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I finali possibili (Story-Lenny 12-13-14).

immagine presa da qui

Ci siamo, la fine è giunta…
Sarei tentata dalla retorica del caso, ma dirò solo: puoi scrivere un finale o scegliere quello che ti piace di più!

Buon divertimento!


(QUESTO È UN TESTO MANIPOLABILE DAL LETTORE, SIA LA SINGOLA PUNTATA CHE LA TRAMA COMPLESSIVA, A PIACERE.)

BREVE RIASSUNTO
Il Narratore irrompe nella quotidianità di un suo personaggio: Cara. Considerandola una propria creatura, assume l’atteggiamento di un Creatore Onnipotente. Cara reagisce e resiste, ha una vita e in essa è presente Lenny. Il Narratore, invaghito, alterna seduzione e irrispettoso interventismo per costringerla a lasciare Lenny e dedicarsi a lui soltanto.
Qui, siamo al punto in cui il Narratore dopo essersene andato per un battibecco, va a casa di Lenny per spaventarlo e convincerlo a lasciare Cara.


Ringrazio (in ordine di apparizione) brunonavoni, Yleniaely, andream2016, Ettore Massarese (fu Franz), raccoltaedifferenziata, Nonna Pitilla, Marco, Sara Provasi, Adriano, Alidada, eleonorabergonti, Evaporata, Giuseppe La Mura, ArcadioLume!!!

I materiali sono tutti in fondo. Buon divertimento!


Lenny, vieni! (12)

(immagine presa da qui)

– Sola. Alla fine son da sola. E per forza! Lenny scappa per colpa di QuelloQuello scappa per colpa di Lenny. Ma si può? Ma è giusto? Vigliacchi tutti e due! Non si fa così, non se ci sono io di mezzo! Ecco! Ecco… oh mioddio… che dubbio brutto brutto! Non è che magari? Eh? Non è che magari quei due si stanno comportando come innamorati spaventati all’idea di amarsi? Oh mioddio-mioddio! Non è che il premio non è altro che la scusa per incrociare le spade? Eh? Eh??? … Naaaa. Avranno studiato all’Accademia Dell’In Amore Vince Chi Fugge, ma se fuggono entrambi chi cazzo rimane? Io. Sempre io… Lenny, Lenny, sei così tenero, audace, fantasioso e così pavido certe volte. Il Narratore non è mica un fantasma, ma chi te lo spiega? Mi prenderesti per pazza credendo a ciò che si crede di solito quando le porte si aprono e si chiudono da sole (contraria a parte). Già, le porte, non sbattono più, non si aprono quando ho la spesa in mano, non si chiudono se me le dimentico aperte. Narratore, Narratore, cosa ci fai intorno a me sempre a rompere piani e sequenze? Chi ti ha mandato? E chi mi ci ha messa in questa situazione? Intanto adesso non c’è nessuno. Dalla porta alla finestra. Vuoto vero. Silenzio. Non l’ho nemmeno chiusa, la finestra, non si sa mai. Anche in bagno ci vado meno volentieri da quando non mi devo più nascondere. La tua presenza, l’esserci sempre, sempre troppo, troppo e con invadenza! Ma l’esserci… Ci si abitua a tutto. Quando ci si abitua alla presenza, arriva anche la mancanza. Mi manchi. Un po’. Un po’ tanto. Non ha senso. Non ha davvero senso: dai, alzati e telefonagli, che la vita continua. Dove ho messo il cellulare? Ah, eccolo. Chiama… Ciao Lenny, come stai?… davvero? … no-no, non c’è più il fantasma! … sei quasi arrivato? … Lenny, vieni!

La porta si apre piano e un giovane uomo sta per varcare la soglia.

TA-DÀ!!! Sono il Narratore! E non sono un fantasma!

Sono diventato l’ultracorpo di me stesso…

Giuseppe La Mura (ore 16 del 27/9/2021)

Il giovane uomo fugge, non contando i gradini.


Lenny, non scappi? (13)

(immagine presa qui)

La porta si chiude piano. Cara è sul divano, lancia le scarpe al vento. Urla. Un urlo delizioso.

– Non puoi fare sempre così!

Sì, posso.

– No, non puoi!

Sì, posso!

– Sono stufa di te!

Non è vero!

Cara si alza dal divano col broncio e un piagnucolio senza lacrime, va buttarsi sul letto.

– Non entrare!

Entro.

Il pianto senza lacrime continua, la faccia sprofondata nel cuscino, le spalle in sussulti ritmici. Nulla si bagna. Poi un sospiro lungo. E… un pisolino.

Passa il tempo. Cos’è cambiato in mia assenza? Qualche vestito nuovo (interessante), la spazzatura quasi come quando me ne sono andato (preoccupante), gli appunti e i libri di studio in un luogo diverso (strano), alcuni titoli freschi d’acquisto (caspiterina), uno di questi sul comodino (perdindirindina!). Cara si sveglia al suono della mia voce. Sto recitando a memoria alcuni brani del testo ora vicino al suo capo. Riconosce le pagine (le prime, per non sbagliare), allunga il braccio e inizia a leggere ad alta voce, sostituendomi. Il tono le si ammorbidisce, come la postura, il respiro inizia ad affannarsi, le labbra si inumidiscono e le cosce, oh le cosce si cercano piano. Eccola, è lei, è proprio lei, quella che ho sempre desiderato.

DLIN-DLONG!

– Sei stato tu?

No.

– Vado a vedere.

Si alza svelta abbandonando il poemetto erotico sul letto. Risponde al citofono, sorpresa preme l’interruttore del portone d’ingresso e apre la porta, aspettando.

– È Lenny! Proprio adesso?

Non guardarmi così, non ne so nulla.

Il giovane uomo è già sulla soglia. Con un gesto rapido toglie dalle tasche dei pantaloni due tappi di cera e li infila fulmineo nelle orecchie. Lo sguardo è risoluto, troppo risoluto e… dove vai? Fermati!

BUÙ! TA-DÀ! SONO UN FANTASMA! NON È VERO, SONO MOLTO PEGGIO: SONO IL NARRATORE… CAZZO FERMATI!

Il giovane uomo afferra Cara per la mano, risucchiato dalla visione delle labbra umide la bacia appassionatamente. Lei ricambia, già ingentilita dalla lettura. In breve i corpi si pretendono. Lei si stacca un attimo, come riavendosi da un sogno.

– Lenny, non scappi?

Muto, sorride malizioso.

COSA RIDI STRONZO! SCAPPA! SCAPPA FIFONE DEI MIEI STIVALI!

Si srotola la fune cinta in vita, la lancia in bagno e, con sguardo fiero, prende in braccio Cara, trasportandola nella zona franca. Chiude la porta a chiave. Rumori di discesa (dalla finestra).

Silenzio.


Lenny? (14)

Jane Fonda, 83 anni, alla premiazione degli Oscar 2020 (immagine presa da qui)

Luce. Penombra. Buio. Penluce. I giorni si consumano cambiando rifrazione. Porta e finestre aperte ad accogliere. Un profumo di fiori di ciliegio ad aggraziar la vita in quattro mura. Desolazione a tratti. E a punti. A suggerire linee dall’imminente senso compiuto. Ribelle al segno tracciato da una volontà non mia, ripercorro gli angoli del perduto amore e trovo, negli oggetti che vi stanziano, il rarefatto pulviscolo di momenti sempre a filo di tangente. Cara, Mia Cara, te ne sei andata. L’abbandono brucia gli occhi di un Narratore senza corpo, occhi di fuoco, occhi d’inappetenza e fame, occhi brulicanti angoscia, che solo quella vedo in riempimento all’aria vuota. Di te.

Cara, Mia Cara… quando cazzo torni?

Non torni, già so, senza potere e inerme sto.

Oh, ecco, la porta si apre piano. Entrano uomini nerboruti dotati di imballi. Fuori dalla porta… Lenny?

BRUTTO BASTARDO FIGLIO DI PUTTANA!

Ma non sente, nessuno mi sente più.

Va bene. Si faccia: cambio genere!

Abbandonare il noto per il nuovo è eccitante e controverso, ma che sia! Solo uomini nelle future stesure! Monaci, magari! Monaci e di altri tempi, che la mia voce salga a equiparare quelle note! Non temo alcun confronto! Monaci, sì! E poche donne! Magari ottuagenarie!

SÌ, SOLO OTTUAGENARIE!


I FINALI POSSIBILI

Finale A

gioco di specchi in cui anche il narratore è narrato…

ArcadioLume (ore 15:30 del 27/9/2021)

Finale B

Silenzio. Poi un canto in lontananza che si avvicina sempre di più alla porta. Odore di incenso e fumo provenire dalla fessura sotto la porta.

Chi è? Quali personaggi staranno arrivando e a chi farò fare il MIO racconto?

Non distinguo bene le parole ma sembrano in una lingua strana, forse antica. Latino. Sembra latino. Non ne sono sicuro, ma delle lingue che conosco, questa non mi risulta familiare. Ci sarà sempre tempo per indagare, o per farmelo dire.

Ancora silenzio.

I passi, che prima si udivano sotto il canto di tante voci, si sono fermati improvvisamente insieme ad esso. Passano secondi interminabili, rotti soltanto dal movimento della maniglia della porta con un cigolio familiare.

La porta si apre piano con movimento diffidente. Una donna non più giovane ma vestita elegante entra dentro per vedere chi ci possa essere dentro l’appartamento.

È Jane Fonda.

Si ferma al centro della stanza muovendo la testa in ogni angolo per scrutare il posto dov’è entrata, domandandosi cosa ci facesse lì e perché. Non mi sembra vero che sia lei, e controllo e ricontrollo per vedere se sia vera o è solo una mia allucinazione dovuta alla mancanza di colei che c’era prima.

La guardo ancora a mia volta. Non ho più dubbi.

Ciao, cara…

Adriano (ore 17:30 del 27/9/2021)

Finale C

Un asteroide colpisce il mondo e muoiono tutti

Alessandro Gianesini (ore 6:30 del 28/9/2021)

STORY-LENNY è un gioco di trame. Ecco qualche informazione in più QUI.

Si può giocare in diversi modi:

  1. Contributi interni alla singola puntata (comunque autoconclusiva);
  2. contributi di stravolgimento della trama complessiva;
  3. contributi esterni a piacere.

Per chi vuol cercare il pelo nell’uovo ammetto che sì, camuffate vi sono alcune pubblicità occulte… trovatele se ne siete capaci!
Ricordo mestamente che a chi tocca non si ingrugna e che i botta e risposta sono leciti, anzi sono i benvenuti.
Da oggi è possibile attaccare trame a quelle altrui! Anche nelle puntate precedenti.

Poi ci sono i super supporti HARD e DIVERSAMENTEHARD alla trama, i divertenti Extra-Lenny 1, Extra-Lenny 2 e Extra-Lenny 4 e Extra-Lenny 5 di Andream2016 e l’Extra-Lenny 3 di Sara Provasi – Ma anche Film-Lenny, da un’idea di eleonorabergonti – (Grazie a tutti!)


RIEPILOGO AGGIORNATO DEL CAPITOLO

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Lenny? (1)

(Lenny ha un anno! Lo ripropongo per rientrare nel clima per poter andare in chiusura dello Story-Lenny, tra 2 giorni. Per chi volesse fare un salto nel passato o nel futuro, ecco la pagina dedicata a Lenny: Il mondo di Lenny)


We Can Do It!, poster di J. Howard Miller del 1943 ispirato a Rosie the Riveter

– Lenny?

Non c’è, cara.

– E tu chi sei?

Il Narratore.

– È uno scherzo? Lenny?

Non è uno scherzo, cara.

– Ma quale cara e cara, io non mi chiamo “cara”. Lenny? Dove sei finito?

Non c’è.

Cara smette di girare per la stanza e inizia a fissare gli angoli del soffitto.

– Da dove viene la voce? Ci sono delle telecamere?

No.

– Palle.

Io non mento mai, cara.

– La smetti? Lenny!

Cara è indecisa se cercare l’uomo o apparecchiature tecnologiche. Toglie il cellulare dalla borsa e avvia una chiamata.

– Lenny, santo cielo, rispondi… ciao Lenny, sono io, sono nel tuo appartamento, la porta era aperta, dove sei finito? Ti aspetto qui per una decina di minuti, poi vado, ciao. – Biiiiit

Non verrà, cara.

– Come sarebbe a dire? E cosa ne sai tu?

Sono il Narratore, io so tutto.

– E ‘sti cazzi?

Ah! Ah! Ah! Sei simpatica.

– Ma vaffanculo!

Cara, non essere volgare.

– Senti non so chi sei e non sai chi sono, non potremmo finirla qui?

No, non potremmo, devo finire il racconto.

– E che devi raccontare? Di come mi muovo in un appartamento cercando chi non c’è?

Anche.

– Frustrato!

Non offendere.

– Cioè, fammi capire, io sarei un tuo “personaggio”?

Esattamente.

– E mi farai fare ciò che credi?

Per esempio.

– No! No caro!

Cara parla voltando alternativamente il capo a destra e a sinistra (con un piglio singolare, in effetti).

– Stai parlando di me?

E di chi altrimenti?

– Non mi piace.

Non ha importanza.

– Stronzo!

Attenta…

– È una minaccia?

Non amo definirla in questo modo.

– Ah! Sei clemente con te stesso!

Se mi garba, lo sono.

– Ma che gran pezzo di merda! Senti un po’ onnipresente e onnisciente, se esco da qui continuerai a rompermi i cosiddetti?

Non ho ancora deciso.

– Allora, se non dico parolacce da scaricatore di porto, mi lasci uscire da qui senza seguirmi?

Mi stai proponendo un patto?

– Figliodiputtanarompicoglionimaledetto!

Su cara, non ti donano, davvero, non ne esci bene.

– Imbecillepuzzolentenanomalefico!

Oh, andrai avanti per molto?

– Scemostupidopezzentecialtrone!

Non sei carina, per niente.

– Facciadimerdastercoschifoso!

Ok. Si può fare.

– Ciao.

Cara esce dalla porta. Con un sorriso.

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Racconto nero (7)

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CAPITOLO 14
– FANTASCIENZA –

La macchina del tempo.

Il letto è sfatto e la coppia è passata a cercare sui giornali qualche notizia piccina, inusuale, stravagante, che li possa riguardare. Nulla sui quotidiani, ma un articolo di Scientific American compare come un ratto dalla tana. Un mensile che ogni tanto compra lui, ogni tanto compra lei. È stimolante, sono attratti da tutto ciò che non conoscono e gli argomenti descritti sono spesso al di fuori della loro portata, ma il taglio e la capacità narrativa degli autori li rendono apparentemente comprensibili. Leggono ad alta voce e non riescono a trattenere ipotesi fantasiose e bizzarre: la pandemia dai bruchi; il nonno del Miocene; le origini dell’A.I.D.S.; il viaggio su Titano; le teorie sui buchi neri.
Già si vedono, su Titano, passati per un buco nero, in compagnia del nonno del Miocene a far penicillina ai bruchi per non ripetere gli errori commessi in Africa dai primi dottori europei. Ma su quel satellite di Saturno i bruchi ci saranno? Di certo! Se no a chi iniettare il vaccino? Non possono sicuramente al nonno che, con amorevole orgoglio per la progenie, li lecca e li spulcia come piccoli di orango.

– Nonno ci riconoscerà quando saremo là?
– Certo Tesoro, ci guarderà con occhi profondi e vedrà in noi i suoi geni modificati, ci tirerà via i parassiti e forse ci terrà in un abbraccio quasi animale.
– Ma noi lo sentiremo tanto umano…
– Per forza, è il nonno!

Lo scenario non li abbandona fino all’ora di cena.


CAPITOLO 15
– IL FRIGORIFERO

Il salto nel?

Sono al mini-market del campeggio, aperto praticamente per i nuovi clienti. Si muovono indisturbati sotto l’occhio annoiato della cassiera/barista/animatrice/bagnina che non vede l’ora se ne vadano per tornare alla sua occupazione preferita, il video poker. Comprano del prosciutto, delle uova, verdura, pasta, pomodoro, un quarto di litro di olio d’oliva e del pane, formaggio e latte. Per tre giorni dovrebbe bastare.

Iniziano ad avvertire il peso di ciò che accade. Sono spossati, si addormentano al primo buio senza aver cenato.

Si svegliano al mattino e si prestano finalmente a riporre gli alimenti nel frigorifero… è una festa! I quattro occhi si muovono nuovamente increduli, rimbalzando da una parete all’altra, all’interno di quell’invenzione magnifica. Riempire ciò che fu vuoto e svuotare ciò che fu pieno li rende elettrici e di ottimo umore.

Vanno a fare colazione al bar, leggono il giornale. Nulla che li riguardi. Ne sono lieti, anche se la mancanza di notizie li preoccupa un po’. Si concedono un giro per il villaggio e lì, dietro al baldacchino dei gelati, scorgono i fari, ora spenti, che li hanno cacciati in precedenza. Magari è solo una suggestione, ma. Senza dare nell’occhio sgattaiolano nel bungalow.
Lei decide di farsi bella, una doccia e via a indossare solo l’intimo. Lui decide di farsi ardito, la stessa doccia e via, costumino adamitico.

Splendono come Swarovski in vetrina.

Così messi decidono un agguato al ritrovato frigo, insieme, accucciati, come sempre. Rimirano i ripiani da poco riempiti, aprono il cassetto della verdura e, come d’incanto, ecco la piccola macchia nera. Li saluta.
La porta del bungalow traballa e con sonoro schianto plana a pelle d’orso nell’ingresso. Tre controfigure di Marlowe irrompono ansimanti. Li fissano minacciosi e meravigliati. Solo un attimo di distrazione nell’osservare l’eccentrico abbigliamento dei due. Fatale.

Marito e moglie si voltano, sorridono, danno il benvenuto ai nuovi ospiti e allungano le mani verso la piccola assenza di colore.

Scompaiono.

Fine

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Racconto nero (6)

Nastro di Möbius II / Möbius Strip II, 1963 (da qui)

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CAPITOLO 11
– LA VOLVO S60 –

MIR.

Mario si chiama l’autista della Volvo S60 che li ha fatti salire pochi istanti prima. Deve fare molta strada e da solo rischia di addormentarsi. Chiede che lo tengano sveglio, la notte è monotona, ma le vie sono libere e percorribili. Vuole sapere di loro due, chi, come, dove e quando. Insomma: gli piace raccogliere storie della gente che incontra, lo fanno sentire depositario di esperienze, di vite, di aneddoti. Per essere uno che vuole soltanto non addormentarsi in viaggio è davvero invadente, ma, come per i parenti, quelli che ti danno passaggi non si possono scegliere, o non sempre.

Prende la parola lei.

– Siamo in luna di miele
– Di notte?
– Non c’è luna altrimenti…
– Hahahaha, ma siete dei pazzi!
– Siamo solo in ristrettezze economiche, quest’anno l’assicurazione ci ha chiesto una cifra incredibile per la macchina e abbiamo deciso di tenerla ferma per un po’.
– Non è un brutto modo per abbattere i costi, farò uno studio approfondito.
– Ci deve citare però, ci teniamo alla paternità dell’idea.
– Va bene, va bene, citerò due autostoppisti, sembra quasi poetica messa così.

La nottata si consuma tra risate, invenzioni di sorta e, soprattutto, verità nascoste. Perché Mario ne ha qualcuna, ma i nostri protagonisti ne hanno moltissime. Per l’occasione sono diventati due novelli sposi, senza parenti perché contrari alla loro unione, senza posto fisso, con una miriade di lavori fatti, con una grande passione per l’archeologia. Hanno dato inizio a una nuova religione, possono contare su una dozzina di adepti e, settimanalmente, si ritrovano indossando tutti gli indumenti sporchi di una settimana. La purificazione viene dall’insudiciamento, l’una senza l’altro non ha senso e su questa verità mistica si fonda tutta la teologia del nuovo culto. Glielo descrivono per decine di chilometri. Improvvisato lì per lì, come il resto.


CAPITOLO 12
– LA MULTIPLA –

Top Secret.

– Buona serata Signori, dove vi porta il vostro taxi notturno?
– Se dovessimo andare dove va Lei?
– Dove vado io non ve lo voglio far sapere, a me interessa dove volete andare Voi.
– Ci porti un centinaio di chilometri più in là.
– Sarà fatto Signori.

La Multipla che li ospita è spaziosa e accogliente, l’autista un rappresentante di carta da parati, ha uno spirito fuori dalla norma e giocare a uno scambio di ruoli non è nemmeno difficile. Pare che vi sia abituato e non nasconde l’ipocrisia di una bugia, detta male o bene, preferisce semplicemente una storia sensata e aiuta gli astanti in questo. Potrebbe essere una persona della quale fidarsi in un momento così critico, ma è tutto troppo aleatorio.

– Stiamo scappando.
– Chi non scappa da qualcuno o qualcosa.
– Noi scappiamo e basta.
– Voi avrete i vostri motivi, non discuto.
– Le sue carte sono molto belle.
– Non sono solo carte, sono Carte.
– Detta così sembra che lei trasporti oggetti pieni di segreto fascino.
– Posso nasconderlo forse?
– Non più di quanto noi si possa nascondere qualcosa.
– Ma voi nascondete qualcosa, sembra però che non sappiate cosa.

Restano in silenzio per un po’, la frase li colpisce a un fianco e davvero non hanno idea di cosa rispondere. Avessero una parte da interpretare avrebbero anche il segreto da celare, ma così, cosa sia da non dire non è chiaro, a loro poi…
Si sentono caldi e al sicuro su quella vettura ampia come il ventre di una balena, con un conducente discreto e saggio, avvezzo a tutto. Si addormentano l’uno nelle braccia dell’altra.
Li sveglia al mattino una mano discreta e gentile.

– Siete arrivati.
– Grazie, le dobbiamo molto.

L’uomo sorride e li lascia all’ingresso di un campeggio.


CAPITOLO 13
-LA META –

La striscia di Mobius: giri, giri, ma sei sempre sullo stesso nastro.

Per stravagante alchimia avvertono di essere nel posto giusto.
È giorno e hanno bisogno di un posto nel quale stare. Il campeggio ha la portineria aperta e prenotano un bungalow per tre giorni, poi vedranno il da farsi. L’abitazione è pulita e offre alcune comodità, compresa la mancanza di turisti. Si sdraiano sul letto, riposano qualche ora, si lavano, sistemano alcune cose alla loro maniera e, a giorno inoltrato, dopo una breve passeggiata sul lago e alcuni sassi lanciati con l’insuccesso di un solo rimbalzo, verificano in quale località siano finiti.
Li diverte non avere il controllo della meta. Non avendo loro il controllo, nemmeno gli inseguitori dovrebbero averlo.

Sembrano aver disegnato un otto sulla cartina geografica della loro regione. A questo punto devono aver fatto perdere orme, traiettoria e tutto ciò che si sono lasciati alle spalle, fosse anche d’infilata dritto davanti alla loro fronte. È stato così, per caso, e nel caso nutrono un’infantile fiducia.

Se la ridono. E amoreggiano sulla riva (ma questa abitudine ci è già nota).

