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INTERVISTA SENZA VELI 2

intervista del 1974 alla scrittrice Liala

Sì, ci risiamo.
Dopo il primo momento di disvelamento (QUI) è ora di nuovi elementi.

L’intervista è stata rilasciata nel parcheggio di un supermercato (per spegnere ogni velleità dell’intervistatore), ciascuno a cavallo della propria bicicletta.


Intervistatore: «Bel posto…»

endorsum: «Procediamo.»

Intervistatore: «Bella bicicletta. È sua?»

endorsum: «No. Non volevo risalisse a me in nessun modo.»

Intervistatore: «Ma tutta questa privacy?»

endorsum: «È solo per i troppo curiosi, come Lei. Procediamo.»

Intervistatore: «Ok. Parliamo d’altro. Finalmente un avatar! Ci si chiede se sia un suo ritratto.»

endorsum: «È un dono del disegnatore Aldo Terminiello (aka Qin Aode 秦奥德). Non sono io, l’artista non ha voluto fotografie, ha preferito giocare con le immagini prodotte dalla propria fantasia. Il risultato è stupendo.»

Intervistatore: «Però una sua fotografia c’è!»

endorsum: «Ho partecipato a un una performance traslata di Andrea Roccioletti e sì, ora c’è una mia fotografia

Intervistatore: «A quando una fotografia vera? Magari anche esplicita?»

endorsum: «Domanda inopportuna. Andiamo avanti.»

Intervistatore: «Leggo tra i miei appunti che è stata eletta a personaggio porno-fantasy?»

endorsum: «Un divertente gioco di specchi con andream2016. L’autore ha creato materiali originali, giocosi, fruibili tra gli Extra-Lenny

Intervistatore: «A proposito di Lenny, che fine ha fatto?»

endorsum: «Lo Story-Lenny, sì, l’esperienza è stata entusiasmante, hanno partecipato in molti, ma ho allungato troppo i tempi. Errore mio. Penso riproporrò tutte e tre le ultime puntate insieme, per chiudere l’avventura e poi pensare a darle una veste.»

Intervistatore: «Però è iniziata la nuova avventura degli Ultracorpi. Me ne parla?»

endorsum: «Una sfida nata con Ale Marcotti, un gioco che poi ha preso la mano a diverse persone. Sto tenendo uno storico degli articoli dedicati e costruendo un contenitore in grado di dar spazio e risalto a tutti i fantastici contributi. È una bellissima esperienza di improvvisazione narrativa multimediale, se proprio devo trovare un termine, ed è nata da sola, spontaneamente.»

Intervistatore: «Non è l’unica iniziativa che alimenta le interazioni con chi la segue. 8 sfumature di musa sta diventando una rubrica fissa. Sono curioso: c’è qualcosa di riferibile a Lei?»

endorsum: «8 sfumature di musa è un’esplorazione, in chiave ironica, di alcune dinamiche di reciproca seduzione tra frequentatori della rete. Si nutre di continui spunti offerti dalla realtà (non per forza la mia), ma la travalica, trasformandola nell’oggetto di studio di una nuova disciplina scientifica: la musalogia

Intervistatore: «E perché non musologia

endorsum: «Musologia è un vocabolo molto usato, presto diventerà un sinonimo di museologia, data la frequenza dell’errore; musalogia prende atto del fatto che le muse siano molte più dei musi, poiché gli artisti sono, all’oggi, molti più delle artiste. In una situazione di parità si potrà pensare a una nuova definizione. Ultima considerazione pretestuosa: nella mitologia classica, musi non ce ne sono (male!).»

Intervistatore: «Immagino un dibattito serratissimo. Ma continuiamo. E degli ex? Eh? Degli ex che mi dice?»

endorsum: «Gli EX sono un argomento succoso e irresistibile, stimolano la mia fantasia. Penso che continuerò la serie a lungo, almeno fino a quando non si sarà esaurita la vena creativa sull’argomento. È un esercizio che mi serve anche per mettere a fuoco alcune relazioni tra i personaggi dei nuovi romanzi in opera.»

Intervistatore: «Nuovi romanzi?»

endorsum: «Sì, sto costruendo le trame di 2 diversi testi. Ma ne parlerò a lavoro terminato.»

Intervistatore: «Ora però devo chiederle… cosa sta facendo?»

endorsum: «Abbasso un po’ la sella… diceva?»

Intervistatore: «Sì. C’è un bar qui vicino?»

endorsum: «Deve andare in bagno?»

Intervistatore: «Non possiamo sederci a bere un caffè?»

endorsum: «No, prendo il caffè solo per condividere un momento di piacevolezza.»

Intervistatore: «Va bene, va bene. Dicevamo. Ho visto che ha pubblicato una parte del suo secondo romanzo, Il Metodo. Poi ha smesso. Perché?»

endorsum: «La pubblicazione in rete gli ha permesso di compiere un piccolo passo, ma non voglio dire nulla. È il motivo per cui ho tolto i capitoli.»

Intervistatore: «Ok, parliamo allora del suo rapporto con Chuck Palahniuk. I bene informati sostengono che segua il suo blog.»

endorsum: «Sì.»

Intervistatore: «E che le abbia lasciato un commento.»

endorsum: «Mah!»

Intervistatore: «In che rapporti siete?»

endorsum: «Mah!»

Intervistatore: «Lei è insop… torniamo al blog. Lo considera ancora uno strumento congeniale alla reclamizzazione del suo inedito?»

endorsum: «Vediamo.»

Intervistatore: «Viene a prendere un caffè con me? Sarò piacevole.»

endorsum: «Non lo è stato fino adesso, dubito che possa esserlo in seguito.»

Intervistatore: «Posso stupirla?»

endorsum: «Vado. Buona giornata.»

Intervistatore: «Aspetti! Un’ultima domanda. Lei con ciclicità mensile sparisce per qualche giorno.»

endorsum: «Così pare. Vado.»

Intervistatore: «Aspetti! Mi dica qualcosa della sua vita privata, io…»

endorsum: «Lei sta lavorando. Vado.»

Intervistatore: «Aspetti! Posso dirle che la trovo…»

endorsum: «No, non voglio che dica nulla su come mi trova. Arrivederci.»

Intervistatore: «Alla prossima! E grazie!»

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8 sfumature di musa – Musa e Muso (1° parte)

Musa Di Nessuno · Afterhours

DOPO AVER:

APPROFONDIREMO:

  • il conflitto, nella Musa, tra condizione e bisogno;
  • la figura del Muso;
  • l’emblematico rapporto tra Musa e Muso.

Si inizia!


La Musa e la condizione d’Inarrivabile.

Come abbiamo avuto modo di approfondire fin qui, la Musa si ritrova costantemente nella condizione d’Inarrivabile.
Ciò è dovuto all’essenza stessa del suo ruolo; ogni Musa ispiratrice, per alimentare la creatività dell’artista, deve essere bellezza lontana che insuffla e gonfia l’anelito nei suoi confronti (ok, l’immagine è volutamente allusiva).
Il desiderio, unito all’impossibilità di soddisfarlo, crea il corpus ispirativo.

Morto il desiderio, si cambia Musa.
Su ciò, la consapevolezza di ogni Musa è variabile. Talvolta ne è pienamente consapevole e altre meno, anche nell’arco di una singola giornata.

Poiché la condizione d’Inarrivabile è alla base dell’esser Musa, potremmo definirla una CONDIZIONE STATICA.

La Musa e il Bisogno d’Amore.

Ciò che statico non è, è l’ondivago Bisogno d’Amore.
Non è sufficiente sentirsi anelate e adorate, prima o poi il Bisogno d’Amore fa capolino.

Ondivago perché si muove a onde: arriva e sbatte sull’arena, ma poi retrocede veloce in risacca, ciclicamente. Chiameremo il Bisogno d’Amore una CONDIZIONE DINAMICA.

La Musa e l’equilibrio.

Affinché la Musa possa vivere in un ottimale stato psicofisico, è auspicabile il raggiungimento dell’equilibrio tra la CONDIZIONE STATICA e la CONDIZIONE DINAMICA (condizione d’Inarrivabile e Bisogno d’Amore).

La cattiva notizia è che la frase appena letta è un mistificazione, ma fa sempre il suo effetto (è una balla vestita bene). L’equilibrio è una leggenda.

L’altra cattiva notizia è che non sempre la CONDIZIONE STATICA e la CONDIZIONE DINAMICA si alternano, spesso sono compresenti.

La buona notizia c’è ed è: mettiamo via l’idea di equilibrio e rispolveriamo quella di gestione dinamica alla cazzo.

La Musa e la gestione dinamica alla cazzo.

È quella che ciascuna trova. È costosa, difficile, a volte semplicissima ed è sintetizzabile con l’arte dell’arrangiarsi.
Ebbene sì, ognuna ha le proprie risorse e i propri modi per vivere la situazione e spesso non sono replicabili, ma ciò non toglie che un buon consiglio non possa servire ad altre Muse in difficoltà.
Chi ha consigli?

Innamorarsi di un Muso è un esempio di gestione dinamica alla cazzo.
Questo è l’argomento del prossimo incontro.
continua…

I VOSTRI CONSIGLI

ivano f
(L’unico contributo -scontato- che mi sento di offrire è che una balla, se ben vestita, può fare molta strada)

Alessandro Gianesini
La musa fa quasi sempre una brutta fine, sopratutto se l’artista si sente un dio greco!

alemarcotti
Trovare altro muso con un bel muso… Male non può fare…

Adriano
Un consiglio alle Muse per evitare poi di finire nel bidone dell’indifferenziata degli artisti, è quello di trasformarsi in artiste a loro volta. Se ispirano ad altri disegni, dipinti, canzoni e poesie, perché non sfruttare a loro volta la stessa cosa verso chi le ha elevate a tal rango?

eleonorabergonti
Un consiglio alle Muse in difficoltà? Riciclarli come concorrenti in qualche reality show, così tornano ad essere popolari.

romolo giacani
Così a brutto muso, ti direi che bisogna sempre cercare di fare buon muso a cattivo gioco!

Giuseppe Grifeo
L’unica via di successo e di sopravvivenza per le muse è scendere in sciopero e isolarsi in eremitaggio.
L’umanità “creante” implorerà disperata il loro ritorno. Solo così le muse domineranno in via definitiva. Tira più un neurone di musa…


PER APPROFONDIRE

8 SFUMATURE DI MUSA – BREVE CORSO DI SOPRAVVIVENZA PER MUSE (8 sfumature di musa – breve corso di sopravvivenza per muse (1)) – (8 sfumature di musa – breve corso di sopravvivenza per muse (2)) – (8 sfumature di musa – breve corso di sopravvivenza per muse (3)) – (8 )sfumature di musa – breve corso di sopravvivenza per muse (4)) – (8 sfumature di musa – breve corso di sopravvivenza per muse (5)) – (8 sfumature di musa – breve corso di sopravvivenza per muse (6)) – (8 sfumature di musa – breve corso di sopravvivenza per muse (7)) – (8 sfumature di musa – breve corso di sopravvivenza per muse (8))

8 SFUMATURE DI MUSA – BIGINO

8 sfumature di musa. Corso avanzato. Metodo teorico pratico di sopravvivenza alla retorica del sacrificio (*brevetto endorsum)

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Muse e artisti da tastiera, ecco l’inno!

Il titolo che darei io è: DELL’IMPALPABILE

Voi?


Checco Zalone – L’immunità di gregge
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8 sfumature di musa – Musa e Muso

PROSSIMAMENTE IL PRIMO CORSO ON-LINE SUL TEMA:

MUSA E MUSO.


