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Palette da matti: i musi

ECCO UN ALTRO FANTASTICO REGALONE! NON C’È NIENTE DA FARE, LE MUSE ISPIRANO AL SOL PENSIERO… ANCHE I MUSI PERÒ!

TRASLAZIONE O PARODIA? IN OGNI CASO GRAZIE NINA!


Palette da matti: i musi

Postato il di Camelia Nina

Dopo la lettura del piccolo manuale di sopravvivenza per Muse scritto egregiamente da Endy (e che potete trovare qui), ho pensato che in questi tempi di lotte per il conseguimento della parità, anche gli uomini meritano un occhio di particolare premura e considerazione.

Perché certe cose accadono a tutti. Indistintamente!

NB Questo articolo nasce come speCulare a quello di Endy, come già detto, ma gode di una sua esistenza autonoma e individuale. Per cui non so se e quando seguiranno. approfondimenti.

Buona lettura.

UOMI!
INUTILE GIRARCI ATTORNO, A QUALCUNO CAPITA, IN QUESTI LUOGHI INTERNETTIANI AMENI ANCHE A PIÙ DI QUALCUNO: SI DIVENTA “MUSI: I SPIRATI”. ADDENTRIAMOCI QUINDI NELLA MATERIA, ABBEVERIAMOCI ALLA CHIARA FONTE DELLA CONSAPEVOLEZZA E IMPARIAMO A VIVERE TALE FELICE STATO IN SERENA LEGGEREZZA.
INIZIA OGGI IL BREVE CORSO DI SOPRAVVIVENZA PER MUSI.

“Cantami o Divo
Di quel peloso Muso
L’irta barbetta che infiniti addusse lutti
ai Clitoridei. Molte (donne n.d.r.), anzi tempo all’Orco,
generose  inflataron (anglicismo) negli oboi,
O erano cani? O augelli? Orrido e infasto
lor pelo rasò (così per Giove!
l’alto consiglio anche sulla tempia), da quando
primamente disgiunse aspra contesa
Tra il Prurito, l’ Artrite e il sivo  (arcaico per sporco) a mille.

Il muso è un veicolo per.
Un forma che attira.
Un abitacolo quando.
Un motore se.
Un’autoscuola, in ogni caso.
La voglia in movimento.
L’ispirazione.
Ma mai, dico mai, una destinazione!

1) VEICOLO: il muso è un veicolo per.
Portare in giro denti e lingua, nonché saliva (saliva indica proprio che è un nesso di trasporto!) in un tempo limitato. È, per così dire, il modo più agevole e veloce per.

2) FORMA: una forma che attira.
Ebbene sì, il muso è una forma della quale poco si indaga il contenuto. Riluce e attira, poiché lucido e riflettente. Riflette ciò che vi si proietta addosso. È uno specchio traslato. Come quello del cesso che denuncia sempre un wc in bella mostra.

3) ABITACOLO: un abitacolo quando.
Quando la vita è triste e cupa, piena di solitudini e frustrazioni, ecco che il muso diventa la giusta e perfetta espressione dell’esistenza.

4) MOTORE: un motore se.
Se il proprio motore è spompato, con all’attivo troppi chilometri macinati e vien meno la spinta propulsiva originale, ecco che il muso rappresenta l’ausiliario del traffico.

5) AUTOSCUOLA: un’autoscuola, in ogni caso.
Dire navescuola  pareva brutto e inappropriato, ma il concetto quello resta.

6) VOGLIA: la voglia in movimento.
Oh, sempre sia benedetta una voglia che si sveglia dai torpori del quotidiano! 

7) ISPIRAZIONE: l’ispirazione.
Ovvero la scintilla crativa, quell’essere divinità cratrice che si esplica non solo nel dar seguito a una progenie, ma nel generare “oggetti” nuovi e personali, talvolta baciati dall’anelito universale.

8) MAI LA DESTINAZIONE: mai, dico mai, la destinazione!
E qui siamo al vero nodo dolente. Il muso non è destinatario di amore, ne è solo la scusa per riscoprirlo.
Ma per ora, copriamolo.

