E come dicevi?

– Sono un po’ nervoso, ho una riunione tra poco, devo farti portare al ristorante.

– E tu non vieni?

– Dopo.

– Ma io mi annoio!

– Ecco, non bere nel frattempo.

– E cosa faccio allora?

– L’altra sera ti hanno portata via dal ristorante mezza nuda, con il cestello del vino in testa.

– Stavo facendo il mio numero!

– Conosci solo quello?

– Sì.

– Ecco, non spogliarti però, non ti ho presa in un night.

– Parli come mio padre.

– Eh, più o meno…

– Perché non mi presenti a tua figlia?

– Non è il momento.

– Ma io voglio trovare il mio posto nel mondo!

– Ce l’hai già.

– E che posto è?

– Non è chiaro?

– No, dico un altro posto, quello professionale.

– Ah, professionale.

– Certo, come mi vedi tu?

– Nel mio letto.

– Sì, a parte il tuo letto, maleducato, non sono mica una di quelle.

– Mh, professionale eh? Direi che potrei pensare a un segretariato.

– Segretaria?

– Sì.

– Bleah!

– No?

– Ma no, qualcosa di più eccitante, qualcosa che mi metta un po’ più in evidenza, ecco.

– Scusa, sono arrivato, ne riparliamo. Ciao. Non ubriacarti, e nel tragitto fermati al negozio di lingerie, questa sera ti vedo gattona, ok?

– Gattona? Con la coda e le orecchie? Mi vedi gattona? (Ma che catz di fissa per i fumetti…)

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Le età dell’innocenza 1

– Questo articolo parla molto bene del tuo ultimo saggio, è che non capisco cosa voglia dire qui…

– Fammi vedere, dunque, sì, l’ho letto stamani, vuol dire che la mia reinterpretazione del mito è simile in spessore e importanza a quella scritta un trentennio fa da quest’altro signore.

– Lui l’ha scritta prima.

– Sì, ma io ho dato un’interpretazione un po’ diversa.

– Ma se tu non avessi letto la sua adesso cosa avresti scritto?

– Qualcosa di simile a ciò che ho scritto, ma senza citarlo in lungo e in largo.

– Allora sarebbe passata inosservata.

– Non è del tutto sbagliato, brava la mia Piccola!

– Ma quanto è originale ciò che hai scritto?

– Non molto, un altro signore, questo citato, era arrivato allo stesso punto più o meno due secoli fa.

– E allora?

– Allora niente, io ho cambiato l’ordine degli addendi e ho usato un linguaggio moderno.

– L’hai copiata?

– Non si dice così, ho ripercorso le sue orme.

– Ma spessore e importanza li aveva già messi lui?

– Sì, non è sbagliato.

– E allora?

– Allora funziona così, mi guadagno da mangiare così, sono famoso perché ho fatto quello che stai facendo tu adesso.

– Cioè?

– Questa baracca me l’ha lasciata la signora che è nella foto all’ingresso.

– Ah, non è una parente?

– No, non la stai studiando all’università?

– Ah! È lei!

– Brava.

– Apperò!

– Che c’è? A cosa pensi?

– Che metterò la tua foto accanto alla sua.

–  Non correre così veloce, Piccola.

Le età dell’innocenza 234567
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Atlas-A

GIOCO DI RIMBALZO PER RIPROPORRE DAL SITO WORLDOFSPHAERA.COM L’OTTIMO RACCONTO DI MOONRAYLIGHT.
PARE NON SIA STATO SEMPLICE CONVINCERLA A SCRIVERLO… CHI VI È RIUSCITO HA TUTTA LA NOSTRA GRATITUDINE.
BUONA LETTURA!

Hades’ Star –Warp Lane Hub by GabrielBStiernstrom (deviantart)

“Ferma, devi restare assolutamente immobile.” il raggio bluastro era gelido più del ghiaccio e lei doveva sforzarsi di non contrarre i muscoli ad ogni passaggio.
“Ci siamo quasi, l’ultima scansione, poi è fatta.”
Per tutta la vita il suo difetto di fabbrica l’aveva emarginata.
Adesso quel difetto era diventato di interesse Ghe-politico, addirittura. Ironico, no?
Si strinse nelle braccia sfregando il maglione, per richiamare un po’ di calore nel corpo.
“Ecco qua” Gala le consegnò una lastra blu-violacea grande quanto una noce.
“Distruggerò tutto il macchinario e tu, tu non perderla e soprattutto non fartela fregare. Sai cosa…”
“Si lo so, lo so benissimo.” rispose Khary in tono sbrigativo.
“Domani verso l’ora di pranzo.”
“Ok.”
Khary si tirò su il cappuccio e corse veloce sotto la pioggia, saltò al volo sulla navetta e scese con un balzo dieci minuti dopo, senza mai alzare lo sguardo.
Soffiò nella toppa, la porta si aprì e appena entrata i vestiti scivolarono sul pavimento. Una bella doccia calda, sì!
Mentre si asciugava indugiò con lo sguardo sul riflesso nello specchio.
Quando era stata l’ultima volta che si era guardata? E quando si era veramente vista?
Gli occhi seguirono le chiazze verdastre che disseminavano il suo corpo in un ricamo senza senso.
Quanto dolore, quanta solitudine a causa loro. Eppure, erano un dono, un dono scoperto tardi e che forse avrebbe preferito non scoprire mai.
Seguendo le chiazze sul corpo di Khary con quel puntatore glaciale, si otteneva la mappa tridimensionale dell’accesso X-J che conduceva al portale di Atlas-A: l’origine di tutto, e dove tutto avrebbe avuto fine.
Ad Atlas-A si generava il Destino dei Mondi: ecco perché nessuno doveva sapere dove fosse.
Gala aveva rivelato a Khary delle sue nobili origini Atlassiane e del suo ripudio, quando fu profetizzato che la bambina greenspot avrebbe aiutato i Mondi e cambiato per sempre il Sacro Finale.
Da allora la sua vita ed il suo destino erano cambiati completamente.

L’orologio scoccò mezzogiorno. Gala era già lì, in attesa. Giocherellava con i capelli fingendo di guardare i mosaici, per non dare nell’occhio.
“Eccomi, scusa ma stavolta non è stato facile seminarli.”
“Le spie di Mahov sono sempre più scaltre, ma noi lo siamo di più Greeenspot, puoi esserne certa.”
Salirono sulla navicella, Gala fece cenno e Khary inserì la lastra.
Si sentì un forte tremore, poi un sibilo ed ecco: davanti a loro l’imponente cascata di Thalyeniyt, lo sbarramento del portale di Atlas-A.
Si stavano ancora stabilizzando quando il lobo sinistro di Khary si illuminò.
“Klod? Ma come…”
“Lo sai che ti sento sempre arrivare molto prima del salto lungo le greenlines, sciocchina.”
“Sì, lo so, ma ne resto ancora stupita, ogni volta.”
“Avanti, vi ho liberato il canale.”
La navicella scivolò via veloce e alla fine del canale rallentò la corsa, per atterrare dolcemente su di un prato cremisi.
Khary premette il pulsante di apertura e la porta si scostò di lato. Klod era lì, la guardò. E sorrise.
Scese le scalette in un lampo e gli corse incontro.
“Khary, lo sai.” tuono’ Gala dalla navicella.
“Sì, lo so, lo so molto meglio di te.”
Klod estrasse una tessera dalla tasca “Ecco, questo è quanto hanno deciso per i prossimi tre mesi riguardo B-Nyja, Y-Ka e Epsylon-S.”
“Oddio, no! Io… Cavolo, stavolta non so se riuscirò a mutare i flussi.”
“Lo so, gli investimenti sul potenziamento delle Determinazioni hanno dato risultati notevoli. Ma tu sei più tosta di qualsiasi scienziato, perche’ tu hai il Dono.”
“Klod…”
“Shhh. Ce la puoi fare e ce la farai, io lo so.”
“Sbrigatevi: tre minuti.”  Gala controllava l’orologio picchiettando il piede contro la scaletta.
Khary cinse Klod in un profondo, avvolgente abbraccio. Lui sfiorò la chiazza verde che le tagliava trasversalmente il viso e lei si ritrasse cercando di sottrarsi al suo tocco.
“Perché? Lo sai che a me piaci così come sei. Così sei tu e tu soltanto.”
“Lo sai che adesso siamo già a tre minuti? Lo sai che se resti a contatto con me e le mie chiazze oltre tre minuti, morirai?”
“Lo so. Tu invece sembra non lo sappia.”
“Che cosa?”
“Che non mi importa.”
“Folle, sei uno stupido folle!”
“Ascolta, ragazzina…”
“Khary!” Gala lanciò un urlo di terrore.

00:03:01

moonraylight

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regaloni

Il senso di colpa

NON LO SI PUÒ NEGARE: C’È, AGISCE, LAVORA.

IN QUESTO REGALONE DONATOMI DA ALESSANDRO GIANESINI NON C’È TIMORE DI GUARDARNE GLI OCCHI CUPI.

BUONA LETTURA

(GRAZIE ALE…)

Adamo ed Eva cacciati dal Paradiso terrestre. Scuola romana del XVII secolo (immagine da qui)

«Nooooo!» mi sveglio urlando e con la fronte imperlata di sudore.

Mia madre si precipita in camera mia, accendendo la luce «Cos’è successo?» l’espressione di apprensione sul suo volto si smorza dopo una rapida occhiata tutt’intorno.

«Niente, mamma, solo un brutto sogno.» ora dal suo volto trasuda compassione «Va pure a dormire.» mi fa incazzare quando vedo le facce da cui traspare la pietà. Soprattutto se è rivolta a me «E spegni la luce.»

«Buonanotte.» sussurra dopo aver premuto l’interruttore e accostato la porta. Sento i suoi passi che si allontanano e qualcos’altro: un singhiozzare sommesso?

Sospiro e chiudo gli occhi, ma la sua immagine mi si staglia nel cervello appena abbasso le palpebre: lei è lì, davanti a me, con un’espressione sorpresa dipinta sul volto: allungo la mano per sfiorarla, ma resta sempre al di fuori della mia portata e poi…

No, non riuscirò a dormire neanche stanotte.

Accendo la luce del comodino, prendo un libro ma tutto mi ricorda lei: quel poster del suo gruppo preferito, la maglietta che mi aveva regalato. Prendo foglio e penna e inizio a scrivere di getto.

Quanto tempo è passato? Un anno intero? E tu dove sei? Perché doveva finire così?

Le emozioni turbinano nel mio petto, ma nessuna riesce a prenderne possesso e il ricordo di quel che è stato e di come avrebbe potuto essere le tiene lontane.

Non sono mai riuscito a piangere, né a urlare, solo pensare e ripensare a cosa avrei potuto cambiare nella mia vita, nella nostra vita.

Abbasso di nuovo le palpebre, ma il tuo sorriso si trasforma in un muto saluto, con una lacrima che ti scivola lungo la guancia. La tua figura è avvolta da una nuvola di polvere che gli pneumatici alzano slittando sulla terra secca e arida.

Apro la finestra: il cielo è limpido e stellato come quella sera, un anno fa, ma tu non sei qui con me.

Perché litigammo? Non lo ricordo neppure, ma so che successe e io me ne andai, lasciandoti sola nella notte. Il giorno dopo: il giorno dopo non è più stato vivere.

Ora però tornerò da te e faremo pace e il mio cuore tornerà leggero com’era un tempo.

La mattina dopo, sua madre entrò nella stanza, vide il letto sfatto e la finestra aperta. Sulla scrivania il foglio con le sue parole:

“Vado a cercarla, non posso più star qui a vivere o fingere di farlo.

Se lei ha sofferto è colpa mia;

se lei non è qui, è colpa mia;

se lei si uccisa, è colpa mia!”

Il corpo del giovane giaceva nella vasca, le vene dei polsi tagliate fin quasi al gomito e il sangue mischiato all’acqua ancora tiepida. Sembrava sereno.

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Quindi poi è andato tutto bene?

LA DOMANDA È INTERESSANTE. RIPUBBLICO UN ARTICOLO DI ANDREA ROCCIOLETTI PER FARLA RIMBALZARE


Quindi poi è andato tutto bene?
So then everything went well?
Alors tout s’est bien passé?
Urban art, 2020.

“L’arte dovrebbe fare luce
sul carattere vulnerabile e interconnesso
di ogni cosa.”
– Cyprien Gaillard.

Roccioleti - Quindi poi è andato tutto bene? 1
Quindi poi è andato tutto bene? n.1
Roccioleti - Quindi poi è andato tutto bene? 2
Quindi poi è andato tutto bene? n.1

“E’ il trionfo del tempo vuoto. Svuotate le città e svuotati noi, senza più impegni improrogabili, incombenze incalzanti, faccende da sbrigare, costretti ad un romitaggio che non avevamo cercato e che sgomenta. Homo solitarius aut deus aut bestia. Aristotele. Ma non aspiravamo a tanto. Ci saremmo accontentati di trascinarci nelle nostre esistenze mediocri, contrassegnate da piccoli egoismi quotidiani, dalla meschinità di qualche cosiddetta buona azione compiuta senza sforzo, bagatelle per mettere a posto la coscienza. Ci sarebbe bastato andare avanti con le misere gioie di possedere qualcosa che ci qualificasse e in cui identificarci: una casa, un abito, un’auto, un cellulare – un amore, perfino. E sempre pronti, poi, a buttare via senza indugio il vecchio per il nuovo, in una rincorsa spasmodica verso un di più, un ancora che non ci avrebbe saziato mai.”
– Lorella Pagnucco Salvemini, ArteIn n3. maggio/giugno 2020.

