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Il Metodo

IL METODO – 35

Victor Vasarely, Tau-Ceti-Ny, 1967
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Abbiamo vinto. Tutti i bunker sono stati distrutti, una delle anti-arma è stata recuperata, ma nessuno riesce a gioire. Che vittoria è questa? Cosa abbiamo da festeggiare? Un pezzo di ferro conquistato e sette basi dei serpentoni distrutte? Ho perso ventuno dei miei migliori uomini e nessuno restituirà loro ciò che hanno donato anche per proteggere voi, merdoso sotto, incapace di un misero pensiero autonomo, incapace di un minimo d’orgoglio. Anche per voi sono morti, ma verrà il giorno in cui non avrete più un sopra che pensa e agisce e combatte. Non vedo l’ora che quel giorno arrivi e allora scenderò per strada, a osservare le vostre facce meravigliate, i vostri occhi stralunati, ad ascoltare le vostre menti girare a vuoto e i vostri troppi perché senza risposta. Scenderò per strada a vedervi combattere, finalmente, a studiarvi mentre vi ammazzerete a vicenda, mentre venderete i vostri figli e le figlie per un pezzo di pane, una scatoletta di pomodori acidi, una bottiglia di latte cagliato e puzzolente.

Non riuscite a capire, impegnati come siete ad accumulare ricchezze senz’anima, ma pagherete un prezzo alto, molto più alto di qualunque vostra più perversa fantasia.

Per centinaia di anni, commosso dai vostri figli, dai vostri rari atteggiamenti umanoidi di comprensione e pietà e amore, che durano la rivoluzione di un elettrone, ho cercato di capire come riportare l’armonia, immaginando un posto vostro all’interno dell’armonia. Ho sbagliato. Non volevo credere al Libro della LEGGENDA, ai Cattivi e ho sbagliato.

Più nessuno, dei miei Uomini e Donne, nessuno dei discendenti di Gaja, morirà più per proteggere voi e la melma nella quale vi piace sguazzare. Sarà divertente vedere il vostro mondo crollare e voi, incapaci di comprendere e di reagire, affannati a proteggere il nulla delle certezze, da sotto, che vi sorreggono.

Verrà anche per voi il giorno in cui dovrete ricominciare a combattere, ma sarà tardi.

Non c’è nessuno che festeggia, nessuno che sorride quando rientriamo. Uno dopo l’altro i cinque elicotteri tornano, col loro carico di vittoria triste. Tina è la prima, poi Oleg, poi Lorenz e Mario. Sono l’ultimo ad atterrare.

Le Donne, gli Uomini, le Figlie e i Figli sono tutti lì. Aspettano, si tengono per mano, silenziosi, ma il rumore delle lacrime è assordante, il rumore dei cuori un Dies Irae impetuoso.

Mi guardano camminare, gli sguardi si abbracciano.

«Abbiamo vinto, ma il prezzo pagato è troppo alto e sarà un prezzo che non pagheremo più! Le prossime battaglie saranno solo per noi: è una promessa nel nome di Gaja. Ora dobbiamo accompagnare gli Spiriti dei nostri Amici nell’ultimo viaggio. Li accompagnerò, uno per uno, come deve un Capo e mi inchinerò al loro coraggio, alla vita che hanno offerto per difendere noi, i nostri sogni, il nostro futuro.» ne fossi capace piangerei. «C’è tempo per scoprire cosa stessero progettando. Lo saprete nel momento stesso in cui sarà chiaro quale fosse il progetto covato dai nostri nemici. Ora tornate nelle vostre case ad accudire le Figlie e i Figli e le Donne e gli Uomini. Passerò, casa per casa, a riportare l’etereo dello Spirito dei vostri cari.»

Mi inchino, a salutare queste Donne e questi Uomini, mi inchino al loro coraggio e alla loro lealtà.

Iniziano ad andarsene mentre sono inginocchiato, col capo abbassato. Passano, uno a uno, davanti a me, per confermare la fiducia e scambiare il dolore, da raccogliere e proteggere. Alcuni accarezzano una spalla, altre i capelli, un piccolo si ferma, piega il capo e cerca i miei occhi, sorride e se ne va tenendo per mano sua Madre impegnata a scacciare il pianto.