VIDEO E TESTO SONO PREPARATORI E INTRODUTTIVI ALL’ARGOMENTO.
GlubokoNadija Dorofejeva, MONATIK
Vedo il pericolo e va bene
Я вижу опасность и это прекрасно
Altrimenti sarebbe noioso.
Иначе было бы скучно.
Inizia a tormentarmi
Начинай, мучь меня
Vedo il pericolo e va bene
Я вижу опасность и это прекрасно
Altrimenti sarebbe noioso.
Иначе было бы скучно.
Inizia a tormentarmi
Начинай, мучь меня
Sono amico della mia testa, sembra che vada tutto bene, ma
Я дружу с головой, вроде бы всё хорошо, но
Va bene, ma aspetta.
Всё хорошо, но стой.
Da qualche parte non c’è pace
Где-то покоя нет
I tram tacciono, respirali
Трамваи молчат, им дышать
È molto tardi.
Уже очень поздно.
Sì, è molto tardi.
Да, очень поздно.
Non ci conosciamo, no (assolutamente)
Мы не знакомы, нет (абсолютно)
Sì, siamo estranei, ma
Да, мы незнакомы, но
Vedo che sei pericoloso
Я же вижу – ты опасна
E va bene
И это прекрасно
Altrimenti sarebbe noioso
Иначе было бы скучно
Inizia a tormentarmi
Начинай, мучь меня
Vedo che sei pericoloso
Я же вижу, ты опасен
E questo è inutile.
И это напрасно.
Assolutamente inutile
Абсолютно напрасно
Perché siamo profondi
Ведь мы глубоко
In profondità
Глубоко
Nel profondo dei tuoi occhi.
Глубоко в твоих глазах.
Tutto mi è così familiare
Мне всё так знакомо
Nel profondo dei tuoi occhi
Глубоко в твоих глазах
Vedo il pericolo e va bene
Я вижу опасность, и это прекрасно
Qualunque cosa tu voglia, sarò solo per
Всё, что ты захочешь – буду только за
Nel profondo dei tuoi occhi vedo l’assenza di gravità
Глубоко в твоих глазах вижу невесомость
Nel profondo dei tuoi occhi vedo il pericolo
Глубоко в твоих глазах вижу опасность
E va bene, altrimenti sarebbe noioso
И это прекрасно, иначе было бы скучно
Inizia a tormentarmi
Начинай, мучь меня
Nel profondo dei tuoi occhi voglio volare
Глубоко в твоих глазах хочу лететь
Probabilmente mi sentirò più calmo
Мне, наверно, станет спокойней
Diventerà più calmo
Станет спокойней
Diventerà più calmo
Станет спокойней
È così pericoloso volerti
Так опасно тебя хотеть
Ed è pericoloso restare senza di te
И без тебя остаться опасно
Orgoglioso, luminoso
Гордая, яркая
Orgoglioso, luminoso
Гордая, яркая
Vedo che sei pericoloso, e va bene
Я же вижу – ты опасна, и это прекрасно
Altrimenti sarebbe noioso.
Иначе было бы скучно.
Inizia a torturarmi
Начинай, мучай меня
Vedo che sei pericoloso ed è inutile
Я же вижу, ты опасен, и это напрасно
Assolutamente inutile
Абсолютно напрасно
Perché posso vedere l’assenza di gravità nel profondo dei tuoi occhi
Ведь я глубоко в твоих глазах вижу невесомость
Nel profondo dei tuoi occhi
Глубоко в твоих глазах
Vedo il pericolo e va bene
Я вижу опасность, и это прекрасно
Qualunque cosa tu voglia, sarò solo per
Всё, что ты захочешь – буду только за
Nel profondo dei tuoi occhi.
Глубоко в твоих глазах.
Tutto mi è così familiare
Мне всё так знакомо
Nel profondo dei tuoi occhi
Глубоко в твоих глаза
Vedo il pericolo e va bene
Я вижу опасность, и это прекрасно
Altrimenti sarebbe noioso, inizia
Иначе было бы скучно, начинай
Sei pericoloso, lo è sicuramente
Ты опасна, это безусловно
Oggi sono una sirena, creo onde
Сегодня я русалка, я создаю волны
Mi ecciti
Ты волнуешь меня
Ti eccito
Я волную тебя
Sei pericoloso, lo è sicuramente
Ты опасна, это безусловно
Oggi sono una sirena, creo onde
Сегодня я русалка, я создаю волны
Mi ecciti
Ты волнуешь меня
Ti eccito
Я волную тебя
Oggi sono una sirena, creo onde
Сегодня я русалка, я создаю волны
Oggi sono una sirena, creo onde
Сегодня я русалка, я создаю волны
Così profondo
Так глубоко
Così profondo
Так глубоко
Oggi sono una sirena, creo onde
Сегодня я русалка, я создаю волны
Oggi sono una sirena, creo onde
Сегодня я русалка, я создаю волны
Così profondo
Так глубоко

Fonte: LyricFind
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8 sfumature di musa. Corso avanzato. Metodo teorico pratico di sopravvivenza alla retorica del sacrificio (*brevetto endorsum)

CREDERE ALL’INCREDIBILE

Arriva un momento in cui, Muse, si cede a un corteggiamento sfiancante costituito da opere rivolte alla vostra persona. Ci si infatua dell’Artista.
Come già detto, l’evento è pericoloso e portatore di sciagure e sconforto, ma accade. È quando iniziate a pretendere che dalle parole l’Artista passi ai fatti.

I fatti, quali fatti? Dove sono? Erano qui, giuro, erano qui un secondo fa! Ma dove sono finiti?
Onde evitare di farvi trascinare in procrastinazioni ventennali, attaccheremo frontalmente la retorica del sacrificio, una delle scuse più utilizzate dall’Artista messo spalle al muro.

VITA D’ARTISTA

L’Artista ha una vita, un quotidiano, uno spazzolino da denti, un appartamento, parenti vicini e lontani, spesso ha un lavoro, impegni, una macchina, un animale domestico e, in sintesi, un tran-tran che lo tiene occupato a orari fissi o variabili. Come voi.
Traduce i suoi sogni in opere, che voi ispirate. Sogni destinati a restar tali. Poiché sono destinati a restar tali, i sogni non devono concretizzarsi ed è esattamente qui che prende piede la retorica del sacrificio.

SACRIFICARE IL SOGNO O LA REALTÀ?

Il pensiero è ardito, ma eccolo: per non sacrificare il sogno se ne sacrifica la sua realizzazione.
Ovvero, per non perdere il Sogno e per mantenerlo fresco e confortante, si sacrifica ciò che potrebbe renderlo reale. Non solo, il vero colpo di genio dell’Artista è: sacrificare la realizzazione del sogno fingendo di sacrificare il sogno stesso.

QUALCHE UTILE DISTINGUO

Inutile dire che di sacrificio si parla un po’ a sproposito. Il sacrificio vero ha a che fare con l’altro, non ci sono mezze misure. Si sacrifica la propria vita scambiandola con quella altrui, o con la morte, o con una continua e pervicace dedizione a qualcuno, fino alla propria morte interiore (che alla lunga alla lunga e alla lunga coincide con quella fisica). Anche il sacrificio per un Ideale, inteso come l’atto d’immolarsi, ha a che fare con una possibile, futuribile, auspicabile vita migliore altrui.

Di cosa si parla allora quando l’Artista ricorre alla retorica del sacrificio?
Il sacrificio invocato dall’Artista è, a tutti gli effetti, compiaciuta autocommiserazione che, in quanto tale, ha lo scopo di nobilitare ciò che è dato come immutabile.
Esempio: “sacrifico i miei sogni di gloria per dedicarmi con amore alle piccole gioie del vivere.”
Ciò che è sacrificato (e già abbiamo visto che la parola è abusata) non è il sogno di gloria, quanto la realizzazione del sogno, e ciò lo rende vivo in qualità di sogno. In questo c’è una gustosa e compiaciuta autocommiserazione descrivibile con: “oh, povero me, me tapino.”

CAS

Denominare sacrificio la compiaciuta autocommiserazione solipsistica (CAS) è depauperare il senso potente del termine.

Che fare dunque?
Diamo alla CAS un altro nome.

Che nome?
TORTELLONE.

Qual è il senso di questa operazione?
Ripristinare una gerarchia tra i significati.

Come si agisce?
Ogni volta che la CAS (Compiaciuta Autocommiserazione Solipsistica) si presenta vestita di un profumato abito nuovo, basta non chiamarla sacrificio, ma TORTELLONE.

ESEMPLIFICANDO:


1) Se l’Artista ti sta raccontando che è eroico nel rinunciare all’amore della sua vita perché non lo merita, fermati Musa, usa la parola magica e dillo: cazzo, è un tortellone! D’incanto capirai che, senza troppe seghe mentali, l’Artista rinuncia all’amore della sua vita perché non vuole un’estranea in giro per casa dalle 8 del mattino alle 24 (che sul dormire c’è sempre la politica dei letti separati ad aiutare).

2) L’Artista ti dice che rinuncia all’amore della sua vita perché sua moglie non può vivere senza di lui. A parte che sua moglie vive senza di lui ormai da 15 anni, ma fingiamo di credere che questa triste realtà non sia in essere… dillo: cazzo, è un tortellone! E scoprirai che la sua rinuncia è dovuta al mutuo trentennale, all’impossibilità di pagare alimenti e che le loro scopate extra i due coniugi riescono comunque a farsele senza che vi siano troppi drammi, fastidiosi contraccolpi emotivo/economici e coscienze lacrimanti.

L’APPELLO

non sacrifichiamo il sacrificio sull’ara candida ogni volta che ci fa comodo, lasciamolo a occuparsi di questioni più importanti e osiamo, osiamo dare il loro nome alle cose, chiamiamo la compiaciuta autocommiserazione solipsistica TORTELLONE!

L’ESTREMA SINTESI

  • L’artista si nutre di sogni, per questo non li può realizzare, verrebbe meno la materia prima della sua opera.
  • La musa però cerca di diventare realtà.
  • L’artista, anche per non essere scortese, accampa scuse.
  • Propongo alle muse, per evitare di perdersi in infiniti rinvii, di chiamare le scuse con il termine TORTELLONE, per riuscire a vedere la questione sotto una diversa lente.
  • Ciò le aiuterà a considerare le giuste fattezze di una scusa banale che si è ammantata dell’affascinante retorica del sacrificio.

*Metodo brevettato endorsum.

8 sfumature di musa – breve corso di sopravvivenza per muse

1° giornata
2° giornata
3° giornata

4° giornata
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7° giornata

8° giornata

8 sfumature di musa – BIGINO

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8 sfumature di musa – BIGINO

Armin Glatter – The reader (Ungheria, 1861-1916)
olio su tela, 70 x 50cm – immagine presa qui
IN ATTESA DEL CORSO DI AGGIORNAMENTO PER MUSE, ECCO QUI UN UTILE BIGINO A RIASSUMERE ALCUNI CONCETTI DI BASE E I 20 SUGGERIMENTI ESSENZIALI A OGNI MUSA PER NON PERIRE DI SCONFORTO.

A) L’oggetto del contendere: l’Amore.

Musa (musa)
oh mia musa…

artista a caso

Di quell’amore dichiarato, cantato, declarato, inutile dirlo, le tracce sono tutte nell’opera che la musa ispira. E lì resta. Dell’amore purissimo e profondo esiste solo un costrutto linguistico, visivo, sonoro vuoto. D’altro, vuoto. Questo è ciò che la musa deve sapere e tener sempre a mente, poiché ella è mezzo e mai fine.