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Racconto nero (5)

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CAPITOLO 9
– LUNA DI MIELE –

Nebulosa.

Sono seduti su una coppia di sedili consunti e fintamente puliti. Gli schienali di quelli davanti mostrano opere d’arte grafica e plastiche composizioni, incastri solidificati di gomme da masticare e combustioni.

– È sempre romantico un viaggio in autobus.
– La mia romanticona…
– Prenderne uno il primo giorno di luna di miele è stata un’idea magnifica.
– Avevi dei dubbi?
– Solo quando quegli studenti hanno bivaccato sui nostri piedi.
– Probabilmente erano i loro posti.
– Dovevamo essere una visione insolita: finti pendolari abbracciati in una sequenza porno soft.
– Eh, va bene, gli abbiamo dato qualche lezione, dai!

Ricordano, conversano e si baciano. Infine decidono di continuare a replicare il viaggio di nozze, non tanto per i luoghi, quanto per la tipologia degli spostamenti.

Amici e parenti non l’avevano mandato a dire : “se non ci offrite la cena vi seguiremo per tutto il viaggio!”. Lasciati in pace la prima notte di nozze, la sfida si era aperta il giorno seguente; l’idea di scappare da tutti era un sogno che prendeva forma, un gran regalo! Inutile dire che riuscirono a far perdere ogni traccia, infliggendo anche un rigoroso silenzio, al ritorno, sui come, dove e quando.

Scendono a una fermata qualunque sulla statale di una provincia qualsiasi. Fa un po’ freddo e si stringono. Lui scrolla il braccio e sfodera un inequivocabile pollice.


CAPITOLO 10
– IL TIR –

Space Shuttle.

Il primo a offrire un passaggio è un confortevole Scania, condotto da un giovane uomo che, dopo anni di elucubrazioni politiche, aveva deciso di seguire il suo sogno di libertà e viaggiare per l’Europa guadagnando. Lamenta qualche problema con il carico, da tenere a bada, qualche incontro non piacevole, qualche inconveniente con la polstrada. Parla a lungo di sé, è poco curioso di loro e non fa domande.

Gli sono sembrati inoffensivi e, grazie al mutismo nel quale li ha costretti, anche simpatici.
Si fermano a una stazione di servizio e insiste per pagare lui panini, bibite e un’irresistibile confezione gigante di cioccolatini. Segue una filippica sul consumismo e sul boicottaggio delle grandi marche. Ripartono e l’autista non conosce ancora il suono della loro voce.

Lei si è addormentata e i due uomini iniziano una disquisizione sullo stato delle strade italiane, sulla politica e sul Real Madrid. Le opinioni non sempre convergono, ma è un buon modo per parlare del nulla, dopo la logorrea auto-referenziale delle tre due precedenti.

Quando si sveglia è accolta da una leggera musica di sottofondo, dal sorriso del compagno e da un gesto del mento del conducente. Passano alcuni chilometri e il camion accosta a destra.

È ora di scendere e cercare un altro mezzo, le loro strade si dividono per sempre, si salutano calorosamente e il TIR se ne va strombazzando.
Lei esce dal torpore, si stiracchia e sfodera un inequivocabile pollice.

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Racconto nero (4)

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CAPITOLO 7
– STRANE COSE –

La paura non ha materia.

– Caro…
– Sì?
– È arrivato il momento dei carciofi.
– Dove sono adesso?
– Sul tappeto. Sai, non stanno così male.

Infatti fanno la loro porca figura su un tappeto rosso. L’accaduto trova nuovamente divertiti i due coniugi. Si siedono per terra e costruiscono scenari con altri oggetti in altri luoghi. Ridono di gusto e iniziano ad amoreggiare. Suona il campanello. Altra corsa per rispondere, lei lo tira per le braghe, abbassandole, lui cade con un tonfo sordo. Lo scavalca e arriva prima, ha vinto e apre. Prassi quotidiane.

Carlo entra in casa ed ha un’espressione inconsueta; si guarda intorno con circospezione e chiude subito la porta dell’ingresso.
In un filo di voce dice che stanno succedendo strane cose e che, forse, loro non sono al sicuro. Non sa spiegar nulla, ma ha paura. All’invito a sedersi e a prendere qualcosa da bere, fa seguire un gesto stizzito. Saluta, alza appena lo sguardo, accenna un sorriso e se ne va trafelato. I due restano attoniti e senza parole.
La paura di Carlo aleggia sui carciofi, si siede su una sedia e li osserva curiosa, ma è la serata del tresette e la coppia esce di casa lasciandola di guardia.

Bella rimpatriata, hanno giocato, vinto, perso, vinto e offerto da bere agli amici. Fanno per inserire la chiave nella toppa di casa e la porta si apre con una semplice spinta.

– Avevo chiuso…
– Avevi chiuso…

Un furto, uno strano furto, tutto alla rinfusa, ma le cose di valore sono al loro posto. Cosa cercassero i ladri non è chiaro, forse il filo interdentale? E si mettono a ridere. Vanno in cucina per prendere una bibita ed ecco: il frigorifero non c’è più.


CAPITOLO 8
– COME IN UN FILM D’AZIONE –

“Nemico pubblico”.

C’è un’aria spessa. Non si parlano nemmeno. La tensione li accelera. Prendono documenti e soldi e si dirigono di corsa alla macchina. Partiti.
Dietro di loro due fanali li seguono (e non hanno alcuna intenzione di lasciarli soli in quella buia serata.). Lui improvvisa una fuga per le viuzze del centro, ma quei fari sono sempre più vicini. In una zona poco illuminata spegne anabbaglianti e luci di posizione, parcheggia veloce, scendono e si mettono a correre in una diversa direzione. Guadagnano solo pochi minuti, utili per giungere al piazzale dei taxi e prenderne uno.

Destinazione: la stazione ferroviaria del paese più vicino. Arrivano, ma non hanno ben chiaro dove andare e come. Sembrava una buona idea prima, ma adesso, con il prossimo treno tra un’ora e mezza, iniziano a sentirsi nel posto sbagliato. Un momento utile per prendere un caffè, un paio di giornali, qualche sigaretta e consultare il tabellone degli orari degli autobus. Ne parte uno dopo dieci minuti e porta davvero fuori strada. Come inizio fuga può andar bene.

– Che si fa?
– Andiamo da Giovanna e Marco?
– Non credo sia una buona idea.
– Quando scendiamo potremmo…
– Potremmo?
– Fare come in viaggio di nozze!

La tensione cala e languidi si baciano a lungo.


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Racconto nero (3)

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CAPITOLO 5
– SAN DANIELE E I SANITARI –

Sono da considerarsi in numero finito i modi utilizzabili per spostare una massa.
Quale sia questo numero è, tuttavia, indefinito.

– Cara!
– Dimmi Amore.
– C’è il prosciutto nel bidè!
– Ma dai?
– Sì, non me lo son portato perché mi sentivo solo…

Lei spegne la sigaretta e con un balzo è in bagno. Lui è un po’ spaesato, non gli piace essere osservato dal San Daniele mentre è sul water.
Nessuno dei due tocca il cartoccio; i quattro occhi si piegano pieni di interrogativi e il prosciutto, non visto, se la ride. Questa volta non possono soprassedere o fingere, rimettono il cibo in frigorifero e si siedono a discuterne. Ma di cosa bisogna parlare? In realtà l’oggetto sfugge, non solo metaforicamente.

Di cosa si deve parlare esattamente? Dello spirito del maiale che richiama a sé le sue parti? Della raggiunta inospitalità del frigorifero? Di azioni compiute e celate da irrimediabile amnesia? Di una visione collettiva dovuta alla fuga del gas? Dell’esistenza di un esperimento del quale, inconsapevoli protagonisti, subiscono le strane conseguenze?
Sono stati messi in una casa che produce ologrammi ed è sorvegliata da decine di telecamere per studiare le reazioni dei topini?


CAPITOLO 6
– UN OGGETTO CURIOSO –

La materia produce energia.

Altra settimana, altra partita, altra cena.

Gli amici sono affiatati. Gli uomini sono stanchi e la cena preparata non sembra saziarli a dovere. La pasta era ottima, ben condita e abbondante, ma si è fatta l’ora dei formaggi. Questa sera c’è bisogno di un tagliere, di pane fresco e di buon vino perché ciò di cui si apprestano a dissertare non è cosa da whisky.

La padrona di casa apre il frigorifero per togliere gli ignari alimenti. Dalla tasca di Carlo si alza un flebile ticchettio. Chiudendo lo sportello il suono cessa.
I coniugi non si sono accorti della cosa e re-imbandiscono la tavola per la continuazione della cena.

La voce dell’ospite si fa professionale, una cantilena nasale zeppa di termini tecnici ha preso il posto dell’amabile e schietta tonalità dei momenti di svago. Si stanno tutti e tre preparando a qualcosa, ma ignorano a vicenda l’argomento in preparazione dell’altro.

Carlo chiede di poter vedere il frigorifero, lo apre e il ticchettio fa di nuovo capolino dalla sua tasca, dalla quale estrae un minuscolo contatore geiger , attaccato alle chiavi del laboratorio. La coppia approva divertita l’originalità del portachiavi. In effetti l’amico è pieno di sorprese tecnologiche.

Una volta, durante un allenamento, per misurare la distanza di un tiro, aveva estratto dalla borsa un misuratore laser; definita la lunghezza aveva calibrato la potenza del lancio, sbagliandolo. La sua precisione in campo era e restava sommaria, qualunque strumentazione si adoperasse a usare. Avevano tutti riso per una settimana. Carlo stesso riportava spesso e con gusto l’episodio.

– In questo elettrodomestico ci sono delle radiazioni!
– Delle cosa?
– Signori… la cosa strana è che un frigorifero, in genere, è il posto migliore nel quale infilarsi in caso di radiazioni. Questa volta no, vengono da dentro.

Serata ricca di interrogativi, ma la coppia è tutto sommato tranquilla: nulla di male può venire dai loro fedeli elettrodomestici. Carlo, invece, è visibilmente turbato e parte salutandoli in fretta.


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Racconto nero (2)

(immagine da qui)

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CAPITOLO 3
– SCAPOLI CONTRO AMMOGLIATI –

L’uomo è materia plasmabile.

Suona il telefono.
Breve gara a strattoni. Lei raggiunge per prima la cornetta, lui le assesta una culata e la sposta di peso. Ha vinto e risponde. Sono una coppia così e non hanno vicini.

È Carlo a chiamare; ricorda che quella sera c’è la partita canonica tra scapoli e ammogliati. Uno scrupolo, l’appuntamento è sacro.
Carlo è amico da tempo, conosciuto sul campetto da calcio all’epoca in cui tutti e due giocavano per gli scapoli. Allora lui insegnava scienze in una scuola media, ma, col tempo, era riuscito a metter piede al CERN. Amante delle abitudini, è disposto a farsi parecchi chilometri per non mancare a quell’impegno settimanale: una boccata d’aria fresca.

La coppia è una compagnia molto piacevole e, dopo la partita, capita si faccia tardi parlando di facezie e bevendo whisky, prima di ripartire in macchina.

Carlo milita da senior nella squadra degli scapoli e si domanda spesso come sia possibile che l’amico, da ammogliato, abbia preso a giocar meglio.
La domanda è stata oggetto di discussione una volta sì e due no, una volta sì e due no.
Una risposta chiara non l’ha mai avuta e il mistero si appresta a configurarsi come uno dei segreti di Fatima.


CAPITOLO 4
– COME CAMBIA LA VITA –

L’oggetto di una ricerca rigorosa può cambiare, in presenza di variabili o eventi significativi.

Questa sera Carlo, dopo l’atto agonistico, avrà la risposta ad anni di domande inevase.

L’amico è in un tale stato di grazia da decidere di spiegargli ciò che, sinceramente, gli risulta ovvio.
Obiettivo da scapolo: rincorrere quante più pollastre possibili; la cosa porta a indirizzare energie e tempo, lasciando poco altro ad allenamenti e partite.
Obiettivo da ammogliato: scappare da un’unica pollastra; la cosa porta a indirizzare energie e tempo proprio in allenamenti e partite.

Carlo è incredulo e guarda l’amica cercando segni di malcelato disappunto. Lei sorride soddisfatta, il suo uomo è assai più prestante da quando cerca di resisterle.
Certo, il matrimonio era stato sottotono perché lui non si turbasse troppo per l’impegno preso – al dito sfoggia un invisibile filino d’oro – e la cerimonia minuta e discreta.
Si erano presentati di fronte all’assessore di turno vestiti da sera, ma senza gran sfarzo e, dopo le nozze, avevano salutato i presenti andando a regalarsi una cenetta intima, per due, sul lago. L’indomani sarebbero partiti per un viaggio più o meno esotico.

Di quel viaggio non sa niente nessuno e non ci sono prove fotografiche a loro carico.


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Racconto nero (1)

(immagine da qui)

Il racconto a puntate è datato 18 aprile 2005.
Ho deciso di riproporlo in questa sede.
Buon viaggio!


CAPITOLO 1
– LE SOTTILETTE –

Nel quotidiano si annida il mistero del creato.
È talmente schivo e poco propenso all’esibizionismo che difficilmente ci si rende conto dell’inesorabile cosmico.
Ma è lì.

– Caro!
– Dimmi Amore?
– Hai messo tu le sottilette sul pavimento della camera?
– No di certo Tesoro… le cosa?
– Le sottilette, Amore…

Lui si alza dal divano. Sorride sarcastico mentre si affaccia in camera. Lei è in piedi, fissa il pacchetto di sottilette in un punto qualsiasi del pavimento.
Si guardano, cercando di non tradire il reciproco sospetto. Tradiscono il reciproco sospetto.
Prima di raccoglierle da terra si siedono sul letto, si studiano un po’ e decidono di amoreggiare. Sono una coppia così, appena il dubbio si avvicina, si avvicinano.

Debellati i sospetti sulle loro persone, ipotizzano: una troppo longeva permanenza nel frigorifero delle sfoglie di formaggio fuso; una libera iniziativa di prendere e andare altrove, per diventare altro.
L’idea li soddisfa e, satolli per la spiegazione, si dirigono in cucina.


CAPITOLO 2
– IL POSTO CHE FU DELLA MUFFA –

La materia è in grado di stupire, anche quando si reputa di conoscerne ogni aspetto e comportamento.

Il frigorifero è aperto. Quattro occhi vigili ne studiano il contenuto.
Le sottilette erano lì, sul ripiano alto, vicino alle marmellate, ad altri formaggi e al cartoccio del prosciutto; lì le rimettono.

È un frigorifero pieno di cose, diversamente da altri momenti in cui era sembrato un vecchio albergo ad ore.
I quattro occhi si compiacciono della nuova disposizione degli ospiti alimentari; c’è del disordine, qualche odore forte, qualche colatura della quale non si riesce più a definire l’origine, resti vegetali e, nell’angolo del cassetto della verdura e frutta, a destra, in basso, un’audace chiazza di muffa.

No, fermi, la muffa non c’è più.

Nessun passaggio di straccio umido l’ha tolta, nessun tampone da microbiologo. La piccola coltura personale dei Signori è semplicemente scomparsa. Non potranno continuare a foraggiare idee di produzione artigianale dei vaccini.
Al suo posto è parcheggiata una piccola macchia nera. L’indole tollerante dei quattro occhi le dà il benvenuto silenziosamente.

Sbunf!


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Story-Lenny 11

QUESTO È UN TESTO MANIPOLABILE DAL LETTORE, SIA LA SINGOLA PUNTATA CHE LA TRAMA COMPLESSIVA, A PIACERE.

BREVE RIASSUNTO
Il Narratore irrompe nella quotidianità di un suo personaggio: Cara. Considerandola una propria creatura assume l’atteggiamento di un Creatore Onnipotente. Cara reagisce e resiste, ha una vita e in essa è presente Lenny. Il Narratore, invaghito, alterna seduzione e irrispettoso interventismo per costringerla a lasciare Lenny e dedicarsi a lui soltanto.
Qui, siamo al punto in cui il Narratore se n’è andato di casa dopo un battibecco.


Ringrazio (in ordine di apparizione) brunonavoni, Yleniaely, andream2016, Ettore Massarese (fu Franz), raccoltaedifferenziata, Nonna Pitilla, Marco, Sara Provasi, Adriano, Alidada, eleonorabergonti, Evaporata!!!

I materiali sono tutti in fondo. Buon divertimento!


Lenny, pronto? (11)

(immagine presa di qui)

– Lenny, pronto?
– …
– Lenny, che cosa ti prende? Sono 3 giorni che non ti fai vivo.
– …
– Non capisco, davvero.
– Hai i fantasmi in casa!
– E che colpa ne ho io?
– …
– Smettiamo di vederci per questo?
– …
– Lenny, su, siamo al telefono. Nessuno ci darà fastidio.
– …
– Sono qui, tutta sola.
– …
– Sul divano.
– Non possiamo fare in video?
– No! Mi piace come si faceva una volta: immaginazione.
– …
– Oggi ho deciso d’indossare la canotta del campeggio.
– …
– Ricordi come me l’hai tolta l’ultima volta?
– …
– Proprio quella.
– …
– Non l’ho rammendata (come potrei) e lo strappo è dove l’hai lasciato… solleticante, eccitante se penso alle tue dita che ne segnano il contorno e…

SBAMMM!

– Aiuto!!!
– Che succede, Lenny!
– La porta d’ingresso si è aperta e chiusa sbattendo!!! Ciao! Vado a cercare qualcuno che mi liberi la casa!
– Lenny! Lenny!!!

tu.tu.tu.tu.tu.

– (Bastardo!)

LETTORE E
Poveretti, li hanno interrotti proprio mentre la situazione si stava mettendo bene. Magari il fantasma voleva partecipare e, sentendosi escluso, ha preferito far presente che c’era anche lui

eleonorabergonti (9.4.2021)



STORY-LENNY è un gioco di trame. Ecco qualche informazione in più QUI.

Si può giocare in diversi modi:

  1. Contributi interni alla singola puntata (comunque autoconclusiva);
  2. contributi di stravolgimento della trama complessiva;
  3. contributi esterni a piacere.

Per chi vuol cercare il pelo nell’uovo ammetto che sì, camuffate vi sono alcune pubblicità occulte… trovatele se ne siete capaci!
Ricordo mestamente che a chi tocca non si ingrugna e che i botta e risposta sono leciti, anzi sono i benvenuti.
Da oggi è possibile attaccare trame a quelle altrui! Anche nelle puntate precedenti.

Poi ci sono i super supporti HARD e DIVERSAMENTEHARD alla trama, i divertenti Extra-Lenny 1, Extra-Lenny 2 e Extra-Lenny 4 e Extra-Lenny 5 di Andream2016 e l’Extra-Lenny 3 di Sara Provasi – Ma anche Film-Lenny, da un’idea di eleonorabergonti – (Grazie a tutti!)


RIEPILOGO AGGIORNATO DEL CAPITOLO

  1. Dopo la dipartita del Narratore, Cara è finalmente sola in casa e telefona a Lenny; vorrebbe fare sesso al telefono, ma Lenny è incerto, ancora spaventato dall’idea che nell’appartamento di lei ci siano fantasmi.
  2. Quando sembra che Lenny ci stia, la porta del suo appartamento si apre e si chiude sbattendo, interrompendo il momento propizio.
  3. Lenny corre a cercare qualcuno che possa liberargli la casa dalla presenza.
  4. Cara capisce che il Narratore è andato da Lenny.
  5. Il LETTORE E suggerisce che il Narratore volesse partecipare, ma, escluso, abbia voluto far sentire la propria presenza.

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Story-Lenny 10

QUESTO È UN TESTO MANIPOLABILE DAL LETTORE, SIA LA SINGOLA PUNTATA CHE LA TRAMA COMPLESSIVA, A PIACERE.

BREVE RIASSUNTO
Il Narratore irrompe nella quotidianità di un suo personaggio: Cara. Considerandola una propria creatura assume l’atteggiamento di un Creatore Onnipotente. Cara reagisce e resiste, ha una vita e in essa è presente Lenny. Il Narratore, invaghito, alterna seduzione e irrispettoso interventismo per costringerla a lasciare Lenny e dedicarsi a lui soltanto.
Qui, siamo al punto in cui il Narratore ha fatto saltare la cena romantica di Cara e Lenny, spaventando quest’ultimo e costringendolo alla fuga.


Ringrazio (in ordine di apparizione) brunonavoni, Yleniaely, andream2016, Ettore Massarese (fu Franz), raccoltaedifferenziata, Nonna Pitilla, Marco, Sara Provasi, Adriano, Alidada, eleonorabergonti, Evaporata!!!

I materiali sono tutti in fondo. Buon divertimento!


Lenny, torna su! (10)

(immagine da qui)

La porta si apre piano. Dal pianerottolo giunge una voce “Lenny, torna su!”, ma non pare ottenere risultati. Cara rientra furiosa. La porta si chiude piano, autonoma.

– Dobbiamo parlare!

È bellissima… vestita per sedurre e arrabbiata. Pare sarò io il fortunato a goderne appieno.

– Eh no, caro!

Non vuoi un goccio di vino? C’è il decanter, il tuo bicchiere preferito, sei sempre più soave dopo un bicchiere di vino.

Soave un par di palle, Narratore!

Ahi… non è un bel segno quando mi chiami per nome. Siediti, su, non ti affaticano quei tacchi alti? Non hai voglia di toglierli, massaggiarti le piante dei piedi, allungare le belle gambe sul divano e ascoltare magari un po’ di musica d’atmosfera? Non hai voglia poi, magari, di accarezzarti languida il ventre e…

– Ma la pianti? Ho detto che dobbiamo parlare!

Va bene.

– Così non si può andare avanti. Ho una vita io!

Lo rispetto.

– Non è vero! Non ti limiti a osservare, tu vuoi dirigere il mio presente! Per non parlare del futuro.

So che la cosa ti disturba, ma è nell’ordine delle cose. Io sono il tuo Narratore.

– Non me ne frega un cazzo di chi sei! Non ti ho evocato come uno spirito dell’Oltretomba!

La situazione non cambia.

– Sì invece… io, io voglio che tu te ne vada.

No.

– Sì.

Lo sai, poi ti manco, lo hai ammesso ieri.

– Ieri non avevo idea della piega che avresti preso!

Lo sai da sempre qual è la mia piega, non ho mai nascosto l’essere un manipolatore!

– Stai alzando la voce?

Sì!

– Ah!

Cosa stai facendo adesso?

– Vado da Lenny!

No!

– Sì!

Ah!

– Non aspettarmi!

L’ho appena mandato a giocare a calcetto!

– No!

Sì!

– Ah!

Esco, non aspettarmi!

– No!

Sì!

– Ah!

Cara resta inebetita dallo scambio appena avvenuto. La finestra si chiude piano.

LETTORE M

Ma Cara esisterà ancora senza il narratore? Son curiosa!!!

