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Giulia poker

GIULIA C’È ANCHE QUANDO NON C’È.

CONTINUA COMUNQUE A ESSERE SU WORLD OF SPHAERA.

Buona lettura!

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Giulia tris

GIULIA CONTINUA IMPERTERRITA LA SUA AVVENTURA SU WORLD OF SPHAERA.

Buona lettura!

Che dire, furtività a gogo!

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La sciagura

Eccolo di ritorno a casa dopo le vacanze su WorldOfSphaera!

Buona lettura!

Aladino nel Giardino Magico, illustrazione di Max Liebert dal libro di Ludwig Fulda Aladin und die Wunderlampe.

È da un anno e mezzo che va avanti così. All’incirca.

Questa cosa succede. In continuazione.

Ok, ci si adatta, siamo animali da soma, il peso è nei patti, ma abituarsi è difficile.

Ci metti un attimo a prenderne atto. Più di un attimo, a dire il vero. Ci vuole un sacco di tempo per collegare i fili, cablare la rete e quando lo scenario è completo tutto cambia. Il pensiero vacilla.

Questa cosa è per stomaci forti.

Non è un vanto: è quanto.

Genesi e persistenza del fenomeno hanno la loro importanza. Qualcuno potrebbe applicarsi in studio, scoprire il meccanismo al governo del processo e la conseguente rivoluzione sarebbe epocale. Meraviglia e Giustizia finalmente a irradiare.

E chi se ne frega!

Eccola che irrompe, la vocina d’istanza dietro l’orecchio destro. Chissà cosa c’è dietro l’orecchio destro, una coscienza piccola e stronza, suppongo, tesa a buttarmi giù non appena formulo un’idea universale e grandiosa. In genere riesco a silenziarla con poco sforzo, scuoto i capelli per farla scorrere in lunghezze, un altro colpo di testa deciso per staccarla agli apici. Oggi è impossibile, è solida e avvinghiata. Comunque, lei non ha nulla a che fare con tutto ciò, è solo un giudizio, una considerazione in merito, uno stato d’animo di fronte all’inspiegabile.

Dell’inspiegabile c’è poco da dire. Ma quel poco è disorientante. Questo inspiegabile, inoltre, trova dimora nelle fiabe e basta. Me le sono lette tutte, vi ho dedicato giorni e notti (perché lì è descritto molto bene, oh come è descritto!), ma non ci ho capito un cazzo lo stesso. La descrizione è inutile, mi è tutto noto. Ecco, sulle conseguenze qualcosa ho imparato. Poco. Sul resto, niente.

Io e il mio inspiegabile conviviamo ormai forzosamente; prendere le misure è d’obbligo, ma sono misure dinamiche, mi risulta sfiancante. Solo estraniandomi lo stacco davvero e, lasciandolo galleggiare, lo vedo. Riesco perfino a parlarne, quindi, l’inspiegabile è: io esprimo un desiderio, lui si avvera.

Sono una persona fortunata.

E non ne posso più.

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Giulia bis

GIULIA CONTINUA LA SUA AVVENTURA SU WORLD OF SPHAERA, CI HA PRESO GUSTO.

Buona lettura!

Ecco un altro brano per accompagnare le sue imprese.

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Giulia

GIULIA È ANDATA A FARE UN GIRETTO SU WORLD OF SPHAERA, AVEVA VOGLIA DI BERE UN CAFFÈ IN COMPAGNIA.

Buona lettura!

Nel frattempo lascio qui una canzone che ben aiuta a conoscere la protagonista del racconto e la natura dell’anelito di chi se ne occupa.

Giulia – Antonello Venditti
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L’invidia

Invidia – Giotto – (Cappella degli Scrovegni)

Continua la cavalcata emozionale che ALESSANDRO GIANESINI ha deciso di condividere qui, in anteprima; è un Regalone che non smette di stupirmi e che spero possa avere lo stesso effetto in chi passa su queste pagine.

Il percorso è iniziato con il racconto LA RABBIA, è continuato con LA TRISTEZZA e… buona lettura!