B) Per una moderna enunciazione:

La musa è un veicolo per.
Un forma che attira.
Un abitacolo quando.
Un motore se.
Un’autoscuola, in ogni caso.
La voglia in movimento.
L’ispirazione.
Ma mai, dico mai, una destinazione!

endorsum

LA MUSA È

VEICOLO: la musa è un veicolo per.
Andare da qui a lì in un tempo limitato. È, per così dire, il modo più agevole e veloce per mettersi su una strada che porta a.
Dove porta? In infiniti luoghi, spesso tutti interni all’artista. Talvolta esterni come una mostra, una pubblicazione, un concerto, in ogni caso porta all’ammirazione di un pubblico più vasto.

FORMA: una forma che attira.
Ebbene sì, la musa è una forma della quale poco si indaga il contenuto. Riluce e attira, poiché lucida e riflettente. Riflette ciò che vi si proietta addosso. È uno specchio traslato.
Solo uno specchio? Sì, solo uno specchio utile alla conoscenza dell’artista stesso. Egli si conosce, ignorandovi totalmente. È un paradosso. Non importa con quanta dovizia di particolari descriva la piega del vostro sorriso, l’artista indaga unicamente le proprie capacità descrittive ed espressive e la gioia che ne deriva.

ABITACOLO: un abitacolo quando.
Quando la vita è triste e cupa, piena di solitudini e frustrazioni, ecco che la musa è il contenitore perfetto per abitare: è il sogno da alimentare e dal quale essere alimentati: un utero.
Un utero? Certamente, l’esperienzia primigenia, il luogo caldo e accogliente nel quale percepirsi esseri al sicuro. Che lo si voglia o meno, si è il dolce porto nel quale attendere il passaggio della tempesta, per poi ripartire più gagliardi e pimpanti che pria.

MOTORE: un motore se.
Se il proprio motore è spompato, con all’attivo troppi chilometri macinati e vien meno la spinta propulsiva originale, ecco che la musa rappresenta il motore ausiliario .
Cioè? Cioè l’artista ha la rara capacità di funzionare in modalità ibrida: quando il motore a benzina è a secco, parte quello elettrico, cerebrale, sinaptico, innescato dalla curiosità di provarsi su un nuovo oggetto di gioco: voi.

AUTOSCUOLA: un’autoscuola, in ogni caso.
Dire nave scuola pareva brutto e inappropriato, dato l’uso dell’immagine di un veicolo a 4 ruote, ma il concetto resta. Fatevene una ragione, in questi luoghi internettiani ameni la musa è una palestra.
Una palestra? Ovvio che sì, un luogo nel quale esercitarsi in prossimità di una sfida vera e concreta nella quale tutte le abilità messe in campo dovranno essere utilizzate al loro meglio.

VOGLIA: la voglia in movimento.
Oh, sempre sia benedetta una voglia che si sveglia dai torpori del quotidiano! Benché nascosta sotto strati e strati di arte bene o mal creata, la voglia fa capolino e certifica l’esistenza in vita dell’artista.
Una voglia sconcia? Sempre! Ma non c’è nulla di male in questo, è alla radice della vita, della conoscenza e carburante corrisposto della curiosità esistenziale.

ISPIRAZIONE: l’ispirazione.
Ovvero la scintilla creativa, quell’essere divinità creatrice che si esplica non solo nel dar seguito a una progenie, ma nel generare “oggetti” nuovi e personali, talvolta baciati dall’anelito universale.
Per merito mio? Per merito dell’interazione che l’artista ha con l’idea di te, oh musa. Di idee si parla. E di interazione con esse.

MAI LA DESTINAZIONE: mai, dico mai, la destinazione!
E qui siamo al vero nodo dolente. La musa non è destinataria di amore, ne è solo la scusa per riscoprirlo. L’artista si accalora, eccita, accende e tanto basta.
Come sarebbe a dire? Sentirsi vivo è tutto ciò che cerca, la musa è un mezzo, non la destinazione.

E L’AMORE? QUELLO CHE VIVIFICA E CURA? QUELLO CHE ACCOGLIE E PROTEGGE? QUELLO CHE CONDIVIDE E PROGETTA? QUELLO DELLA FIDUCIA E DELL’ESTREMO SACRIFICIO (TANTO OSANNATO)?

… AHAHAHAHAHAHAHAHAH!

C) Il piccolo compendio di sopravvivenza.

1) “Mi ha dedicato un racconto: bruttissimo.”
L’ABUSO DI BUONA CREANZA: sì, diciamolo, non tutto ciò che ispiriamo esce col buco e sì, diciamolo, a forza di compiacere l’artista si incorre in indicibili malori. La vostra buona creanza è un problema. Florida e bella, polposa come un frutto maturo, la buona creanza si presterà a essere fraintesa e violata, continuamente violata, in una parola: abusata. Per quanto possa costare, non siate troppo entusiaste di fronte a un’arte brutta, è diseducativo per l’artista e non lo aiuterà a raggiungere le vette dell’Arte. Lo fate per l’Arte, l’Artista e per il vostro stato psico-fisico. Dite che è brutto!

2) “Una poesia, bella era bella, ma non ho capito nulla.”
LA MANCATA COMPRENSIONE DELL’OPERA: oh, talvolta le parole, come le forme e le note, sono messe insieme con una logica molto personale. Sì, è come pensate… alla cazzo! La comprensione fugge, con il senso; sono di fatto una bella coppia e quando scappano lo fanno alla grande, lasciandovi interdette. Non abbiate timori, non siete voi a essere ignoranti e stupide e non coltivate pudori inutili, ditelo: non ho capito.

3) “Sono finita in un quadro astratto e non mi sono trovata.”
“Continua a rappresentarmi bionda: sono castana.”
MANCATA COINCIDENZA DI ATTRIBUTI FISICI E MORALI: duole, fa male, sì, non è sbagliato sentire le urla del vostro piccolo Narciso interiore, ha tutte le ragioni del mondo. Quando l’Artista esagera e vi proietta addosso un’immagine ideale troppo lontana, il dubbio è lecito e va esplicitato: hai cambiato musa?

4) “Continua a dedicarmi liriche chiamandomi con il nome della ex-moglie.”
IL NOME ERRATO: Santissimo Ragazzo, ma, ma, ma! Non si sorride davanti al nome errato, non si nicchia, non si sorvola perché solo voi sapete quanta acidità di stomaco provoca, quindi, prevenire l’ulcera è prioritario. La Musa qui non può lasciar correre. È indispensabile una strigliata con la spazzola dai denti di ferro. Pretendete di essere chiamate per nome ogni volta che vi rivolge la parola. L’alternativa è l’uso della succinta frase, terribile da sentirsi porre, “come mi chiamo io?” spruzzata a pioggia sulle conversazioni.

5) “Mi ha dedicato una canzone riciclando un vecchio testo.”
IL RICICLO: qui, Signore mie, è utile la prova. Le sensazioni non contano, è indispensabile la flagranza di reato. Certo, l’Artista avrà un bel dire che il suo linguaggio artistico è composto da quei cinque elementi lì, ma plagiare se stesso a fronte di differenti Muse è un’onta più per lui che per voi. Perciò non esitate, siate magnanime nella sottolineatura e, permettendovi anche di sbottare, affermate il vero: ma l’hai riciclato!

6) È SERIALE
L’essere polimusico di un Artista non è in assoluto un tratto disdicevole. Lo diventa quando si dichiara innamorato. Perdutamente innamorato. Poichè la condizione del perdutamente innamorato comporta un notevolissimo consumo di energie psico-fisiche, è chiaro che il moltiplicarsi in analoghe dichiarazioni ad altre Muse nasconde una forma menzognera, atta a mantenerevi in compiacenza. La responsabilità non è delle colleghe, bensì della leggerezza con la quale l’Artista dichiara il suo perduto amore. Ecco, siate il suo amore perduto e permettetevi un sonante e liberatorio ma vaffanculo!

7) “Ha iniziato a chiedermi di mandargli immagini di parti del mio corpo per aiutare l’ispirazione.”
L’IMMAGINE: che dire, va a gusti. Alla Musa può piacere essere un po’ esibizionista, sia pur protetta dall’immancabile promessa “tengo l’immagine per me, ma se vuoi la cancello all’istante”. Attente a cosa mandate però, oh Muse, potreste pentirvene amaramente ritrovando la vostra patonza a grandezza innaturale sbattuta sui muri della vostra città, o usata in promiscui giri d’affari che non vi riguardano, ma che esistono. L’immagine è tante cose: un trofeo di guerra (e va esposto come ogni buon trofeo, se no che trofeo è?), una stimolazione immaginifico-ghiandolare, un feticcio, un oggetto contro il quale scaricare ire, un simulacro, uno strumento ricattatorio; perciò pensate e valutate con attenzione, uscite per un attimo dallo stato confusional-narcisistico e riflettete sulle conseguenze.
E la fiducia?
…AHAHAHAHAHAHAHAH!
Quindi che foto mando? Il gomito!
Un ottimo consiglio, qualora le richieste fossero incessanti e fastidiose, lo fornisce Biagina Danieli (nel commento del :
“N.7 uhhhhhh….una volta, ma tempo fa, ho inviato foto di un Pisellone enorme, ha smesso di rompere”
Per spirito di servizio, segnalo un luogo in cui poter trovare qualche pezzo d’arte che ben si presta alla situazione (grazie A TE per arricchire ogni giorno il nostro triste immaginario):
cazzi fantastici e dove trovarli – prima parte
cazzi fantastici e dove trovarli – seconda parte

8) “Non vuole che risponda ad altri maschi.”
LA GELOSIA: l’artista polimusico (con più Muse) è, con ogni probabilità, anche un ottimo esternatore di gelosia. E annessi.
Il fatto di dedicare le proprie attenzioni a più Muse lo induce a credere che tutti siano poli-qualcosa e ciò lo porta a simpatiche forme di: stizza, muso, aggressività verbale, dispettucci, sputtanamento, provocazione di senso di colpa, sminuimento, bullismo, sarcasmo, offese in pubblico e in privato, stalking informatico, violazione della privacy.
Se le cose dovessero farsi pesanti, oltre a limitare le forme di accesso alle vostre pagine, è una denuncia ciò che ci vuole: Cyberstalking (sito informativo della Polizia Postale e delle Comunicazioni)

9) “Ho finito i complimenti, ne vuole sempre di nuovi o si offende.
DELL’INSAZIABILE: lo sapete in molte, si parte da un “che carino” e si arriva a “hai sconvolto la mia concezione di eurismo, costringendomi continuamente (ma continuamente continuamente) a trovare significati nuovi e, seppur non volendo, a trovare (ancora trovare e continuamente trovare) inedite suggestioni a O-G-N-I SINGOLA parola (suono, forma, quello che è…).”
Fermate subito la progressione! Non sapete dove potrà infilarvi, anche a rate mensili, se non siete in grado di dire di no! Preparetevi, i capricci non mancheranno, quindi addestratevi tramite qualche seduta con piccoli despoti figli di parenti o amici (la vostra figliolanza è sconsigliata, poiché è necessario un ambito in cui il distacco risulti fin da subito elemento salutarissimo). Appena pronte, regalatevi uno stop, un passo indietro e sì, rischiate tutto, di nuovo, su ciò che davverò sentite per l’opera: che carino!