CORRISPONDENZE TRA LE CARATTERISTICHE SUCCITATE, I MUSI E LE ARTI CUI SOVRINTENDONO

I musi

1) Musumeci —》 geografia
2) Aculodigallina —》geometria sacrale
3) Musone —》tragedia
4) Mustang —》 arti meccaniche
5) Duro —》 lirica accorata
6) Mousse (dialettale) —》 g-astronomia
7) Musetto —》 poesia amorosa, musica neomelodica e lirica meroliana
8) Museruola —》 commedia2019 o abbreviato c-19

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Faro!

OK, È UN PO’ FORTINA, MA COME NEGARLO?
DI SEGUITO L’ILLUMINANTE POST SUL NUOVO FARO DELLA CULTURA ITALIANA!
(GRAZIE DEBBY PER IL REGALONE, MA I MIEI POST SONO TUTTI GODIBILISSIMI 😛 )


“Magari i suoi post non sono tutti godibilissimi, niente da dire, ma il leggendario fiuto mondan-letterario di Endorsum ( https://wordpress.com/read/blogs/171106590 ) si conferma quasi infallibile!!!” — Antalgica Poetica

In coda al suo ormai leggendario “Manuale di sopravvivenza per muse” le pagine letterarie dei più letti quotidiani m o n d i a l i s’accendono di riscontri e prese di posizione ….. finalmente è DIBBBBATTITO!!!!!! 😀 😀 😛 😛


Musa a chi? Storie di donne rimaste nell’ombra

di Lara Crinò

Proserpina, di Dante Gabriele Rossetti, raffigura Lizzie Seddal, compagna e musa dell’artista 

Da Lou Andreas-Salomé, che ispirò Rilke e Nietzsche, alla fidanzata di Kerouac, Alene Lee. In un’antologia intitolata ironicamente “Musa e getta”, sedici scrittrici italiane ripercorrono l’esistenza di signore “indimenticabili ma a volte dimenticate”. Per riportarle al centro della scena, come qui spiegano le curatrici del progetto.

tratto da “La Repubblica” online del 1° marzo 2021

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E Lenny?

– E Lenny?
(Mi ha chiesto l’Ulivo Pensante.)
– Torna.
(Ho risposto all’Ulivo Pensante.)
– Ah, ecco.
(Ha … l’Ulivo Pensante.)


Nel frattempo, per il diletto di tutti, allego i link dei PROIBITI, BOLLENTI, SUPERSEXY E FINANCHE PORNO Extra-Lenny!
Non ingozzatevi!

Grazie ad ANDREAM2016 e a SARA PROVASI!!!
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Protetto: Suor Morigerata, nata Prudenzia Accecaragnoli

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L’extra perpetua!

L’altra faccia della perpetua? (immagine da qui)

Certe cose nascono così, per contaminazione.
La perpetua ne ha combinata un’altra, ha solleticato un’ideazione ed è nata una protagonista che non ha nulla da invidiare alla gemella dall’altra parte dello specchio. Lo considero un regalone e ringrazio Andream2016 per lo splendido omaggio.

Poiché il racconto di Andrea è stato scritto prima della pubblicazione del finale della perpetua, è ipotizzabile che narrare di donne di questa portata induca ad analoghe fantasie in merito ai copricapi (sarà chiaro in lettura).

I contenuti sono espliciti. Per accedere al racconto Suor Morigerata, nata Prudenzia Accecaragnoli digitare in maiuscolo la parola: PRUDENZIA

Qui sotto l’incipit

“Suor Morigerata ovviamente non è sempre stata una suora, ricorda ancora quando giovane rampolla della famiglia Accecaragnoli giocava libera e spensierata nel parco della casa dei genitori.

Il padre, Cavalier Commendatore Giuseppe Accecaragnoli, grazie alle amicizie con potenti cardinali di Santa Romana Chiesa, aveva creato dal nulla una florida industria di produzione ed esportazione armi in tutti i luoghi in cui i conflitti armati erano consuetudine.”


(GRAZIE ANDREA!)

