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Chi cercava gli ultracorpi? #Endorsum

Chi cercava gli ultracorpi? #Endorsum — Evaporata

Un’altra incredibile testimonianza!

Evaporata, non temere, ci siamo (quasi)!!!

TUTTO ACCADE
E COSÌ DEL NULLA.

endorsum

CI SONO:

ALEMARCOTTI
ADRIANO
SILVIA
GIANNID
TONY PASTEL
ANDREAM2016
ANTARTICA
RAFFA
SILVIATICO
DEBOROH SENSITIVESON
VIKTOR SPIDER
LA PASTEL GRIS
ILNOIRE
BD
ALESSANDRO GIANESINI
KIKKAKONEKKA
ALIDADA
GRAVANTES
YLENIAELY
SARA PROVASI
ROBERT C DAY
CARASSIUS AURATUS
ARCADIO LUME
EVAPORATA
MALINCONICA SORRIDENTE

ANONIMA/O
e, per gentile intercessione di Silvia (“Ok supergirl con i suoi ha detto che ci sta!”), loro:

VINCEREMO!

e

VINECEREMOLO!

(Remo ha detto che non può più)
– incitazione di Adriano

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Se abbiamo bisogno di una testimonianza. (E di un avvistamento raccapricciante.)

TUTTO ACCADE
E COSÌ DEL NULLA.

endorsum

Eccola una testimonianza!
Una narrazione epica ricca di pathos.
Da leggere in religioso silenzio.

NULLA DI QUESTO DEVE PIÙ ACCADERE! (per fortuna adesso è con noi cuor di Leone.)

(L’AUTRICE/AUTORE PREFERISCE L’ANONIMATO. COSÌ SIA.)

Attenzione!
A seguito della lettura potreste vedere paperelle…


Autrice/Autore: Anonima/o

Le cose non spariscono

Le cose non spariscono da sole, lo sanno tutti, e le paperelle da bagno non si comportano in maniera stravagante. Ma adesso Davide deve trovare un modo per accordare queste affermazioni agli avvenimenti dell’ultima settimana, un modo razionale e che possibilmente escluda un suo disturbo psichico.
   Se in quella settimana ha fatto tutto il possibile per tenere alla larga ogni eventuale ospite (persino sua madre, persino Ilaria) non è perché le cose hanno cominciato a sparire ma a causa di tutte quelle paperelle, però ciò che lo preoccupa di più non sono le paperelle ma le sparizioni.

   La paperella sembra lì sul tavolo ma Davide sa che se provasse a prenderla le sue mani la attraverserebbero, ha perso il conto di quante volte gli è già successo. Lui possiede una e una soltanto paperella, che tiene ben nascosta dentro a una scatola dentro a una borsa di plastica dentro a un mobiletto del bagno, ma ora gli càpita di ritrovare paperelle ovunque. Tutte finte, tutte illusioni.
   È quasi sicuro che nessuno le possa vedere tranne lui, perciò in teoria non dovrebbe preoccuparsi a ricevere persone. Ma se invece le vedessero? Molto meglio tenersi il dubbio, mentre attende di verificare l’accuratezza della sua autodiagnosi (ragionevolmente plausibile e rassicurante, com’è giusto che sia): stanchezza. Da più di un mese lavora dodici-tredici ore al giorno, sei giorni su sette, e ormai è giunto pure il periodo dell’anno in cui il giardino reclama le sue attenzioni. Se tutto andrà come previsto quella situazione durerà una sola settimana ancòra, poi si tornerà alla normalità e allora potrà darsi una risposta più informata.
   Guarda la paperella sul tavolo. È affascinante l’accuratezza della riproduzione, nelle illusioni l’unica differenza rispetto all’originale sta nella faccia: non la solita neutra espressione ebete, ma una gran varietà di sentimenti, in quel caso lo stupore. Quella sopra la televisione invece sembra annoiata, altre due che se ne stanno sul ripiano lì a lato sono chiaramente terrorizzate, tanto che Davide si volta a controllare dietro di sé, giusto per sicurezza: tutto normale, sempre che si possa considerare normale la scia di paperelle che dal divano del salotto prosegue oltre la sua visuale lungo il corridoio verso la camera da letto. Si volta di nuovo e sbuffa mentre prova ad afferrare la paperella sul tavolo: le sue mani la attraversano e quella svanisce. Forse svanirebbero da sole dopo un po’ ma non riesce a starle a guardare senza fare niente, deve deve deve agire. A quelle nel corridoio penserà poi ma le tre rimaste in quella stanza non intende farle aspettare.
   Si alza di scatto dalla sedia, osserva distrattamente i troppi spazi vuoti sopra i pensili della cucina e poi abbassa gli occhi sul biancore dei pensili stessi, e accade di nuovo: ha le vertigini, gli sembra che la superficie dei pensili sia attraversata da piccole ondulazioni, come se ci fossero delle talpe che si spostano appena al di sotto. Si risiede pesantemente, e anche il legno grigio scuro del tavolo gli fa lo stesso effetto. Gli viene la nausea. Chiude gli occhi e respira lentamente e profondamente: inspiraaaa…… espiraaaa…… inspiraaaa…… espiraaaa…… La nausea se ne va e lui riapre gli occhi: tutto sembra ritornato alla normalità. Quegli strani effetti ottici e quelle vertigini probabilmente dovrebbero preoccuparlo più delle sparizioni, in fondo non si può escludere che siano sintomi di una qualche malattia dal nome lugubre. Ma le malattie dai nomi lugubri non solo non lo preoccupano, a volte le brama persino, cosa che forse non avrà mai il coraggio di confessare.
   Si alza di nuovo e raggiunge la televisione, fa per buttare giù la paperella lì sopra e quella svanisce, poi fa lo stesso alle due paperelle lì vicino e ne svanisce solo una, l’altra lo farà chissaquando ma lo farà. Ritorna a sedersi, più tardi andrà a controllare che la vera paperella sia al suo posto, non può che essere così naturalmente ma la teoria non riesce mai a rassicurarlo quanto la pratica. Ora vuole prendersi del tempo per venire a capo della storia delle sparizioni. In tv c’è un vecchio video con una Anneke così giovane e bella, chissà adesso com’è (Leaves, si ricorda, è il video di Leaves). Lascia il volume a zero e pensa a Ilaria, come gli succede sempre quando pensa a una qualsiasi altra donna, perché Ilaria è… Ilaria, non può farci niente, rimarrà sempre un filo a collegarlo a lei nonostante tutto. Anche pensare al silenzio gliela ricorda, visto che la predilezione di Davide per il silenzio è stata uno dei motivi accessori per cui lei se n’è andata.
   I primi a sparire erano stati i due peluches a forma di tucano che gli aveva regalato Ilaria: il giovedì sera della settimana precedente Davide si era buttato sul divano per rilassarsi un po’ e si era sùbito accorto che i tucani non c’erano. Nessuno a parte lui ha le chiavi di quella casa, perciò per prima cosa aveva provato a ricordare se li avesse spostati ma non gli risultava; comunque si era messo a cercare in giro, dapprima con una certa rilassatezza per poi a poco a poco giungere a livelli pericolosi di nervosismo e infine arrendersi abbracciato all’insensata speranza che “tanto prima o poi usciranno fuori!”. Da allora non li ha più rivisti. Poi aveva notato che fra le calamite attaccate allo sportello del frigo ne mancava una, quella che detesta e tiene lì solo per abitudine (e perché è un regalo): un Babbo Natale che brandisce una campanella e che in teoria dovrebbe lampeggiare in varie colorazioni ma non può farlo perché Davide gli ha tolto la batteria la prima volta che l’ha visto. Aveva pensato che fosse caduto, però da allora non l’ha più rivisto.
   Quella stessa sera aveva visto per la prima volta la superficie dello sportello del frigo ondulare, e il giorno seguente erano comparse le prime due paperelle (rattristate) vicino al portaombrelli. Ora lo sportello del frigo è vuoto, e non è rimasto quasi più niente sopra i pensili della cucina, né sopra la libreria. Se da un certo punto di vista la cosa non gli dispiace è perché per lui la casa è solo una tana, perciò ogni oggetto non strettamente necessario gli sembra superfluo. D’altra parte Ilaria è di parere opposto, perciò quasi tutto ciò che è sparito è un suo acquisto, qualcosa che gliela ricorda.
   L’unica spiegazione plausibile che aveva trovato per le sparizioni (dopo aver velocemente scartato i topi) era il sonnambulismo e per mettere alla prova quella teoria era ricorso a un vecchio trucco: la sera prima aveva cosparso di farina tutti i pavimenti della casa, andando a ritroso fino al proprio letto. Non era riuscito ad addormentarsi fino alle tre del mattino e quando si era svegliato tre ore dopo la sorpresa era stata amara: tutti i pavimenti erano puliti, e la farina era stata raccolta in un mucchio vicino all’ingresso. Inoltre dopo una breve perlustrazione si era accorto che da sopra la libreria era scomparso il Pinocchio ubriaco col boccale in mano. Se sono stati i topi vorrebbe proprio conoscerli. Ora, seduto lì e perso in sé, si rende conto di essere giunto a un punto in cui è costretto a ricorrere a un aiuto esterno ma sa già che farà di tutto per rimandare il più possibile un simile passo.
-Fanculo- esclama sbattendo il pugno sul tavolo, poi raddrizza la schiena, chiude gli occhi e percepisce il mal di testa che da un punto sùbito sopra la radice del naso ha cominciato a lanciare le sue ondate circolari.

Si alza ed esce dalla cucina. Si avvicina al divano e guarda la libreria, tutti quei libri dei quali ne avrà letti sì e no dieci… anzi nove e mezzo, tutti libri di Ilaria. Gli ha detto che non si è ancòra organizzata per portarli via, ma lui pensa che li usi come scusa per tornare lì, per rivederlo: la convivenza a volte aveva fatto rima con sofferenza ma riescono a passare del buon tempo assieme, è rimasta una certa complicità fra loro; e riesce ancòra a farla ridere, ed è bellissimo. I dorsi dei libri ondulano. Davide chiude gli occhi e si appoggia allo schienale del divano, conta fino a dieci e riapre gli occhi. Tutto a posto.
   Si gira verso destra e osserva la scia di paperelle. Gli rivolgono il sedere e sono disposte in modo che con dei passi corti le possa calpestare comodamente tutte. Prova una sincera ammirazione per la propria mente: quelle perfette illusioni proiettano persino un’ombra! Va bene, pensa, prendiamolo come un diversivo. Diversivo? Divertimento, quella è la parola, che c’entra il diversivo? Una mezza idea sta per illuminarlo ma il mal di testa provvede a spegnerla sul nascere.
   Parte. Destro (la paperella sparisce) – sinistro (sparisce) – destro (rimane) – sinistro (sparisce) – destro (rimane) – sinistro (sparisce) – destro (sparisce) – sin…

quiiiiii…

Fa un salto

…-quòu?
comicamente simile a quello di una lepre: mentre è ancòra in aria si gira e atterra ruotato di novanta gradi verso sinistra, perché nel primissimo istante il suo orecchio non è riuscito a localizzare il punto di provenienza del suono. Tutte le paperelle spariscono tranne una più avanti, di fronte alla porta del bagno, e quella che ha appena calpestato. Sembra vera. Ha la strana impressione che il suono del rigonfiamento sia stato leggermente sbagliato, come se contenesse una domanda.
   Si piega sulle ginocchia e prova a raccoglierla. Ci riesce e il suo cuore batte un unico TUM! più forte in mezzo alla regolarità degli altri. Si rialza lentamente. Prova a verificare

quii-quii-quii

con circospezione la realtà dell’oggetto che ha fra le mani, poi ne osserva l’espressione: ebete, ma con una benda nera sull’occhio sinistro. Una paperella pirata? Il suo cuore accelera, e quando se ne rende conto accelera ancòra di più, si rende anche conto che sta sudando nelle solite zone -fronte, inguine, dietro le ginocchia, ascelle ovviamente, l’attaccatura della mascella al collo, e le mani, soprattutto le mani- in cui suda quando è sotto stress, e così la sudorazione aumenta, e poi c’è il mal di testa giunto al punto in cui in pratica riesce a sentire le ondate frangersi contro il cranio e in cui compaiono appena dietro gli occhi come delle piccole e spietate sfere di dolore, e in mezzo a tutto questo un brivido che, partito appena sopra al culo, in un amen gli risale la spina dorsale fino alla nuca e si ramifica e gli riempie la parte alta della schiena come uno spettacolo di fuochi artificiali.
   Guarda nel corridoio ma solo per un attimo, giusto il tempo di appurare che anche l’ultima paperella finta è sparita. Non ha intenzione di controllare se nell’armadietto del bagno c’è o no la paperella originale, perché in ogni caso la paperella che ha in mano e che non dovrebbe essere lì è un elemento sufficiente per ritenere qualunque situazione ugualmente sconcertante. Sente che la febbre gli sta salendo. Sulla schiena ha un formicaio impazzito di brividi, gli sembra che la faccia gli stia andando a fuoco e tutta la stanchezza che la doccia gli ha lavato via dalle gambe è ritornata con gli interessi. La scelta che compie è una sua specialità: rimandare. Sono passate da un po’ le dieci e non ha ancòra cenato: decide di limitarsi a qualche avanzo di affettato e poi di andare sùbito a letto (quel letto troppo grande), domani è domenica e ne approfitterà per dormire il più a lungo possibile, il giardino se ne farà una ragione. Getta la paperella pirata oltre lo schienale del divano ed entra in cucina. Ora in tv c’è di nuovo quella tal Lady Gaga, che avrà pure le sue qualità ma che fisicamente è fatta proprio male. Guarda distrattamente lo sportello del frigo così vuoto e si butta sulla sedia lì di fronte, frastornato e avvilito e sudato. Ha il tempo di rendersi conto di aver dimenticato il cellulare in bagno, poi viene sconfitto dal sonno.