Nonna Pitilla (24-2-2021 ore 19:06)

A sorpresa arriva Hannibal the cannibal che si mangia il narratore così Cara può fare quello che le pare.
Però, ormai, Hannibal è entrato nella storia, quindi…
Ah…stai attenta anche tu, perché lui riesce a materializzarsi in qualunque momento alle tue spalle.
Magari stanotte mentre dormi.
Compra un pacco grande di Arbre magique alla vaniglia dolce, e mettili tutti intorno al letto, so che Hannibal li detesta.
Insomma un po’ come quando girano i vampiri e bisogna circondarsi di aglio, che poi non è detto che tutti i vampiri mordano il collo per succhiare sangue.
Io ne conosco uno che…ti ho mai raccontato la storia di Biancaneve e Dracula?

Evaporata (24-2-2021 ore 19:45)

VOCE FUORI CAMPO

Beh, Cara deve pur realizzare prima o poi che senza il Narratore lei cesserà di esistere, quindi deve agire con furbizia per allontanarlo da sé senza eliminarlo dalla sua vita. Penso che dovrà cercargli un diversivo che lo occupi, un qualcosa come nel film di Wargames in cui computer bellico sta per distruggere il mondo, ma gli eroi gli insegnano il gioco di filofiletto e così lui si distrae e tutti vissero felici e contenti. Ora c’è da pensare quale potrebbe essere un buon diversivo… no?

Alidada (24-2-2021 ore 23:52)

LETTORE E

Secondo me, dopo questa discussione, il Narratore se n’è andato a giocare a calcetto insieme a Lenny ma siccome è una pippa a giocare a calcetto l’hanno messo in porta, è stato notato da un talent scout ed ora è il portiere di riserva dell’Italia per gli Europei di quest’anno.

eleonorabergonti (26-2-2021 ore 10:00)


STORY-LENNY è un gioco di trame. Ecco qualche informazione in più QUI.

Si può giocare in diversi modi:

  1. Contributi interni alla singola puntata (comunque autoconclusiva);
  2. contributi di stravolgimento della trama complessiva;
  3. contributi esterni a piacere.

Per chi vuol cercare il pelo nell’uovo ammetto che sì, camuffate vi sono alcune pubblicità occulte… trovatele se ne siete capaci!
Ricordo mestamente che a chi tocca non si ingrugna e che i botta e risposta sono leciti, anzi sono i benvenuti.
Da oggi è possibile attaccare trame a quelle altrui! Anche nelle puntate precedenti.

Poi ci sono i super supporti HARD e DIVERSAMENTEHARD alla trama, i divertenti Extra-Lenny 1, Extra-Lenny 2 e Extra-Lenny 4 e Extra-Lenny 5 di Andream2016 e l’Extra-Lenny 3 di Sara Provasi – (Grazie!)


RIEPILOGO AGGIORNATO DEL CAPITOLO

  1. Lenny è scappato dalla cena romantica spaventato dal “BU!” del Narratore.
  2. Cara affronta il Narratore e lo vuole fuori dalla sua vita.estita da sera e decide d’ntervenire spaventando Lenny.
  3. Dopo un botta e risposta tra i due, il Narratore se ne va.
  4. Mentre il Lettore M si chiede se esisterà ancora Cara senza Narratore, fa il suo ingresso Hannibal che se lo pappa lasciando Cara libera e bella.
  5. Hannibal minaccia le notti dell’autrice (me, io).
  6. La Voce fuori campo si interroga su come Cara possa, per sopravvivere senza il Narratore, distrarlo in altro. In questo vien utile la metafora di “Wargames”, ma il modo è da pensare…
  7. Il Lettore E ipotizza che il Narratore sia andato a giocare a calcetto con Lenny. Essendo una schiappa e messo in porta, potrebbe essere stato adocchiato per occupare la panchina come portiere dell’Italia agli Europei.

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E Lenny?

– E Lenny?
(Mi ha chiesto l’Ulivo Pensante.)
– Torna.
(Ho risposto all’Ulivo Pensante.)
– Ah, ecco.
(Ha … l’Ulivo Pensante.)


Nel frattempo, per il diletto di tutti, allego i link dei PROIBITI, BOLLENTI, SUPERSEXY E FINANCHE PORNO Extra-Lenny!
Non ingozzatevi!

Grazie ad ANDREAM2016 e a SARA PROVASI!!!
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La perpetua – la colonna sonora

I VIDEO MUSICALI SONO STATI UNA PARTE INTEGRANTE DELLA STORIA. LI RACCOLGO QUI, SE QUALCUNO VUOLE GODERSELI SENZA GIRONZOLARE TROPPO PER IL BLOG. BUONA VISIONE E BUON ASCOLTO.

(PER CHI VOLESSE FARSI UN’IMMERSIONE NELLO SCOPPIETTANTE MONDO DELLA PERPETUA, QUI È DOVE TUTTO È NATO.)

Nick Cause – Belladonna of Sadness
Depeche Mode –Heaven
LUCIANO PAVAROTTI – Pagliacci
Brunori Sas – Il mondo si divide
Melga – Dicono che sono pazzo
BRUNO MARS – Grenade
Canzoniere Grecanico Salentino – Taranta
BellyActing “O’ Sarracino” –Rivali in Amore
Daniele Vit – Non ti credo più
MIMOSA – Terza Guerra
AC/DC – Hells Bells
Annibale – Liberami
Sara Lyn performs Tribal Fusion Belly Dance in FISSION
ABBA – Cassandra
BARBARA HANNINGAN & GSO – MYSTERIES OF THE MACABRE

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La perpetua – 16

(immagine da qui)
puntata precedente

Il Gran Finale

La perpetua è soddisfatta.

Si aggira per le stanze vaticane, potente.
Vuole il conclave, subito.
Non le è difficile convincere, minacciare, soffocare gli oppositori e si autoelegge, quindi: Papessa.

Il sogno antico. La rivalsa. L’arrivo.
La Chiesa si trasforma e ha un capo donna. Perpetuo.

Perpetuo? Perpetuo?? Perpetuo???

Il genere maschile batte nello sprint finale in un testa a testa mozzafiato il genere femminile!
Com’è stato possibile?
Il gioco linguistico si è mangiato la mantide mangiatrice di lingue.
La perpetua è sbalzata all’inferno disperata e piagnucolante. Nemmeno il diavolo riesce a consolarla, non dopo aver perduto dettando lei le regole del gioco.

Se la dovrà sopportare così. Perpetuamente.

Fine.

BARBARA HANNINGAN & GSO – MYSTERIES OF THE MACABRE
Libretto
Soprano
Psst! Pspsst! Pspspsst!

Chorus
Pspspsst!

Soprano
Shsht!
Co! Coco!

Chorus
Co!

Soprano
Cocococo! Cococo! Cocoding zero! Oh!

Chorus
Aha!

Soprano
Cococoding Zero Zero: highest security-grade!

Chorus
Aha!

Soprano
Zero, Zero! Birds on the wing!

Chorus
Chchchchch!

Soprano
Doubleyousee!
Snakes in the grass!
Rabble, rabble, rabble! Riot, riot!

Chorus
Tootootootootoo!

Soprano
Unlawful assemblies!

Chorus
Chashashashasha!

Soprano
Communal insurrection! Mutinous masses!

Chorus
Chacheechochoocha!

Soprano
Turbulence! Panic! Panic! Paaaaaapaapapapanic!
Groundless! Groundless! Phobia!
Wide of the mark! Right off the track!
Hypopo-Hypopooooooopoooooooopopopopopata-
Hypopochondriria!
Rrsh!

Chorus
What did you say?

Soprano
Rrsh!
March! Marcht! March target! Direction! -rection!
Direction! Prince! Your Palace!
March target royal palace! Palace!
Password: Gogogogolash! / Gogolash!
Demonstrations, ha! Protest actions, ha!
Provocation, ha!
Pst! Pst! Much discretion! Observation!
Take precautions! That’s all!

Pst! Pst! Not a squeak!
Confidential!
One more thing: Bear in mind:
Silence is golden!

One
What is it now?

Soprano
Secret cypher! Code name: Loch Ness Monster!
Comet in sight! Red Glow! Burns bright!
Pst! Sit tight! No fright!
Yes!
No! No!
Yes! No! No! Yes! Yes! No! Beyond all doubt!
Satellite! Asteroid! Planetoid!
Coming fast! Hostile! Perfidious!
Menacing! Momentous!
Fatal!

Stern measures! Stern measures!
Stern measures! Stern measures!

Kukuriku! Kikiriki! He’s coming!
Coming! …
Kekerike! Kokoroko! Kukuriku! Kakarika!
Makarikaka! Makabrikaka! Makabrika!
Kabrikama! Brikamaka! Kamakabri!
Makabri! Makrabi! Makrabey! Makrabey! …
Coming! … Look there! There! There! There!
He’s getting in! … He’s in!
Where’s the guard? … The guard! …
Call the guard! … Call the guar’ …
Call ‘e gua’! … Call guard-a! Da! …
A-da! … Da!! …

Da Da Da Da Psst Da.

Text by Michael Meschke / György Ligeti
English version by Geoffrey Skelton


Misteri del Macabro

Libretto
Soprano

Psst! Pspsst! Pspspsst!


Coro

Pspspsst!


Soprano

Shsht!

Co! Coco!


Coro

Co!


Soprano

Cocococo! Cococo! Cocoding zero! Oh!


Coro

Aha!


Soprano

Cococoding Zero Zero: il più alto grado di sicurezza!


Coro

Aha!


Soprano

Zero, Zero! Uccelli in volo!


Coro

Chchchchch!


Soprano

Vedi doppio!

Serrpenti nell’erba!

Rabbia, marmaglia, marmaglia! Rivolta, rivolta!


Coro

Tootootootootoo!


Soprano

Assemblee illegali!


Coro

Chashashashasha!


Soprano

insurrezione comunale! Masse ammutinate!


Coro

Chacheechochoocha!


Soprano

Turbulence! Panico! Panico! Paaaaaapaapapapanic!

Infondato! Infondato! Fobia!

Largo del segno! Fuori pista!

Hypopo-Hypopooooooopoooooooopopopopopata-

Ipopocondriria!

Rrsh!


Coro

Cosa hai detto?


Soprano

Rrsh!

Marzo! Marcht! Obiettivo di marzo! Direzione! -rezione!

Direzione! Principe! Il tuo palazzo!

Marzo bersaglio palazzo reale! Palazzo!

Password: Gogogogolash! / Gogolash!

Dimostrazioni, ah! Azioni di protesta, ah!

Provocazione, ah!

Pst! Pst! Molta discrezione! Osservazione!

Prendere precauzioni! È tutto!


Pst! Pst! Non uno squittio!

Riservato!

Un’altra cosa: tenete a mente: il

silenzio è d’oro!


Uno

Cosa c’è adesso?


Soprano

Secret cypher! Nome in codice: mostro di Loch Ness!

Cometa in vista! Red Glow! Brucia luminosa!

Pst! Attendi! Niente paura!

Sì!

No! No!

Sì! No! No! Sì! Sì! No! Senza dubbio!

Satellitare! Asteroide! Planetoide!

Venendo veloce! Ostile! Perfido!

Minaccioso! Momentous!

Fatale!


Misure di poppa! Misure di poppa!

Misure di poppa! Misure di poppa!


Kukuriku! Kikiriki! Lui sta arrivando!

In arrivo! …

Kekerike! Kokoroko! Kukuriku! Kakarika!

Makarikaka! Makabrikaka! Makabrika!

Kabrikama! Brikamaka! Kamakabri!

Makabri! Makrabi! Makrabey! Makrabey! … In

arrivo! … Guarda qui! Là! Là! Là!

Sta entrando! … È dentro!

Dov’è la guardia? … La guardia! …

Chiama la guardia! … Chiama il guar ‘…

Chiama “e gua”!
… Chiama la guardia-a!
Da!


A-da!
… Da !!



Da Da Da Da Psst Da.

Testo di Michael Meschke / György Ligeti

Versione inglese di Geoffrey Skelton

(traduzione google)

 

 

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La perpetua – 15

(immagine da qui)
puntata precedente

Gatto contro cane

Da quella partita, però, la guerra si scatena. Dove prima regnava una costretta collaborazione, ora spadroneggia un insanabile conflitto.

Il fenomeno si dimostra presto di grossa portata.
Come cellule impazzite tutti gli ordini minori pretendono ciò a cui non avevano mai potuto ambire. Anche le suore si ribellano e indicono l’autonomia decisionale e finanziaria.
Le porte dei monasteri si chiudono, dentro ci si attrezza per la resistenza, i beni economici sono sottratti allo IOR e nascosti tra costole di santi e zucchine; per essere espugnati ci vorrà una macchina da guerra, non certo una mediazione diplomatica.

Nelle alte sfere si prendono decisioni a colpi d’encicliche e la preoccupazione più grande è che gli obbedienti e operosi possano decidere di assalire il Vaticano.
Con miopia strategica si proibisce di parlare il latino al di fuori della cerchia oligarchica al potere.
La lingua, proprio la lingua negata, fa rinvigorire le mille lingue e le mille anime della Chiesa. È il caos.

continua…

MIMOSA – Terza Guerra
Mi sembra d’impazzire
andare in giro per Milano
e vedere tutte quelle ragazze
in bilico sui loro plateu oh oh
mi sembra d’impazzire
hanno chiuso un gran teatro
per farci un bel supermercato
dove vendono pregiati paté
mi sembra d’impazzire
mi hanno rubato il tempo
ad aspettare in fila
per fare il documento
mi sembra d’impazzire
tu mi hai lasciata sola
in mezzo ai grattacieli
che coprono i tramonti
sono la figlia del lontano futuro
sono zingara come una gatta
sono la figlia degli anni novanta
in preda a una crisi economica erotica
io sono la terza guerra mondiale
sono la terza guerra mondiale
sono la terza guerra mondiale
sono la terza guerra mondiale
sono allergica a mia madre
vorrei conoscere mio padre
il giorno del suo funerale
e dirgli è banale il tuo male
mi sembra d’impazzire
con tutta questa gente a cena
pesce crudo per dimagrire
estinzione all you can eat
perché sono stanca
perché ho finito i soldi
perché giro a vuoto
per riempire il vuoto
mi sembra d’impazzire
tu mi hai lasciata sola
in mezzo hai grattacieli
che coprono i tramonti
sono la figlia del lontano futuro
sono zingara come una gatta
sono la figlia degli anni novanta
in preda a una crisi economica erotica
io sono la terza guerra mondiale
sono la terza guerra mondiale
sono la terza guerra mondiale
sono la terza guerra mondiale.

 

 

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La perpetua – 14

Philip Mulryne, dalla divisa del Manchester United al tradizionale abito bianco e nero dei frati domenicani (immagine da qui)
puntata precedente

L’importanza dello sport.

Tornato dalle ferie teso e arrabbiato come quando era partito, il figlio scopre d’esser stato spostato ad altro incarico, d’essere ufficialmente sotto osservazione e di essere circondato da un nuovo clima di paternalistica accondiscendenza.
Incassa il risultato e smette di fantasticare ad alta voce di apocalisse clericale. Il nuovo impiego è squalificante, umiliante persino, ma mai quanto il rientro in canonica.
Dal delicato macramè, intessuto per ricongiungere bordi slabbrati di relazioni a rischio, alla raccolta di sponsor per gli eventi sportivi interni, ciò è quanto gli hanno cucito addosso, tanto per dimostrare a lui e a tutti come l’attività fisica assicuri equilibrio mentale e disciplina spirituale. Il pacchetto ha incluso anche costante pratica di nuoto e calcetto.

Passano i mesi. Sta circuendo, in una bell’ufficio dall’arredo tecnologico, l’amministratore delegato di una nota azienda svizzera.
I due cellulari iniziano a vibrargli in entrambe le tasche, riponde all’unisono con le mani a pressare le orecchie, in quella posa casuale che tanto bene raffigura la disperazione dell’incredulo. Concitata e brutale la notizia lo assale: mega rissa durante la partita domenicani contro gesuiti: sette morti e quindici feriti.
Ecco l’urlo.
L’AVEVO DETTO! IO L’AVEVO DETTO! IO-L’AVEVO-DETTOOOOOOO!!!!!
Urlo che prosegue per tre giorni.
Poi lo sedano.
Nessuno collega i fatti alle sue precedenti asserzioni, l’urlar per giorni semplicemente struttura in tutti la certezza di una mente fragile di fronte alle pressioni e al dolore.

continua…

Melga – Dicono che sono pazzo
Sento l’aria che mi manca
dicono che sono pazzo
faccio delle cose strane
non ho nemmeno la televisione
preferisco passare il tempo
un po’ dentro di me
che mi capisco a malapena
che sento anche il respiro di un cane,
e faccio a botte con le croci
con i santi, con i rumori
e scrivo una canzone
per te
Un po’ più con te
che lo sai
che questo mondo di maghi e stronzi
non ti ascolta mai
non ti aspetta mai
e mi chiamano pazzo
Non voglio dilungarmi
è una storia complicata
di catene nella testa
di ricordi al caffè
di mia madre e mio padre
loro sanno che c’è
qualcosa dentro me
di reale di profondo
una sorta di ribelle
in lotta con il mondo
ma non con te
Un po’ più con te
che lo sai
che questo mondo di maghi e stronzi
non ti ascolta mai
non ti aspetta mai
non ti crede mai
Un po’ più con te
che lo sai
che questo mondo di maghi e stronzi
non ti ascolta mai
non ti aspetta mai
e mi chiamano pazzo.
(Written and composed by Melga)

 

 

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La perpetua – 13

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Aiace d’Oileo porta via Cassandra, opera dell’artista Solomon Joseph Solomon, 1886. (da qui)
puntata precedente

Cassandra

Il figlio pensa a una menzogna.
Ma ingranato è il dubbio. In moto il timore di perdere l’avuto.
Inizia così a scandagliare le future occasioni d’incontro fra i due ordini. Di recente ha notato un aumento d’acredine: amministrabile, conclude.
Più il tempo trascorre e più si convince della possibile veridicità della rivelazione. Sì. Individua alcuni appuntamenti delicati e si mette in azione per ridefinirne i programmi.
L’attività pare curiosa a chi l’osserva e gli si chiede ragione in un’occasione conviviale. Dopo un primo tentennamento, risponde con l’elenco dei probabili rischi. Gli interlocutori lo studiano un attimo e gli rispondono con grasse risate. Non creduto, aumenta la dose e snocciola l’eventualità di morti e feriti. Gli interlocutori gli rispondono con grasse risate. Battendo il pugno sul tavolo e disinteressandosi del bicchiere rovesciato ribatte enumerando i lavori di pregio fino ad allora svolti, una professionalità indiscutibile, ma gli contestano che con una così eccessiva preoccupazione è tempo che si prenda una vacanza. Prosit.
Non demorde, nei giorni successivi, convinto della bontà dell’ipotesi, scavalca alcune gerarchie intermedie e ripropone le stesse preoccupazioni più in alto. Non gli ridono in faccia, ma il consiglio di una piccola vacanza permane.
Vistosi nell’impossibilità di impedire gli eventi, decide di parlare con alcuni rappresentanti dei domenicani e dei gesuiti. Ovviamente la prospettiva di uno scontro frontale di tale portata è negata da tutti. Nel frattempo i diretti superiori iniziano a sospettare un suo smodato protagonismo.

Ha assistito a ogni riunione in calendario, si è sbracciato nelle assemblee per calmare gli animi, placati più che altro dallo stupore indotto in chi lo guardava. È stato ritenuto eccessivo, chissà, forse un po’ sotto pressione, stanco, perfin malato. Queste ultime considerazioni hanno accompagnato il suo nome nei recenti sei mesi e, finalmente, ecco l’ordine non derogabile: vacanza.

Maledicendo mamma, se ne va per un paio di settimane.

continua…

Abba – Cassandra
Giù in strada cantano e gridano tutti
Down in the street they’re all singing and shouting
Rimanere in vita anche se la città è morta
Staying alive though the city is dead
Nascondendo la loro vergogna dietro una risata vuota
Hiding their shame behind hollow laughter
Mentre piangi da solo sul tuo letto
While you are crying alone on your bed
Peccato Cassandra che nessuno ti abbia creduto
Pity Cassandra that no one believed you
Ma poi di nuovo ti sei perso dall’inizio
But then again you were lost from the start
Ora dobbiamo soffrire e vendere i nostri segreti
Now we must suffer and sell our secrets
Affare, giocando in modo intelligente, dolorante nei nostri cuori
Bargain, playing smart, aching in our hearts
Scusa Cassandra, ho capito male
Sorry Cassandra I misunderstood
Adesso sta sorgendo l’ultimo giorno
Now the last day is dawning
Alcuni di noi volevano ma nessuno di noi lo avrebbe fatto
Some of us wanted but none of us would
Ascolta le parole di avvertimento
Listen to words of warning
Ma nelle notti più buie
But on the darkest of nights
Nessuno sapeva come combattere
Nobody knew how to fight
E siamo stati presi nel nostro sonno
And we were caught in our sleep
Scusa Cassandra non ci credevo
Sorry Cassandra I didn’t believe
Hai davvero avuto il potere
You really had the power
L’ho visto solo come sogni che avresti intrecciato
I only saw it as dreams you would weave
Fino all’ultima ora
Until the final hour
Quindi la mattina la tua nave salperà
So in the morning your ship will be sailing
Ora che tuo padre e tua sorella se ne sono andati
Now that your father and sister are gone
Non hai motivo di indugiare
There is no reason for you to linger
Stai soffrendo profondamente ma stai ancora andando avanti
You’re grieving deeply but still moving on
Sai che il futuro getta un’ombra
You know the future is casting a shadow
Nessun altro lo vede ma tu conosci il tuo destino
No one else sees it but you know your fate
Fare le valigie, essere lento e accurato
Packing your bags, being slow and thorough
Sapendo, anche se sei in ritardo, quella nave aspetterà sicuramente
Knowing, though you’re late, that ship is sure to wait
Scusa Cassandra, ho capito male
Sorry Cassandra I misunderstood
Adesso sta sorgendo l’ultimo giorno
Now the last day is dawning
Alcuni di noi volevano ma nessuno di noi lo avrebbe fatto
Some of us wanted but none of us would
Ascolta le parole di avvertimento
Listen to words of warning
Ma nelle notti più buie
But on the darkest of nights
Nessuno sapeva come combattere
Nobody knew how to fight
E siamo stati presi nel nostro sonno
And we were caught in our sleep
Scusa Cassandra non ci credevo
Sorry Cassandra I didn’t believe
Hai davvero avuto il potere
You really had the power
L’ho visto solo come sogni che avresti intrecciato
I only saw it as dreams you would weave
Fino all’ultima ora
Until the final hour
Ho visto la nave lasciare il porto all’alba
I watched the ship leaving harbor at sunrise
Vele quasi allentate nella fresca pioggia mattutina
Sails almost slack in the cool morning rain
Era in piedi sul ponte, solo una piccola figura
She stood on deck, just a tiny figure
Rigidi e controllati, occhi azzurri pieni di dolore
Rigid and restrained, blue eyes filled with pain
Scusa Cassandra, ho capito male
Sorry Cassandra I misunderstood
Adesso sta sorgendo l’ultimo giorno
Now the last day is dawning
Alcuni di noi volevano ma nessuno di noi lo avrebbe fatto
Some of us wanted but none of us would
Ascolta le parole di avvertimento
Listen to words of warning
Ma nelle notti più buie
But on the darkest of nights
Nessuno sapeva come combattere
Nobody knew how to fight
E siamo stati presi nel nostro sonno
And we were caught in our sleep
Scusa Cassandra non ci credevo
Sorry Cassandra I didn’t believe
Hai davvero avuto il potere
You really had the power
L’ho visto solo come sogni che avresti intrecciato
I only saw it as dreams you would weave
Fino all’ultima ora
Until the final hour
Mi dispiace Cassandra
I’m sorry Cassandra
Mi dispiace Cassandra
I’m sorry Cassandra
Mi dispiace Cassandra
I’m sorry Cassandra
Mi dispiace Cassandra
I’m sorry Cassandra
(Fonte: Musixmatch)

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La perpetua – 12

puntata precedente

La prima vera rivelazione

Le relazioni tra gli ordini sono sempre un po’ tese, ma accettabili. La diversificazione dei compiti, attuata per secoli dalla Chiesa, ne garantisce prosperità e continuazione.

