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Giulia 4

(immagine gentilmente offerta da Antalgica Poetica)

Puntata precedente

Abbandonato nella poltrona preferita (oh sì), è rapito dall’odore avvolgente e acre di cuoio masticato da usura e sudore, che lo aiuta quanto deve. Una mano a coprire istintivamente la sigla sulla copertina del fascicolo giallo, l’altra perduta tra i capelli; il mento in alto, ad accompagnare pensieri e sospiri taglienti, nati per sezionare, feroci in gola. Il filo di voce esce senza consenso.

“Sciocco Amore Mio, non arriverai ai segreti finanziari di Mister T attraverso queste carte: non sei pronta per un boiardo di Stato; (non sei pronta…) non sei ancora pronta!”

La frase lo urta con la vergogna di chi si è sentito, raddrizza il collo, controlla il respiro, infine manda mansuete le mani a sfogliare. Il tocco è delicato, adeguato a fragili carte appassite. Le dita si muovono leggere tra vecchi fax, fotocopie e qualche foglio con firme e timbri. Intatto vecchiume sempreverde, informazioni pronte all’uso, eclatanti, magnifiche. Prove. Valide ovunque. Un sorriso distende viso e tempie; il ricordo lo rallegra ogni volta che lo risveglia e la tranquillità si allarga calda in petto. Va meglio. “Bravo.”

Ci fu un tempo in cui gli capitò di collaborare con Mister T. (oh sì). Una quindicina d’anni prima, qualche capello nero in più agli argini del bianco e gagliardi scenari professionali, lì a un balzo. Fu grazie agli sparuti fogli sulle sue ginocchia che non si fece addentare, smembrare e tritare dallo squalo, garantendosi la via di fuga. Certo, non poté accedere al ruolo prestabilito, ma avrebbe dovuto diventare un nuovo e sollecito schiavo, coinvolto in fatti inconfessabili. Il ricatto era nei patti. Quale dei due essere fu la scelta. Con essa sprofondò nelle plumbee conseguenze. Peu mal.

L’immagine di Giulia si materializza tra ciglia inspiegabilmente mosse: davanti al cappuccio indecisa se mollare il biscotto o tenerlo ancora per metà in ammollo; addormentata sul divano con la guancia schiacciata sul cuscino amaranto; nel salto agile della sedia per non girarle attorno. Ma ne ha altre (oh sì), non è difficile, si nutre ingordo della sua visione ogni volta che le è attorno. L’ascolta. La spia. La sfiora per caso. La respira forte. La imprime in tutto ciò che può, affinché resti. Lei (oh bellissima lei), così sprovveduta nella sua presunzione e così affamata di quel nulla che al nulla rilancia. Monade solida e infantile, da difendere: con lo sguardo lungo di chi non vuol forzare.

Soppesa il faldone. Quanto peserà? Il peso dell’attaccamento a lui da parte di una donna che non finge quando per capriccio animale lo sceglie annusando l’aria, e lo prende. Lo fa suo. Lo annienta. Una donna che scomparirà quando troverà il nuovo nascondiglio delle carte e il modo per accedervi.

Le labbra si aprono appena, la lingua esce a inumidire. Gli occhi ancora altrove. Solo Dio sa cosa sarebbe disposto a sacrificare per renderla serena, rinuncerebbe a lei, dandole semplicemente ciò che vuole. Ma Giulia vuole i segreti del boiardo. E non la metterà sulla strada di un suicidio assistito.

CONTINUA…

GIULIA – Le vibrazioni

12 risposte su “Giulia 4”

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