   A un certo punto ritorna un po’ in sé e percepisce la superficie del tavolo contro la fronte -un contatto umido di sudore- e il dolore nei muscoli del collo -deve essere passato un bel po’ di tempo. Sa che dovrebbe alzarsi eppure non riesce nemmeno ad aprire gli occhi, sperimenta un’impotenza che non è quella dei sogni perché è ben conscio di ogni parte del suo corpo ma è come se gli impulsi che si ostina a inviare dal cervello andassero perduti appena prima di raggiungere la meta. Si lascia sconfiggere di nuovo senza opporre una vera resistenza.
   Al successivo quasi-risveglio un’ombra lo convince ad aprire gli occhi almeno per metà: qualcuno (lui stesso, per forza, altrimenti chi altri?) ha spento la tv e al centro del tavolo c’è un ippopotamo rosa, quell’ippopotamo di gesso che fino a due-tre giorni prima non si era mai mosso da sopra la libreria, e che ora lo sta fissando -ma di questo non è sicuro. Non sa cosa pensare -la febbre e tutto il resto non fanno bene alla lucidità. Scommette sull’irrealtà di ciò che crede di aver visto e un’altra volta si arrende.

Quando si risveglia davvero è seduto sul divano. Quel divano giallo è stato testimone e complice di molte attività scabrose, al termine delle quali spesso Ilaria diceva Guarda il divano, è diventato tutto rosso! (lei si diverte proprio a umanizzare le cose), ma una situazione come questa non se la sarebbe mai potuta immaginare. Qualcuno (o qualcosa) ha girato il divano, così Davide è proprio di fronte alla porta spalancata della cucina. Riesce a muovere solo la testa. Si sono organizzati bene: a tenerlo lì ci sono un granchio, due tucani e un gorilla.
   Il granchio sul pavimento è enorme e variopinto e con le chele gli tiene bloccate le gambe contro il divano: è fatto di lego, assemblati senza badare troppo alle questioni cromatiche. Non poteva essersi accorto della scomparsa dei lego perché sono tutti in una scatola dentro al guardaroba. Beh, non più tutti a quanto pare. Davide ha le gambe addormentate ed è sicuro di avere i piedi solo perché li vede: il granchio ci mette tanto impegno.
   I due tucani invece si occupano delle braccia. Il braccio destro è immobilizzato da una splendida riproduzione di un tucano, con tutte le cose al posto giusto: l’elegante corpo nero, la macchia bianca sul davanti del collo, gli occhi blu, e naturalmente l’iconico beccone arancio con quella specie di fumetto nero vicino alla punta. Lui infatti lo chiama l’Unico-E-Vero, in contrapposizione all’altro (il Falsario e/o l’Intruso) che invece del tucano ha ben poco, se non nulla. Non è mai riuscito a farsi dire -seriamente- da Ilaria dove l’abbia comprato, né perché si ostini a spacciarlo per tucano nonostante l’evidenza dica il contario: è tutto di un grigetto smorto e il becco è sì grande, ma troppo sottile. E poi quegli occhi! Dev’essere l’unico peluche al mondo con gli occhi rovesciati a mostrare il bianco, almeno lo spera. Sembra in trance. I due peluches stanno di peso sulle sue mani, e col becco aperto trattengono le sue braccia distese sui fianchi. Sono morbidi ma altrettanto efficaci del duro granchio, e ovviamente non è affatto normale che abbiano il becco aperto. Davide è stordito dall’assurdità di quello che gli sta succedendo.
   Il gorilla è di plastica, indossa il suo solito paio di boxer rossi con una fantasia di banane e dovrebbe stare in piedi sopra la libreria, vicino alla finestra, invece eccolo lì con le zampe posteriori sulle cosce di Davide e le mani a costringergli il petto, la testa abbassata come se stesse compiendo un grande sforzo. Ci sono altre due presenze, sedute sullo schienale del divano: a destra nientemeno che Supermario, evaso dalla solitudine su cui regna(va) –in piedi– sopra il frigo; a sinistra il Pinocchio ubriaco col boccale in mano. Sembrano entrambi annoiati.
   Forse non ha più la febbre ma è ancòra sudato e ha ancòra i brividi che si rincorrono lungo la schiena, e non ha più mal di testa ma i suoi pensieri procedono ancòra a rilento attorcigliandosi tra loro come serpenti nel nido. Si accorge che il tratto di pavimento fra il granchio e il tavolo della cucina è attraversato dalle ondulazioni. Oh no, ancòra. Sopra il tavolo ecco l’ippopotamo rosa che, ora ne è sicuro, lo sta fissando con disprezzo, e lì a fianco pure la superficie del tavolo ondula. Il cuore di Davide accelera ma non in maniera significativa. Poi accanto all’ippopotamo compare il Babbo Natale, anzi è meglio dire che si rende visibile, e Davide è costretto a scartare l’ipotesi di una malattia dal nome lugubre. Dal bianco screziato di un grigio tenue delle piastrelle del pavimento si rende visibile uno schieramento di soldatini. Queste cose maledette si mimetizzano come i camaleonti! Altro che ondulazioni! Aveva rimosso il ricordo dei soldatini di suo nonno paterno, che chissà perché si era deciso di rifilare a lui, e ora eccolì lì tutti belli ordinati in file da quindici. Se non sono mille poco ci manca, però non tutti giallo piscio -definizione certo imprecisa che ha appena ritrovato intatta dall’infanzia- perché le ultime file sono formate da soldatini intrusi di un altro genere, un po’ più grandi e colorati: giubba rossa con fasce bianche incrociate, e pantaloni blu. E quelli da dove diavolo sono arrivati?

   Il Babbo Natale comincia a lampeggiare: gli si illuminano la pancia e la parte inferiore della faccia -dal bianco al rosa al rosso smorto al viola al blu elettrico al verde chiaro al giallo e poi al bianco e così via. Non puoi farlo, sei senza batteria! Ma non è certo quella la cosa più strana a cui sta assistendo. Ha il tempo di riflettere sul tipo di silenzio in cui sono immersi: l’unico suono che gli arriva dall’interno, a parte le pulsazioni cardiache e quelle delocalizzate, è il ronzio discreto del frigo, mentre dall’esterno non gli arriva niente. Anche senza l’indizio che il lieve fastidio alla vescica gli offre sarebbe comunque in grado di stabilire con buona approssimazione che sono le due-tre del mattino. Poi -probabilmente è sveglio da non più di due minuti- il Babbo Natale suona

dlen!-dlen!-dlen!

la campanella, e Davide sobbalzerebbe per la sorpresa se potesse. Quella campanella non dovrebbe poter suonare, invece lui ha addirittura visto il batacchio-che-batacchia (come direbbe Ilaria), anche se in quel movimento c’era qualcosa di strano che però ha compreso solo dopo aver visto muoversi i soldatini: al suono della campanella l’esercito si lancia all’attacco, non in maniera ordinata ma piuttosto come farebbe un’orda di orchi, o una folla americana all’apertura dei saldi in un centro commerciale -che sono più o meno la stessa cosa. Fra loro i soldatini si ostacolano, si spintonano, si calpestano -tutto nel più completo silenzio. I loro però non sono veri movimenti, non c’è continuità: Davide vede come un velocissimo susseguirsi di fotogrammi. Fotogramma dopo fotogramma l’orda si avvicina sempre più, i soldatini si arrampicano sul granchio, qualcuno cade giù e sùbito si rialza, dal granchio qualcuno riesce a saltare sulle ginocchia mentre altri scalano le gambe aiutandosi –ahia– coi peli, poi dalle cosce tutti si lanciano sul gorilla e quando l’orda finalmente si ferma ha ricoperto completamente il gorilla, le cosce di Davide e il granchio, qualche soldatino non ha trovato spazio ed è rimasto sul pavimento, mentre l’avanguardia è distante un solo saltino dalla bocca di Davide, i cui pensieri durante quell’assalto sono rimasti impantanati nella paura. Quell’avanzare per fotogrammi è troppo sbagliato, troppo alieno, fa male agli occhi e al cervello e –ridatemi le paperelle mi vanno bene le paperelle anche tutta la vita– ricorda troppo un incubo, anzi come dovrebbe essere un incubo, però le sensazioni concrete che percepisce -quelle cose addosso, il sudore, l’odore del sudore, la vescica che cerca di farsi notare, lo stomaco che brontola- non gli lasciano scampo: quella è la realtà, e se nella realtà può succedere ciò che gli sta succedendo, allora… Si costringe a non chiudere il ragionamento, e lo spazio mentale che ha così ricavato è sùbito riempito da due domande: perché hanno aspettato che mi svegliassi? cosa vogliono farmi?

Si accorge che il suo corpo ha reagito in maniera autonoma: ha la testa voltata verso destra, la bocca fuori della portata dell’orda. Il Babbo Natale pone fine

dlen!-dlen!-dlen!

a quella breve pausa. Supermario, fotogramma dopo fotogramma, si alza in piedi e gli si avvicina camminando sul crinale del divano, gli passa dietro la testa e gliela abbraccia all’altezza della fronte, poi senza tanti complimenti lo riporta a guardare dritto davanti a sé, a guardare quel maledetto Babbo Natale che continua a illuminarsi -sembra che si diverta un mondo. Ora Davide è completamente immobilizzato -è incredibile quanta forza abbiano quelle piccole cose. Con la coda dell’occhio vede avvicinarsi il Pinocchio, che lancia il boccale in terra, e il boccale di legno con un rumore di vetri infranti va in mille pezzi. Ma cosa vogliono? Io la bocca non la apro, non esiste proprio! È arrivato al punto in cui si può dire che ha il cuore in gola, e in mezzo al battito accelerato ci sono quei colpi più forti che sembra lo stiano per spaccare, il cuore:

…tum-tum-tum-tum-TUM-tum-tum-tum-tum-tum-TUM-tum-tum-tum-TUM-tum-tum-tum-tum-TUM-tum-tum…

Una voce di dubbia provenienza dice:
-“La Terra è piatta”-
e Davide coglie un movimento sospetto alla sua sinistra. La voce è una grottesca storpiatura di quella di un bambino, una di quelle vocette fastidiose che usano i ventriloqui per i loro pupazzi, qualcuno -l’ippopotamo? è quello il suo còmpito?- sta mettendo in bocca al Pinocchio parole che… no dài non ci credo, avrò visto male.
-“Due più due fa cinque”-
La punta del naso del Pinocchio si insinua un buon centimentro dentro l’orecchio sinistro di Davide. Nononono non scherziamo nonono ti prego…
-“Gli asini volano”-
Il naso del Pinocchio si allunga ancòra e sfonda il timpano di Davide, che lancia un urlo, più per la sorpresa che per il dolore, un urlo che sente solo dalla destra mentre da sinistra gli arriva una specie di fischio continuo a basso volume. Un pensiero veloce come uno sparo –Non sporcatemi di sangue l’ultima maglietta del Brescia ancòra intera!– gli attraversa la mente per poi lasciare spazio a qualcosa di più importante: i soldatini più vicini hanno approfittato del momento dell’urlo per saltargli in bocca e tenergliela aperta. Adesso l’orda si sta lanciando attraverso la bocca e Davide non può evitare di associare l’assalto all’immagine degli spermatozoi alla ricerca dell’ovulo. Ma dove vogliono andare? La paura di soffocare è uno dei suoi incubi peggiori, perciò è l’ipotesi che vogliano ostruirgli la gola la prima che gli viene in mente. Dura poco in primo piano però, andandosi sùbito a confondere assieme a tante altre dentro a quella pioggia incrociata di pensieri cadenti che è il suo attuale stato di terrore. Ha sempre di fronte lo spettacolo del Babbo Natale che si illumina, e gli sembra che la velocità con la quale cambia il colore della luce sia aumentata, ma chissà se è davvero così. Fra le altre cose pensa anche che forse farebbe meglio a svenire ma non sa se è possibile farlo a comando, né sa in realtà come sia, svenire, non gli è mai successo. Il suo cuore non è mai stato così vicino all’infarto:

…tumtumtumtumTUM tumtumTUMtumtumtumTUMtumTUMtumtumTUMTUMtumtumtum…

Per fortuna non vanno verso la gola. Sente dei pizzichi in una zona nei pressi del palato che nemmeno immaginava di avere, poi i pizzichi diventano punture deboli e rarefatte, poi diventano decise e diffuse, poi diventano feroci, poi sente che i soldatini cominciano a lacerare.
   Sta piangendo e non sa quando ha cominciato a farlo. Ora ha l’impressione che i soldatini lo stiano mordendo e sale a un altro livello di terrore: non riesce più a ragionare, riesce solo a starsene lì a farsi bombardare da ipotesi di ogni tipo -e non è in grado di distinguere quelle realistiche, ammesso che ce ne siano, da quelle più assurde- e a pregare e a maledire -non sa nemmeno Cosa o Chi. Non crede che si possa essere più terrorizzati di così, poi però il ventriloquo parla di nuovo -qualcosa che riguarda “un triangolo”- e la vescica di Davide lo tradisce. Sente il naso del Pinocchio allungarsi ancòra fino a perforargli il cervello: non ha mai sperimentato prima un dolore così intenso ma dura solo un attimo. Poi il nulla.
 