Roccioleti - Quindi poi è andato tutto bene? 3
Quindi poi è andato tutto bene? n.2
Roccioleti - Quindi poi è andato tutto bene? 4
Quindi poi è andato tutto bene? n.2
M.Donner Manuale di autodistruzione Saggiatore
M.Donner, Manuale di autodistruzione, Saggiatore.
Roccioleti - Quindi poi è andato tutto bene? 5
Quindi poi è andato tutto bene? n.3
Roccioleti - Quindi poi è andato tutto bene? 6
Quindi poi è andato tutto bene? n.3
A.Emo In principio era l'immagine Bompiani
A.Emo, In principio era l’immagine, Bompiani.

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Work in progress

Work in progress 1
Work in progress 2

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Non so disegnare.

Roccioletti - non so disegnare 1
Roccioletti - non so disegnare 2
Roccioletti - non so disegnare 3

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S.Sontag La coscienza imbrigliata al corpo Nottetempo
S.Sontag, La coscienza imbrigliata al corpo, Nottetempo.

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Forma e contenuto.
Reloaded art: 9 feb 2020.

Ho preso un abbaglio.
Reloaded art: 10 feb 2020.

Movimento per violino.
Reloaded art: 20 mar 2020.

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Letture consigliate

R.Barilli, Tra presenza e assenza, Mimesis
E.M.Di Palma, G.Pagliasso, Il nuovo mondo estetico, Marco Valerio.
S.Vaccaro, Eterotopie anarchiche, Elèuthera
C.Demaria, “Teorie di genere”, Bompiani
E.Illouz, “La fine dell’amore”, Codice
D.Serafini, “Schiavi elettrici”, People
AA.VV, “Rimediare, ri-mediare”, Franco Angeli
P.Benanti, “Digital age”, SanPaolo
D.Rushkoff, “Team Human”, Ledizioni.
P.Godani, “Tratti”, Ponte alle Grazie
J.Guerra, “Il corpo elettrico”, Tlon
C.Demaria, Teorie di genere, Bompiani

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N3ÜRØ – ERROR-[404]

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brevi

Ping pong

Mulitplayer (immagine da qui)

«NiiiiHAaaaaa!»

Esce dalle labbra a mo’ d’acuto spasmo e rientra in riscucchio verso la macina sciocca dei denti. Il collo issa un capo pesante d’ingombri e gli occhi si aprono piano in controllo. Nessuno.

«Alvì-na!»

Dall’ombra si palesa la donna; premura e azione animano un corpo stanco.

«Signora?»

«Le ciabatte.» la e è ancora nell’aria quando il collo cede all’estrema fatica, e molla: planf!

«State bene Signora?»

«Ma sì… ho sete.»

«Quella sete, Signora?»

«Mh.»

Alvina raccoglie l’abito a teli di georgette arancione ed esce dalla camera senza produrre un rumore.

«Ah…» suono troppo evanescente: si riprova «Aaaah»; non basta «AAAAAAAH!!!» bene, ora si ode. Una mano esce furetta allo scoperto, saggia il mento, la mobilità del naso e spiana la fronte di palmo. La gemella la raggiunge e coordinate massaggiano piano le tempie.

«Porca vacca che ciucca!»

Che ciucca? La bocca si apre, i ricordi li organizza così. Dunque: cena da Gianna (discreta); spostamento al cinema per caricare Patrizio (non guida); rientro da lei con Gianna e Patrizio per la partita di ping pong (settimanale). Punto.

Chi ha vinto? Lei, Gianna, Patrizio. Ok. Arriva Lenny (Lenny…). Il gioco non s’interrompe (e perché mai). Lenny arriccia il naso e in sala accende l’impianto hi fi (si distrae). Il gioco non s’interrompe. Lui si impegna preparando dei cocktails (come in uso). Il gioco non s’interrompe. Lenny vede bene di cadere portando da bere (porcazzozza!). Ha il punto.

Il punto a Lenny l’ha dato Onorina al pronto soccorso che, sul finir del turno, si è proposta per il 4° in coppia. Rientro. Lenny, dopo il punto, ha visto bene di non vincere altro e si è accasciato in poltrona col braccio pendulo.

«Lenny! La pallina è finita da te!» lui ha guardato la piccola e insignificante rompicazzo, ha abbandonato la poltrona per andarle incontro e, con suola decisa, l’ha schiacciata: crack! Al suono si sono affacciati i quattro con diverse modulazioni d’insulto. Punto a Lenny.

Gliel’ha dato Onorina dopo che Gianna ha tirato furiosa la clutch gioiello, prendendogli il naso.

E dopo?

Dopo, il nostro ha imbastito una lunga lamentela quasi esiziale, con accuse d’insipienza agli amici. Passaggio di mano in mano di un colmo bicchiere di whisky scozzese. Approdato alla salda stretta del tumefatto, la richiesta è stata, a lingua scoccata al palato, di aver compagnia. Gianna l’ha punzecchiato, Onorina gli ha controllato il cucito, Patrizio si è servito un cognac.

E poi? Non ricorda. Punto.

Si alza dal letto, nuda. Le duole una natica, palpeggia. Si sposta allo specchio a parete e si torce. Segno di denti.

«Merda!»

Doccia, intimo e un sospetto. Apre piano la porta e osserva la scena: sull’enorme divano firmato un intreccio di quattro corpi sogna, boccheggia, russa. Sorride, si veste in silenzio e piano esce, sorpassa i sopravvissuti agli amplessi e raggiunge la cucina. Alvina le serve il dovuto, le mostra una busta e le consegna il telefonino.

«Hanno chiamato cinque volte, Signora.»

«Grazie.»

Mangia con infinita lentezza e sul finire fuma la sigaretta mattutina. Qualche boccata e la spegne. Ricorda. Sorride. Adesso ha fatto il punto.

«Pensa tu ai ragazzi. Questa notte non torno. Resto in convento con le consorelle.»

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Argomentario

La tregua della Gazza e il potere estraniante della musica

– Che succede?

– Schermaglie.

– Eh?

– Sì, lancio bottiglie e sedie.

– Lancio bottiglie e sedie?

– Adesso anche un cestello del ghiaccio e una sagoma cartonata del Campari.

– No! La sagoma del Campari no!

– È inutile che scendi, dopo le esplosioni dei sacchetti di patatine non è rimasto molto, tra una decina di minuti si scambieranno le pagine della Gazzetta. Mettiti pure tranquilla.

– Tranquilla? Tranquilla?! Ok: musica.

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ciao Roby

Ciao Roby (immagine da qui)

ciao Roby

passa a trovarmi, quando vuoi

ma prima ammantali, ti prego

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Giulia sic (cinque)

GIULIA COSA CERCA?

LO TROVERÀ SU WORLD OF SPHAERA.

Buona lettura!

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Speciosità dei rapporti

(immagine da qui)

«Non ti vedo, dove sei?»

«Sono qui, raggiungimi!»

«Ma non ti vedo…»

«Dai!»

La mano s’immerge in un latte nero. Cercando il corpo morbido ne teme l’impatto. La stanza s’illumina e tutto cambia colore. Una voce di donna chiede.

«Cosa stai facendo Amore?»

«Cerco la mozzarella mamma.»

«Ma ti ho sentito parlare.»

«Sì, parlavo con lei.»

«Tesoro, lo sai che poi non riesci a mangiarla.»

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Stai da me questa notte?

“Stai da me questa notte?”. Sì.

Non è la prima volta che ti svegli nel suo letto. E che lo trovi vuoto. Vuoto.

È la prima volta che ti svegli nel suo letto e decidi di portarti via le lenzuola. Via le lenzuola. Via il tuo odore. Riprendersi il dato. Con un sacco.

Allora ti guardi un po’ in giro. Via tutto ciò che ha avuto l’onore di un tuo tocco. Nobilitare il nulla. In tre bauli.

Via tutto ciò di cui hai consigliato l’acquisto. Il tuo gusto per il suo abitare. Quattro borsine.

Via anche ciò che ti piace, tutto ciò che ti è sempre piaciuto di quell’appartamento. Il ratto di uno stimolo estetico. Tre scatoloni.

Quanti i ricordi degli amori che ti hanno preceduta, ma tu sei l’ultimo amore, quello significativo, hai già strappato le facce alle altre, le hai già annegate nella massa di ricordi nuovi e indelebili, portarti via le loro minute pendenze non offenderà nessuno. Lo scalpo. Un sacco nero.

C’era qualcosa che non andava. Via le fotografie. Nella mia immagine la mia anima. Una cartellina.

Cosa non avete fatto sul tavolo, sul tappeto, sul divano. Frammenti di vita. Via.

Certo, qualcosa non andava.

“Sì, porti via anche questo” hai detto all’uomo dei traslochi “e dove portiamo tutto?”, eh, e dove portano tutto? “Al mercatino dell’usato”, “Lei abita lì?”, no, non abito lì.

Poi sei uscita sul balcone, hai dato un colpetto con il piede alla gamba dell’uomo seduto sulla panchina liberty. Il corpo si è lasciato cadere sul fianco. Hai controllato che non respirasse e sei uscita seguendo un TIR.

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regaloni

Ieri

Ieri l’ha fatto.

Marte, il mio pianeta, è finalmente venuto a trovarmi.

Non pratico molto le evenienze intorno agli spostamenti dei pianeti, ma devo dire che arrivando ha portato doni.

Di più:

3 REGALONI!!!


Allegropessimista, l’altro ieri, approfittando di una mia errata lettura di uno dei suoi magnifici aforismi, ha buttato lì un “Bella la metto a nome tuo, dammene altre 3 e la battuta del giorno è tua”. Non frequento il genere (aforismi), ma la cosa mi ha divertita. Ecco il primo esperimento e il REGALONE di Allegro è, al di là della visibilità, l’avermi invogliata a sperimentare qualcosa di nuovo.
(Grazie.)

Battuta del giorno endorsum

unallegropessimista umorismo 28 giugno 2020 1 Minute

Endorsum per gli amici Endy scrittrice aforista e altro per sopravvivere. bravissima il genere è l’ermetico bisogna pensarci un po, un po, un po….. comunque pensare non fa male.

L’uomo è….. ecco la donna è……ecco.

L’alito non fa il monaco, ma aiuta.

Capita che il soliloquio esca dalla porta, per incontrare simili al bar.

Se un giovane ragazzo belloccio e benportante ti saluta per strada dicendoti ” ciao bella” è chiaro che vuole i tuoi soldi; se tu gli rispondi “ciao bello” è chiaro che vuoi la percentuale.

Variazione alla battuta di ieri

Il cretino ha le sue ragioni che l’assonnato non conosce.

Mi raccomando tante stelline.


FA minore, generosamente, ha sollevato dal gruppetto un aforisma in particolare e gli ha dato un abito bellissimo.
(Grazie FA minore!)

Il monaco

di Endorsum

L’alito non fa il monaco, ma aiuta.

https://endorsum.wordpress.com/

da un post di unallegropessimista
https://wordpress.com/read/blogs/150551507/posts/6509#comment-10266

P. S. Grazie alla caustica Lu per la dritta sulle mentine.


Sempre ieri Alessandria today ha ripubblicato il mio racconto LEI SULLE TUE DITA
(Grazie!)

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Giulia poker

GIULIA C’È ANCHE QUANDO NON C’È.

CONTINUA COMUNQUE A ESSERE SU WORLD OF SPHAERA.

Buona lettura!

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regaloni

La noia

Stranger Than Paradise – Jim Jarmusch – 1984 (foto da qui)

ED ECCO UNA NUOVA EMOZIONE REGALATAMI DA ALESSANDRO GIANESINI. (Il Socio non ne sta sbagliando una.)

È LÌ, SOTTOPELLE, PRONTA A CERCARE OSSIGENO IN QUALSIASI MOMENTO.

BUONA LETTURA

(ALE, GRAZIE!)


«[…] al triplice fischio dell’arbitro, il punteggio resta sullo zero a ze…»

«Bella partita di merda!» Sbuffo.

Mi giro a guardare mia moglie che dorme sotto al plaid e afferro il telecomando mettendomi a fare zapping. Ci provo per cinque minuti, ma senza trovare niente di interessante e spengo la TV.

Faccio passare un braccio attorno alle spalle di Elena, la tiro verso di me e le bacio il collo «Ehi, tesoro» lei muove la testa senza aprire gli occhi «a me è venuta una certa idea, che ne dici se…»

«Sono stanca, amore, lasciamo dormire.» mugugna qualcosa e aggiunge «Domani, promesso…»

Sospiro e mi alzo, guardando fuori dalla finestra: le luci dei lampioni illuminano la via, ma non si vede una macchina in questa serata d’inverno: cos’è? Han tutti paura di una spruzzata di neve? Ce ne sarà forse un millimetro…

Prendo il telefono e guardo nel gruppo degli amici di whatsapp: qualcuno ha detto che non esce, gli altri nemmeno quello han scritto.

