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Lei sulle tue dita

Questo racconto ha pochi mesi, oggi l’ho portato a socializzare su world of sphaera.

Kazuhiko okushita

Il pesce ha dato un colpo di coda e in torsione ha spostato la pancia, in alto.

Mi spaventa sempre un po’.

È successo anche ieri. Tu eri alla cena di lavoro. Capiterà mai che si invitino mogli alle cene? Quando le organizza la nostra Società, le coppie clandestine ne approfittano e dopo il primo piatto spariscono. Puff!

Da quell’istante tutti sanno di non dover andare in bagno, a prendere i cappotti o alle macchine, per non imbattersi in scene d’itinerante sesso selvatico. Mentre in sala si assapora dell’ottimo Cacc’e Mmitte, altrove lo si pratica. Da voi non capita? No? Che felice eccezione. Comunque, sazi, gli amanti riemergono all’ora del dolce. Prosciugati dall’arsura da fiamma bevono, bevono e bevono, fino a mandar giù il sapore dell’altro.

Anche tu ieri sera eri disidratato, ti sei scolato un intero litro d’acqua, prima di venire a letto.

Non gradisci l’argomento. Ti giri verso il frigorifero cercando un interesse solido. Sbadigli perfino. Qualche passo e sei la sagoma nera davanti a una luce colma di auspici. Noto soltanto l’abbassamento del baricentro. Ti sei appesantito, Amore.

Sbircio il tavolo. Rosolino è ancora a pancia in su. Galleggia. Potessi farlo io.

Buono il tramezzino? Sì? Con la bocca piena ora puoi ascoltare il turbamento della tua donna?

La risposta è ricca di frammenti di cibo sputacchiati. Ne schivo alcuni.

Ottimi riflessi, già, ho anche le gambe zuppe di acido lattico. Mah, ti avrò dato calci questa notte per zittire il solito rantolio. Non hai lividi alle gambe? Peccato.

Mastichi, mi dai un buffetto sulla guancia, deglutisci. Con il pollice indichi la posizione del pesce alle tue spalle. Non ti sei lavato le dita, da ieri. Va bene, continuo.

Ho delle ipotesi in merito alle pantomime di Rosolino: la prima è che con il suo movimento ambiguo lo chiami; la seconda è che ne senta l’arrivo e vada in trance.

Ridi. Mi baci la bocca con labbra unte e ti liberi delle briciole spostandole sul divano. Ridi ancora. Incroci le gambe deciso a seguirmi in questo viaggio, appollaiato su scetticismo. Hai l’aria divertita di chi vuole assistere all’ennesima idiozia di una moglie stravagante. Sono il tuo personale show. Non so se voglio davvero condividere questa cosa.

Mi spettini i capelli, vigoroso. Per farti smettere devo desistere. Va bene, continuo.

È carino, sai? Piccolo. Scuro. Odora di legno intriso di catrame e di presenze salmastre; un profumo di liquore prevale sugli altri e, aromatico, s’infila dritto nel naso mentre, etereo, gonfia minute pezze giallastre. Scomodato da Lilliput, veleggia immobile nella boccia e vive, respira, in una bruma impalpabile.

Non guardarmi così. Son seria!

Odio dover dire “son seria” e vorrei cambiassi atteggiamento. Se non tiri giù gli angoli della bocca, se preferisci lasciarli appesi, io non posso andare avanti. Mi fermo qui, non ti racconto altro. No, non toccarmi i capelli! Mo-o-lla! Ancora il lezzo di lei. Va bene, continuo.

Come un trofeo in bottiglia, o il messaggio lanciato all’onda da chissà quale marinaio essiccato al sole, il veliero fantasma punta la prua verso di me e attende. Se non mi accorgo della sua venuta, sottili voci chiamano, compresse dalle misure e ridotte in confusi brusii senza senso (le senti? Io le sento).

Iniziamo un dialogo fitto, da qualche parte nella mia testa, che mi fa sentire forte, capace, potente. Capisci? Non importa.

