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Puttone ormonizzato

Corti e morbidi ricci biondi. Occhi azzurri. Sorriso perfetto.

Elena osserva il puttone ormonizzato seduto di fronte a lei. Irritata dallo sguardo sicuro, cerca di andare a patti con la realtà: in effetti è sexy.

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Scarpe

Scarpe. Belle. Bellissime.

Elena è passata a trovarle almeno 15 volte. Deglutendo a ogni visione.

Scarpe da innamorata.

Deciderne l’acquisto è un’ammissione.

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Al Pedrocchi

Elena! Ciao.

Ciao!

È incredibile trovarti qui! Vieni, siediti. Ti ordino qualcosa?

Un caffè.

Sei stupenda.

Grazie.

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Leggersi

E se così non fosse? Se quella nel libro non dovesse essere lei?

Sollievo. Per un po’.

Vuoto. Per di più.

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Fidanzati

Come è andata a Barcellona?

Bene.

Brava.

Grazie.

Altro vino?

Mi vuoi brilla?

Se serve.

Versa.

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La conquista del foyer

È bello andare a teatro. Strofinarsi ad altro pubblico in piccionaia. Resistere al sonno per timore del ribaltamento in avanti e dall’avanti al vuoto, su teste da platea. È bello stare in loggione. Acchiappare visioni fugaci tra colonne impudiche, intuire figure in movimento da una parte -nero- all’altra del palco, sentire orazioni nello stesso tono enfatico dei padri. È più bello se hai un’amica che appare sul finir del secondo atto: due battute e un immobilismo in scena fino al cicalino a ghigliottina. Nell’interruzione, la genesi della promessa di un terzo atto.

Elena raggiunge il foyer. Non beve, non guarda, non parla. Vestale dell’Amicizia, vuol solo andarsene, ma non può.

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Sesso a Barcellona

E adesso, come tolgo i colori dalla pelle?

Acqua.

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Se chiude gli occhi vede Padova

Padova sa da sé che città sia. Non ha bisogno di una forèsta per abbellir le piume.

Elena, dal canto suo, se ne frega di Padova.

Però (però), quando lo sguardo si perde vuoto, quando il presente retrocede il passo, le capita.

Riempie il vuoto con i Giardini dell’Arena. E non lo sa.