Il figlio ha fatto altra strada, è ormai a capo di un gruppo che cura le comunicazioni tra i molteplici ordini, tra i paesi, tra i metodi, tra le frustrazioni. Tuttavia non ha accesso ad una serie di informazioni delicate, gli è consentito sapere solo quanto basta. L’impegno di mediazione tra le parti è sempre un po’ monco, in mancanza dei retroscena fondamentali. Non importa.

Mamma si fa viva, è il momento giusto.
Non lo lascia parlare, gli annuncia la prima sciagura, una sciagura che, verificandosi, gli costerà la retrocessione fino al ritorno in canonica.
Ci sarà un feroce scontro tra domenicani e gesuiti: sette morti e quindici feriti.

Crederle? Non crederle?

continua

Daniele Vit – Non ti credo più
Non ti credo più
e va bene così
ho provato a ritornare
ma il fango addosso ancore ce l’ho
Non ti credo più
e forse è meglio così
se il destino vuole questo
non vuole un compromesso
ma sei..quello che io vorrei Rit:
Non ti credo più
corri lontana da me
ho provato a non pensare
a raffreddare il fuoco che è in me
non ti credo più
e non resisto così
ma quel vento del mattino
mi porta il tuo profumo
perchè
non ti credo più
forse ho sbagliato così
se ti perdo ci sto male
si soffre per amore
sei tu
ora non ci sei più
Rit:
Non ti credo più
corri lontana da me
ho provato a non pensare
a raffreddare il fuoco che è in me
non ti credo più
e soffrirò senza te
ma non riesco a non pensare
non riesco a non odiarti
non riesco e tu non mi fermerai
e soltanto un errore pensariti per me
è soltanto un errore pensarmi per te
solo un attimo e sarai lontata
ma ora no
Rit:
Non ti credo più
corri lontana da me
ho provato a non pensare
a raffreddare il fuoco che è in me
non ti credo più
e soffrirò senza te
ma non riesco a non pensare
non riesco a non odiarti
non riesco e tu non mi fermerai
non ti credo più…
(fonte Wikitesti)

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La perpetua – 11

puntata precedente

Il disegno

Far litigare, dividere, frazionare.

Sta pensando a uno scisma.

Rafforzare le ambizioni di ordini minori, minare il potere di quelli al comando, mescolare le carte in tavola facendo scontrare più settori su una stessa gestione, aizzare le suore, rendere la lingua comune accessibile a pochi, babelizzare. Un disegno mastodontico. Bellissimo.

continua…

Il mondo si divide · Brunori Sas
Il mondo si divide fra chi pensa che i violenti
Debbano essere trattati con violenza
E chi pensa che con la violenza invece non si ottenga
Nient’altro che violenza
Ci sono certi giorni in cui penso che sia giusto fare bene
A prescindere dal male che mi torna
E ci sono i giorni in cui vorrei strozzare
Anche mia mamma
Ma c’è un universo solo
Che unisce il cielo e il mare
E stanotte io voglio solo respirare
Con l’acqua fino al collo
E gli occhi dritti al cielo
Io stanotte voglio stare un po’ leggero
Il mondo si divide fra chi pensa che i falliti
Debbano essere trattati come tali
E chi pensa che rialzarsi bene dopo una caduta
Sia il meglio della vita
Ci sono certi giorni in cui vorrei alzare anch’io
La Coppa Dei Campioni
E poi ci sono i giorni in cui mi sento veramente
il peggiore dei coglioni
Ma c’è un universo solo
Che unisce il cielo e il mare
E stanotte io voglio solo respirare
Con l’acqua fino al collo
E gli occhi dritti al cielo
Io stanotte voglio stare un po’ leggero
Con l’acqua fino al collo
E gli occhi dritti al cielo
Io stanotte voglio starmene sereno
Superficiale a volte non è male
Anzi spesso è così bello
Ridere del mio cervello
C’è un universo solo
Che unisce il cielo e il mare
E io stanotte voglio solo respirare
Dividere le cose
È un gioco della mente
Il mondo si divide inutilmente
Il mondo si divide inutilmente

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La perpetua – 10

(Immagine ID 84648168 © Voyagerix
| Dreamstime.com)
puntata precedente

Una rivelazione innocente

– Mamma! Che ci fai qui?

– Passavo.

– Qui non passa nessuno se non autorizzato!

– Ho l’autorizzazione, guarda, firma e sigillo, ti basta?

– Che vuoi?

– Devo confessarti una cosa.

– Io non ti confesso.

– Tu non ti puoi astenere dal farlo, su da bravo, ci mettiamo qui e ti racconto un paio di cosette.

– Non ti sento, non ti sento, bla bla bla bla, non ti sento…

– Senti invece, visto che ad andare in paradiso non ci tieni, lo abbiamo assodato la volta scorsa, ti parlerò dell’inferno.

– E che c’entra l’inferno?

– Figlio degenere, la mamma è così perché qualcuno laggiù se ne è incapricciato.

– No…

– Sì.

– No…

– Ho detto di sì e adesso ti dico anche che la campana rosa, i tarantolati, l’esorcista fessacchiotto e la sparizione della cuoca sono opera mia.

– Ma mamma!

– Anche la carriera che hai fatto è opera mia. Ti piace?

– Un sacco!

– Ecco, questa è la mia prima rivelazione, adesso vado.

– Mamma!

– Arrivederci figlio.

Ce l’avrebbe fatta, il figlio sarebbe riuscito a tenersi questa cosa per sé. Lo spauracchio della pazzia e lo spettro di Cassandra aleggiavano sulla sua persona, non avrebbe raccontato a nessuno una storia così, per l’appunto, incredibile.

continua…

Sara Lyn performs Tribal Fusion Belly Dance in FISSION

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Story-Lenny 9

Ringrazio (in ordine di apparizione) brunonavoni, Yleniaely, andream2016, Ettore Massarese (fu Franz), raccoltaedifferenziata, Nonna Pitilla, Marco, Sara Provasi, Adriano, Alidada, eleonorabergonti!!!

I materiali sono tutti in fondo. Buon divertimento!


Lenny, entra…

La porta si apre piano. La figura nota entra. Tituba sull’uscio. Lo sguardo a girovagar per la stanza e poi a un tratto fisso, serio. Mi punta.

– Lenny, entra…

Ma sei pazza? Non son pronto! Guardare il mio antagonist… personaggio appropriarsi dello spazio? Non Guardo! Non sento! Non parlo!

– Vieni Lenny, ho riordinato. Non volevo tu vedessi tutto sottosopra. Accomodati. Vuoi qualcosa da bere? Sistemo la roba della palestra e l’asciugamano bagnato dalla doccia. È un attimo.

Na na na na na na na na na…

– Fai come fossi a casa tua. Sai, pensavo, se preparassi una pasta al volo? Non grandi quantità, non vorrei ci appesantisse. O preferisci un filetto con della verdura fresca? Io lo voglio al sangue, ma se ti piace ben cotto basta tu lo dica, lo metto su prima del mio. Fammi una cortesia, apri la bottiglia che c’è in cucina e, tanto lo vedi, travasa il vino nel decanter.

Non sento non sento non sento non sento non sento!

– Io vado in camera a cambiarmi. Trovarti fuori dalla palestra è stata una vera sorpresa, ma ora dammi il tempo per una veloce restaurata.

Non vedo non vedo non vedo non vedo non vedo!

– (Maledette etichette) ho comprato un intimo stepitoso ieri, era in saldo… ah, la tovaglia è nel primo cassetto a destra, anzi, le tovaglie, ecco, non quella natalizia, ti prego. Ti ho mai raccontato di come mi sia entrata in casa quella natalizia? Era stesa al piano di sopra e con il temporale è planata sul balcone. Quando sono salita per restituirla gli inquilini erano scappati avvisati di una probabile incursione notturna dei Carabinieri. Hai capito che roba? Roba da matti! Avevo sulla testa dei pregiudicati e non mi ero accorta di niente. Ok, avevano frequentazioni un po’ sopra le righe, ma sai com’è in condominio, se inizi a fare le pulci agli altri non vivi più, il gioco diventa al massacro. Comunque, la tovaglia è molto bella e me la sono tenuta. Lenny? Ah, sì, vanno bene anche quei piatti. I bicchieri fai tu… hai deciso cosa vuoi mangiare? Guarda, sono quasi pronta. Giusto un po’ di trucco.

(Non parlo non parlo non parlo non parlo!) (No!)

Cara ha finito di sculettare per entrare nel tubino da matrimonio altrui. Sta calzando un paio di scarpe con un tacco che non le ho mai visto portare ed è contemporaneamente alle prese con lo spazzolino del mascara. Qualche colpetto a memoria, lo specchio a controllare ed è la volta del rossetto.

Mai vista così…

E che cazzo!

BU!!!

– Eccomi, ci sono, sono pronta Lenny. Lenny? Lenny??? Dove sei Lenny? (stronzo…)

Se Cara abbassa lo sguardo scoprirà che Lenny non è scappato… forse un po’ troppe apparizioni a sorpresa l’hanno messo KO. Qui ci vogliono i sali per farlo rinvenire… qualcuno li ha?

eleonorabergonti (6/12/2021)

LETTORE A

Io credo che a Lenny piaccia scherzare e poi vuole capire fino a che punto Cara desidera la sua presenza. Da qualche parte c’è di sicuro, basta saperlo cercare. Chissà se addosso ha un profumo che lo contraddistingue (sarebbe sensuale se fosse così)… di certo la sensualità di lui sarebbe un bel piacere per Cara.

Alidada (7/1/2021)


STORY-LENNY è un gioco di trame. Ecco qualche informazione in più QUI.

Si può giocare in diversi modi:

  1. Contributi interni alla singola puntata (comunque autoconclusiva);
  2. contributi di stravolgimento della trama complessiva;
  3. contributi esterni a piacere.

Per chi vuol cercare il pelo nell’uovo ammetto che sì, camuffate vi sono alcune pubblicità occulte… trovatele se ne siete capaci!
Ricordo mestamente che a chi tocca non si ingrugna e che i botta e risposta sono leciti, anzi sono i benvenuti.
Da oggi è possibile attaccare trame a quelle altrui! Anche nelle puntate precedenti.

Poi ci sono i super supporti HARD e DIVERSAMENTEHARD alla trama, i divertenti Extra-Lenny 1, Extra-Lenny 2 e Extra-Lenny 4 e Extra-Lenny 5 di Andream2016 e l’Extra-Lenny 3 di Sara Provasi – (Grazie!)


RIEPILOGO AGGIORNATO DEL CAPITOLO

  1. Cara porta Lenny a casa. Il Narratore, non è pronto ad affrontarne la presenza in carne e ossa.
  2. Cara va a cambiarsi e intando dà a Lenny indicazioni per apparecchiare: mangeranno insieme e lì.
  3. Il Narratore non vuole guardare, ma non l’ha mai vista vestita da sera e decide d’ntervenire spaventando Lenny.
  4. Quando Cara torna pronta per la cena, Lenny è scappato.
  5. Se Cara abbassasse lo sguardo lo troverebbe per terra svenuto…
  6. Il Lettore A dice che Lenny vuole in realtà testare quanto la sua presenza sia gradita a Cara, giocando di assenza… e se avesse un profumo che lo distinguesse?
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La perpetua – 9

(immagine da qui)
puntata precedente

L’antagonista

– Non un uomo da sedurre, ma una donna dovevano ingaggiare. L’ho detto più di una volta, adesso l’hanno capita.

– Ingaggiare una donna per cosa?

– Per eliminarti, batterti, umiliarti.

– Saresti tu quella donna?

– Sì, togli il condizionale deliziosa sorella, sono io la donna che farà ciò che ti ho appena detto.

La perpetua guarda indifferente la suora anziana. Quest’ultima alza il mento, gonfia il petto e allarga le spalle, ha un’aria familiare. Ma certo: è lei! L’anatra germana all’arancia! La moderna dea dei penati, la custode del sacro spirito del focolare, il volto più noto della cucina sana santa e genuina.

– Hanno sguinzagliato le suffragette vedo e ti trovo particolarmente in salute, parlar di cibo fa ingrassare come il profumo che emana?

– Ridicola donnetta piena di tentazioni e perdizioni, tu non sai, tu davvero non sai niente degli uomini, io so di loro, io preparo per loro i piatti migliori, io, seppur votata, so cosa vogliono. Una come te la desiderano per dieci minuti, una come me la vogliono per sempre, ma non mi avranno mai, è questa la mia forza e con questa ti annienterò, razza di meretrice senza spina dorsale!

Le ricordava davvero un’anatra starnazzante. Quello divenne.

Non si sfida la perpetua.

continua…

BellyActing “O’ Sarracino” – ( Part 4 ) Rivali in Amore – Canzone: Margarita – Da un’idea di Sheeva e Katiuscia Galeassi, qui.

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La perpetua – 8

(immagine da qui)
puntata precedente

La parente

Una parente in visita. La perpetua si aggira tra le stanze cercando il parente da visitare. Trova Don Piero. Visita così Don Piero.

Non che lui sia un parente, ma la donna è talmente credibile, talmente allegra e gioviale, che l’omino finisce per crederle. Lo circonda di aneddoti esilaranti e lirici, la sua spensieratezza è contagiosa e l’esorcista non riconosce in lei la causa dei malefici. Inizia a pensare al suo lavoro con sereno distacco, la leggerezza lo seduce e dimentica perché lui sia lì. È così piacevole questa compagnia inaspettata che sarebbe un peccato mortale privarsene subito.

L’esorcista sorride e sorride, ride e ride, è allegro e allegro. Saltella lungo i corridoi, inventa faccette buffe, si riempie di smorfiette per accompagnare i racconti della perpetua, strizza l’occhio, ammicca, s’improvvisa pagliaccio, gonfia le gote, si manipola il naso, sfarfalla le orecchie. Farebbe qualunque cosa affinché quegli istanti diventassero eterni.

La sua richiesta è accolta. Da smorfie e faccine non si libererà mai più.

Con una tale presentazione anche la lugubre attendibilità professionale è minata, può solo ambire al ruolo di animatore in oratorio. La signora si ritiene soddisfatta.

continua…

LUCIANO PAVAROTTIPagliacci: Atto I. “Recitar! Mentre preso dal delirio” (Canio) – Testo di Ruggero Leoncavallo

Recitar! Mentre preso dal delirio,
non so più quel che dico e quel che faccio!
Eppur è d’uopo… sforzati!
Bah! sei tu forse un uom?
Tu se’ Pagliaccio!

Vesti la giubba e la faccia infarina.
La gente paga, e rider vuole qua.
E se Arlecchin t’invola Colombina,
ridi, Pagliaccio… e ognun applaudirà!
Tramuta in lazzi lo spasmo ed il pianto;
in una smorfia il singhiozzo e ‘l dolor…
Ridi, Pagliaccio, sul tuo amore infranto!
Ridi del duol che t’avvelena il cor!

Compositori: Ruggero Leoncavallo
Testo di Pagliacci: Atto I. “Recitar! Mentre preso dal delirio” (Canio) © Chappell Recorded Music Library, Palace Music Co. Ltd., Naxos Ltd., Tcf Music Publishing Inc, Sesame Street Inc., Australian Music Examinations Board Ltd

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La perpetua – 7

(immagine presa qui)
puntata precedente

L’esorcista

Don Piero è un uomo minuto, avvezzo a tutto. È stato convocato al termine di una riunione importante. Si ricorre sempre di malavoglia a lui, ma a mali estremi, l’estremo rimedio.

Don Piero è esorcista. Tenuto lontano dagli occhi, lontano dal cuore, in solitudine e grazia, in mestizia e dedizione, in disgrazia e perdizione, è la spina nel fianco di mamma Chiesa, e duole.

L’omino giunge a Roma in pandino, gli assegnano una stanzetta sobria e l’uso di una palestra sita in un sotterraneo. Sorseggiando una birra trappista passa in rassegna le descrizioni tecniche. Sorseggiando una birra trappista incontra uno a uno i vescovi tarantolati. Soreggiando una birra trappista si rende conto che tra le farneticazioni di ciascuno compare una donna che morde la lingua. Affiorano una quantità di altri elementi, sorseggiando una birra trappista, ma inerenti le fantasie erotiche dei dodici. Studia i casi, sorseggiando una birra trappista e pensa all’esorcismo apposito (sorseggiando una birra trappista). Finalmente ebbro, fantastica sulla responsabile.

La perpetua si prepara all’appuntamento con cura, l’omino la stuzzica.

continua…

Annibale – Liberami

Liberami, ti prego liberami
Dal tormento e dalle paure
Liberami dalla notte
Che ci inghiotte
E non ci fa dormire
Liberami da ogni vincolo
Che ci distrugge
E non ci fa campare
Lascia la luce accesa
Sto imparando a camminare

Tu puoi non andare
Non lasciarti avvolgere
Ti prego, resta qui
Non scappare per favore
Libero da tutto ciò
Che non fa vivere e dalle incertezze
Libero dalla paura di poter fallire

Liberi, ci confondiamo
Tra la gente che sa dormire
Muti, ci consoliamo
Nascosti a letto da chi non vuol capire
Liberami dalle ingiustizie
Che a volte non so accettare
Nudi noi ci godiamo
La solitudine del nostro amore

Tu puoi non andare
Non lasciarti avvolgere
Ti prego, resta qui
Non scappare per favore
Libero da tutto ciò
Che non fa vivere e dalle incertezze
Libero dalla paura di poter fallire

Tu puoi non andare
Non lasciarti avvolgere
Ti prego, resta qui
Non scappare per favore
Libero da tutto ciò
Che non fa vivere e dalle incertezze
Libero dalla paura di poter fallire
Niccolo Annibale

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La perpetua – 6

puntata precedente

Diversivi

La perpetua si è inventata un giochetto.

Nell’arco di un mese sono stati dodici i vescovi tarantolati, con dovizia di sintomatologia. La contingenza è stata notata dai centri dirigenziali, poiché vistosa e ingombrante quanto la somiglianza somatica tra un parroco e la figliolanza delle devote. Dal globo accorrono neuropsichiatri, tossicologi e antropologi.

Vige sui casi la massima segretezza e discrezione. Nessuno riesce a spiegarsi il fatto, le coincidenze. A mancare è il senso.

Hanno tutti e dodici la lingua pizzicata. Per vero, ne manca un lembo a ciascuno. I colpiti sono stati sottoposti a innumerevoli indagini mediche, lasciando il tutto irrisolto. Frustrata, la scienza si gira e guarda altrove.

Un’unica salvifica luce appare e, forte della tradizione, illumina il super uomo in grado di fermare l’epidemia.

continua…

TARANTA – Canzoniere Grecanico Salentino – (testo: M. Durante / musica: L. Einaudi, M. Durante)
io tegnu nu tormentu intra lu piettu
ca me consuma e nu se ferma mai
me tremula la terra sutta li peti
nu c’è mai fine pe lu miu cadire
quiddhu ca mangiu nu tene sapore
pe mie nu c’è chiui luce ne culore
la gente sapia comu t’i curare
ci lu tou male se chiama’ taranta
e osce ca li tempi hannu cangiati
ci è ca po sentire lu miu dulore
e ci me porta l’acqua pe sanare
a ci chiedu la grazia pe guarire
nu sacciu ci è taranta ca me tene
ma nu me lassa e me face mpaccire
ci è taranta nu me abbandunare
ci balli sulu nu te puei curare
ci e’ taranta lassala ballare
ci e’ malencunia cacciala fore
[ita] io tengo un tormento dentro il petto che mi consuma e non si ferma mai mi trema la terra sotto i piedi non c’è mai fine per il mio cadere quello che mangio non ha sapore per me non c’è più luce né colore la gente sapeva come dovevi curarti se il tuo male si chiamava taranta e oggi che i tempi son cambiati chi è che può sentire il mio dolore e chi mi porta l’acqua per sanare a chi chiedo la grazia per guarire non so se è taranta che mi tiene ma non mi lascia e mi fa impazzire se è taranta non mi abbandonare se balli solo non ti puoi curare se è taranta lasciala ballare se è malinconia cacciala fuori

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La perpetua – 5

Dante e Beatrice contemplano l’Empireo (Paradiso – Canto trentunesimo), incisione di Gustave Doré. (immagine da qui)
puntata precedente

Manifesto programmatico

– Mamma? S-sei tu?

– Sì, razza di degenere.

– Ma sei morta!

– Ti piacerebbe…

– Sei un fantasma, un’allucinazione, sei così bella e giovane, non sto bene (deve esserci in giro il virus della campana). Tu non esisti! Io non sto bene!

– Abituati all’idea.

– Quale?

– Quella di non star bene. Vedi figlio, io attraverso te avviserò il mondo circa le mie intenzioni, tu sei la mia Cassandra, griderai ciò che accadrà e nessuno ti darà ascolto, quindi, abituati al prezioso stato di eletto incompreso, beffeggiato, malato e visionario. Se non impazzisci davvero forse un posticino in paradiso te lo guadagni.

– È questo il modo per conquistare il Paradiso?

– Sì, che c’è, non ti sta bene? Non è che proprio te lo debba scegliere tu il sistema.

– Essere creduto pazzo no!

– Be’, è l’iter che ti è concesso, non ti piace?

– No!

– Ah! Hai la possibilità di avere la strada spianata e rifiuti?

– Sono tutte bugie, tutte bugie, non è così che mi conquisterò il Paradiso, tu menti, come hai sempre fatto e mi vuoi vedere soffrire, come hai sempre fatto. Ti inventi le cose e pretendi ch’io le creda!

– Capisco, il paradiso non ti interessa…

– Vattene mamma, vattene dalla mia mente!

– Arrivederci caro.

Cuore di mamma. Ma sì, che si ribelli all’ovvio, che mastichi qualche certezza mentre il destino si compie. Il destino di un grande comunicatore che il Vaticano presto chiama a sé per farne stratega delle campagne più altisonanti.

