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8 sfumature di musa – Musa e Muso (2° parte)

Gianna Nannini – Bello e impossibile

DOPO AVER:

APPROFONDIREMO:


Si continua con la figura del Muso!


IL MUSO

Il Muso esiste.
Ha anch’esso a che fare con un mezzo a 4 ruote, pluriaccesoriato.

(Nel testo è introdotto un pezzetto scritto da un/una scrittore/scrittrice fantasma/fantasma: di chi si tratta e che parte ha la sua firma?)

IL MUSO È

CRICK: attrezzo utile alla sostituzione della ruota di scorta.

Sebbene la Musa sia per antonomasia la ruota di scorta silenziosa di ogni Artista, il Muso va oltre, trovandosi un po’ al di sotto di tale condizione in quanto utile come attrezzo per montare l’estro creativo di chi trae ispirazione da esso.
Tutto qui? Certo che no. Come ogni buon attrezzo che si rispetti, anche il Muso bisogna oliarlo ogni tanto con complimenti e affini affinché dia il meglio di sé come oggetto ovunque l’Artista ne tragga un qualche tipo di godimento (per il suo estro).

SANTINO SUL PARABREZZA: figura da appendere ben in vista ma allo stesso tempo nascosta nel classico angolino in basso.

Come la classica funzione del santino sul parabrezza è quella di protezione degli occupanti dell’abitacolo di ogni autovettura degna di tale nome da incidenti e altre nefaste sorti, così il Muso offre protezione all’Artista dalle sorti non sempre benevole della propria arte e della vita stessa, pur non potendo compiere quel miracolo tanto sperato che lo porterebbe ad altri livelli, ma non più a quello di Muso.
E quindi? E quindi lì resta, sul parabrezza.

ANTENNA AUTORADIO/PARAFULMINE: antenna atta allo scarico di diverse energie.

Purtroppo può succedere che l’Artista subisca ciò che possiamo definire con il termine scientifico di “Sgamo”, ovvero che il suo estro e la sua arte non siano poi quelli da sempre dichiarati, mostrandosi per ciò che è veramente. Il Muso, in questo caso, ha una doppia funzione: quella di parafulmine per l’artista (“Ma no, ma che dici? È stato LUI a volere queste cose, non io…”) e quella di sireno che con il suo canto ammalia chi lo ascolta facendo dimenticare i problemi precedenti.
In ogni caso al povero Muso si aggiunge anche la condizione di cornuto e mazziato.
Nooo! Sì. Una volta esaurito il suo scopo, si ritrae nell’apposita fessura in caso di fine delle ostilità o di scampato pericolo.

continua…


PER APPROFONDIRE

8 SFUMATURE DI MUSA – BREVE CORSO DI SOPRAVVIVENZA PER MUSE (8 sfumature di musa – breve corso di sopravvivenza per muse (1)) – (8 sfumature di musa – breve corso di sopravvivenza per muse (2)) – (8 sfumature di musa – breve corso di sopravvivenza per muse (3)) – (8 )sfumature di musa – breve corso di sopravvivenza per muse (4)) – (8 sfumature di musa – breve corso di sopravvivenza per muse (5)) – (8 sfumature di musa – breve corso di sopravvivenza per muse (6)) – (8 sfumature di musa – breve corso di sopravvivenza per muse (7)) – (8 sfumature di musa – breve corso di sopravvivenza per muse (8))

8 SFUMATURE DI MUSA – BIGINO

8 sfumature di musa. Corso avanzato. Metodo teorico pratico di sopravvivenza alla retorica del sacrificio (*brevetto endorsum)

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8 sfumature di musa – Musa e Muso (1° parte)

Musa Di Nessuno · Afterhours

DOPO AVER:

APPROFONDIREMO:

  • il conflitto, nella Musa, tra condizione e bisogno;
  • la figura del Muso;
  • l’emblematico rapporto tra Musa e Muso.

Si inizia!


La Musa e la condizione d’Inarrivabile.