 

   Ritorna in sé, in qualche modo. Non vede nulla, non sente nulla, né fischi né dolore, gli sembra di essere nulla. Poi cade: gli sembra di cadere contemporaneamente in sei direzioni diverse. O forse in otto. Finalmente si ferma e apre gli occhi -potrebbe giurare di non avere gli occhi, eppure li apre. Ora è di nuovo in salotto, vicino al divano ma in aria, appena al di sotto del soffitto. Da lassù vede il proprio corpo, ancòra seduto sul divano: quelle cose lo hanno liberato e ora stanno tutte ammassate di fronte a esso. Mi avete ucciso e ora siete contente eh? Il suo corpo però ha gli occhi aperti e dentro di essi si intravede una qualche forma di intelligenza, o almeno di coscienza di sé. Non è possibile! Il corpo lentamente si alza in piedi, fotogramma dopo fotogramma.

No! Non ingannerete nessuno così, vi scopriranno, ci po…

   Cade di nuovo nelle stesse otto direzioni -o forse non sono le stesse. Si ferma, riapre gli occhi che non ha e capisce immediatamente dove si trova, e quando. Al tavolino all’aperto là in basso stanno seduti lui e Ilaria, ricorda la data e anche l’ora della sera, ricorda il luogo ovviamente, ricorda l’odore dell’asfalto che rilascia il calore accumulato durante il giorno, e ricorda anche il tavolino che traballa un poco. Ci sono dei momenti che risaltano in mezzo a tutti gli altri, dei momenti in cui sembra che la realtà sia più… reale, non riesce a esprimerlo meglio di così, e quello è stato il momento più reale che abbia mai vissuto. La loro storia non è durata poi così tanto ma nemmeno così poco e forse si può dire che non è nemmeno finita, perciò ci sono stati parecchi momenti migliori di quello -in molti sensi diversi. Ma quello lì…

Lei sta per dire “Mi guardi in un modo…” e lui le risponderà “Perché non ti sei vista te…” -e in quello scambio stanno le sorgenti di tutto ciò che di buono arriverà dopo- e glielo dirà perché è proprio così, dallo sguardo di lei Davide ha già capìto tutto, forse persino cose che nemmeno lei ha ancòra capìto. Quello sguardo è così reale che Davide ha paura non solo che gli scoppi il cuore, ha paura di scoppiare lui stesso, di non riuscire a contenere tutta quella realtà, quello sguardo

è il Sovrabbondante,

è l’Insperato,

è ciò che non hai nemmeno il coraggio di chiedere, anzi è ciò che nemmeno immagini si possa chiedere.

   E ora lui è di nuovo lì, anzi è sia là sotto che lassù, e Ilaria è così bella mentre sta per dirgli “Mi guardi in un modo…” e lui non si ricorda se le ha risposto “Perché non ti sei vista te…” o se non ne ha avuto il coraggio, ma in fondo che importa, il dopo appartiene all’illusione mentre invece quel momento è il più reale che abbia mai vissuto, e lui sospetta che esistano esseri umani che non hanno mai vissuto di quei momenti così

reali,

come per esempio quel ragazzo là sotto, se ne sta lì di fronte a Ilaria e se è chiaro anche da lassù ciò che lo sguardo di lei esprime, è altrettanto chiaro che il ragazzo non ha capìto, non si sente affatto scoppiare, non sente di essere incapace di contenere tutta quella

realtà,

mentre invece lui conosce bene quella sensazione, la voce che trema un poco come se la verità -ciò che senti davvero, ciò che è davvero importante per te- ti facesse vibrare mentre ti attraversa, ti facesse suonare accordandoti a una melodia inesprimibile con la ragione, la conosce bene anche se non saprebbe più riconoscersi allo specchio, anche se non si ricorda più come si chiama. Ma non è importante, l’importante è che si ricorda di Ilaria, e come potrebbe dimenticarla se è ciò che di meglio ha avuto, se è l’unica cosa

reale

che ha avuto, senza aver immaginato che fosse possibile, la grazia regalatagli del Sovrabbondante, dell’Insperato, un po’ come il meraviglioso sguardo di quella ragazza là sotto -di cui non ricorda il nome, anche se è quasi sicuro che cominci con la kappa- che forse non si rende conto di quanto è rivelatore, di quanto saprebbe far vibrare chi lo riceve, che sia un essere umano

o chissà cosa,

un groviglio di pulsioni forse, o un insieme di idee, o un groviglio di pulsioni e idee altrui forse, persino esso vibrerebbe se fosse esposto alla realtà di uno sguardo rivelatore enorme come quello lì di fronte, uno sguardo sempre più distante ma sempre più enorme, talmente enorme e

reale

che è grande quanto il mondo, anzi contiene il mondo, anzi contiene tutto l’universo perché solo dentro il Sovrabbondante può esserci

la realtà,

solo dentro l’Insperato si può perdere la propria forma per ri-trovarsi ovunque, e così

come sempre

l’universo accoglie ciò che gli è sempre appartenuto, ciò che sempre gli sfuggirà, ciò che sempre vibrerà, ciò che sempre è immobile,

e dell’osservatore distratto rimane solo il ricordo di rarefatti grovigli di nostalgia, che continuano a disgrovigliarsi e srotolarsi e distanziarsi rimanendo uniti -parti inseparabili dell’Unica Linea che si svolge via via che procede

l’eterna Espirazione,

e sempre giunge il culmine dell’espansione, e sempre procede

l’eterna Inspirazione,

sempre l’Unica Linea si aggroviglia e si compatta ritornando giovane, al tempo eterno in cui le sue anse e le sue svolte sono culle di infiniti contatti fra punti, che vibrano, che fremono, che a vicenda si completano e si desiderano e si amano e quando sembrano lontani si rimpiangono e si cercano, e sempre si rimpiangeranno e sempre si cercheranno e, se si ritroveranno, allora si riconosceranno e accoglieranno di nuovo la vibrazione a cui appartengono, e sembrerà loro di essere sul punto di  scoppiare, che la realtà sia sul punto di scoppiare, perché solo a queste condizioni

la realtà è.


Attenzione!!!!

BD ha appena trovato una paperella in casa!!!

E nel cuore della notte… guarda un po’? É pure minacciosa! Colpa tua! (foto di BD)

CI SONO:

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SILVIA
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TONY PASTEL
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ANTARTICA
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SILVIATICO
DEBOROH SENSITIVESON
VIKTOR SPIDER
LA PASTEL GRIS
ILNOIRE
BD
ALESSANDRO GIANESINI
KIKKAKONEKKA
ALIDADA
GRAVANTES
YLENIAELY
SARA PROVASI
ROBERT C DAY
CARASSIUS AURATUS
ARCADIO LUME
EVAPORATA
MALINCONICA SORRIDENTE

ANONIMA/O
e, per gentile intercessione di Silvia (“Ok supergirl con i suoi ha detto che ci sta!”), loro:

VINCEREMO!

e

VINECEREMOLO!

(Remo ha detto che non può più)
– incitazione di Adriano

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Campagna di reclutamento!

TUTTO ACCADE
E COSÌ DEL NULLA.

endorsum

ALLARME!
Gli ultracorpi si sono infiltrati subdolamente in Lenny! Sì! Hanno preso le tastiere e ZAC! si sono infilati! Lo potete vedere QUI!

Riparte la campagna di reclutamento!

CERCHIAMO CHI HA CORAGGIO. ALMENO QUANTO UN DOGANIERE SVIZZERO! (immagine da qui)

LA PRONTA RISPOSTA DI MALINCONICA SORRIDENTE!

e guerra sia agli Ultracorpi della Endo….!!!

Io propongo il mio supereroe preferito, cuor di Leone, vinceremo….forse

Disegno di Paola Pioletti

NON STAREMO SOLO A GUARDAREPENSARE, STUDIARE E RACCONTARCELA, NO!
UNITEVI A NOI!

VINCEREMOLO!

(Remo ha detto che non può più) – by Adriano


CI SONO:

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MALINCONICA SORRIDENTE

e, per gentile intercessione di Silvia (“Ok supergirl con i suoi ha detto che ci sta!”), loro:
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Bollettino Osservatorio Invasione Ultracorpi – N° 11/2021

TUTTO ACCADE
E COSÌ DEL NULLA.

endorsum

1

L’ATTIVITÀ DELL’OSSERVATORIO È COMUNQUE INARRESTABILE:
MALINCONICA SORRIDENTE HA FILMATO UNA RARA MANIFESTAZIONE MOTORIA DA PARTE DI APPARENTEMENTE INNOCUI MINI ULTRACORPI DOMESTICI BIDIMENSIONALI;

DB HA INDIVIDUATO UN ULTRACORPO DOMESTICO ESPERTO IN TATTICHE PERSUASIVE;

ALIDADA CONTINUA IMPERTERRITA A CERCARE SUL TERRITORIO TRACCE DI PRESENZA, SIA PUR CAMUFFATE DA OPERE D’ARTE;
EVAPORATA REGISTRA FOTOGRAFICAMENTE FORME DI COMUNICAZIONE A NOI IGNOTE.

2

IL TECHLAB DI ADRIANO HA INDIVIDUATO E TRASCRITTO UN MESSAGGIO ALL’INTERNO DI UN VIDEO MUSICALE, PER LA TRADUZIONE ATTENDIAMO IL RESPONSO DEL PENSATOIO.

3

CI È GIUNTA UN’IMPORTANTISSIMA E ALLARMANTE TESTIMONIANZA, ALLA QUALE DOBBIAMO DARE LA MASSIMA ATTENZIONE PER LE POSSIBILI CONSEGUENZE!
LA STIAMO TRASCRIVENDO…

INIZIAMO!


Autrice: MALINCONICA SORRIDENTE

Post per Endorsum…

Vedremo che combinerà la mitica Endo…

di Paola Pioletti

Autrice: DB

Prova a guardarlo negli occhi e ti ritroverai a ballare nuda sul balcone ‘daje de tacco daje de punta! (immagine personale DB)

Autrice: Alidada

Forme d’arte – la spiegazione

immagine personale di Alidada
immagine personale di Alidada
immagine personale di Alidada
immagine personale di Alidada
immagine personale di Alidada
immagine personale di Alidada

Ebbene, nel titolo ho scritto “la spiegazione” ma la vera e propria spiegazione di ciò che si parlava ieri, io non ce l’ho. Vi scrivo solo qualche riga di ciò che ho saputo e se poi vi interessa, vi metto il link per tutto l’articolo illustrativo. Ecco.

Ora si sa, è Franco Adami, nativo di Calci, un paese pisano,  l’artista che ha plasmato le grandi opere monumentali che da ieri sono esposte a Pisa. Conosciuto in mezzo mondo (meno che a Pisa, a quanto sembra) esporrà da domani fino a settembre le sue 14 sculture, in una mostra “diffusa” che prevede l’installazione in luoghi significativi in centro città ed anche sul litorale pisano.

L’inaugurazione ufficiale della mostra “Franco Adami. L’uomo e i grandi miti” è prevista per le 19,30 di domani, sabato 3 Luglio, al Museo delle Navi Antiche di Pisa presso gli Arsenali Medicei.

Si tratta di una mostra “diffusa” il cui allestimento è costato al Comune più di 20mila euro, spesa che forse rende ancor più difficile comprendere l’arte dello scultore. Ma intanto se ne parla ed è già un qualcosa di positivo

Oggi le sculture di Adami si trovano in tanti musei d’arte contemporanea del mondo, nella maggior parte delle fondazioni e nelle principali collezioni private. Con la Mostra di Pisa dopo un lungo viaggio, l’artista torna finalmente a casa e le sue  monumentali sculture, disseminate tra il centro storico e la marina, ci raccontano de “L’Uomo e i Grandi Miti”.

Belle o brutte che siano, c’è da dire che l’arte ha sempre fatto discutere e l’arte contemporanea ancor di più, soprattutto in una città come Pisa, da sempre ancorata all’arte medievale, che fatica a digerire tutto quello che è arrivato dopo: basti pensare al murale Tuttomondo di Keith Haring, opera che tutto il mondo ammira ma che è stata criticata anche dall’ex assessore alla cultura. ( il mio post qui )

Articolo sulla mostra di Adami è questo


Autrice: evaporata

Anche questa è interessante


Autore: Adriano

TechLab – Galeotta fu la musica.

Tutto cominciò con il post di Endorsum e del video che doveva mostrare una specialità culinaria regionale, ma i sofisticati sensori del TechLab hanno cominciato a suonare appena il video è partito. Eppure non sembrava esserci nulla di strano in quella musica.

Comincio ad indagare.