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5° Extra-Lenny

SÌ, ESISTE; CONSIGLIO VIVAMENTE IL SITO GIORNATAMONDIALE.IT (immagine da qui)

A me le giornate di questo e di quello non piacciono molto, alzano il polverone, fanno girare qualche cifra interessante, mettono in evidenza un problema, dettano ai Media l’argomento da trattare, alcune personalità di caratura istituzionale affermano impegno e il giorno seguente è la giornata mondiale degli animali da cortile.

Però Andream2016 mi ha fatto un regalone, un Extra-Lenny che reputo particolarmente adatto al giorno!

Non ho intenzione di far retorica e andrò dritta al punto.

Vestite, semivestite, nude, care Signore, abbiamo SEMPRE il diritto d’essere rispettate e più forte lo diremo a noi stesse e più sapremo pretenderlo.

(Nel migliore dei mondi possibili non sarebbe necessario, ma consiglio un corso di autodifesa personale, fino a quando non avremo sensibilizzato le nuove generazioni.)

(GRAZIE ANDREA!)

GLI ALTRI EXTRA-LENNY: EXTRA-LENNY 1, EXTRA-LENNY 2, EXTRA-LENNY 3, EXTRA-LENNY 4

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Una settimana

STARÒ VIA PER 7 GIORNI

LASCIO QUI QUALCHE LETTURA, UN PO’ DI MUSICA, UN RECAPITO E IL TEMPO PASSERÀ IN FRETTA.

endorsement@virgilio.it

qualche vecchio raccontino

unodietrol’altro

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Protetto: Endy, l’Autore e Pinka

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4° Extra-Lenny

Strillone – opera di Fabio Porfidia

ULTIMISSIME!!!!

ENDY UCCIDE IL NARRATORE!!!!

COME? COSA? CHE SIGNIFICA?
IN QUESTO NUOVO E FANTASTICO REGALONE DI ANDREAM2016!
(GRAZIE ANDREA!)

PRESTO! Cliccare e digitare in maiuscolo: NARRATORE

AVVISO: CONTENUTO ESPLICITO!


GLI ALTRI EXTRA-LENNY: EXTRA-LENNY 1, EXTRA-LENNY 2, EXTRA-LENNY 3
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Il 3° Extra-Lenny

È BELLO IMMAGINARSI LE SCENE, MA TALVOLTA C’È BISOGNO DI UN SUPPORTO VISIVO.
LEI, PROPRIO LEI (SÌ-SÌ, IN PERSONA) È VENUTA A DAR MANFORTE ALLA NARRAZIONE…

BARBIE!!!

È CON GIOIA CHE PRESENTO CIÒ CHE FU QUEL DÌ!

un grazie speciale alla creatrice di questo inestimabile reportage: SARA PROVASI (che regalone!)


Puntata N°5 – CAZZO, LENNY!

Cara è in bagno con in mano una corda (immagine di Sara Provasi)
Lenny è in bagno con l’imbragatura (immagine di Sara Provasi)
Cara e Lenny sono pronti! (immagine di Sara Provasi)
Cazzo, Lenny! (immagine di Sara Provasi)

versione fetish

Cara è decisamente pronta con una corda in mano, in bagno. (immagine di Sara Provasi)
Cara e Lenny sono proprio proprio pronti! (immagine di Sara Provasi)
Cazzo, Lenny!!!!! (immagine di Sara Provasi)
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Protetto: Le nuove avventure di Pinka. Parte 2 de “il pianeta Three”

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Altro Extra-Lenny

(immagine presa qui)
IL NARRATORE… SÌ, QUELLA GRAZIOSA PRESENZA CHE VORREBBE FARE, DISFARE E RESISTE A FATICA ALLE BORDATE DEL SUO AMATO PERSONAGGIO: LUI.
SCOPRIAMO INSIEME DOVE VA QUANDO NON SI OCCUPA DI CARA E DI LENNY.
QUESTO EXTRA È UN CONTRIBUTO PREZIOSO CHE ARRICCHISCE DI NUOVE SFUMATURE L’UOMO, MA CHE DICO UOMO, LA DIVINITÀ LETTERARIA PER ECCELLENZA.
ESSENDO NOMINATA ENDY, NON POSSO CHE CONSIDERARLO UN REGALONE!
(qui l’Extra-Lenny precedente)
(GRAZIE ANDREAM!)