Come abbiamo avuto modo di approfondire fin qui, la Musa si ritrova costantemente nella condizione d’Inarrivabile.
Ciò è dovuto all’essenza stessa del suo ruolo; ogni Musa ispiratrice, per alimentare la creatività dell’artista, deve essere bellezza lontana che insuffla e gonfia l’anelito nei suoi confronti (ok, l’immagine è volutamente allusiva).
Il desiderio, unito all’impossibilità di soddisfarlo, crea il corpus ispirativo.

Morto il desiderio, si cambia Musa.
Su ciò, la consapevolezza di ogni Musa è variabile. Talvolta ne è pienamente consapevole e altre meno, anche nell’arco di una singola giornata.

Poiché la condizione d’Inarrivabile è alla base dell’esser Musa, potremmo definirla una CONDIZIONE STATICA.

La Musa e il Bisogno d’Amore.

Ciò che statico non è, è l’ondivago Bisogno d’Amore.
Non è sufficiente sentirsi anelate e adorate, prima o poi il Bisogno d’Amore fa capolino.

Ondivago perché si muove a onde: arriva e sbatte sull’arena, ma poi retrocede veloce in risacca, ciclicamente. Chiameremo il Bisogno d’Amore una CONDIZIONE DINAMICA.

La Musa e l’equilibrio.

Affinché la Musa possa vivere in un ottimale stato psicofisico, è auspicabile il raggiungimento dell’equilibrio tra la CONDIZIONE STATICA e la CONDIZIONE DINAMICA (condizione d’Inarrivabile e Bisogno d’Amore).

La cattiva notizia è che la frase appena letta è un mistificazione, ma fa sempre il suo effetto (è una balla vestita bene). L’equilibrio è una leggenda.

L’altra cattiva notizia è che non sempre la CONDIZIONE STATICA e la CONDIZIONE DINAMICA si alternano, spesso sono compresenti.

La buona notizia c’è ed è: mettiamo via l’idea di equilibrio e rispolveriamo quella di gestione dinamica alla cazzo.

La Musa e la gestione dinamica alla cazzo.

È quella che ciascuna trova. È costosa, difficile, a volte semplicissima ed è sintetizzabile con l’arte dell’arrangiarsi.
Ebbene sì, ognuna ha le proprie risorse e i propri modi per vivere la situazione e spesso non sono replicabili, ma ciò non toglie che un buon consiglio non possa servire ad altre Muse in difficoltà.
Chi ha consigli?

Innamorarsi di un Muso è un esempio di gestione dinamica alla cazzo.
Questo è l’argomento del prossimo incontro.
continua…

I VOSTRI CONSIGLI

ivano f
(L’unico contributo -scontato- che mi sento di offrire è che una balla, se ben vestita, può fare molta strada)

Alessandro Gianesini
La musa fa quasi sempre una brutta fine, sopratutto se l’artista si sente un dio greco!

alemarcotti
Trovare altro muso con un bel muso… Male non può fare…

Adriano
Un consiglio alle Muse per evitare poi di finire nel bidone dell’indifferenziata degli artisti, è quello di trasformarsi in artiste a loro volta. Se ispirano ad altri disegni, dipinti, canzoni e poesie, perché non sfruttare a loro volta la stessa cosa verso chi le ha elevate a tal rango?

eleonorabergonti
Un consiglio alle Muse in difficoltà? Riciclarli come concorrenti in qualche reality show, così tornano ad essere popolari.

romolo giacani
Così a brutto muso, ti direi che bisogna sempre cercare di fare buon muso a cattivo gioco!

Giuseppe Grifeo
L’unica via di successo e di sopravvivenza per le muse è scendere in sciopero e isolarsi in eremitaggio.
L’umanità “creante” implorerà disperata il loro ritorno. Solo così le muse domineranno in via definitiva. Tira più un neurone di musa…


PER APPROFONDIRE

8 SFUMATURE DI MUSA – BREVE CORSO DI SOPRAVVIVENZA PER MUSE (8 sfumature di musa – breve corso di sopravvivenza per muse (1)) – (8 sfumature di musa – breve corso di sopravvivenza per muse (2)) – (8 sfumature di musa – breve corso di sopravvivenza per muse (3)) – (8 )sfumature di musa – breve corso di sopravvivenza per muse (4)) – (8 sfumature di musa – breve corso di sopravvivenza per muse (5)) – (8 sfumature di musa – breve corso di sopravvivenza per muse (6)) – (8 sfumature di musa – breve corso di sopravvivenza per muse (7)) – (8 sfumature di musa – breve corso di sopravvivenza per muse (8))

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8 sfumature di musa. Corso avanzato. Metodo teorico pratico di sopravvivenza alla retorica del sacrificio (*brevetto endorsum)

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Muse e artisti da tastiera, ecco l’inno!