E mamma osserva.

continua…

Depeche Mode – Heaven
A volte scivolo via
Sometimes I slide away

Silenziosamente
Silently

Mi perdo lentamente
I slowly lose myself

Ancora ed ancora
Over and over
Trova conforto nella mia pelle
Take comfort in my skin

Infinitamente
Endlessly

Arrenditi alla mia volontà
Surrender to my will

Per sempre
Forever and ever
Mi dissolvo nella fiducia
I dissolve in trust

Canterò con gioia
I will sing with joy

Finirò polvere
I will end up dust

sono in paradiso
I’m in heaven
Sto in raggi d’oro
I stand in golden rays

Radiosamente
Radiantly

Brucio un fuoco d’amore
I burn a fire of love

Ancora ed ancora
Over and over
Riflettono una luce infinita
Reflecting endless light

Inesorabilmente
Relentlessly

Ho abbracciato la fiamma
I have embraced the flame

Per sempre
Forever and ever
Urlerò La Parola
I will scream The Word

Salta nel vuoto
Jump into the void

Guiderò il mondo
I will guide the world

Fino al paradiso
Up to heaven

(Fonte: LyricFind – traduzione by Google)

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La perpetua – 4

Campana dei Caduti, Rovereto – foto di Paolo Aldi (immagine da qui)
puntata precedente

La campana

Uno sfizio alla volta.

Si inizia dalla campana.

Cos’è una campana se non l’apostrofo rosa tra la chiesa che chiama e i credenti che accorrono? La campana ora è rosa.

Il paese tutto la guarda incredulo e annichilito. Cerca scritte, messaggi, qualunque cosa possa ricondurre l’evento a gesti di giovani scriteriati, ma nulla. Con il passare delle ore compaiono sulla sua superficie segni di morbillo. Chi si avvicina lo fa con tute sterili, e maschere. Si prelevano campioni di sostanza. Li si analizza nella vicina clinica. Le macchie prendono sempre più forma: sono gigantesche pustole, sempre più grosse. Lo stato di allerta è indetto. La campana è zona rossa, messa sotto un’altra campana atta a contenerne eventuali agenti contaminanti. Le pustole esplodono e con loro la campana rosa scompare. Ciò che ne rimane viene trattato alla stregua dei peggiori scarti tossici, ma con dolore. Una giornata di lutto è proclamata.

Il campanile senza lingua è muto, perché la lingua del campanile ha toccato il corpo della perpetua. E lei se l’è mangiata. Può.

continua…

Hells Bells – AC/DC
Sto rotolando tuono, pioggia battente
I’m rolling thunder, pouring rain

Sto arrivando come un uragano
I’m coming on like a hurricane

I miei fulmini stanno lampeggiando nel cielo
My lightning’s flashing across the sky

Sei solo giovane, ma morirai
You’re only young, but you’re gonna die

Non prenderò prigionieri, non risparmierò vite
I won’t take no prisoners, won’t spare no lives

Nessuno sta litigando
Nobody’s putting up a fight

Ho la mia campana, ti porterò all’inferno
I got my bell, I’m gonna take you to hell

Ti prenderò, Satana ti prenderò
I’m gonna get ya, Satan get ya
Campane dell’inferno
Hells bells

Campane infernali, mi fai suonare
Hells bells, you got me ringing

Hells bells, la mia temperatura è alta
Hells bells, my temperature’s high

Campane dell’inferno
Hells bells
Ti darò sensazioni nere su e giù per la schiena
I’ll give you black sensations up and down your spine

Se ti piace il male, sei un mio amico
If you’re into evil, you’re a friend of mine

Guarda la luce bianca lampeggiare mentre divido la notte
See the white light flashing as I split the night

Perché se il buono è a sinistra, io rimango a destra
Cos if good’s on the left then I’m sticking to the right

Non prenderò prigionieri, non risparmierò vite
I won’t take no prisoners, won’t spare no lives

Nessuno sta litigando
Nobody’s puttin’ up a fight

Ho la mia campana, ti porterò all’inferno
I got my bell, I’m gonna take you to hell

Ti prenderò, Satana ti prenderò
I’m gonna get ya, Satan get ya
Campane dell’inferno
Hells bells

Campane infernali, mi fai suonare
Hells bells, you got me ringing

Hells bells, la mia temperatura è alta
Hells bells, my temperature’s high

Campane dell’inferno
Hells bells
Hells bells, Satana sta venendo da te
Hells bells, Satan’s coming to you

Campane infernali, le sta suonando adesso
Hells bells, he’s ringing them now

Quelle campane dell’inferno, la temperatura è alta
Those hells bells, the temperature’s high

Campane dell’inferno, attraverso il cielo
Hells bells, across the sky

Hells Bells, ti stanno abbattendo
Hells bells, they’re taking you down

Hells Bells, ti stanno trascinando giù
Hells bells, they’re dragging you down

Hells Bells, spaccheremo la notte
Hells bells, gonna split the night

Hells Bells, non c’è modo di combattere
Hells bells, there’s no way to fight
Campane dell’inferno
Hells bells

(Fonte: Musixmatch traduzione by Google)

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La perpetua – 3

Edvard Munch – Vampire (1895) – olio su tela – Museo Munch Oslo. (da qui)
puntata precedente

Amante disperato

“Inarrivabile Creatura,

non posso più amarti così. L’estasi, l’incanto, il male. Sei maledizione, dipendenza, soffio affilato che sussurra ‘ucciditi’. Ebbene, se è l’unico modo per dimostrarti Amore, lo farò. Questa scelta è il segno di quanto io sia debole per amore e di quanto tu sia forte del mio amore.

Addio”

Il corpo trovato sul marciapiede a contorno di un palazzo di quindici piani, non è l’unico sulla coscienza della donna. Ma lei è leggera e famelica, ha una lunga lista di uomini un tempo feroci, soddisfazioni sottili da togliersi come schegge di legno dalle dita. È che ora ne ha noia, necessita d’altro per dilettarsi i giorni.

Amanti disperati, da vecchia, non ne aveva mai avuti. Da giovane nemmeno, poiché sgraziata e acida, ma frequentando la parrocchia rendendo servigi in cambio di favori, un marito se l’era procurato, figliando. Un pargolo va intessuto fin da subito d’ambizioni materne, la sua utilità è nel riscattare una madre. Una madre con un forte senso di rivincita nei confronti della Chiesa: nata donna, non avrebbe mai potuto scalarne le vette.

continua…

BRUNO MARS – Grenade
Facile vieni, facile vai, è così che vivi, oh
Easy come, easy go, that’s just how you live, oh

Prendi, prendi, prendi tutto, ma non dai mai
Take, take, take it all, but you never give

Avrei dovuto sapere che eri un problema dal primo bacio
Should have known you was trouble from the first kiss

Avevi gli occhi spalancati
Had your eyes wide open

Perché erano aperti?
Why were they open?

(Ooh)
(Ooh)
Ti ho dato tutto quello che avevo e l’hai gettato nella spazzatura
Gave you all I had and you tossed it in the trash

L’hai gettato nella spazzatura, l’hai fatto
You tossed it in the trash, you did

Darmi tutto il tuo amore è tutto ciò che chiedo
To give me all your love is all I ever ask

Perché quello che non capisci è
‘Cause what you don’t understand is
Prenderei una granata per te (yeah, yeah, yeah)
I’d catch a grenade for ya (yeah, yeah, yeah)

Getta la mia mano su una lama per te (yeah, yeah, yeah)
Throw my hand on a blade for ya (yeah, yeah, yeah)

Salterei davanti a un treno per te (yeah, yeah, yeah)
I’d jump in front of a train for ya (yeah, yeah, yeah)

Sai che farei qualsiasi cosa per te (yeah, yeah, yeah)
You know I’d do anything for ya (yeah, yeah, yeah)
Oh, oh, dovrei affrontare tutto questo dolore
Oh, oh, I would go through all this pain

Prendi un proiettile dritto nel mio cervello
Take a bullet straight through my brain

Sì, morirei per te, piccola
Yes, I would die for ya, baby

Ma non farai lo stesso
But you won’t do the same
No, no, no, no
No, no, no, no
Nero, nero, nero e blu
Black, black, black and blue

Picchiami finché non sono insensibile
Beat me ‘til I’m numb

Di ‘al diavolo che ho detto “Ehi” quando torni da dove vieni
Tell the devil I said “Hey” when you get back to where you’re from

Donna pazza, donna cattiva
Mad woman, bad woman

È proprio quello che sei
That’s just what you are

Sì, mi sorriderai in faccia e poi strapperai i freni alla mia macchina
Yeah, you’ll smile in my face then rip the brakes out my car
Ti ho dato tutto quello che avevo e l’hai gettato nella spazzatura
Gave you all I had and you tossed it in the trash

L’hai gettato nella spazzatura, sì, l’hai fatto
You tossed it in the trash, yes you did

Darmi tutto il tuo amore è tutto ciò che chiedo
To give me all your love is all I ever ask

Perché quello che non capisci è
‘Cause what you don’t understand is
Prenderei una granata per te (yeah, yeah, yeah)
I’d catch a grenade for ya (yeah, yeah, yeah)

Getta la mia mano su una lama per te (yeah, yeah, yeah)
Throw my hand on a blade for ya (yeah, yeah, yeah)

Salterei davanti a un treno per te (yeah, yeah, yeah)
I’d jump in front of a train for ya (yeah, yeah, yeah)

Sai che farei qualsiasi cosa per te (yeah, yeah, yeah)
You know I’d do anything for ya (yeah, yeah, yeah)
Oh oh, passerei attraverso tutto questo dolore
Oh oh, I would go through all this pain

Prendi un proiettile dritto nel mio cervello
Take a bullet straight through my brain

Sì, morirei per te, piccola
Yes, I would die for ya, baby

Ma non farai lo stesso
But you won’t do the same
Se il mio corpo fosse in fiamme
If my body was on fire

Ooh, mi guarderesti bruciare tra le fiamme
Ooh, you’d watch me burn down in flames

Hai detto che mi amavi, sei una bugiarda
You said you loved me, you’re a liar

Perché non l’hai mai, mai, mai fatto, piccola
‘Cause you never, ever, ever did, baby
Ma tesoro, prenderei comunque una granata per te (yeah, yeah, yeah)
But darling, I’d still catch a grenade for ya (yeah, yeah, yeah)

Getta la mia mano su una lama per te (yeah, yeah, yeah)
Throw my hand on a blade for ya (yeah, yeah, yeah)

Salterei davanti a un treno per te (yeah, yeah, yeah)
I’d jump in front of a train for ya (yeah, yeah, yeah)

Sai che farei qualsiasi cosa per te (yeah, yeah, yeah)
You know I’d do anything for ya (yeah, yeah, yeah)
Oh oh, passerei attraverso tutto questo dolore
Oh oh, I would go through all this pain

Prendi un proiettile dritto nel mio cervello
Take a bullet straight through my brain

Sì, morirei per te, piccola
Yes, I would die for ya, baby

Ma non farai lo stesso
But you won’t do the same

No, non farai lo stesso
No, you won’t do the same

Non faresti lo stesso
You wouldn’t do the same

Ooh, non faresti mai lo stesso
Ooh, you’d never do the same

No, no, no, no oh
No, no, no, no oh
(Fonte: LyricFindtraduzione by Google)
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La perpetua – 2

Copertina dell’Album Belladonna of Sadness di Nick Cause (immagine da qui)
puntata precedente

Dal vocabolario il destino

Perpetua: che dura sempre, che è destinata a non finire mai: dannazione, felicità perpetua.
Così canta un vocabolario di grido.

Nel suo nome il suo destino.

Il diavolo le ridà corpo. Meraviglioso. La vuole felice, in eterno. La vuole dannatrice dei miseri, dei subdoli, degli eroi. La vuole magnifica e vincente, perché ha preso il suo arido cuore. Perché è capricciosa e cattiva. Come solo una vecchia può essere.

La vecchia ha ora il più conturbante degli aspetti, con la capacità di parlare tutte le lingue e di mangiarsi tutte le lingue che toccheranno il suo giovane corpo. Una mantide intelligente e senza la voglia di procreare, delusa dal figlio avuto.

continua…

Nick Cause – Belladonna of Sadness
Lei è Belladonna
She’s Belladonna

Il diavolo è su di lei
The Devil’s on her

Io vengo dalle nuvole e lei è
I’m from the clouds and she’s

Dalla California
From California
Hollywood è in lei
Hollywood’s in her

Un peccatore locale
A local Sinner

Viola i suoi capelli tutti i giorni
Purple her hair everyday

Diventa più magra
She grows thinner
Belladonna è così sola
Belladonna is so lonely

In un angolo sempre triste
In a corner always sad

Perdersi quando si è in pole
Getting lost when on the pole

Il suo liquore è duro, i suoi uomini sono cattivi
Her liquor hard, her men are bad

Li cattura con tristezza
She captures them in Sadness

E porta via la loro anima
And takes away their soul

Dà loro una notte solitaria
Gives them a lonely night

Per trovare l’amore dentro un buco
To find love inside a hole
Oh mia Bella
Oh my Bella

Sono il tuo venditore
I’m your seller

Conservando il tuo sangue nel mio
Storing your blood in my

Neat Wine Cellar
Neat Wine Cellar
Indossa il rosso, oh mio
She’s wearing red oh my

Sembra stellare
She looks stellar

La pelle morbida del suo corpo lo è
Her body’s soft skin is

Immerso nella Nutella
Dipped in Nutella
Belladonna è così sola
Belladonna is so lonely

In un angolo sempre triste
In a corner always sad

Perdersi quando si è in pole
Getting lost when on the pole

Il suo liquore è duro, i suoi uomini sono cattivi
Her liquor hard, her men are bad

Li cattura con tristezza
She captures them in Sadness

E porta via la loro anima
And takes away their soul

Dà loro una notte solitaria
Gives them a lonely night

Per trovare l’amore dentro un buco
To find love inside a hole.
(traduzione by Google)
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Story-Lenny 8

Ringrazio (in ordine di apparizione) brunonavoni, Yleniaely, andream2016, Ettore Massarese (fu Franz), raccoltaedifferenziata, Nonna Pitilla, Marco, Sara Provasi, Adriano, Alidada, eleonorabergonti!!!

I materiali sono tutti in fondo. Buon divertimento!


Lenny, ciao.

La porta si apre piano. Dal pianerottolo si diffonde la voce nota: “Lenny, ciao. E grazie per lo zaino!”. La porta si chiude in autonomia.

Cara entra con in spalle un voluminoso zaino fluorescente. Lo lascia piombare a terra senza preoccuparsi dell’accasciamento in orizzontale. Qualche occhiata furtiva alla stanza, apertura delle finestre per cambiare l’aria. Espressione beata. Sorriso stampato. Sta bene. È felice. La vacanza le dona. È bella. Più bella.

Come è bella…

Non riesco a parlarle.

Va in bagno. Lascia la porta aperta e vedo. Si lava mani e viso, poi ritorna in sala ancora gocciolante, alza le braccia in alto, si issa sulle punte dei piedi e inizia una danza tutta sua, senza musica. La coreografia è quel che è, ma c’è tanta gioia in quelle movenze, tanta energia.

– Non mi chiedi niente Narratore?

E piroetta come una trottola ubriaca. I capelli fanno ciò che le leggi fisiche permettono loro. Dalla bocca inizia a uscirle un motivetto che non riconosco. Quante cose avrei da chiedere a quelle labbra angeliche, ma non posso interrompere un momento tanto speciale.

– Quanti problemi, ti rispondo lo stesso sai?

E con le mani sui fianchi improvvisa una specie di tarantella, ma non ci giurerei, sono tutti passi così poco distinti. Eppure è ipnotica.

– Chiedi pure, non ho intenzione di mentire.

Adesso le braccia si son messe a vorticare lungo i fianchi accompagnati da un fischio modulato (sa fischiare!). Non è chiaro cosa rappresenti nell’economia della, del, non saprei come definire ciò che vedo, ma qualcosa tutto ciò rappresenterà, no?

– È questa la domanda? Sono solo contenta.

Saltelli, ecco, i saltelli mancavano, a piedi uniti, intorno al divano con l’emissione di scanditi Yek-Yek! E una capriola sul divano. Sul quale rimane immobile a far calmare il fiatone.

– Ti sono mancata?

Sì.

– Anche tu.

Ed il narratore si mise a piangere lacrime vere, non poteva credere che la sua creatura gli si rivoltasse contro.
Era vissuto nella fallace convinzione che tutto ciò che Cara diceva nascondesse un messaggio d’amore per lui. Eh sì, credeva davvero fosse amore ed invece era un calesse. E cosa si fa con un calesse? Ci si monta e si fugge via, lontano lontano … peccato che questo fosse un calesse rotto e senza cavallo, al limite un asino alla soglia della pensione. No no, il Narratore non poteva più sperare di fare un’uscita di scena degna dei film di Holliwood anni ’40. E quindi? Non gli rimaneva che ordinare una pizza a domicilio, di quelle piccantissime che tanto piacevano a Cara e poi rinchiudersi nel frigorifero. Il fresco magari gli avrebbe fatto vedere più chiaro, anche perché un tarlo stava avanzando nel suo cervello … e se fosse Lenny ad essere innamorato di lui?

andream2016 (00:50 – 10/12/2020)

Con questa vena ballerina Cara potrebbe entrare nella scuola di Amici.

Un’altra idea: il Narratore, mentre Cara è nella scuola, viene scelto come tronista (meglio over o trono classico?) ma, non contento, decide di abbandonare il trono ed entra nella casa del Grande Fratello dove diventa il confidente di tutti.

eleonorabergonti (15:30 – 8/12/2020)


STORY-LENNY è un gioco di trame. Ecco qualche informazione in più QUI.

Si può giocare in diversi modi:

  1. Contributi interni alla singola puntata (comunque autoconclusiva);
  2. contributi di stravolgimento della trama complessiva;
  3. contributi esterni a piacere.

Per chi vuol cercare il pelo nell’uovo ammetto che sì, camuffate vi sono alcune pubblicità occulte… trovatele se ne siete capaci!
Ricordo mestamente che a chi tocca non si ingrugna e che i botta e risposta sono leciti, anzi sono i benvenuti.
Da oggi è possibile attaccare trame a quelle altrui! Anche nelle puntate precedenti.

Poi ci sono i super supporti HARD e DIVERSAMENTEHARD alla trama, i divertenti Extra-Lenny 1, Extra-Lenny 2 e Extra-Lenny 4 e Extra-Lenny 5 di Andream2016 e l’Extra-Lenny 3 di Sara Provasi – (Grazie!)


RIEPILOGO AGGIORNATO DEL CAPITOLO

  1. Cara saluta Lenny ed entra in casa dopo una vacanza.
  2. Il Narratore è emozionato e la osserva ballare.
  3. Cara è contenta. Buttandosi sul divano chiede al Narratore se gli sia mancata e ammette che lui le è mancato.
  4. In Narratore si abbatte, una botta di inadeguatezza, cerca una botte di freddo per pensare, ma come un botto ecco un dubbio: e se Lenny fosse innamorato di lui?
  5. Il lettore E propone che Cara vada alla scuola di Amici e il Narratore a fare il tronista, per poi abbandonare il trono e dedicarsi al Grande Fratello.
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Story-Lenny riassunto

AGGIORNATO!

LE PARTI IN GRASSETTO SONO I NUOVI SPUNTI DI TRAMA

Story-Lenny 1
  1. Cara cerca Lenny nel suo appartamento; il Narratore interloquisce dandolo per assente; Cara non gli crede e lo cerca al telefono.
  2. In un altro luogo il personaggio A e il personaggio B discutono; A dice a B di avere incontrato Lenny al ristorante in atteggiamento galante verso un’altra donna; B chiede di Cara e la risposta di A è vaga.
  3. Cara è alle prese con il Narratore deciso a pedinarla nel suo girovagar per casa.
  4. Scocciata, Cara ricorre a uno stratagemma verbale per liberarsi del Narratore.
  5. Appena fuori dall’appartamento Cara si accorge di essere ancora importunata dal Narratore, che cerca di metterla in guardia su Lenny (e non rinuncia ai privilegi del proprio ruolo). Rumor di passi estranei in avvicinamento.
Story-Lenny 2
  1. Il Narratore è ora in casa di Cara.
  2. Battibecco tra i due in cui il Narratore esprime le proprie intenzioni e Cara protesta.
  3. Cara chiama Lenny per uscire a cena, ribadendo le proprie preferenze.
  4. Per trascorrere il tempo prima di uscire, Cara fa dei dispetti al Narratore che prova a convincerla ad essere il personaggio che lui desidera.
  5. Il Narratore la rimbrotta deciso e Cara si adombra, triste, cerca il frigorifero per uscire in qualche modo dallo stato d’animo.
  6. Cara chiede al Narratore di aiutarla a scegliere il cibo e lo chiude dentro il frigorifero.
Story-Lenny 3
  1. Cara è sul pianerottolo con Lenny, accorgendosi che in casa c’è il Narratore, induce Lenny a scappare.
  2. Cara è sconsolata e ha un momento di vero sconforto.
  3. Cara va in bagno per lavarsi la faccia e si accorge di non essere stata seguita.
  4. Dopo un veloce scambio Cara capisce che il bagno è per lei una zona franca.
  5. Cara si addormenta sul divano e sogna i giochetti fatti con Franca in bagno.
Story-Lenny 4
  1. Cara è al telefono con Lenny e gli nega la serata per aiutare la vicina.
  2. Il Narratore si galvanizza all’idea di Cara insieme alla vicina.
  3. Cara, oppositiva, alla fine propone un accordo al Narratore.
  4. Il Narratore preavvisa Cara che presto dovrà descriverla in una scena di sesso e accetta l’accordo.
  5. Cara incastra in casa il Narratore con uno strattagemma letterario ed evita che la segua a casa della vicina.
  6. Il Narratore cambia libro: PER UN BELL’ABITO OLGA PERSE LE PENNE di Alessandra Marcotti.
Story-Lenny 5
  1. Cara entra furtiva in casa con una borsina.
  2. Il Lettore Sincero fa il suo ingresso in scena, autodichiarandosi un cameo (e dalla distrazione facile).
  3. Cara si va chiudere in bagno millantando esercizi di bondage.
  4. Mentre provengono strani rumori dal bagno, il Narratore cerca di aprirsi sinceramente a Cara.
  5. Solo ammettendo di poterla lasciare in pace, ottiene l’attenzione di Cara, che molla la fune per la discesa di Lenny dalla finestra (dopo la consumazione di un rapido amplesso lontano da occhi indiscreti).
  6. Il giorno dopo: il Narratore si arrabbia per l’infantilismo di Cara e se ne va, lasciandola disperata per le condizioni di Lenny e ora sola.
Story-Lenny 6
  1. Il Narratore è in un’altra casa davanti a due che amoreggiano.
  2. Gli manca Cara, ma si sente offeso dal suo atteggiamento.
  3. Il Narratore torna nell’appartamento di Cara e la trova con un altro giovane uomo in felice sintonia giocosa.
  4. Cara ha portato a casa, con il divano nuovo, il commesso.
  5. Il Narratore non condivide e inserisce Lenny a rovinare la festa a Cara, facendolo presentare al citofono.
Story-Lenny 7
  1. Il Narratore cerca di stimolare Cara, demotivata e inerme sul divano.
  2. Cara prende energia e inizia a sfidare il Narratore narrandolo a sua volta.
  3. Cara fa bussare alla porta un ipotetico buco nero in grado di ingoiare il Narratore, che si lascia suggestionare.
  4. Una voce fuori campo allerta sulla probabile fine del Narratore.
  5. Il Lettore A, il Lettore E e Lettore Sincero commentano l’accaduto iterrogandosi su ipotesi.
Story-Lenny 8
  1. Cara saluta Lenny ed entra in casa dopo una vacanza.
  2. Il Narratore è emozionato e la osserva ballare.
  3. Cara è contenta. Buttandosi sul divano chiede al Narratore se gli sia mancata e ammette che lui le è mancato.
  4. In Narratore si abbatte, una botta di inadeguatezza, cerca una botte di freddo per pensare, ma come un botto ecco un dubbio: e se Lenny fosse innamorato di lui?
  5. Il lettore E propone che Cara vada alla scuola di Amici e il Narratore a fare il tronista, per poi abbandonare il trono e dedicarsi al Grande Fratello.
Story-Lenny 9
  1. Cara porta Lenny a casa. Il Narratore, non è pronto ad affrontarne la presenza in carne e ossa.
  2. Cara va a cambiarsi e intando dà a Lenny indicazioni per apparecchiare: mangeranno insieme e lì.
  3. Il Narratore non vuole guardare, ma non l’ha mai vista vestita da sera e decide d’ntervenire spaventando Lenny.
  4. Quando Cara torna pronta per la cena, Lenny è scappato.
  5. Se Cara abbassasse lo sguardo lo troverebbe per terra svenuto…
  6. Il Lettore A dice che Lenny vuole in realtà testare quanto la sua presenza sia gradita a Cara, giocando di assenza… e se avesse un profumo che lo distinguesse?
Story-Lenny 10
  1. Lenny è scappato dalla cena romantica spaventato dal “BU!” del Narratore.
  2. Cara affronta il Narratore e lo vuole fuori dalla sua vita.estita da sera e decide d’ntervenire spaventando Lenny.
  3. Dopo un botta e risposta tra i due, il Narratore se ne va.
  4. Mentre il Lettore M si chiede se esisterà ancora Cara senza Narratore, fa il suo ingresso Hannibal che se lo pappa lasciando Cara libera e bella.
  5. Hannibal minaccia le notti dell’autrice (me, io).
  6. La Voce fuori campo si interroga su come Cara possa, per sopravvivere senza il Narratore, distrarlo in altro. In questo vien utile la metafora di “Wargames”, ma il modo è da pensare…
  7. Il Lettore E ipotizza che il Narratore sia andato a giocare a calcetto con Lenny. Essendo una schiappa e messo in porta, potrebbe essere stato adocchiato per occupare la panchina come portiere dell’Italia agli Europei.
Story-Lenny 11
  1. Dopo la dipartita del Narratore, Cara è finalmente sola in casa e telefona a Lenny; vorrebbe fare sesso al telefono, ma Lenny è incerto, ancora spaventato dall’idea che nell’appartamento di lei ci siano fantasmi.
  2. Quando sembra che Lenny ci stia, la porta del suo appartamento si apre e si chiude sbattendo, interrompendo il momento propizio.
  3. Lenny corre a cercare qualcuno che possa liberargli la casa dalla presenza.
  4. Cara capisce che il Narratore è andato da Lenny.
  5. Il LETTORE E suggerisce che il Narratore volesse partecipare, ma, escluso, abbia voluto far sentire la propria presenza.
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La perpetua