Con apparecchiature ancora più sofisticate di quelle di prima, il video viene analizzato fotogramma per fotogramma ma non sembrava esserci nulla di insolito, quindi si passa all’audio, e qui sono venuti fuori delle sorprese interessanti.

Infatti, analizzando quello che sembra essere un motivo musicale cantato con un linguaggio altamente autoctono, si è scoperto che invece è cantato con un linguaggio alieno, e chi canta è in realtà un Ultracorpo che sta mandando messaggi in codice in maniera alquanto ingegnosa.

Quindi ecco a voi il suddetto video con la traduzione delle parole aliene, questo per mettervi in guardia e avvisarvi che il nemico si può nascondere ovunque, anche nelle cose più impensabili:

Testo ultracorpale riportato nei sottotitoli da Adriano

VINCEROMOLO!

(Remo ha detto che non può più)


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Laboratorio…


Mentre cerco di raccapezzarmi in merito alle ultime inquietanti scoperte del Dottor Divago, procedo con gli impegni presi.

Il Mini Ultracorpo Domestico mi ha dato appuntamento in un luogo inconsueto: la cucina.

Mi travesto da ultracorpo per non dare nell’occhio.

endorsum travestita da ultracorpo

Il Mini Ultracorpo Domestico non c’è. Inizio a preoccuparmi.

Trovo infatti una nuova tipologia di ultracorpo. “Parla!” gli dico. Inutile, è muto. (immagine personale endorsum)

Cerco altrove e trovo una citazione vivente (a suo modo).

“E tu, chiacchierone, cos’hai da dirmi?” Niente. Insisto: “Perché non parli?” (immagine personale endorsum)

Mi muovo nel buio (il travestimento non aiuta) e incappo nel possibile colpevole.

Ah! Giusto lui! Ma niente, ridacchia e basta. (immagine personale endorsum)

Trovo una luce e la uso, ah se la uso!

“È il tuo momento, parla! Dove avete fatto sparire l’essere da te partorito?” (immagine personale endorsum)

Quale sarà la sua risposta?


VINCEREMO!!!
E VINCEROMOLO!
(come disse il Dottor Divago)


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Bollettino Osservatorio Invasione Ultracorpi – N° 10/2021

Aggiornamento!!!

Sono state avvistate nuove forme organiche ibridate!
E nuovi messaggi inneggianti l’ibridazione!

by ALESSANDRO GIANESINI

HA L’UNCINO SUL POPÒ!!! (immagine personale ALESSANDRO GIANESINI)

by alemarcotti

MESSAGGI SUBLIMINALI PRO-IBRIDAZIONE! (immagine personale alemarcotti)
SAPPIATELO, ALEMARCOTTI È OVUNQUE E VEDE TUTTO!
MENTRE AD ADRIANO CONTINUANO A SALTARE ULTRACORPI IN BRACCIO! (NON CHIEDETE!)

MA ANCHE ARCADIO LUME NE HA VISTE E SENTITE DELLE BELLE!
È VERO L’OSSERVATORIO RILEVA NUOVE PREOCCUPANTI MOVIMENTI (È VERO),
MA RICORDIAMOCI CHE ADESSO CONOSCIAMO I LORO INTENTI, GRAZIE AL CORAGGIO DI CARASSIUS
E IN LABORATORIO IL MINI ULTRACORPO DOMESTICO SI È FATTO AVANTI CON UNA PROPOSTA…

VINCEREMO!


Ma vediamo a che punto è l’invasione.


by alemarcotti

Ultracorpi all’entrata della città

Bollettino Osservatorio Invasione Ultracorpi – N° 3/2021

Endy… Meno male che avevi un piano e non avevamo nulla da temere…

Altro che ce la faremo e andrà tutto bene….

Ape ha paura

Ape ha paura (foto personale Alemarcotti)
Ape ha paura (foto personale Alemarcotti)
Ape ha paura (foto personale Alemarcotti)
Ape ha paura (foto personale Alemarcotti)
Ape ha paura (foto personale Alemarcotti)
Ape ha paura (foto personale Alemarcotti)

by Adriano

TechLab – Messaggi subliminali.

13 settembre 2021

Quando pensi che la giornata al TechLab scorra monotona ma poi all’improvviso appare questo:

Sarà mica un ultracorpo


by alemarcotti

Arieccoli

 

Endy… Abbiamo un problema…

Io credevo avessero lasciato un messaggio per me..

(foto personale Alemarcotti)

Poi ho capito… È passata un’orda…

(foto personale Alemarcotti)
(foto personale Alemarcotti)
(foto personale Alemarcotti)

E poi è comparso lui…

(foto personale Alemarcotti)

Armiamoci e partiamo!


da: ArcadioLume

1697. Ultracorpi!?

Solito bar, pasteggio un tramezzino. Due anziani sull’ottantina, a qualche tavolino di distanza, conversano ad altissima voce per evidenti problemi di sordità. Questo è uno stralcio dei loro discorsi: “Anch’io ho i diverticoli, ma da quando prendo la crusca non faccio altro che andare in bagno… e non faccio la sciolta… non faccio la sciolta… la faccio dura… non faccio la sciolta…”. L’immaginazione corre, favorita dalla vista del completo di lino color senape, abbinato alla cravatta rosa, che indossa il declamatore della buona novella. E il boccone mi si blocca in gola

Non credo serva, ne sia opportuno, allegare immagini di eventuali ultracorpi a questo appunto

*

Endorsum devoted


VINCEREMO!!!


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Le ultime novità importantissime dal Laboratorio!

(Conto alla rovescia degli eventi: NUOVA RUBRICA DI CONSULENZE -3 giorni e 22 ore; CHIUSURA DI LENNY -6 giorni e 22 ore; IL NUOVO SPAZIO -17 giorni e 22 ore)


Dove eravamo rimasti?
Dall’inizio all’amore.

Ma vediamo cosa è successo in seguito…

Quale sarà la sua proposta?


VINCEREMO!!!


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Ultrabodies Invasion Observatory Bulletin – N° 9/2021

HERE WE GO AGAIN, WELCOME BACK AND WELCOME TO ALL!

THE VACATIONS HAVE BEEN FRUITFUL AND SOON YOU WILL SEE THE RESULTS!

MEANWHILE, A LOT OF IMPORTANT NEWS IS ON THE AGENDA:

1) ALEMARCOTTI came in person to verify the seriousness of the Brescian situation. For the occasion he adopted the strategy known as “FAMILIARISE WITH THE ENEMY TO KNOW ITS DEBULKY POINTS”
Great!

2) Again she witnessed a disturbing attempt by the Ultrabodies to take over communication networks.

3) The attack on our little ones is going on and we will demonstrate it with new sightings of Alemarcotti and mine.


4) NEW AND VERY IMPORTANT REPORT FROM GREAT BRITAIN!
ROBERT C DAY has detected on the English soil the first Ultrabodies!
(This article is written also in English to facilitate the reading to who, beyond our national and linguistic borders, should observe the development of the phenomenon).

WE WILL WIN!


But let’s see at what point is the invasion.


by alemarcotti

Ping Pong

The spacecraft has departed

The bright eyed guide started telling me everything my eyes were looking at.
Conveying information and immediately filling in with beautiful words and images.
Aboard the spaceship, finding ourselves as if we had known each other forever.
Talking to each other honestly. In a free way.
Passing our lives to each other, bouncing around like on a green ping pong table.

Tell about your city, tell it with enthusiasm and get to know it in depth.

Entering and exiting sites and continuing to look with the wonder of a new and never before filled container.

Drink life in one gulp, like fresh water after ten miles of running in the sun.

Accompanied by the clouds at our pace and the cool wind on our faces half uncovered by white masks.

Making way together. Side by side.
If you want I can be there.
What a great phrase, I think.

Laughing, talking thick, telling secrets to each other. Telling each other facts.
Between some coffee, spritz and wine. And a good lunch with special escort.

Brave Alemarcotti familiarizes herself with the enemy! (personal photo Alemarcotti)

Then I get back on the ship. Then onto yet another.
Then, on my way up to my house, I meet a suspicious but familiar-looking guy… and I see him arrive on a spaceship, abandoned.

The synthetic Ultrabody is waiting for her in front of the house!!! (personal photo Alemarcotti)

Hi. Are you by any chance an ultra body?
I’ve heard of them…


by alemarcotti

Warning

I walked looking up.

Endy… Care must be taken.

But…what is that? (personal photo Alemarcotti)
Not possible! (personal photo Alemarcotti)

by alemarcotti ed endorsum

Don’t touch our children!

Approaching troops of our little ones! (personal photo Alemarcotti)
Approaching troops of our little ones! (personal photo endorsum)

by ROBERT C DAY

Lizards for Donna

 / ROBERTCDAY

First metallic Ultrabodies on British soil!!! (personal image by ROBERT C DAY)

WE WILL WIN!!!


THERE ARE:

ALEMARCOTTI
ADRIANO
SILVIA
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ALESSANDRO GIANESINI
KIKKAKONEKKA
ALIDADA
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SARA PROVASI
ROBERT C DAY
and, through the kind intercession of Silvia (“Ok supergirl with her people said there is!”), they:
Translation with deepl.com

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Bollettino Osservatorio Invasione Ultracorpi – N° 9/2021

(Here the english version)

RIECCOCI, BENTORNATE E BENTORNATI A TUTTI!

LE VACANZE SONO STATE FRUTTUOSE E PRESTO SE NE VEDRANNO I RISULTATI!

NEL FRATTEMPO MOLTE IMPORTANTI NOVITÀ SONO ALL’ORDINE DEL GIORNO:

1) ALEMARCOTTI è venuta di persona per verificare la gravità della situazione bresciana. Per l’occasione ha adottato la strategia nota come “FAMILIARIZZA CON IL NEMICO PER CONOSCERE I SUOI PUNTI DEBOLI”
Grande!
2) Sempre lei ha assistito a un preoccupante tentativo da parte degli Ultracorpi di impossessarsi delle reti di comunicazione.
3) L’attacco ai nostri piccoli è in atto e lo dimostreremo con nuovi avvistamenti di Alemarcotti e miei.
4) NUOVA E IMPORTANTISSIMA SEGNALAZIONE DALLA GRAN BRETAGNA!
ROBERT C DAY ha individuato sul suolo inglese i primi Ultracorpi!
(Questo articolo sarà presto redatto anche in inglese per facilitare la lettura a chi, oltre i nostri confini nazionali e linguistici, dovesse osservare lo sviluppo del fenomeno).

VINCEREMO!


Ma vediamo a che punto è l’invasione.


by alemarcotti

Ping Pong

Navicella spaziale partita.

La guida, con gli occhi vispi, ha iniziato a raccontarmi tutto ciò che i miei occhi stavano guardando.
Passaggi di informazioni e riempimento immediato con parole e immagini belle.
A bordo della navicella, trovarsi come se ci si conoscesse da sempre.
Parlarsi con onestà. In modo libero.
Passarsi la vita, rimbalzata come su un tavolo verde di ping pong.

Raccontare la propria città, raccontarla con entusiasmo e conoscerla a fondo.

Entrare e uscire dai siti e continuare a guardare con la meraviglia di un contenitore nuovo e mai riempito prima.

Bersi la vita in un sorso, come fosse acqua fresca dopo dieci chilometri di corsa sotto il sole.

Accompagnate da nuvole al nostro passo e dal vento fresco sui nostri visi mezzi scoperti dalle maschere bianche.

Fare strada insieme. Vicine.
Se vuoi ci posso essere.
Che bella frase, penso.

Ridere, parlare fitto, raccontarsi segreti. Raccontarsi fatti.
Tra qualche caffè, spritz e vino. E un buon pranzo con accompagnatore speciale.

La prode Alemarcotti familiarizza con il nemico! (foto personale Alemarcotti)

Poi risalgo sulla navicella. Poi  su un’altra ancora.
Poi, salendo verso la mia casa, incontro un tipo sospetto ma che mi sembra di conoscere… e lo vedo arrivare su una navicella, abbandonata.

L’Ultracorpo sintetico l’aspetta davanti a casa!!! (foto personale Alemarcotti)

Ciao. Sei per caso un ultracorpo?
Ne avevo sentito parlare…


by alemarcotti

Attenzione

Ho camminato guardando in alto.

Endy… Bisogna fare attenzione.

Ma… cos’è quello? (foto personale Alemarcotti)
Non è possibile! (foto personale Alemarcotti)

by alemarcotti ed endorsum

Non toccate i nostri bambini!

Truppe di avvicinamento ai nostri piccoli! (foto personale Alemarcotti)
Truppe di avvicinamento ai nostri piccoli! (immagine personale endorsum)

by ROBERT C DAY

Lizards for Donna

 / ROBERTCDAY

Primi Ultracorpi metallici sul suolo inglese!!! (immagine personale di ROBERT C DAY)

VINCEREMO!!!


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Bollettino Osservatorio Invasione Ultracorpi – N° 8/2021

In questi due giorni sarò sul campo.
Movimenti sospetti impongono un attento studio della situazione e devo esserci!

Ma vediamo a che punto è l’invasione.