10) “Mi ha detto un mucchio di bugie.”
BUGIE IN ENRATA: diciamolo, sono tante.
Del tutto comprensibile, sia chiaro, cosa non farebbe l’Artista per avvicinarsi all’immagine ideale che ci ha acchiappate? Di tutto. Sì. Anche qualcosa di più. Ah, umana debolezza!
La tentazione è fortissima ed è semplice mettere in atto il castello di parole e fantasie. La casistica continuamente offre le più belle e immaginifiche trasfigurazioni; sarebbe facile ingentilire il testo riportandone alcune, ma no, ognuna pensi alla propria esperienza, c’è di sicuro ottimo materiale per ridere diversi minuti. Ovvio, non c’è riso se la situazione è in corso (permane un simpatico misto di sconforto e incazzatura rivolto alternativamente a sé o all’Artista.).
Quindi, Signore, abituatevi ad applicare la TARA! Non incolpatelo ripetutamente, è inutile. Vi ha detto di essere un figo pazzesco? TARA! Di essere solo? TARA! Di amare unicamente voi? TARA! Di essere ricchissimo? TARA!
La tara è indispensabile, ma non risolve, soprattutto nel caso in cui lui vi abbia davvero sommerse di balle, così tante da rendere impossibile il denudarsi di fronte ai vostri complici occhi.
E quindi?
E quindi il rischio sostituzione di persona è dietro l’angolo. Terribile, lo so, ma Cyrano è un classico sempre attuale.
Esiste un’alternativa?
La buona notizia è che l’alternativa esiste e si chiama spoglia la cipolla. Sì, si piange e non si sa dove si va a finire a forza di togliere e pulire, ma… non eravate interessate al suo cuore?

11) “Gli ho detto un mucchio di bugie.”
BUGIE IN USCITA: diciamolo, sono tante.
Del tutto comprensibile, sia chiaro, cosa non fareste per avvicinarvi all’immagine ideale in chi avete acchiappato? Di tutto. Sì. Anche qualcosa di più. Ah, umana debolezza!
La tentazione è fortissima ed è semplice mettere in atto il castello di parole e fantasie. (Questo incipit è praticamente identico a quello del punto precedente: è vero, non ho fatto distinzioni.)
E adesso?
Adesso sono “cazzi amari” (ringraziamo, per il prestito del modo di dire, il M.R.D.F.M.R. o Movimento di Riconoscimento Dignità alle Frasi dalla Miglior Resa). Ben dice chi sostiene che la verità paghi sempre: è una bugia anche questa. La verità paga in casi eccezionali e non subito, ma a 30/60/90 giorni, come foste una fattura.
Sono sicura di essere il caso eccezionale, tutto sommato sono addirittura piacente.
Attenzione! Non sottovalutate mai la vostra peggiore antagonista: voi, nella sua testa!
Nei mesi son successe cose, vi ha attribuito vezzi, gesti, modi d’essere e di fare… ABITI! Ok, anche mugolii, abilità amatorie, frasario e di sicuro non ha visualizzato la cellulite. Per lui sarà comunque dura.
E quindi?
E quindi lo si prepara. E poi, è il caso di ricordarglielo, non aveva chiuso con il passato? Ecco, fategli includere anche il vostro passato prossimo.

IL CONSIGLIO IN PIÙ

Quando il giorno verrà, regalatevi reciprocamente l’elenco delle balle profuse. Vi hanno detto che non si fa? Che guai ad ammettere? Ok, mi contraddico, ebbene mi contraddico: la verità paga, più o meno, sempre.

12) “Ho scoperto che altre donne sono certissime che l’opera sia stata dedicata a loro.”
L’OPERA POLIVALENTE: è quell’opera ispirata che, guarda un po’, ha valore per più persone. Ora, non parliamo di una semplice immedesimazione, un sentire universale, la capacità dell’opera di parlare a molti cuori, no, qui si parla di una rete a strascico.
Cos’è una rete a strascico?
La rete a strascico è l’opera, creata da un abile Artista, composta da riferimenti a più Muse. Ciascuna coglierà il riferimento unico e univoco e considererà l’opera a sé dedicata, felice.
È indubbiamente una tecnica che implica cura e attenzione, ma il suo rapporto impegno/benefici la rende in assoluto la più economica.
Quando le Muse hanno occasione di confrontarsi sull’arte che hanno ispirato, capita che la costernazione si presenti di fronte a quell’unico prodotto comune a tutte. Non mancano esclamazioni tipo: “la rosa è il mio fiore, io sono la rosa dai petali vellutati e dal profumo intensissimo!”; “il mare è la metafora del suo sentimento da quando ha iniziato a dedicarmi opere!”; “la luna, cazzo, sono sempre stata la sua luna!”.
Ebbene sì, l’opera polivalente ha dentro tutto. Ma indaghiamola con attenzione, per riconoscerla.
CARATTERISTICHE DELL’OPERA POLIVALENTE:
1) Presenza di più immagini simboliche (che una Musa si complimenta per l’uscita dal conseueto codice amoroso, credendo d’ispirare, di tanto in tanto, un soffio di eccentrica novità!);
2) Vaghezza (l’occhio è di fuoco, dolce, luminoso, i capelli son di seta, morbidi, sul viso, tra le dita, il seno è… il capezzolo è un bocciolo turgido, i fianchi morbidi, le mani bellissime; scordatevi colorazioni, forme effettive, tutto ciò che identifica, scordatevi soprattutto il nome!);
3) Richiesta (sì, perché c’è chi ha dato e chi deve dare; chi ha dato che si replichi, chi deve dare cosa sta aspettando ancora?);
4) Collocazione a-temporale (vaghezza + metafora; l’attimo è inevitabilmente elevato e prende le sembianze di un immaterico vissuto, sia pur carnale, impossibile da piazzare qui o lì nel tempo, nello spazio, nella situazione reale.).
Che fare quando ci si accorge della polivalenza dell’opera?
Una cosa faticosissima: cercare le altre Muse e parlarsi.
Ma questo farà sparire l’Artista!
Oh, sì, capisco.
Come si fa a sapere se un’opera è genuina e dedicata solo a me?
Il metodo più sicuro? L’opera non pubblica, bensì privata. Certo, l’Artista seriale lo è anche in questo e invierà molteplici opere personalissime tutte uguali, ma che fatica! Comunque non rischierete che quella nata per voi serva smaccatamente e pubblicamente da esca per altre Muse… sempre antipatico, no?

13) “Mi corteggia in modo serrato e non so come arginare la cosa.”
LO STOP: lo so, è brutto, è la morte della Musa interiore, ma quando la cosa vi asfissia è arrivato il momento di prendere aria. Quanta aria, vedete un po’ voi.
Di vero c’è solo una cosa: se vi sentite a disagio, c’è qualcosa di sbagliato, da indagare: FATELO!

IL CONSIGLIO IN PIÙ

Le altre Muse sono risorse importanti. Non lasciatevi mettere in competizione e aiutatevi, perché il momento della sostituzione, che piaccia o meno, arriva per tutte.

14) “Da quando ho accettato la videochiamata non mi dedica più nulla.”
DELLA GRADEVOLEZZA: oh, questo è un problema, non si corrisponde all’immagine idealizzata. Non c’è soluzione. L’aver dato indicazioni precise, o meno, conta poco. Un rifiuto è sempre duro da accettare, ma va fatto. Regalatevi una coccola speciale e voltate pagina, non siete in assoluto sbagliate, semplicemente non siete giuste per l’Artista, capita anche alle migliori e il video è lì a dichiararlo, quindi, si ritorni all’antico e potente vecchio adagio: chi non vi ama non vi merita!

15) “Da quando ci siamo incontrati non mi dedica più nulla.”
DELLA SPIACEVOLEZZA: spiace, ma non è scattata la scintilla. Magari la gradevolezza c’era, ma la compatibilità a pelle non è stata invitata all’appuntamento, e ve ne siete accorte. In qualche modo ne siete anche rimaste sollevate e non avete fatto nulla, nulla, nulla, per far funzionare l’incontro. In certe occasioni si ha addirittura voglia di scappare.
Ecco, la prossima volta osate: scappate!

16) “Da quando glie l’ho data non mi dedica più nulla.”
LA SINDROME DA TROFEO: sì, bellissimo, ambito, agognato trofeo. Qual è il posto di un trofeo? Sulla mensola (a prender polvere).
TIMOR PANICO: esiste e vive in mezzo a noi.
Il panico è un animaletto poco docile che usa saltar fuori quando meno ci si aspetta e l’Artista può esserne vittima al pari degli altri. Troppo coinvolgimento duole a chi si teme in amore. Scordatevi d’essere la terapia!
INCASTRI: eh, niente, non ha gradito la vostra particolare mossa dell’aragosta. Qualche domanda potete pur porvela: che non vada bene per tutti? che non vada bene proprio con nessuno? è ora di rinnovare il parco posizioni magiche? Le domande sane non guastano, ma con cautela, siete Muse.

17) “Da quando non ho accettato di dargliela, mi dedica cose terribili.”
IL CAMPANELLO D’ALLARME: c’è un solo modo per dirlo: ARIA!!!

18) “Da quando non gliel’ho data mi dedica cose bellissime. (Camelia Nina)
L’ETERNO VIRGINEO: ecco, la situazione è assai confortevole e appagante per il piccolo e amato Ego… ma la carne?

19) “Continua a dedicarmi canzoni di Gigi D’Alessio. (Centoquarantadue)
DELL’ESTRANEITÀ: c’è qualcosa, qualcosa che non capite, non vi spiegate quella sensazione di estraneità che coglie a un tratto, il dubbio sonoro di un equivoco, il fastidio fisico, la nausea mattutina, un senso di stanchezza… siete incinte! E non è la notizia peggiore: il padre è lui! Gli amanti di Giggino hanno lo spermatozoo veloce, è ora che lo sappiate.

20) Son stanca de esser corteggiata dalli defunti vaginae!
LO SEGAIOLO STOLTO: esso appare se la Divina Musa è provvista sopratutto di mammella procace, e per levarsi dalle caviglie siffatto sfrangiator d’organi altrui, ella allontanerà dalla sottana – anco per non esser accusata di pulcredine o impudicizia – a colpi di cilicio lo molesto impestatore spacciatosi per principe dell’arte. (by Adriano)

I VOSTRI CONSIGLI

unallegropessimista Dice:
Comunque dipende per chi si fa la musa.
A pittori la devi dare. Marta Marzotto il culo di Renato Gottuso. Amanda Lear Savator Dalì
Ai poeti assolutamente non devi dargliela, continueranno a scrivere poesie. Petrarca e Laura, Dante e Beatrice.
I cantanti vi dedicheranno canzoni all’inizio e alla fine della storia. Ramazzotti Hunziker, Ligabue e Donatella Missori.
Gli scrittori al massimo un libro.
Quindi come vedi dipende per chi diventi musa. In ogni caso se vuoi essere eterna musa non devi dargliela mai.

zipgong Dice:
ritorniamo alla lectio magistralis.
Primo. Non dargliela.
Secondo. Non dargliela ma con il contorno.
Terzo. Il dolce alla fine ci vuole. Dai, dagliela.

andream2016 Dice:
Ok! Dialogo:
Musato: “oh mia musa ecco un quadro a te ispirato”
Musa: “fa schifo!”
Musato: “ma è un’ode alla tua bellezza!!”
Musa: “te lo dico io che fare, prendi la tua «ode» arrotolala e ficcatela su per il deretano! E se insisti ti denuncio per stalking!!”
Della serie « i musati sono bestie anco loro, muse, non feriteli »

D) Varie ed eventuali.


Se c’è un’indicazione che vorrei restasse è questa:
in caso di attenzioni moleste, furti (o uso improprio) di materiale personale, ricatti, non esitate a rivolgervi qui: Cyberstalking (sito informativo della Polizia Postale e delle Comunicazioni).

Bene, il breve corso termina qui.
È però in preparazione una giornata di corso avanzato, un aggiornamento vero e proprio.
Resto a disposizione per dubbi, suggerimenti e scambio di opinioni: endorsement@virgilio.it


Grazie a tutte e a tutti per l’attenzione e i preziosissimi contributi, in particolare (in rigoroso ordine di apparizione) Camelia Nina, Centoquarantadue, BD, unallegropessimista, zipgong, andream2016, Nonna Pitilla, Adriano!
Alla prossima!

