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La perpetua – 8

(immagine da qui)
puntata precedente

La parente

Una parente in visita. La perpetua si aggira tra le stanze cercando il parente da visitare. Trova Don Piero. Visita così Don Piero.

Non che lui sia un parente, ma la donna è talmente credibile, talmente allegra e gioviale, che l’omino finisce per crederle. Lo circonda di aneddoti esilaranti e lirici, la sua spensieratezza è contagiosa e l’esorcista non riconosce in lei la causa dei malefici. Inizia a pensare al suo lavoro con sereno distacco, la leggerezza lo seduce e dimentica perché lui sia lì. È così piacevole questa compagnia inaspettata che sarebbe un peccato mortale privarsene subito.

L’esorcista sorride e sorride, ride e ride, è allegro e allegro. Saltella lungo i corridoi, inventa faccette buffe, si riempie di smorfiette per accompagnare i racconti della perpetua, strizza l’occhio, ammicca, s’improvvisa pagliaccio, gonfia le gote, si manipola il naso, sfarfalla le orecchie. Farebbe qualunque cosa affinché quegli istanti diventassero eterni.

La sua richiesta è accolta. Da smorfie e faccine non si libererà mai più.

Con una tale presentazione anche la lugubre attendibilità professionale è minata, può solo ambire al ruolo di animatore in oratorio. La signora si ritiene soddisfatta.

continua…

LUCIANO PAVAROTTIPagliacci: Atto I. “Recitar! Mentre preso dal delirio” (Canio) – Testo di Ruggero Leoncavallo

Recitar! Mentre preso dal delirio,
non so più quel che dico e quel che faccio!
Eppur è d’uopo… sforzati!
Bah! sei tu forse un uom?
Tu se’ Pagliaccio!

Vesti la giubba e la faccia infarina.
La gente paga, e rider vuole qua.
E se Arlecchin t’invola Colombina,
ridi, Pagliaccio… e ognun applaudirà!
Tramuta in lazzi lo spasmo ed il pianto;
in una smorfia il singhiozzo e ‘l dolor…
Ridi, Pagliaccio, sul tuo amore infranto!
Ridi del duol che t’avvelena il cor!

Compositori: Ruggero Leoncavallo
Testo di Pagliacci: Atto I. “Recitar! Mentre preso dal delirio” (Canio) © Chappell Recorded Music Library, Palace Music Co. Ltd., Naxos Ltd., Tcf Music Publishing Inc, Sesame Street Inc., Australian Music Examinations Board Ltd

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Giornata di preparazione alle Feste: la tragedia greca

dell’Eracle di Euripide diretto da Emma Dante – crediti fotografici: Tommaso Le Pera (immagine da qui)

Buongiorno. Grazie d’essere convenuti così numerosi.

– (coro) Buongiorno!

Siamo qui riuniti per affrontare uno dei più annosi problemi dello svolgersi delle festività. La comparsa della tragedia greca. Chi di voi la conosce?

– Io!

– Anch’io!

Bene bene. Chiediamo allora ai nostri due amici coraggiosi: che sembianze ha?

– Mia madre tra il primo secondo e il secondo secondo.

– Mio fratello allo scartamento dei regali.

Bene bene. Abbiamo così anche nome e cognome di questa tragedia. Ci sarà utile. Ora chiedo a chi non si è ancora pronunciato: pensavate fosse un’astrazione rappresenta da una forma teatrale? Non rispondete a me, prendete il secchio alla vostra destra e fate ciò che la nuova consapevolezza vi chiede. Avete 15 minuti per tornare puliti e profumati. (Rumor di sboccature.)

15 minuti dopo.

Ora siamo tutti allineati. In pochi hanno assistito a una rappresentazione scenica del mito: male! Avreste risparmiato i soldi dell’incontro! Purtuttavia, bene! Contribuirete alle lezioni di rap di mio figlio. Torniamo ai nostri coraggiosi. Quando la tragedia greca si presenta, provoca note reazioni a catena?

– Sì! Tutti si lamentano di sazietà, malori, sonnolenza e diventano a loro modo protagonisti!

Perfetto, da comparse a protagonisti…

– Tutti consolano mio fratello e guardano male chi quell’anno è il prescelto per l’accusa del regalo sbagliato!

Interessante sfoggio di potenza! Chiunque senta la necessità di liberarsi ancora fisicamente lo faccia. Chi di liberarsi urlando, inizi. (Rumor di corse ai bagni e ululati accompagnati da colorite parolacce.)

Eccoci di nuovo tutti insieme. Come state?

– (coro) Meglio! Bene! Così e così!

Bene bene. È il momento dell’istruzione salvifica. Prima però scrivete su un foglietto la vostra istruzione salvifica e mettetela nel bussolotto. Avete 5 minuti.

5 minuti dopo.

Ognuno peschi un foglietto dal bussolotto e lo consideri il suo Salvafeste. Chi ha un dubbio alzi la mano. Sì, perfetto, chiedi pure.

– Qui c’è scritto “trova una scusa plausibile e presentati senza regali”, ma è inaccettabile!

No, romperai l’abitudine distraendo fortemente il/la creatore/creatrice della tragedia. Qualcun altro? Dimmi pure.

– Qui c’è scritto: “non parlare, rutta”!

– Qui c’è scritto: “prima dello scatenamento dell’evento tragico prendi chi è seduto accanto a te e ballate un tango sensuale”!

– Qui c’è scritto…

Fermi, fermi ho capito. Quanto avete speso per l’incontro di oggi?

– (coro) 350 euro!

Bene bene, allora ora, salutandoci ripeterò per l’ultima volta: ROMPETE L’ABITUDINE E DISTRAETE! Grazie a tutti! Auguri! Ci vediamo a gennaio per la Giornata purga- festività!

– (coro) Grazie! Auguri! Grazie! Auguri!

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La perpetua – 7

(immagine presa qui)
puntata precedente

L’esorcista

Don Piero è un uomo minuto, avvezzo a tutto. È stato convocato al termine di una riunione importante. Si ricorre sempre di malavoglia a lui, ma a mali estremi, l’estremo rimedio.

Don Piero è esorcista. Tenuto lontano dagli occhi, lontano dal cuore, in solitudine e grazia, in mestizia e dedizione, in disgrazia e perdizione, è la spina nel fianco di mamma Chiesa, e duole.

L’omino giunge a Roma in pandino, gli assegnano una stanzetta sobria e l’uso di una palestra sita in un sotterraneo. Sorseggiando una birra trappista passa in rassegna le descrizioni tecniche. Sorseggiando una birra trappista incontra uno a uno i vescovi tarantolati. Soreggiando una birra trappista si rende conto che tra le farneticazioni di ciascuno compare una donna che morde la lingua. Affiorano una quantità di altri elementi, sorseggiando una birra trappista, ma inerenti le fantasie erotiche dei dodici. Studia i casi, sorseggiando una birra trappista e pensa all’esorcismo apposito (sorseggiando una birra trappista). Finalmente ebbro, fantastica sulla responsabile.

La perpetua si prepara all’appuntamento con cura, l’omino la stuzzica.

continua…

Annibale – Liberami

Liberami, ti prego liberami
Dal tormento e dalle paure
Liberami dalla notte
Che ci inghiotte
E non ci fa dormire
Liberami da ogni vincolo
Che ci distrugge
E non ci fa campare
Lascia la luce accesa
Sto imparando a camminare

Tu puoi non andare
Non lasciarti avvolgere
Ti prego, resta qui
Non scappare per favore
Libero da tutto ciò
Che non fa vivere e dalle incertezze
Libero dalla paura di poter fallire

Liberi, ci confondiamo
Tra la gente che sa dormire
Muti, ci consoliamo
Nascosti a letto da chi non vuol capire
Liberami dalle ingiustizie
Che a volte non so accettare
Nudi noi ci godiamo
La solitudine del nostro amore

Tu puoi non andare
Non lasciarti avvolgere
Ti prego, resta qui
Non scappare per favore
Libero da tutto ciò
Che non fa vivere e dalle incertezze
Libero dalla paura di poter fallire

Tu puoi non andare
Non lasciarti avvolgere
Ti prego, resta qui
Non scappare per favore
Libero da tutto ciò
Che non fa vivere e dalle incertezze
Libero dalla paura di poter fallire
Niccolo Annibale

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Regali – 3

(immagine da qui)
QUALCHE DONO SPARSO IN CONTINUO AGGIORNAMENTO

Danzabile, confortevole, sexy: musica!


