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Il cambio

Chiusa la porta, i due si scambiano convenevoli.

In salone.

Sulle scale.

In corridoio.

Solo nello studio il padrone di casa riesce ad avere la meglio sull’uomo di fiducia e lo proietta in aria. La caduta di schiena ha un suono poco compìto.

Sei caduto male. Ci fermiamo?

Sì.

Dove hai il cambio?

Nella borsa, giù, in salone.

Vado a prendertela io.

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155 secondi

Quando la stempiatura si mostrò incipiente, decise di non combattere la battaglia. Vinse la guerra di rasoio.

Non ci volle molto per abituarsi all’immagine riflessa.

(Due minuti e 35 secondi.)

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Carezze al pelo

Stefano, tu sei un giornalista di razza.

Non esagerare.

Dico davvero! Hai fiuto, intuito, la rara capacità di collegare i fatti e una grande conoscenza. Io sono solo piacente.

Non esagerare.

Dico davvero! Un bell’aspetto aiuta, sono in TV, non dico che sia male, ma per diventare qualcuno servono le tue doti. Tu farai strada, sono sincero. Uno della tua levatura è sempre un boccone prelibato e ambitissimo.

Non esagerare.

Dico davvero!

Ok, allora continua.

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Giornalista televisivo

Un bel tipo. Sveglio. Non potrebbe essere altrimenti, l’ha invitato in trasmissione.

Stefano si lascia offrire un caffè dal collega. Gli studia le unghie curate, il taglio sartoriale dell’abito e finalmente riesce a dare un nome all’insieme: puttone ormonizzato.

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Puttone ormonizzato

Corti e morbidi ricci biondi. Occhi azzurri. Sorriso perfetto.

Elena osserva il puttone ormonizzato seduto di fronte a lei. Irritata dallo sguardo sicuro, cerca di andare a patti con la realtà: in effetti è sexy.

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Vicino

Com’è l’appartamento?

Buono.

Ma ti piace?

Sì.

L’ho reputato adatto, vicino. Resti a cena?

Resto a cena.

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Un luogo sicuro

Il suo Capo, l’amico, un fratello?

È da anni ormai che lo assiste e ogni volta che vede quella testa perfettamente nuda si sente in un luogo sicuro.

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Gioventù

Ci sono generazioni protagoniste, quelle a rimorchio e quelle da fottere.

L’uomo di fiducia appartiene a quest’ultime e incarna la discreta dolenza di chi ha creduto al nulla e sa che la crisi sarà risolta da persone nuove. Il suo sguardo accarezza la gioventù, considerandola eroica.

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Giordano Bruno

Se Giordano Bruno avesse l’udito, si staccherebbe dal basamento per fuggire in altra piazza.

Stefano, sentendosi, non fatica ad attribuirgli l’intento.

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Cin-cin!

Stefano! Razza di stronzo! Come stai?

Sai che non amo quella parola. Sto bene.

Allora? Quando mi offri da bere per la promozione?

Fai tu.

Ok, io ne ho 3 o 4 da festeggiare! Signorina, due bianchi!

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Viaggio in treno

Si è preparato un discorso fluido e coerente. Nelle pause ha spostato più volte il ciuffo scuro dalla fronte, ostentando amor proprio sotto lo sguardo della bella dirimpettaia compagna di viaggio. Ha segnato alcune parole chiave su un blocchetto per aiutarsi nell’esposizione in caso d’interruzione. Una pausa al W.C. per controllar l’aspetto.

Stefano è pronto ad affrontare il compagno di università. O a intrattenersi in mostra di sé per la prossima ora.

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a proposito di dialoghi impliciti

Contessa

Voglio due autopompe e un’ambulanza.

Sì Contessa.

S’irrompe come definito.

Sì Contessa. Come vanno i dolori?

Non osare rivolgerti a me alludendo all’età. Non ti voglio in loco. Sostituisciti.

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a proposito di dialoghi impliciti

Uscita

Tieni. C’è tutto.

Fammi leggere.

Posso andare adesso?

Un attimo. Vai.

Lasciati dire che la tua ospitalità fa schifo.

Lasciati dire, Kuno: chi cazzo se ne frega.

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Vaticinio

Stefano è ancora sconvolto.

L’unione con lo sciopero destabilizza i sensi.

Ma lui ha parlato: dopo aver masticato impotenza, digerito astio e ruttato, non dissimile da un colossale intestino, della poliglia ha fatto spruzzo.

Tra i resti, il suo vaticinio.

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Costi secondari di uno sciopero in una città di provincia

Nell’euforia dell’incontro, Stefano ha perduto il controllo solo un istante.

Che gli ha svuotato le tasche.

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Picchetto

Stefano va incontro allo sciopero come a una sposa arrivata all’altare in anticipo. Lo sciopero lo attende sospettandolo uno sposo sbadato o indeciso. Confusi dall’aria di parole d’ordine urlate a un megafono, si congiungono.

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a proposito di dialoghi impliciti

Toc toc

Un pugno con nocche smussate da impatti bussa in soffio lo stipite di una porta, aperta.

Contessa, tutto bene?

No.

(La voce le si abbassa privata.)

Non proprio.

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a proposito di dialoghi impliciti luoghi

Al Pedrocchi

Elena! Ciao.

Ciao!

È incredibile trovarti qui! Vieni, siediti. Ti ordino qualcosa?

Un caffè.

Sei stupenda.

Grazie.

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Calvo

Calvo. Come chi non vuole dare appiglio al nemico.

Solo. Come chi non vuole dare appiglio al nemico.

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a proposito di luoghi

Sesso in una città di provincia equidistante dalle città d’origine.

Questa sera si tromba!

Bidet.