AVVISO: CONTENUTO ESPLICITO!

Le nuove avventure di Pinka. Parte 2 de “il pianeta Three” – entra in scena il Narratore (per accedere digitare in maiuscolo: NARRATORE)


GLI STORY-LENNY SONO TUTTI A DISPOSIZIONE PER INSERIRE PEZZI DI TRAMA: STORY-LENNY 1, STORY-LENNY 2, STORY-LENNY 3, STORY-LENNY RIASSUNTO, PUNTATE LENNY ORIGINARIO.

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Regalone!

opera di ALDO TERMINIELLO (aka Qin Aode 秦奥德)

L’aveva detto e l’ha fatto.

Aldo Terminiello (aka Qin Aode 秦奥德) mi ha donato un regalone, una endorsum con il riflesso del suo X a fior di labbra.

(È bellissimo e ti ringrazio di cuore.)


Preparando L’Extra-Lenny, lascio i link degli articoli dedicati fin qui pubblicati.

Buona visione!

L’ULTIMO VOLO (breve e stupenda graphic novel)

MOSSE DI JIANZI (divertenti pagine dal DIARIO CINESE)

DIARIO CINESE (il bellissimo diario a fumetti di un viaggio in Cina)

Ah, anche un po’ di musica, la sua ovviamente.

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La gioia

EH… QUESTO È L’ULTIMO REGALONE CHE ALESSANDRO GIANESINI MI FECE UN DÌ. SONO SEMPRE TRISTE UN PO’.

MA -zzzzzzzffffrrrrrr- SENTO UN’INTERFERENZA PROVENIRE DALL’OLTREWORDPRESS.

(“SOLO ET PENSOSO…”)

EH?

(“SOLO ET PENSOSO!”)

EH…

“SOLO ET PENSOSO, ECCHECCATZ!”

GIANE?

Finito! Spengo il PC e raccolgo la giacca dallo schienale della sedia; un rapido sguardo e vedo che le luci sono tutte spente: bene. Chiudo la porta dell’ufficio e imbocco le scale scendendo gli scalini a due a due.

Il sole è ancora alto e la primavera si sta rivelando più calda del solito, ma sono fuori da quelle quattro mura e non ci sarà più nessun cliente a lamentarsi di questo o di quell’altro fino a domani. Mai nessuno che si fermi a far due parole per dire che è stato soddisfatto: pazienza, ormai non ci spero nemmeno più.

Respiro a pieni polmoni e sorrido «Buonasera, Emma!» la vicina sta innaffiando le sue erbette sul balcone del primo piano, senza curarsi dell’acqua che cade anche sui passanti, ma io ho imparato il trucco ed evito di farmi la doccia da vestito come le prime volte. È un po’ rincoglionita, è vero, ma non è cattiva. Quando si accorge di me agita la mano e risponde al mio sorriso, con un la faccia felice.

Butto la giacca sul sedile posteriore e accendo la macchina: parte l’autoradio e dalla chiavetta inizia la traccia “The Passenger” di Iggy Pop, uno dei miei brani preferiti: con i pollici picchietto sul volante mentre mi immetto nella rotatoria e canticchio “Lalalalallalalla” come un deficiente, ma sono di buon umore e me ne fotto degli altri.

Il semaforo è rosso. Nella macchina accanto che una bella ragazza, bionda, capelli corti. Si gira a guardarmi e io continuo a canticchiare in playback, fissandola mentre mi esibisco: scoppia a ridere alla mia performance ed è un peccato che diventi già verde, però mi saluta agitando le dita con un sorriso radioso.

Mi sono lasciato la città alle spalle sto arrivando a casa e il mio pensiero vola a lei: tra poco la rivedrò e so già che non aspetta altro. Sospiro, mentre svolto uscendo dalla statale per entrare nel paese. Un paio di curve, un cenno di saluto a un amico che sta facendo jogging e arrivo al cancello di casa.