E adesso che avete pensato ai regali di tutti, regalate qualcosa a voi stessi!


Vediamo cos’ho qui nel sacco degli auguri… una palla calda, un fazzoletto con qualche lacrima di gioia, un tubetto di olio per massaggi (per i fortunati), un cuscino zuppo di sogni belli, i vicini sedati, una confezione maxi di abbracci congiunti, una botta di culo (eh, sì), un CD di musica irresistibilmente allegra. E la salute? Pronta in forno!

Auguronzoli!

SE TOCCATE IL VIDEO POTRETE AVERE UNO SPOSTAMENTO DELLA VISUALE…

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Sidera

Sidera guardò le gocce. Le dispose una a una sulla lingua e le gustò, come ultimo abbraccio di vita. Puntò il dito verso il sole e sorrise all’idea dell’accartocciamento. Si distese sulla sabbia bollente, abbandonò l’otre al suo rotolar da duna e attese l’ultimo respiro in arsura. Soffocare? Espiare in temperatura? Bruciare gli alveoli? Forse solo dormire. Ma il dormire era da gelo, non da pelle in ustione e cosa aspettarsi allora dalla vita del deserto? Dalla morte del deserto? Grattò tra i granelli giocando con la sua clessidra e calmò il respiro. Giocò ancora con ciò che le riempiva gli spazi tra falangi e la solleticò il movimento di zampette. Scorpione? Son io. Ciao. Che vuoi? E tu? Non la morte. E cosa? La vita. Non sei nella condizione… Perché? Puoi solo scegliere come morire. Lo so. Sono qui per questo. Ma tu cosa vuoi? Vedere il ghiaccio. Interessante.

Sidera si girò supina con un sorriso fresco e lasciò lo scorpione arrampicarsi sulla sua spalla. Chiuse gli occhi e mosse lentamente le braccia. Piano! Temi di cadere? Ho fatto una certa fatica ad arrivare a te. Dici davvero? Non eri di strada? No. Ti cercavo da tempo. Perché? Per il ghiaccio.

Sidera si voltò sul fianco e lo scorpione cadde sulla sabbia. Presto si posizionò sulla mano. Come stai? Come chi sa che deve morire, ma che spera. Speri? Come te. Io non spero. Va bene e io non ho sete. Hai sete? Se non bevo muoio. Io conosco l’acqua. La vuoi? Sì. Io voglio toccare il ghiaccio. Sì.

Lo scorpione si mise in moto e Sidera lo seguì.

Una leggenda nata in quel tempo narra di una donna dalle dita di ghiaccio che viaggiava cercando il veleno che non l’avrebbe uccisa. Un’altra leggenda narra dello scorpione sognatore che un dì non punse. Le due leggende furono divise e tramandate da tribù diverse, seguendo ciascuna una propria via al mare.

Come lei divenne Artemide e lui chi la salvò da Orione, è una storia successiva.

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La perpetua – 6

puntata precedente

Diversivi

La perpetua si è inventata un giochetto.

Nell’arco di un mese sono stati dodici i vescovi tarantolati, con dovizia di sintomatologia. La contingenza è stata notata dai centri dirigenziali, poiché vistosa e ingombrante quanto la somiglianza somatica tra un parroco e la figliolanza delle devote. Dal globo accorrono neuropsichiatri, tossicologi e antropologi.

Vige sui casi la massima segretezza e discrezione. Nessuno riesce a spiegarsi il fatto, le coincidenze. A mancare è il senso.

Hanno tutti e dodici la lingua pizzicata. Per vero, ne manca un lembo a ciascuno. I colpiti sono stati sottoposti a innumerevoli indagini mediche, lasciando il tutto irrisolto. Frustrata, la scienza si gira e guarda altrove.

Un’unica salvifica luce appare e, forte della tradizione, illumina il super uomo in grado di fermare l’epidemia.

continua…

TARANTA – Canzoniere Grecanico Salentino – (testo: M. Durante / musica: L. Einaudi, M. Durante)
io tegnu nu tormentu intra lu piettu
ca me consuma e nu se ferma mai
me tremula la terra sutta li peti
nu c’è mai fine pe lu miu cadire
quiddhu ca mangiu nu tene sapore
pe mie nu c’è chiui luce ne culore
la gente sapia comu t’i curare
ci lu tou male se chiama’ taranta
e osce ca li tempi hannu cangiati
ci è ca po sentire lu miu dulore
e ci me porta l’acqua pe sanare
a ci chiedu la grazia pe guarire
nu sacciu ci è taranta ca me tene
ma nu me lassa e me face mpaccire
ci è taranta nu me abbandunare
ci balli sulu nu te puei curare
ci e’ taranta lassala ballare
ci e’ malencunia cacciala fore
[ita] io tengo un tormento dentro il petto che mi consuma e non si ferma mai mi trema la terra sotto i piedi non c’è mai fine per il mio cadere quello che mangio non ha sapore per me non c’è più luce né colore la gente sapeva come dovevi curarti se il tuo male si chiamava taranta e oggi che i tempi son cambiati chi è che può sentire il mio dolore e chi mi porta l’acqua per sanare a chi chiedo la grazia per guarire non so se è taranta che mi tiene ma non mi lascia e mi fa impazzire se è taranta non mi abbandonare se balli solo non ti puoi curare se è taranta lasciala ballare se è malinconia cacciala fuori

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La perpetua – 5

Dante e Beatrice contemplano l’Empireo (Paradiso – Canto trentunesimo), incisione di Gustave Doré. (immagine da qui)
puntata precedente

Manifesto programmatico

– Mamma? S-sei tu?

– Sì, razza di degenere.

– Ma sei morta!

– Ti piacerebbe…

– Sei un fantasma, un’allucinazione, sei così bella e giovane, non sto bene (deve esserci in giro il virus della campana). Tu non esisti! Io non sto bene!

– Abituati all’idea.

– Quale?

– Quella di non star bene. Vedi figlio, io attraverso te avviserò il mondo circa le mie intenzioni, tu sei la mia Cassandra, griderai ciò che accadrà e nessuno ti darà ascolto, quindi, abituati al prezioso stato di eletto incompreso, beffeggiato, malato e visionario. Se non impazzisci davvero forse un posticino in paradiso te lo guadagni.

– È questo il modo per conquistare il Paradiso?

– Sì, che c’è, non ti sta bene? Non è che proprio te lo debba scegliere tu il sistema.

– Essere creduto pazzo no!

– Be’, è l’iter che ti è concesso, non ti piace?

– No!

– Ah! Hai la possibilità di avere la strada spianata e rifiuti?

– Sono tutte bugie, tutte bugie, non è così che mi conquisterò il Paradiso, tu menti, come hai sempre fatto e mi vuoi vedere soffrire, come hai sempre fatto. Ti inventi le cose e pretendi ch’io le creda!

– Capisco, il paradiso non ti interessa…

– Vattene mamma, vattene dalla mia mente!

– Arrivederci caro.

Cuore di mamma. Ma sì, che si ribelli all’ovvio, che mastichi qualche certezza mentre il destino si compie. Il destino di un grande comunicatore che il Vaticano presto chiama a sé per farne stratega delle campagne più altisonanti.

E mamma osserva.

continua…

Depeche Mode – Heaven
A volte scivolo via
Sometimes I slide away

Silenziosamente
Silently

Mi perdo lentamente
I slowly lose myself

Ancora ed ancora
Over and over
Trova conforto nella mia pelle
Take comfort in my skin

Infinitamente
Endlessly

Arrenditi alla mia volontà
Surrender to my will

Per sempre
Forever and ever
Mi dissolvo nella fiducia
I dissolve in trust

Canterò con gioia
I will sing with joy

Finirò polvere
I will end up dust

sono in paradiso
I’m in heaven
Sto in raggi d’oro
I stand in golden rays

Radiosamente
Radiantly

Brucio un fuoco d’amore
I burn a fire of love

Ancora ed ancora
Over and over
Riflettono una luce infinita
Reflecting endless light

Inesorabilmente
Relentlessly

Ho abbracciato la fiamma
I have embraced the flame

Per sempre
Forever and ever
Urlerò La Parola
I will scream The Word

Salta nel vuoto
Jump into the void

Guiderò il mondo
I will guide the world

Fino al paradiso
Up to heaven

(Fonte: LyricFind – traduzione by Google)

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La perpetua – 4

Campana dei Caduti, Rovereto – foto di Paolo Aldi (immagine da qui)
puntata precedente

La campana

Uno sfizio alla volta.

Si inizia dalla campana.