In quel fraseggio tutto diventa semplice, e io mi scordo chi sono. (Chi sono?).

Poi la vista si offusca.

Che c’è? Che cos’ho? Non toccarmi gli occhi per favore. Ti puzzano le dita razzadibifolco! Mi pulisco da sola!

Oh, una lacrima nera. No, non preoccuparti, mi è venuta anche ieri, adesso passa. Dura poco, davvero. Guarda, l’ho tirata via.

Ne ho un’altra?

Ne ho gli occhi pieni?

Finisco e passa. Stai buono un secondo. Finisco. E passa.

So tutto di quel bastimento: conosco chi lo abita, le battaglie intraprese, come giocano col tempo. La loro storia, ora, è anche un po’ la mia. Mi hanno accolta come sposa novella, istruendomi. Io ho imparato.

Amo quel mondo tondo e perfetto, racchiuso nella sua palla di vetro. Ordinato e impietoso, è dotato di avvocato, di giudice e…

di un BOIA!

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Punto

(Questo racconto compare anche su World of Sphaera)

Facciamolo. Un respiro profondo e si parte.

Tu li vedi lì, ok? Allora, c’è qualcuno che li vuole togliere da lì, ok? Non importa, magari perché li vuole “salvare”, succede sai? Allora, uno come me magari, che vuole fare qualcosa quando c’è chi ha bisogno, no? E non si rende conto che invece lì c’è tutta terra bruciata, vita bruciata, non c’è niente insomma, o meglio, c’è qualcosa, ma tu mica lo vedi, che sei preso da vedere altre cose. Insomma, loro sono lì e ti dici che li togli da lì. Magari uno solo, no? Allora ti vesti, come loro dico, ti vesti così, non ti lavi per giorni, cerchi di andare a prendere puzza di scarto dove capita. Lo fai perché se no mica ti ascoltano, no, ti sputano addosso, se no continuavano a fare quelli normali, se no col cazzo che li vedevi e li volevi salvare, avresti detto “ma salvati da solo che hai solo scelto e puoi scegliere, stronzo”, perché ce n’è di gente normale da salvare, ma non son mica cazzi miei, quelli possono ancora scegliere, a volte. Comunque ti vesti e odori come loro, raccogli pezzi di cibo ai cassonetti, fanno schifo eh, però il cartone non fa schifo, è sempre pulito il cartone, che ti devi avvicinare per mimesi, dicono quelli dei corsi, io ne ho fatto uno al lavoro, di corsi dico, e mi han parlato della mimesi e mi è piaciuto quel concetto lì, mi è rimasto impresso, ma non è vero per tutti, per questi un po’ sì, ma non sempre, ma lo scoprirò dopo. Allora io mi avvicino, ma sono solitari e mi guardano peggio, gli rubo il giaciglio, lo spazio nello stanzino del bancomat. Io credevo di riuscire a parlare, ma no, mi sputano lo stesso. Allora cambio vestito, una cosa media, un po’ puzzo e un po’ si vede che le scarpe sono usate, ma sono di marca e allora mi guardano strano, ma ascoltano e io parlo e parlo e loro ascoltano e io mi sento finalmente ascoltato e torno anche il giorno dopo. Poi ti vien voglia di portarli a casa no? Chiedo se vogliono un bagno caldo e un piatto di stracotto e mi guardano male, ci starebbero, ma hanno paura del conto, del mio conto, magari sono un pazzo omicida, un picchiatore, uno stupratore, un sadico. Lo sanno che a volte c’è chi si interessa a loro, ma non si fidano, i motivi dell’interesse sono tanti e così rifiutano per un po’, ma tu continui ad andare a parlare e loro ti ascoltano e poi ti raccontano delle cose che non sei mica pronto ad ascoltare, perché tu di cose ne hai viste tante, ma queste ti fanno piangere come un bambino perché sono storie strane, universali, uguali per tutti, dico. Ti dici che è un caso se non sei al loro posto e non capisci che caso sia, se un caso benevolo o malevolo e non capisci più che cazzo stai facendo, perché io sono onesto e riconosco quando sto imparando. E ti rendi conto che ci sono dei fatti, messi nella vita di uno come delle virgole, no, ecco, delle virgole che metti nell’esistenza e che cambiano il senso all’esistenza e poi ci sono dei punti. Punto.

