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luoghi X

134 Km

Turm è una torre di pietra a pochi metri dall’acqua.

Ha un respiro baritonale e radici (umide di sepolture). Prima dell’aggiunta di altre forme in pianta, setaccia angosce al suo costruttore (e le monda).

Goetheanum è un grande cerchio sbocciato al sole.

Ha sfere che cantano e radici (solide sulla pirite). Prima di svanire nell’atmosfera densa, accoglie l’arte del suo costruttore (liberandola).

Certe distanze non hanno fiato. Altre hanno vento.

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Al Pedrocchi

Elena! Ciao.

Ciao!

È incredibile trovarti qui! Vieni, siediti. Ti ordino qualcosa?

Un caffè.

Sei stupenda.

Grazie.

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Sesso in una città di provincia equidistante dalle città d’origine.

Questa sera si tromba!

Bidet.

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La Jolla

Ho ricevuto una email da Kuno.

Blanche, non ti ho sentita, la musica è troppo alta.

MI HA SCRITTO KUNO. DOMANI AVRÀ IL CARTEGGIO!

NON SONO SORDO!

Voglio una squadra all’aeroporto.

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Mappa

Una stanza. Due stanze. Tre stanze. Quattro stanze.

Pausa.

Cinque stanze. Sei stanze. Sette stanze. Otto stanze.

Salone. Scala che scende. Scala che sale. Altra porta. Tre stanze in fila e una falsa parete.

Inizia a divertirsi.

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Roma

Roma accoglie Stefano.

Quando la provincia è nella capitale, finge di sapersi muovere e procede con l’andatura sostenuta di chi poi manca i luoghi. L’approssimazione si fa arte e gli incroci (mioddio gli incroci!) diventano membrane che ti spingono, attendendo pazienti un ritorno. Non contemplando il complesso, la provincia si perde. E si affama.

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La conquista del foyer

È bello andare a teatro. Strofinarsi ad altro pubblico in piccionaia. Resistere al sonno per timore del ribaltamento in avanti e dall’avanti al vuoto, su teste da platea. È bello stare in loggione. Acchiappare visioni fugaci tra colonne impudiche, intuire figure in movimento da una parte -nero- all’altra del palco, sentire orazioni nello stesso tono enfatico dei padri. È più bello se hai un’amica che appare sul finir del secondo atto: due battute e un immobilismo in scena fino al cicalino a ghigliottina. Nell’interruzione, la genesi della promessa di un terzo atto.

Elena raggiunge il foyer. Non beve, non guarda, non parla. Vestale dell’Amicizia, vuol solo andarsene, ma non può.

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Sesso a Barcellona

E adesso, come tolgo i colori dalla pelle?

Acqua.

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Se chiude gli occhi vede Padova

Padova sa da sé che città sia. Non ha bisogno di una forèsta per abbellir le piume.

Elena, dal canto suo, se ne frega di Padova.

Però (però), quando lo sguardo si perde vuoto, quando il presente retrocede il passo, le capita.

Riempie il vuoto con i Giardini dell’Arena. E non lo sa.