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Sportello Aiuto Muse (SAM)

immagine presa da qui
È con estremo piacere che annuncio la nascita di SAM, lo Sportello Aiuto Muse!

SAM si attiva su richiesta (endorsement@virgilio.it) o si sveglia quando si accorge che c’è un motivo d’allerta.

Oggi SAM nasce ed è sveglio, poiché nell’aria c’è…

L’opera polivalente!

Ebbene sì, l’Osservatorio Permanente Muse ha individuato la presenza di alcune opere destinate a più Muse in contemporanea. Per imparare a riconoscerle, ecco un istruttivo punto del Piccolo Compendio di Sopravvivenza, tratto dal Breve Corso di Sopravvivenza per Muse. Buona lettura!

L’OPERA POLIVALENTE: è quell’opera ispirata che, guarda un po’, ha valore per più persone. Ora, non parliamo di una semplice immedesimazione, un sentire universale, la capacità dell’opera di parlare a molti cuori, no, qui si parla di una rete a strascico.

Cos’è una rete a strascico?
La rete a strascico è l’opera, creata da un abile Artista, composta da riferimenti a più Muse. Ciascuna coglierà il riferimento unico e univoco e considererà l’opera a sé dedicata, felice.
È indubbiamente una tecnica che implica cura e attenzione, ma il suo rapporto impegno/benefici la rende in assoluto la più economica.
Quando le Muse hanno occasione di confrontarsi sull’arte che hanno ispirato, capita che la costernazione si presenti di fronte a quell’unico prodotto comune a tutte. Non mancano esclamazioni tipo: “la rosa è il mio fiore, io sono la rosa dai petali vellutati e dal profumo intensissimo!”; “il mare è la metafora del suo sentimento da quando ha iniziato a dedicarmi opere!”; “la luna, cazzo, sono sempre stata la sua luna!”.
Ebbene sì, l’opera polivalente ha dentro tutto. Ma indaghiamola con attenzione, per riconoscerla.

CARATTERISTICHE DELL’OPERA POLIVALENTE:
1) Presenza di più immagini simboliche: la Musa si complimenta per l’uscita dal conseueto codice amoroso, credendo d’ispirare, di tanto in tanto, un soffio di eccentrica novità!
2) Vaghezza: l’occhio è di fuoco, dolce, luminoso, i capelli son di seta, morbidi, sul viso, tra le dita, il seno è… il capezzolo è un bocciolo turgido, i fianchi morbidi, le mani bellissime; scordatevi colorazioni, forme effettive, tutto ciò che identifica, scordatevi soprattutto il nome!
3) Richiesta: sì, perché c’è chi ha dato e chi deve dare; chi ha dato che si replichi, chi deve dare cosa sta aspettando ancora?
4) Collocazione a-temporale: vaghezza + metafora; l’attimo è inevitabilmente elevato e prende le sembianze di un immaterico vissuto, sia pur carnale, impossibile da piazzare qui o lì nel tempo, nello spazio, nella situazione reale.

Che fare quando ci si accorge della polivalenza dell’opera?
Una cosa faticosissima: cercare le altre Muse e parlarsi.

Ma questo farà sparire l’Artista!
Oh, sì, capisco.

Come si fa a sapere se un’opera è genuina e dedicata solo a me?
Il metodo più sicuro? L’opera non pubblica, bensì privata. Certo, l’Artista seriale lo è anche in questo e invierà molteplici opere personalissime tutte uguali, ma che fatica! Comunque non rischierete che quella nata per voi serva smaccatamente e pubblicamente da esca per altre Muse… sempre antipatico, no?

Max Gazzè – L’uomo più furbo
L’uomo più furbo del mondo
Conquistatore instancabile e attento
Ha avuto donne di tutti i paesi
Donne che aspettano il ritorno
L’unica donna che ha tanto amato
Gli ha voltato lo sguardo
Un incontro all’ultimo bacio
Con lei non poteva rifarlo
Negli occhi di tutte le donne del mondo
Quando le accarezza
Cerca lei
Che non vuole più l’uomo più furbo
L’uomo più furbo
L’uomo più furbo del mondo
Fuma tre pacchi di sigari al giorno
Gli bruciano gli occhi dal fumo e dal pianto
Come il pianto che non scenderà mai
Per lei con cui non può più stare
Per lei con cui non può parlare
Perché lei uccisa dal rancore
Gli ha negato per sempre l’amore
Negli occhi di tutte le donne del mondo
Quando le accarezza
Cerca lei
Negli occhi di tutte le donne del mondo
Quando le accarezza
Cerca lei…
L’uomo più furbo del mondo
Può avere tre o quattro donne al secondo
Quella sera torna a casa da solo
Scaccia gli sguardi come scaccia le zanzare
E rinuncia al suo amore di sempre
Che non potrà mai scordare
Negli occhi di tutte le donne del mondo
Quando le accarezza
Cerca lei
Che non vuole più l’uomo più furbo
L’uomo più furbo
L’uomo più furbo
L’uomo più furbo
L’uomo più furbo
L’uomo più furbo
Fonte: Musixmatch
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8 sfumature di musa – breve corso di sopravvivenza per muse (conclusioni)

ESEMPIO DI MUSO IN QUADRUPLICE COPIA
Geoff Castellucci – SIXTEEN TONS | Low Bass Singer Cover
Il video è un gentile omaggio proveniente dalla Galassia dei Musi. Grazie Ragazzi!

E) Chiusura dei lavori, ringraziamenti e saluti.

8 SFUMATURE DI MUSA.
Ma perché 8?
8 sono gli elementi dell’enunciazione, o meglio, grazie a una metafora automobilistica, una Musa è così descrivibile: veicolo, forma, abitacolo, motore, autoscuola, voglia, ispirazione, destinazione (ebbene sì, ho utilizzato la classica associazione Donna = Automobile. L’ho fatto.).
La scelta del numero e degli elementi è puramente arbitraria; andando dritta al punto direi che mi piaceva così… l’8 ha una linea così femminile!

BREVE CORSO DI SOPRAVVIVENZA PER MUSE.
Era davvero indispensabile?
No!
In più, quanto scritto non cambierà nulla nelle pratiche di ciascuna. So che ammettere l’inutilità di un corso di sopravvivenza è inusuale, ma è generalmente veritiero.
Quale utilità allora?
Dunque, direi che abbiamo riso, pensato, cazzeggiato.
Se c’è un’indicazione che vorrei restasse è questa:
in caso di attenzioni moleste, furti (o uso improprio) di materiale personale, ricatti, non esitate a rivolgervi qui: Cyberstalking (sito informativo della Polizia Postale e delle Comunicazioni).

Ma prima di piangere e abbracciarci tutte, vediamo di cosa abbiamo parlato in queste giornate:
A) L’OGGETTO DEL CONTENDERE, ovvero L’AMORE;
eh sì.
B) PER UNA MODERNA ENUNCIAZIONE;
si può forse pensare di essere citate utilizzando vecchie enunciazioni?
C) RACCOLTA DELLE TESTIMONIANZE;
detto in termini epistemologici: mi sembra il minimo!
D) IL PICCOLO COMPENDIO DI SOPRAVVIVENZA in 20 punti;
è e sarà il più bel gioiello ciondolo consultabile che abbiate mai visto (ok-ok, sto pensando al merchandising).

Bene, il breve corso termina qui.
È però in preparazione una giornata di corso avanzato, un aggiornamento vero e proprio.
Resto a disposizione per dubbi, suggerimenti e scambio di opinioni: endorsement@virgilio.it

Che dire ancora? I dolci che avete portato e che abbiamo “spazzolato” insieme in pausa caffè erano favolosi, grazie.
Grazie anche per i numeri di telefono di arigiani, massaggiatori, parrucchieri, meccanici, cuochi, sarti, guide e per la fondamentale individuazione di canneti.
Grazie a tutte e a tutti per l’attenzione e i preziosissimi contributi, in particolare (in rigoroso ordine di apparizione) Camelia Nina, Centoquarantadue, BD, unallegropessimista, zipgong, andream2016, Nonna Pitilla, Adriano!
Alla prossima!

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8 sfumature di musa – breve corso di sopravvivenza per muse (7)

Вера Брежнева – “Мамочка” (Vera Brezhneva – Mamochka)
(consiglio a ogni musa la visione per intero del video, fortemente attinente all’argomento! ok, il video è ironico…)
Vorrei ascoltarti – Siediti più vicino e dammi un buon consiglio – Da quando ha preso la mia anima? – Non lo so, ma il tuo amuleto non mi salverà – (RIT.)Mamma, mi chiedo di lui con la margherita – Mi ama – non mi ama – Mamma, è tranquillo, come un grande fiume – E io sono come una barca in quel fiume – Non si può spiegare cosa c’è in lui – Non è negli altri, ma non riesco a staccargli gli occhi di dosso – È incomprensibile per i miei amici – È diverso, lo so, lui è unico Mamma, mi chiedo di lui con la margherita Mi ama – non mi ama Mamma, è tranquillo, come un grande fiume E io sono come una barca dentro quel fiume.(rit. 3 volte).

Continuiamo.

D) Il piccolo compendio di sopravvivenza.

14) “Da quando ho accettato la videochiamata non mi dedica più nulla.”
DELLA GRADEVOLEZZA: oh, questo è un problema, non si corrisponde all’immagine idealizzata. Non c’è soluzione. L’aver dato indicazioni precise, o meno, conta poco. Un rifiuto è sempre duro da accettare, ma va fatto. Regalatevi una coccola speciale e voltate pagina, non siete in assoluto sbagliate, semplicemente non siete giuste per l’Artista, capita anche alle migliori e il video è lì a dichiararlo, quindi, si ritorni all’antico e potente vecchio adagio: chi non vi ama non vi merita!

15) “Da quando ci siamo incontrati non mi dedica più nulla.”
DELLA SPIACEVOLEZZA: spiace, ma non è scattata la scintilla. Magari la gradevolezza c’era, ma la compatibilità a pelle non è stata invitata all’appuntamento, e ve ne siete accorte. In qualche modo ne siete anche rimaste sollevate e non avete fatto nulla, nulla, nulla, per far funzionare l’incontro. In certe occasioni si ha addirittura voglia di scappare.
Ecco, la prossima volta osate: scappate!

16) “Da quando glie l’ho data non mi dedica più nulla.”
LA SINDROME DA TROFEO: sì, bellissimo, ambito, agognato trofeo. Qual è il posto di un trofeo? Sulla mensola (a prender polvere).
TIMOR PANICO: esiste e vive in mezzo a noi.
Il panico è un animaletto poco docile che usa saltar fuori quando meno ci si aspetta e l’Artista può esserne vittima al pari degli altri. Troppo coinvolgimento duole a chi si teme in amore. Scordatevi d’essere la terapia!
INCASTRI: eh, niente, non ha gradito la vostra particolare mossa dell’aragosta. Qualche domanda potete pur porvela: che non vada bene per tutti? che non vada bene proprio con nessuno? è ora di rinnovare il parco posizioni magiche? Le domande sane non guastano, ma con cautela, siete Muse.

17) “Da quando non ho accettato di dargliela, mi dedica cose terribili.”
IL CAMPANELLO D’ALLARME: c’è un solo modo per dirlo: ARIA!!!

18) “Da quando non gliel’ho data mi dedica cose bellissime. (Camelia Nina)
L’ETERNO VIRGINEO: ecco, la situazione è assai confortevole e appagante per il piccolo e amato Ego… ma la carne?