Statuetta campaniforme: Proveniente da Tebe. VII secolo a.C., terracotta, h 39,5 cm, Museo del Louvre. (da qui)

“Le ghirlande! Le ghirlande! Salvate almeno le ghirlande!” Questo è stato l’ultimo grido della perpetua prima che le cadesse la campana in testa.

La campana è stata benedetta. Le ghirlande bruciate, per distruggere l’ultima intenzione della mamma del parroco.

La perpetua. Segreto oggetto del desiderio dell’arcivescovo, adusa al ricatto grazie ai torbidi segreti da confessionale, arrivista spingitrice del figlio tra le braccia di questo o quel prelato. Potente, scomoda. Impossibile da guardare negli occhi.

La campana. Da lì in poi, oggetto di pellegrinaggio per meriti miracolari, portata in processione accomodata su carri, ornata con fiori freschi, accompagnata dai canti festanti dei paesani, mostrata sui confini dei paesi limitrofi in segno di vittoria; unica vera eroina senza macchia e senza paura in un luogo pieno di macchie e piegato alle paure.

Il respiro liberatorio della comunità si fece un sol soffio il giorno in cui il sindaco la benedì laicamente con il lancio di una bottiglia di champagne.

Per amor filiale il parroco stesso celebrò il funerale alla madre, senza lacrime, con un viso rilassato e sereno. I maligni pensarono al sollievo della parola del Signore, niente affatto: un sollievo umano dovuto alla sonante mancanza. Ad ogni modo, coralmente, tutti iniziarono a immaginarla con il fuoco al culo, impegnata in urla isteriche e a dispensar segreti dove già noti.

Donna ambiziosa e disposta a tutto la perpetua.

Il diavolo se ne innamorò.

continua…

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Story-Lenny 7

Eccomi! Si riparte col botto!

Intanto ringrazio spassionatamente (in ordine di apparizione) brunonavoni, Yleniaely, andream2016, Ettore Massarese (fu Franz), raccoltaedifferenziata, Nonna Pitilla, Marco, Sara Provasi, Adriano, Alidada, eleonorabergonti!!!

STORY-LENNY è un gioco di trame. Ecco qualche informazione in più QUI.

Si può giocare in diversi modi:

  1. Contributi interni alla singola puntata (comunque autoconclusiva);
  2. contributi di stravolgimento della trama complessiva;
  3. contributi esterni a piacere.

Per chi vuol cercare il pelo nell’uovo ammetto che sì, camuffate vi sono alcune pubblicità occulte… trovatele se ne siete capaci!

Da oggi è possibile attaccare trame a quelle altrui! Anche nelle puntate precedenti.

Ricordo mestamente che a chi tocca non si ingrugna e che i botta e risposta sono leciti, anzi sono i benvenuti.

Poi ci sono i super supporti HARD e DIVERSAMENTEHARD alla trama, i divertenti Extra-Lenny 1, Extra-Lenny 2 e Extra-Lenny 4 di Andream2016 e l’Extra-Lenny 3 di Sara Provasi – (Grazie!)

I MATERIALI

  • Il RIASSUNTO delle 6 puntate precedenti è QUI.
  • IN FONDO AL RACCONTO C’È IL RIASSUNTO DELLA PUNTATA AGGIORNATO

Lenny…

La porta si apre piano. Si chiude. Si apre. Si chiude. Si apre. Si chiude ancora. Sempre piano. La ragazza non muove un muscolo. Sul divano sembra dormire.

Cara, cos’hai?

Solo il torace le si alza e abbassa.

Cara, non mi far preoccupare, dimmi, cosa c’è?

Lei si volta, viso allo schienale (una mano sull’orecchia).

Cara, non fare così, non mi dai argomentazioni.

Silenzio e quiete. Apparente, la quiete.

Cara, va bene, non m’importa delle argomentazioni, ma voltati almeno. Guardami… ok, non puoi propriamente vedermi, allora parlami. Fai qualcosa. Prenditi gioco di me. Giochiamo? Eh? Io faccio apparire l’idraulico e tu trovi il modo di fregarmi. Oppure io mi avvicino e tu ti allontani. Oppure io mi avvicino e tu non ti allontani. Oppure tu ti allontani e io osservo dall’alto il mio topino bianco, bello, che cerca il modo di uscire dal labirinto. Oppure io esco. Vado a fare un giro, eh? Ti piace l’idea? Sì, è esatto che poi torno, ma mi silenzio. Davvero, ci posso riuscire per un po’, stare zitto, lasciarti fare senza prenderne nota, ci provo, mi sforzo. Oppure mi chiudo nel frigorifero e tu ti alzi da lì, accendi lo stereo e vai a farti una doccia, poi chiami Lenny, ti prepari per la serata e io a leggere le etichette.

Dal divano si alza un sospiro.

– Lenny…

Ci tieni così tanto? Ma se l’altra sera quasi lo cornificavi! Se non fossi intervenuto io, tu, adesso… parlami. È la libertà a mancarti? Sei libera lo sai, io non sono così invadente. Sono invadente? O forse è il rendere pubblico tutto ciò che fai? Ammetto possa essere fastidioso. Succedesse a me non so come reagirei, ovviamente non deprimendomi. Su Cara, voltati, fatti guardare.

Un piede si tira di punta. L’altro anche. Le gambe li seguono. Il busto si torce. Le mani stropicciano gli occhi. Un sorriso prende forma. Uno sforzo e Cara è seduta. Qualche intrecciata rapida ai capelli e gli avambracci sulle ginocchia. Il volto si alza in direzione del nulla, ma il sorriso c’è.

Era da qualche tempo che il Narratore stava appollaiato sul lampadario e i primi cuscinetti adiposi gli si erano presentati festanti a ricordargli l’assenza di un moto qualsiasi.

Cara, cosa stai facendo?

Il colorito era diventato grigiastro per mancanza di ossigenazione e le occhiaie avevano mostrato la loro natura cosmica: due veri e propri buchi neri.

Cara, smettila, non si può… non si fa!

Occhi spettrali ingoiavano tutto ciò che gli si avvicinava e la bocca era sempre aperta. L’alito infernale.

Cara, smettila!

A un tratto una forza lo trascinò a sè, un super-bucone-nero bussò alla porta. TOC-TOC!

Chi è? Vai a vedere tu Cara?

La ragazza sorride.

– No, vai a vedere tu.

VOCE FUORI CAMPO

Il buco nero! Non ne uscirà vivo… un grumo di materia compresso all’infinito… ne sento la voce che si fa vocina sempre più flebile e disperata sino a diventare particella sonora inudibile.

Ettore Massarese ( fu Franz) (17:23 – 20/11/2020)

LETTORE A

mi chiedo come potrà continuare una storia senza narratore.. sarà un’anarchia completa dei personaggi? O saranno tutti proiettati all’unisono in un universo parallelo di quelli che stanno al di là dei buchi neri? Vedremo, dai

Alidada (00:18- 21/11/2020)

LETTORE E

Oddio, sono qui che mi tengo la pancia dal gran ridere nell’immaginarmi il Narratore appeso al lampadario e con i cuscinetti adiposi. Non è che a Natale me lo presti così mi fa da puntale all’albero?

eleonorabergonti (15:15- 21/11/2020)

LETTORE SINCERO

In realtà tutti non si rendono conto di essere già da tempo nel campo di attrazione in un vorticoso buco nero che cambia linee temporali, trita, mescola e risputa storie, personaggi, parole, cervelli…. solo ora se ne accorgono…

Ps1 consiglierei di sostituire cuscinetti adiposi con maniglie dell’amore… più adatte ad un narratore appeso ad un lampadario
Ps 2 anche Alice era entrata in un buco?
Ps 3 il tema dei buchi neri appassiona da sempre il genere maschile

Marco (5:38 – 22/11/2020)


RIEPILOGO AGGIORNATO DEL CAPITOLO

  1. Il Narratore cerca di stimolare Cara, demotivata e inerme sul divano.
  2. Cara prende energia e inizia a sfidare il Narratore narrandolo a sua volta.
  3. Cara fa bussare alla porta un ipotetico buco nero in grado di ingoiare il Narratore, che si lascia suggestionare.
  4. Una voce fuori campo allerta sulla probabile fine del Narratore.
  5. Il Lettore A, il Lettore Lettore Sincero commentano l’accaduto iterrogandosi su ipotesi.
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Una settimana

STARÒ VIA PER 7 GIORNI

LASCIO QUI QUALCHE LETTURA, UN PO’ DI MUSICA, UN RECAPITO E IL TEMPO PASSERÀ IN FRETTA.

endorsement@virgilio.it

qualche vecchio raccontino

unodietrol’altro

story-lenny

extra-lenny

musiche

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Story-Lenny 6

Story-Lenny (cliccando vi sono alcune informazioni in più) è un gioco di trame.

Si può giocare in diversi modi:

  1. Contributi interni alla singola puntata (comunque autoconclusiva);
  2. contributi di stravolgimento della trama complessiva;
  3. contributi esterni a piacere.

I MATERIALI (in caso di bisogno):

(IN FONDO AL RACCONTO È PRESENTE IL RIASSUNTO DELLA PUNTATA AGGIORNATO)


Poi ci sono i super supporti hard e diversamentehard alla trama, i divertenti Extra-Lenny 1 e Extra-Lenny 2 (entrambi di Andream2016) e Extra-Lenny 3 (di Sara Provasi) – (Grazie!)

Per chi vuol cercare il pelo nell’uovo ammetto che sì, camuffate vi sono alcune pubblicità occulte… trovatele se ne siete capaci!
Ringrazio tutti coloro che stanno partecipando e chi avrà voglia di buttarsi. Buon divertimento!

Lenny???

(foto da 123rf.com)

Vino. Quale sorso sia non è dato sapere, ma sta muovendo verso il compimento dell’opera calda. I gesti si sciolgono e le lingue libere improvvisano argomenti a un solo scopo. Il bicchiere rimane tra labbra e mani come ultima difesa, il suo appoggio sarà incondizionata arresa all’assalto. Chi dei due avvicinerà la pelle non è stabilito, ma si sa che sarà lì, sul divano, il terreno di battaglia.

Basta, non mi dicono niente questi due. Non ci faccio nulla qui. Mi manca Cara.

Lo so cosa ha fatto l’altra sera. L’ho capito annusando l’aria quando mi è passata accanto. Ci sono rimasto troppo male. Non che lei non possa, ci mancherebbe, ma il sotterfugio, la menzogna, l’abbindolarmi con l’idea del bondage… ma quale bondage e bondage, tirava su Lenny dalla finestra!

Cosa stanno combinando questi due? Ah, siamo già al mani ovunque. Buon per loro.

Dovevo pur allontanarmi, ristabilire le distanze, il controllo e lasciarla alle sue priorità. Sì, ha delle priorità che non mi contemplano… e chi se ne frega!

La porta si apre piano. Cara entra in casa. Seguita da uno sconosciuto? Ridono. Scherzano. Si tolgono le scarpe lasciandole dove capita. Presto si sistemano sul divano. Si piacciono, non c’è dubbio. Non c’è dubbio.

Ma dove l’hai pescato questo Cara? Ah, vero…

endorsum (22:21 – 8/11/2020)

Cara voleva cambiare il divano, è entrata nel negozio di Ottomana e Ottomana (o era Canapè e Canapè, Dormeuse e Dormeuse?) e si è comprata il divano nuovo col commesso al seguito.

Nonna Pitilla (21:24 – 8/11/2020)

Cara! Per cortesia, no eh!

La ragazza mostra al giovane e aitante uomo la sua posizione preferita sul divano: a gambe in su. Lui divertito la imita. La sintonia si trasmette vibrante ed esplode in un’allegria contagiosa. Contagia anche me…

Cara si sente per la prima volta libera come non mai, e quel ragazzo è così sexy… Non riusciva a togliergli gli occhi di dosso. Pur essendo praticamente sconosciuti, sentiva che una alchimia li univa, fatta di parole, gesti, risate e giochi insieme su quel divano corto ma allo stesso tempo capiente per farceli stare entrambi.

Cara è felice e sembra che nulla possa turbarle questa sua tranquillità, quando all’improvviso ecco il citofono.

Adriano (22:05 – 8/11/2020 – 1°parte)

dling-dlong!

– Chi sarà a quest’ora?

Vai un po’ a vedere, Cara.

Si raddriza sulla seduta e corre al citofono inciampando in un scarpa da ginnastica.

La sua mente ritorna alla realtà e un brivido freddo le corre lungo la schiena insieme ad un solo pensiero fatto di presentimento: “Cazzo, Lenny?”.

Se lo sentiva che era lui, ne aveva la certezza assoluta. Che cosa voleva e cosa ci faceva lì? L’angoscia era tale da dimenticarsi pure del Narratore, vero architetto della sua vita.

Va a prendere la cornetta del citofono e sente un respiro. Il respiro di chi ha capito tutto.

Adriano (22:05 – 8/11/2020 – 2°parte)

– Chi è? Lenny??? (stronzo…)

Eh eh eh! Io il Narratore, tu il personaggio.


RIEPILOGO AGGIORNATO DEL CAPITOLO

  1. Il Narratore è in un’altra casa davanti a due che amoreggiano.
  2. Gli manca Cara, ma si sente offeso dal suo atteggiamento.
  3. Il Narratore torna nell’appartamento di Cara e la trova con un altro giovane uomo in felice sintonia giocosa.
  4. Cara ha portato a casa, con il divano nuovo, il commesso.
  5. Il Narratore non condivide e inserisce Lenny a rovinare la festa a Cara, facendolo presentare al citofono.
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Bianco horrorroh

(CLICCANDO SULL’IMMAGINE SI GIUNGE ALLA RADICE DI TUTTOimmagine presa qui)

Puntata precedente

Agglutinato alle zavorre e al di qua della porta, dicevamo.

Tremante, si sierò addosso. Pianse, ingoiando lattosio amaro. Freddo, caldo, rischio di caglio e un lieve massaggio all’arto mancante.

Poi si alzò, alle gioie del mondo. Mise lo stato d’animo consono e si prese a cuore. Il pensiero ondeggiò per atterrare a piedi uniti su un concetto chiaro, denso, come lui: matrice orrorifica non piange sul latte versato. Gli bastò.

Ancora lento il passo, umido l’intento indagativo d’uno spazio ambiguo. Si sentì come parte e tutto. Accolse ciò che più non era: Candido fuggito nelle fauci del mostro; Verginità perduta. Chissà, forse un Omero… Omero? Chi cazzo è Omero?

Ascoltò le parole e capì, per uno strano balzo del pensare, d’essere eroe narrato e di dover proseguire il viaggio. Vagò incerto, ma con postura regale, che tanto chiede la vita al viaggiatore e tanto offre nel profondo incespicare: un palo.

Se davanti al muro fu muta, ora l’intelligenza si mostrò garulla e gridò: “Le zavorre da testare in aderenza al legno!”. Ecco il moto a luogo e con esso la prova. Il salire. La forza e la gestione d’insieme.

Fatica. Arrivo. E nell’attimo si librò in buffo tuffo, prendendo forma in vitrea dimora.

Scoprì, nella contemplazione del bordo, ciò che divenne oggetto di infinite trattazioni, pronunciamenti e studi, immagini e immaginazioni, di scuse e di prego, di gioie poste e malriposte, di titoli, neretti, grassetti e sottolineature, di tranquillità erose, di musiche d’accompagnamento e di caldo e peloso sollievo: la comfort zone.

Fine (per ora)

CONTRIBUTI EXTRA AL TESTO

E quando finalmente posò la sua ormai molliccia zavorra nel taumaturgico contenitore, erse sguardo per un’ultima e sola volta a quella propaggine grezza che tanto gli costò in fatica e divisioni liquide, e con una sola e potente voce gridò al suo indirizzo: “A stronzo!“, magnificendosi poi compiaciuto per ciò che aveva fatto riposando finalmente nella comfort zone.

Adriano

…. prendendo forma in vitrea dimora,(( trasparente, luminosa quasi riflettente ed ebbe per un breve istante coscienza di sè, viaggiatore ondulante refrattario ai confini desidero di espandersi, si allargò e)) scoprì, nella contempalzione ….

Nonna Pitilla

Un momento! Fermi tutti! Su questo blog sta nascendo un nuovo genere letterario!

Horroble? Una specie di crasi fra ‘horror’ e ‘fable’?

Antartica
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Bianco horrorro

(CLICCANDO SULL’IMMAGINE SI GIUNGE ALLA RADICE DI TUTTOimmagine presa qui)

Puntata precedente

Un po’ di qua e un po’ di là, si diceva. Scoperto il linguaggio, avvertì che nell’imminenza non gli sarebbe stato d’aiuto. Parlare a chi, perché, per cosa. Cantare forse? Provò.

Il canto del latte è musica baciata dal sublime. In età adulta. Espressa in tonalità oblunghe, tocca la culla gastrica, rievocando infiniti ricordi. Di vitello.

endorsum

La posizione non migliorò. Ricorse al pensiero. Essendo questo ancora in modalità “Mah”, non servì ad alcunché.

Restò così, con le zavorre immobili dall’altra parte della soglia. Stanco del conflitto, si allargò supino e comodo a osservare il nuovo ambiente, con qualche organo di senso già in moto e vigile. Presto si percepì inquieto. Sempre un po’ di più. Fino a distinguere nei pressi una nuova presenza viva. Vicina. Vicinissima.

Dalla massa scura uscì una propaggine grezza che gli staccò violenta in tre colpi la parte destra del corpo. Si ritirò con flusso celere, aggregandosi alle zavorre al di là della soglia. La propaggine grezza tentò di raggiungerlo. Invano. Un miagolio fece cessare l’incontro.

E sì, scoprì la paura (che mette gambe a vivi e a morti).

continua…

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Bianco horrorr

(immagine presa qui)

Il latte si diceva. E della sua posizione. Un bianco horror.

Quando si rialzò, prese una manciata di briciole da terra e le compattò a zavorra, per darsi un peso. Per darsi un tono alzò il mento e allargò le spalle. Quindi s’incamminò.

Nel buio la perdita di colore, nel silenzio un moto impercettibile di grazia. O così gli sembrò, sentendosi finalmente libero tra la terra e il cielo. Tra piastrelle e soffitto.

Avanzò disegnando onde umide e attrezzandosi man mano agli imprevisti. Tipo il muro. Oh bene, quale intelligenza assegnarsi? Quale forma di pensiero? Mah.

Un’aria fredda gli rovistò la guancia. Scansare il fastidioso far fronte al continuo rimodellamento dei tratti o andarle incontro? La incontrò, fin dove la sua forza fu più sottile e tagliente. Le resistette e s’infilò sotto la porta, in passaggio.

Rapido e veloce, per non disperdersi in gocce, fu presto là, di là, e ritirò in fretta le zavor… le zavorr… cazzo le zavorre!

Scoprì il linguaggio.

continua…

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Story-Lenny 5

Eccoci a giocare con le trame di Story-Lenny!
Libertà di trama e stile, non ci sono canoni: si può inserire il proprio contributo nei commenti (in questa fase, un intervento a testa per capitolo, dal 7° capitolo in poi non ci saranno limiti… ok, sarà delirio!)

I MATERIALI:

  • Il riassunto aggiornato è QUI.
E i supporti hard alla trama, i divertenti Extra-Lenny 1 e Extra-Lenny 2 di Andream2016
Grazie a coloro che stanno partecipando e chi avrà voglia di buttarsi. Buon divertimento!

avvertenza: è presente pubblicità occulta

(IN FONDO AL RACCONTO C’È IL RIASSUNTO AGGIORNATO)


Cazzo, Lenny!

(foto presa da freepik.com)

La porta si apre piano, Cara entra in fretta.

– Ti dispiace chiudere la porta?

E abbracciando un sacchetto della spesa si dirige senza esitazione verso il bagno. La porta si chiude autonoma, sbattendo.