Cos’è una campana se non l’apostrofo rosa tra la chiesa che chiama e i credenti che accorrono? La campana ora è rosa.

Il paese tutto la guarda incredulo e annichilito. Cerca scritte, messaggi, qualunque cosa possa ricondurre l’evento a gesti di giovani scriteriati, ma nulla. Con il passare delle ore compaiono sulla sua superficie segni di morbillo. Chi si avvicina lo fa con tute sterili, e maschere. Si prelevano campioni di sostanza. Li si analizza nella vicina clinica. Le macchie prendono sempre più forma: sono gigantesche pustole, sempre più grosse. Lo stato di allerta è indetto. La campana è zona rossa, messa sotto un’altra campana atta a contenerne eventuali agenti contaminanti. Le pustole esplodono e con loro la campana rosa scompare. Ciò che ne rimane viene trattato alla stregua dei peggiori scarti tossici, ma con dolore. Una giornata di lutto è proclamata.

Il campanile senza lingua è muto, perché la lingua del campanile ha toccato il corpo della perpetua. E lei se l’è mangiata. Può.

continua…

Hells Bells – AC/DC
Sto rotolando tuono, pioggia battente
I’m rolling thunder, pouring rain

Sto arrivando come un uragano
I’m coming on like a hurricane

I miei fulmini stanno lampeggiando nel cielo
My lightning’s flashing across the sky

Sei solo giovane, ma morirai
You’re only young, but you’re gonna die

Non prenderò prigionieri, non risparmierò vite
I won’t take no prisoners, won’t spare no lives

Nessuno sta litigando
Nobody’s putting up a fight

Ho la mia campana, ti porterò all’inferno
I got my bell, I’m gonna take you to hell

Ti prenderò, Satana ti prenderò
I’m gonna get ya, Satan get ya
Campane dell’inferno
Hells bells

Campane infernali, mi fai suonare
Hells bells, you got me ringing

Hells bells, la mia temperatura è alta
Hells bells, my temperature’s high

Campane dell’inferno
Hells bells
Ti darò sensazioni nere su e giù per la schiena
I’ll give you black sensations up and down your spine

Se ti piace il male, sei un mio amico
If you’re into evil, you’re a friend of mine

Guarda la luce bianca lampeggiare mentre divido la notte
See the white light flashing as I split the night

Perché se il buono è a sinistra, io rimango a destra
Cos if good’s on the left then I’m sticking to the right

Non prenderò prigionieri, non risparmierò vite
I won’t take no prisoners, won’t spare no lives

Nessuno sta litigando
Nobody’s puttin’ up a fight

Ho la mia campana, ti porterò all’inferno
I got my bell, I’m gonna take you to hell

Ti prenderò, Satana ti prenderò
I’m gonna get ya, Satan get ya
Campane dell’inferno
Hells bells

Campane infernali, mi fai suonare
Hells bells, you got me ringing

Hells bells, la mia temperatura è alta
Hells bells, my temperature’s high

Campane dell’inferno
Hells bells
Hells bells, Satana sta venendo da te
Hells bells, Satan’s coming to you

Campane infernali, le sta suonando adesso
Hells bells, he’s ringing them now

Quelle campane dell’inferno, la temperatura è alta
Those hells bells, the temperature’s high

Campane dell’inferno, attraverso il cielo
Hells bells, across the sky

Hells Bells, ti stanno abbattendo
Hells bells, they’re taking you down

Hells Bells, ti stanno trascinando giù
Hells bells, they’re dragging you down

Hells Bells, spaccheremo la notte
Hells bells, gonna split the night

Hells Bells, non c’è modo di combattere
Hells bells, there’s no way to fight
Campane dell’inferno
Hells bells

(Fonte: Musixmatch traduzione by Google)

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La perpetua – 3

Edvard Munch – Vampire (1895) – olio su tela – Museo Munch Oslo. (da qui)
puntata precedente

Amante disperato

“Inarrivabile Creatura,

non posso più amarti così. L’estasi, l’incanto, il male. Sei maledizione, dipendenza, soffio affilato che sussurra ‘ucciditi’. Ebbene, se è l’unico modo per dimostrarti Amore, lo farò. Questa scelta è il segno di quanto io sia debole per amore e di quanto tu sia forte del mio amore.

Addio”

Il corpo trovato sul marciapiede a contorno di un palazzo di quindici piani, non è l’unico sulla coscienza della donna. Ma lei è leggera e famelica, ha una lunga lista di uomini un tempo feroci, soddisfazioni sottili da togliersi come schegge di legno dalle dita. È che ora ne ha noia, necessita d’altro per dilettarsi i giorni.

Amanti disperati, da vecchia, non ne aveva mai avuti. Da giovane nemmeno, poiché sgraziata e acida, ma frequentando la parrocchia rendendo servigi in cambio di favori, un marito se l’era procurato, figliando. Un pargolo va intessuto fin da subito d’ambizioni materne, la sua utilità è nel riscattare una madre. Una madre con un forte senso di rivincita nei confronti della Chiesa: nata donna, non avrebbe mai potuto scalarne le vette.

continua…

BRUNO MARS – Grenade
Facile vieni, facile vai, è così che vivi, oh
Easy come, easy go, that’s just how you live, oh

Prendi, prendi, prendi tutto, ma non dai mai
Take, take, take it all, but you never give

Avrei dovuto sapere che eri un problema dal primo bacio
Should have known you was trouble from the first kiss

Avevi gli occhi spalancati
Had your eyes wide open

Perché erano aperti?
Why were they open?

(Ooh)
(Ooh)
Ti ho dato tutto quello che avevo e l’hai gettato nella spazzatura
Gave you all I had and you tossed it in the trash

L’hai gettato nella spazzatura, l’hai fatto
You tossed it in the trash, you did

Darmi tutto il tuo amore è tutto ciò che chiedo
To give me all your love is all I ever ask

Perché quello che non capisci è
‘Cause what you don’t understand is
Prenderei una granata per te (yeah, yeah, yeah)
I’d catch a grenade for ya (yeah, yeah, yeah)

Getta la mia mano su una lama per te (yeah, yeah, yeah)
Throw my hand on a blade for ya (yeah, yeah, yeah)

Salterei davanti a un treno per te (yeah, yeah, yeah)
I’d jump in front of a train for ya (yeah, yeah, yeah)

Sai che farei qualsiasi cosa per te (yeah, yeah, yeah)
You know I’d do anything for ya (yeah, yeah, yeah)
Oh, oh, dovrei affrontare tutto questo dolore
Oh, oh, I would go through all this pain

Prendi un proiettile dritto nel mio cervello
Take a bullet straight through my brain

Sì, morirei per te, piccola
Yes, I would die for ya, baby

Ma non farai lo stesso
But you won’t do the same
No, no, no, no
No, no, no, no
Nero, nero, nero e blu
Black, black, black and blue

Picchiami finché non sono insensibile
Beat me ‘til I’m numb

Di ‘al diavolo che ho detto “Ehi” quando torni da dove vieni
Tell the devil I said “Hey” when you get back to where you’re from

Donna pazza, donna cattiva
Mad woman, bad woman

È proprio quello che sei
That’s just what you are

Sì, mi sorriderai in faccia e poi strapperai i freni alla mia macchina
Yeah, you’ll smile in my face then rip the brakes out my car
Ti ho dato tutto quello che avevo e l’hai gettato nella spazzatura
Gave you all I had and you tossed it in the trash

L’hai gettato nella spazzatura, sì, l’hai fatto
You tossed it in the trash, yes you did

Darmi tutto il tuo amore è tutto ciò che chiedo
To give me all your love is all I ever ask

Perché quello che non capisci è
‘Cause what you don’t understand is
Prenderei una granata per te (yeah, yeah, yeah)
I’d catch a grenade for ya (yeah, yeah, yeah)

Getta la mia mano su una lama per te (yeah, yeah, yeah)
Throw my hand on a blade for ya (yeah, yeah, yeah)

Salterei davanti a un treno per te (yeah, yeah, yeah)
I’d jump in front of a train for ya (yeah, yeah, yeah)

Sai che farei qualsiasi cosa per te (yeah, yeah, yeah)
You know I’d do anything for ya (yeah, yeah, yeah)
Oh oh, passerei attraverso tutto questo dolore
Oh oh, I would go through all this pain

Prendi un proiettile dritto nel mio cervello
Take a bullet straight through my brain

Sì, morirei per te, piccola
Yes, I would die for ya, baby

Ma non farai lo stesso
But you won’t do the same
Se il mio corpo fosse in fiamme
If my body was on fire

