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Considerazioni circonflesse sull’arte

Opera di zipgong
Leggendo l’articolo di zipgong (dove ho preso l’immagine da lui creata), mi è venuto in mente un pezzo che scrissi qualche anno fa e che ben si abbina all’argomento. Buona lettura.

Considerazioni circonflesse sull’arte

Alexander Zass – uomo forzuto (immagine presa qui)

Alcune considerazioni sull’arte presentano una struttura circonflessa. Esimi colleghi le identificano con il termine storturai.

Non è semplice descriverle, ma le vediamo ben rappresentate da un’iconografia raffigurante l’uomo/vir nell’atto di curvare una spranga d’acciaio, con mani agli estremi. Fatica, sudore, sangue, caratterizzano la coloritura di un’immagine destinata a restare vivida nelle nostre coscienze.

Circonflettere una considerazione in merito all’arte è difficoltoso ed innaturale, ma possibile.

Per donare limpidezza a quanto detto vi mostreremo un esempio.

Il materiale che segue è stato prodotto, tramite una registrazione ambientale, dal filosofo-esteta-antropologo J. P. Zanetti il 5 ottobre 2001, alle ore 17,45.

Zona di raccolta: Busto Arsizio (South Europe). La traduzione è a cura del Centro Italiano di Cultura di Boston.

– Quando siamo a sedici chiudiamo le porte, spegniamo la videocamera e andiamo a dormire.

– Sedici cosa?

– Sedici ore.

– Sedici ore?

– Sì, sedici ore.

– Stiamo qui sedici ore?

– Sì, l’opera è così, sedici ore di bolle di sapone.

– Solo?

– Io faccio le bolle e guardo il muro, tu fai le bolle e mi guardi le terga.

– Tu guardi il muro ed io ti guardo il culo?

– Esatto.

– Ma è una rottura di palle!

– No, che dici, si chiama “performance”.

– Ma il senso di questa cosa?

– Me lo sono fatto scrivere da un’amica, un manifesto programmatico. È scritto tutto lì.

– Ma dobbiamo saperlo a memoria?

– No, non è previsto che ci facciano domande.

– E se dopo ce le fanno?

– Diremo che siamo stanchi, che l’opera è stata intensa e l’applicarsi faticoso.

– Ma non possiamo andare avanti così per molto, prima o poi delle domande ce le faranno.

– La prossima che facciamo la facciamo cantando, così non ci possono interrompere.

– Altre sedici ore?

– No solo tre, saremo già un “caso” allora.

– E non ci chiederanno niente?

– Ci facciamo fare un altro manifesto programmatico, oppure no, lasciamo che si interroghino per trovare un significato a seguito dell’altra improvvisata.

– Allora me lo studio.

– Fai come vuoi, io faccio a meno.

– Ci sei all’aperitivo questa sera?

– Sì, solita ora, ma non facciamo tardi che domani devo imbiancare un appartamento.

– Ah, forte! Come quelli della Biennale? Quelli che continuavano a passare le pareti di bianco e quelli dietro di nero e poi ancora di bianco e poi di nero?

– No, questi sono clienti veri.

– Ma anche chi va alla Biennale è un cliente vero.

– Ah, già, hai ragione, è per questo che facciamo la performance, ma non abbiamo agganci per finire alla Biennale.

– Non ancora… se sfondiamo qualche aggancio magari salta fuori.

– Boh, vediamo dai, intanto può bastare il fatto che io abbia fatto l’Accademia per aprirci qualche salottino come si deve.

– La fai facile, con tutti quelli che sono a spasso.

– Va bene, ma io sono anche imbianchino, ricorda: il fascino del pennello.

– Ma dai! Te le vuoi trombare per aprirti la strada?

– Eh, no allora, per chiuderla?

– Non ci avevo pensato.

– Tu non devi pensare, devi fare quello che dico io.

– Ma sei uno stronzo!

– Quando mi presenti tua sorella?

– Sì, buonanotte. Ma perché ti devo guardare il culo mentre faccio le bolle?

– Mi piace quando me lo guardano, non so… se lo farai tu lo faranno tutti, tutti quelli che passano e l’idea mi piace moltissimo.

– Mettiti in mutande no?

– Non ci avevo pensato. Ottima idea.

– Sei uno stronzo malato.

– Dai che se la cosa va in porto tiro dentro anche te per almeno un quinquennio.

– E poi?

– Poi basta, vado a fare l’attore e tu ti arrangi.

– L’attore?

– Ma sì, questa è una forma di bound art; o l’attore o vado a fare la body art, vedo un po’ come butta, dai.

– Non ti credevo così calcolatore.

– Ma quali calcoli, sono già fuori tempo, queste cose andavano anni fa, sono in ritardo sparato, ma ho ancora un fisico decente, me lo devo giocare. In tutti quei provini di merda non mi hanno preso. Devo darmi una mossa! O qui faccio il figo in modo sofisticato o non mi cagherà mai nessuno.

– È la prima volta che ti sento parlare così, credevo non ti interessasse diventare famoso.

– Ok, sono stato un po’ sotto tono in questi anni.

– Ma quale sotto tono, dicevi che quelli dei provini erano “una manica di deficienti senza sostanza in cerca d’effimero”, questo dicevi.

– Va bene ho finto, va bene? Si cambia, si invecchia, facendo il cazzaro non ho ottenuto niente, è ora che mi finalizzi, perdio!

– E se non va come speri?

– Faccio l’intellettuale dannato, quello che offende e si incupisce nella sua arte incompresa, ma grandiosa…

– Ma quale arte?

– Lascia fare a me, cosa vuoi capire di queste cose, mica hai fatto l’Accademia, tu.


i Zanetti, J. P., Morphon, K. (2003), Analisi strutturale delle considerazioni sull’arte, University of California Press, Berkeley.

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Contemplo (e non ringraziamo il merlo?)

(immagine da qui)

Il merlo. Esco dalla porta di casa e me lo trovo sui gradini. Oh che spavento! Lui si spaventa più di me e saltellando inizia a spruzzare ovunque contenuto intestinale. Poi scappa. Contemplo. Poi ritorna, perché era scappato dalla parte sbagliata. Intanto che osservo l’ultima opera di Pollock (vedrete qualcosa di simile cliccando), il merlo prende coraggio e si avvicina, emetto qualche suono a caso dalla bocca e gli mostro la via d’uscita, lui decolla e come un colibrì rimane a mezz’aria, infine va.

L’alimentazione del merlo in questa stagione: bacche viola.

La scala – marmo bianco bocciardato -. Con tutte quelle super schitte blu/viola è molto bella. Contemplo. Poi mi arrendo e inizio a pulire. Poiché era da un po’ che non passavo con vigore ed energia, il risultato è stato più o meno come quando su un foglio disegnato a matita si commette l’errore di cancellare con la gomma pane (tutto ok se è l’effetto desiderato, niente bene se l’effetto è indesiderato): candide macchie bianche a sfidare un’elegantissima patina del tempo. Contemplo. Contemplo a lungo. È TEMPO.

Armarsi. Di strumenti. Pazienza. Forza. Costanza. Dedizione. E di lui: l’olio di gomito. E di tempo, quel tempo: due ore.

In due ore a carponi a grattare marmo ho cambiato la mia vita.

Grazie merlo.