(GRAZIE ALE)


«Ma tu guarda quella: anche la piscina si è fatta!» i lavori sono segnati sul tabellone esposto sulla rete metallica di casa Neri, a cui hanno legato quella arancione per non far guardare dentro: cerco di sbirciare attraverso i piccoli fori, mentre mio figlio mi tira per la mano «Arrivo, arrivo…» c’è un operaio che sta parlando con lei, la reginetta del quartiere: ma è il modo di ricevere gente? In vestaglia di raso e per di più trasparente?

Mi faccio trascinare da Nicola, ma lancio un’occhiata al loro giardino attraverso ogni forellino: ci starà un campo da calcio con tutto lo spazio che hanno, ma loro dove le mettono le piante? Sul confine di casa nostra, così ogni autunno metà delle foglie me le devo raccogliere io: bravi, così ci si comporta!

Sbuffo, ignorando le lamentele del mio bambino «No, niente gelato per merenda, inutile che insisti.» Sembri già un panzerotto, a forza di stare seduto a giocare ai videogiochi.

«Perché ho sposato quel fallito?» le parole mi scappano di bocca, mentre rientriamo nella nostra casupola, una di quelle dozzinali, a schiera: dai Neri hanno recintato tutto con quella maledetta rete da cantiere, così, quando hanno finito, aumenta l’effetto sorpresa, vero? Perché è come se fosse sempre uno spettacolo, manco fossimo al circo! Da noi è già tanto se ci possiamo permettere quella di gomma gonfiabile, di piscine, che quando Nicola ci entra fa uscire metà dell’acqua.

Ecco, ci mancava solo questa: la figlia dei Neri è qui a suonare. Vorrà invitare Nicola a giocare a casa loro, ma stavolta se lo scorda: lo so che fanno apposta per farci fare la figura dei pezzenti col nostro bambino. E sono sicuro che è là che mangia tutte quelle schifezze che lo fanno ingrassare come un… «No, oggi stai qui a giocare.» mi guarda e fa il mestolino, un mestolino dalle guanciotte belle piene, ma io sono irremovibile. Anche lei, Martina, mi guarda con quel faccino, se non fosse così bella, con i suoi capelli biondi e gli occhietti azzurri, verrebbe da dire che finge di essere un barbone che aspetta solo l’elemosina. Un senzatetto che però ha addosso un vestitino firmato della boutique del centro. Costerà un occhio della testa e lei lo usa per giocare: roba da matti!

Perché devono sempre averla vinta? Tanto non lo sposerai mai il mio bambino, non prendiamoci in giro.

«Va bene, ma quando ti chiamo, corri a casa.» lui annuisce, gli sistemo i vestiti e gli do una pettinata con le dita «Guarda che bell’ometto!» poi guardo lei e mi verrebbe da tirarle quelle treccine perfette che finiscono col fiocchetto di raso coordinato con le scarpine di… Prada? «Ecco, vai pure.» sento l’acidità che mi sale dallo stomaco mentre lo guardo correre dai vicini «E non sudare!» ma quello ormai ha già capito che dall’altra parte la vita è più bella e nemmeno m’ascolta, quell’ingrato.

Mi avvicino di nuovo alla recinzione e sbircio dai buchi della rete arancione e vedo l’escavatore che rimuove la terra dalla parte centrale del giardino.

I Neri sono entrambi sul vialetto e si stanno tenendo per mano «Mi fate venire il diabete.» il commento mi sfugge dalle labbra, ma chi se ne frega. Nicola sta per entrare a casa loro, ma lei, miss “Ce l’ho solo io” lo chiama a sé, si china e gli sistema la maglietta e una ciocca che gli è scivolata sulla fronte. E lui le sorride di rimando: se va avanti così, si fregano anche il mio bambino.

Neri mi vede e agita la mano per aria, con un sorrisone allegro: che hai da ridere tanto? Solo perché ti godi la vita pensi di essere migliore di me? Ricambio con un cenno rapido della mano, poi mi giro e torno in casa.

Perché la vita è così ingiusta?

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Dell’impossibile

RACCONTINO DELL’ASSURDO SU WORLD OF SPHAERA!