Magda e Yuliya, aiutate da Mogorean, hanno già scaricato il pacco e sono nel laboratorio, assieme a One, a studiarlo. Lo smonteranno, pezzo dopo pezzo e racconteranno qual era l’obiettivo di Gork. Spero solo che fosse qualcosa di importante, anche se non esiste nulla di così importante.
Noi, il resto del Gruppo, siamo in sala riunioni; dobbiamo analizzare nei dettagli cosa è successo, perché abbiamo avuto così tante perdite.

«Tina, da te com’era la situazione?» chiedo.

«Frank, erano in 153, puoi vederlo sul monitor, Magda ha già travasato i filmati e tutti i dati dei sensori. Mi hanno fregata con il pacco e hanno posizionato delle particelle di antimateria prima che riuscissi a fermarli e li eliminassi. Credo che i sensori lo confermeranno.» dice.

«Oleg, da te com’è andata?»

«Capo, un vero disastro. Erano troppi, 121. I ragazzi hanno fatto miracoli, ma commesso l’errore di cercare di aiutare i feriti. Dobbiamo lavorare ancora su questa parte della formazione. Almeno tre li ho persi perché hanno cercato di soccorrere i feriti e i serpentoni non aspettavano altro.» continua «Poi, se devo dirla fino in fondo, sono degli ottimi combattenti, ma gli manca la rabbia che noi, tutti noi, abbiamo dentro. Per qualche motivo le nostre Anime hanno accettato la battaglia, le ferite, la morte; quelle dei ragazzi non ancora.» è giusta la riflessione di Oleg.

«Mario?»

«Boss, io sono d’accordo con Oleg. Hanno fatto un ottimo lavoro, ma la prossima volta andrò da solo, come te e Tina. Anche i miei si fermavano a soccorrere. Dobbiamo imparare che non siamo come gli altri e questo esocazzo deve essere perfezionato, la schermatura è debole e i serpentoni hanno aumentato la potenza delle armi.»

«Lorenz?»

«Io vado da solo. Li bombardo e li arrostisco in solitudine; non mi piace veder morire i ragazzi, non mi piace veder morire nessuno. Che si occupino delle cose della Terra.»

Siamo arrivati tutti alla stessa conclusione. Ho commesso l’errore di sopravvalutare la preparazione dei nostri uomini, utilizzando come termine di paragone le capacità del Gruppo. Un errore che non commetterò mai più.

«Io… sono d’accordo con voi. Ci riorganizzeremo in modo da riuscire ad affrontare queste attività da soli. Almeno fino a quando sarà possibile. Ora attendiamo il lavoro dei “testoni” e speriamo che il prezzo pagato sia stato ben speso. Io, ora, vado ad accompagnare gli Spiriti.»

Se ne sono andati, tutti, a sistemare le ferite fisiche e della mente. Pochi graffi che guariranno in qualche giorno, sono i ricordi che non scompariranno. Sarà difficile cancellarli, relegarli in un angolo. Gork, grandissimo bastardo, questa è l’ultima volta che mi fai fesso; d’ora in poi si cambiano le regole.

È Magda che interrompe i miei pensieri.

«Capo, vieni immediatamente!» dice. Non usa mai termini così perentori.

«Racconta.» e mi siedo.

«Allora, prima cosa: non fossimo andati sarebbe stato un disastro. Una vera tragedia.» la voce cambia tono e si appesantisce quando pronuncia la parola tragedia.

«Gork e i serpentoni, probabilmente non solo loro, dato che hai incontrato un gruppo di 6 Dita nel tuo bunker, stavano lavorando a una bella sorpresa. Nulla di ciò che avevamo ipotizzato: molto peggio! Non ne siamo ancora certe, ma te lo confermo al 99%. Non volevano eliminare gli Animici, non volevano eliminare nessuno; la loro macchina avrebbe trasmesso un livello di vibrazione in grado di consentire a Lux e Ringhio di andare a infettare TUTTI gli Umani, senza alcuna distinzione. Avrebbero resistito, oltre a te, Tina e Michael, forse noi e forse quelli che lavorano per noi. Tutti gli altri si sarebbero ritrovati invasi da…» fa una pausa e prende aria, come per riacquistare coraggio, «da quelle bestie o come vuoi chiamarle, che ti entrano dentro e ti succhiano tutta l’energia. Non voglio nemmeno immaginare le conseguenze se il loro piano non fosse stato interrotto.» si ferma a scaricare, definitivamente, il peso angosciante di quella scoperta; ora non più solo sua. Non ho nulla da dire, nessuna parola da aggiungere.
Ci scambiamo un cinque, come due ragazzini e se ne va.