Eccola là, che sbircia da dietro la tenda: non riesco a trattenere un sorriso mentre entro, mi levo le scarpe e sento i suoi passi in cucina, avanti e indietro, avanti e indietro.

Aspetto ancora un po’ cercando di sbirciare attraverso il vetro satinato.

Abbasso la maniglia e lei che mi fissa con i suoi occhioni marroni «Quante volte te lo devo dire che non devi saltare sul divano?» la sgrido agitando l’indice davanti al suo tartufino.

Ha le orecchie basse, ma scodinzola furiosa e saltella come un grillo. Mi metto in ginocchio davanti a lei e mi si avvicina fissandomi con occhi adoranti: la massacro di coccole e lei si mette distesa a zampe all’aria.

«Andiamo a fare un giretto?» campionessa mondiale di rotolamento, si rimette in piedi e inizia a girarmi attorno latrando a intermittenza «Va bene! Ho capito, ho capito, ho capito: adesso andiamo…» un’altra carezza, il guinzaglio e siamo di nuovo per strada, io e lei.

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Extra-Lenny

STORY-LENNY 1 è a disposizione di chi voglia metterci mano, un’unghietta, un po’ di smalto, una passata di crema, una carezza e, e ok, credo si sia capito. Dicevo, prima di pubblicare la seconda puntata di Story-Lenny, ecco quello che ritengo un regalone!

È di certo un contributo extra da parte di Andream2016!

Qui la 1° parte.

Per accedere alle fantastiche peripezie porno-fantascientifiche di Pinka ed Endy (la 2° parte), in fondo c’è la dicitura “… continua cliccando e digitando la parola PINKAENDY (maiuscolo)“. Buon divertimento!

Dimenticavo! DISEGNI ESPLICITI! Metterò in testa la consueta immagine di censura, se la supererete sarà a vostro rischio e pericolo!

Grazie Andrea!

CENSURA!

Posted on di andream2016

Pinka: avventura 2, parte 1

Parte 1: Arriva Endy.

Ciao ciccine e ciccini, il mese scorso stavo curando l’estetica di cazzo e passera quando

La rasatura

DRIIIIIIIIN DRIIIIN … DRIIIIN

il campanello di casa iniziò a suonare ripetutamente.

Mi asciugai velocemente ed andai ad aprire la porta. Davanti a me una bella ragazza dai capelli rossi mi stava fissando.”

“Endy!!! Che bello rivederti. Entra dai, non stare lì impalata.”

Ricordate vero chi sia Endy? E’ l’amica che mi ha convinto a farmi ricostruire la vagina.

Endy entrò velocemente in casa ed io richiusi la porta.

“Ma ti sei fatta nuovamente i capelli rossi! Sono contenta, te lo avevo detto anni fa che eri bellissima così rossa”.

Endy

“Non me lo dire, non è stata una scelta.”

Rimasi un po’ stranita “come sarebbe che non avevi scelta?”

“Ma sì, niente di serio, non ti preoccupare. Sai che ho avuto una specie di relazione con il Sommo Poeta?”

“Lui? Proprio Lui il Sommo Poeta che tutti conosciamo? No, non ci posso credere!” racconta

“Già proprio il Sommo” rispose Endy mettendosi a ridere, “lo so che ti sembra strano che io abbia ‘accalappiato’ l’Irraggiungibile Poeta, ma la vita va così.

Sai, due mesi fa ero stata abbandonata da quel vigliacco di Lenny. Aveva paura di tutto, era addirittura geloso di una specie di fantasma che continuava a chiamare ‘il narratore’. Insomma, per fartela breve, una mattina mi sveglio e Lenny non è nel letto.

Cerco Lenny ovunque, vado in bagno e vedo la finestra aperta con una corda penzoloni sull’esterno.

Eccheccazzo, si era calato fuori dal bagno e se l’era data a gambe levate. Da allora non l’ho più sentito.”

“Ma il Sommo ed Irraggiungibile in tutto ciò?”