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Argomentario

La pulzella si arrenderà alle lusinghe del cavaliere?

Lei è bella, magnanima, ambita. Desiderata da tutti, colma le fantasie col tocco di una sua carezza. Però ha un problema.
Lui è audace, spavaldo, possente. Sensibile al gentil richiamo ha allungato una mano, forte del lavoro d’infinite mani.


La notizia è questa: la bella INPS non sa reggere la quantità di accessi in contemporanea al sito; il cavalleresco PornHub, forte della gestione di 400/500 milioni di accessi, si offre per darle una mano (quale tra le tante è ancora in dubbio).

La pulzella si arrenderà alle lusinghe del cavaliere?

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Pressing psicagogico

Ok, il titolo fa un po’ impressione, ma non è cattivo.

Iniziamo.

Psicagogia: condurre l’anima (io direi anche movimentarla, ma sento già l’orda di filosofi avanzare minacciosa, eppure la logistica è così filosofica!).

PUNTO DI PARTENZA DELL’ANIMA: la razionalità.

PUNTO D’ARRIVO DELL’ANIMA: la verità.

MEZZO DI LOCOMOZIONE: una filosofia passionale e impetuosa, travolgente, parossistica e irresistibile, in questo senso erotica.

Quindi il pressing psicagogico è, in ridottissima sintesi, esercitare una pressione a un’anima (neghittosa e aggrappata alla razionalità) tramite una dialettica erotica atta a spingerla ad alzare le chiappe per andare incontro alla verità. (Platone, ecco.)

Dopo un immane lavoro su questa impervia via, posso con gioia raccoglierne i frutti e dichiarare che:

e dai e dai, l’elefante ha partorito il topolino!

DI SEGUITO ECCO UN REGALONE DA PARTE DI DEBOROH, A RICONOSCIMENTO DI TANTO E TALE IMPEGNO.

Pare che la forza sublime degli affreschi di Michelangelo della Cappella Sistina sia dovuta al “pressing psicagogico”esercitato sul genio da Papa Giulio 2° – Anche Deboroh, nel suo piccolo, è riuscito a partorire questa goccia di saggezza “sollecitato” dagli argomenti squisitamente erotici di Endorsum (Endy per gl’intimi)

ANTALGICA POETICA

Aforisma 3955

per decantare l’irresistibile fascino del silenzio

ho scritto un trattato geniale e adesso tutti ne parlano


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regaloni

Come quelli veri

Finalmente ci siamo riusciti!

A far cosa?

A portare su queste pagine la lettura di Alberto Bertow Marabello di Lei sulle tue dita, diventato per l’occasione Lei su i tuoi diti.

Visto!

Non quel video là, con la bella dedica d’accompagnamento, questo qua, che è quello originale, alla velocità giusta, nel quale si coglie la profondità del testo, la drammaticità intrinseca, il turbamento e, non ultima, l’interpretazione sentita e sofferta dell’attore (veneto l’attore, sì, veneto è veneto).

Come quelli veri?

Come quelli veri!

LEI SU I TUOI DITI – Dal suo canale youtube

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sirenettitudine

Il gatto sirenetto

Con questo omaggio di Sara Provasi di ATTI EFFIMERI inauguro la sezione Sirenettitudine, nella quale potrete lasciare il vostro contributo in merito alla scostumata usanza sirenettica.

Grazie a Sara per questa testimonianza grafica coraggiosa, sofferta e realistica. I gattini crescono! (Non come gli alani, certo.)

(E la quota gattini del sito è sistemata)

Andare dall’Autrice è d’obbligo, c’è un entusiasmante mondo di conturbanti Barbie e carrelli e arte ad attendervi!