TITOLO: LA SCIAGURA

Buona lettura!

Nel frattempo lascio qui una canzone che ben aiuta a entrare nel mood di una narrazione.

Accade – CSI
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Regalo

Eccolo di ritorno a casa dopo le vacanze su WorldOfSphaera!

Buona lettura!

foto da qui

«Che ore sono?»

«Le 23:58.»

«Ancora due minuti.»

«Dai, che palle, aprilo.»

«Ssst!»

«Non sopporto quando fai così.»

«Un attimo solo. (Certo che metti un’ansia.)»

«Ah, io metto ansia? Hai problemi con le sorprese?»

«No.»

«Cosa potrà mai esserci dentro?»

«Un regalo.»

«Eh, sarebbe bello scoprire di cosa si tratta. Dubito sia un pagliaccio con la molla.»

«Sono terribili i pagliacci con la molla. Che ore sono?»

«Le 23:59. Apri questo pacco?»

«Stai rovinando l’attimo.»

«Sto rovinando l’attimo?»

«Stai rovinando l’attimo.»

«Ti ricordo che è anche per me. Dai!»

«È un rito importante.»

«Importante ‘sto par di palle!»

«Silenzio, il momento sta arrivando.»

«Ok hai vinto, meno 20, 19, 18…»

«Non sfottere.»

«Vuoi un cerimoniale? Una musica di sottofondo magari? Un coro di voci bianche?»

«Magari! Ore?»

«00:00 del 25 dicembre, contento?»

«Sì. Bisturi… aspira. Pronto con il divaricatore.»

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La tristezza

Polesine – opera di Marco Rosellini

Questo Regalone mi è particolarmente caro poiché è testimone della volontà di ALESSANDRO GIANESINI di esplorare l’insolido sentiero che porta a luoghi muti e urlanti: le emozioni.

Gli sono grata per aver deciso di condividere così tanto.

Il percorso è iniziato con il racconto LA RABBIA, che ho avuto l’onore di ospirare in questo spazio in anteprima; ora è di ritorno a casa.

(ALE, GRAZIE)


Lo schermo è scuro, buio, immoto: nessun led che lampeggia, nessun bip a indicarmi un sussulto di vita; scorro le e-mail, ma quest’oggi nemmeno lo spam sembra interessato a me.

Infilo il telefono in tasca e me ne esco per una passeggiata: la mente si arrovella senza tregua, senza lasciarmi nemmeno il tempo di godermi quell’alito di vento che fa viaggiare veloci le nuvole, che corrono libere almeno quanto i miei pensieri.

Il telefono vibra, trattengo il fiato, ma è solo il meteo che mi avvisa che oggi c’è il sole «Grazie tante, eh!» gli rispondo, ma ne approfitto per scorrere con le dita in cerca di altro: niente. Elimino la notifica, scuotendo il capo e ricominciando a rincorrere le mie preoccupazioni, anche se forse son loro a inseguire me, ovunque vada, ovunque volga lo sguardo.

Com’è che sono finito in questo circolo vizioso? Era una mattinata così piena di allegra ipocrisia, saluti, baci, messaggi e poi… e poi niente, come se fossi sparito dalla faccia della terra.

Ripasso mentalmente tutta la giornata e la mano si infila in tasca: giusto una sbirciatina. Niente.

Non c’è nemmeno un runner da salutare oggi? Han deciso tutti che devo essere solo? Va bene, lo accetto…

Sì, come no! Non riesco a essere sincero nemmeno con me stesso? Ci sto male, ma non posso far altro che aspettare, muovermi, guardare. Lo vorrei gridare al mondo quanto sto male, ma sono talmente giù di corda che non ho avuto nemmeno il coraggio di parlarne con i miei amici.

Una macchina! Sembra che mi stia salutando, ma poi mi accorgo che mi sta solo facendo segno di stare in parte perché sono finito in mezzo alla strada. Cos’è? Il subconscio che ha deciso che è meglio lasciar perdere tutto e finirla qui?

Mi fermo a guardare l’acqua di un fosso che scorre lenta, un paio di pesci che si allontanano seguendo la corrente e la carcassa di una nutria a pelo d’acqua, lì vicino.