Non ho voglia di stare a casa da solo. A dormire da solo: è sabato sera, cazzo!

Ok, deciso: esco. Mi bevo una birra e se non trovo nessuno, torno. Tanto quella, scuoto la testa guardando mia moglie nemmeno se n’accorge che non ci sono e la ritrovo dove l’ho lasciata.

Mi cambio, infilo un paio di jeans puliti e una camicia a caso, maglione, giaccone e via.

Esco dal garage e la neve riprende a cadere, stavolta più fitta. Ok, non ho le gomme da neve, ma per fare un paio di chilometri che sarà mai? Le catene nel baule ci sono, perciò…

La birreria è chiusa, figurarsi: uno vuole uscire una sera, divertirsi dopo una settimana di merda e non c’è nemmeno un posto dove andare a bere?

Sono tentato dal bar Sociale, ma con la clientela che ha è già buono se resta aperto fino alle nove di sera.

Cambio programma, andiamo fuori paese, sia mai che…

Cinque chilometri con la neve che continua a scendere e aggrapparsi all’asfalto e il risultato? Chiuso, nessuno in giro, tutte le luci spente e io a rompermi i coglioni perché non posso bermi una stramaledetta birra! Tornerò a casa, tanto, ormai, peggio di così…

Mi giro nel parcheggio vuoto e torno sulla strada: la visibilità è calata, ma tanto ci sono solo io in giro. Premo sull’acceleratore e la macchina mi va via di culo: l’adrenalina sale e io controllo a fatica il volante, ma mi sfugge un «Wow» dalle labbra.

Proseguo ancora un chilometro, con i tergicristalli al massimo della velocità: la strada è larga e io schiaccio un po’ sull’acceleratore: la macchina slitta e sento di nuovo la vita scorrere nelle mie vene.

Due luci mi arrivano dritte negli occhi: non ho nemmeno il tempo di veder scorrere tutta i miei ricordi, però sono consapevole che ora la vita scorrerà anche fuori dalle vene… per sempre.

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Chuck

Chuck 15

Ciao Chuck.

I cognomi parlano delle propensioni degli avi.

Forza! Forza!

Ciao.

pratico sistema per donare (foto da qui)
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brevi

Ali

Mikael Buck per Pinterest

Nott, la mappa è sbagliata, non può essere questo l’itinerario, non riconosco le coordinate. Ho controllato, ne sono sicuro, è escluso: le coordinate sono errate e io non le riconosco! Dai un’occhiata ai valori di scambio se c’è un’alterazione in corso, potrebbe aver fatto saltare gli altri parametri.

Tutto in linea.

Non capisco. Da qui a là ho sempre usato le stesse scale gerarchiche, stessi numeri, stesse proporzioni di riferimento, anche con la dieta idrociclotimica mi sono attenuto ai valori preferenziali per assecondare i salti di stato, sono perfettamente in soma, come le altre volte.

Alita, per cortesia.

Hhhhhhhhaaaaaaa.

Hai ragione, ma le coordinate sono quelle che vedi.

L’anomalia non è tautogena, il rischio è imprevedibile. Quanti kip abbiamo se restiamo fuori?

6 kip, riciclo a doppio flusso.

Bastano per una zona franca. Mostrami la più vicina. Ok: Pumtà. Sì, è fattibile, ma, Nott, quelle cazzo di coordinate! E chi se la sente di rischiar…

Odi. Che succede Odi? ODI! Ricompatta! Lascia il salto e ricompatta subito!

Ali Nott, da dentro. Capisci? Oddio, mi escono ali dalla bo-cca, le vedi? Le vedi anche tu? Ali venate d’azzurro e verde, risplen-dono di luce riflessa (accecano a tratti). Nott io non conosco le coordinate precise, non posso flapppp non posso davvero flapppp non so cosa fare!

Stai fluttuando Odi! Così esci dal prisma!

Non posso farne a meno flapppp sono loro, io sto provando a opporre resistenza, amico, ma fa male, brucia! flapppp

Ok Odi, ok… lasciati andare. Fai buon viaggio. È stato bello conoscerti.

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Giulia tris

GIULIA CONTINUA IMPERTERRITA LA SUA AVVENTURA SU WORLD OF SPHAERA.

Buona lettura!

Che dire, furtività a gogo!

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regaloni

La gelosia

immagine da qui

CONTINUA LA CAVALCATA DELLE EMOZIONI REGALATEMI DA ALESSANDRO GIANESINI, IL MIO SOCIO IN WORLD OF SPHAERA.

IL SUO VIAGGIO NON SMETTE DI STUPIRMI… (i puntini di sospensione sono un omaggio all’autore)

BUONA LETTURA

(ALESSANDRO, GRAZIE!)


Un breve trillo e una vibrazione si sovrappongono al brusio di sottofondo della pizzeria. Guardo di sottecchi Flavia, che deglutisce e avvampa «Scusami, ora lo spengo.»

Faccio segno di no mentre mando giù il boccone «Ma no, figurati.» sorseggio un goccio di birra e la fisso «Chi era?» socchiudo le palpebre posando il boccale.

«Giusy, chiedeva se stasera usciamo.» si stringe nelle spalle infila in fretta il telefono nella borsetta attaccata allo schienale «Mi stavi dicendo del progetto che state facendo.»

«Oh, beh, niente di ché.» abbozzo un sorriso, ma non smetto di fissare la borsetta nera e mi par di sentire un’altra notifica «Non avevi detto che avevi spento?» serro la mascella, ma mi costringo a prendere un lungo respiro e increspare le labbra «Comunque per ora» seguo il suo sguardo che si sposta sulla borsa alla sua sinistra «sta procedendo tutto per il meglio e, se andrà avanti così, forse i capi ci daranno pure un bonus.» la mia voce è piatta e non riesco a non guardare verso quell’affare che penzola.

Il cameriere passa e ci porta via il piatto «Prendete qualcos’altro, signori?» mi guarda appena e poi sorride a Flavia, tenendo gli occhi su di lei e la sua scollatura. Sembra che lo faccia apposta. Lui posso anche capirlo, ma lei? Perché ricambia il sorriso?

«Marco?» mi sta guardando con aria perplessa «Facciamo un fritto misto in due?»

Annuisco «Sì, sì: va bene.» ma la mia faccia dev’essere tutt’altro che entusiasta, tant’è che il cameriere sbircia corrucciato verso di me mentre segna sul taccuino e se ne va.

«C’è qualcosa che va?» Flavia mi sta parlando, ma io sto ancora guardando la borsetta e sento che continua a vibrare.

«Lo puoi spegnere?» sputo le parole con rabbia e vedo che lei sgrana gli occhi e annuisce «No, è che volevo che fosse una serata solo per noi e invece…» non è un messaggio, ma una vera e propria chiamata: mi fa segno alzando l’indice e si alza allontanandosi.

Io la guardo e dà tutta l’impressione di essere felice per la telefonata, anche se finge preoccupazione. Esce dalla porta a vetri e la vedo parlare e gesticolare, ma è di spalle e non capisco. Nel frattempo, il cameriere mi lascia il vassoietto con scampi, gamberi e calamari, insieme a due piatti puliti; si gira anche lui verso Flavia e, dopo un momento di esitazione, si allontana. Ma cosa vogliono tutti da lei?

«Scusami, ma era mia madre.» e cosa voleva? Corrugo la fronte e la fisso, senza toccare il fritto «Finito di cenare è meglio che rientri: non si sente molto bene e…» abbassa lo sguardo «Mi spiace rovinare la nostra serata, ma sai com’è fatta: basta un niente e va in paranoia.» serro la mascella «Sei arrabbiato?» mi sbircia prendendo con le dita un calamaro per poi portarselo alla bocca.

Certo che sono arrabbiato «No, figurati, è solo che…» che mi sta sul cazzo che mi si prenda per il culo, ecco «Se vuoi ti riaccompagno subito, non c’è problema.» e così puoi andare dal tuo amichetto che non resiste, ah? Perché sei così puttana? «Io non so se riesco a continuare così, sai?»

Lei smette di masticare e sbatte ripetutamente le palpebre «Marco, io…»

«Non dire niente, non voglio parlarne ora.» mi alzo e vado alla cassa e il cameriere si avvicina al tavolo e inizia a parlare con Flavia e lei gli risponde con un sorrisetto, prendendosi un altro calamaro fritto.

Pago e torno al tavolo «Su, andiamo…» il cameriere torna con una doggy-bag in alluminio e lo consegna a lei: certo, io pago e lei si porta a casa pure il fritto, ‘sta zoccola «Andiamo?» ripeto mentre lei sta ancora ringraziando il bellimbusto che la squadra da capo a piedi come se fosse all’asta del bestiame.

Lei mi raggiunge e mi prende sottobraccio «Mi dici cos’hai?» ma io mi ritraggo «Guarda che puoi fermarti anche tu a casa nostra, se ti va.»

Io la guardo e scuoto la testa «Sì, certo. E poi…» mi blocco quando un cliente le apre la porta e le sorride con un mezzo inchino al quale lei risponde con un grazie tra due guance che si arrossano «No, lascia stare: ormai è andata così.» nel chiudere la porta vedo che quell’altro guarda il culo di Flavia.

Saliamo in macchina e ci fermiamo al semaforo «Cosa t’è preso stasera?» sembra quasi sincera la sua voce accorata, ma io guardo fisso davanti a me: perché si è messa così in ghingheri? Non l’aveva mai fatto e poi, tutto d’un colpo… «Ho fatto qualcosa di sbagliato?» mi domanda carezzandomi la spalla.

Sì, sei una bugiarda, ecco cosa «No, niente.» le parole mi escono come un mormorio sommesso «Però non so se voglio ancora star con te.» almeno non farò la figura del cornuto. Perché l’hai fatto? Perché mi hai tradito?

Lei singhiozza, con la testa ciondoloni «Perché?» ripete tra un singulto e l’altro.

Perché fai la smorfiosa, ecco perché! «Penso che tu lo sappia già.»

Arrivati a casa sua lei sta per dire altro, ma io la anticipo con un “Buonanotte” e appena scende, me ne vado. Tutte uguali. Appena le fai sentire importanti, iniziano già a cercarsene un altro.

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Di

Dov’è l’Eroa?

Lì, liminare. Fantasma al mondo. Accampata sulla zolla del possibile si prepara all’ultimo guado del rito di passaggio.

Ha solo due indumenti con sé: la corazza di Agon e la veste leggera di Ilinx. Dopo aver dato loro il cambio, ora indossa entrambe.

Più in là è seduto lui, con il mantello di Mimicry e con sul capo la bella corona di Alea.

Gli incontri precedenti erano stati baciati dalla gioia d’intessersi delle due stoffe, alla ricerca del sacro: l’unico modo per uscire insieme dal gioco, abbandonando al suolo corazza e corona.

Adesso ciascuno, nella propria sabbia mobile, assiste all’altrui sprofondo.

– Tirami fuori con il canto della tua voce.

– Tirami fuori con la forza della tua mano.

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La sciagura

Eccolo di ritorno a casa dopo le vacanze su WorldOfSphaera!

Buona lettura!

Aladino nel Giardino Magico, illustrazione di Max Liebert dal libro di Ludwig Fulda Aladin und die Wunderlampe.

È da un anno e mezzo che va avanti così. All’incirca.

Questa cosa succede. In continuazione.

Ok, ci si adatta, siamo animali da soma, il peso è nei patti, ma abituarsi è difficile.

Ci metti un attimo a prenderne atto. Più di un attimo, a dire il vero. Ci vuole un sacco di tempo per collegare i fili, cablare la rete e quando lo scenario è completo tutto cambia. Il pensiero vacilla.

Questa cosa è per stomaci forti.

Non è un vanto: è quanto.

Genesi e persistenza del fenomeno hanno la loro importanza. Qualcuno potrebbe applicarsi in studio, scoprire il meccanismo al governo del processo e la conseguente rivoluzione sarebbe epocale. Meraviglia e Giustizia finalmente a irradiare.

E chi se ne frega!

Eccola che irrompe, la vocina d’istanza dietro l’orecchio destro. Chissà cosa c’è dietro l’orecchio destro, una coscienza piccola e stronza, suppongo, tesa a buttarmi giù non appena formulo un’idea universale e grandiosa. In genere riesco a silenziarla con poco sforzo, scuoto i capelli per farla scorrere in lunghezze, un altro colpo di testa deciso per staccarla agli apici. Oggi è impossibile, è solida e avvinghiata. Comunque, lei non ha nulla a che fare con tutto ciò, è solo un giudizio, una considerazione in merito, uno stato d’animo di fronte all’inspiegabile.

Dell’inspiegabile c’è poco da dire. Ma quel poco è disorientante. Questo inspiegabile, inoltre, trova dimora nelle fiabe e basta. Me le sono lette tutte, vi ho dedicato giorni e notti (perché lì è descritto molto bene, oh come è descritto!), ma non ci ho capito un cazzo lo stesso. La descrizione è inutile, mi è tutto noto. Ecco, sulle conseguenze qualcosa ho imparato. Poco. Sul resto, niente.