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Oggi parliamo di vèci

Un mio raccontino su World of Sphaera. L’argomento è presto detto e ha a che vedere con questo contributo video.

https://www.la7.it/propagandalive/video/il-monologo-di-andrea-pennacchi-i-veci-non-hanno-paura-27-03-2020-316236

(Se non parte il video digitate su un motore di ricerca: “i veci non hanno paura”)

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Un ricordo / 1

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Se strettamente necessario

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Riassumendo/1

L’avventura estemporanea e itinerante di SPALLONI richiede che ogni tanto mi fermi a fare il punto della trama. Riassumendo:

Capitolo 1 – ADUNANZA

  1. Sangue nel lavandino: è il segnale. Con il segnale arriva la chiamata di conferma (che annuncia l’adunanza alle 00:15).
  2. Lui e lei sfidano il coprifuoco per raggiungere il luogo stabilito. Lui ha la mascherina (e la porta anche a letto).
  3. L’Aula Magna è piena nonostante i divieti e gli unici individui con la mascherina sono Lui e una donna sottobraccio a un direttore editoriale.

Capitolo 2 – UN MESE PRIMA

  1. Lui riceve le gocce di prepotenza organica, il preparato da assumere per sensibilizzarsi al segnale – il sangue – dell’arrivo dell’accadimento (immunizzante al resto).
  2. Lucio è tenuto a consegnare le gocce ai nuovi cooptati e non condivide tutti i nomi iscritti nella lista da Claudio.
  3. Lucio porta a Elisabetta i boccettini che si rifiuta di consegnare. Lei ricorda quando fu cooptata da Umberto.
  4. Lui mostra a lei le gocce. Sono il segno di un’appartenenza esclusiva e il simbolo di un’imminente carriera, a spese del padre di lei.
  5. Ciccino si vanta con Stellina di aver ricevuto da Elisabetta le gocce e le chiede di cucirgli gli scarpini cerimoniali. Stellina contratta il cucito con la promozione del suo libro.
  6. Lui e Stellina sono alle prese con un amplesso difficoltoso. Stare con altri per interesse è stressante, ma dopo l’accadimento potranno tornare ufficialmente insieme.
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Viralità e arte

Resto in zona REGALONI.

Un giorno o una sera, Andrea si trovò su questa pagina. Lì campeggiava una fotografia di Dennis Evan (ancora visibile). In una bella giornata invernale prese una bomboletta, un apparecchio per fotografare e uscì di casa.

Ciò che appare di seguito è l’opera che ne deriva.

Grazie Andrea!

Istanze

Written by Andrea Roccioletti

Istanze.
Febbraio 2020.

“[…] se non c’è distanza non ti meraviglia
e se non c’è vicinanza non ti emoziona.”
– Peter Brook

roccioletti - istanze 1
roccioletti - istanze a
roccioletti - istanze b
roccioletti - istanze c

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Etimologia

roccioletti - etimologia istanza

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Bonus track

L’effimero per eccellenza
Non-performance, 2020.

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Omaggio

Questo è un omaggio a colui che per primo mi ha dato il suo appoggio in questa landa sperduta di socialità impunita.

Colui che ha cercato invano di individuare le mie fattezze

“Mi presento, sono Eritema Scolpidossi, la più autorevole ed influente critica letteraria europea e dirigo la rivista per adulti Hustler” — Antalgica Poetica

“Vi assicuro che Deboroh Sensitiveson è di gran lunga poeticamente superiore a Dante Alighieri” — Antalgica Poetica

che mi ha offerto libagioni

“ah, proprio un gran scegliere quello tra chi sputa sangue e chi sentenze!” — Antalgica Poetica

redarguendomi bonariamente in merito alla mia missione,

ma incoraggiandomi al momento opportuno

“a vista d’occhio” — Antalgica Poetica
— Antalgica Poetica
“al microscopio
— Antalgica Poetica

per tutto questo

GRAZIE DEBOROH!

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Dimmelo ancora (un mese prima)

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Brocche di latte e acini d’uva di plastica- Tim Burton’s view.