19) “Continua a dedicarmi canzoni di Gigi D’Alessio. (Centoquarantadue)
DELL’ESTRANEITÀ: c’è qualcosa, qualcosa che non capite, non vi spiegate quella sensazione di estraneità che coglie a un tratto, il dubbio sonoro di un equivoco, il fastidio fisico, la nausea mattutina, un senso di stanchezza… siete incinte! E non è la notizia peggiore: il padre è lui! Gli amanti di Giggino hanno lo spermatozoo veloce, è ora che lo sappiate.

20) Son stanca de esser corteggiata dalli defunti vaginae!
LO SEGAIOLO STOLTO: esso appare se la Divina Musa è provvista sopratutto di mammella procace, e per levarsi dalle caviglie siffatto sfrangiator d’organi altrui, ella allontanerà dalla sottana – anco per non esser accusata di pulcredine o impudicizia – a colpi di cilicio lo molesto impestatore spacciatosi per principe dell’arte. (by Adriano)

I VOSTRI CONSIGLI

unallegropessimista Dice:
Comunque dipende per chi si fa la musa.
A pittori la devi dare. Marta Marzotto il culo di Renato Gottuso. Amanda Lear Savator Dalì
Ai poeti assolutamente non devi dargliela, continueranno a scrivere poesie. Petrarca e Laura, Dante e Beatrice.
I cantanti vi dedicheranno canzoni all’inizio e alla fine della storia. Ramazzotti Hunziker, Ligabue e Donatella Missori.
Gli scrittori al massimo un libro.
Quindi come vedi dipende per chi diventi musa. In ogni caso se vuoi essere eterna musa non devi dargliela mai.

zipgong Dice:
ritorniamo alla lectio magistralis.
Primo. Non dargliela.
Secondo. Non dargliela ma con il contorno.
Terzo. Il dolce alla fine ci vuole. Dai, dagliela.

andream2016 Dice:
Ok! Dialogo:
Musato: “oh mia musa ecco un quadro a te ispirato”
Musa: “fa schifo!”
Musato: “ma è un’ode alla tua bellezza!!”
Musa: “te lo dico io che fare, prendi la tua «ode» arrotolala e ficcatela su per il deretano! E se insisti ti denuncio per stalking!!”
Della serie « i musati sono bestie anco loro, muse, non feriteli »

continua…

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Palette da matti: i musi

ECCO UN ALTRO FANTASTICO REGALONE! NON C’È NIENTE DA FARE, LE MUSE ISPIRANO AL SOL PENSIERO… ANCHE I MUSI PERÒ!

TRASLAZIONE O PARODIA? IN OGNI CASO GRAZIE NINA!


Palette da matti: i musi

Postato il di Camelia Nina

Dopo la lettura del piccolo manuale di sopravvivenza per Muse scritto egregiamente da Endy (e che potete trovare qui), ho pensato che in questi tempi di lotte per il conseguimento della parità, anche gli uomini meritano un occhio di particolare premura e considerazione.

Perché certe cose accadono a tutti. Indistintamente!

NB Questo articolo nasce come speCulare a quello di Endy, come già detto, ma gode di una sua esistenza autonoma e individuale. Per cui non so se e quando seguiranno. approfondimenti.

Buona lettura.

UOMI!
INUTILE GIRARCI ATTORNO, A QUALCUNO CAPITA, IN QUESTI LUOGHI INTERNETTIANI AMENI ANCHE A PIÙ DI QUALCUNO: SI DIVENTA “MUSI: I SPIRATI”. ADDENTRIAMOCI QUINDI NELLA MATERIA, ABBEVERIAMOCI ALLA CHIARA FONTE DELLA CONSAPEVOLEZZA E IMPARIAMO A VIVERE TALE FELICE STATO IN SERENA LEGGEREZZA.
INIZIA OGGI IL BREVE CORSO DI SOPRAVVIVENZA PER MUSI.

“Cantami o Divo
Di quel peloso Muso
L’irta barbetta che infiniti addusse lutti
ai Clitoridei. Molte (donne n.d.r.), anzi tempo all’Orco,
generose  inflataron (anglicismo) negli oboi,
O erano cani? O augelli? Orrido e infasto
lor pelo rasò (così per Giove!
l’alto consiglio anche sulla tempia), da quando
primamente disgiunse aspra contesa
Tra il Prurito, l’ Artrite e il sivo  (arcaico per sporco) a mille.

Il muso è un veicolo per.
Un forma che attira.
Un abitacolo quando.
Un motore se.
Un’autoscuola, in ogni caso.
La voglia in movimento.
L’ispirazione.
Ma mai, dico mai, una destinazione!

1) VEICOLO: il muso è un veicolo per.
Portare in giro denti e lingua, nonché saliva (saliva indica proprio che è un nesso di trasporto!) in un tempo limitato. È, per così dire, il modo più agevole e veloce per.

2) FORMA: una forma che attira.
Ebbene sì, il muso è una forma della quale poco si indaga il contenuto. Riluce e attira, poiché lucido e riflettente. Riflette ciò che vi si proietta addosso. È uno specchio traslato. Come quello del cesso che denuncia sempre un wc in bella mostra.

3) ABITACOLO: un abitacolo quando.
Quando la vita è triste e cupa, piena di solitudini e frustrazioni, ecco che il muso diventa la giusta e perfetta espressione dell’esistenza.

4) MOTORE: un motore se.
Se il proprio motore è spompato, con all’attivo troppi chilometri macinati e vien meno la spinta propulsiva originale, ecco che il muso rappresenta l’ausiliario del traffico.

5) AUTOSCUOLA: un’autoscuola, in ogni caso.
Dire navescuola  pareva brutto e inappropriato, ma il concetto quello resta.

6) VOGLIA: la voglia in movimento.
Oh, sempre sia benedetta una voglia che si sveglia dai torpori del quotidiano! 

7) ISPIRAZIONE: l’ispirazione.
Ovvero la scintilla crativa, quell’essere divinità cratrice che si esplica non solo nel dar seguito a una progenie, ma nel generare “oggetti” nuovi e personali, talvolta baciati dall’anelito universale.

8) MAI LA DESTINAZIONE: mai, dico mai, la destinazione!
E qui siamo al vero nodo dolente. Il muso non è destinatario di amore, ne è solo la scusa per riscoprirlo.
Ma per ora, copriamolo.

CORRISPONDENZE TRA LE CARATTERISTICHE SUCCITATE, I MUSI E LE ARTI CUI SOVRINTENDONO

I musi

1) Musumeci —》 geografia
2) Aculodigallina —》geometria sacrale
3) Musone —》tragedia
4) Mustang —》 arti meccaniche
5) Duro —》 lirica accorata
6) Mousse (dialettale) —》 g-astronomia
7) Musetto —》 poesia amorosa, musica neomelodica e lirica meroliana
8) Museruola —》 commedia2019 o abbreviato c-19

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Faro!

OK, È UN PO’ FORTINA, MA COME NEGARLO?
DI SEGUITO L’ILLUMINANTE POST SUL NUOVO FARO DELLA CULTURA ITALIANA!
(GRAZIE DEBBY PER IL REGALONE, MA I MIEI POST SONO TUTTI GODIBILISSIMI 😛 )


“Magari i suoi post non sono tutti godibilissimi, niente da dire, ma il leggendario fiuto mondan-letterario di Endorsum ( https://wordpress.com/read/blogs/171106590 ) si conferma quasi infallibile!!!” — Antalgica Poetica

In coda al suo ormai leggendario “Manuale di sopravvivenza per muse” le pagine letterarie dei più letti quotidiani m o n d i a l i s’accendono di riscontri e prese di posizione ….. finalmente è DIBBBBATTITO!!!!!! 😀 😀 😛 😛


Musa a chi? Storie di donne rimaste nell’ombra

di Lara Crinò

Proserpina, di Dante Gabriele Rossetti, raffigura Lizzie Seddal, compagna e musa dell’artista 

Da Lou Andreas-Salomé, che ispirò Rilke e Nietzsche, alla fidanzata di Kerouac, Alene Lee. In un’antologia intitolata ironicamente “Musa e getta”, sedici scrittrici italiane ripercorrono l’esistenza di signore “indimenticabili ma a volte dimenticate”. Per riportarle al centro della scena, come qui spiegano le curatrici del progetto.

tratto da “La Repubblica” online del 1° marzo 2021

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8 sfumature di musa – breve corso di sopravvivenza per muse (6)

Roberto Santoro – Giulia già se ne va

Continuiamo.

D) Il piccolo compendio di sopravvivenza.

12) “Ho scoperto che altre donne sono certissime che l’opera sia stata dedicata a loro.”
L’OPERA POLIVALENTE: è quell’opera ispirata che, guarda un po’, ha valore per più persone. Ora, non parliamo di una semplice immedesimazione, un sentire universale, la capacità dell’opera di parlare a molti cuori, no, qui si parla di una rete a strascico.
Cos’è una rete a strascico?
La rete a strascico è l’opera, creata da un abile Artista, composta da riferimenti a più Muse. Ciascuna coglierà il riferimento unico e univoco e considererà l’opera a sé dedicata, felice.
È indubbiamente una tecnica che implica cura e attenzione, ma il suo rapporto impegno/benefici la rende in assoluto la più economica.
Quando le Muse hanno occasione di confrontarsi sull’arte che hanno ispirato, capita che la costernazione si presenti di fronte a quell’unico prodotto comune a tutte. Non mancano esclamazioni tipo: “la rosa è il mio fiore, io sono la rosa dai petali vellutati e dal profumo intensissimo!”; “il mare è la metafora del suo sentimento da quando ha iniziato a dedicarmi opere!”; “la luna, cazzo, sono sempre stata la sua luna!”.
Ebbene sì, l’opera polivalente ha dentro tutto. Ma indaghiamola con attenzione, per riconoscerla.
CARATTERISTICHE DELL’OPERA POLIVALENTE:
1) Presenza di più immagini simboliche (che una Musa si complimenta per l’uscita dal conseueto codice amoroso, credendo d’ispirare, di tanto in tanto, un soffio di eccentrica novità!);
2) Vaghezza (l’occhio è di fuoco, dolce, luminoso, i capelli son di seta, morbidi, sul viso, tra le dita, il seno è… il capezzolo è un bocciolo turgido, i fianchi morbidi, le mani bellissime; scordatevi colorazioni, forme effettive, tutto ciò che identifica, scordatevi soprattutto il nome!);
3) Richiesta (sì, perché c’è chi ha dato e chi deve dare; chi ha dato che si replichi, chi deve dare cosa sta aspettando ancora?);
4) Collocazione a-temporale (vaghezza + metafora; l’attimo è inevitabilmente elevato e prende le sembianze di un immaterico vissuto, sia pur carnale, impossibile da piazzare qui o lì nel tempo, nello spazio, nella situazione reale.).
Che fare quando ci si accorge della polivalenza dell’opera?
Una cosa faticosissima: cercare le altre Muse e parlarsi.
Ma questo farà sparire l’Artista!
Oh, sì, capisco.
Come si fa a sapere se un’opera è genuina e dedicata solo a me?
Il metodo più sicuro? L’opera non pubblica, bensì privata. Certo, l’Artista seriale lo è anche in questo e invierà molteplici opere personalissime tutte uguali, ma che fatica! Comunque non rischierete che quella nata per voi serva smaccatamente e pubblicamente da esca per altre Muse… sempre antipatico, no?

13) “Mi corteggia in modo serrato e non so come arginare la cosa.”
LO STOP: lo so, è brutto, è la morte della Musa interiore, ma quando la cosa vi asfissia è arrivato il momento di prendere aria. Quanta aria, vedete un po’ voi.
Di vero c’è solo una cosa: se vi sentite a disagio, c’è qualcosa di sbagliato, da indagare: FATELO!