Ooh, mi guarderesti bruciare tra le fiamme
Ooh, you’d watch me burn down in flames

Hai detto che mi amavi, sei una bugiarda
You said you loved me, you’re a liar

Perché non l’hai mai, mai, mai fatto, piccola
‘Cause you never, ever, ever did, baby
Ma tesoro, prenderei comunque una granata per te (yeah, yeah, yeah)
But darling, I’d still catch a grenade for ya (yeah, yeah, yeah)

Getta la mia mano su una lama per te (yeah, yeah, yeah)
Throw my hand on a blade for ya (yeah, yeah, yeah)

Salterei davanti a un treno per te (yeah, yeah, yeah)
I’d jump in front of a train for ya (yeah, yeah, yeah)

Sai che farei qualsiasi cosa per te (yeah, yeah, yeah)
You know I’d do anything for ya (yeah, yeah, yeah)
Oh oh, passerei attraverso tutto questo dolore
Oh oh, I would go through all this pain

Prendi un proiettile dritto nel mio cervello
Take a bullet straight through my brain

Sì, morirei per te, piccola
Yes, I would die for ya, baby

Ma non farai lo stesso
But you won’t do the same

No, non farai lo stesso
No, you won’t do the same

Non faresti lo stesso
You wouldn’t do the same

Ooh, non faresti mai lo stesso
Ooh, you’d never do the same

No, no, no, no oh
No, no, no, no oh
(Fonte: LyricFindtraduzione by Google)
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Schiare idee

– Dove vai adesso?

– Esco.

– Sì, ma dove?

– Non si capisce?

– No!

– Da quanto conviviamo?

– Non fare così…

– Non pormi domande inutili allora.

– Non sono inutili!

– Stiamo già litigando?

– No!

– E invece sì!

– No…

– E prima? Cosa stavamo mettendo in scena?

– Una litigata ma abbiamo smesso 4 minuti fa.

– Non me ne sono accorta.

– Sì invece, avevamo anche finito.

– Ma sei sicuro?

– Certo!

– Ah, ok.

– Me lo dici dove stai andando con la sedia?

– Vedi che vuoi continuare a litigare?

– No!

– Prendo le palline da tennis, devo comunque schiarirmi le idee.

– E la sedia.

– Cosa.

– Le palline da tennis e la sedia.

– Vedi? Dovresti conoscermi, dovresti! Vado!

– Mi dici almeno il paesaggio geologico?

– Stagno!

– (Ok, stagno…)

Let them come – di Neta Oren

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Lo meco laboro

Prodiga sempre nella divulgazione scientifica e non, sono lieta di ospitare una chiara e lucida spiegazione di un lavoro misterioso e che tanto incide nella quotidianità di tutti noi. Ringrazio Adriano per essersi prestato a una così sincera ed esaustiva delucidazione dei dubbi, di tutti i dubbi!

Buona lettura.


Lo meco laboro.

Adriano

N.b.: questo post nasce dopo aver constatato, per la miliardesima volta, che quando tento di spiegare cosa faccio, vedo le facce delle persone così: °.° perciò, riprendendo per gioco il post di stamattina, vedo se con un altro linguaggio riesco ad essere più chiaro.

La mia ammiratione verso li marchingegni delli maghi di certa fattura, nacque clandestina nel fiore di giovinezza. Dapprima cercai, con lo aiuto d’Iddio et con le preghiere per lo nostro Papa-Re, di liberarmi da tal maligna presenza, ma invero mi vinse e ne fui attratto come un prode cavaliere est attratto dallo draco.

Crescendo, seppur addolorato dalla momentanea mancanza d’un mago che vuolsi impararmi lo oscuro mestiere, provai di nascosto a cimentarmi lo stesso verso tal prodigio osservando clandestinamente le movenze di certi homini che aveano di tal roba dimesticanza.

Importante fu poi per me la ischola adatta, dove sapienti mastri completarono il mio apprendimento verso tale arte oscura.

Nonostante le primizie difficoltate dovute alla pienezza di albionistici vocaboli, riuscii ugualmente a padroneggiar simil fattura pur essendone ancora discepolo.

E fu così che un dì divenni, poco alla volta, cerusico di cotali marchingegni, che si fossi stato chiamato dallo Papa-Re per una crociata in Terra Santa, avrei potuto anco battere gli Ottomani in domo loro.

Ma non venni chiamato dallo nostro Santo Padre, ma bensì da principi, messeri et financo villani che chiedommi ausilio per i loro problemi con la infernale macchina.

Non mancarono, invero, alcuni gaglioffi che, credendo di poter fregare la esperienza con lo inganno, sfidai a una pugna dove ne venni fori vincitore.

Et con lo aiuto dello Santo Protettore, dapprima risuolsi al termine dello millennio passato lo baco di fine era, per poi sistemare dopo una infezione ancor più virulenta et dannosa della Peste Nigra, che tanti danni fece tra l’homini ma mai quanto alle macchine.

Così si arrivò alli odierni tempi, nell’Anno Domini MMXX, dove ancora odie messeri et madame, presi da potente sconforto per la mala funzione del loro balocco galvanico, chiedommi soccorso verso la loro amata stregoneria.

Colla speranza che tale mestiere fine mai non abbia.

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La perpetua – 2

Copertina dell’Album Belladonna of Sadness di Nick Cause (immagine da qui)
puntata precedente

Dal vocabolario il destino

Perpetua: che dura sempre, che è destinata a non finire mai: dannazione, felicità perpetua.
Così canta un vocabolario di grido.

Nel suo nome il suo destino.

Il diavolo le ridà corpo. Meraviglioso. La vuole felice, in eterno. La vuole dannatrice dei miseri, dei subdoli, degli eroi. La vuole magnifica e vincente, perché ha preso il suo arido cuore. Perché è capricciosa e cattiva. Come solo una vecchia può essere.

La vecchia ha ora il più conturbante degli aspetti, con la capacità di parlare tutte le lingue e di mangiarsi tutte le lingue che toccheranno il suo giovane corpo. Una mantide intelligente e senza la voglia di procreare, delusa dal figlio avuto.

continua…

Nick Cause – Belladonna of Sadness
Lei è Belladonna
She’s Belladonna

Il diavolo è su di lei
The Devil’s on her

Io vengo dalle nuvole e lei è
I’m from the clouds and she’s

Dalla California
From California
Hollywood è in lei
Hollywood’s in her

Un peccatore locale
A local Sinner

Viola i suoi capelli tutti i giorni
Purple her hair everyday

Diventa più magra
She grows thinner
Belladonna è così sola
Belladonna is so lonely

In un angolo sempre triste
In a corner always sad

Perdersi quando si è in pole
Getting lost when on the pole

Il suo liquore è duro, i suoi uomini sono cattivi
Her liquor hard, her men are bad

Li cattura con tristezza
She captures them in Sadness

E porta via la loro anima
And takes away their soul

Dà loro una notte solitaria
Gives them a lonely night

Per trovare l’amore dentro un buco
To find love inside a hole
Oh mia Bella
Oh my Bella

Sono il tuo venditore
I’m your seller

Conservando il tuo sangue nel mio
Storing your blood in my

Neat Wine Cellar
Neat Wine Cellar
Indossa il rosso, oh mio
She’s wearing red oh my

Sembra stellare
She looks stellar

La pelle morbida del suo corpo lo è
Her body’s soft skin is

Immerso nella Nutella
Dipped in Nutella
Belladonna è così sola
Belladonna is so lonely

In un angolo sempre triste
In a corner always sad

Perdersi quando si è in pole
Getting lost when on the pole

Il suo liquore è duro, i suoi uomini sono cattivi
Her liquor hard, her men are bad

Li cattura con tristezza
She captures them in Sadness

E porta via la loro anima
And takes away their soul

Dà loro una notte solitaria
Gives them a lonely night

Per trovare l’amore dentro un buco
To find love inside a hole.
(traduzione by Google)
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Considerazioni circonflesse sull’arte

Opera di zipgong
Leggendo l’articolo di zipgong (dove ho preso l’immagine da lui creata), mi è venuto in mente un pezzo che scrissi qualche anno fa e che ben si abbina all’argomento. Buona lettura.

Considerazioni circonflesse sull’arte

Alexander Zass – uomo forzuto (immagine presa qui)

Alcune considerazioni sull’arte presentano una struttura circonflessa. Esimi colleghi le identificano con il termine storturai.