Questa guerra sta arrivando a un livello troppo alto. Neppure i Cattivi si erano trovati a dover fronteggiare una simile minaccia. I nostri invasori stanno veramente facendo tesoro della precedente esperienza. Noi invece, fino a poco tempo fa, eravamo ancora intrappolati da una Gerarchia che rincorreva il proprio sogno e, per inseguirlo, aveva venduto tutti, senza alcuna remora. Aveva rinnegato il giuramento dei Novanta senza alcun rimpianto e sostituito la realtà con un sogno impossibile da realizzare, collocando allo stesso livello Animici e senz’Anima.

I morti di oggi non sono periti invano, ma avremo ancora molto da lavorare; in tutte le direzioni.

No, non dovete sperare, voi sotto, che questi eventi riescano a modificare il mio pensiero. Non avrete alcuno sconto e, quando sarà il momento, pagherete tutta la vostra inedia, tutta la vostra stupidità.

Senza di voi questi problemi, semplicemente, non esisterebbero. Siete voi, le loro creature, a rendere tutto più difficile e ogni giorno che passa aumentate di numero, diventate sempre più numerosi e ingordi e pericolosi per la Terra, per noi e per voi stessi. Vi state mangiando il futuro ingoiandolo a bocconi, senza masticarlo, senza gustarlo, senza comprendere ciò che state facendo, senza comprendere che siete voi il vostro peggiore nemico: il nemico che evocherà l’Armageddon e lo realizzerà.
Voi siete l’Armageddon!

continua…


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IL METODO – 34

Victor Vasarely, Tau-Ceti-Ny, 1967
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GORK 3a parte

I cinque elicotteri sono pronti. Non c’è molto altro da aggiungere, un cenno d’intesa e si parte.

Volare da solo mi è sempre piaciuto. Vedere la Terra rimpicciolirsi, i dettagli scomparire e l’occhio che può spaziare, senza ostacoli e restituirti, in un solo sguardo, l’abbagliante bellezza del nostro mondo.

Dovremo imparare a trattarlo meglio, lui ha cura di noi, ma noi Umani non stiamo ricambiando. No, non è la masturbazione mentale del riscaldamento globale, che mi passa per la testa in questo momento; quello, se per voi del sotto non fosse sufficientemente chiaro, è solo l’ennesimo cavallo da cinquecentomila dollari che vi stanno vendendo. Non esiste alcun sistema di simulazione in grado di prevedere l’evoluzione climatica del pianeta nel quale viviamo, è talmente complessa, che ancora non abbiamo capito come fanno a formarsi le nubi, ed è impossibile per chiunque azzardare previsioni che vadano al di là di due settimane. Un paio di giorni e anche poche ore in alcune zone del pianeta.
Si scalderà e poi si raffredderà, come ha sempre fatto. I problemi sono altri. Abbiamo riempito gli oceani di plastica e mercurio che ammazza le creature che ci vivono, e ammazza noi perché li mangiamo assieme al pesce portato in tavola. Sprechiamo l’inverosimile accumulando ogni bene al di là del ragionevole. Ci abbuffiamo come maiali all’ingrasso e siamo tutti sovrappeso, incapaci di fare due rampe di scale senza avere il fiatone. Stiamo massacrando specie animali intelligenti e inoffensive, per il semplice gusto di farlo e mantenere in vita tradizioni arcaiche. Abbiamo alterato la catena alimentare per arricchire pochi e affamare molti.

Siamo una civiltà di merda e, a volte, mi ritrovo a pensare che ci siamo meritati ciò che ci sta succedendo.
Un salutare contrappasso alla dabbenaggine e alla stupidità che non esitiamo mai a mostrare.

È One che mi riporta alla realtà.