Gli Ultracorpi ci stanno assediando, sì, è vero, ma le indagini del Laboratorio, l’ausilio del TechLab, le osservazioni dell’Osservatorio, le pensate del Pensatoio, la Campagna di Reclutamento e la fantastica Narrazione Epica ci aiuteranno a VINCERE!!!


by Il diario in soffitta

Buonanotte — Serenità interiore

I due ultracorpi hanno già preso il controllo mentale del piccolo?

by Alidada

guardiani attenti

Guardiani a protezione dell’ultracorpo o a protezione del genere umano?
(immagine personale di Alidada)
Non possiamo non chiedercelo!
(immagine personale di Alidada)

[Sassetta – Livorno]

E le anime nere

facean la guardia

alla fanciulla del borgo…

Alidada

By BD

Si sono impossessati del mio PC, sembrano finti eh?
(immagine personale di BD)
Mega, nascondeva tra le fratte fresche, auscultando e rimuginando.
(immagine personale di BD)

E qui, da me, proseguono gli incubi

1° incubo!
(immagine personale endorsum)
2° incubo!
(immagine personale endorsum)

VINCEREMO!!!


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NARRAZIONI EPICHE
IL BOLLETTINO N° 1
IL BOLLETTINO N° 2
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IL BOLLETTINO N° 4
IL BOLLETTINO N° 5
IL BOLLETTINO N° 6

IL BOLLETTINO N° 7
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Amore in Laboratorio!

Aggiornamento sullo studio del Mini-Ultracorpo domestico: l’amore!


Un breve passo indietro

ULTIME INFORMAZIONI DAL MICRO-ULTRACORPO DOMESTICO: STANTE LA SITUAZIONE DI CAZZEGGIO EROTICO, IL NOSTRO È STATO CONTATTATO PER ESSERE REDARGUITO IN MERITO ALLA SUA MISSIONE. CIÒ HA PERMESSO DI INDIVIDUARE UN ALTRO SISTEMA DI COMUNICAZIONE DEGLI ULTRACORPI! PRESTO ALTRE FONDAMENTALI SCOPERTE CHE CI CONSENTIRANNO DI NEUTRALIZZARE IL NEMICO!
Il Mini-Ultracorpo dialoga in modo luminoso con il messaggero. (immagine personale endorsum)

Oggi

Il Mini-Ultracorpo riprende a complottare, ma… manca l’asinello! “No, mai visto, manca la mucca” gli dicono. (immagine personale endorsum)
Il Mini-Ultracorpo trova la mucca e la osserva. (immagine personale endorsum)
Il Mini-Ultracorpo osserva la mucca e… gli piace! (immagine personale endorsum)
Il Mini-Ultracorpo si fa coraggio e le comunica il suo sentimento (immagine personale endorsum)
Il Mini-Ultracorpo e la mucca trascorrono momenti romantici.(immagine personale endorsum)
Il Mini-Ultracorpo è innamorato! (immagine personale endorsum)
Al suo ritorno il Mini-Ultracorpo scopre di avere di fronte un ostacolo non indifferente. (immagine personale endorsum)

CONTINUA…

VINCEREMO!!!

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Bollettino Osservatorio Invasione Ultracorpi – N° 7/2021

Incredibili sviluppi!
Ecco il nuovo Bollettino!

Gli Ultracorpi ci stanno assediando, sì, è vero, ma le indagini del Laboratorio, l’ausilio del TechLab, le osservazioni dell’Osservatorio, le pensate del Pensatoio, la Campagna di Reclutamento e la fantastica Narrazione Epica ci aiuteranno a VINCERE!!!


by Gravantes

Ultracorpo a Trento

Maggio 5, 2021

Risale ad un paio di ore fa, l’avvistamento di un ultracorpo, durante una manifestazione sportiva, nell’impianto natatorio di Trento NG .

Sembra che durante uno dei giri di controllo degli addetti al servizio assistenza gare, una luce intensa bluastra sia stata vista volteggiare sopra il ring d’acqua, per poi bloccarsi sopra un dispositivo di controllo. Allertate le autorità competenti, che si sono catapultate verso l’impianto in questione. Purtroppo al loro arrivo, l’acqua contenuta nella vasca con tanto di bagnati bagnati, è svanita in una folgore bluastra . A nulla sono valse le ricerche protratte per diversi giorni.

Seguiranno ulteriori chiarimenti.

(immagine personale Gravantes)
(immagine personale Gravantes)

Ultracorpo a Trento — Gravantes.com


by Alemarcotti

In guerra contro gli Ultracorpi

Milano. Stop.

Pezzi umani trovati anche sui muri. Stop.

Segue testimonianza fotografica. Stop.

Cervello (immagine personale Alemarcotti)
Orecchio (immagine personale Alemarcotti)

Ora è da capire se i pezzi trovati risultano appartenere a razza umana o razza ultracorpo. Stop.

Da Milano per ora è tutto. Stop.

Ultra-Attacco a domicilio!

Aspettiamo…

In guerra contro gli Ultracorpi — alemarcotti


Dal TechLab nuove e inquietanti immagini che ci fanno preoccupare per la salute del Dottor Divago!

Sembrano cerchi inoffensivi (immagine di Adriano)
Eteree presenze intorno a noi (immagine di Adriano)
Ma quando non son viste diventano tridimensionali (immagine di Adriano)
Non vivono di luce riflessa (immagine di Adriano)
E quando meno ci si aspetta, attaccano sostituendoci! (immagine di Adriano)
Lo stesso Dottor Divago sta subendo una metamorfosi inaspettata!!! (immagine di Adriano)

Creati dalle nostre mani.
Controllati da oscure presenze piramidali!


Il Drago (Scultura di Ylenia)

by Yleniaely

Pubblicato il da Yleniaely

Buon pomeriggio carissimi lettori!

Incuriosita dal Das, ho provato a creare per la prima volta una scultura ispirata alla mia creatura fantasy preferita!

Il Drago. Scultura in Das. (immagine personale Yleniaely)

VINCEREMO!!!


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Bollettino Osservatorio Invasione Ultracorpi – N° 6/2021

Bollettino, Signore e Signori! Bollettino!

Cosa succede su questa nostra terra? Nelle case? In giardino? Sui colli?
Di tutto!
Gli Ultracorpi ci stanno assediando, sì, è vero, ma le indagini del Laboratorio, l’ausilio del TechLab, le osservazioni dell’Osservatorio, le pensate del Pensatoio, la Campagna di Reclutamento e la fantastica Narrazione Epica ci aiuteranno a VINCERE!!!

Ma procediamo con ordine.


I GIARDINI DIVENTANO LUOGHI DI CONVEGNO, MA CHE DICO CONVEGNO? ASSEMBRAMENTO DI ULTRACORPI!

by ©️SPOOKY SKULLERY


by Alidada

Presenze

Visto l’interesse dimostrato al mio post precedente vorrei incuriosirvi e mostrarvi qualcosa di più Naturalmente si parla ancora di Peccioli, un borgo caratteristico che si trova in provincia di Pisa.

L’idea che dal rifiuto possa nascere nuova vita è stata l’ispirazione dalla quale sono state create quattro sculture enormi, alte da 5 a 9 metri, in polistirene e poliuretano espanso, rivestite di fibre di cemento resistente agli agenti esterni che, nel corso degli anni, sono state collocate intorno al cosiddetto “Triangolo Verde” all’interno dell’impianto di smaltimento e trattamento rifiuti che si trova nel comune di Peccioli.


Queste gigantesche sculture, realizzate da Naturaliter Snc, un’azienda leader nel settore degli allestimenti museali di ogni genere, raffigurano figure umane:

Presenze”!

L’impianto di smaltimento e trattamento, in questo modo viene pensato non solo come luogo di distruzione, ma occasione di rinascita, anche attraverso l’aspetto esteriore del luogo stesso.

“… non è la vita che si riduce in polvere, ma è dalla polvere della terra che si rigenera la forma umana; è la forza generatrice della terra che partorisce forme umane di imponenti dimensioni che dominano il territorio dall’alto della loro maestosità.”


[Ilario Luperini
]

Il connubio fra arte e paesaggio è fattore vincente per il quale, nell’estate 2013, 2 delle 4 “Presenze” sono state trasportate con un elicottero dal Triangolo Verde di Peccioli al Teatro del Silenzio di Lajatico, dove Andrea Bocelli realizzò un concerto che in seguito diventerà un evento annuale e attirerà spettatori provenienti da tutto il mondo.

La stessa esperienza è stata replicata, l’anno dopo, all’Anfiteatro di Fonte Mazzola di Peccioli nell’ambito della rassegna di Teatro, Musica ed Eventi “11 Lune” che si tiene nel mese di Luglio. In atmosfere uniche come quelle che si creano nelle notti d’estate, le “Presenze” sono figure che arricchiscono la scenografia rendendola più che mai suggestiva e allo stesso tempo sono testimonianze concrete delle attività dell’uomo.

Attualmente una scultura è posta sopra il tetto dell’Incubatore di imprese in località de “La Fila” per dare il benvenuto ai viaggiatori.

[info e immagini prese dal web e rielaborate. ]

[Sitografia: http://www.belvedere.peccioli.net/presenze.html]


IMPORTANTISSIME NOVITÀ DAL LABORATORIO DOMESTICO!


by endorsum

ULTIME INFORMAZIONI DAL MICRO-ULTRACORPO DOMESTICO: STANTE LA SITUAZIONE DI CAZZEGGIO EROTICO, IL NOSTRO È STATO CONTATTATO PER ESSERE REDARGUITO IN MERITO ALLA SUA MISSIONE. CIÒ HA PERMESSO DI INDIVIDUARE UN ALTRO SISTEMA DI COMUNICAZIONE DEGLI ULTRACORPI! PRESTO ALTRE FONDAMENTALI SCOPERTE CHE CI CONSENTIRANNO DI NEUTRALIZZARE IL NEMICO!
Il Mini-Ultracorpo dialoga in modo luminoso con il messaggero. (immagine personale endorsum)

CAMPAGNA DI RECLUTAMENTO!


by Silvia

Bollettino Osservatorio – Invasione Ultracorpi

ANCHE DI DOMENICA I NEMICI NON DANNO TREGUA, L’INVASIONE CONTINUA E SI FANNO SEMPRE PIU’ INFIDI E PERICOLOSI PERCHE’ TENTANO DI CIRCUIRE I BAMBINI!!!!!

E’ DAVVERO UN’INVASIONE DI MASSA, MA NIENTE PAURA PERCHE’ I RINFORZI STANNO ARRIVANDO E SAREMO VINCITORI, QUESTI GLI ULTIMI SUPEREROI CHE SI SONO AGGIUNTI PER SALVARE L’UMANITA’!

ASPETTANO SOLO IL COMANDO DELL’OSSERVATORIO, VINCEREMO!

silvia


UN ALTRO FONDAMENTALE RECLUTAMENTO!


by SILVIATICO


VINCEREMO!!!

CI SONO:

ALEMARCOTTI,
ADRIANO,
SILVIA,
GIANNID,
TONY PASTEL,
ANDREAM2016,
ANTARTICA,
RAFFA,
SILVIATICO,
DEBOROH SENSITIVESON
VIKTOR SPIDER,
©️SPOOKY SKULLERY,
ILNOIRE
BD
ALESSANDRO GIANESINI
KIKKAKONEKKA
ALIDADA
e, per gentile intercessione di Silvia (“Ok supergirl con i suoi ha detto che ci sta!”), loro:

VINCEREMO!


L’OSSERVATORIO
IL PENSATOIO
IL LABORATORIO
IL TECHLAB
LA CAMPAGNA DI RECLUTAMENTO
STORIA DI UN’INVASIONE
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Narrazioni Epiche

La prima pagina del manoscritto di Beowulf (da qui)

Questo è il giusto contenitore, il crogiolo in cui le narrazioni si formano e amalgamano, temprano, mutano.

La nostra impresa arriverà ai posteri per nostra voce.
E che voce sia!

VINCEREMO!

(Storia di un’invasione – la cronostoria)


by ilnoire

Dormiva beato dopo aver mangiato il suo ovetto di cioccolato, Oreste.
Fiero tassista degli anni ’80, pensionato già da qualche tempo, viaggiava con la mente nel niente fatto di sogni d’un passato lontano. Semafori che non scattano, Torino 2 in dieci minuti, rotonde di traffico e clacson.
D’un tratto però si svegliava, Oreste, aveva sentito qualcosa, un friccicore alla nuca, uno spillo nell’orecchio e un fischio. S’accorgeva di gocce carminio sul cuscino, sgomento, paura. Il suo carminio che colava dal timpano sinistro, quello rivolto al comò,
Accesa la luce vedeva bene che la sopresina gialla s’era dischiusa e ora giaceva vuota, possibile? Lui non era stato e in camera sua di altri da anni non ve ne erano più. Avrebbe indagato dopo, adesso doveva chiamare il medico e chiedergli subito di…
D’un tratto si sentiva triste, poi sempre più ottenebrato, poi lontano, addormentato. L’oscurità lo avvolgeva, buio, nero, per dieci colpi di ciglia e… un nuovo Oreste, più forte più dinamico e pimpante si affacciò da quegli occhi miopi sino all’attimo prima.
Il vecchio Oreste non c’era più, il nuovo, con un nuovo io al suo interno, si alzò, si vestì e uscì. Aveva una missione da compiere, liberare altri come lui. Presto: gli ovetti andavano liberati.

by ilnoire

by Alessandro Gianesini

Molti secoli or sono, uno degli ultracopri venne in avanscoperta, ma fu preso e catturato… e messo in bella vista ad eterna memoria!

https://mincioedintorni.com/tra-storia-e-curiosita/il-coccodrilo-delle-grazie/

by Alessandro Gianesini

by Adriano

INTRO
dal TechLab by Adriano

da Arcadio Lume

1697. ULTRACORPI!?

Solito bar, pasteggio un tramezzino. Due anziani sull’ottantina, a qualche tavolino di distanza, conversano ad altissima voce per evidenti problemi di sordità. Questo è uno stralcio dei loro discorsi: “Anch’io ho i diverticoli, ma da quando prendo la crusca non faccio altro che andare in bagno… e non faccio la sciolta… non faccio la sciolta… la faccio dura… non faccio la sciolta…”. L’immaginazione corre, favorita dalla vista del completo di lino color senape, abbinato alla cravatta rosa, che indossa il declamatore della buona novella. E il boccone mi si blocca in gola.