Perché sono venuto da questa parte? Perché proprio questa strada? Per non incontrarti in centro o è perché era la strada che facevamo insieme la domenica dopo pranzo?

Tutte e nessuna, chiaro. Ma io sono ancora qui a rivivere quei sorrisi al mio fianco, quelle volte che mi indicavi un airone o quando mi facevi cambiare strada perché c’era un cane che abbaiava a un cancello.

Dove sono quelle giornate di sole mano nella mano? Solo nei miei ricordi, ma non sono caldi come gli abbracci e le coccole che ci scambiavamo.

Faccio dietrofront quando vedo la casa che ci piaceva tanto e su cui facevamo tanti progetti. Quei progetti ora che fine faranno? Non lo so, la casa è bella lo stesso, ma non è più la stessa senza immaginarmici dentro assieme a te.

Ci vuole mezz’ora per tornare alla civiltà e ogni singolo secondo è te che vedo in ogni fiore, in ogni albero, in ogni sagoma che scorgo in lontananza. Un attimo, quella non è la mia immaginazione: sei proprio tu.

Sei da sola, cammini spedita e mi vieni incontro: il cuore perde dei battiti, ma chi se ne importa. Stai sorridendo, non c’è dubbio e sorrido anch’io.

Quando siamo vicini sto per abbozzare un «Ciao» addobbato da un sorriso, ma vedo il cavo dell’auricolare e tu non stai certo parlando con me. La smorfia resta paralizzata sulle mie labbra, mentre da parte tua vedo solo un’occhiata sdegnata, come se l’avessi urtata per sbaglio.

Passo oltre, il sorriso è rimasto stampato sulla mia faccia, ma si spegne sotto il peso di una lacrima scivolata sulle labbra.

Guardo il telefono, quella chiamata non era certo per me…

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Troppo

Dopo essere stata a lungo in vacanza su World of Spheara, una nuova protagonista torna a casa dalla sua autrice.

Nel maggio di quell’anno fece una scoperta: dopo sei mesi di occhiate ricambiate, di accalorato fiorir di gote, di deglutizioni asciutte e spaesamenti, il bel tenebroso di quotidiano incrocio aveva una voce. Bella.

Se l’era immaginata in profondità e spessore, impegnata in frasi rigeneranti l’ego e l’aveva nascosta in un luogo sicuro, nel timore di doversene staccare all’incontro con quella reale. Invece no, nessuna delusione. Nel maggio di quell’anno non ci fu perdita. Solo un problema: «Ippo-po-polita! Che bel no-nome!»

Ah!” esclamò mentalmente, sorpresa non tanto dalla previsione di conversazioni travagliate, quanto dai significati assunti dal suo nome in quel suono sincopato. Tre, almeno. Nessuno lusinghiero. O forse sì. O forse no.

Quanto tempo le sarebbe occorso per raggiungere le belle labbra e zittirne il suono? E dopo, quanto avrebbe retto l’impaccio da impiccio? E infine, a quale diminutivo affidarsi per evitare il riproporsi di tutti quei significati?

Troppo. Troppo il tempo delle fantasticherie. Troppi problemi. Troppo bello lui.

Nel giugno di quell’anno fece una seconda scoperta: dopo un mese di titubanze, di avvicinamenti discreti e di sfiorar di pelle, Fulvio (perché anche lui aveva un nome, pronunciato da Ippolita con l’enfasi dovuta a una speranza che si vuole importante e realizzabile) aveva una fantastica propensione per lei.

Si accorse del movimento sotto il tessuto in un casuale combaciar dei corpi e ne fu colpita come se da lì partisse un’accensione con elettrica urgenza. La propensione era talmente definita da inorgoglirle i sensi e da permetterle di aprirsi a sensazioni effluenti. Un unico inconveniente, lui non riusciva a mantenerla. La propensione si era mostrata timida nei momenti sbagliati, vivace in luoghi non propizi, scultorea in presenza di parenti e amici.