«Ciao. Ci vorranno quasi quattro ore per arrivare a destinazione. Se vuoi puoi riposare, gestisco io il velivolo.» dice.

«Grazie One, ma non importa. Gli altri tutto bene?» chiedo.

«Sì, tutto normale. Gli schermi di protezione sono attivi, i sistemi al cento per cento. Atterreremo tutti contemporaneamente con un margine d’errore inferiore a un decimo di secondo.» sempre precisa nelle risposte. «Davvero non vuoi riposare un pochino?» il tono di voce è cambiato, ora non è più One a parlare, ma la Figlia.

«One, no davvero. Rimandami le mappe del bunker. Voglio capire quali sono le entrate. Hai infiltrato i loro sistemi? Non sarebbe male se tu riuscissi a lavorare sui sistemi periferici e a controllare l’apertura e la chiusura delle entrate.»

È come se attendesse da sempre questa richiesta.
«Certo che posso! Sei tu che mi hai sempre impedito, fino a ora, di andare a lavorare nei sistemi quando Gork è nelle vicinanze. Questi sono sistemi dei serpentoni e ci faccio ciò che voglio; lo sai che conosco a memoria la loro elettronica. Potrebbero fare di meglio.»

«Allora facciamo che ti infili, prendi il controllo di tutte le porte, mi avvisi quando hai fatto e poi avvisi gli altri che hai le porte sotto controllo. Lascia liberi i serpentoni di manovrarle come preferiscono fino a quando non ci muoveremo. Da quel momento in poi chiudi tutti i varchi non coperti dai nostri e resta in contatto per capire se a qualcuno serve qualcosa. Ok?»

La risposta è lapidaria.
«Ok, paparino. Ah, dimenticavo, Mick ti saluta. È un po’ arrabbiato per lo scherzo, ma sarà là fuori a vedere cosa combini. Ma da quando gli hai insegnato ad andare in astrale?» dice.

«One, non gli ho mai insegnato! Mandami le mappe.»

Chiudiamo senza aggiungere altro, non serve.

Siamo atterrati. Il bunker è a meno di settecento metri. Sono tutti pronti e si accende il led: iniziano le danze. Mentre mi avvicino sul visore compaiono le posizioni delle loro sentinelle; sono quattro e armate in modo leggero. Presuntuosi. L’esoscheletro mi aiuta ad accelerare l’avvicinamento e a rendermi meno visibile. La prima sentinella si becca un’onda in piena testa, un serpentone in meno. Le altre tre un colpo laser ciascuna, alla base del cranio; nessuna possibilità di reazione.

Sono davanti all’ingresso. Non si sono ancora accorti della scomparsa delle sentinelle esterne, quando entro tutto si muove come se nulla fosse successo. Ho il tempo di osservare e memorizzare l’interno, diverso da come l’avevamo ipotizzato. Il visore mi segnala la presenza di ottantatre esseri viventi. Carico le armi e i primi spiriti ad abbandonare il corpo, sono di un gruppo di 6 Dita, strano trovarli in un bunker rettiliano. L’inferno è iniziato.

Forzando con l’esoscheletro mi sposto velocissimo, a balzi, scavalcando scale e mezzi. Il mitragliatore a impulsi laser è strepitoso e vedere il loro sangue bluastro schizzare, sentire le menti spegnersi e le vibrazioni degli spiriti che vagano sorpresi, mi esalta. Devo rallentare, la frenesia non è mai una buona compagna.

Il visore lampeggia e una granata al plasma mi manca di poco esplodendo un paio di metri dietro di me. Ho solo il tempo di saltare, sparando a tutto ciò che vedo, per cercare di evitare l’onda d’urto. Atterro su una paratia del bunker, c’è qualcosa che non va.
I sensori non hanno ancora scoperto l’area muta: dove cazzo hanno nascosto il pacco?

«One, c’è una porta a ore due, in basso a destra. Aprila!»
Mi ha sicuramente sentito, punto i piedi, caricando i muscoli e balzo verso la porta, che si apre un attimo prima che mi schianti. Tendo le gambe, a caricare l’esoscheletro e mi preparo all’impatto, continuando a sparare. Il colpo alla gamba arriva improvviso, inatteso.