Non credo serva, ne sia opportuno, allegare immagini di eventuali ultracorpi a questo appunto

ArcadioLume

da ANONIMA/O

Le cose non spariscono

Le cose non spariscono da sole, lo sanno tutti, e le paperelle da bagno non si comportano in maniera stravagante. Ma adesso Davide deve trovare un modo per accordare queste affermazioni agli avvenimenti dell’ultima settimana, un modo razionale e che possibilmente escluda un suo disturbo psichico.
   Se in quella settimana ha fatto tutto il possibile per tenere alla larga ogni eventuale ospite (persino sua madre, persino Ilaria) non è perché le cose hanno cominciato a sparire ma a causa di tutte quelle paperelle, però ciò che lo preoccupa di più non sono le paperelle ma le sparizioni.

   La paperella sembra lì sul tavolo ma Davide sa che se provasse a prenderla le sue mani la attraverserebbero, ha perso il conto di quante volte gli è già successo. Lui possiede una e una soltanto paperella, che tiene ben nascosta dentro a una scatola dentro a una borsa di plastica dentro a un mobiletto del bagno, ma ora gli càpita di ritrovare paperelle ovunque. Tutte finte, tutte illusioni.
   È quasi sicuro che nessuno le possa vedere tranne lui, perciò in teoria non dovrebbe preoccuparsi a ricevere persone. Ma se invece le vedessero? Molto meglio tenersi il dubbio, mentre attende di verificare l’accuratezza della sua autodiagnosi (ragionevolmente plausibile e rassicurante, com’è giusto che sia): stanchezza. Da più di un mese lavora dodici-tredici ore al giorno, sei giorni su sette, e ormai è giunto pure il periodo dell’anno in cui il giardino reclama le sue attenzioni. Se tutto andrà come previsto quella situazione durerà una sola settimana ancòra, poi si tornerà alla normalità e allora potrà darsi una risposta più informata.
   Guarda la paperella sul tavolo. È affascinante l’accuratezza della riproduzione, nelle illusioni l’unica differenza rispetto all’originale sta nella faccia: non la solita neutra espressione ebete, ma una gran varietà di sentimenti, in quel caso lo stupore. Quella sopra la televisione invece sembra annoiata, altre due che se ne stanno sul ripiano lì a lato sono chiaramente terrorizzate, tanto che Davide si volta a controllare dietro di sé, giusto per sicurezza: tutto normale, sempre che si possa considerare normale la scia di paperelle che dal divano del salotto prosegue oltre la sua visuale lungo il corridoio verso la camera da letto. Si volta di nuovo e sbuffa mentre prova ad afferrare la paperella sul tavolo: le sue mani la attraversano e quella svanisce. Forse svanirebbero da sole dopo un po’ ma non riesce a starle a guardare senza fare niente, deve deve deve agire. A quelle nel corridoio penserà poi ma le tre rimaste in quella stanza non intende farle aspettare.
   Si alza di scatto dalla sedia, osserva distrattamente i troppi spazi vuoti sopra i pensili della cucina e poi abbassa gli occhi sul biancore dei pensili stessi, e accade di nuovo: ha le vertigini, gli sembra che la superficie dei pensili sia attraversata da piccole ondulazioni, come se ci fossero delle talpe che si spostano appena al di sotto. Si risiede pesantemente, e anche il legno grigio scuro del tavolo gli fa lo stesso effetto. Gli viene la nausea. Chiude gli occhi e respira lentamente e profondamente: inspiraaaa…… espiraaaa…… inspiraaaa…… espiraaaa…… La nausea se ne va e lui riapre gli occhi: tutto sembra ritornato alla normalità. Quegli strani effetti ottici e quelle vertigini probabilmente dovrebbero preoccuparlo più delle sparizioni, in fondo non si può escludere che siano sintomi di una qualche malattia dal nome lugubre. Ma le malattie dai nomi lugubri non solo non lo preoccupano, a volte le brama persino, cosa che forse non avrà mai il coraggio di confessare.
   Si alza di nuovo e raggiunge la televisione, fa per buttare giù la paperella lì sopra e quella svanisce, poi fa lo stesso alle due paperelle lì vicino e ne svanisce solo una, l’altra lo farà chissaquando ma lo farà. Ritorna a sedersi, più tardi andrà a controllare che la vera paperella sia al suo posto, non può che essere così naturalmente ma la teoria non riesce mai a rassicurarlo quanto la pratica. Ora vuole prendersi del tempo per venire a capo della storia delle sparizioni. In tv c’è un vecchio video con una Anneke così giovane e bella, chissà adesso com’è (Leaves, si ricorda, è il video di Leaves). Lascia il volume a zero e pensa a Ilaria, come gli succede sempre quando pensa a una qualsiasi altra donna, perché Ilaria è… Ilaria, non può farci niente, rimarrà sempre un filo a collegarlo a lei nonostante tutto. Anche pensare al silenzio gliela ricorda, visto che la predilezione di Davide per il silenzio è stata uno dei motivi accessori per cui lei se n’è andata.
   I primi a sparire erano stati i due peluches a forma di tucano che gli aveva regalato Ilaria: il giovedì sera della settimana precedente Davide si era buttato sul divano per rilassarsi un po’ e si era sùbito accorto che i tucani non c’erano. Nessuno a parte lui ha le chiavi di quella casa, perciò per prima cosa aveva provato a ricordare se li avesse spostati ma non gli risultava; comunque si era messo a cercare in giro, dapprima con una certa rilassatezza per poi a poco a poco giungere a livelli pericolosi di nervosismo e infine arrendersi abbracciato all’insensata speranza che “tanto prima o poi usciranno fuori!”. Da allora non li ha più rivisti. Poi aveva notato che fra le calamite attaccate allo sportello del frigo ne mancava una, quella che detesta e tiene lì solo per abitudine (e perché è un regalo): un Babbo Natale che brandisce una campanella e che in teoria dovrebbe lampeggiare in varie colorazioni ma non può farlo perché Davide gli ha tolto la batteria la prima volta che l’ha visto. Aveva pensato che fosse caduto, però da allora non l’ha più rivisto.
   Quella stessa sera aveva visto per la prima volta la superficie dello sportello del frigo ondulare, e il giorno seguente erano comparse le prime due paperelle (rattristate) vicino al portaombrelli. Ora lo sportello del frigo è vuoto, e non è rimasto quasi più niente sopra i pensili della cucina, né sopra la libreria. Se da un certo punto di vista la cosa non gli dispiace è perché per lui la casa è solo una tana, perciò ogni oggetto non strettamente necessario gli sembra superfluo. D’altra parte Ilaria è di parere opposto, perciò quasi tutto ciò che è sparito è un suo acquisto, qualcosa che gliela ricorda.
   L’unica spiegazione plausibile che aveva trovato per le sparizioni (dopo aver velocemente scartato i topi) era il sonnambulismo e per mettere alla prova quella teoria era ricorso a un vecchio trucco: la sera prima aveva cosparso di farina tutti i pavimenti della casa, andando a ritroso fino al proprio letto. Non era riuscito ad addormentarsi fino alle tre del mattino e quando si era svegliato tre ore dopo la sorpresa era stata amara: tutti i pavimenti erano puliti, e la farina era stata raccolta in un mucchio vicino all’ingresso. Inoltre dopo una breve perlustrazione si era accorto che da sopra la libreria era scomparso il Pinocchio ubriaco col boccale in mano. Se sono stati i topi vorrebbe proprio conoscerli. Ora, seduto lì e perso in sé, si rende conto di essere giunto a un punto in cui è costretto a ricorrere a un aiuto esterno ma sa già che farà di tutto per rimandare il più possibile un simile passo.
-Fanculo- esclama sbattendo il pugno sul tavolo, poi raddrizza la schiena, chiude gli occhi e percepisce il mal di testa che da un punto sùbito sopra la radice del naso ha cominciato a lanciare le sue ondate circolari.

Si alza ed esce dalla cucina. Si avvicina al divano e guarda la libreria, tutti quei libri dei quali ne avrà letti sì e no dieci… anzi nove e mezzo, tutti libri di Ilaria. Gli ha detto che non si è ancòra organizzata per portarli via, ma lui pensa che li usi come scusa per tornare lì, per rivederlo: la convivenza a volte aveva fatto rima con sofferenza ma riescono a passare del buon tempo assieme, è rimasta una certa complicità fra loro; e riesce ancòra a farla ridere, ed è bellissimo. I dorsi dei libri ondulano. Davide chiude gli occhi e si appoggia allo schienale del divano, conta fino a dieci e riapre gli occhi. Tutto a posto.
   Si gira verso destra e osserva la scia di paperelle. Gli rivolgono il sedere e sono disposte in modo che con dei passi corti le possa calpestare comodamente tutte. Prova una sincera ammirazione per la propria mente: quelle perfette illusioni proiettano persino un’ombra! Va bene, pensa, prendiamolo come un diversivo. Diversivo? Divertimento, quella è la parola, che c’entra il diversivo? Una mezza idea sta per illuminarlo ma il mal di testa provvede a spegnerla sul nascere.
   Parte. Destro (la paperella sparisce) – sinistro (sparisce) – destro (rimane) – sinistro (sparisce) – destro (rimane) – sinistro (sparisce) – destro (sparisce) – sin…

quiiiiii…

Fa un salto

…-quòu?
comicamente simile a quello di una lepre: mentre è ancòra in aria si gira e atterra ruotato di novanta gradi verso sinistra, perché nel primissimo istante il suo orecchio non è riuscito a localizzare il punto di provenienza del suono. Tutte le paperelle spariscono tranne una più avanti, di fronte alla porta del bagno, e quella che ha appena calpestato. Sembra vera. Ha la strana impressione che il suono del rigonfiamento sia stato leggermente sbagliato, come se contenesse una domanda.
   Si piega sulle ginocchia e prova a raccoglierla. Ci riesce e il suo cuore batte un unico TUM! più forte in mezzo alla regolarità degli altri. Si rialza lentamente. Prova a verificare

quii-quii-quii

con circospezione la realtà dell’oggetto che ha fra le mani, poi ne osserva l’espressione: ebete, ma con una benda nera sull’occhio sinistro. Una paperella pirata? Il suo cuore accelera, e quando se ne rende conto accelera ancòra di più, si rende anche conto che sta sudando nelle solite zone -fronte, inguine, dietro le ginocchia, ascelle ovviamente, l’attaccatura della mascella al collo, e le mani, soprattutto le mani- in cui suda quando è sotto stress, e così la sudorazione aumenta, e poi c’è il mal di testa giunto al punto in cui in pratica riesce a sentire le ondate frangersi contro il cranio e in cui compaiono appena dietro gli occhi come delle piccole e spietate sfere di dolore, e in mezzo a tutto questo un brivido che, partito appena sopra al culo, in un amen gli risale la spina dorsale fino alla nuca e si ramifica e gli riempie la parte alta della schiena come uno spettacolo di fuochi artificiali.
   Guarda nel corridoio ma solo per un attimo, giusto il tempo di appurare che anche l’ultima paperella finta è sparita. Non ha intenzione di controllare se nell’armadietto del bagno c’è o no la paperella originale, perché in ogni caso la paperella che ha in mano e che non dovrebbe essere lì è un elemento sufficiente per ritenere qualunque situazione ugualmente sconcertante. Sente che la febbre gli sta salendo. Sulla schiena ha un formicaio impazzito di brividi, gli sembra che la faccia gli stia andando a fuoco e tutta la stanchezza che la doccia gli ha lavato via dalle gambe è ritornata con gli interessi. La scelta che compie è una sua specialità: rimandare. Sono passate da un po’ le dieci e non ha ancòra cenato: decide di limitarsi a qualche avanzo di affettato e poi di andare sùbito a letto (quel letto troppo grande), domani è domenica e ne approfitterà per dormire il più a lungo possibile, il giardino se ne farà una ragione. Getta la paperella pirata oltre lo schienale del divano ed entra in cucina. Ora in tv c’è di nuovo quella tal Lady Gaga, che avrà pure le sue qualità ma che fisicamente è fatta proprio male. Guarda distrattamente lo sportello del frigo così vuoto e si butta sulla sedia lì di fronte, frastornato e avvilito e sudato. Ha il tempo di rendersi conto di aver dimenticato il cellulare in bagno, poi viene sconfitto dal sonno.