“Beh io ero sconvolta, e per tirarmi su leggevo i componimenti dell’Immenso Poeta, quando un giorno senza nemmeno rendermene conto gli scrissi proponendogli di incontrarci.”

“Non ci posso credere che tu abbia trovato il coraggio di fare una cosa simile, hai trovato la forza di scrivere all’Unico?”

“Infatti, anche io quando lo racconto non riesco a credere all’audacia di questo gesto.

In ogni caso passò nemmeno un’ora quando sentii sotto casa uno scalpitar di cavalli. Mi affacciai al balcone e … il Magnifico Poeta era venuto a casa mia, con la sua carrozza trainata da sei splendidi cavalli muniti di altrettanto splendidi supercazzi.”

“E ??? non tenermi in ansia.”

“Il finale forse lo immagini. Lui il Sommo e Irraggiungibile è salito nel mio appartamento ed ha declamato odi per due ore filate. Finito di declamare, si è girato sui tacchi e tornato alla carrozza ed è sparito!”

“Niente sesso? E’ andato via e nemmeno avete scopato? Ma non hai detto di aver avuto una relazione?”

“Ho detto di aver avuto una ‘specie’ di relazione. Ed infatti è stata una relazione esclusivamente poetica. Fattostà che lì per lì mi sono incazzata, e nell’ira ho fatto cadere da una mensola una bottiglia di candeggina sui capelli … sbiancandoli a metà. Che dovevo fare? Per rimediare me li sono fatti tingere di rosso.

Ed infine eccomi qua, ma non certo per raccontarti del Grande Magnifico Poeta, ma perché è accaduta una cosa davvero orribile, l’universo ha bisogno del tuo aiuto!

… continua cliccando e digitando la parola PINKAENDY (maiuscolo)

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Protetto: Pinka e Endy

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Il disgusto

(immagine presa da qui)
Nuova e poco trattata emozione regalatami da ALESSANDRO GIANESINI! Ebbene sì, prima o poi la si doveva annoverare… (cit.) ma niente panico! È meno consueta di quanto si pensi.
Buona lettura!
(GRAZIE ALE!)

Cos’è ‘sta roba? E io ci dovrei mettere le mani? Mi viene il vomito solo a pensarci, figuriamoci ad avvicinarmi. Si sente la puzza fin da qui. No, no: quello sta lì dov’è e si arrangia, io le mani non me le sporco di certo con quella merda.

E poi, perché lo devo fare io? Non è il mio lavoro. Che si arrangi chi ha fatto quel macello.

«Bleah…» una zaffata acre, un miasma immondo mi arriva alle narici e quasi traballo prima di riuscire a portare la mano al naso.

Dei passi dietro di me, devo decidere cosa fare, o qui si mette male. Ma come si fa? Non ho nemmeno un paio di guanti e poi, quella cosa, continua a muoversi e io… Come ci sono finito in questo pasticcio?

No, non era così che immaginavo di iniziare la giornata. Posso far finta di niente, certo, ma poi?

Mi giro di lato, prendo un gran respiro e faccio un passo avanti: quasi senza guardare allungo le mani, afferro la cosa e l’odore mi riempie le narici. Per poco non mi cade.

Si mette pure a fare un rumore infernale: ma non si scaricano mai le batterie di ‘sto coso?

Solo una fessura, le palpebre quasi del tutto chiuse e il naso che mi si è arricciato in una maniera innaturale. L’ossigeno sta finendo nei polmoni e io son qui ancora lontano dall’aver finito con questa cosa.

Merda, merda, merda! Appoggio alla superficie e tenendolo fermo con una mano, mi volto e prendo fiato, anche se è tutta pervasa da quel lezzo nauseabondo. Non ce la faccio più, non ce la faccio…

«Levati, imbranato: ci penso io a cambiare nostro figlio.»

Non me lo faccio ripetere e mi allontano di qualche passo: l’aria è più buona nell’altra stanza. Non mi sento in colpa, mi sento sollevato. E sorrido: quanto preferisco quel fagottino quando è pulito e profumato!