Il titolo che darei io è: DELL’IMPALPABILE

Voi?


Checco Zalone – L’immunità di gregge
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8 sfumature di musa. Corso avanzato. Metodo teorico pratico di sopravvivenza alla retorica del sacrificio (*brevetto endorsum)

CREDERE ALL’INCREDIBILE

Arriva un momento in cui, Muse, si cede a un corteggiamento sfiancante costituito da opere rivolte alla vostra persona. Ci si infatua dell’Artista.
Come già detto, l’evento è pericoloso e portatore di sciagure e sconforto, ma accade. È quando iniziate a pretendere che dalle parole l’Artista passi ai fatti.

I fatti, quali fatti? Dove sono? Erano qui, giuro, erano qui un secondo fa! Ma dove sono finiti?
Onde evitare di farvi trascinare in procrastinazioni ventennali, attaccheremo frontalmente la retorica del sacrificio, una delle scuse più utilizzate dall’Artista messo spalle al muro.

VITA D’ARTISTA

L’Artista ha una vita, un quotidiano, uno spazzolino da denti, un appartamento, parenti vicini e lontani, spesso ha un lavoro, impegni, una macchina, un animale domestico e, in sintesi, un tran-tran che lo tiene occupato a orari fissi o variabili. Come voi.
Traduce i suoi sogni in opere, che voi ispirate. Sogni destinati a restar tali. Poiché sono destinati a restar tali, i sogni non devono concretizzarsi ed è esattamente qui che prende piede la retorica del sacrificio.

SACRIFICARE IL SOGNO O LA REALTÀ?

Il pensiero è ardito, ma eccolo: per non sacrificare il sogno se ne sacrifica la sua realizzazione.
Ovvero, per non perdere il Sogno e per mantenerlo fresco e confortante, si sacrifica ciò che potrebbe renderlo reale. Non solo, il vero colpo di genio dell’Artista è: sacrificare la realizzazione del sogno fingendo di sacrificare il sogno stesso.

QUALCHE UTILE DISTINGUO

Inutile dire che di sacrificio si parla un po’ a sproposito. Il sacrificio vero ha a che fare con l’altro, non ci sono mezze misure. Si sacrifica la propria vita scambiandola con quella altrui, o con la morte, o con una continua e pervicace dedizione a qualcuno, fino alla propria morte interiore (che alla lunga alla lunga e alla lunga coincide con quella fisica). Anche il sacrificio per un Ideale, inteso come l’atto d’immolarsi, ha a che fare con una possibile, futuribile, auspicabile vita migliore altrui.

Di cosa si parla allora quando l’Artista ricorre alla retorica del sacrificio?
Il sacrificio invocato dall’Artista è, a tutti gli effetti, compiaciuta autocommiserazione che, in quanto tale, ha lo scopo di nobilitare ciò che è dato come immutabile.
Esempio: “sacrifico i miei sogni di gloria per dedicarmi con amore alle piccole gioie del vivere.”
Ciò che è sacrificato (e già abbiamo visto che la parola è abusata) non è il sogno di gloria, quanto la realizzazione del sogno, e ciò lo rende vivo in qualità di sogno. In questo c’è una gustosa e compiaciuta autocommiserazione descrivibile con: “oh, povero me, me tapino.”

CAS

Denominare sacrificio la compiaciuta autocommiserazione solipsistica (CAS) è depauperare il senso potente del termine.

Che fare dunque?
Diamo alla CAS un altro nome.

Che nome?
TORTELLONE.

Qual è il senso di questa operazione?
Ripristinare una gerarchia tra i significati.

Come si agisce?
Ogni volta che la CAS (Compiaciuta Autocommiserazione Solipsistica) si presenta vestita di un profumato abito nuovo, basta non chiamarla sacrificio, ma TORTELLONE.