Io e il mio inspiegabile conviviamo ormai forzosamente; prendere le misure è d’obbligo, ma sono misure dinamiche, mi risulta sfiancante. Solo estraniandomi lo stacco davvero e, lasciandolo galleggiare, lo vedo. Riesco perfino a parlarne, quindi, l’inspiegabile è: io esprimo un desiderio, lui si avvera.

Sono una persona fortunata.

E non ne posso più.

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Giulia bis

GIULIA CONTINUA LA SUA AVVENTURA SU WORLD OF SPHAERA, CI HA PRESO GUSTO.

Buona lettura!

Ecco un altro brano per accompagnare le sue imprese.

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Di voci e di mano

Nero. La palpebra sbatte.

Il fiuto non aiuta e l’udito banchetta. Una voce –ciao– un’altra voce –vieni– un sussurro –segui– il lamento. E via ancora. Una voce –io– un’altra voce –segui– un sussurro –ferma– il lamento.

Il nero e le voci. Insieme. Il volume in spessore riempie di pece, scomposto si torce sottile in ronzio, blocca il trigemino, immobilizza la lingua. L’odore va in acre e il respiro si appende.

La porta. La porta!

Al tocco della maniglia un frastuono alle spalle. Ahi!-Checcazzo fai!-La caviglia!-Ma sei scemo?-Bastardo!-Un dente, due denti! Aaaaah! Le ditaaaa!

E una mano le prende la mano.

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Conferenza

“… e finanche, foss’anche…”

Scrittrice Maledetta: «Ma cosa sta dicendo quello lì?»

Amica Scrittrice Maledetta: «Ma si, non farci caso, dai.»

SM: «Come non farci caso, ha detto finanche

ASM: «Ma sì, ma sì, lascia perdere.»

SM: «Sto male…»

ASM: «Dai, non fare la solita scena.»

SM: «Spruuuuuuuuattttttt!»

ASM: «Che fai?»

SM: «Vomito, non vedi?»

ASM: «Ma smettila, fai finta di niente per una volta, no?»

SM: «Fa parte del personaggio: calmanti, vino, acidi e vomito… dimenticavo il rimmel impastrocchiato sulla tempia.»

ASM: «Ma non esci mai dal ruolo?»

SM: «No, scusa… spruaaaaaaaattttt!»

ASM: «Ma che schifo!»

SM: «Non possiamo andarcene da qui? Il tedio è finanche fisico.»

ASM: «No, voglio ascoltare. Spostiamoci però, se no va a finire che pesto la pozza.»

SM: «Va bene, resto, ma se pronuncia ancora quelle parole vomito.»

ASM: «Non sono così brutte.»

SM: «Non sono bru… fin… foss… spruuuuaaaaatttttt!»

ASM: «Ma hai su il rossetto indelebile?»

SM: «Sì, come te ne sei accorta?»

ASM: «Regge gli urti. Costoso?»

SM: «Una cifra.»

ASM: «In compenso ti puzza l’alito da far paura.»

SM: «Se repello va bene, repellere e attrarre, è il mio motto.»

ASM: «Anche il motto adesso.»

“… sorprendentemente obliquamente!”

SM: «No!»

ASM: «Che hai adesso?»

SM: «Queste no.»

ASM: «Ma piantala!»

SM: «Sono bellissime… ci faccio tutta una tirata domani piena di citazioni dotte.»

ASM: «Che schifo!»

SM: «Sì, ci metto anche lo schifo, attrarre e repellere, repellere e attrarre, ricordatelo.»

ASM: «Ho fame, paghi tu la cena?»

SM: «Lo so che la tua amicizia è interessata.»

ASM: «Brava!»


Questa è la versione reagalatami da Camelia Nina!

Grazie 😉

“… e finanche, foss’anche…”

Scrittrice Maledetta: «Ma cosa sta dicendo Lui?»

Amica Scrittrice Maledetta: «Ma si, non farci caso, dai.»

SM: «Come non farci caso, ha detto finanche!»

ASM: «Ma sì, ma sì, lascia perdere.»

SM: «Sto male…»

ASM: «Dai, non fare la solita scena.»

SM: «aah!»

ASM: «Che fai?»

SM: «ehm… niente, non vedi?»

ASM: «Ma smettila, fai finta di niente per una volta, no?»

SM: «Fa parte del personaggio: amanti, citazioni, musica e …ahaaha… dimenticavo il rimmel impastrocchiato sulla tempia.»

ASM: «Ma non esci mai dal ruolo?»

SM: «No, scusa… aah!»

ASM: «Ma che schifo!»

SM: «Non possiamo andarcene da qui? L’eccitazione è finanche fisica.»

ASM: «No, voglio ascoltare. Spostiamoci però, se no va a finire che pesto la pozza.»

SM: «Va bene, resto, ma se pronuncia ancora quelle parole vengo.»

ASM: «Non sono così brutte.»

SM: «Non sono bru… ahaah fin ahhaaa… foss… ahaaa!»

ASM: «Ma hai su il rossetto indelebile?»

SM: «Sì, come te ne sei accorta?»

ASM: «Regge le incontinenze. Costoso?»

SM: «Una cifra.»

ASM: «In compenso ti si sente l’odore da far paura.»

SM: «Se repello va bene, repellere e attrarre, è il mio motto.»

ASM: «Anche il motto adesso.»

“… sorprendentemente obliquamente!”

SM: «No!»

ASM: «Che hai adesso?»

SM: «Queste no.»

ASM: «Ma piantala!»

SM: «Sono bellissime… ci faccio tutta una tirata domani piena di citazioni dotte.»

ASM: «Che schifo!»

SM: «Sì, ci metto anche lo schifo, attrarre e repellere, repellere e attrarre, ricordatelo.»

ASM: «Ho fame, paghi tu la cena?»

SM: «Lo so che la tua amicizia è interessata.»

ASM: «Brava!»

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il possibile

Joël 2

Ciao Joël.

Chi non sa cosa sia potrebbe scambiarla per una X.

Sì.

(Sei il solito paraculo.)

Ciao.

Due piccioni con una fava
(foto da qui)
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Giulia

GIULIA È ANDATA A FARE UN GIRETTO SU WORLD OF SPHAERA, AVEVA VOGLIA DI BERE UN CAFFÈ IN COMPAGNIA.

Buona lettura!

Nel frattempo lascio qui una canzone che ben aiuta a conoscere la protagonista del racconto e la natura dell’anelito di chi se ne occupa.

Giulia – Antonello Venditti
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partnership regaloni

L’invidia

Invidia – Giotto – (Cappella degli Scrovegni)

Continua la cavalcata emozionale che ALESSANDRO GIANESINI ha deciso di condividere qui, in anteprima; è un Regalone che non smette di stupirmi e che spero possa avere lo stesso effetto in chi passa su queste pagine.

Il percorso è iniziato con il racconto LA RABBIA, è continuato con LA TRISTEZZA e… buona lettura!

(GRAZIE ALE)


«Ma tu guarda quella: anche la piscina si è fatta!» i lavori sono segnati sul tabellone esposto sulla rete metallica di casa Neri, a cui hanno legato quella arancione per non far guardare dentro: cerco di sbirciare attraverso i piccoli fori, mentre mio figlio mi tira per la mano «Arrivo, arrivo…» c’è un operaio che sta parlando con lei, la reginetta del quartiere: ma è il modo di ricevere gente? In vestaglia di raso e per di più trasparente?

Mi faccio trascinare da Nicola, ma lancio un’occhiata al loro giardino attraverso ogni forellino: ci starà un campo da calcio con tutto lo spazio che hanno, ma loro dove le mettono le piante? Sul confine di casa nostra, così ogni autunno metà delle foglie me le devo raccogliere io: bravi, così ci si comporta!

Sbuffo, ignorando le lamentele del mio bambino «No, niente gelato per merenda, inutile che insisti.» Sembri già un panzerotto, a forza di stare seduto a giocare ai videogiochi.

«Perché ho sposato quel fallito?» le parole mi scappano di bocca, mentre rientriamo nella nostra casupola, una di quelle dozzinali, a schiera: dai Neri hanno recintato tutto con quella maledetta rete da cantiere, così, quando hanno finito, aumenta l’effetto sorpresa, vero? Perché è come se fosse sempre uno spettacolo, manco fossimo al circo! Da noi è già tanto se ci possiamo permettere quella di gomma gonfiabile, di piscine, che quando Nicola ci entra fa uscire metà dell’acqua.

Ecco, ci mancava solo questa: la figlia dei Neri è qui a suonare. Vorrà invitare Nicola a giocare a casa loro, ma stavolta se lo scorda: lo so che fanno apposta per farci fare la figura dei pezzenti col nostro bambino. E sono sicuro che è là che mangia tutte quelle schifezze che lo fanno ingrassare come un… «No, oggi stai qui a giocare.» mi guarda e fa il mestolino, un mestolino dalle guanciotte belle piene, ma io sono irremovibile. Anche lei, Martina, mi guarda con quel faccino, se non fosse così bella, con i suoi capelli biondi e gli occhietti azzurri, verrebbe da dire che finge di essere un barbone che aspetta solo l’elemosina. Un senzatetto che però ha addosso un vestitino firmato della boutique del centro. Costerà un occhio della testa e lei lo usa per giocare: roba da matti!

Perché devono sempre averla vinta? Tanto non lo sposerai mai il mio bambino, non prendiamoci in giro.

«Va bene, ma quando ti chiamo, corri a casa.» lui annuisce, gli sistemo i vestiti e gli do una pettinata con le dita «Guarda che bell’ometto!» poi guardo lei e mi verrebbe da tirarle quelle treccine perfette che finiscono col fiocchetto di raso coordinato con le scarpine di… Prada? «Ecco, vai pure.» sento l’acidità che mi sale dallo stomaco mentre lo guardo correre dai vicini «E non sudare!» ma quello ormai ha già capito che dall’altra parte la vita è più bella e nemmeno m’ascolta, quell’ingrato.

Mi avvicino di nuovo alla recinzione e sbircio dai buchi della rete arancione e vedo l’escavatore che rimuove la terra dalla parte centrale del giardino.

I Neri sono entrambi sul vialetto e si stanno tenendo per mano «Mi fate venire il diabete.» il commento mi sfugge dalle labbra, ma chi se ne frega. Nicola sta per entrare a casa loro, ma lei, miss “Ce l’ho solo io” lo chiama a sé, si china e gli sistema la maglietta e una ciocca che gli è scivolata sulla fronte. E lui le sorride di rimando: se va avanti così, si fregano anche il mio bambino.

Neri mi vede e agita la mano per aria, con un sorrisone allegro: che hai da ridere tanto? Solo perché ti godi la vita pensi di essere migliore di me? Ricambio con un cenno rapido della mano, poi mi giro e torno in casa.

Perché la vita è così ingiusta?

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il possibile

Paolo 2

Ciao Paolo.

No, non ero venuta a Mantova per prenderti le misure.

Sì, un po’ sì.

Ciao.


(immagine di Fausto Gilberti, foto tratta da qui)
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essere X X

Ittiogenico

Ittiogenico. X si è appassionato al termine.

Così l’ho portato a veder pesci.

Storioni (e mi hanno regalato uova).

simon's gifs & images
X in acqua
(flow, immagine di simon da no gifs allowed)
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Dell’impossibile

RACCONTINO DELL’ASSURDO SU WORLD OF SPHAERA!

TITOLO: LA SCIAGURA

Buona lettura!

Nel frattempo lascio qui una canzone che ben aiuta a entrare nel mood di una narrazione.

Accade – CSI
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Regalo

Eccolo di ritorno a casa dopo le vacanze su WorldOfSphaera!

Buona lettura!

foto da qui

«Che ore sono?»

«Le 23:58.»

«Ancora due minuti.»

«Dai, che palle, aprilo.»

«Ssst!»

«Non sopporto quando fai così.»

«Un attimo solo. (Certo che metti un’ansia.)»

«Ah, io metto ansia? Hai problemi con le sorprese?»

«No.»

«Cosa potrà mai esserci dentro?»

«Un regalo.»

«Eh, sarebbe bello scoprire di cosa si tratta. Dubito sia un pagliaccio con la molla.»

«Sono terribili i pagliacci con la molla. Che ore sono?»

«Le 23:59. Apri questo pacco?»

«Stai rovinando l’attimo.»

«Sto rovinando l’attimo?»

«Stai rovinando l’attimo.»

«Ti ricordo che è anche per me. Dai!»

«È un rito importante.»

«Importante ‘sto par di palle!»

«Silenzio, il momento sta arrivando.»

«Ok hai vinto, meno 20, 19, 18…»

«Non sfottere.»

«Vuoi un cerimoniale? Una musica di sottofondo magari? Un coro di voci bianche?»

«Magari! Ore?»

«00:00 del 25 dicembre, contento?»

«Sì. Bisturi… aspira. Pronto con il divaricatore.»

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La tristezza

Polesine – opera di Marco Rosellini

Questo Regalone mi è particolarmente caro poiché è testimone della volontà di ALESSANDRO GIANESINI di esplorare l’insolido sentiero che porta a luoghi muti e urlanti: le emozioni.