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Una sera da bicchieri in alto

Poesie non ne scrivo. Però le pubblico. Ringrazio Bruno Navoni per questo inaspettato e gradito regalone. Buona lirica.
(foto ptresa dai qui)

Vorrei baciarti come

nessuno mai l’ha fatto.

Vorrei averti come

sappiamo noi.

Vorrei che fosse

una sera qualsiasi

una sera di bicchieri in alto.

Vorrei abbracciarti come

dopo una lunga attesa

con le lacrime e

gli applausi di chi ci vuole

bene e sa come siamo.

Vorrei amarti per ricordarmi

che esistiamo.

E alla fine vorrei

che queste fossero

prese per parole banali

come è la vita ogni giorno:

intensa, sprecata e vera

e tanto piccola

da essere dimenticata.

Vorrei che questi baci

fossero quel che sono

di fronte all’universo Infinito

che solo lui sapeva narrare.

Bruno Navoni

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La vergogna

Afrodite (da qui)
Ecco una nuova emozione regalatami da ALESSANDRO GIANESINI (Ale dove seiiiii?). Non aggiungo altro, questo racconto è da bere ghiacciato, per sentire il brivido di pudore.
Buona lettura!
(GRAZIE ALE!)

Perché tutti mi fissano? Ho qualcosa che non va col vestito? È sporco?

Osservo le maniche e la gonna del tailleur gessato: sembra tutto in ordine, nemmeno una grinza. Allora perché mi sento tutti i loro occhi addosso? Ci dev’essere qualcosa che non va, ne sono sicura, ma cosa?

Ecco: ce n’è uno che ride sotto i baffi, lo vedo e quando i nostri occhi si incrociano lui smette e finge di sistemare un foglio.

Sarò diventata di tutti i colori, ci scommetto. Che abbia sbagliato a truccarmi? Eppure… No, no. È tutto a posto, mi sono data un’ultima controllatina prima di scendere dall’auto.

Continuano a fissarmi, mentre mi siedo. I loro occhi mi spogliano e io non riesco a sollevare la testa. Le gambe tremano. Continuo a muoverle, a farle oscillare con le mani che tengono giù l’orlo, tirandolo fin quasi alle ginocchia. Se continuo così me la strappo questa gonna e allora sì che ci sarà da divertirsi.

Ma già lo fanno. Un risolino, un altro. Eccone un altro che sogghigna, vicino alla finestra.

Deglutisco e li fisso, seduti davanti a me, ma loro sono impassibili e mi scrutano con ostinata voracità. Ma che vi ho fatto per meritarmi tutto ciò? Nemmeno fossi un carnefice che viene messo alla gogna davanti al popolo che ha terrorizzato fino al giorno prima. Sento che le lacrime sono a un passo dallo scorrere giù dagli occhi e sì, a quel punto il trucco andrebbe a farsi benedire e sarei ridicola.

Le mani tremano e lascio il segno del sudore dei palmi sulle cosce.

Perché tutte le volte è così? Non mi piacciono quegli sguardi che frugano nella mia intimità, come se fossi alla loro mercé, senza niente addosso, con anima e corpo esposti al pubblico ludibrio: sono una persona, abbiate rispetto di me e del mio pudore!

Prendo un profondo respiro e sollevo appena gli occhi. Il brusio cresce e io mi schiarisco la voce.

Il silenzio è pure peggio, ora ho la loro attenzione, ma i loro sguardi sono taglienti e sento addosso le ferite che mi infliggono.

Faccio scorrere lo sguardo su di loro, ma levo pian piano le mani dalla gonna e le allungo, prendendo tra le dita quella copertina azzurra, consunta e sdrucita agli angoli: ne sfoglio alcune pagine e poi torno all’inizio.

Una risata, qualche altra parola bisbigliata e un “iniziamo?” mi sferzano le orecchie.

Sento le guance in fiamme.

«Ra… ragazzi, ora si… silenzio. Fa… fa… facciamo l’a… l’a… l’a… l’appello.»

