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La perpetua – 7

(immagine presa qui)
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L’esorcista

Don Piero è un uomo minuto, avvezzo a tutto. È stato convocato al termine di una riunione importante. Si ricorre sempre di malavoglia a lui, ma a mali estremi, l’estremo rimedio.

Don Piero è esorcista. Tenuto lontano dagli occhi, lontano dal cuore, in solitudine e grazia, in mestizia e dedizione, in disgrazia e perdizione, è la spina nel fianco di mamma Chiesa, e duole.

L’omino giunge a Roma in pandino, gli assegnano una stanzetta sobria e l’uso di una palestra sita in un sotterraneo. Sorseggiando una birra trappista passa in rassegna le descrizioni tecniche. Sorseggiando una birra trappista incontra uno a uno i vescovi tarantolati. Soreggiando una birra trappista si rende conto che tra le farneticazioni di ciascuno compare una donna che morde la lingua. Affiorano una quantità di altri elementi, sorseggiando una birra trappista, ma inerenti le fantasie erotiche dei dodici. Studia i casi, sorseggiando una birra trappista e pensa all’esorcismo apposito (sorseggiando una birra trappista). Finalmente ebbro, fantastica sulla responsabile.

La perpetua si prepara all’appuntamento con cura, l’omino la stuzzica.

continua…

Annibale – Liberami

Liberami, ti prego liberami
Dal tormento e dalle paure
Liberami dalla notte
Che ci inghiotte
E non ci fa dormire
Liberami da ogni vincolo
Che ci distrugge
E non ci fa campare
Lascia la luce accesa
Sto imparando a camminare

Tu puoi non andare
Non lasciarti avvolgere
Ti prego, resta qui
Non scappare per favore
Libero da tutto ciò
Che non fa vivere e dalle incertezze
Libero dalla paura di poter fallire

Liberi, ci confondiamo
Tra la gente che sa dormire
Muti, ci consoliamo
Nascosti a letto da chi non vuol capire
Liberami dalle ingiustizie
Che a volte non so accettare
Nudi noi ci godiamo
La solitudine del nostro amore

Tu puoi non andare
Non lasciarti avvolgere
Ti prego, resta qui
Non scappare per favore
Libero da tutto ciò
Che non fa vivere e dalle incertezze
Libero dalla paura di poter fallire

Tu puoi non andare
Non lasciarti avvolgere
Ti prego, resta qui
Non scappare per favore
Libero da tutto ciò
Che non fa vivere e dalle incertezze
Libero dalla paura di poter fallire
Niccolo Annibale

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La perpetua – 6

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Diversivi

La perpetua si è inventata un giochetto.

Nell’arco di un mese sono stati dodici i vescovi tarantolati, con dovizia di sintomatologia. La contingenza è stata notata dai centri dirigenziali, poiché vistosa e ingombrante quanto la somiglianza somatica tra un parroco e la figliolanza delle devote. Dal globo accorrono neuropsichiatri, tossicologi e antropologi.

Vige sui casi la massima segretezza e discrezione. Nessuno riesce a spiegarsi il fatto, le coincidenze. A mancare è il senso.

Hanno tutti e dodici la lingua pizzicata. Per vero, ne manca un lembo a ciascuno. I colpiti sono stati sottoposti a innumerevoli indagini mediche, lasciando il tutto irrisolto. Frustrata, la scienza si gira e guarda altrove.

Un’unica salvifica luce appare e, forte della tradizione, illumina il super uomo in grado di fermare l’epidemia.

continua…

TARANTA – Canzoniere Grecanico Salentino – (testo: M. Durante / musica: L. Einaudi, M. Durante)
io tegnu nu tormentu intra lu piettu
ca me consuma e nu se ferma mai
me tremula la terra sutta li peti
nu c’è mai fine pe lu miu cadire
quiddhu ca mangiu nu tene sapore
pe mie nu c’è chiui luce ne culore
la gente sapia comu t’i curare
ci lu tou male se chiama’ taranta
e osce ca li tempi hannu cangiati
ci è ca po sentire lu miu dulore
e ci me porta l’acqua pe sanare
a ci chiedu la grazia pe guarire
nu sacciu ci è taranta ca me tene
ma nu me lassa e me face mpaccire
ci è taranta nu me abbandunare
ci balli sulu nu te puei curare
ci e’ taranta lassala ballare
ci e’ malencunia cacciala fore
[ita] io tengo un tormento dentro il petto che mi consuma e non si ferma mai mi trema la terra sotto i piedi non c’è mai fine per il mio cadere quello che mangio non ha sapore per me non c’è più luce né colore la gente sapeva come dovevi curarti se il tuo male si chiamava taranta e oggi che i tempi son cambiati chi è che può sentire il mio dolore e chi mi porta l’acqua per sanare a chi chiedo la grazia per guarire non so se è taranta che mi tiene ma non mi lascia e mi fa impazzire se è taranta non mi abbandonare se balli solo non ti puoi curare se è taranta lasciala ballare se è malinconia cacciala fuori