Gli sono grata per aver deciso di condividere così tanto.

Il percorso è iniziato con il racconto LA RABBIA, che ho avuto l’onore di ospirare in questo spazio in anteprima; ora è di ritorno a casa.

(ALE, GRAZIE)


Lo schermo è scuro, buio, immoto: nessun led che lampeggia, nessun bip a indicarmi un sussulto di vita; scorro le e-mail, ma quest’oggi nemmeno lo spam sembra interessato a me.

Infilo il telefono in tasca e me ne esco per una passeggiata: la mente si arrovella senza tregua, senza lasciarmi nemmeno il tempo di godermi quell’alito di vento che fa viaggiare veloci le nuvole, che corrono libere almeno quanto i miei pensieri.

Il telefono vibra, trattengo il fiato, ma è solo il meteo che mi avvisa che oggi c’è il sole «Grazie tante, eh!» gli rispondo, ma ne approfitto per scorrere con le dita in cerca di altro: niente. Elimino la notifica, scuotendo il capo e ricominciando a rincorrere le mie preoccupazioni, anche se forse son loro a inseguire me, ovunque vada, ovunque volga lo sguardo.

Com’è che sono finito in questo circolo vizioso? Era una mattinata così piena di allegra ipocrisia, saluti, baci, messaggi e poi… e poi niente, come se fossi sparito dalla faccia della terra.

Ripasso mentalmente tutta la giornata e la mano si infila in tasca: giusto una sbirciatina. Niente.

Non c’è nemmeno un runner da salutare oggi? Han deciso tutti che devo essere solo? Va bene, lo accetto…

Sì, come no! Non riesco a essere sincero nemmeno con me stesso? Ci sto male, ma non posso far altro che aspettare, muovermi, guardare. Lo vorrei gridare al mondo quanto sto male, ma sono talmente giù di corda che non ho avuto nemmeno il coraggio di parlarne con i miei amici.

Una macchina! Sembra che mi stia salutando, ma poi mi accorgo che mi sta solo facendo segno di stare in parte perché sono finito in mezzo alla strada. Cos’è? Il subconscio che ha deciso che è meglio lasciar perdere tutto e finirla qui?

Mi fermo a guardare l’acqua di un fosso che scorre lenta, un paio di pesci che si allontanano seguendo la corrente e la carcassa di una nutria a pelo d’acqua, lì vicino.

Perché sono venuto da questa parte? Perché proprio questa strada? Per non incontrarti in centro o è perché era la strada che facevamo insieme la domenica dopo pranzo?

Tutte e nessuna, chiaro. Ma io sono ancora qui a rivivere quei sorrisi al mio fianco, quelle volte che mi indicavi un airone o quando mi facevi cambiare strada perché c’era un cane che abbaiava a un cancello.

Dove sono quelle giornate di sole mano nella mano? Solo nei miei ricordi, ma non sono caldi come gli abbracci e le coccole che ci scambiavamo.

Faccio dietrofront quando vedo la casa che ci piaceva tanto e su cui facevamo tanti progetti. Quei progetti ora che fine faranno? Non lo so, la casa è bella lo stesso, ma non è più la stessa senza immaginarmici dentro assieme a te.

Ci vuole mezz’ora per tornare alla civiltà e ogni singolo secondo è te che vedo in ogni fiore, in ogni albero, in ogni sagoma che scorgo in lontananza. Un attimo, quella non è la mia immaginazione: sei proprio tu.

Sei da sola, cammini spedita e mi vieni incontro: il cuore perde dei battiti, ma chi se ne importa. Stai sorridendo, non c’è dubbio e sorrido anch’io.

Quando siamo vicini sto per abbozzare un «Ciao» addobbato da un sorriso, ma vedo il cavo dell’auricolare e tu non stai certo parlando con me. La smorfia resta paralizzata sulle mie labbra, mentre da parte tua vedo solo un’occhiata sdegnata, come se l’avessi urtata per sbaglio.

Passo oltre, il sorriso è rimasto stampato sulla mia faccia, ma si spegne sotto il peso di una lacrima scivolata sulle labbra.

Guardo il telefono, quella chiamata non era certo per me…

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brevi

Bianco horror

Il latte scivolò sul tavolo, cadde a terra.
Si rialzò.

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a proposito di X X: circumnavigazione

Attesa

Da troppo tempo non pubblico pezzi intorno a X.

Rimedio subito.


La porta dello studio è aperta. L’uomo di fiducia, passando sosta.

Dentro, il suo capo ha dita incrociate sul cranio e insegue cieco vecchie immagini incastrate al soffitto. Si volta verso l’interlocutore silenzioso e, con occhi appannati dal bianco e nero, informa:

«Dell’attesa so tutto.»

Dalla soglia giunge uno sguardo morbido di comprensione. Poi si abbassa e sposta.

Night and Day è un brano composto da Cole Porter nel 1932 per la commedia musicale Gay Divorce. Qui nella versione cinematografica Cerco il mio amore (1934), con Fred Astaire e Ginger Rogers.
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Argomentario

Rudimenti

Mi accodo come il nuovo vagone al traino e propongo una poesia bella.

Di Erin.

Il suo sito è Grianainech e io l’andrò a trovare spesso.

Poco sotto, poiché la poesia l’ho fatta un po’ mia, ho scritto una risposta ideale.


Rudimenti

Porgimi la punta della lingua,

le parole riarse delle risaie 

allagate, aperte al trapianto, e

quelle strisciate sul palato 

dei bambini che si rincorrono 

con un’oscura gaiezza

sulle mulattiere che 

costeggiano i graduali 

terrazzamenti, rudimenti

verso il cielo.

Il linguaggio funereo del 

fato sputa costantemente 

i tentativi di sciogliere 

le tue strade intricate e

ustionare la curiosa

irruenza che si porta

appresso un lenzuolo sfatto.

Si aggrappa con 

morsa premurosa alla 

celia della vita, si reca 

addosso la carie del 

quotidiano e la grana di 

zucchero che aspetta

di schiudersi in un 

lieve gemito 

di verità.


Ecco, poichè io ci ho visto anche una serie di domande (ognuno interpreta le liriche a proprio uso e consumo), se qualcuno dovesse pormele io risponderei così.

Sguardo fisso

in volta

veloce

di sorpresa l’immobile affanno.

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Troppo

Dopo essere stata a lungo in vacanza su World of Spheara, una nuova protagonista torna a casa dalla sua autrice.

Nel maggio di quell’anno fece una scoperta: dopo sei mesi di occhiate ricambiate, di accalorato fiorir di gote, di deglutizioni asciutte e spaesamenti, il bel tenebroso di quotidiano incrocio aveva una voce. Bella.

Se l’era immaginata in profondità e spessore, impegnata in frasi rigeneranti l’ego e l’aveva nascosta in un luogo sicuro, nel timore di doversene staccare all’incontro con quella reale. Invece no, nessuna delusione. Nel maggio di quell’anno non ci fu perdita. Solo un problema: «Ippo-po-polita! Che bel no-nome!»

Ah!” esclamò mentalmente, sorpresa non tanto dalla previsione di conversazioni travagliate, quanto dai significati assunti dal suo nome in quel suono sincopato. Tre, almeno. Nessuno lusinghiero. O forse sì. O forse no.

Quanto tempo le sarebbe occorso per raggiungere le belle labbra e zittirne il suono? E dopo, quanto avrebbe retto l’impaccio da impiccio? E infine, a quale diminutivo affidarsi per evitare il riproporsi di tutti quei significati?

Troppo. Troppo il tempo delle fantasticherie. Troppi problemi. Troppo bello lui.

Nel giugno di quell’anno fece una seconda scoperta: dopo un mese di titubanze, di avvicinamenti discreti e di sfiorar di pelle, Fulvio (perché anche lui aveva un nome, pronunciato da Ippolita con l’enfasi dovuta a una speranza che si vuole importante e realizzabile) aveva una fantastica propensione per lei.

Si accorse del movimento sotto il tessuto in un casuale combaciar dei corpi e ne fu colpita come se da lì partisse un’accensione con elettrica urgenza. La propensione era talmente definita da inorgoglirle i sensi e da permetterle di aprirsi a sensazioni effluenti. Un unico inconveniente, lui non riusciva a mantenerla. La propensione si era mostrata timida nei momenti sbagliati, vivace in luoghi non propizi, scultorea in presenza di parenti e amici.

Ah!” pensò ogni volta, non tanto preoccupata d’essere interessante ora sì e ora no, quanto per le preferenze mostrate dalla propensione, così difficili da soddisfare.

Troppo. Troppo per una storia appena nata. Troppi problemi. Troppo bello lui.

Nell’agosto di quell’anno fece una terza scoperta: dopo due mesi di carnalità ondivaga, di stop and go, di eccitanti improvvisazioni, Fulvio aveva esternato un virile desiderio di famiglia. Lei non vi aveva fatto caso, ma il suo sciogliersi di fronte a pargoli variamente impegnati in lallazioni, capricci e lancio di pappe, la mossero a considerare l’evenienza.

L’evenienza fu sobillata anche da frasi magiche pronunciate da lui lungamente e in più riprese, sintetizzabili in “con la pancia sarai bellissima”, “ti massaggerò le gambe” e inequivocabili “noi tre”. Nell’enfasi di un tale turbinio di proiezioni nel futuro, a Fulvio sfuggì una verità: era sposato. Sì. Con Marcello.

Ah!” si trovò quasi a dire, non tanto per la presenza di un legame ufficiale, quanto per essere stata catapultata nella competizione con un uomo, ricco, generoso con il giovane marito e promotore della sua realizzazione professionale.

Troppo. Troppo per chi vuol metter su famiglia. Troppi problemi. Troppo bello lui.

Nel settembre di quell’anno fece una quarta scoperta: era incinta. Festante e sicura comunicò la lieta novella a Fulvio che l’abbracciò, la baciò e la coccolò per l’intero giorno.

Sul far della notte la condusse su un prato, illuminato da una luna invadente, le carezzò i capelli, la dondolò in abbraccio e, perdendo la dizione a tratti, che tanto intenerisce una donna, le disse: “È un sogno che si realizza. Mio e di Marcello.”

«Ah!» sbottò finalmente.

Ippolita si diede all’ippica.

Con il suo piccolo in spalle cavalcò elegante sulle rive chiare e sabbiose del Po, l’unico luogo in cui i significati si congiunsero a un senso.

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Anteprima mondiale

Lo so: è roboante.

Ma è vera!

È UN REGALONE: ANDREA ROCCIOLETTI HA SCELTO QUESTO LUOGO PER LANCIARE IN ANTEPRIMA UNA NUOVA OPERA.

(GRAZIE ANDREA!)


Location.

New York map, monkey, banana.

VR – Digital installation, 2020.


APPURATO CHE L’OPERA HA MESSO IN MOTO NEI SUOI FRUITORI LA VOGLIA DI INTERAGIRE CON ESSA CONCRETAMENTE, SEGNALO LA POSSIBILITÀ DI IMBATTERSI IN UN’ESPERIENZA ANCORA PIÙ ARRISCHIATA: QUESTA!
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La rabbia

particolare de L’angelo caduto di Alexandre Cabanel, preso qui

QUESTO È UN REGALONE INASPETTATO!

FINALMENTE POSSO ACCOGLIERE SULLE PAGINE BEIGES ALESSANDRO GIANESINI, COLUI CHE MI OSPITA GENEROSAMENTE NELLA SUA DIMORA.

LA VOCE PUÒ CAMBIARE, QUI È SICURAMENTE INEDITA

BUONA LETTURA

(GRAZIE ALESSANDRO!)


«Cos’hai da guardare, ah? Tutte le mattine, alla stessa ora ti trovo qui con quella tua faccia da idiota che mi guardi come se non avessi capito un cazzo delle vita: ma chi ti credi di essere?

E poi che cazzo ridi quando ti parlo? Una volta o l’altra ti pianto un pugno su quel naso, che nemmeno tua madre ti riconoscerà quando avrò finito.

Niente, allora non capisci! Ti devi levare dalle palle, non mi interessa chi sei o cosa fai: non voglio più rivedere il tuo brutto muso. Fuori dai coglioni, sciò!

Guarda, ora mi sto davvero innervosendo, se hai qualcosa da dire, dillo e in fretta, perché io sono una persona calma, pacata e tutto il resto, ma quando uno mi prende di mira come stai facendo tu, allora divento una bestia e mi incazzo sul serio. Credo che nessuno mi abbia mai visto davvero incazzato, e tu potresti essere il primo: che culo! Però non so se dopo sarai in grado di andare a dirlo in giro, sai? Servirà la scopa e la paletta per raccogliere tutti i pezzi di quel tuo faccione di merda che ti ritrovi.

Mi dici che cazzo vuoi dalla mia vita? Me lo stracazzo dici una buona volta? No, non mi piace la tua faccia, non mi piace come mi guardi e non mi piace come ridi di me, perciò ora ne ho davvero pieni i coglioni: o ti levi, o ti spacco la faccia… e non è una minaccia.

Vedi? Mi sto tirano su le maniche: ti conviene iniziare a scappare finché sei in tempo, o questa è l’ultima volta che vedranno in giro, pezzo di merda!