Non è semplice descriverle, ma le vediamo ben rappresentate da un’iconografia raffigurante l’uomo/vir nell’atto di curvare una spranga d’acciaio, con mani agli estremi. Fatica, sudore, sangue, caratterizzano la coloritura di un’immagine destinata a restare vivida nelle nostre coscienze.

Circonflettere una considerazione in merito all’arte è difficoltoso ed innaturale, ma possibile.

Per donare limpidezza a quanto detto vi mostreremo un esempio.

Il materiale che segue è stato prodotto, tramite una registrazione ambientale, dal filosofo-esteta-antropologo J. P. Zanetti il 5 ottobre 2001, alle ore 17,45.

Zona di raccolta: Busto Arsizio (South Europe). La traduzione è a cura del Centro Italiano di Cultura di Boston.

– Quando siamo a sedici chiudiamo le porte, spegniamo la videocamera e andiamo a dormire.

– Sedici cosa?

– Sedici ore.

– Sedici ore?

– Sì, sedici ore.

– Stiamo qui sedici ore?

– Sì, l’opera è così, sedici ore di bolle di sapone.

– Solo?

– Io faccio le bolle e guardo il muro, tu fai le bolle e mi guardi le terga.

– Tu guardi il muro ed io ti guardo il culo?

– Esatto.

– Ma è una rottura di palle!

– No, che dici, si chiama “performance”.

– Ma il senso di questa cosa?

– Me lo sono fatto scrivere da un’amica, un manifesto programmatico. È scritto tutto lì.

– Ma dobbiamo saperlo a memoria?

– No, non è previsto che ci facciano domande.

– E se dopo ce le fanno?

– Diremo che siamo stanchi, che l’opera è stata intensa e l’applicarsi faticoso.

– Ma non possiamo andare avanti così per molto, prima o poi delle domande ce le faranno.

– La prossima che facciamo la facciamo cantando, così non ci possono interrompere.

– Altre sedici ore?

– No solo tre, saremo già un “caso” allora.

– E non ci chiederanno niente?

– Ci facciamo fare un altro manifesto programmatico, oppure no, lasciamo che si interroghino per trovare un significato a seguito dell’altra improvvisata.

– Allora me lo studio.

– Fai come vuoi, io faccio a meno.

– Ci sei all’aperitivo questa sera?

– Sì, solita ora, ma non facciamo tardi che domani devo imbiancare un appartamento.

– Ah, forte! Come quelli della Biennale? Quelli che continuavano a passare le pareti di bianco e quelli dietro di nero e poi ancora di bianco e poi di nero?

– No, questi sono clienti veri.

– Ma anche chi va alla Biennale è un cliente vero.

– Ah, già, hai ragione, è per questo che facciamo la performance, ma non abbiamo agganci per finire alla Biennale.

– Non ancora… se sfondiamo qualche aggancio magari salta fuori.

– Boh, vediamo dai, intanto può bastare il fatto che io abbia fatto l’Accademia per aprirci qualche salottino come si deve.

– La fai facile, con tutti quelli che sono a spasso.

– Va bene, ma io sono anche imbianchino, ricorda: il fascino del pennello.

– Ma dai! Te le vuoi trombare per aprirti la strada?

– Eh, no allora, per chiuderla?

– Non ci avevo pensato.

– Tu non devi pensare, devi fare quello che dico io.

– Ma sei uno stronzo!

– Quando mi presenti tua sorella?

– Sì, buonanotte. Ma perché ti devo guardare il culo mentre faccio le bolle?

– Mi piace quando me lo guardano, non so… se lo farai tu lo faranno tutti, tutti quelli che passano e l’idea mi piace moltissimo.

– Mettiti in mutande no?

– Non ci avevo pensato. Ottima idea.

– Sei uno stronzo malato.

– Dai che se la cosa va in porto tiro dentro anche te per almeno un quinquennio.

– E poi?

– Poi basta, vado a fare l’attore e tu ti arrangi.

– L’attore?

– Ma sì, questa è una forma di bound art; o l’attore o vado a fare la body art, vedo un po’ come butta, dai.

– Non ti credevo così calcolatore.

– Ma quali calcoli, sono già fuori tempo, queste cose andavano anni fa, sono in ritardo sparato, ma ho ancora un fisico decente, me lo devo giocare. In tutti quei provini di merda non mi hanno preso. Devo darmi una mossa! O qui faccio il figo in modo sofisticato o non mi cagherà mai nessuno.

– È la prima volta che ti sento parlare così, credevo non ti interessasse diventare famoso.

– Ok, sono stato un po’ sotto tono in questi anni.

– Ma quale sotto tono, dicevi che quelli dei provini erano “una manica di deficienti senza sostanza in cerca d’effimero”, questo dicevi.

– Va bene ho finto, va bene? Si cambia, si invecchia, facendo il cazzaro non ho ottenuto niente, è ora che mi finalizzi, perdio!

– E se non va come speri?

– Faccio l’intellettuale dannato, quello che offende e si incupisce nella sua arte incompresa, ma grandiosa…

– Ma quale arte?

– Lascia fare a me, cosa vuoi capire di queste cose, mica hai fatto l’Accademia, tu.


i Zanetti, J. P., Morphon, K. (2003), Analisi strutturale delle considerazioni sull’arte, University of California Press, Berkeley.

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È una vela la mia mente, prua verso l’altra gente, vento magica corrente, hu hu hu hu hu!

DUE MONDI – Lucio Battisti (1974) –
L’universo che respira
E sospinge la tua sfera
E la luce che ti sfiora
Cosa vuoi?
Voglio te, una vita
Far l’amore nelle vigne
Cade l’acqua, ma non mi spegne
Voglio te
Oltre il monte
C’è un gran ponte
Una terra senza serra
Dove i frutti son di tutti
Non lo sai?
Voglio te, una vita
Far l’amore nelle vigne
Cade l’acqua, ma non mi spegne
Voglio te
È una vela la mia mente
Prua verso l’altra gente
Vento, magica corrente
Quanto amore
Voglio te, una vita
Far l’amore nelle vigne
Cade l’acqua, ma non mi spegne
Voglio te
Voglio te, te, te
Tu non cambi mai
Un braccio, che altro vuoi?
Un’ora me la dai
L’amore è qualcosa di più del vino, del sesso che tu
Prendi e dai
Sarei una cosa tua
Amore, gelosia
Amor di borghesia
Da femmina latina a donna americana
Non cambia molto, sai?
Una vela
È una vela la mia mente
Prua verso l’altra gente
Vento, magica corrente

Lucio Battisti – ANIMA LATINA (album completo)

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Contemplo (e non ringraziamo il merlo?)

Merlo in volo (da qui)

Il merlo. Esco dalla porta di casa e me lo trovo sui gradini. Oh che spavento! Lui si spaventa più di me e saltellando inizia a spruzzare ovunque contenuto intestinale. Poi scappa. Contemplo. Poi ritorna, perché era scappato dalla parte sbagliata. Intanto che osservo l’ultima opera di Pollock (vedrete qualcosa di simile cliccando), il merlo prende coraggio e si avvicina, emetto qualche suono a caso dalla bocca e gli mostro la via d’uscita, lui decolla e come un colibrì rimane a mezz’aria, infine va.

L’alimentazione del merlo in questa stagione: bacche viola.

La scala – marmo bianco bocciardato -. Con tutte quelle super schitte blu/viola è molto bella. Contemplo. Poi mi arrendo e inizio a pulire. Poiché era da un po’ che non passavo con vigore ed energia, il risultato è stato più o meno come quando su un foglio disegnato a matita si commette l’errore di cancellare con la gomma pane (tutto ok se è l’effetto desiderato, niente bene se l’effetto è indesiderato): candide macchie bianche a sfidare un’elegantissima patina del tempo. Contemplo. Contemplo a lungo. È TEMPO.

Armarsi. Di strumenti. Pazienza. Forza. Costanza. Dedizione. E di lui: l’olio di gomito. E di tempo, quel tempo: due ore.

In due ore a carponi a grattare marmo ho cambiato la mia vita.

Grazie merlo.

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Story-Lenny 8

Ringrazio (in ordine di apparizione) brunonavoni, Yleniaely, andream2016, Ettore Massarese (fu Franz), raccoltaedifferenziata, Nonna Pitilla, Marco, Sara Provasi, Adriano, Alidada, eleonorabergonti!!!

I materiali sono tutti in fondo. Buon divertimento!


Lenny, ciao.

La porta si apre piano. Dal pianerottolo si diffonde la voce nota: “Lenny, ciao. E grazie per lo zaino!”. La porta si chiude in autonomia.