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La paura

Mr. FEAR – SIAMÉS
(Directed and Animated by RUDO Co. http://www.rudocompany.com)

PRIMA DI LASCIARE QUESTE LANDE DESOLATE, L’EX-SOCIO ALESSANDRO GIANESINI MI HA FATTO DONO DI ALCUNI RACCONTI RIGUARDANTI CIASCUNO UN’EMOZIONE. LI CONSIDERO DEI REGALONI. ECCONE UN ALTRO PARTICOLARMENTE CENTRATO… (i puntini di sospensione sono una citazione che gli devo)

PER L’OCCASIONE NON USERÒ UNA SEMPLICE IMMAGINE, MA UNA CANZONE CON UN’ANIMAZIONE STUPENDA.

(GRAZIE ALE!)

Buona lettura!


«No, non spegnete la luce, vi prego…» gratto con le unghie contro la porta chiusa, ma anche lo spiraglio che c’era sotto scompare: stop, finito, buio totale.

Mi metto con la schiena contro il legno, che improvvisamente è freddo, ostile. Il formicolio sale dalle dita e scorrere attraverso le mani fino ai gomiti: mi gratto, ma non si ferma, e un sibilo spezza il silenzioso nero che mi avvolge e mi striscia addosso con le sue viscide squame.

Ho gli occhi sbarrati, ma nessuna luce mi permette di trafiggere quella nebbia bituminosa che fluttua davanti a me, attorno a me, occultandomi il mondo… occultandomi al mondo…

Mi si mozza il respiro riempiendomi i polmoni di un gelido fluido ribollente.

Era una risata quella? «Ehi, c’è qualcuno?» giro di scatto la testa, ma è tutto nero, tutto lontano dai miei sensi amputati.

Tutto tace, ma il vuoto è rotto dalla risata che mi gira intorno, da un orecchi all’altro, carezzandomi con l’alito graffiante del suo rauco ripetersi.

Agito le mani, ma i fendenti delle mie dita graffiano solo l’aria, che si fa intensamente pungente e mi trafigge la pelle. Torno a grattarmi, i palmi, i dorsi delle amni e sento che tutto si lacera e anche quel tepore di sangue che ne esce, si congela, evaporando via dal mio corpo.

No, no: non urlerò come ieri, non lo farò di nuovo: quell’ago mi ha fatto vivere un sogno che… ma io ci sono già dentro, non è così?

Ancora quella voce, così carezzevolmente spietata che mi lacera i timpani col suo sussurro di piacevole morte: mi metto in posizione fetale cacciando la testa tra le ginocchia, ma la voce sembra ancor più distinta e mi attira ancor di più lontano dalla luce, dove il pensiero non riesce a penetrare il velo di oscurità che l’ha intrappolato. Ansimo a bocca aperta e l’aria non ne vuol sapere di riempire il mio corpo.

Non ce la faccio più, ora urlo… ora urlo… ora urlo!

Sento il sangue colarmi dall’angolo della bocca e scorrermi in gola, refluo di tepore già destinato a estinguersi.

Ogni respiro s’affanna a inseguir quello prima, ma la risata cresce di volume e ora sento il suo odore davanti a me e i suoi occhi mi fissano bui e profondi come la notte che mi tormenta col suo scherno.

Serro le palpebre, ma queste mi si ribellano e gli occhi scrutano quel che non si vede, quel che mi aggira e mi perseguita: sento il suo tocco sul corpo, tra i capelli e i suoi passi silenziosi mi aggirano in una danza macabramente rituale e dal sapore di fine.

Il sale delle lacrime si mischia al sentore ferroso del sangue sulle mie labbra e la lingua ferita ne raccoglie gli umori per ricacciarli nel corpo a cui appartengono.

Il cuore smette di martellare, la voce stavolta è vera e la porta si apre sul corridoio abbagliante.

«Ti sei pisciato addosso anche stanotte, stronzo?» il secondino mi assesta due calci nei reni, ma il mio corpo ancora tremante non si muove dalla posizione. La luce mi lacera le pupille, ma ora respiro, vivo.

Il sangue, le lacrime, il piscio… di quello poco m’importa.