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Contemplo (e non ringraziamo il merlo?)

(immagine da qui)

Il merlo. Esco dalla porta di casa e me lo trovo sui gradini. Oh che spavento! Lui si spaventa più di me e saltellando inizia a spruzzare ovunque contenuto intestinale. Poi scappa. Contemplo. Poi ritorna, perché era scappato dalla parte sbagliata. Intanto che osservo l’ultima opera di Pollock (vedrete qualcosa di simile cliccando), il merlo prende coraggio e si avvicina, emetto qualche suono a caso dalla bocca e gli mostro la via d’uscita, lui decolla e come un colibrì rimane a mezz’aria, infine va.

L’alimentazione del merlo in questa stagione: bacche viola.

La scala – marmo bianco bocciardato -. Con tutte quelle super schitte blu/viola è molto bella. Contemplo. Poi mi arrendo e inizio a pulire. Poiché era da un po’ che non passavo con vigore ed energia, il risultato è stato più o meno come quando su un foglio disegnato a matita si commette l’errore di cancellare con la gomma pane (tutto ok se è l’effetto desiderato, niente bene se l’effetto è indesiderato): candide macchie bianche a sfidare un’elegantissima patina del tempo. Contemplo. Contemplo a lungo. È TEMPO.

Armarsi. Di strumenti. Pazienza. Forza. Costanza. Dedizione. E di lui: l’olio di gomito. E di tempo, quel tempo: due ore.

In due ore a carponi a grattare marmo ho cambiato la mia vita.

Grazie merlo.