   A un certo punto ritorna un po’ in sé e percepisce la superficie del tavolo contro la fronte -un contatto umido di sudore- e il dolore nei muscoli del collo -deve essere passato un bel po’ di tempo. Sa che dovrebbe alzarsi eppure non riesce nemmeno ad aprire gli occhi, sperimenta un’impotenza che non è quella dei sogni perché è ben conscio di ogni parte del suo corpo ma è come se gli impulsi che si ostina a inviare dal cervello andassero perduti appena prima di raggiungere la meta. Si lascia sconfiggere di nuovo senza opporre una vera resistenza.
   Al successivo quasi-risveglio un’ombra lo convince ad aprire gli occhi almeno per metà: qualcuno (lui stesso, per forza, altrimenti chi altri?) ha spento la tv e al centro del tavolo c’è un ippopotamo rosa, quell’ippopotamo di gesso che fino a due-tre giorni prima non si era mai mosso da sopra la libreria, e che ora lo sta fissando -ma di questo non è sicuro. Non sa cosa pensare -la febbre e tutto il resto non fanno bene alla lucidità. Scommette sull’irrealtà di ciò che crede di aver visto e un’altra volta si arrende.

Quando si risveglia davvero è seduto sul divano. Quel divano giallo è stato testimone e complice di molte attività scabrose, al termine delle quali spesso Ilaria diceva Guarda il divano, è diventato tutto rosso! (lei si diverte proprio a umanizzare le cose), ma una situazione come questa non se la sarebbe mai potuta immaginare. Qualcuno (o qualcosa) ha girato il divano, così Davide è proprio di fronte alla porta spalancata della cucina. Riesce a muovere solo la testa. Si sono organizzati bene: a tenerlo lì ci sono un granchio, due tucani e un gorilla.
   Il granchio sul pavimento è enorme e variopinto e con le chele gli tiene bloccate le gambe contro il divano: è fatto di lego, assemblati senza badare troppo alle questioni cromatiche. Non poteva essersi accorto della scomparsa dei lego perché sono tutti in una scatola dentro al guardaroba. Beh, non più tutti a quanto pare. Davide ha le gambe addormentate ed è sicuro di avere i piedi solo perché li vede: il granchio ci mette tanto impegno.
   I due tucani invece si occupano delle braccia. Il braccio destro è immobilizzato da una splendida riproduzione di un tucano, con tutte le cose al posto giusto: l’elegante corpo nero, la macchia bianca sul davanti del collo, gli occhi blu, e naturalmente l’iconico beccone arancio con quella specie di fumetto nero vicino alla punta. Lui infatti lo chiama l’Unico-E-Vero, in contrapposizione all’altro (il Falsario e/o l’Intruso) che invece del tucano ha ben poco, se non nulla. Non è mai riuscito a farsi dire -seriamente- da Ilaria dove l’abbia comprato, né perché si ostini a spacciarlo per tucano nonostante l’evidenza dica il contario: è tutto di un grigetto smorto e il becco è sì grande, ma troppo sottile. E poi quegli occhi! Dev’essere l’unico peluche al mondo con gli occhi rovesciati a mostrare il bianco, almeno lo spera. Sembra in trance. I due peluches stanno di peso sulle sue mani, e col becco aperto trattengono le sue braccia distese sui fianchi. Sono morbidi ma altrettanto efficaci del duro granchio, e ovviamente non è affatto normale che abbiano il becco aperto. Davide è stordito dall’assurdità di quello che gli sta succedendo.
   Il gorilla è di plastica, indossa il suo solito paio di boxer rossi con una fantasia di banane e dovrebbe stare in piedi sopra la libreria, vicino alla finestra, invece eccolo lì con le zampe posteriori sulle cosce di Davide e le mani a costringergli il petto, la testa abbassata come se stesse compiendo un grande sforzo. Ci sono altre due presenze, sedute sullo schienale del divano: a destra nientemeno che Supermario, evaso dalla solitudine su cui regna(va) –in piedi– sopra il frigo; a sinistra il Pinocchio ubriaco col boccale in mano. Sembrano entrambi annoiati.
   Forse non ha più la febbre ma è ancòra sudato e ha ancòra i brividi che si rincorrono lungo la schiena, e non ha più mal di testa ma i suoi pensieri procedono ancòra a rilento attorcigliandosi tra loro come serpenti nel nido. Si accorge che il tratto di pavimento fra il granchio e il tavolo della cucina è attraversato dalle ondulazioni. Oh no, ancòra. Sopra il tavolo ecco l’ippopotamo rosa che, ora ne è sicuro, lo sta fissando con disprezzo, e lì a fianco pure la superficie del tavolo ondula. Il cuore di Davide accelera ma non in maniera significativa. Poi accanto all’ippopotamo compare il Babbo Natale, anzi è meglio dire che si rende visibile, e Davide è costretto a scartare l’ipotesi di una malattia dal nome lugubre. Dal bianco screziato di un grigio tenue delle piastrelle del pavimento si rende visibile uno schieramento di soldatini. Queste cose maledette si mimetizzano come i camaleonti! Altro che ondulazioni! Aveva rimosso il ricordo dei soldatini di suo nonno paterno, che chissà perché si era deciso di rifilare a lui, e ora eccolì lì tutti belli ordinati in file da quindici. Se non sono mille poco ci manca, però non tutti giallo piscio -definizione certo imprecisa che ha appena ritrovato intatta dall’infanzia- perché le ultime file sono formate da soldatini intrusi di un altro genere, un po’ più grandi e colorati: giubba rossa con fasce bianche incrociate, e pantaloni blu. E quelli da dove diavolo sono arrivati?

   Il Babbo Natale comincia a lampeggiare: gli si illuminano la pancia e la parte inferiore della faccia -dal bianco al rosa al rosso smorto al viola al blu elettrico al verde chiaro al giallo e poi al bianco e così via. Non puoi farlo, sei senza batteria! Ma non è certo quella la cosa più strana a cui sta assistendo. Ha il tempo di riflettere sul tipo di silenzio in cui sono immersi: l’unico suono che gli arriva dall’interno, a parte le pulsazioni cardiache e quelle delocalizzate, è il ronzio discreto del frigo, mentre dall’esterno non gli arriva niente. Anche senza l’indizio che il lieve fastidio alla vescica gli offre sarebbe comunque in grado di stabilire con buona approssimazione che sono le due-tre del mattino. Poi -probabilmente è sveglio da non più di due minuti- il Babbo Natale suona

dlen!-dlen!-dlen!

la campanella, e Davide sobbalzerebbe per la sorpresa se potesse. Quella campanella non dovrebbe poter suonare, invece lui ha addirittura visto il batacchio-che-batacchia (come direbbe Ilaria), anche se in quel movimento c’era qualcosa di strano che però ha compreso solo dopo aver visto muoversi i soldatini: al suono della campanella l’esercito si lancia all’attacco, non in maniera ordinata ma piuttosto come farebbe un’orda di orchi, o una folla americana all’apertura dei saldi in un centro commerciale -che sono più o meno la stessa cosa. Fra loro i soldatini si ostacolano, si spintonano, si calpestano -tutto nel più completo silenzio. I loro però non sono veri movimenti, non c’è continuità: Davide vede come un velocissimo susseguirsi di fotogrammi. Fotogramma dopo fotogramma l’orda si avvicina sempre più, i soldatini si arrampicano sul granchio, qualcuno cade giù e sùbito si rialza, dal granchio qualcuno riesce a saltare sulle ginocchia mentre altri scalano le gambe aiutandosi –ahia– coi peli, poi dalle cosce tutti si lanciano sul gorilla e quando l’orda finalmente si ferma ha ricoperto completamente il gorilla, le cosce di Davide e il granchio, qualche soldatino non ha trovato spazio ed è rimasto sul pavimento, mentre l’avanguardia è distante un solo saltino dalla bocca di Davide, i cui pensieri durante quell’assalto sono rimasti impantanati nella paura. Quell’avanzare per fotogrammi è troppo sbagliato, troppo alieno, fa male agli occhi e al cervello e –ridatemi le paperelle mi vanno bene le paperelle anche tutta la vita– ricorda troppo un incubo, anzi come dovrebbe essere un incubo, però le sensazioni concrete che percepisce -quelle cose addosso, il sudore, l’odore del sudore, la vescica che cerca di farsi notare, lo stomaco che brontola- non gli lasciano scampo: quella è la realtà, e se nella realtà può succedere ciò che gli sta succedendo, allora… Si costringe a non chiudere il ragionamento, e lo spazio mentale che ha così ricavato è sùbito riempito da due domande: perché hanno aspettato che mi svegliassi? cosa vogliono farmi?

Si accorge che il suo corpo ha reagito in maniera autonoma: ha la testa voltata verso destra, la bocca fuori della portata dell’orda. Il Babbo Natale pone fine

dlen!-dlen!-dlen!

a quella breve pausa. Supermario, fotogramma dopo fotogramma, si alza in piedi e gli si avvicina camminando sul crinale del divano, gli passa dietro la testa e gliela abbraccia all’altezza della fronte, poi senza tanti complimenti lo riporta a guardare dritto davanti a sé, a guardare quel maledetto Babbo Natale che continua a illuminarsi -sembra che si diverta un mondo. Ora Davide è completamente immobilizzato -è incredibile quanta forza abbiano quelle piccole cose. Con la coda dell’occhio vede avvicinarsi il Pinocchio, che lancia il boccale in terra, e il boccale di legno con un rumore di vetri infranti va in mille pezzi. Ma cosa vogliono? Io la bocca non la apro, non esiste proprio! È arrivato al punto in cui si può dire che ha il cuore in gola, e in mezzo al battito accelerato ci sono quei colpi più forti che sembra lo stiano per spaccare, il cuore:

…tum-tum-tum-tum-TUM-tum-tum-tum-tum-tum-TUM-tum-tum-tum-TUM-tum-tum-tum-tum-TUM-tum-tum…

Una voce di dubbia provenienza dice:
-“La Terra è piatta”-
e Davide coglie un movimento sospetto alla sua sinistra. La voce è una grottesca storpiatura di quella di un bambino, una di quelle vocette fastidiose che usano i ventriloqui per i loro pupazzi, qualcuno -l’ippopotamo? è quello il suo còmpito?- sta mettendo in bocca al Pinocchio parole che… no dài non ci credo, avrò visto male.
-“Due più due fa cinque”-
La punta del naso del Pinocchio si insinua un buon centimentro dentro l’orecchio sinistro di Davide. Nononono non scherziamo nonono ti prego…
-“Gli asini volano”-
Il naso del Pinocchio si allunga ancòra e sfonda il timpano di Davide, che lancia un urlo, più per la sorpresa che per il dolore, un urlo che sente solo dalla destra mentre da sinistra gli arriva una specie di fischio continuo a basso volume. Un pensiero veloce come uno sparo –Non sporcatemi di sangue l’ultima maglietta del Brescia ancòra intera!– gli attraversa la mente per poi lasciare spazio a qualcosa di più importante: i soldatini più vicini hanno approfittato del momento dell’urlo per saltargli in bocca e tenergliela aperta. Adesso l’orda si sta lanciando attraverso la bocca e Davide non può evitare di associare l’assalto all’immagine degli spermatozoi alla ricerca dell’ovulo. Ma dove vogliono andare? La paura di soffocare è uno dei suoi incubi peggiori, perciò è l’ipotesi che vogliano ostruirgli la gola la prima che gli viene in mente. Dura poco in primo piano però, andandosi sùbito a confondere assieme a tante altre dentro a quella pioggia incrociata di pensieri cadenti che è il suo attuale stato di terrore. Ha sempre di fronte lo spettacolo del Babbo Natale che si illumina, e gli sembra che la velocità con la quale cambia il colore della luce sia aumentata, ma chissà se è davvero così. Fra le altre cose pensa anche che forse farebbe meglio a svenire ma non sa se è possibile farlo a comando, né sa in realtà come sia, svenire, non gli è mai successo. Il suo cuore non è mai stato così vicino all’infarto:

…tumtumtumtumTUM tumtumTUMtumtumtumTUMtumTUMtumtumTUMTUMtumtumtum…

Per fortuna non vanno verso la gola. Sente dei pizzichi in una zona nei pressi del palato che nemmeno immaginava di avere, poi i pizzichi diventano punture deboli e rarefatte, poi diventano decise e diffuse, poi diventano feroci, poi sente che i soldatini cominciano a lacerare.
   Sta piangendo e non sa quando ha cominciato a farlo. Ora ha l’impressione che i soldatini lo stiano mordendo e sale a un altro livello di terrore: non riesce più a ragionare, riesce solo a starsene lì a farsi bombardare da ipotesi di ogni tipo -e non è in grado di distinguere quelle realistiche, ammesso che ce ne siano, da quelle più assurde- e a pregare e a maledire -non sa nemmeno Cosa o Chi. Non crede che si possa essere più terrorizzati di così, poi però il ventriloquo parla di nuovo -qualcosa che riguarda “un triangolo”- e la vescica di Davide lo tradisce. Sente il naso del Pinocchio allungarsi ancòra fino a perforargli il cervello: non ha mai sperimentato prima un dolore così intenso ma dura solo un attimo. Poi il nulla.
 