Ah!” pensò ogni volta, non tanto preoccupata d’essere interessante ora sì e ora no, quanto per le preferenze mostrate dalla propensione, così difficili da soddisfare.

Troppo. Troppo per una storia appena nata. Troppi problemi. Troppo bello lui.

Nell’agosto di quell’anno fece una terza scoperta: dopo due mesi di carnalità ondivaga, di stop and go, di eccitanti improvvisazioni, Fulvio aveva esternato un virile desiderio di famiglia. Lei non vi aveva fatto caso, ma il suo sciogliersi di fronte a pargoli variamente impegnati in lallazioni, capricci e lancio di pappe, la mossero a considerare l’evenienza.

L’evenienza fu sobillata anche da frasi magiche pronunciate da lui lungamente e in più riprese, sintetizzabili in “con la pancia sarai bellissima”, “ti massaggerò le gambe” e inequivocabili “noi tre”. Nell’enfasi di un tale turbinio di proiezioni nel futuro, a Fulvio sfuggì una verità: era sposato. Sì. Con Marcello.

Ah!” si trovò quasi a dire, non tanto per la presenza di un legame ufficiale, quanto per essere stata catapultata nella competizione con un uomo, ricco, generoso con il giovane marito e promotore della sua realizzazione professionale.

Troppo. Troppo per chi vuol metter su famiglia. Troppi problemi. Troppo bello lui.

Nel settembre di quell’anno fece una quarta scoperta: era incinta. Festante e sicura comunicò la lieta novella a Fulvio che l’abbracciò, la baciò e la coccolò per l’intero giorno.

Sul far della notte la condusse su un prato, illuminato da una luna invadente, le carezzò i capelli, la dondolò in abbraccio e, perdendo la dizione a tratti, che tanto intenerisce una donna, le disse: “È un sogno che si realizza. Mio e di Marcello.”

«Ah!» sbottò finalmente.

Ippolita si diede all’ippica.

Con il suo piccolo in spalle cavalcò elegante sulle rive chiare e sabbiose del Po, l’unico luogo in cui i significati si congiunsero a un senso.

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La (Co)Vidina Commedia Pt. II

Salvador Dalì – una delle tavole dedicate all’Inferno di Dante

È vero, in questi giorni ho lasciato che la realtà facesse prepotentemente il suo ingresso nel blog. Non capiterà più, giurin giurello (smaciuck! smaciuck!)

Per rimettermi sulla retta via ho chiesto aiuto a Il Pensator Cortese e lo ringrazio per ciò che segue. (La sua poesia proviene da qui.)

Buona lettura!


Non avendo ricevuto denunce a seguito della pubblicazione della prima parte (che potete trovare QUI), ho ben pensato di lasciare ai posteri anche la seconda parte di questo… questa… non saprei come definirlo/a. Va beh, mentre mi organizzo per indire un concorso dedicato, eccovi il seguito:

Nel mese più piccin, guai ad ogni giorni
Antartide si coce a gradi venti
Che sembra siano stati accesi i forni

O al frigidario aperti li battenti.
Racconto poi in dover di esser onesto
Novella che ancor ci lascia sgomenti

De’ giocator che manda un’orbe al cesto
Recando seco il proprio angelo in dote
Mancati a questa vita troppo presto

“Vuolsi così colà dove si puote
Ciò che si vuole”, scrisse un letterato.
Leggi divine che a me paion vuote

Nascondono in seno significato
Ch’al mortal non giunge se non in fine
Al calar del percorso erto e clinato.

Ed ecco, come spina tra le spine
Si affaccia allo pianeta quatto quatto
Tra mari, monti, pianure e colline

Si crede arrivi dal volante ratto
Nefasto morbo ha viso e ali di uccello
Di sua presenza non gioviamo affatto

Impone a tutti quanti al volto un vello
E mani in soluzione che ti ustiona
Ei vaga fiero, re senza castello

Vestito solo della sua corona
Porta nel grembo amara condizione:
Distantia ogni essere da altra persona

Financo li parenti han ristrizione
Ho scusa almen per non li avere attorno
Qual triste premio per consolazione.