IL CONSIGLIO IN PIÙ

Le altre Muse sono risorse importanti. Non lasciatevi mettere in competizione e aiutatevi, perché il momento della sostituzione, che piaccia o meno, arriva per tutte.

continua…

le puntate precedenti

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8 sfumature di musa – breve corso di sopravvivenza per muse (5)

Rohöl – compagnie Zirkus Morsa cirque contemporain

Continuiamo.

D) Il piccolo compendio di sopravvivenza.

10) “Mi ha detto un mucchio di bugie.”
BUGIE IN ENRATA: diciamolo, sono tante.
Del tutto comprensibile, sia chiaro, cosa non farebbe l’Artista per avvicinarsi all’immagine ideale che ci ha acchiappate? Di tutto. Sì. Anche qualcosa di più. Ah, umana debolezza!
La tentazione è fortissima ed è semplice mettere in atto il castello di parole e fantasie. La casistica continuamente offre le più belle e immaginifiche trasfigurazioni; sarebbe facile ingentilire il testo riportandone alcune, ma no, ognuna pensi alla propria esperienza, c’è di sicuro ottimo materiale per ridere diversi minuti. Ovvio, non c’è riso se la situazione è in corso (permane un simpatico misto di sconforto e incazzatura rivolto alternativamente a sé o all’Artista.).
Quindi, Signore, abituatevi ad applicare la TARA! Non incolpatelo ripetutamente, è inutile. Vi ha detto di essere un figo pazzesco? TARA! Di essere solo? TARA! Di amare unicamente voi? TARA! Di essere ricchissimo? TARA!
La tara è indispensabile, ma non risolve, soprattutto nel caso in cui lui vi abbia davvero sommerse di balle, così tante da rendere impossibile il denudarsi di fronte ai vostri complici occhi.
E quindi?
E quindi il rischio sostituzione di persona è dietro l’angolo. Terribile, lo so, ma Cyrano è un classico sempre attuale.
Esiste un’alternativa?
La buona notizia è che l’alternativa esiste e si chiama spoglia la cipolla. Sì, si piange e non si sa dove si va a finire a forza di togliere e pulire, ma… non eravate interessate al suo cuore?

11) “Gli ho detto un mucchio di bugie.”
BUGIE IN USCITA: diciamolo, sono tante.
Del tutto comprensibile, sia chiaro, cosa non fareste per avvicinarvi all’immagine ideale in chi avete acchiappato? Di tutto. Sì. Anche qualcosa di più. Ah, umana debolezza!
La tentazione è fortissima ed è semplice mettere in atto il castello di parole e fantasie. (Questo incipit è praticamente identico a quello del punto precedente: è vero, non ho fatto distinzioni.)
E adesso?
Adesso sono “cazzi amari” (ringraziamo, per il prestito del modo di dire, il M.R.D.F.M.R. o Movimento di Riconoscimento Dignità alle Frasi dalla Miglior Resa). Ben dice chi sostiene che la verità paghi sempre: è una bugia anche questa. La verità paga in casi eccezionali e non subito, ma a 30/60/90 giorni, come foste una fattura.
Sono sicura di essere il caso eccezionale, tutto sommato sono addirittura piacente.
Attenzione! Non sottovalutate mai la vostra peggiore antagonista: voi, nella sua testa!
Nei mesi son successe cose, vi ha attribuito vezzi, gesti, modi d’essere e di fare… ABITI! Ok, anche mugolii, abilità amatorie, frasario e di sicuro non ha visualizzato la cellulite. Per lui sarà comunque dura.
E quindi?
E quindi lo si prepara. E poi, è il caso di ricordarglielo, non aveva chiuso con il passato? Ecco, fategli includere anche il vostro passato prossimo.

IL CONSIGLIO IN PIÙ

Quando il giorno verrà, regalatevi reciprocamente l’elenco delle balle profuse. Vi hanno detto che non si fa? Che guai ad ammettere? Ok, mi contraddico, ebbene mi contraddico: la verità paga, più o meno, sempre.

continua…

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8 sfumature di musa – breve corso di sopravvivenza per muse (4)

MARLENE KUNTZ – Musa

Continuiamo.

prima parte del PICCOLO COMPENDIO DI SOPRAVVIVENZA PER MUSE

D) Il piccolo compendio di sopravvivenza.

7) “Ha iniziato a chiedermi di mandargli immagini di parti del mio corpo per aiutare l’ispirazione.”
L’IMMAGINE: che dire, va a gusti. Alla Musa può piacere essere un po’ esibizionista, sia pur protetta dall’immancabile promessa “tengo l’immagine per me, ma se vuoi la cancello all’istante”. Attente a cosa mandate però, oh Muse, potreste pentirvene amaramente ritrovando la vostra patonza a grandezza innaturale sbattuta sui muri della vostra città, o usata in promiscui giri d’affari che non vi riguardano, ma che esistono. L’immagine è tante cose: un trofeo di guerra (e va esposto come ogni buon trofeo, se no che trofeo è?), una stimolazione immaginifico-ghiandolare, un feticcio, un oggetto contro il quale scaricare ire, un simulacro, uno strumento ricattatorio; perciò pensate e valutate con attenzione, uscite per un attimo dallo stato confusional-narcisistico e riflettete sulle conseguenze.
E la fiducia?
…AHAHAHAHAHAHAHAH!
Quindi che foto mando? Il gomito!
Un ottimo consiglio, qualora le richieste fossero incessanti e fastidiose, lo fornisce Biagina Danieli (nel commento del :
“N.7 uhhhhhh….una volta, ma tempo fa, ho inviato foto di un Pisellone enorme, ha smesso di rompere”
Per spirito di servizio, segnalo un luogo in cui poter trovare qualche pezzo d’arte che ben si presta alla situazione (grazie Andream per arricchire ogni giorno il nostro triste immaginario):
cazzi fantastici e dove trovarli – prima parte
cazzi fantastici e dove trovarli – seconda parte

8) “Non vuole che risponda ad altri maschi.”
LA GELOSIA: l’artista polimusico (con più Muse) è, con ogni probabilità, anche un ottimo esternatore di gelosia. E annessi.
Il fatto di dedicare le proprie attenzioni a più Muse lo induce a credere che tutti siano poli-qualcosa e ciò lo porta a simpatiche forme di: stizza, muso, aggressività verbale, dispettucci, sputtanamento, provocazione di senso di colpa, sminuimento, bullismo, sarcasmo, offese in pubblico e in privato, stalking informatico, violazione della privacy.
Se le cose dovessero farsi pesanti, oltre a limitare le forme di accesso alle vostre pagine, è una denuncia ciò che ci vuole: Cyberstalking (sito informativo della Polizia Postale e delle Comunicazioni)

9) “Ho finito i complimenti, ne vuole sempre di nuovi o si offende.
DELL’INSAZIABILE: lo sapete in molte, si parte da un “che carino” e si arriva a “hai sconvolto la mia concezione di eurismo, costringendomi continuamente (ma continuamente continuamente) a trovare significati nuovi e, seppur non volendo, a trovare (ancora trovare e continuamente trovare) inedite suggestioni a O-G-N-I SINGOLA parola (suono, forma, quello che è…).”
Fermate subito la progressione! Non sapete dove potrà infilarvi, anche a rate mensili, se non siete in grado di dire di no! Preparetevi, i capicci non mancheranno, quindi addestratevi tramite qualche seduta con piccoli despoti figli di parenti o amici (la vostra figliolanza è sconsigliata, poiché è necessario un ambito in cui il distacco risulti fin da subito elemento salutarissimo). Appena pronte, regalatevi uno stop, un passo indietro e sì, rischiate tutto, di nuovo, su ciò che davverò sentite per l’opera: che carino!

continua…

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8 sfumature di musa – breve corso di sopravvivenza per muse (3)

En?gma – Musa [Prod. By Wsht]

ripartiamo da qui:

All’inizio ho gradito, ma con il tempo si sono presentati problemi pratici, esistenziali e addirittura emotivi!

Musa in un momento di sconforto

Ecco allora alcuni pratici consigli per affrontare al meglio l’evenienza.

D) Il piccolo compendio di sopravvivenza.

1) “Mi ha dedicato un racconto: bruttissimo.”
L’ABUSO DI BUONA CREANZA: sì, diciamolo, non tutto ciò che ispiriamo esce col buco e sì, diciamolo, a forza di compiacere l’artista si incorre in indicibili malori. La vostra buona creanza è un problema. Florida e bella, polposa come un frutto maturo, la buona creanza si presterà a essere fraintesa e violata, continuamente violata, in una parola: abusata. Per quanto possa costare, non siate troppo entusiaste di fronte a un’arte brutta, è diseducativo per l’artista e non lo aiuterà a raggiungere le vette dell’Arte. Lo fate per l’Arte, l’Artista e per il vostro stato psico-fisico. Dite che è brutto!

2) “Una poesia, bella era bella, ma non ho capito nulla.”
LA MANCATA COMPRENSIONE DELL’OPERA: oh, talvolta le parole, come le forme e le note, sono messe insieme con una logica molto personale. Sì, è come pensate… alla cazzo! La comprensione fugge, con il senso; sono di fatto una bella coppia e quando scappano lo fanno alla grande, lasciandovi interdette. Non abbiate timori, non siete voi a essere ignoranti e stupide e non coltivate pudori inutili, ditelo: non ho capito.

3) “Sono finita in un quadro astratto e non mi sono trovata.”
“Continua a rappresentarmi bionda: sono castana.”
MANCATA COINCIDENZA DI ATTRIBUTI FISICI E MORALI: duole, fa male, sì, non è sbagliato sentire le urla del vostro piccolo Narciso interiore, ha tutte le ragioni del mondo. Quando l’Artista esagera e vi proietta addosso un’immagine ideale troppo lontana, il dubbio è lecito e va esplicitato: hai cambiato musa?

4) “Continua a dedicarmi liriche chiamandomi con il nome della ex-moglie.”
IL NOME ERRATO: Santissimo Ragazzo, ma, ma, ma! Non si sorride davanti al nome errato, non si nicchia, non si sorvola perché solo voi sapete quanta acidità di stomaco provoca, quindi, prevenire l’ulcera è prioritario. La Musa qui non può lasciar correre. È indispensabile una strigliata con la spazzola dai denti di ferro. Pretendete di essere chiamate per nome ogni volta che vi rivolge la parola. L’alternativa è l’uso della succinta frase, terribile da sentirsi porre, “come mi chiamo io?” spruzzata a pioggia sulle conversazioni.

5) “Mi ha dedicato una canzone riciclando un vecchio testo.”
IL RICICLO: qui, Signore mie, è utile la prova. Le sensazioni non contano, è indispensabile la flagranza di reato. Certo, l’Artista avrà un bel dire che il suo linguaggio artistico è composto da quei cinque elementi lì, ma plagiare se stesso a fronte di differenti Muse è un’onta più per lui che per voi. Perciò non esitate, siate magnanime nella sottolineatura e, permettendovi anche di sbottare, affermate il vero: ma l’hai riciclato!

6) È SERIALE
L’essere polimusico di un Artista non è in assoluto un tratto disdicevole. Lo diventa quando si dichiara innamorato. Perdutamente innamorato. Poichè la condizione del perdutamente innamorato comporta un notevolissimo consumo di energie psico-fisiche, è chiaro che il moltiplicarsi in analoghe dichiarazioni ad altre Muse nasconde una forma menzognera, atta a mantenerevi in compiacenza. La responsabilità non è delle colleghe, bensì della leggerezza con la quale l’Artista dichiara il suo perduto amore. Ecco, siate il suo amore perduto e permettetevi un sonante e liberatorio ma vaffanculo!

continua…

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8 sfumature di musa – breve corso di sopravvivenza per muse (2)

Le muse si confidano (immagine da qui)
parte 1

C) Raccolta delle testimonianze.