Questo articolo nasce dalla bontà di Paola (colpita dalla mia colpevole ignoranza manifesta). Grazie!

Timothy William (e non Walter) Burton nasce a Burbank nel 1958 in una famiglia che considera noiosa tanto quanto il comune che lo ospita nella contea di Los Angeles, California. 103.000 abitanti secondo il censimento del 2010, incastrati in una posizione geologica distanti poche miglia a nord-est di Hollywood.

Cresce in una sorta di bolla solitaria, annoiato allo sfinimento e conclude i suoi studi presso il California Institute of Art affacciandosi al mondo del cinema grazie alla Walt Disney che gli propone alcune interessanti quanto noiose collaborazioni. Viene definito dal jet set il diverso e solitario, cosa che lo porrà più volte a ricollegare la sua infanzia ad un periodo nel quale i suoi più cari amici erano i film di serie B della Hammer, casa cinematografica Inglese.

Ama e detesta Burbank, ne parla in molto ironico nelle interviste e non si apre facilmente al pubblico. Se lo fa lo fa in modo nervoso e confuso. Tutti i suoi profili social non sono autentici, o meglio sono gestiti e creati da altri in suo nome. Questo fa di lui IL visionario in un’era che dimentica troppo spesso quanto la realtà sia la miglior condizione attraverso la quale trovare fonti d’ispirazione.

A distanza di anni…………

Tim Burton diventa parte e non parte della Hollyweird, nutrita di esseri incredibilmente inesistenti, e prossimi a un decesso vertiginoso nel quale egli stesso sente di farne parte da sempre.

L’incontro con Johnny Depp nasce in un locale nel quale Tim Burton attende scollato dalla realtà il giovanotto “da 4 soldi”, prossimo al più totale fallimento. Pubblicizzare cereali per Depp rappresentava la catastrofe nella catastrofe, la fine dopo un inizio incerto e scarsamente identificativo.

Depp viene “assunto” nel ruolo di Edward scissorhands, Edward mani di forbice dopo settimane di silenzio durante le quali le uniche cose che aveva compreso di Tim Burton erano due: l’esaltazione per l’estetica perversa della brocca del latte a forma di mucca posta sul tavolino e l’attrazione estatica degli acini d’uva di plastica che formavano una piuttosto surreale composizione artistica.

Questo punto di vista piuttosto discutibile ha fatto sì che molti critici abbiano creato il personaggio all’interno della persona, condizione drammatica per chi come lui ha saputo trasformare i canoni di bellezza in verità nude e crude.

Facile amarlo oggi, vent’anni fa e poco più era considerato un poveraccio fissato con la plastilina e lo slow motion, intento a credersi Vincent Price suo maestro da sempre nel cortometraggio Vincent.

Trama

Vincent Malloy è un bambino di sette anni che finge di essere come l’attore Vincent Price (che narra il film). Fa esperimenti sul suo cane Abercrombie, ed è ossessionato dai racconti di Edgar Allan Poe. Il suo distacco dalla realtà durante la loro lettura lo porta a delirare, credendo di essere in realtà un artista torturato, privato della donna che ama, rispecchiando alcune parti de Il corvo di Poe. Vincent, torturato dai componenti del suo mondo di finzione, citando Il corvo cade a terra in fragilità, credendo di essere morto.

La critica dice: Tim Burton non è per tutti ma lo è nella finzione di tutti coloro che guardano senza introspezione alcuna, e forse lo è diventato a suon di mazzate sui denti che a guardar bene l’hanno reso unico nel suo genere.

Per quanto mi riguarda è un intoccabile con le calze a righe come il dentifricio a righe, del quale parlarne solo se ne ho valido motivo.

Per Endorsum, che oggi rappresenta il mio valido motivo.

Buona serata.

immagine web

Paola.

Vai alla pagina d’origine, è un bel posto!

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Stellina (un mese prima)

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Il Ruolo (un mese prima)

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Operai (un mese prima)

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La lista (un mese prima)

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Roba buona (un mese prima)