Ciao Cara -buongiorno Narratore- tutto bene al lavoro? -certamente mio Amato, unico e solo Narratore- cos’hai nella borsa della spesa? – non vedo l’ora di mostrartelo, ti dispiace chiudere la porta, oh Grande Creatore?- Ecco, così sarebbe stato accettabile.

Scusate se mi introduco nella storia tra Narratore e protagonista. Sono Lettore. Lettore di cognome e Sincero di nome. Scusate. Dopo cinque righe mi deconcentro. Mi dispiace quindi nel racconto sarò solo una meteora affetta da meteorismo, un cameo …. meo abbreviazione di meteorismo ca… abbreviazione del risultato troppo spinto di quest’ultimo ed anche l’essenza dei miei commenti…..

Marco (4:30 – 3/11/2020)

– Ok.

È aprendo la porta del bagno che dalla borsina scappa ciondolante la cima di una fune bianca. Il suo movimento oscillatorio urla risposte a uno sciame di domande apparse tutte in una. E apparse a me!

Cos’è, Cara?

– Esercizi di bondage.

E si chiude dentro a chiave con la velocità furtiva di chi vuole al più presto mangiarsi il frutto proibito.

Ma… scusami tanto, io non sono preparato a quest’evenienza!

Dal bagno si odono rumori di fatica.

Scusa Cara, ho fatto mente locale su tutto ciò che so. E…

Qualche sbuffo da sforzo segue ai suoni precedenti.

Hai proprio detto bondage?

– Sì-sì.

Ma lo sai che è pericoloso, sei solo una principiante. Sei solo una principiante, vero?

– Sì-sì.

Un brusio inizia a farsi strada prendendo la via del buco della serratura.

Io non credo che dovresti fare certe cose senza assistenza.

– (Brish…vsch…oh santapace… ci sei quas…) Sì-sì

Se avessi saputo mi sarei almeno informato, Cara. Cara?

– (Oh! bravo! schhhh!) Sì-sì.

Non compiere stupidaggini, eh! Ma poi, queste prove, dico, che senso hanno se ormai pratichi l’astinenza?

– Mmm.

Ti sei messa un bavaglio?

– Sì-sì.

Come sì-sì?

– Ah, (mmmm-mmmmM…) no-no.

Eh, volevo ben dire! Non posso permettermi incongruenze di questo tipo!

– MmmmmMm… (ohhhhhh…)

Ho una reputazione da difendere, non è che il primo critico con la cresta alzata possa venire e pretendere di farmi le pulci… trovandole! Ah Ah Ah! Non trovi anche tu?

– Sì. (Ohhhhhh… sìì).

Brava, mi sembri convinta. Vedi che quando vuoi sai essere ragionevole, sai capire, capirmi soprattutto. In merito alla comprensione, pensavo, tu ed io non ci conosciamo ancora molto bene, dovremmo, dovrei, sì insomma, magari se mi aprissi un po’ di più con te, eh, che ne dici? Parlarti di me, rendermi a te più prossimo. Eh?

– HE? (… aaahhh… sìììì…)

Dicevo, ti piacerebbe conoscermi meglio?

– Mmm… (ohhhhh… sìììììììì.)

Ma cosa stai facendo con quella corda?

– Uuhh…

– Eloquente. Dovremo lavorare di più sul tuo vocabolario, Cara. Non ti nascondo una certa curiosità. Il tono ti si è quasi arrochito. Ti sento un po’ in affanno.

– Mmm… (dillo ancora…)

Non ti nascondo una certa curiosità. Il tono ti si è quasi arrochito. Ti sento un po’ in affanno. (L’ho detto.) Ma… sembri Jamie Lee Curtis nella scena in cui John Ceelse si spoglia parlando russo. Hai presente il film Un pesce di nome Wanda? Forse no. Ha qualche anno in effetti, oddio, probabilmente è più vecchio di te, ora che ci penso. Dovrei controllare per esser più preciso, certo, se ti interessa, ma io credo che possano interessarti queste piccole nozioni di cultura generale.

– (Ohhhh, sììì, continua…)

(Ok, continuo.) È normale appassionarsi agli argomenti suggeriti dal proprio Narratore. Film fantastico. Una pietra miliare. Dovremmo guardarlo una sera, ti piacerebbe moltissimo. Recitato divinamente, ironico, divertente, sarcastico. Ti farebbe un gran bene. Sempre quei testi scientifici tra le mani, che noia!

E poi mi sembri sempre in un mare caotico sospeso, dovresti darti ad atti effimeri di comunicazione.

endorsum (16:54 – 3/11/2020)

– (Ahhhhhh… Sììììì…)

Eh, te lo dico sempre che dovresti leggere letteratura erotica, non mi ascolti! Per altro, senza offesa, mi sembri ancora un po’ acerba in materia, devo prepararti all’idea del sesso che, ormai l’ho ben capito, ti neghi. Ma basta parlare di tematiche che potrebbero essere delicate, tornando a noi, allora, che dici personaggio mio, ci guardiamo un film una sera?

OHHH! SÌ! SÌ! SÌ! SÌ! SÌ! SÌ! SÌ! SÌ! SSSSSÌÌÌÌÌÌÌÌÌÌÌÌÌÌÌÌÌÌÌÌÌÌ!!!!!!

Accipicchia che entusiasmo! Non mi attendevo certo una risposta così! Ti ho sempre trovata piuttosto contrariata dalla mia presenza, dall’avermi intorno. Sai, stavo anche pensando di andarmene…

– Eh? (schhhhh!)

Sì, sto diventando empatico ed essere un po’ te mi avvicina alle tue ragioni.

– Sei serio? (vai… attenz…)

So che non dovrei dirtelo. Ma in qualche modo mi stai davvero diventando cara.

La porta del bagno si apre, Cara è spettinata e con gli abiti in disordine. Un forte rumore di sacco pieno stramazzato al suolo s’ode. La cima della fune bianca svolazza nell’aria e subito si precipita nel vuoto oltre la finestra. Un rantolio l’accompagna in senso opposto e contrario. Cara resta per un breve attimo perplessa, poi, come ripresa da un sogno a occhi aperti, corre al davanzale.

– Cazzo, Lenny!

IL GIORNO SEGUENTE

endorsum (15:19 – 3/11/2020)

Che bugiarda! Perché mi hai mentito con i tuoi subdoli giochetti facendomi credere che stavi praticando esercizi di bondage?! Poi, cosa ti è saltato in mente di metterti a tirare su Lenny con una corda, non poteva entrare dalla porta come fanno tutti?!

Cara è in silenzio, non vuole rispondermi, si morde le labbra per cercare di resistere ad un imminente crisi di pianto. I suoi occhi lucidi parlano senza bisogno di parole, è profondamente affranta per l’accaduto, ma del resto se ora Lenny è gravemente ferito, è colpa sua e delle sue strambe idee… vorrei almeno comprendere il motivo del suo comportamento così infantile, ma a quanto pare, non c’è modo di ottenere una risposta. Non mi ascolta nemmeno, si alza di scatto dalla poltrona e corre in camera sua. Si butta sul letto e scoppia a piangere copiosamente.
Mi dispiace vederla così, ma questa volta non posso perdonarla…no…non me la sento più di essere continuamente inondato di bugie e offese gratuite…anche la pazienza di un narratore ha i suoi limiti.

Cara ascoltami stavolta! È arrivato il momento di smetterla di comportarti come una bambina, devi imparare a comportarti come una persona adulta e ad avere più rispetto per me, ora basta con le stupidaggini! Non avrei mai voluto pronunciare queste parole così dure nei tuoi confronti, ma sono costretto a farlo per il tuo bene. Devi crescere!

– Sigh…sigh…non mi interessa!!! Tu non hai alcun diritto di pensare a me… non sei nessuno e non me ne frega un cazzo di te hai capito?! Il mio Lenny sta malissimo e pensi che io in questo momento, sia interessata alle tue dannate prediche?!

La sua voce è spezzata dal pianto, ma nemmeno ora, ha perso l’occasione per insultarmi con odio… tuttavia, non mi interessa… ho preso la mia decisione.

Cara… questa sarà l’ultima volta che mi sentirai, ribadisco che non possiamo andare avanti così… sono stanco di vivere ogni giorno questa situazione colma di odio e risentimento da parte tua … dispiace anche a me vederti così, credimi… ma non posso fare altrimenti…

– Cazzo dici?! Che fai, scleri per caso???

Cara si alza di scatto, i suoi occhi sono sgranati per lo shock, il trucco nero disciolto dalle lacrime le riga il volto arrossato. È sconvolta. Il cuore le martella nel petto procurandole una respirazione quasi faticosa.

Cara, forse non ci rivedremo mai più. Non escludo che un giorno, le nostre vite si incroceranno nuovamente e chissà…forse imparerai ad accettarmi.

Sappi che per me stavi diventando veramente Cara…

Addio.

Cara si lascia andare in ginocchio sul pavimento, ed un grido disperato, si eleva nel silenzio dell’abitazione.

Yleniaely (11:20 – 3/11/2020)


RIEPILOGO AGGIORNATO DEL CAPITOLO

  1. Cara entra furtiva in casa con una borsina.
  2. Il Lettore Sincero fa il suo ingresso in scena, autodichiarandosi un cameo (e dalla distrazione facile).
  3. Cara si va chiudere in bagno millantando esercizi di bondage.
  4. Mentre provengono strani rumori dal bagno, il Narratore cerca di aprirsi sinceramente a Cara.
  5. Solo ammettendo di poterla lasciare in pace, ottiene l’attenzione di Cara, che molla la fune per la discesa di Lenny dalla finestra (dopo la consumazione di un rapido amplesso lontano da occhi indiscreti).
  6. Il giorno dopo: il Narratore si arrabbia per l’infantilismo di Cara e se ne va, lasciandola disperata per le condizioni di Lenny e ora sola.
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Story-Lenny 4

Story-Lenny è un gioco di trame che poggia sulle 14 puntate di Lenny (da me scritte). Poiché ogni puntata è autoconclusiva, ci si può sbizzarrire come si crede. La libertà è assoluta (solo alla fine armonizzeremo la trama complessiva).
In questa fase, si potrà inserire (nei commenti) un intervento a testa per capitolo. Dal 7° capitolo in poi si potrà tornare indietro e dar vita a dei veri e propri botta e risposta narrativi.
Il riassunto aggiornato è QUI.
Puntate precedenti: Story-Lenni 1 e Story-Lenny 2 e Story-Lenny 3
I divertenti Extra-Lenny 1 e Extra-Lenny 2
Grazie a tutti e buon divertimento!

(IN FONDO C’È IL RIASSUNTO DELLA PUNTATA)


Lenny, non si può

– “No Lenny, davvero, questa sera non posso.”

Cara guarda nel vuoto e l’espressione è contrita. Con i denti si stacca una pellicina intorno all’unghia del dito medio che di seguito innalza con intento comunicativo.

Ce l’hai con me, cara?

– “Ho promesso alla vicina di assisterla durante la festa di compleanno. No che non sei invitato, ma ti pare?”

Oh che meraviglia! Tu e la vicina, che bocconcini gustosi!

Il dito medio si alza ancora e ancora, con fare quasi rivendicativo.

– “Sì, lo so, anche tu mi manchi, lo so…”

E una mano va a coprire la bocca silenziando il rumore dei baci, o forse di parole d’amore. Il cellulare è ora sul tavolo in attesa di un altro utilizzo e lei si piazza in mezzo alla stanza con piedi divaricati. Eccola fare un piegamento del busto in avanti in un’espirazione rumorosa e quasi animale.

Non devi limitarti, cara, sfoga pure il tuo turbamento. Lo so, sai, che eviti Lenny per tutela della privacy, ma non dovresti mantenere questo atteggiamento nei miei confronti, non sono un guardone qualsiasi, io sono il tuo Narratore, il creatore del tuo destino, capisci? Conoscerti è per me una missione. Solo così potrò decidere di te.

– Hai finito?

Sì, al momento.

– Io questa sera ho rinunciato a Lenny. Non gradisco essere condizionata a tal punto. Siamo 1 a 0 per te. Vorrei andare dalla vicina e non correre il rischio che ti vengano idee insane agendo su altri, quindi: tu farai qualcosa per me.

Mmm… un gioco. Mi piace.

Cara si toglie i pantaloni della tuta. Lo slip è floreale e di gusto; un tenue pizzo color rosa antico circoscrive il triangolo pubico.

– Ma la smetti di fare il porco?

Lo sai vero che prima o poi dovrò descriverti in un amplesso, cara?

– Eh? Col cazzo!

Certamente.

– No! Volevo dire… ma vaffanculo!

E raggiunge infuriata il bagno, ci si chiude a doppia mandata. Un ripensamento ed esce.

– Il gioco!

Son qui ad attenderti.

– Letterario!

Hai imparato a conoscermi, mio adorabile personaggio.

– Tu scegli il testo e io cosa ci devi fare. Ti ripresenterai solo quando avrai terminato.

Fantastico!

– Bene. Autore e titolo.

Ibsen: Spettri. È un libro piccino, eh eh eh.

– Devi fare una casa di bambola.

Allora cambio libro!

PER UN BELL’ABITO OLGA PERSE LE PENNE di Alessandra Marcotti

endorsum (17:16 27/10/2020)

RIEPILOGO AGGIORNATO DEL CAPITOLO

  1. Cara è al telefono con Lenny e gli nega la serata per aiutare la vicina.
  2. Il Narratore si galvanizza all’idea di Cara insieme alla vicina.
  3. Cara, oppositiva, alla fine propone un accordo al Narratore.
  4. Il Narratore preavvisa Cara che presto dovrà descriverla in una scena di sesso e accetta l’accordo.
  5. Cara incastra in casa il Narratore con uno strattagemma letterario ed evita che la segua a casa della vicina.
  6. Il Narratore cambia libro: PER UN BELL’ABITO OLGA PERSE LE PENNE di Alessandra Marcotti.
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Story-Lenny 3

Story-Lenny è un gioco di trame che poggia sulle 14 puntate di Lenny (da me scritte).
Poiché ogni puntata è autoconclusiva, ci si può sbizzarrire come si crede. La libertà è assoluta (solo alla fine armonizzeremo la trama complessiva).
In questa fase, si potrà inserire (nei commenti) un intervento a testa per capitolo.
Dal 7° capitolo in poi si potrà tornare indietro e dar vita a dei veri e propri botta e risposta narrativi.
Il riassunto aggiornato è QUI.
Puntate precedenti: Story-Lenni 1 e Story-Lenny 2

(IN FONDO C’È IL RIASSUNTO DELLA PUNTATA)

Grazie a tutti e buon divertimento!

Lenny, scappa!

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è donna_seduta_sul_wc_1.jpg
(foto presa da qui)

Tre mandate, la maniglia si abbassa. La porta si apre piano e la sua testa sbuca in ispezione.

Benvenuta cara, cos’è questo fare? Mi nascondi qualcosa?

La testa si ritrae e dal pianerottolo si ode un confabular di voci. Due. La testa riappare.

– Vai via per piacere?

Non posso perdermi questa novità. Son qui, ormai, esclusivamente per te.

La testa si eclissa ancora. Le voci son di turbolenza. A un tratto la ragazza esclama: “Ci sono i ladri ti ho detto! Resto io a chiamare la Polizia, tu, tu… ma non hai capito? Lenny, scappa!”. Rumor di fuga vigliacca.

Io non sarei scappato. Lo sai.

(Ogni volta quella fuga vigliacca disegna uno splendido ghirigoro d’ombra sul mio muro interiore.)

raccoltaedifferenziata (21:52 23/10/2020)

– Già. E chi ti uccide?

Entra nell’appartamento chiudendosi alle spalle la porta. Si va a proiettare sul divano, sconsolata.

Non esser triste. Ci sono io con te, il tuo Narratore.

Lo sconforto prende il sopravvento e un pianto quasi isterico vien spinto agli occhi dal diaframma.

– Non stare qui! Non vedi che piango?

Io devo stare qui proprio perché piangi.

– E io non voglio che tu mi veda!

Non c’è nulla da nascondere, è naturale ciò che sta accadendo.

– Ma che cazzo vuoi saperne tu?

Dimmelo, sapere è il mio mestiere, cara.

– A te non dico proprio niente!

E si alza andandosi a chiudere in bagno. Esce con il viso rinfrescato dall’acqua. Tituba. Rientra per fare una pipì. Scrosci: del water prima, del lavandino poi. Torna al divano, ma aspetta a sedersi. Mi cerca…

– Per parlarti, da qualche parte devo pur guardare.

È così bella con i resti del congestionamento da pianto. E gli occhi, nel rigonfio, paiono pure più grandi.

– Non sei venuto in bagno.

Cosa vorresti dire?

– Dico: non sei venuto in bagno.

Prendevo nota di come hai lasciato il divano, cara.

– Non ci vieni in bagno?

… ZONA FRANCA!

———————-

Cara si appisola dolcemente sul divano…

– Eccomi! Ciao Cara !

– Franca, ma da dove arrivi?

– Ma dal bagno, la tua zona Franca… ti ricordi che giochetti facevamo?

Cara avverte una lieve tensione fra le gambe e…

Ma ti sei adormentata? Cosa stavi facendo???

Cara è sognante e frastornata.

– Nulla pensavo alla zona Franca, ho sognato!

Nonna Pitilla (20:43 23/10/2020)

RIEPILOGO AGGIORNATO DEL CAPITOLO

  1. Cara è sul pianerottolo con Lenny, accorgendosi che in casa c’è il Narratore, induce Lenny a scappare.
  2. Cara è sconsolata e ha un momento di vero sconforto.
  3. Cara va in bagno per lavarsi la faccia e si accorge di non essere stata seguita.
  4. Dopo un veloce scambio Cara capisce che il bagno è per lei una zona franca.
  5. Cara si addormenta sul divano e sogna i giochetti fatti con Franca in bagno.
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Story-Lenny 2

immagine presa da 123rf.com
In questa fase: 1 contributo alla trama a testa per capitolo (da inserire nei commenti)

C’È UN RIEPILOGO IN FONDO AL TESTO

Lenny, sei tu?

La porta si apre piano.

– Lenny, sei tu?

Silenzio e un fiato di contraria.

– Lenny, non farmi prendere spaventi!

Spaventati invece, cara.

– Aaaaah! Ancora tu? Ma non dovevamo vederci più?

Canta anche, il mio personaggio preferito!

– Ma non stavi da Lenny?

È più carino seguire te.

– Non se ne parla proprio!

Come no? Non sono forse il tuo Narratore prediletto?

– Cosa fai, broccoli?

Sono serio, Lenny è troppo noioso per me… non c’è paragone con la tua sensuale presenza!

– Mi stai corteggiando per caso??? Ma levati proprio, io sono soltanto del mio Lenny!

Mah… se conosci me altroché Lenny! Lasciamo perdere va’!

– Non ho capito perché ti piace così tanto insinuarti nella vita degli altri, cosa trovi di così divertente nel perseguitare il prossimo?

Sono un narratore, non perseguito nessuno! Il mio compito è raccontare la storia della persona che scelgo! Ma posso sempre cambiare se non mi va più di seguire la vita di quella persona, come ho già fatto.

– E in mezzo a miliardi di persone dovevi scegliere proprio me?!

Ti ho scelta perché sei interessante. Mia sola ed unica cara… non pensare di liberarti di me perché non accadrà mai!

– Io dico che accadrà invece, ti stancherai presto di me!

No. Non credo. Sai una cosa? Quasi sono geloso di Lenny, può avere tutte le tue attenzioni e tenerezze. L’unica cosa che invidio di lui.

Cara prende il telefono situato sul tavolino e si siede sulla poltrona, velocemente compone il numero di telefono di… Lenny?!

– Che ti importa chi chiamo?!

Dopo tre squilli una voce profonda e al contempo vellutata risponde alla chiamata.

– Ciao Lenny! Senti, ti va di venire a cena fuori con me stanotte? Dai… voglio vederti, mi mancano tantissimo le nostre indimenticabili serate insieme.

Ah, scommetto che vuole trascorrere una serata galante… con lui sì che diventa mansueta, con me tira sempre fuori gli artigli!

Cara parla languidamente, la sua voce si riduce quasi ad un flebile sospiro mentre si arriccia una ciocca di capelli fra l’indice e il pollice della mano destra.

Ahhh… quanto è bella la mia Cara.

– Alle 21 quindi? Ok, allora mi preparo immediatamente! A dopo carissimo Lenny! Smack!

Yleniaely (22:11 19/10/2020)

Cara si passa un dito sulle labbra e lo sguardo, oh lo sguardo sdilinquisce pago. Accavalla lentamente le gambe sul bracciolo della poltrona e la gonna leggera scopre, fin quasi all’inguine.

– Ma cosa dici? Ho su i jeans!

E non ti cambieresti per me?

– Non se ne parla proprio, sto leggendo un trattato di biochimica e mi disturbi!

Cara, non son letture da te, quelle. Quanto impegno mal speso. Dovresti leggere poemetti erotici e assecondare posizioni diverse, introspettività sensuali. Saresti perfetta.

– Guarda “caro”, nell’appartamento in parte c’è chi cerchi: sciò!

Potresti avvertire un sussurro languido all’orecchio, cara.

– Hai intenzione di stare qui a lungo?

Tutto il mio tempo.

Il libro si chiude in botto. Cade pesante a terra. Gli occhi sprizzano giocosa malizia e… no, no dai, non fare così.

– Vattene.

Non sono posizioni serie, rimettiti a sedere composta.

– Il mondo è bellissimo a testa in giù e le scarpe da guardaboschi per aria si ossigenano!

Cara, non me ne andrò per questi infantili dispetti.

Mettiti composta e ascoltami signorina, sono stufo della tua boria ribelle. Mettiamo giù pagina e fatti docile. Arriverà il buon Lenny e tu ti farai trovare mite… poi magari io mi inserisco e ti regalo na bella sfuriata sulle sue assenze… concertiamo ‘sta cosa… ma mi devi regalare uno scenario credibile. Dunque sta buona e postura da donna un po’ triste per l’attesa. Proviamo?

Ettore Massarese (fu Franz) (21:45 19/10/2020)

Il sospiro è d’arresa. Vinta dal fato s’alza e si avvicina al frigorifero con l’espressione di chi non sa che fare. Mangiare forse?

Ma non devi uscire non Lenny?

endorsum (22:40 19/10/2020)

– Mi metti una tale ansia, Narratore.

Perdonami creatura amata, ma non son qui per questo.

– Allora vai via!

Sarà divertente studiarti in atteggiamenti e piccoli vizi, fai pure, cara.

– E comunque ci esco! (Mi faccio giusto uno spuntino.)

endorsum (22:42 19/10/2020

Guarda ancora con circospezione l’intorno, come a scoprir qualcosa di misterioso e affascinante: me.

– Ma cosa ti salta in mente? Ti inserisci nella narrazione?

Sono il Narratore e posso. Oh se posso!

– Allora vieni a darmi una mano a scegliere.

Apre il portellone del frigorifero e indaga l’interno in una scelta senza fine.

– Cosa mangio adesso?