Allora l’hai voluto tu…»

Il sangue gocciolava dalla mano. Lo specchio era a terra, in frantumi.

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La (Co)Vidina Commedia Pt. II

Salvador Dalì – una delle tavole dedicate all’Inferno di Dante

È vero, in questi giorni ho lasciato che la realtà facesse prepotentemente il suo ingresso nel blog. Non capiterà più, giurin giurello (smaciuck! smaciuck!)

Per rimettermi sulla retta via ho chiesto aiuto a Il Pensator Cortese e lo ringrazio per ciò che segue. (La sua poesia proviene da qui.)

Buona lettura!


Non avendo ricevuto denunce a seguito della pubblicazione della prima parte (che potete trovare QUI), ho ben pensato di lasciare ai posteri anche la seconda parte di questo… questa… non saprei come definirlo/a. Va beh, mentre mi organizzo per indire un concorso dedicato, eccovi il seguito:

Nel mese più piccin, guai ad ogni giorni
Antartide si coce a gradi venti
Che sembra siano stati accesi i forni

O al frigidario aperti li battenti.
Racconto poi in dover di esser onesto
Novella che ancor ci lascia sgomenti

De’ giocator che manda un’orbe al cesto
Recando seco il proprio angelo in dote
Mancati a questa vita troppo presto

“Vuolsi così colà dove si puote
Ciò che si vuole”, scrisse un letterato.
Leggi divine che a me paion vuote

Nascondono in seno significato
Ch’al mortal non giunge se non in fine
Al calar del percorso erto e clinato.

Ed ecco, come spina tra le spine
Si affaccia allo pianeta quatto quatto
Tra mari, monti, pianure e colline

Si crede arrivi dal volante ratto
Nefasto morbo ha viso e ali di uccello
Di sua presenza non gioviamo affatto

Impone a tutti quanti al volto un vello
E mani in soluzione che ti ustiona
Ei vaga fiero, re senza castello

Vestito solo della sua corona
Porta nel grembo amara condizione:
Distantia ogni essere da altra persona

Financo li parenti han ristrizione
Ho scusa almen per non li avere attorno
Qual triste premio per consolazione.

La mente ora già viaggia in sul ritorno
Sognando la mi’ amata e la sua pelle
Così poscia verrà di nuovo il giorno

Cui usciremo a riveder le stelle.

D 😁


ANDARE A TROVARE J È ALTAMENTE CONSIGLIATO, DIVERSE VOLTE ALLA SETTIMANA

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Modulo d’Amore

Che scippo!
Ecco in anteprima la bozza del prossimo modulo per la circolazione consapevole e coscienziosa!
(Ringrazio l’anonimo curatore)
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Le domande esistenziali: proposta di referendum abrogativo

Il Comitato è un organismo costituito da cittadini, quindi democratico; opera nel campo della salvaguardia della salute pubblica, quindi nel bene e nell’interesse di tutti.

La proposta di abrogare le domande esistenziali, tramite una consultazione popolare, nasce da un’attenta analisi del problema e, dopo le dovute considerazioni, è risultata essere l’unica forma di prassi davvero risolutiva al fine dell’estirpazione del male che affligge tutte le menti pensanti.

Le domande esistenziali sono un prodotto umano innaturale e artificiale.

Da sempre compaiono ovunque seminando il panico.

Nei soggetti più resistenti si trasformano in spinte propulsive verso la ricerca di una risposta, ma la domanda esistenziale non è destinata a fornire risposte, si rigenera in continuazione in forme più o meno scomposte.

Inducono a pensare, ma con un inevitabile portato d’ansia. Per questo sono dannose e pericolose per la salute pubblica.

Per combatterle e neutralizzarle è importante conoscerne le caratteristiche, per distinguerle dalle sorelle più innocue.

Conosciamole, solo così potremo evitarle.

Caratteristiche comuni:

  • nascono di fronte all’inspiegabile;
  • sono dotate di punto di domanda;
  • non sono dotate di risposta;
  • rendono chiunque nervoso.
  1. La domanda esistenziale essenziale

Perché?

La domanda esistenziale essenziale è caratterizzata dall’estrema sintesi concettuale. La sua conformazione la rende di facile lettura, d’immediata comprensione, ma di ostica interpretazione, poiché lascia nell’interlocutore il dubbio di un’errata attribuzione di senso. Elevato grado di pericolosità.

  1. La domanda esistenziale autoreferenziale

Questa è una domanda esistenziale?

La domanda esistenziale autoreferenziale è caratterizzata da una forma di autocertificazione: qualunque domanda semplice, o innocua, preceduta da questa domanda esistenziale è destinata alla trasformazione. Non è sufficiente una risposta negativa, un “No” per intenderci, a evitare il peggio, poiché il dubbio si è insinuato in chi la produce e ciò la promuove allo stato di fatto di domanda esistenziale. Elevatissimo grado di pericolosità.

  1. La domanda esistenziale mutante

Ho una domanda esistenziale da porvi, pronto? Mi sentite? È una domanda importantissima, non ci dormo la notte, ma mi sentite? Pronto? Davvero, per me è una cosa vitale, cerco una risposta, ma, pronto? Pronto? Ma così non posso porvela, se non mi rispondete non posso, lo capite? Mi sentite? C’è un’interferenza? Va bene, mi avete costretto voi, voi mi costringete! Cambio domanda. Ma mi sentite o cosa? Rispondete! … me lo fate un prestito?

La domanda esistenziale mutante è caratterizzata dall’assenza, reale, fittizia, momentanea, di un interlocutore; finisce inevitabilmente per mutare in domanda semplice o innocua, nel tentativo di avere comunque una risposta. Chi la pone abbandona l’intento in breve. Basso grado di pericolosità.

  1. La domanda esistenziale collettiva

Perché noi? o anche Noi, perché?

La domanda esistenziale collettiva è caratterizzata da una connotazione di tipo sociale, generalizzante, universale. Valica il senso egoistico e personale a caccia di risposte per la collettività. È molto utilizzata da persone con doti di leadership con un chiaro intento mistificatorio. Elevato grado di pericolosità.

Unisciti a noi e combattile, usa anche tu lo strumento democratico per eccellenza!

Contattaci, il Comitato è ospitale e compagnone!

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Fiaba moderna

RACCONTINO SMALIZIATO SU WORLD OF SPHAERA!

TITOLO: TROPPO

Buona lettura!

Nel frattempo lascio qui una canzone che di fulmini e annessi ne sa qualcosa (in un’interpretazione che trovo magnificamente agreste).

Ok, li invidio. Chi non vorrebbe, del resto, essere al posto di uno di loro.
Thunderstruck (AC/DC) by Steve’n’ Seagulls.
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Chuck

Chuck 14

Ciao Chuck.

Sì, ho ricevuto il tuo pacco, grazie.

Non dovevi. Dico davvero, non dovevi.

Certo che metterò all’asta il collare del tuo cane.

Sì. Bello.

È che pensavo a qualcosa di diverso dall’idolatria.

Ciao

Ah, con veri cristalli famosi, sì (foto da qui)
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Argomentario

Buona l’ultima!

Bene, questo è l’ultimo tentativo: proverò, Signore e Signori, a cercare di passare un’informazione senza generare il sospetto (anche lecito) che possa trattarsi di un falso.

Ringrazio tutte e tutti per avermi invitata all’attenzione, sprone che mi ha permesso di rintracciare questo documento video e di spogliare di salgariane tinte (purtroppo) l’articolo precedente.

La dialettica sull’argomento si è incagliata sui termini di un dualismo vero/falso avvelenato sia da verità non vere che da falsità non false. Con la partizione del campo e gli attori in gioco diventa difficile cercare di approfondire. Auguro che ci si possa ancora provare.

Non sono amante di iniziative partitiche, ma ciò che ne è uscito è comunque degno di interesse.

Qui sotto metto il link al lavoro della commissione parlamentare dalla quale sono nate le esigenze di approfondimento in merito alla tossicità di alcuni vaccini.

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Interlocuzione

SEGNALO LA PRESENZA DEL RACCONTO “REGALO

SU WORLD OF SPHAERA!

In attesa del prossimo articolo lascio qui la musica del momento

(le nuove generazioni mi fanno impazzire!)

Ludwig van Beethoven – Moonlight Sonata ( 3rd Movement ) Tina S Cover

E questa è la musica di qualche momento dopo

Be’, con questi Signori l’unica è lasciarsi ondeggiare, il resto vien da sé.
(Love is a real train · Tangerine Dream)
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regaloni

Teoria del lapsus di lingua

Questo l’ho aggiunto io (endorsum)
Parade dei Lapsus Linguae.

LA TEORIA DEL LAPSUS DI LINGUA è un tormentone che ha afflitto i più (me in plurale maiestatico) negli ultimi tot giorni. UNALLEGROPESSIMISTA ha raccolto le fastidiose e pressanti esigenze conoscitive della sottoscritta e ciò che segue è il suo splendido regalone. (Grazie)


Teoria del lapsus di lingua.

Racconti brevi di vita quotidiana (spero allegri ed umoristici) aforismi pensieri idee di un allegro pessimista

La prima volta che mi è stato chiesto se avevo una teoria in proposto, ho detto un sì convinto, avere una teoria è cosa facilissima, si può avere tranquillamente teorie su tutto, che abbiano senso è un’altra cosa. Oggi vanno di moda teorie che non stanno né in cielo né in terra ed hanno un sacco di seguaci, una per tutte che la terra è piatta.

Il lapsus da non confondere con il lapis, se no la teoria era bella e fatta, e di facile intuizione.

Il lapsus linguae, dal latino, tradotto letteralmente significa errore di lingua.

Ora chi diceva che io ho una teoria su questo argomento, è un uomo garantisco di grandissima cultura, conosce perfettamente il latino, il greco, e il sumero, nelle lingue moderne: inglese, francese, russo e tedesco più altre lingue, in italiano è eccelso tanto da essere nominato il sommo poeta, e io gli sono grato di essere qualche volta nelle sue citazioni, io sono un diversamente blog, e riconosco che spesso non capisco un cazzo di quello che scrive, ma sento che c’è del buono e cerco di applicarmi, con risultati altalenati, ma grazie alla sua indulgenza e sopportazione ho fatto qualche passo avanti. Deb per gli amici. Passate dal suo blog merita, io ormai non ne potrei più fare a meno. Deboroh Sensiteveson, non ha bisogno di pubblicità è uno dei blog più seguiti, meritatamente direi.

Deb per semplicità, ama giocare con le parole, è bravissimo, scrive poesie, sonetti, aforismi, detti ecc ecc… ed ama spesso giocare sul doppio senso. Ed è un grande cultore della gnocca, si capisce che gli piace tanto, e questo ci accomuna basta in qualcosa.

Ma non è lui ad avermi chiesto la teoria, la teoria me l’ha chiesta endy per gli amici. Endorsum il suo blog. Lei e chiariamo lei, bellissima donna, famosa e in incognito, grande scrittrice, per capirlo basta leggere alcuni suoi pezzi, si diverte a scrivere cose un po’ complicate per un diversamente blog come me, che mi perdo nei suoi scritti, e spesso come succede con deb non ci capisco un cazzo, ma come con lui ne sono attratto e capisco che c’è del buono in quello che scrive. Andate a trovarla, lei è nuova del blog quindi non ha ancora tantissimi follower.

Loro due si capiscono perfettamente, tanto che potrete trovare sotto i loro pezzi, magnifiche conversazioni, piene di riferimenti dotti, certo a volte cazzeggiano e finiscono col fare allusioni anche di tipo sessuale, ho detto che a deb piace la gnocca, ed endy è bellissima oltre che molto ma molto intelligente, certo a volte capita come nei loro pezzi che io non capisca un cazzo di quello che si dicono.
Endy come me è in incognito, non si sa chi sia, come faccio a dire che è bellissima? Non potrebbe essere altrimenti, e se anche fosse brutta sarebbe una bellissima brutta. Famosa perché è molto brava basta leggere quello che scrive, si nota subito la differenza con i dilettanti. In tutta onestà lei dice di non essere ancora famosa… ma lo dice solo lei, e se anche non fosse ancora famosa per me è già la famosa endy, e a volte basta aspettare un po’ per avere ragione.

La teoria un’altra volta.

Con affetto sincero.


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INTERVISTA SENZA VELI

Quest’intervista è stata rilasciata ieri a una nota Firma di un quotidiano a diffusione nazionale. Poiché il luogo d’incontro è top secret (ma se ne può scorgere a tratti l’incantevole vista), il nome dell’intervistatore è omesso. In mancanza di pubblicazione e vendita dei giornali, questo è l’unico spazio in cui è possibile reperire la preziosa testimonianza.

Intervistatore: «Entriamo subito nel vivo. A 3 mesi dall’inizio dell’esperimento promozionale finalizzato alla ricerca di pubblicazione del suo inedito “X”, a che punto siamo?»

endorsum: «Fermo.»

Intervistatore: «Ma come?»

endorsum: «Mi lasci dire, la blogsfera è così, un luogo di perdizione degli intenti originari.»

Intervistatore: «E quindi?»

endorsum: «E quindi mi sto dedicando al beato cazzeggio.»