Cara entra con in spalle un voluminoso zaino fluorescente. Lo lascia piombare a terra senza preoccuparsi dell’accasciamento in orizzontale. Qualche occhiata furtiva alla stanza, apertura delle finestre per cambiare l’aria. Espressione beata. Sorriso stampato. Sta bene. È felice. La vacanza le dona. È bella. Più bella.

Come è bella…

Non riesco a parlarle.

Va in bagno. Lascia la porta aperta e vedo. Si lava mani e viso, poi ritorna in sala ancora gocciolante, alza le braccia in alto, si issa sulle punte dei piedi e inizia una danza tutta sua, senza musica. La coreografia è quel che è, ma c’è tanta gioia in quelle movenze, tanta energia.

– Non mi chiedi niente Narratore?

E piroetta come una trottola ubriaca. I capelli fanno ciò che le leggi fisiche permettono loro. Dalla bocca inizia a uscirle un motivetto che non riconosco. Quante cose avrei da chiedere a quelle labbra angeliche, ma non posso interrompere un momento tanto speciale.

– Quanti problemi, ti rispondo lo stesso sai?

E con le mani sui fianchi improvvisa una specie di tarantella, ma non ci giurerei, sono tutti passi così poco distinti. Eppure è ipnotica.

– Chiedi pure, non ho intenzione di mentire.

Adesso le braccia si son messe a vorticare lungo i fianchi accompagnati da un fischio modulato (sa fischiare!). Non è chiaro cosa rappresenti nell’economia della, del, non saprei come definire ciò che vedo, ma qualcosa tutto ciò rappresenterà, no?

– È questa la domanda? Sono solo contenta.

Saltelli, ecco, i saltelli mancavano, a piedi uniti, intorno al divano con l’emissione di scanditi Yek-Yek! E una capriola sul divano. Sul quale rimane immobile a far calmare il fiatone.

– Ti sono mancata?

Sì.

– Anche tu.

Ed il narratore si mise a piangere lacrime vere, non poteva credere che la sua creatura gli si rivoltasse contro.
Era vissuto nella fallace convinzione che tutto ciò che Cara diceva nascondesse un messaggio d’amore per lui. Eh sì, credeva davvero fosse amore ed invece era un calesse. E cosa si fa con un calesse? Ci si monta e si fugge via, lontano lontano … peccato che questo fosse un calesse rotto e senza cavallo, al limite un asino alla soglia della pensione. No no, il Narratore non poteva più sperare di fare un’uscita di scena degna dei film di Holliwood anni ’40. E quindi? Non gli rimaneva che ordinare una pizza a domicilio, di quelle piccantissime che tanto piacevano a Cara e poi rinchiudersi nel frigorifero. Il fresco magari gli avrebbe fatto vedere più chiaro, anche perché un tarlo stava avanzando nel suo cervello … e se fosse Lenny ad essere innamorato di lui?

andream2016 (00:50 – 10/12/2020)

Con questa vena ballerina Cara potrebbe entrare nella scuola di Amici.

Un’altra idea: il Narratore, mentre Cara è nella scuola, viene scelto come tronista (meglio over o trono classico?) ma, non contento, decide di abbandonare il trono ed entra nella casa del Grande Fratello dove diventa il confidente di tutti.

eleonorabergonti (15:30 – 8/12/2020)


STORY-LENNY è un gioco di trame. Ecco qualche informazione in più QUI.

Si può giocare in diversi modi:

  1. Contributi interni alla singola puntata (comunque autoconclusiva);
  2. contributi di stravolgimento della trama complessiva;
  3. contributi esterni a piacere.

Per chi vuol cercare il pelo nell’uovo ammetto che sì, camuffate vi sono alcune pubblicità occulte… trovatele se ne siete capaci!
Ricordo mestamente che a chi tocca non si ingrugna e che i botta e risposta sono leciti, anzi sono i benvenuti.
Da oggi è possibile attaccare trame a quelle altrui! Anche nelle puntate precedenti.

Poi ci sono i super supporti HARD e DIVERSAMENTEHARD alla trama, i divertenti Extra-Lenny 1, Extra-Lenny 2 e Extra-Lenny 4 e Extra-Lenny 5 di Andream2016 e l’Extra-Lenny 3 di Sara Provasi – (Grazie!)


RIEPILOGO AGGIORNATO DEL CAPITOLO

  1. Cara saluta Lenny ed entra in casa dopo una vacanza.
  2. Il Narratore è emozionato e la osserva ballare.
  3. Cara è contenta. Buttandosi sul divano chiede al Narratore se gli sia mancata e ammette che lui le è mancato.
  4. In Narratore si abbatte, una botta di inadeguatezza, cerca una botte di freddo per pensare, ma come un botto ecco un dubbio: e se Lenny fosse innamorato di lui?
  5. Il lettore E propone che Cara vada alla scuola di Amici e il Narratore a fare il tronista, per poi abbandonare il trono e dedicarsi al Grande Fratello.
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Story-Lenny riassunto

AGGIORNATO!

LE PARTI IN GRASSETTO SONO I NUOVI SPUNTI DI TRAMA

Story-Lenny 1
  1. Cara cerca Lenny nel suo appartamento; il Narratore interloquisce dandolo per assente; Cara non gli crede e lo cerca al telefono.
  2. In un altro luogo il personaggio A e il personaggio B discutono; A dice a B di avere incontrato Lenny al ristorante in atteggiamento galante verso un’altra donna; B chiede di Cara e la risposta di A è vaga.
  3. Cara è alle prese con il Narratore deciso a pedinarla nel suo girovagar per casa.
  4. Scocciata, Cara ricorre a uno stratagemma verbale per liberarsi del Narratore.
  5. Appena fuori dall’appartamento Cara si accorge di essere ancora importunata dal Narratore, che cerca di metterla in guardia su Lenny (e non rinuncia ai privilegi del proprio ruolo). Rumor di passi estranei in avvicinamento.
Story-Lenny 2
  1. Il Narratore è ora in casa di Cara.
  2. Battibecco tra i due in cui il Narratore esprime le proprie intenzioni e Cara protesta.
  3. Cara chiama Lenny per uscire a cena, ribadendo le proprie preferenze.
  4. Per trascorrere il tempo prima di uscire, Cara fa dei dispetti al Narratore che prova a convincerla ad essere il personaggio che lui desidera.
  5. Il Narratore la rimbrotta deciso e Cara si adombra, triste, cerca il frigorifero per uscire in qualche modo dallo stato d’animo.
  6. Cara chiede al Narratore di aiutarla a scegliere il cibo e lo chiude dentro il frigorifero.
Story-Lenny 3
  1. Cara è sul pianerottolo con Lenny, accorgendosi che in casa c’è il Narratore, induce Lenny a scappare.
  2. Cara è sconsolata e ha un momento di vero sconforto.
  3. Cara va in bagno per lavarsi la faccia e si accorge di non essere stata seguita.
  4. Dopo un veloce scambio Cara capisce che il bagno è per lei una zona franca.
  5. Cara si addormenta sul divano e sogna i giochetti fatti con Franca in bagno.
Story-Lenny 4
  1. Cara è al telefono con Lenny e gli nega la serata per aiutare la vicina.
  2. Il Narratore si galvanizza all’idea di Cara insieme alla vicina.
  3. Cara, oppositiva, alla fine propone un accordo al Narratore.
  4. Il Narratore preavvisa Cara che presto dovrà descriverla in una scena di sesso e accetta l’accordo.
  5. Cara incastra in casa il Narratore con uno strattagemma letterario ed evita che la segua a casa della vicina.
  6. Il Narratore cambia libro: PER UN BELL’ABITO OLGA PERSE LE PENNE di Alessandra Marcotti.
Story-Lenny 5
  1. Cara entra furtiva in casa con una borsina.
  2. Il Lettore Sincero fa il suo ingresso in scena, autodichiarandosi un cameo (e dalla distrazione facile).
  3. Cara si va chiudere in bagno millantando esercizi di bondage.
  4. Mentre provengono strani rumori dal bagno, il Narratore cerca di aprirsi sinceramente a Cara.
  5. Solo ammettendo di poterla lasciare in pace, ottiene l’attenzione di Cara, che molla la fune per la discesa di Lenny dalla finestra (dopo la consumazione di un rapido amplesso lontano da occhi indiscreti).
  6. Il giorno dopo: il Narratore si arrabbia per l’infantilismo di Cara e se ne va, lasciandola disperata per le condizioni di Lenny e ora sola.
Story-Lenny 6
  1. Il Narratore è in un’altra casa davanti a due che amoreggiano.
  2. Gli manca Cara, ma si sente offeso dal suo atteggiamento.
  3. Il Narratore torna nell’appartamento di Cara e la trova con un altro giovane uomo in felice sintonia giocosa.
  4. Cara ha portato a casa, con il divano nuovo, il commesso.
  5. Il Narratore non condivide e inserisce Lenny a rovinare la festa a Cara, facendolo presentare al citofono.
Story-Lenny 7
  1. Il Narratore cerca di stimolare Cara, demotivata e inerme sul divano.
  2. Cara prende energia e inizia a sfidare il Narratore narrandolo a sua volta.
  3. Cara fa bussare alla porta un ipotetico buco nero in grado di ingoiare il Narratore, che si lascia suggestionare.
  4. Una voce fuori campo allerta sulla probabile fine del Narratore.
  5. Il Lettore A, il Lettore E e Lettore Sincero commentano l’accaduto iterrogandosi su ipotesi.
Story-Lenny 8
  1. Cara saluta Lenny ed entra in casa dopo una vacanza.
  2. Il Narratore è emozionato e la osserva ballare.
  3. Cara è contenta. Buttandosi sul divano chiede al Narratore se gli sia mancata e ammette che lui le è mancato.
  4. In Narratore si abbatte, una botta di inadeguatezza, cerca una botte di freddo per pensare, ma come un botto ecco un dubbio: e se Lenny fosse innamorato di lui?
  5. Il lettore E propone che Cara vada alla scuola di Amici e il Narratore a fare il tronista, per poi abbandonare il trono e dedicarsi al Grande Fratello.
Story-Lenny 9
  1. Cara porta Lenny a casa. Il Narratore, non è pronto ad affrontarne la presenza in carne e ossa.
  2. Cara va a cambiarsi e intando dà a Lenny indicazioni per apparecchiare: mangeranno insieme e lì.
  3. Il Narratore non vuole guardare, ma non l’ha mai vista vestita da sera e decide d’ntervenire spaventando Lenny.
  4. Quando Cara torna pronta per la cena, Lenny è scappato.
  5. Se Cara abbassasse lo sguardo lo troverebbe per terra svenuto…
  6. Il Lettore A dice che Lenny vuole in realtà testare quanto la sua presenza sia gradita a Cara, giocando di assenza… e se avesse un profumo che lo distinguesse?
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La perpetua