ESEMPLIFICANDO:


1) Se l’Artista ti sta raccontando che è eroico nel rinunciare all’amore della sua vita perché non lo merita, fermati Musa, usa la parola magica e dillo: cazzo, è un tortellone! D’incanto capirai che, senza troppe seghe mentali, l’Artista rinuncia all’amore della sua vita perché non vuole un’estranea in giro per casa dalle 8 del mattino alle 24 (che sul dormire c’è sempre la politica dei letti separati ad aiutare).

2) L’Artista ti dice che rinuncia all’amore della sua vita perché sua moglie non può vivere senza di lui. A parte che sua moglie vive senza di lui ormai da 15 anni, ma fingiamo di credere che questa triste realtà non sia in essere… dillo: cazzo, è un tortellone! E scoprirai che la sua rinuncia è dovuta al mutuo trentennale, all’impossibilità di pagare alimenti e che le loro scopate extra i due coniugi riescono comunque a farsele senza che vi siano troppi drammi, fastidiosi contraccolpi emotivo/economici e coscienze lacrimanti.

L’APPELLO

non sacrifichiamo il sacrificio sull’ara candida ogni volta che ci fa comodo, lasciamolo a occuparsi di questioni più importanti e osiamo, osiamo dare il loro nome alle cose, chiamiamo la compiaciuta autocommiserazione solipsistica TORTELLONE!

L’ESTREMA SINTESI

  • L’artista si nutre di sogni, per questo non li può realizzare, verrebbe meno la materia prima della sua opera.
  • La musa però cerca di diventare realtà.
  • L’artista, anche per non essere scortese, accampa scuse.
  • Propongo alle muse, per evitare di perdersi in infiniti rinvii, di chiamare le scuse con il termine TORTELLONE, per riuscire a vedere la questione sotto una diversa lente.
  • Ciò le aiuterà a considerare le giuste fattezze di una scusa banale che si è ammantata dell’affascinante retorica del sacrificio.

*Metodo brevettato endorsum.

8 sfumature di musa – breve corso di sopravvivenza per muse

1° giornata
2° giornata
3° giornata

4° giornata
5° giornata
6° giornata
7° giornata

8° giornata

8 sfumature di musa – BIGINO

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Faro!

OK, È UN PO’ FORTINA, MA COME NEGARLO?
DI SEGUITO L’ILLUMINANTE POST SUL NUOVO FARO DELLA CULTURA ITALIANA!
(GRAZIE DEBBY PER IL REGALONE, MA I MIEI POST SONO TUTTI GODIBILISSIMI 😛 )


“Magari i suoi post non sono tutti godibilissimi, niente da dire, ma il leggendario fiuto mondan-letterario di Endorsum ( https://wordpress.com/read/blogs/171106590 ) si conferma quasi infallibile!!!” — Antalgica Poetica

In coda al suo ormai leggendario “Manuale di sopravvivenza per muse” le pagine letterarie dei più letti quotidiani m o n d i a l i s’accendono di riscontri e prese di posizione ….. finalmente è DIBBBBATTITO!!!!!! 😀 😀 😛 😛


Musa a chi? Storie di donne rimaste nell’ombra

di Lara Crinò

Proserpina, di Dante Gabriele Rossetti, raffigura Lizzie Seddal, compagna e musa dell’artista 

Da Lou Andreas-Salomé, che ispirò Rilke e Nietzsche, alla fidanzata di Kerouac, Alene Lee. In un’antologia intitolata ironicamente “Musa e getta”, sedici scrittrici italiane ripercorrono l’esistenza di signore “indimenticabili ma a volte dimenticate”. Per riportarle al centro della scena, come qui spiegano le curatrici del progetto.

tratto da “La Repubblica” online del 1° marzo 2021

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Extra-Lenny

STORY-LENNY 1 è a disposizione di chi voglia metterci mano, un’unghietta, un po’ di smalto, una passata di crema, una carezza e, e ok, credo si sia capito. Dicevo, prima di pubblicare la seconda puntata di Story-Lenny, ecco quello che ritengo un regalone!

È di certo un contributo extra da parte di Andream2016!

Qui la 1° parte.