«Porca puttana!» rotolo e sparo di lato. Il laser trapassa due serpentoni che arrivavano da un corridoio periferico. La gamba mi fa un male cane. L’esoscheletro ha ceduto, il colpo della granata ha danneggiato la parte che integra polpaccio e piede destro. Gli stivali hanno attutito l’urto, ma la gamba mi fa un male cane e non deve. Se mi fa male, sale l’adrenalina, se sale l’adrenalina mi arrabbio e se mi arrabbio la parte Human prende il sopravvento ed esce.

Non vi piacerà.

Urlo mentre sgancio l’esoscheletro e me ne libero, ho abbandonato il mitragliatore, scomodo per il momento e la pistola al plasma è molto più maneggevole. Quattordici colpi per completare l’operazione, poi non avrò il tempo di ricaricare.

La gamba mi fa male, il piede mi fa male, ma non c’è nulla di rotto. L’adrenalina continua a salire. Un colpo dei loro mi prende di striscio, sul fianco, a sinistra. Che cazzo fate?

Mi giro e sparo, serpentone merdoso. Ho quasi completamente tolto l’esoscheletro. Sono troppi e un colpo al plasma mi prende in pieno petto scaraventandomi in fondo al corridoio.

State commettendo un errore, mi fa un male cane, l’adrenalina è salita. Non la controllo più. Sento i muscoli delle spalle cambiare, le mani cambiare, le gambe cambiare. Il volto. Porca puttana, mi massacra i denti tutte le volte che succede. No, non vi piacerà.

I primi a comparire sono quattro serpentoni convinti di raccattare l’Umano morto. Basta laser, basta plasma; quando sono così. Non vi piacerà!

«One, dimmi dov’è il visore e cancella le riprese, se ci sono. Capito?»

«Ok Frank, ma non ci sei, si vede solo il visore che cade dopo il colpo e le camere puntavano una al pavimento e l’altra verso l’alto.» la voce è calma.

«One, ora mi rimetto l’esoscheletro, la parte destra si è rotta, porca puttana. Ho sfilato le microsonde nervose a forza e ho la pelle che brucia. Vedi di ricaricare il secondo livello, devo portare fuori il pacco dono. Gork qui non c’era. Dalla Tina e dagli altri?» voglio sapere.

«Frank, non c’era da nessuna parte, nemmeno nei due bunker che ho preso io. Tina ha finito, ma i serpentoni hanno distrutto la sua macchina. Gli altri stanno ancora combattendo.» sento la sua voce cambiare «Abbiamo un sacco di perdite. Ho provato ad aiutarli, a guidarli, ma abbiamo tante perdite.»

Ho finito con l’esoscheletro, rimetto il visore. Ventuno led rossi, abbiamo perso ventuno dei nostri migliori combattenti. Ventuno Anime che rinasceranno e ventuno Spiriti da accompagnare. La rabbia è quasi incontrollabile e spostare il giocattolo, pagato un prezzo così caro, non è più un problema, poi trovo il carrello, lo stesso che avevano utilizzato per scaricarlo dalla nave di Gork.

Sono sull’elicottero, il pacco è sull’elicottero. Hanno tutti finito, ma ci sono ventuno pallini rossi e tre arancio.

«Gooooooooooork! Dove cazzo sei pezzo di merda galattica?» non sente il mio urlo o forse sì o forse l’esplosione che vaporizza il bunker Cinque lo copre. Ti troverò bastardo e sarò l’ultimo Umano che vedrai. Per Sempre.

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IL METODO – 33

Victor Vasarely, Tau-Ceti-Ny, 1967
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LORENZ

Era il miglior elemento degli Specnaz Vympel russi. Poi, un giorno, si incazzò con i capi: scoprì, casualmente, che avevano deciso di farlo ammazzare. Un banale fascicolo, scambiato per errore da un pidocchioso passacarte e la sua vita valeva meno di un copeco.

Fu un discreto shock, per non dire di peggio. Tutta la sua fiducia smantellata in un secondo e nessuno che si prese la briga di provare a parlare con lui. Riuscì, sfruttando le sue conoscenze, a far perdere le tracce, passare la frontiera e inventarsi un nuovo lavoro, da solista. Che lavoro? Lo stesso lavoro di sempre: ammazzare persone. Prima per il governo, poi a pagamento.