Intervistatore: «Posso sostituire il termine con “disimpegno”?»

endorsum: «Come crede.»

Intervistatore: «Nell’ambiente c’è chi la crede un uomo.»

endorsum: «Dura poco.»

Intervistatore: «Nell’ambiente c’è chi la ritiene nota.»

endorsum: «Dura poco anche quello.»

Intervistatore: «Posso confermare che personalmente la trovo…»

endorsum: «No. Andiamo avanti.»

Intervistatore: «Lei ama molto la privacy.»

endorsum: «All’ingresso è stato denudato, le hanno consegnato un kaftano, penna e fogli.»

Intervistatore: «Già, nessun’altra domanda sull’argomento. (Il fatto che io non indossi mutande le è di qualche gradimento?)»

endorsum: «Ermeeeete, abbiamo un paio di slip per il Signore?»

Intervistatore: «Dicevamo, la pubblicazione di “X” è lontana. Cosa pensa delle pubblicazioni altrui?»

endorsum: «Una sana invidia. Mi lasci a tal proposito fare una piccola promozione a un romanzo non mio: La Brigata della Speranza di Alessandro Gianesini. A 0,99 € mi sembra un’ottima occasione. Il termine è il 18 aprile. Accorrete! Scusi ho avuto un eccesso strillonico.»

Intervistatore: «A proposito di occasioni, glie ne sono capitate in passato?»

endorsum: «Direi di sì, ma o i termini erano inaccettabili o il salto si è presentato al di fuori di ogni possibile controllo da parte mia.»

Intervistatore: «E quindi?»

endorsum: «E quindi, nel secondo caso, sono stata una Vera Polla!»

Intervistatore: «Rimpianti?»

endorsum: «Ne porto il peso.»

Intervistatore: «Chi l’avrebbe mai detto! Ma gli errori ci fanno diventare chi siamo…»

endorsum: «Anche non farne. (L’intervista è senza veli e l’ipocrisia mi difetta.)»

Intervistatore: «Ok, parliamo allora del suo rapporto con Chuck Palahniuk. I bene informati sostengono che segua il suo blog.»

endorsum: «Solo quando mi rivolgo a lui.»

Intervistatore: «E che quando lei pubblicherà, lui manderà all’editore una prefazione.»

endorsum: «Voci.»

Intervistatore: «Le ha messe in giro lei?»

endorsum: «No.»

Intervistatore: «Torniamo al blog. Nonostante i risultati tardino ad arrivare, lo considera ancora uno strumento congeniale alla reclamizzazione del suo inedito?»

endorsum: «È uno strumento congeniale a me, reclamizzazione o meno. Ho trovato una comunità viva e vibrante, contagiosa, ricca di originalità e stimoli.»

Intervistatore: «Per come la descrive, mi ha fatto venire una gran voglia di parteciparvi.»

endorsum: «Ma anche no!»

Intervistatore: «Perché?»

endorsum: «Lei si occupi degli ambienti suoi.»

Intervistatore: «A proposito di ambienti, questo luogo è stupendo. È suo?»

endorsum: «No, son qui per caso e queste domande non erano concordate.»

Intervistatore: «Posso restare fino a domani? Non si sentirà tutta sola? Non vuole giocare con me fino all’alba?»

endorsum: «Ermeeeete, il Signore sta andando!»

Intervistatore: «Ok. Parliamo ancora di “X”, l’editoria sta vivendo un momento molto difficile. È ottimista o pessimista per quanto concerne la sua pubblicazione?»

endorsum: «Questa pandemia cambierà lo scenario in un prima e un dopo. Sono focalizzata sul dopo. “X” sarà in grado di sollevare le sorti di chi avrà la lungimiranza di farlo proprio.»

Intervistatore: «Ma come pensa di attirare le attenzioni delle case editrici?»

endorsum: «Con un’asta.»

Intervistatore: «Con un’asta?»

endorsum: «Sì, un’asta molto particolare…»

Più o meno… (immagine tratta da minimaetmoralia)
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QinAode

È con gran piacere che ospito questa pagina di QinAode

Diario Cinese – Marzo (5)

aldoterDiario Cinese Apr 2, 2020 1 Minute

pag 17pag 18pag 19pag 20pag 21

Nuove pagine il venerdì… se è il prossimo o quello dopo, ancora non lo so!
COLLEZIONE SPOILER, WORK IN PROGRESS E IMMAGINI “ANIMATE”!
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Attilia

Dopo essere stata a lungo in vacanza su World of Spheara, Attilia torna finalmente a casa dalla sua autrice (sperando di non incontrare nessuno).

Immagine di Bob Comix

Ore 21:00.

La strada è illuminata a stento. La pioggia ha da poco smesso di scendere e ora è tutta lì, ad amplificare pochi passi in sequenza. Attilia si è intrattenuta più del dovuto in compagnia della demenza materna e sta tornando a casa, per il cambio della lettiera. Chiude le spalle, stringe la borsa, l’ombrello e via svelta, sperando di non incontrare nessuno.

Con carica da bisonte da un vicolo irrompe un’alta figura scurita in volto dall’ombra di un cappuccio. La urta, senza segno di dispiacimento o cura. Le sue mani armeggiano lasciando una plastica leggera ai capricci del volo.

«Signorino, la plastica delle sigarette.»

«Eh?»

«La raccolga Signorino, è sua.»

«Oh, vecchia, non mi devi rompere i coglioni!»

La carica del bisonte ha trovato una vittima da calpestare.

Attilia gira l’ombrello, lascia scivolare il manico verso il basso e, impugnata l’estremità di ferro, con un potente colpo di dritto aggancia la caviglia del giovane, portandola in alto. Il busto resta sospeso a mezz’aria il tempo dell’incredulità. Poi piomba pesante a terra.

«Aaaaaah…»

Attilia si avvicina al ragazzo sui suoi tacchi da 4 centimetri, fa nuovamente scivolare l’ombrello nella mano, impugna il manico e appoggia la punta in mezzo a un ventre lasso.

«Cos’hai qui?»

«Aaaah!»

«Hai l’ombelico. È questo il centro del tuo mondo?»

«Ferma!»

Attilia non ascolta ed esercita una lieve pressione. Il giovane si issa sui gomiti e li usa per indietreggiare. La punta gli è sul pube. Ad Attilia compare un sorriso.

«E qui cosa c’è? L’orpello da cui trai ragione?»

Il ragazzo, dimentico del male, si alza all’istante, la guarda con timor panico e scappa da bisonte ferito. Il primo angolo da svoltare è il suo porto sicuro. Sparito. In un amen.

Attilia è nuovamente sola. La strada è illuminata a stento. Si guarda intorno, chiude le spalle, stringe la borsa, l’ombrello e via svelta, sperando di non incontrare nessuno.

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Punto

(Questo racconto compare anche su World of Sphaera, in compagnia dello splendido contributo di Raffa)

Facciamolo. Un respiro profondo e si parte.

Tu li vedi lì, ok? Allora, c’è qualcuno che li vuole togliere da lì, ok? Non importa, magari perché li vuole “salvare”, succede sai? Allora, uno come me magari, che vuole fare qualcosa quando c’è chi ha bisogno, no? E non si rende conto che invece lì c’è tutta terra bruciata, vita bruciata, non c’è niente insomma, o meglio, c’è qualcosa, ma tu mica lo vedi, che sei preso da vedere altre cose. Insomma, loro sono lì e ti dici che li togli da lì. Magari uno solo, no? Allora ti vesti, come loro dico, ti vesti così, non ti lavi per giorni, cerchi di andare a prendere puzza di scarto dove capita. Lo fai perché se no mica ti ascoltano, no, ti sputano addosso, se no continuavano a fare quelli normali, se no col cazzo che li vedevi e li volevi salvare, avresti detto “ma salvati da solo che hai solo scelto e puoi scegliere, stronzo”, perché ce n’è di gente normale da salvare, ma non son mica cazzi miei, quelli possono ancora scegliere, a volte. Comunque ti vesti e odori come loro, raccogli pezzi di cibo ai cassonetti, fanno schifo eh, però il cartone non fa schifo, è sempre pulito il cartone, che ti devi avvicinare per mimesi, dicono quelli dei corsi, io ne ho fatto uno al lavoro, di corsi dico, e mi han parlato della mimesi e mi è piaciuto quel concetto lì, mi è rimasto impresso, ma non è vero per tutti, per questi un po’ sì, ma non sempre, ma lo scoprirò dopo. Allora io mi avvicino, ma sono solitari e mi guardano peggio, gli rubo il giaciglio, lo spazio nello stanzino del bancomat. Io credevo di riuscire a parlare, ma no, mi sputano lo stesso. Allora cambio vestito, una cosa media, un po’ puzzo e un po’ si vede che le scarpe sono usate, ma sono di marca e allora mi guardano strano, ma ascoltano e io parlo e parlo e loro ascoltano e io mi sento finalmente ascoltato e torno anche il giorno dopo. Poi ti vien voglia di portarli a casa no? Chiedo se vogliono un bagno caldo e un piatto di stracotto e mi guardano male, ci starebbero, ma hanno paura del conto, del mio conto, magari sono un pazzo omicida, un picchiatore, uno stupratore, un sadico. Lo sanno che a volte c’è chi si interessa a loro, ma non si fidano, i motivi dell’interesse sono tanti e così rifiutano per un po’, ma tu continui ad andare a parlare e loro ti ascoltano e poi ti raccontano delle cose che non sei mica pronto ad ascoltare, perché tu di cose ne hai viste tante, ma queste ti fanno piangere come un bambino perché sono storie strane, universali, uguali per tutti, dico. Ti dici che è un caso se non sei al loro posto e non capisci che caso sia, se un caso benevolo o malevolo e non capisci più che cazzo stai facendo, perché io sono onesto e riconosco quando sto imparando. E ti rendi conto che ci sono dei fatti, messi nella vita di uno come delle virgole, no, ecco, delle virgole che metti nell’esistenza e che cambiano il senso all’esistenza e poi ci sono dei punti. Punto.

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Argomentario

La pulzella si arrenderà alle lusinghe del cavaliere?

Lei è bella, magnanima, ambita. Desiderata da tutti, colma le fantasie col tocco di una sua carezza. Però ha un problema.
Lui è audace, spavaldo, possente. Sensibile al gentil richiamo ha allungato una mano, forte del lavoro d’infinite mani.


La notizia è questa: la bella INPS non sa reggere la quantità di accessi in contemporanea al sito; il cavalleresco PornHub, forte della gestione di 400/500 milioni di accessi, si offre per darle una mano (quale tra le tante è ancora in dubbio).

La pulzella si arrenderà alle lusinghe del cavaliere?

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Pressing psicagogico

Ok, il titolo fa un po’ impressione, ma non è cattivo.

Iniziamo.

Psicagogia: condurre l’anima (io direi anche movimentarla, ma sento già l’orda di filosofi avanzare minacciosa, eppure la logistica è così filosofica!).

PUNTO DI PARTENZA DELL’ANIMA: la razionalità.

PUNTO D’ARRIVO DELL’ANIMA: la verità.

MEZZO DI LOCOMOZIONE: una filosofia passionale e impetuosa, travolgente, parossistica e irresistibile, in questo senso erotica.

Quindi il pressing psicagogico è, in ridottissima sintesi, esercitare una pressione a un’anima (neghittosa e aggrappata alla razionalità) tramite una dialettica erotica atta a spingerla ad alzare le chiappe per andare incontro alla verità. (Platone, ecco.)

Dopo un immane lavoro su questa impervia via, posso con gioia raccoglierne i frutti e dichiarare che:

e dai e dai, l’elefante ha partorito il topolino!

DI SEGUITO ECCO UN REGALONE DA PARTE DI DEBOROH, A RICONOSCIMENTO DI TANTO E TALE IMPEGNO.

Pare che la forza sublime degli affreschi di Michelangelo della Cappella Sistina sia dovuta al “pressing psicagogico”esercitato sul genio da Papa Giulio 2° – Anche Deboroh, nel suo piccolo, è riuscito a partorire questa goccia di saggezza “sollecitato” dagli argomenti squisitamente erotici di Endorsum (Endy per gl’intimi)

ANTALGICA POETICA

Aforisma 3955

per decantare l’irresistibile fascino del silenzio

ho scritto un trattato geniale e adesso tutti ne parlano


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Come quelli veri

Finalmente ci siamo riusciti!

A far cosa?

A portare su queste pagine la lettura di Alberto Bertow Marabello di Lei sulle tue dita, diventato per l’occasione Lei su i tuoi diti.

Visto!

Non quel video là, con la bella dedica d’accompagnamento, questo qua, che è quello originale, alla velocità giusta, nel quale si coglie la profondità del testo, la drammaticità intrinseca, il turbamento e, non ultima, l’interpretazione sentita e sofferta dell’attore (veneto l’attore, sì, veneto è veneto).

Come quelli veri?

Come quelli veri!

LEI SU I TUOI DITI – Dal suo canale youtube

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Il gatto sirenetto

Con questo omaggio di Sara Provasi di ATTI EFFIMERI inauguro la sezione Sirenettitudine, nella quale potrete lasciare il vostro contributo in merito alla scostumata usanza sirenettica.