Per accedere alle fantastiche peripezie porno-fantascientifiche di Pinka ed Endy (la 2° parte), in fondo c’è la dicitura “… continua cliccando e digitando la parola PINKAENDY (maiuscolo)“. Buon divertimento!

Dimenticavo! DISEGNI ESPLICITI! Metterò in testa la consueta immagine di censura, se la supererete sarà a vostro rischio e pericolo!

Grazie Andrea!

CENSURA!

Posted on di andream2016

Pinka: avventura 2, parte 1

Parte 1: Arriva Endy.

Ciao ciccine e ciccini, il mese scorso stavo curando l’estetica di cazzo e passera quando

La rasatura

DRIIIIIIIIN DRIIIIN … DRIIIIN

il campanello di casa iniziò a suonare ripetutamente.

Mi asciugai velocemente ed andai ad aprire la porta. Davanti a me una bella ragazza dai capelli rossi mi stava fissando.”

“Endy!!! Che bello rivederti. Entra dai, non stare lì impalata.”

Ricordate vero chi sia Endy? E’ l’amica che mi ha convinto a farmi ricostruire la vagina.

Endy entrò velocemente in casa ed io richiusi la porta.

“Ma ti sei fatta nuovamente i capelli rossi! Sono contenta, te lo avevo detto anni fa che eri bellissima così rossa”.

Endy

“Non me lo dire, non è stata una scelta.”

Rimasi un po’ stranita “come sarebbe che non avevi scelta?”

“Ma sì, niente di serio, non ti preoccupare. Sai che ho avuto una specie di relazione con il Sommo Poeta?”

“Lui? Proprio Lui il Sommo Poeta che tutti conosciamo? No, non ci posso credere!” racconta

“Già proprio il Sommo” rispose Endy mettendosi a ridere, “lo so che ti sembra strano che io abbia ‘accalappiato’ l’Irraggiungibile Poeta, ma la vita va così.

Sai, due mesi fa ero stata abbandonata da quel vigliacco di Lenny. Aveva paura di tutto, era addirittura geloso di una specie di fantasma che continuava a chiamare ‘il narratore’. Insomma, per fartela breve, una mattina mi sveglio e Lenny non è nel letto.

Cerco Lenny ovunque, vado in bagno e vedo la finestra aperta con una corda penzoloni sull’esterno.

Eccheccazzo, si era calato fuori dal bagno e se l’era data a gambe levate. Da allora non l’ho più sentito.”

“Ma il Sommo ed Irraggiungibile in tutto ciò?”

“Beh io ero sconvolta, e per tirarmi su leggevo i componimenti dell’Immenso Poeta, quando un giorno senza nemmeno rendermene conto gli scrissi proponendogli di incontrarci.”

“Non ci posso credere che tu abbia trovato il coraggio di fare una cosa simile, hai trovato la forza di scrivere all’Unico?”

“Infatti, anche io quando lo racconto non riesco a credere all’audacia di questo gesto.

In ogni caso passò nemmeno un’ora quando sentii sotto casa uno scalpitar di cavalli. Mi affacciai al balcone e … il Magnifico Poeta era venuto a casa mia, con la sua carrozza trainata da sei splendidi cavalli muniti di altrettanto splendidi supercazzi.”

“E ??? non tenermi in ansia.”

“Il finale forse lo immagini. Lui il Sommo e Irraggiungibile è salito nel mio appartamento ed ha declamato odi per due ore filate. Finito di declamare, si è girato sui tacchi e tornato alla carrozza ed è sparito!”

“Niente sesso? E’ andato via e nemmeno avete scopato? Ma non hai detto di aver avuto una relazione?”

“Ho detto di aver avuto una ‘specie’ di relazione. Ed infatti è stata una relazione esclusivamente poetica. Fattostà che lì per lì mi sono incazzata, e nell’ira ho fatto cadere da una mensola una bottiglia di candeggina sui capelli … sbiancandoli a metà. Che dovevo fare? Per rimediare me li sono fatti tingere di rosso.

Ed infine eccomi qua, ma non certo per raccontarti del Grande Magnifico Poeta, ma perché è accaduta una cosa davvero orribile, l’universo ha bisogno del tuo aiuto!

… continua cliccando e digitando la parola PINKAENDY (maiuscolo)

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Protetto: Pinka e Endy

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