Statuetta campaniforme: Proveniente da Tebe. VII secolo a.C., terracotta, h 39,5 cm, Museo del Louvre. (da qui)

“Le ghirlande! Le ghirlande! Salvate almeno le ghirlande!” Questo è stato l’ultimo grido della perpetua prima che le cadesse la campana in testa.

La campana è stata benedetta. Le ghirlande bruciate, per distruggere l’ultima intenzione della mamma del parroco.

La perpetua. Segreto oggetto del desiderio dell’arcivescovo, adusa al ricatto grazie ai torbidi segreti da confessionale, arrivista spingitrice del figlio tra le braccia di questo o quel prelato. Potente, scomoda. Impossibile da guardare negli occhi.

La campana. Da lì in poi, oggetto di pellegrinaggio per meriti miracolari, portata in processione accomodata su carri, ornata con fiori freschi, accompagnata dai canti festanti dei paesani, mostrata sui confini dei paesi limitrofi in segno di vittoria; unica vera eroina senza macchia e senza paura in un luogo pieno di macchie e piegato alle paure.

Il respiro liberatorio della comunità si fece un sol soffio il giorno in cui il sindaco la benedì laicamente con il lancio di una bottiglia di champagne.

Per amor filiale il parroco stesso celebrò il funerale alla madre, senza lacrime, con un viso rilassato e sereno. I maligni pensarono al sollievo della parola del Signore, niente affatto: un sollievo umano dovuto alla sonante mancanza. Ad ogni modo, coralmente, tutti iniziarono a immaginarla con il fuoco al culo, impegnata in urla isteriche e a dispensar segreti dove già noti.

Donna ambiziosa e disposta a tutto la perpetua.

Il diavolo se ne innamorò.

continua…

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La riposta

Dunque una settimana fa. Cosa ho fatto una settimana fa?

Ho risposto.

Una sola risposta per tutte le domande. Quante domande avrò raccolto? Tante, tantissime, se ne raccolgo ovunque. Per fortuna ho raccolto solo quelle che hanno posto a me, senza scorta d’altre (per fortuna sì, anche se accatastarne di rivolte ad altri non è che pesi molto, lo dico così, per ammorbidire, la carezzevole lamentela scalza che usa ritrarsi al primo freddo del suolo).

Una sola risposta a tutte le domande. Come stai? Tu, là, lù, lò? Quante ne vuole? Ha moneta? Torni domani? Mi lascia aperto? Zucchero? Fa freddo? Hanno già chiuso? Leggi? Piazza Vittoria? Con te parla? L’hai poi rivista? Mi mandi tutto via e-mail? Cosa ne pensi? Ne vuole uno? Lo porta da sola? Ti sembro solo? Me ne lascia una? Ti piace? A che ora? È andata bene? La richiamo? Mi chiami? Che mascherina è? Cosa gli hai detto? Stai andando adesso? Ha visto anche Lei? Queste scale? Hai sonno? Ci vieni?

Una sola risposta: mh (traduzione: un sogno (ma chi la conosce la mia lingua)).

Her Morning Elegance di Oren Lavie
Il sole è tramontato da giorni
Sun been down for days

Un bel fiore in un vaso
A pretty flower in a vase

Una pantofola accanto al caminetto
A slipper by the fireplace

Un violoncello che giace nella sua custodia
A cello lying in its case
Presto sarà giù per le scale
Soon she’s down the stairs

La sua eleganza mattutina che indossa
Her morning elegance she wears

Il suono dell’acqua la fa sognare
The sound of water makes her dream

Risvegliato da una nuvola di vapore
Awoken by a cloud of steam

Versa un sogno ad occhi aperti in una tazza
She pours a daydream in a cup

Un cucchiaio di zucchero si addolcisce
A spoon of sugar sweetens up
E combatte per la sua vita mentre si infila il cappotto
And she fights for her life as she puts on her coat

E combatte per la sua vita sul treno
And she fights for her life on the train

Guarda la pioggia mentre si riversa
She looks at the rain as it pours

E combatte per la sua vita mentre va in un negozio
And she fights for her life as she goes in a store

Con un pensiero è stata presa da un filo
With a thought she has caught by a thread

Paga il pane e se ne va
She pays for the bread and she goes
Nessuno sa
Nobody knows
Il sole è tramontato da giorni
Sun been down for days

Una melodia invernale che suona
A winter melody she plays

Il tuono la fa contemplare
The thunder makes her contemplate

Sente un rumore dietro il cancello
She hears a noise behind the gate

Forse una lettera con una colomba
Perhaps a letter with a dove

Forse uno sconosciuto che potrebbe amare
Perhaps a stranger she could love
E combatte per la sua vita mentre si infila il cappotto
And she fights for her life as she puts on her coat

E combatte per la sua vita sul treno
And she fights for her life on the train

Guarda la pioggia mentre si riversa
She looks at the rain as it pours

E combatte per la sua vita mentre va in un negozio
And she fights for her life as she goes in a store

Con un pensiero è stata presa da un filo
With a thought she has caught by a thread

Paga il pane e se ne va
She pays for the bread and she goes
Nessuno sa
Nobody knows

Nessuno sa
Nobody knows
E combatte per la sua vita mentre si infila il cappotto
And she fights for her life as she puts on her coat

E combatte per la sua vita sul treno
And she fights for her life on the train

Guarda la pioggia mentre si riversa
She looks at the rain as it pours

E combatte per la sua vita mentre va in un negozio
And she fights for her life as she goes in a store

Dove le persone sono piacevolmente strane
Where the people are pleasantly strange

E conta il cambiamento mentre va
And counting the change as she goes
Nessuno sa
Nobody knows

Nessuno sa
Nobody knows

Nessuno sa
Nobody knows (traduzione by Google)

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GM (giornata mondiale)

https://www.tp24.it/immagini_articoli/31-01-2016/1454256591-0-giornata-mondiale-delle-zone-umide-martedi-un-convegno-al-centro-polivalente-di-petrosino.jpg
c’è tutto in questa immagine: yin e yang (da qui)

Il raccontino narra della nascita delle “Giornate Mondiali” (o Internazionali, a piacere).