Grazie a Sara per questa testimonianza grafica coraggiosa, sofferta e realistica. I gattini crescono! (Non come gli alani, certo.)

(E la quota gattini del sito è sistemata)

Andare dall’Autrice è d’obbligo, c’è un entusiasmante mondo di conturbanti Barbie e carrelli e arte ad attendervi!

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Oggi parliamo di vèci

Un mio raccontino su World of Sphaera. L’argomento è presto detto e ha a che vedere con questo contributo video.

https://www.la7.it/propagandalive/video/il-monologo-di-andrea-pennacchi-i-veci-non-hanno-paura-27-03-2020-316236

(Se non parte il video digitate su un motore di ricerca: “i veci non hanno paura”)

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Un ricordo / 1

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Se strettamente necessario

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Riassumendo/1

L’avventura estemporanea e itinerante di SPALLONI richiede che ogni tanto mi fermi a fare il punto della trama. Riassumendo:

Capitolo 1 – ADUNANZA

  1. Sangue nel lavandino: è il segnale. Con il segnale arriva la chiamata di conferma (che annuncia l’adunanza alle 00:15).
  2. Lui e lei sfidano il coprifuoco per raggiungere il luogo stabilito. Lui ha la mascherina (e la porta anche a letto).
  3. L’Aula Magna è piena nonostante i divieti e gli unici individui con la mascherina sono Lui e una donna sottobraccio a un direttore editoriale.

Capitolo 2 – UN MESE PRIMA

  1. Lui riceve le gocce di prepotenza organica, il preparato da assumere per sensibilizzarsi al segnale – il sangue – dell’arrivo dell’accadimento (immunizzante al resto).
  2. Lucio è tenuto a consegnare le gocce ai nuovi cooptati e non condivide tutti i nomi iscritti nella lista da Claudio.
  3. Lucio porta a Elisabetta i boccettini che si rifiuta di consegnare. Lei ricorda quando fu cooptata da Umberto.
  4. Lui mostra a lei le gocce. Sono il segno di un’appartenenza esclusiva e il simbolo di un’imminente carriera, a spese del padre di lei.
  5. Ciccino si vanta con Stellina di aver ricevuto da Elisabetta le gocce e le chiede di cucirgli gli scarpini cerimoniali. Stellina contratta il cucito con la promozione del suo libro.
  6. Lui e Stellina sono alle prese con un amplesso difficoltoso. Stare con altri per interesse è stressante, ma dopo l’accadimento potranno tornare ufficialmente insieme.
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Viralità e arte

Resto in zona REGALONI.

Un giorno o una sera, Andrea si trovò su questa pagina. Lì campeggiava una fotografia di Dennis Evan (ancora visibile). In una bella giornata invernale prese una bomboletta, un apparecchio per fotografare e uscì di casa.

Ciò che appare di seguito è l’opera che ne deriva.

Grazie Andrea!

Istanze

Written by Andrea Roccioletti

Istanze.
Febbraio 2020.

“[…] se non c’è distanza non ti meraviglia
e se non c’è vicinanza non ti emoziona.”
– Peter Brook

roccioletti - istanze 1
roccioletti - istanze a
roccioletti - istanze b
roccioletti - istanze c

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Etimologia

roccioletti - etimologia istanza

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Bonus track

L’effimero per eccellenza
Non-performance, 2020.

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Omaggio

Questo è un omaggio a colui che per primo mi ha dato il suo appoggio in questa landa sperduta di socialità impunita.

Colui che ha cercato invano di individuare le mie fattezze

“Mi presento, sono Eritema Scolpidossi, la più autorevole ed influente critica letteraria europea e dirigo la rivista per adulti Hustler” — Antalgica Poetica

“Vi assicuro che Deboroh Sensitiveson è di gran lunga poeticamente superiore a Dante Alighieri” — Antalgica Poetica

che mi ha offerto libagioni

“ah, proprio un gran scegliere quello tra chi sputa sangue e chi sentenze!” — Antalgica Poetica

redarguendomi bonariamente in merito alla mia missione,

ma incoraggiandomi al momento opportuno

“a vista d’occhio” — Antalgica Poetica
— Antalgica Poetica
“al microscopio
— Antalgica Poetica

per tutto questo

GRAZIE DEBOROH!

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Lei sulle tue dita

Questo racconto ha pochi mesi, oggi l’ho portato a socializzare su world of sphaera.

Kazuhiko okushita

Il pesce ha dato un colpo di coda e in torsione ha spostato la pancia, in alto.

Mi spaventa sempre un po’.

È successo anche ieri. Tu eri alla cena di lavoro. Capiterà mai che si invitino mogli alle cene? Quando le organizza la nostra Società, le coppie clandestine ne approfittano e dopo il primo piatto spariscono. Puff!

Da quell’istante tutti sanno di non dover andare in bagno, a prendere i cappotti o alle macchine, per non imbattersi in scene d’itinerante sesso selvatico. Mentre in sala si assapora dell’ottimo Cacc’e Mmitte, altrove lo si pratica. Da voi non capita? No? Che felice eccezione. Comunque, sazi, gli amanti riemergono all’ora del dolce. Prosciugati dall’arsura da fiamma bevono, bevono e bevono, fino a mandar giù il sapore dell’altro.

Anche tu ieri sera eri disidratato, ti sei scolato un intero litro d’acqua, prima di venire a letto.

Non gradisci l’argomento. Ti giri verso il frigorifero cercando un interesse solido. Sbadigli perfino. Qualche passo e sei la sagoma nera davanti a una luce colma di auspici. Noto soltanto l’abbassamento del baricentro. Ti sei appesantito, Amore.

Sbircio il tavolo. Rosolino è ancora a pancia in su. Galleggia. Potessi farlo io.

Buono il tramezzino? Sì? Con la bocca piena ora puoi ascoltare il turbamento della tua donna?

La risposta è ricca di frammenti di cibo sputacchiati. Ne schivo alcuni.

Ottimi riflessi, già, ho anche le gambe zuppe di acido lattico. Mah, ti avrò dato calci questa notte per zittire il solito rantolio. Non hai lividi alle gambe? Peccato.

Mastichi, mi dai un buffetto sulla guancia, deglutisci. Con il pollice indichi la posizione del pesce alle tue spalle. Non ti sei lavato le dita, da ieri. Va bene, continuo.

Ho delle ipotesi in merito alle pantomime di Rosolino: la prima è che con il suo movimento ambiguo lo chiami; la seconda è che ne senta l’arrivo e vada in trance.

Ridi. Mi baci la bocca con labbra unte e ti liberi delle briciole spostandole sul divano. Ridi ancora. Incroci le gambe deciso a seguirmi in questo viaggio, appollaiato su scetticismo. Hai l’aria divertita di chi vuole assistere all’ennesima idiozia di una moglie stravagante. Sono il tuo personale show. Non so se voglio davvero condividere questa cosa.

Mi spettini i capelli, vigoroso. Per farti smettere devo desistere. Va bene, continuo.

È carino, sai? Piccolo. Scuro. Odora di legno intriso di catrame e di presenze salmastre; un profumo di liquore prevale sugli altri e, aromatico, s’infila dritto nel naso mentre, etereo, gonfia minute pezze giallastre. Scomodato da Lilliput, veleggia immobile nella boccia e vive, respira, in una bruma impalpabile.

Non guardarmi così. Son seria!

Odio dover dire “son seria” e vorrei cambiassi atteggiamento. Se non tiri giù gli angoli della bocca, se preferisci lasciarli appesi, io non posso andare avanti. Mi fermo qui, non ti racconto altro. No, non toccarmi i capelli! Mo-o-lla! Ancora il lezzo di lei. Va bene, continuo.

Come un trofeo in bottiglia, o il messaggio lanciato all’onda da chissà quale marinaio essiccato al sole, il veliero fantasma punta la prua verso di me e attende. Se non mi accorgo della sua venuta, sottili voci chiamano, compresse dalle misure e ridotte in confusi brusii senza senso (le senti? Io le sento).

Iniziamo un dialogo fitto, da qualche parte nella mia testa, che mi fa sentire forte, capace, potente. Capisci? Non importa.

In quel fraseggio tutto diventa semplice, e io mi scordo chi sono. (Chi sono?).

Poi la vista si offusca.

Che c’è? Che cos’ho? Non toccarmi gli occhi per favore. Ti puzzano le dita razzadibifolco! Mi pulisco da sola!

Oh, una lacrima nera. No, non preoccuparti, mi è venuta anche ieri, adesso passa. Dura poco, davvero. Guarda, l’ho tirata via.

Ne ho un’altra?

Ne ho gli occhi pieni?

Finisco e passa. Stai buono un secondo. Finisco. E passa.

So tutto di quel bastimento: conosco chi lo abita, le battaglie intraprese, come giocano col tempo. La loro storia, ora, è anche un po’ la mia. Mi hanno accolta come sposa novella, istruendomi. Io ho imparato.

Amo quel mondo tondo e perfetto, racchiuso nella sua palla di vetro. Ordinato e impietoso, è dotato di avvocato, di giudice e…

di un BOIA!

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Dimmelo ancora (un mese prima)

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Brocche di latte e acini d’uva di plastica- Tim Burton’s view.

Questo articolo nasce dalla bontà di Paola (colpita dalla mia colpevole ignoranza manifesta). Grazie!

Timothy William (e non Walter) Burton nasce a Burbank nel 1958 in una famiglia che considera noiosa tanto quanto il comune che lo ospita nella contea di Los Angeles, California. 103.000 abitanti secondo il censimento del 2010, incastrati in una posizione geologica distanti poche miglia a nord-est di Hollywood.

Cresce in una sorta di bolla solitaria, annoiato allo sfinimento e conclude i suoi studi presso il California Institute of Art affacciandosi al mondo del cinema grazie alla Walt Disney che gli propone alcune interessanti quanto noiose collaborazioni. Viene definito dal jet set il diverso e solitario, cosa che lo porrà più volte a ricollegare la sua infanzia ad un periodo nel quale i suoi più cari amici erano i film di serie B della Hammer, casa cinematografica Inglese.

Ama e detesta Burbank, ne parla in molto ironico nelle interviste e non si apre facilmente al pubblico. Se lo fa lo fa in modo nervoso e confuso. Tutti i suoi profili social non sono autentici, o meglio sono gestiti e creati da altri in suo nome. Questo fa di lui IL visionario in un’era che dimentica troppo spesso quanto la realtà sia la miglior condizione attraverso la quale trovare fonti d’ispirazione.

A distanza di anni…………

Tim Burton diventa parte e non parte della Hollyweird, nutrita di esseri incredibilmente inesistenti, e prossimi a un decesso vertiginoso nel quale egli stesso sente di farne parte da sempre.

L’incontro con Johnny Depp nasce in un locale nel quale Tim Burton attende scollato dalla realtà il giovanotto “da 4 soldi”, prossimo al più totale fallimento. Pubblicizzare cereali per Depp rappresentava la catastrofe nella catastrofe, la fine dopo un inizio incerto e scarsamente identificativo.

Depp viene “assunto” nel ruolo di Edward scissorhands, Edward mani di forbice dopo settimane di silenzio durante le quali le uniche cose che aveva compreso di Tim Burton erano due: l’esaltazione per l’estetica perversa della brocca del latte a forma di mucca posta sul tavolino e l’attrazione estatica degli acini d’uva di plastica che formavano una piuttosto surreale composizione artistica.

Questo punto di vista piuttosto discutibile ha fatto sì che molti critici abbiano creato il personaggio all’interno della persona, condizione drammatica per chi come lui ha saputo trasformare i canoni di bellezza in verità nude e crude.

Facile amarlo oggi, vent’anni fa e poco più era considerato un poveraccio fissato con la plastilina e lo slow motion, intento a credersi Vincent Price suo maestro da sempre nel cortometraggio Vincent.

Trama

Vincent Malloy è un bambino di sette anni che finge di essere come l’attore Vincent Price (che narra il film). Fa esperimenti sul suo cane Abercrombie, ed è ossessionato dai racconti di Edgar Allan Poe. Il suo distacco dalla realtà durante la loro lettura lo porta a delirare, credendo di essere in realtà un artista torturato, privato della donna che ama, rispecchiando alcune parti de Il corvo di Poe. Vincent, torturato dai componenti del suo mondo di finzione, citando Il corvo cade a terra in fragilità, credendo di essere morto.

La critica dice: Tim Burton non è per tutti ma lo è nella finzione di tutti coloro che guardano senza introspezione alcuna, e forse lo è diventato a suon di mazzate sui denti che a guardar bene l’hanno reso unico nel suo genere.

Per quanto mi riguarda è un intoccabile con le calze a righe come il dentifricio a righe, del quale parlarne solo se ne ho valido motivo.

Per Endorsum, che oggi rappresenta il mio valido motivo.

Buona serata.

immagine web

Paola.

Vai alla pagina d’origine, è un bel posto!

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Stellina (un mese prima)

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Il Ruolo (un mese prima)

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Operai (un mese prima)

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La lista (un mese prima)

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Roba buona (un mese prima)

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Mascherina, io ti conosco!

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Entriamo