Eccomi pronto, cara. Vediamo-vediamo. Un bell’ordine, non c’è che dire, ma non capisco. Fammi strada, cosa c’è in quel cartoccio? Non ti dispiace vero se allungo una mano e sollevo la stagnola. Dunque, interessante, profumo invitante, ottimo appetising…

– Uff, decidi in fretta. Ho fame! Guarda anche sul ripiano in basso, giù in fondo.

Scomodo da raggiungere, ma di sicuro una piacevole scoperta, brava! Questo mi sembra perf…

SBAMMMM!

(cartoccio piccolo, cartoccio grande, uva, more, insalata, carote, cipolla, caprino, limoni, cetriolini sott’aceto…)

RIEPILOGO AGGIORNATO DEL CAPITOLO

  1. Il Narratore è ora in casa di Cara.
  2. Battibecco tra i due in cui il Narratore esprime le proprie intenzioni e Cara protesta.
  3. Cara chiama Lenny per uscire a cena, ribadendo le proprie preferenze.
  4. Per trascorrere il tempo prima di uscire, Cara fa dei dispetti al Narratore che prova a convincerla ad essere il personaggio che lui desidera.
  5. Il Narratore la rimbrotta deciso e Cara si adombra, triste, cerca il frigorifero per uscire in qualche modo dallo stato d’animo.
  6. Cara chiede al Narratore di aiutarla a scegliere il cibo e lo chiude dentro il frigorifero.
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Story-Lenny 1

We Can Do It!, poster di J. Howard Miller del 1943 ispirato a Rosie the Riveter

PRIMA FASE: un intervento a capitolo per ciascuno (attaccandolo dove pare e piace)

C’È UN RIEPILOGO IN FONDO AL TESTO

Lenny?

– Lenny?

Non c’è, cara.

– E tu chi sei?

Il Narratore.

– È uno scherzo? Lenny?

Non è uno scherzo, cara.

– Ma quale cara e cara, io non mi chiamo “cara”. Lenny? Dove sei finito?

Non c’è.

Cara smette di girare per la stanza e inizia a fissare gli angoli del soffitto.

– Da dove viene la voce? Ci sono delle telecamere?

No.

– Palle.

Io non mento mai, cara.

– La smetti? Lenny!

Cara è indecisa se cercare l’uomo o apparecchiature tecnologiche. Toglie il cellulare dalla borsa e avvia una chiamata.

– Lenny, santo cielo, rispondi… ciao Lenny, sono io, sono nel tuo appartamento, la porta era aperta, dove sei finito? Ti aspetto qui per una decina di minuti, poi vado, ciao. – Biiiiit

Non ci crederai…a cosa non dovrei credere…vado al solito ristorante, qualche sera fa e chi ti vedo?…eh, chi ti vedi?…Lenny, o forse era Cara: metto gli occhiali e…ed è proprio Lenny che si rivolge a me e mi fa: “E tu?”…tu cosa?…appunto gli chiedo: “Io cosa, Lenny?!”…temevo una brusca reazione invece mi dice di fargliela leggere…scusa, ma lui sa che scrivi?…beh, sì, non bene come Prévert, ma meglio di Catalano Guido…ah, quello che fa il comico?…eh…Lenny mi dice: ma quella lì l’hai vista?…è da quando è arrivata che sa di avere una calza slacciata, ma non si decide…non si decide a fare cosa?…oh, all’improvviso Lenny si alza, va dalla tipa e le dice: “Sono troppo indiscreto se faccio io, la vedo così imbarazzata, anche se devo dire che non c’è niente di più sensuale di quelle pieghette, altro che “…scarpa col tacco a spillo persa in strada…”, come diceva Baricco in City, a p. 61. Lui diceva altro per la verità, ma non faccio la citazione perché endorsum poi si annoia…”. E la tipa: “Chi sarebbe endorsum?” “Vede là quel tipo”, e indica me, “…ecco si è immedesimato in endorsum, una che dice che lei e le poesie, naaaaaaaaaaaaaaa, niente, e poi mette giù così, stia a sentire: Si aspetta una poesia col nome di donna/E non importa che si chiami Amal, Huda o Lamya/Si aspetta una canzone e non sa nemmeno cantare/Non sa che sia musica eppure la vede/Da me si aspetta una donna colorata/Una donna scura/Come i capelli che porto/E lunghi, ma lunghi che il pari non esiste/Da me si aspetta tutto/Labbra, caviglie, unghie rosse e vita senza ritegno/Da me si aspetta che “io sia il mare e tutti i suoi pesci”/Come scrisse la Donna di Jenin/Da me si aspetta che lo faccia sentire uomo/Uomo e basta/Uomo e basta è tutto per un uomo” La tipa: “E il titolo?” “Da me si aspetta tutto…va da sé che, io…mi perdoni, non mi sono presentato: io sono Lenny, quello che da lei si aspetta tutto. È a quel punto che la donna si alza la gonna e dice: “Faccia pure”…calma, eh, Lenny si limita ad allacciarle la calza al gancio…un vero gentiluomo questo Lenny..già ma…ma Cara? Boh, cioè, circa, credo, non so, mi pare che…che cosa?…eh, però direi che…

Bruno Navoni (18:11 15/10/2020)

Non verrà, cara.

– Come sarebbe a dire? E cosa ne sai tu?

Sono il Narratore, io so tutto.

– E ‘sti cazzi?

Ah! Ah! Ah! Sei simpatica.

– Ma vaffanculo!

Cara, non essere volgare.

– Senti non so chi sei e non sai chi sono, non potremmo finirla qui?

No, non potremmo, devo finire il racconto.

– E che devi raccontare? Di come mi muovo in un appartamento cercando chi non c’è?

Anche.

– Frustrato!

Non offendere.

– Cioè, fammi capire, io sarei un tuo “personaggio”?

Esattamente.

– E mi farai fare ciò che credi?

Per esempio.

– No! No caro!

Cara parla voltando alternativamente il capo a destra e a sinistra (con un piglio singolare, in effetti).

– Stai parlando di me?

E di chi altrimenti?

– Non mi piace.

Non ha importanza.

– Stronzo!

Attenta…

– È una minaccia?

Non amo definirla in questo modo.

– Ah! Sei clemente con te stesso!

Se mi garba, lo sono.

– Ma che gran pezzo di merda! Senti un po’ onnipresente e onnisciente, se esco da qui continuerai a rompermi i cosiddetti?

Non ho ancora deciso.

– Allora, se non dico parolacce da scaricatore di porto, mi lasci uscire da qui senza seguirmi?

Mi stai proponendo un patto?

– Figliodiputtanarompicoglionimaledetto!

Su cara, non ti donano, davvero, non ne esci bene.

– Imbecillepuzzolentenanomalefico!

Oh, andrai avanti per molto?

– Scemostupidopezzentecialtrone!

Non sei carina, per niente.

– Facciadimerdastercoschifoso!

Ok. Si può fare.

– Ciao.

Cara esce dalla porta. Con un sorriso.

– Finalmente…

Cara sospira di sollievo appena esce dall’abitazione di Lenny.

– Spero che ora quel narratore mi lasci in pace…non ne posso più!

Prende il telefono dalla borsa dopo aver udito il suono ripetuto di alcune notifiche.

– Deve essere Lenny.

Le sue labbra si piegano in un sorriso colmo di gioia, svanito immediatamente alla vista del numero sconosciuto.

Diffidente, apre la chat WhatsApp e vede una serie di messaggi, un dialogo fra amici che parlano proprio di Lenny e di una donna.

– Chi accidenti sono questi, cosa stanno dicendo??? No…non è possibile…Lenny non può…

Le mani le tremano per l’agitazione e velocemente risponde allo sconosciuto.

– ”Chi sei? Chi ti ha dato il mio numero?”

La risposta non tarda ad arrivare.

” Sono un amico di Lenny, ho preso il tuo numero dal suo telefono quando lui l’altro ieri, l’ha dimenticato a casa mia. Scusa se mi permetto di scriverti, ma volevo che tu sapessi ciò che è accaduto, lui non è ciò che sembra, tienilo bene a mente.”

Cara gli invia messaggi in continuazione, pretende una spiegazione più chiara, ma l’uomo, probabilmente, ha già bloccato il numero.

È confusa, piange disperatamente come non le era più successo da tempo né mai con tale disperazione come in quel momento, tutte le sue illusioni le sono crollate addosso in pochi minuti come un macigno.

Te l’avevo detto che non sarebbe venuto…ahah.

– Ti avevo detto di non seguirmi! Vattene via, non voglio ascoltarti, mi fai schifo!!!

Le tue minacce sono inutili, mia cara.

– Taci stronzo!

Non te ne sei accorta, ma io ero lì nel momento in cui hai ricevuto quei messaggi, ho visto tutto, non pensare di farmi fuori con qualche parola volgare, con me non attacca, sai?

– Esci fuori dalla mia vita!

Sei così bella quando dai sfogo alle tue forti emozioni, anche la rabbia e la tristezza rendono ammaliante il tuo viso, le tue labbra tremanti poi…

– Quanto vorrei…

Cara, è inutile che stringi il pugno, non puoi colpirmi.

– Ti offenderò fino a quando sarai costretto ad andartene! Non hai capito che ti odio?! Mi stai rovinando la vita!

Ah, si? Io? Casomai è qualcun’altro che ti sta rovinando la vita, apri gli occhi una buona volta.

– Non permetterti mai più di nominare Lenny!

Decido io cosa fare.

– No! tu non decidi niente, ora basta con le tue intromissioni!

Sono il tuo narratore, non insistere!

– Abbassa la voce altrimenti…

Dei passi decisi avanzano verso Cara costringendola a voltarsi.

Yleniaely (21:50 15/10/2020)

RIEPILOGO AGGIORNATO DEL CAPITOLO

  1. Cara cerca Lenny nel suo appartamento; il Narratore interloquisce dandolo per assente; Cara non gli crede e lo cerca al telefono.
  2. In un altro luogo il personaggio A e il personaggio B discutono; A dice a B di avere incontrato Lenny al ristorante in atteggiamento galante verso un’altra donna; B chiede di Cara e la risposta di A è vaga.
  3. Cara è alle prese con il Narratore deciso a pedinarla nel suo girovagar per casa.
  4. Scocciata, Cara ricorre a uno stratagemma verbale per liberarsi del Narratore.
  5. Appena fuori dall’appartamento Cara si accorge di essere ancora importunata dal Narratore, che cerca di metterla in guardia su Lenny (e non rinuncia ai privilegi del proprio ruolo). Rumor di passi in avvicinamento.
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Story-Lenny!

Sì, perché no?
Lenny è Lenny.
Lenny diventa di tutti.
Lenny diventa un gioco di trame!
Puntata per puntata ognuno potrà inserire i propri contributi alla trama.

CHI: chi unque

COSA: uno scampolo di testo (che può seguire qualunque strada), ma anche materiale più corposo che diventerà oggetto di Extra-Lenny

COME: con il proprio stile

DOVE: nei commenti, poi io li aggiungerò al testo con attribuzione, o sul vostro sito, o ancora via email: endorsement@virgilio.it

QUANDO: da quando esce la puntata (se siamo alla 3° puntata e serve aggiungere un passaggio alla 1°, si può fare)

FINO A QUANDO: fino al capitolo 14

POI: e poi si va avanti!

POI-POI: poi-poi quando siamo stufi e Lenny è diventato un mostro… ce lo autopubblichiamo, per ricordo (eccheccatz!).

IO: mi sentirò libera di inserire deviazioni o spunti, così, tanto per incasinare le cose.

“HAI FATTO DEVIARE IL MIO PEZZO DI TRAMA?”: SÌ, si può fare, la trama è di tutti e a chi tocca non s’ingrugna: tolleranza, apertura ai contributi altrui e ridimensionamento narcisistico, se no non si partecipa.

PRIMA FASE: un intervento a capitolo per ciascuno (attaccandolo dove pare e piace)

SECONDA FASE: interventi liberi, possibilità di botta e risposta di trama, ritorno sulle vecchie puntate!

Domani si comincia con la 1° puntata! Yepa!

Nel frattempo lascio in lettura i diversi capitoli, così, per risvegliare desideri sopiti.

Lenny? (1)Lenny, sei tu? (2)Lenny, scappa! (3)Lenny, non si può (4)Cazzo, Lenny! (5)Lenny??? (6)Lenny… (7)Lenny, ciao. (8)Lenny, entra… (9)Lenny, torna su! (10)Lenny, pronto? (11)Lenny, vieni! (12)Lenny, non scappi? (13)Lenny? (14)

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Lenny? (14)

Jane Fonda, 83 anni, alla premiazione degli Oscar 2020 (immagine presa da qui)

Luce. Penombra. Buio. Penluce. I giorni si consumano cambiando rifrazione. Porta e finestre aperte ad accogliere. Un profumo di fiori di ciliegio ad aggraziar la vita in quattro mura. Desolazione a tratti. E a punti. A suggerire linee dall’imminente senso compiuto. Ribelle al segno tracciato da una volontà non mia, ripercorro gli angoli del perduto amore e trovo, negli oggetti che vi stanziano, il rarefatto pulviscolo di momenti sempre a filo di tangente. Cara, Mia Cara, te ne sei andata. L’abbandono brucia gli occhi di un Narratore senza corpo, occhi di fuoco, occhi d’inappetenza e fame, occhi brulicanti angoscia, che solo quella vedo in riempimento all’aria vuota. Di te.

Cara, Mia Cara… quando cazzo torni?

Non torni, già so, senza potere e inerme sto.

Oh, ecco, la porta si apre piano. Entrano uomini nerboruti dotati di imballi. Fuori dalla porta… Lenny?

BRUTTO BASTARDO FIGLIO DI PUTTANA!

Ma non sente, nessuno mi sente più.

Va bene. Si faccia: cambio genere!

Abbandonare il noto per il nuovo è eccitante e controverso, ma che sia! Solo uomini nelle future stesure! Monaci, magari! Monaci e di altri tempi, che la mia voce salga a equiparare quelle note! Non temo alcun confronto! Monaci, sì! E poche donne! Magari ottuagenarie!

SÌ, SOLO OTTUAGENARIE!

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Lenny, non scappi? (13)

(immagine presa qui)

La porta si chiude piano. Cara è sul divano, lancia le scarpe al vento. Urla. Un urlo delizioso.

– Non puoi fare sempre così!

Sì, posso.

– No, non puoi!

Sì, posso!

– Sono stufa di te!

Non è vero!

Cara si alza dal divano col broncio e un piagnucolio senza lacrime, va buttarsi sul letto.

– Non entrare!

Entro.

Il pianto senza lacrime continua, la faccia sprofondata nel cuscino, le spalle in sussulti ritmici. Nulla si bagna. Poi un sospiro lungo. E… un pisolino.

Passa il tempo. Cos’è cambiato in mia assenza? Qualche vestito nuovo (interessante), la spazzatura quasi come quando me ne sono andato (preoccupante), gli appunti e i libri di studio in un luogo diverso (strano), alcuni titoli freschi d’acquisto (caspiterina), uno di questi sul comodino (perdindirindina!). Cara si sveglia al suono della mia voce. Sto recitando a memoria alcuni brani del testo ora vicino al suo capo. Riconosce le pagine (le prime, per non sbagliare), allunga il braccio e inizia a leggere ad alta voce, sostituendomi. Il tono le si ammorbidisce, come la postura, il respiro inizia ad affannarsi, le labbra si inumidiscono e le cosce, oh le cosce si cercano piano. Eccola, è lei, è proprio lei, quella che ho sempre desiderato.

DLIN-DLONG!

– Sei stato tu?

No.

– Vado a vedere.

Si alza svelta abbandonando il poemetto erotico sul letto. Risponde al citofono, sorpresa preme l’interruttore del portone d’ingresso e apre la porta, aspettando.

– È Lenny! Proprio adesso?

Non guardarmi così, non ne so nulla.

Il giovane uomo è già sulla soglia. Con un gesto rapido toglie dalle tasche dei pantaloni due tappi di cera e li infila fulmineo nelle orecchie. Lo sguardo è risoluto, troppo risoluto e… dove vai? Fermati!

BUÙ! TA-DÀ! SONO UN FANTASMA! NON È VERO, SONO MOLTO PEGGIO: SONO IL NARRATORE… CAZZO FERMATI!

Il giovane uomo afferra Cara per la mano, risucchiato dalla visione delle labbra umide la bacia appassionatamente. Lei ricambia, già ingentilita dalla lettura. In breve i corpi si pretendono. Lei si stacca un attimo, come riavendosi da un sogno.

– Lenny, non scappi?

Muto, sorride malizioso.

COSA RIDI STRONZO! SCAPPA! SCAPPA FIFONE DEI MIEI STIVALI!

Si srotola la fune cinta in vita, la lancia in bagno e, con sguardo fiero, prende in braccio Cara, trasportandola nella zona franca. Chiude la porta a chiave. Rumori di discesa (dalla finestra).

Silenzio.

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Lenny, vieni! (12)

(immagine presa da qui)

– Sola. Alla fine son da sola. E per forza! Lenny scappa per colpa di Quello. Quello scappa per colpa di Lenny. Ma si può? Ma è giusto? Vigliacchi tutti e due! Non si fa così, non se ci sono io di mezzo! Ecco! Ecco… oh mioddio… che dubbio brutto brutto! Non è che magari? Eh? Non è che magari quei due si stanno comportando come innamorati spaventati all’idea di amarsi? Oh mioddio-mioddio! Non è che il premio non è altro che la scusa per incrociare le spade? Eh? Eh??? … Naaaa. Avranno studiato all’Accademia Dell’In Amore Vince Chi Fugge, ma se fuggono entrambi chi cazzo rimane? Io. Sempre io… Lenny, Lenny, sei così tenero, audace, fantasioso e così pavido certe volte. Il Narratore non è mica un fantasma, ma chi te lo spiega? Mi prenderesti per pazza credendo a ciò che si crede di solito quando le porte si aprono e si chiudono da sole (contraria a parte). Già, le porte, non sbattono più, non si aprono quando ho la spesa in mano, non si chiudono se me le dimentico aperte. Narratore, Narratore, cosa ci fai intorno a me sempre a rompere piani e sequenze? Chi ti ha mandato? E chi mi ci ha messa in questa situazione? Intanto adesso non c’è nessuno. Dalla porta alla finestra. Vuoto vero. Silenzio. Non l’ho nemmeno chiusa, la finestra, non si sa mai. Anche in bagno ci vado meno volentieri da quando non mi devo più nascondere. La tua presenza, l’esserci sempre, sempre troppo, troppo e con invadenza! Ma l’esserci… Ci si abitua a tutto. Quando ci si abitua alla presenza, arriva anche la mancanza. Mi manchi. Un po’. Un po’ tanto. Non ha senso. Non ha davvero senso: dai, alzati e telefonagli, che la vita continua. Dove ho messo il cellulare? Ah, eccolo. Chiama… Ciao Lenny, come stai?… davvero? … no-no, non c’è più il fantasma! … sei quasi arrivato? … Lenny, vieni!

La porta si apre piano e un giovane uomo sta per varcare la soglia.

TA-DÀ!!! Sono il Narratore! E non sono un fantasma!

Il giovane uomo fugge, non contando i gradini.

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Lenny, pronto? (11)

(immagine presa di qui)

– Lenny, pronto?

– …

– Lenny, che cosa ti prende? Sono 3 giorni che non ti fai vivo.

– …

– Non capisco, davvero.

– Hai i fantasmi in casa!

– E che colpa ne ho io?

– …

– Smettiamo di vederci per questo?

– …

– Lenny, su, siamo al telefono. Nessuno ci darà fastidio.

– …

– Sono qui, tutta sola.

– …

– Sul divano.

– Non possiamo fare in video?

– No! Mi piace come si faceva una volta: immaginazione.

– …

– Oggi ho deciso d’indossare la canotta del campeggio.

– …

– Ricordi come me l’hai tolta l’ultima volta?

– …

– Proprio quella.

– …

– Non l’ho rammendata (come potrei) e lo strappo è dove l’hai lasciato… solleticante, eccitante se penso alle tue dita che ne segnano il contorno e…

SBAMMM!

– Aiuto!!!

– Che succede, Lenny!

– La porta d’ingresso si è aperta e chiusa sbattendo!!! Ciao! Vado a cercare qualcuno che mi liberi la casa!

– Lenny! Lenny!!!

tu.tu.tu.tu.tu.

– (Bastardo!)

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Ricapitolando Lenny 2

DOVE SIAMO ARRIVATI?

AL NARRATORE CHE SE NE VA DI CASA.

E COME È STATO POSSIBILE?

EH…

MA SE LUI NON È IN CASA LA STORIA NON CONTINUA!

CONTINUA, CONTINUA…

Lenny 1Lenny 2Lenny 3Lenny 4Lenny 5Lenny 6Lenny 7Lenny 8Lenny 9Lenny 10

Aggiungo una canzone che mi ha fatto conoscere tempo fa Allegropessimista (un) e che trovo ora particolarmente adatta a descrivere la situazione narrata. Su chi sia chi, a ciscuno la propria interpretazione.

Buon ascolto e buona lettura!

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Lenny, torna su! (10)

(immagine da qui)

La porta si apre piano. Dal pianerottolo giunge una voce “Lenny, torna su!”, ma non pare ottenere risultati. Cara rientra furiosa. La porta si chiude piano, autonoma.

– Dobbiamo parlare!

È bellissima… vestita per sedurre e arrabbiata. Pare sarò io il fortunato a goderne appieno.

– Eh no, caro!

Non vuoi un goccio di vino? C’è il decanter, il tuo bicchiere preferito, sei sempre più soave dopo un bicchiere di vino.

Soave un par di palle, Narratore!

Ahi… non è un bel segno quando mi chiami per nome. Siediti, su, non ti affaticano quei tacchi alti? Non hai voglia di toglierli, massaggiarti le piante dei piedi, allungare le belle gambe sul divano e ascoltare magari un po’ di musica d’atmosfera? Non hai voglia poi, magari, di accarezzarti languida il ventre e…

– Ma la pianti? Ho detto che dobbiamo parlare!

Va bene.

– Così non si può andare avanti. Ho una vita io!

Lo rispetto.

– Non è vero! Non ti limiti a osservare, tu vuoi dirigere il mio presente! Per non parlare del futuro.

So che la cosa ti disturba, ma è nell’ordine delle cose. Io sono il tuo Narratore.

– Non me ne frega un cazzo di chi sei! Non ti ho evocato come uno spirito dell’Oltretomba!

La situazione non cambia.

– Sì invece… io, io voglio che tu te ne vada.

No.

– Sì.

Lo sai, poi ti manco, lo hai ammesso ieri.

– Ieri non avevo idea della piega che avresti preso!

Lo sai da sempre qual è la mia piega, non ho mai nascosto l’essere un manipolatore!

– Stai alzando la voce?

Sì!

– Ah!

Cosa stai facendo adesso?

– Vado da Lenny!

No!

– Sì!

Ah!

– Non aspettarmi!

L’ho appena mandato a giocare a calcetto!

– No!

Sì!

– Ah!

Esco, non aspettarmi!

– No!

Sì!

– Ah!

Cara resta inebetita dallo scambio appena avvenuto. La finestra si chiude piano.