All’inizio ho gradito, ma con il tempo ho inziato ad avere problemi pratici, esistenziali e addirittura emotivi!

Musa in un momento di sconforto

ELENCHERÒ ORA ALCUNE TESTIMONIANZE RACCOLTE DALLE MUSE.

  1. Mi ha dedicato un racconto: bruttissimo.
  2. Una poesia, bella era bella, ma non ho capito nulla.
  3. Sono finita in un quadro astratto e non mi sono trovata.
  4. Continua a dedicarmi liriche chiamandomi con il nome della ex-moglie.
  5. Continua a rappresentarmi bionda: sono castana.
  6. Mi ha dedicato una canzone riciclando un vecchio testo.
  7. Ha iniziato a chiedermi di mandargli immagini di parti del mio corpo per aiutare l’ispirazione.
  8. Non vuole che risponda ad altri maschi.
  9. Mi ha detto un mucchio di bugie.
  10. Gli ho detto un mucchio di bugie.
  11. Ho finito i complimenti, ne vuole sempre di nuovi o si offende.
  12. Ho scoperto che altre donne sono certissime che l’opera sia stata a loro dedicata.
  13. Mi corteggia in modo serrato e non so come arginare la cosa.
  14. Da quando ho accettato la videochiamata non mi dedica più nulla.
  15. Da quando ci siamo incontrati non mi dedica più nulla.
  16. Da quando glie l’ho data non mi dedica più nulla.
  17. Da quando non ho accettato di dargliela mi dedica cose terribili.
  18. Da quando non gliel’ho data mi dedica cose bellissime. (Camelia Nina)
  19. Continua a dedicarmi canzoni di Gigi D’Alessio. (Centoquarantadue)
SE NON TROVATE IL VOSTRO CASO, SEGNALATELO NEI COMMENTI, NELLA PROSSIMA PUNTATA IL PRATICO MANUALE LO CONTEMPLERÀ.

continua

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8 sfumature di musa – breve corso di sopravvivenza per muse (1)

Musa – vista da terga, con scogli e mare. (immagine da qui)
DONNE!
Inutile girarci attorno, a qualcuna capita, in questi luoghi internettiani ameni anche a più di qualcuna: si diventa muse ispiratrici. Addentriamoci quindi nella materia, abbeveriamoci alla chiara fonte della consapevolezza e impariamo a vivere tale felice stato in serena leggerezza.
INIZIA OGGI IL BREVE CORSO DI SOPRAVVIVENZA PER MUSE.

A) L’oggetto del contendere: l’Amore.

Musa (musa)
oh mia musa…

artista a caso

Di quell’amore dichiarato, cantato, declarato, inutile dirlo, le tracce sono tutte nell’opera che la musa ispira. E lì resta. Dell’amore purissimo e profondo esiste solo un costrutto linguistico, visivo, sonoro vuoto. D’altro, vuoto. Questo è ciò che la musa deve sapere e tener sempre a mente, poiché ella è mezzo e mai fine.

B) Per una moderna enunciazione:

“La musa è un veicolo per.
Un forma che attira.
Un abitacolo quando.
Un motore se.
Un’autoscuola, in ogni caso.
La voglia in movimento.
L’ispirazione.
Ma mai, dico mai, una destinazione!”

endorsum

LA MUSA È

VEICOLO: la musa è un veicolo per.
Andare da qui a lì in un tempo limitato. È, per così dire, il modo più agevole e veloce per mettersi su una strada che porta a.
Dove porta? In infiniti luoghi, spesso tutti interni all’artista. Talvolta esterni come una mostra, una pubblicazione, un concerto, in ogni caso porta all’ammirazione di un pubblico più vasto.

FORMA: una forma che attira.
Ebbene sì, la musa è una forma della quale poco si indaga il contenuto. Riluce e attira, poiché lucida e riflettente. Riflette ciò che vi si proietta addosso. È uno specchio traslato.
Solo uno specchio? Sì, solo uno specchio utile alla conoscenza dell’artista stesso. Egli si conosce, ignorandovi totalmente. È un paradosso. Non importa con quanta dovizia di particolari descriva la piega del vostro sorriso, l’artista indaga unicamente le proprie capacità descrittive ed espressive e la gioia che ne deriva.

ABITACOLO: un abitacolo quando.
Quando la vita è triste e cupa, piena di solitudini e frustrazioni, ecco che la musa è il contenitore perfetto per abitare: è il sogno da alimentare e dal quale essere alimentati: un utero.
Un utero? Certamente, l’esperienzia primigenia, il luogo caldo e accogliente nel quale percepirsi esseri al sicuro. Che lo si voglia o meno, si è il dolce porto nel quale attendere il passaggio della tempesta, per poi ripartire più gagliardi e pimpanti che pria.

MOTORE: un motore se.
Se il proprio motore è spompato, con all’attivo troppi chilometri macinati e vien meno la spinta propulsiva originale, ecco che la musa rappresenta il motore ausiliario .
Cioè? Cioè l’artista ha la rara capacità di funzionare in modalità ibrida: quando il motore a benzina è a secco, parte quello elettrico, cerebrale, sinaptico, innescato dalla curiosità di provarsi su un nuovo oggetto di gioco: voi.

AUTOSCUOLA: un’autoscuola, in ogni caso.
Dire nave scuola pareva brutto e inappropriato, dato l’uso dell’immagine di un veicolo a 4 ruote, ma il concetto resta. Fatevene una ragione, in questi luoghi internettiani ameni la musa è una palestra.
Una palestra? Ovvio che sì, un luogo nel quale esercitarsi in prossimità di una sfida vera e concreta nella quale tutte le abilità messe in campo dovranno essere utilizzate al loro meglio.

VOGLIA: la voglia in movimento.
Oh, sempre sia benedetta una voglia che si sveglia dai torpori del quotidiano! Benché nascosta sotto strati e strati di arte bene o mal creata, la voglia fa capolino e certifica l’esistenza in vita dell’artista.
Una voglia sconcia? Sempre! Ma non c’è nulla di male in questo, è alla radice della vita, della conoscenza e carburante corrisposto della curiosità esistenziale.

ISPIRAZIONE: l’ispirazione.
Ovvero la scintilla creativa, quell’essere divinità creatrice che si esplica non solo nel dar seguito a una progenie, ma nel generare “oggetti” nuovi e personali, talvolta baciati dall’anelito universale.
Per merito mio? Per merito dell’interazione che l’artista ha con l’idea di te, oh musa. Di idee si parla. E di interazione con esse.

MAI LA DESTINAZIONE: mai, dico mai, la destinazione!
E qui siamo al vero nodo dolente. La musa non è destinataria di amore, ne è solo la scusa per riscoprirlo. L’artista si accalora, eccita, accende e tanto basta.
Come sarebbe a dire? Sentirsi vivo è tutto ciò che cerca, la musa è un mezzo, non la destinazione.

E L’AMORE? QUELLO CHE VIVIFICA E CURA? QUELLO CHE ACCOGLIE E PROTEGGE? QUELLO CHE CONDIVIDE E PROGETTA? QUELLO DELLA FIDUCIA E DELL’ESTREMO SACRIFICIO (TANTO OSANNATO)?

… AHAHAHAHAHAHAHAHAH!

continua


Palette da matti: i musi

ECCO UN ALTRO FANTASTICO REGALONE! NON C’È NIENTE DA FARE, LE MUSE ISPIRANO AL SOL PENSIERO… ANCHE I MUSI PERÒ!

TRASLAZIONE O PARODIA? IN OGNI CASO GRAZIE NINA!


Palette da matti: i musi

Postato il 21 febbraio 2021 di Camelia Nina

Dopo la lettura del piccolo manuale di sopravvivenza per Muse scritto egregiamente da Endy (e che potete trovare qui), ho pensato che in questi tempi di lotte per il conseguimento della parità, anche gli uomini meritano un occhio di particolare premura e considerazione.

Perché certe cose accadono a tutti. Indistintamente!

NB Questo articolo nasce come speCulare a quello di Endy, come già detto, ma gode di una sua esistenza autonoma e individuale. Per cui non so se e quando seguiranno. approfondimenti.

Buona lettura.

UOMI!
INUTILE GIRARCI ATTORNO, A QUALCUNO CAPITA, IN QUESTI LUOGHI INTERNETTIANI AMENI ANCHE A PIÙ DI QUALCUNO: SI DIVENTA “MUSI: I SPIRATI”. ADDENTRIAMOCI QUINDI NELLA MATERIA, ABBEVERIAMOCI ALLA CHIARA FONTE DELLA CONSAPEVOLEZZA E IMPARIAMO A VIVERE TALE FELICE STATO IN SERENA LEGGEREZZA.
INIZIA OGGI IL BREVE CORSO DI SOPRAVVIVENZA PER MUSI.

“Cantami o Divo
Di quel peloso Muso
L’irta barbetta che infiniti addusse lutti
ai Clitoridei. Molte (donne n.d.r.), anzi tempo all’Orco,
generose  inflataron (anglicismo) negli oboi,
O erano cani? O augelli? Orrido e infasto
lor pelo rasò (così per Giove!
l’alto consiglio anche sulla tempia), da quando
primamente disgiunse aspra contesa
Tra il Prurito, l’ Artrite e il sivo  (arcaico per sporco) a mille.

Il muso è un veicolo per.
Un forma che attira.
Un abitacolo quando.
Un motore se.
Un’autoscuola, in ogni caso.
La voglia in movimento.
L’ispirazione.
Ma mai, dico mai, una destinazione!

1) VEICOLO: il muso è un veicolo per.
Portare in giro denti e lingua, nonché saliva (saliva indica proprio che è un nesso di trasporto!) in un tempo limitato. È, per così dire, il modo più agevole e veloce per.

2) FORMA: una forma che attira.
Ebbene sì, il muso è una forma della quale poco si indaga il contenuto. Riluce e attira, poiché lucido e riflettente. Riflette ciò che vi si proietta addosso. È uno specchio traslato. Come quello del cesso che denuncia sempre un wc in bella mostra.

3) ABITACOLO: un abitacolo quando.
Quando la vita è triste e cupa, piena di solitudini e frustrazioni, ecco che il muso diventa la giusta e perfetta espressione dell’esistenza.

4) MOTORE: un motore se.
Se il proprio motore è spompato, con all’attivo troppi chilometri macinati e vien meno la spinta propulsiva originale, ecco che il muso rappresenta l’ausiliario del traffico.

5) AUTOSCUOLA: un’autoscuola, in ogni caso.
Dire navescuola  pareva brutto e inappropriato, ma il concetto quello resta.

6) VOGLIA: la voglia in movimento.
Oh, sempre sia benedetta una voglia che si sveglia dai torpori del quotidiano! 

7) ISPIRAZIONE: l’ispirazione.
Ovvero la scintilla crativa, quell’essere divinità cratrice che si esplica non solo nel dar seguito a una progenie, ma nel generare “oggetti” nuovi e personali, talvolta baciati dall’anelito universale.

8) MAI LA DESTINAZIONE: mai, dico mai, la destinazione!
E qui siamo al vero nodo dolente. Il muso non è destinatario di amore, ne è solo la scusa per riscoprirlo.
Ma per ora, copriamolo.

CORRISPONDENZE TRA LE CARATTERISTICHE SUCCITATE, I MUSI E LE ARTI CUI SOVRINTENDONO

I musi

1) Musumeci —》 geografia
2) Aculodigallina —》geometria sacrale
3) Musone —》tragedia
4) Mustang —》 arti meccaniche
5) Duro —》 lirica accorata
6) Mousse (dialettale) —》 g-astronomia
7) Musetto —》 poesia amorosa, musica neomelodica e lirica meroliana
8) Museruola —》 commedia2019 o abbreviato c-19