 

   Ritorna in sé, in qualche modo. Non vede nulla, non sente nulla, né fischi né dolore, gli sembra di essere nulla. Poi cade: gli sembra di cadere contemporaneamente in sei direzioni diverse. O forse in otto. Finalmente si ferma e apre gli occhi -potrebbe giurare di non avere gli occhi, eppure li apre. Ora è di nuovo in salotto, vicino al divano ma in aria, appena al di sotto del soffitto. Da lassù vede il proprio corpo, ancòra seduto sul divano: quelle cose lo hanno liberato e ora stanno tutte ammassate di fronte a esso. Mi avete ucciso e ora siete contente eh? Il suo corpo però ha gli occhi aperti e dentro di essi si intravede una qualche forma di intelligenza, o almeno di coscienza di sé. Non è possibile! Il corpo lentamente si alza in piedi, fotogramma dopo fotogramma.

No! Non ingannerete nessuno così, vi scopriranno, ci po…

   Cade di nuovo nelle stesse otto direzioni -o forse non sono le stesse. Si ferma, riapre gli occhi che non ha e capisce immediatamente dove si trova, e quando. Al tavolino all’aperto là in basso stanno seduti lui e Ilaria, ricorda la data e anche l’ora della sera, ricorda il luogo ovviamente, ricorda l’odore dell’asfalto che rilascia il calore accumulato durante il giorno, e ricorda anche il tavolino che traballa un poco. Ci sono dei momenti che risaltano in mezzo a tutti gli altri, dei momenti in cui sembra che la realtà sia più… reale, non riesce a esprimerlo meglio di così, e quello è stato il momento più reale che abbia mai vissuto. La loro storia non è durata poi così tanto ma nemmeno così poco e forse si può dire che non è nemmeno finita, perciò ci sono stati parecchi momenti migliori di quello -in molti sensi diversi. Ma quello lì…

Lei sta per dire “Mi guardi in un modo…” e lui le risponderà “Perché non ti sei vista te…” -e in quello scambio stanno le sorgenti di tutto ciò che di buono arriverà dopo- e glielo dirà perché è proprio così, dallo sguardo di lei Davide ha già capìto tutto, forse persino cose che nemmeno lei ha ancòra capìto. Quello sguardo è così reale che Davide ha paura non solo che gli scoppi il cuore, ha paura di scoppiare lui stesso, di non riuscire a contenere tutta quella realtà, quello sguardo

è il Sovrabbondante,

è l’Insperato,

è ciò che non hai nemmeno il coraggio di chiedere, anzi è ciò che nemmeno immagini si possa chiedere.

   E ora lui è di nuovo lì, anzi è sia là sotto che lassù, e Ilaria è così bella mentre sta per dirgli “Mi guardi in un modo…” e lui non si ricorda se le ha risposto “Perché non ti sei vista te…” o se non ne ha avuto il coraggio, ma in fondo che importa, il dopo appartiene all’illusione mentre invece quel momento è il più reale che abbia mai vissuto, e lui sospetta che esistano esseri umani che non hanno mai vissuto di quei momenti così

reali,

come per esempio quel ragazzo là sotto, se ne sta lì di fronte a Ilaria e se è chiaro anche da lassù ciò che lo sguardo di lei esprime, è altrettanto chiaro che il ragazzo non ha capìto, non si sente affatto scoppiare, non sente di essere incapace di contenere tutta quella

realtà,

mentre invece lui conosce bene quella sensazione, la voce che trema un poco come se la verità -ciò che senti davvero, ciò che è davvero importante per te- ti facesse vibrare mentre ti attraversa, ti facesse suonare accordandoti a una melodia inesprimibile con la ragione, la conosce bene anche se non saprebbe più riconoscersi allo specchio, anche se non si ricorda più come si chiama. Ma non è importante, l’importante è che si ricorda di Ilaria, e come potrebbe dimenticarla se è ciò che di meglio ha avuto, se è l’unica cosa

reale

che ha avuto, senza aver immaginato che fosse possibile, la grazia regalatagli del Sovrabbondante, dell’Insperato, un po’ come il meraviglioso sguardo di quella ragazza là sotto -di cui non ricorda il nome, anche se è quasi sicuro che cominci con la kappa- che forse non si rende conto di quanto è rivelatore, di quanto saprebbe far vibrare chi lo riceve, che sia un essere umano

o chissà cosa,

un groviglio di pulsioni forse, o un insieme di idee, o un groviglio di pulsioni e idee altrui forse, persino esso vibrerebbe se fosse esposto alla realtà di uno sguardo rivelatore enorme come quello lì di fronte, uno sguardo sempre più distante ma sempre più enorme, talmente enorme e

reale

che è grande quanto il mondo, anzi contiene il mondo, anzi contiene tutto l’universo perché solo dentro il Sovrabbondante può esserci

la realtà,

solo dentro l’Insperato si può perdere la propria forma per ri-trovarsi ovunque, e così

come sempre

l’universo accoglie ciò che gli è sempre appartenuto, ciò che sempre gli sfuggirà, ciò che sempre vibrerà, ciò che sempre è immobile,

e dell’osservatore distratto rimane solo il ricordo di rarefatti grovigli di nostalgia, che continuano a disgrovigliarsi e srotolarsi e distanziarsi rimanendo uniti -parti inseparabili dell’Unica Linea che si svolge via via che procede

l’eterna Espirazione,

e sempre giunge il culmine dell’espansione, e sempre procede

l’eterna Inspirazione,

sempre l’Unica Linea si aggroviglia e si compatta ritornando giovane, al tempo eterno in cui le sue anse e le sue svolte sono culle di infiniti contatti fra punti, che vibrano, che fremono, che a vicenda si completano e si desiderano e si amano e quando sembrano lontani si rimpiangono e si cercano, e sempre si rimpiangeranno e sempre si cercheranno e, se si ritroveranno, allora si riconosceranno e accoglieranno di nuovo la vibrazione a cui appartengono, e sembrerà loro di essere sul punto di  scoppiare, che la realtà sia sul punto di scoppiare, perché solo a queste condizioni

la realtà è.

ANONIMA/O

VINCEREMO!!!

CI SONO:

ALEMARCOTTI,
ADRIANO,
SILVIA,
GIANNID,
TONY PASTEL,
ANDREAM2016,
ANTARTICA,
RAFFA,
SILVIATICO,
DEBOROH SENSITIVESON
VIKTOR SPIDER,
LA PASTEL GRIS,
ILNOIRE
BD
ALESSANDRO GIANESINI
KIKKAKONEKKA
ALIDADA
GRAVANTES
YLENIAELY
SARA PROVASI
ROBERT C DAY
CARASSIUS AURATUS
ARCADIO LUME
EVAPORATA
MALINCONICA SORRIDENTE

ANONIMA/O
e, per gentile intercessione di Silvia (“Ok supergirl con i suoi ha detto che ci sta!”), loro:

(immagine personale Silvia)
(immagine personale Silvia)

VINCEREMO!


L’OSSERVATORIO
IL PENSATOIO
IL LABORATORIO
IL TECHLAB
LA CAMPAGNA DI RECLUTAMENTO
STORIA DI UN’INVASIONE
IL BOLLETTINO N° 1
IL BOLLETTINO N° 2
IL BOLLETTINO N° 3
IL BOLLETTINO N° 4
IL BOLLETTINO N° 5
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Delle invasioni domestiche

E mentre procede lo studio
del Mini-Ultracorpo domestico in casa mia,
ben altre dimore sono sotto attacco!

Ma procediamo per priorità.


Ecco cosa succede a casa di KIKKAKONEKKA (e non è ipocondriaco)!

by Kikkakonekka

Bollettino Osservatorio Invasione Ultracorpi

Sono tra noi.
E si sono organizzati.
Un vero esercito.
(immagine personale Kikkakonekka)
Dobbiamo anche noi rimanere uniti e compatti.
Niente panico.
(immagine personale Kikkakonekka)
Vinceremo.
(immagine personale Kikkakonekka)
Forse.

Prosegue intanto l’attività in Laboratorio


by endorsum

Il Mini-Ultracorpo incontra un collega del comparto Idro-sanitari che lo istruisce in merito alle gioie del sesso (immagine personale endorsum)
Il Mini-Ultracorpo si esplora in diverse combinazioni – oggetti inanimati (immagine personale endorsum)
Il Mini-Ultracorpo si esplora in diverse combinazioni – vegetali (immagine personale endorsum)

continua…


VINCEREMO!!!

CI SONO:

ALEMARCOTTI,
ADRIANO,
SILVIA,
GIANNID,
TONY PASTEL,
ANDREAM2016,
ANTARTICA,
RAFFA,
SILVIATICO,
DEBOROH SENSITIVESON
VIKTOR SPIDER,
LA PASTEL GRIS,
ILNOIRE
BD
ALESSANDRO GIANESINI
KIKKAKONEKKA
e, per gentile intercessione di Silvia (“Ok supergirl con i suoi ha detto che ci sta!”), loro:

(immagine personale Silvia)
(immagine personale Silvia)

VINCEREMO!


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Bollettino Osservatorio Invasione Ultracorpi – N° 5/2021

Ecco l’atteso Bollettino!
Le novità ci sono: brutte e belle.
Il Laboratorio labora; l’Osservatorio osserva; il Pensatoio pensa; la Narrazione Epica narra; la Campagna di Reclutamento prosegue.
Siamo tanti, anche un po’ spaventati, ma sempre più preparati e decisi… VINCEREMO!!!


È nato il TechLab!

by Adriano

Per dare una mano alla causa di Endo, ho organizzato un TechLab dove tenere sotto controllo tutti gli spostamenti del nemico con apparecchiature molto sofisticate, di cui l’interfaccia di accesso è questa (clicca sull’immagine per ingrandire a piena risoluzione):

E se qualcuno si starà domandando se questa immagine è finta o ritoccata si deve ricredere perché è vera!


L’Osservatorio è instancabile e sempre attentissimo!


by Alemarcotti

Laboratorio!

Porca miseria….
Guardate che cosa è comparso in città…. Tra la notte e il giorno… Questo è un messaggio bello e buono…
Messaggio minatorio (immagine personale Alemarcotti)
Bisogna fare molta attenzione…
Ultracorpo sintetico in occupazione degli spazi (immagine personale Alemarcotti)
Si stanno già impossessando delle nostre case… E ci stanno pure bene e in tranquillità…
Siamo forse in pericolo?

by BD

Il più pericoloso, puffoloso e dolcioso… provato con 12 unità di insulina intramuscolo…
(immagine personale DB)

by Alessandro Gianesini

Ce l’ho in camera… e mi guarda!
(immagine personale Alessandro Gianesini)
A essere sinceri mi fan più paura le tartarughe tutte schierate…
(immagine personale Alessandro Gianesini)
E delle truppe cammellate non ne parliamo?
(immagine personale Alessandro Gianesini)
… e dovessi vedere tutti quelli alle pareti di statu… ehm… ultracorpi:
(più o meno dal secondo minuto del video)


by ilnoire

Uuuh una nuova minaccia…

by endorsum

ULTIME INFORMAZIONI DAL MICRO-ULTRACORPO DOMESTICO: NON SI SCHIODA PIÙ DA LÌ…
ANNOTO. PRESTO AVRÒ RISULTATI DA COMUNICARE!
Il Mini-Ultracorpo sogna, in un misto di spinta sessuale e di afflato sentimentale. (immagine personale endorsum)

CAMPAGNA DI RECLUTAMENTO!


by Silvia

Bollettino Osservatorio Invasione Ultracorpi

I NEMICI SONO TANTI E SI FANNO SEMPRE PIU’ VICINI, MA CON LA TECNOLOGIA DI ADRIANO E CON I RINFORZI CHE AVREMO RIUSCIREMO A VINCERE!
THOR E’ PRONTO ALLA BATTAGLIA ED E’ MOLTO ARRABBIATO
ED ANCHE GLI GNOMI SONO DISPONIBILI, METTERANNO AL NOSTRO SERVIZIO LA LORO MAGIA PER SCONFIGGERE I NEMICI, NIENTE PAURA, SAREMO VINCITORI!!!!!!!

ED ECCO ALTRE DUE NARRAZIONI EPICHE!


by Alessandro Gianesini

Molti secoli or sono, uno degli ultracopri venne in avanscoperta, ma fu preso e catturato… e messo in bella vista ad eterna memoria!

https://mincioedintorni.com/tra-storia-e-curiosita/il-coccodrilo-delle-grazie/

by Alessandro Gianesini

by Adriano

INTRO
dal TechLab by Adriano

VINCEREMO!!!

CI SONO:

ALEMARCOTTI,
ADRIANO,
SILVIA,
GIANNID,
TONY PASTEL,
ANDREAM2016,
ANTARTICA,
RAFFA,
SILVIATICO,
DEBOROH SENSITIVESON
VIKTOR SPIDER,
LA PASTEL GRIS,
ILNOIRE
BD
ALESSANDRO GIANESINI
e, per gentile intercessione di Silvia (“Ok supergirl con i suoi ha detto che ci sta!”), loro:

VINCEREMO!


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