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a proposito di dialoghi impliciti

Carezze al pelo

Stefano, tu sei un giornalista di razza.

Non esagerare.

Dico davvero! Hai fiuto, intuito, la rara capacità di collegare i fatti e una grande conoscenza. Io sono solo piacente.

Non esagerare.

Dico davvero! Un bell’aspetto aiuta, sono in TV, non dico che sia male, ma per diventare qualcuno servono le tue doti. Tu farai strada, sono sincero. Uno della tua levatura è sempre un boccone prelibato e ambitissimo.

Non esagerare.

Dico davvero!

Ok, allora continua.

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a proposito di

Giornalista televisivo

Un bel tipo. Sveglio. Non potrebbe essere altrimenti, l’ha invitato in trasmissione.

Stefano si lascia offrire un caffè dal collega. Gli studia le unghie curate, il taglio sartoriale dell’abito e finalmente riesce a dare un nome all’insieme: puttone ormonizzato.

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Giordano Bruno

Se Giordano Bruno avesse l’udito, si staccherebbe dal basamento per fuggire in altra piazza.

Stefano, sentendosi, non fatica ad attribuirgli l’intento.

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a proposito di dialoghi impliciti

Cin-cin!

Stefano! Razza di stronzo! Come stai?

Sai che non amo quella parola. Sto bene.

Allora? Quando mi offri da bere per la promozione?

Fai tu.

Ok, io ne ho 3 o 4 da festeggiare! Signorina, due bianchi!

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Viaggio in treno

Si è preparato un discorso fluido e coerente. Nelle pause ha spostato più volte il ciuffo scuro dalla fronte, ostentando amor proprio sotto lo sguardo della bella dirimpettaia compagna di viaggio. Ha segnato alcune parole chiave su un blocchetto per aiutarsi nell’esposizione in caso d’interruzione. Una pausa al W.C. per controllar l’aspetto.

Stefano è pronto ad affrontare il compagno di università. O a intrattenersi in mostra di sé per la prossima ora.

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Vaticinio

Stefano è ancora sconvolto.

L’unione con lo sciopero destabilizza i sensi.

Ma lui ha parlato: dopo aver masticato impotenza, digerito astio e ruttato, non dissimile da un colossale intestino, della poliglia ha fatto spruzzo.

Tra i resti, il suo vaticinio.

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Costi secondari di uno sciopero in una città di provincia

Nell’euforia dell’incontro, Stefano ha perduto il controllo solo un istante.

Che gli ha svuotato le tasche.

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Picchetto

Stefano va incontro allo sciopero come a una sposa arrivata all’altare in anticipo. Lo sciopero lo attende sospettandolo uno sposo sbadato o indeciso. Confusi dall’aria di parole d’ordine urlate a un megafono, si congiungono.

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Sesso in una città di provincia equidistante dalle città d’origine.

Questa sera si tromba!

Bidet.

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TV

Vieni da me?

Dove?

In trasmissione.

Eh?

T’intervisto.

Cazzo!

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a proposito di dialoghi impliciti

Fidanzati

Come è andata a Barcellona?

Bene.

Brava.

Grazie.

Altro vino?

Mi vuoi brilla?

Se serve.

Versa.

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a proposito di luoghi

Roma

Roma accoglie Stefano.

Quando la provincia è nella capitale, finge di sapersi muovere e procede con l’andatura sostenuta di chi poi manca i luoghi. L’approssimazione si fa arte e gli incroci (mioddio gli incroci!) diventano membrane che ti spingono, attendendo pazienti un ritorno. Non contemplando il complesso, la provincia si perde. E si affama.

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a proposito di dialoghi impliciti

Nera

Capored, voglio la nera.

No.

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L’alternativa

Energia epinefrinica. Ridotta distanza tra sinapsi e dita. Caldo e freddo? Sensazioni lontane.

Stefano non riconosce i gesti e non osa nominare ciò che lo anima. Eppure è lei.

Arriva spezzando e lo possiede, quando l’alternativa è farla in braghe. Un’audacia selvatica, amante dei bordi, inafferrabile.

Che sia, purché torni.