La mente ora già viaggia in sul ritorno
Sognando la mi’ amata e la sua pelle
Così poscia verrà di nuovo il giorno

Cui usciremo a riveder le stelle.

D 😁


ANDARE A TROVARE J È ALTAMENTE CONSIGLIATO, DIVERSE VOLTE ALLA SETTIMANA

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Fiaba moderna

RACCONTINO SMALIZIATO SU WORLD OF SPHAERA!

TITOLO: TROPPO

Buona lettura!

Nel frattempo lascio qui una canzone che di fulmini e annessi ne sa qualcosa (in un’interpretazione che trovo magnificamente agreste).

Ok, li invidio. Chi non vorrebbe, del resto, essere al posto di uno di loro.
Thunderstruck (AC/DC) by Steve’n’ Seagulls.
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Interlocuzione

SEGNALO LA PRESENZA DEL RACCONTO “REGALO

SU WORLD OF SPHAERA!

In attesa del prossimo articolo lascio qui la musica del momento

(le nuove generazioni mi fanno impazzire!)

Ludwig van Beethoven – Moonlight Sonata ( 3rd Movement ) Tina S Cover

E questa è la musica di qualche momento dopo

Be’, con questi Signori l’unica è lasciarsi ondeggiare, il resto vien da sé.
(Love is a real train · Tangerine Dream)
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QinAode

È con gran piacere che ospito questa pagina di QinAode

Diario Cinese – Marzo (5)

aldoterDiario Cinese Apr 2, 2020 1 Minute

pag 17pag 18pag 19pag 20pag 21

Nuove pagine il venerdì… se è il prossimo o quello dopo, ancora non lo so!
COLLEZIONE SPOILER, WORK IN PROGRESS E IMMAGINI “ANIMATE”!
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Attilia

Dopo essere stata a lungo in vacanza su World of Spheara, Attilia torna finalmente a casa dalla sua autrice (sperando di non incontrare nessuno).

Immagine di Bob Comix

Ore 21:00.

La strada è illuminata a stento. La pioggia ha da poco smesso di scendere e ora è tutta lì, ad amplificare pochi passi in sequenza. Attilia si è intrattenuta più del dovuto in compagnia della demenza materna e sta tornando a casa, per il cambio della lettiera. Chiude le spalle, stringe la borsa, l’ombrello e via svelta, sperando di non incontrare nessuno.

Con carica da bisonte da un vicolo irrompe un’alta figura scurita in volto dall’ombra di un cappuccio. La urta, senza segno di dispiacimento o cura. Le sue mani armeggiano lasciando una plastica leggera ai capricci del volo.

«Signorino, la plastica delle sigarette.»

«Eh?»

«La raccolga Signorino, è sua.»

«Oh, vecchia, non mi devi rompere i coglioni!»

La carica del bisonte ha trovato una vittima da calpestare.

Attilia gira l’ombrello, lascia scivolare il manico verso il basso e, impugnata l’estremità di ferro, con un potente colpo di dritto aggancia la caviglia del giovane, portandola in alto. Il busto resta sospeso a mezz’aria il tempo dell’incredulità. Poi piomba pesante a terra.

«Aaaaaah…»

Attilia si avvicina al ragazzo sui suoi tacchi da 4 centimetri, fa nuovamente scivolare l’ombrello nella mano, impugna il manico e appoggia la punta in mezzo a un ventre lasso.

«Cos’hai qui?»

«Aaaah!»

«Hai l’ombelico. È questo il centro del tuo mondo?»

«Ferma!»

Attilia non ascolta ed esercita una lieve pressione. Il giovane si issa sui gomiti e li usa per indietreggiare. La punta gli è sul pube. Ad Attilia compare un sorriso.

«E qui cosa c’è? L’orpello da cui trai ragione?»

Il ragazzo, dimentico del male, si alza all’istante, la guarda con timor panico e scappa da bisonte ferito. Il primo angolo da svoltare è il suo porto sicuro. Sparito. In un amen.

Attilia è nuovamente sola. La strada è illuminata a stento. Si guarda intorno, chiude le spalle, stringe la borsa, l’ombrello e via svelta, sperando di non incontrare nessuno.