È a 4 mani, le mie due e le due mani di ADRIANO.

Trovaticisi sul sentiero del fastidio fisico nei confronti di questa nobile istituzione, abbiamo deciso di rendere almeno piacevole la percorrenza.

Buona lettura!

P.S.: le giornate nominate sono tutte realmente esistenti, tranne due: quali?


Da quando esiste il mondo, lo scorrere del tempo è stato sempre scandito dalle giornate. Queste, di giorno in giorno, di epoche in epoche, di lustri e lustrini vari, hanno segnato la vita di qualunque essere presente nel pianeta, anche dei sassi. Esse sono sempre passate uguali e placide, ma negli ultimi anni si è sentito il bisogno quasi fisiologico di prendere alcune di queste e di renderle speciali per ricordare fatti, avvenimenti, curiosità, nomi, città e cose da far conoscere a tutto il mondo. Sono nate così le giornate mondiali.
 
Enrichetta, detta Richy, pianta nella neve la tavola fucsia da snowboard e con i denti strappa la fascetta con velcro del guanto, spoglia la mano e con dita irrigidite dallo sbalzo termico tira la zip della tasca fluorescente sul petto: estrae il cellulare. Chi caspita la disturba prima di una discesa? L’ONU. Richy risponde alla telefonata e sì, da adesso è in missione per conto dell’ONU.
 
Richy ascolta la voce misteriosa che parla dall’altra parte del telefono con una inaspettata parlantina, e sta lì lì per tirarle un accidente coi controfiocchi che ecco la voce la blocca subito dicendole che non può dire nulla poiché oggi è la Giornata Mondiale della prosopopea e quindi deve sentire e basta. Richy ingoia il rospo chiedendosi quando sarà la Giornata Mondiale delle maledizioni al telefono, e dopo aver salutato mestamente la voce dell’ONU con un: “Obbedisco!”, si rimette il cellulare nella tasca fluorescente a norma di legge, chiude la zip con tutto il guanto e, noncurante di quanto stava succedendo, ridotta ormai a un blocco di ghiaccio con le gambe, si avvia a scendere la pista come meglio può, pronta per avventurarsi in quello che è un ricco calendario di giornate da rispettare.
 
Obbedienza.
Si obbedisce per timore, per indolenza spirituale, per mancanza di iniziativa, per economia energetica, per profondissima credenza. Aggiungerne si può, ma si obbedisce. Obbedendo, Richy avrebbe creato nuove parole d’ordine per altre innumerevoli obbedienze sane-sante-savie, ma quali?
La parete del salotto decorata con le 15 tavole appese. La parete del salotto decorata con le 15 tavole appese e il profumo di vin brulé nell’aria. La parete del salotto decorata con le 15 tavole appese e il profumo di vin brulé nell’aria e: una visione biblica.
 
Dal fumo sprigionato dal vin brulé si ode una voce come di tuono dal tono solenne.

– “Richy!” esclama la voce.

– “Chi è?” esclama Richy stupita.
– “Io”
– “Io chi?”
– “António!”
– “Da Padova?”
– “Macchè, da Lisbona!”
– “Oh scusate, adesso non posso, tengo la pentola sul fuoco, lasciate pure il depliant sotto la porta.”
– “Io non ho bisogno di depliant, sono il tuo capo!”
– “Uuuh signore, scusate tanto, avete detto Antonio ho pensato al santo. Cosa posso fare per lei?”
– “Hai letto le 15 tavole che ti ho mandato?”
– “Sì.”
– “E?”

– “Sono carine, fanno proprio un bel figurone in salotto.”

– “Devi rispettarle e farle rispettare tutte!!!”
– “Tutte?”
– “Sì.”
– “Anche quella della migrazione dei pesci?”
– “Sopratutto quella.”
– “Ammazza che culo!”
– “Vai e diffondi nel mondo col sorriso!”
– “Sia fatta la sua volont… ehm… ok.”
E come è venuta, la voce sparisce, tra risate alcoliche e di chiodi di garofano.
 
Oh che investitura! Ma che bello. E che onore. Che responsabilità. Che eccetera eccetera! Tra il bere, i profumi, gli ordini e la nuova fantastica avventura creativa, Richy si sente eccitata e frenetica, in cerca di carta e penna ove scrivere di getto… cosa?
L’ispirazione, si sa, nasce dove l’occhio cade e l’occhio cade, si sa, mosso dal desiderio e il desiderio di Richy, si sa, è concentrato sulle splendide tavole: Giornata mondiale dello snowboard! Fantastico, ecco l’abbrivio! Si volta verso il computer e un pensiero urgente l’assale: Giornata mondiale del backup! Un sospiro di sollievo, come se ideandola si fosse materializzato l’evento. Magico. Chissà se funziona anche con le lingue straniere: Dia internacional del Tango! Ah, che ispirazione seducente, tanto seducente, troppo: Giornata mondiale delle zone umide, e Giornata mondiale dell’orgasmo! Doppietta!
 
L’aver pensato alla Giornata mondiale dell’orgasmo le fa tornare alla mente quelli avuti prima di lasciarsi col suo fidanzato, e dal ricordo di tanti momenti felici pensa alla Giornata mondiale dell’uccello migratore.
Ma lo spremersi le meningi manda in crisi Richy, anche perché riempire 15 tavole non è uno scherzo. Con lo sguardo della disperazione, alza per un attimo la faccia e vede il frigo. Una certa fame inizia a prenderla sentendo brontolare lo stomaco come se fosse un temporale. Ricordandosi che ha ancora della pizza avanzata dalla sera prima, le viene il colpo di genio: Giornata internazionale della pizza italiana, che insieme a quella delle torte ci sta proprio bene.
– “Cavoli, perché non ci ho pensato prima?” e scrive e mangia.
– “Che vada al diavolo la dieta!” esclama con tono solenne.
Nel mentre che mette il tutto nero su bianco, l’occhio le cade su una rivista che stava guardando con la pagina aperta sull’evoluzione dell’uomo, e quale occasione migliore di questa nel comporre una lista che verrà ricordata dall’umanità intera?
– “Chissà cosa avrebbe pensato Darwin di questa nostra evoluzione… Ci sono! Facciamo il Darwin Day così per ricordarmi di tutto questo.”
In realtà pensa anche ad altri tipi di evoluzioni ma meglio non scriverle.
Gli occhi a questo punto cominciano a diventare sempre più pesanti fino a quando non si addormenta sul tavolo. Nasce così al suo risveglio la Giornata mondiale del sonno.
 
– “Antò.”
– ”…”
– ”Antòòòò! Ho fatto.”
– ”Sto giocando a frisbee. L’hai inserita la Giornata mondiale del frisbee?”
– ”No.”
– ”Non importa, mi piace che resti uno sport di nicchia. Dimmi dunque.”
– ”Ho finito.”
– ”Vediamo, sì, buon lavoro, ma manca ancora una giornata fondamentale. Vai ai Bagni di Trevi e…”
– ”La Fontana di Trevi.”
– ”Non è la stessa cosa con quel bel piscinozzo?”
– ”No.”
– ”Allora ti ordino di immergerti, fare due bracciate, pescare qualche monetina e avrai l’ispirazione ultima e fondamentale. Corri!”
– ”Adesso?”
– ”Adesso!”
 
Richy obbedisce anche se con molte perplessità. E se non avesse trovato le monetine? E se i vigili l’avessero trovata nuotando e fatto un mazzo tanto? E se i trentatrè trentini non entrano a Trento?
Una volta arrivata a destinazione, si immerge furtiva nella fontana alla ricerca delle Monetine della Sacra Ispirazione Ultima (MSIU).
Nuotando con la stessa grazia e agilità dei pesci migratori che vanno incontro al proprio destino, Richy tenta di compiere il suo ultimo incarico con le sacre monetine, e avendone trovate solo qualche migliaio, i dubbi aumentarono ancora di più. In compenso, però, pensava a come spenderle.
Dopo aver raggiunto per un attimo la pace interiore immaginando l’armadio pieno come un outlet, un cartello la riporta alla dura realtà: le monetine se le deve scordare.
– “Aaaaaaa mannaggia i pescetti!” esclama con un certo disappunto.
Piena di tristezza per aver fallito la missione che le era stata affidata, sta per scavalcare il muretto della fontana quando all’improvviso vede una monetina più scintillante delle altre. In quel preciso momento è come folgorata sulla Piazza di Trevi ed è lì, finalmente, che trova la sua ultima e definitiva ispirazione per la giornata mondiale mancante all’appello:
quella della carbonara.