Della sua vita non c’è molto da raccontare. Studente modello e atleta modello. Chimico, col massimo dei voti, e atleta che riusciva a vincere qualunque sport praticasse. Talmente strana, questa sua poliedricità che, ben prima che completasse la scuola superiore, i servizi lo stavano già controllando a vista. Lo contattarono il giorno stesso in cui usci dall’aula dell’università dopo aver ritirato il diploma di laurea. Assunto e arruolato.

Fece tutta la gavetta fino a diventare il responsabile per le operazioni di “rendition” russe e non fallì mai una missione, tant’è che lo soprannominarono “Gospodin sto protsentov” [ndr: mister cento per cento], che divenne, per comodità “Protsentov”.

Decisi di scoprire chi fosse quel solitario, quando eliminò una delle sue vittime staccandogli le mani dalle braccia con l’esplosivo, mentre guidava su una strada di montagna, senza rovinare né il volante dell’automobile, né i polsi del maglione di cachemire che indossava. Strabiliante; non avevo mai visto una simile abilità nel maneggiare gli esplosivi.

Utilizzò i cinturini dell’orologio e di un vistoso braccialetto d’oro, per raggiungere il suo obiettivo.

Uno così ci serviva.

Scoprire dove si nascondeva non fu semplice, come per tutti i professionisti seri. Ci vollero quasi sei mesi prima di incastrarlo in una camera d’albergo. Entrai accompagnato da Tina. Da professionista valutò la situazione in un attimo e non fece gesti inconsulti. Parlammo e cercai di convincerlo ad accettare.

Nulla, semplicemente rifiutava. Non rimaneva che la provocazione.

«Non fosse perché mi servi intero, mi sarebbe piaciuto darti una lezione e romperti qualche ossa.» dissi. Sì, era una provocazione per un gigante di 197 centimetri, sentirsi “offendere” così da un nanerottolo che non raggiungeva il metro e ottanta.

Si piazzò davanti a me, gambe piantate e accettò la sfida. «Davai, il primo colpo a te.» Era esattamente ciò che aspettavo. Fu quasi sorpreso quando si trovò, lo sterno e qualche costola rotta, steso a terra dalla violenza del colpo, mentre respirava a fatica. Wu Shu. Sicuramente gli fece un certo effetto, vedere il viso del piccoletto a venti centimetri dal suo che gli diceva a voce bassa, intervallando le parole fra i suoi rantoli: «Davai malʹchik [nrd: Forza ragazzo], e ritieniti fortunato che mi servi intero.»

Metodo strano per arruolare le persone, ma se uno è convinto di essere il migliore, non prenderà mai ordini fino a quando non riuscirai a convincerlo, che sei migliore di lui. Non conosceva quasi nulla di noi e della nostra organizzazione, a quei tempi, ma ebbe due mesi di ospedale e riabilitazione per riflettere, capire e decidere di accettare.

La Terra esiste da 13,7 miliardi di anni, un tempo infinito, persino difficile da compulsare e quasi impossibile da immaginare e descrivere. E gli Umani? Dovessimo ridurre questo tempo infinito in un ipotetico anno cosmico, l’atmosfera, come la conosciamo ora, comparirebbe a Settembre, a ottobre le prime forme di vita, a fine Novembre i primi esseri non unicellulari, a metà Dicembre le prime forme di vita complesse e il 31 dicembre noi, gli Umani del dopo Gaja. Un solo giorno di un tempo infinito e, rapportando la vita media di un Umano al nostro anno cosmico, scopriremmo che dura un decimo di secondo. Un unico solo decimo di secondo. Un battito di ciglia. Una singola nota di una sinfonia complessa e molti milioni di anni dalla scomparsa di Gaja.

Ritroverò i percorsi per le Donne e rinascerà.

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IL METODO – 32

Victor Vasarely, Tau-Ceti-Ny, 1967
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Ci sono tutti e ognuno ha la sua squadra. Pistolotto e poi si parte.

«La situazione la conoscete e l’obiettivo è uno solo: gli spacchiamo il culo. Definitivamente! Ci saranno dei morti, fate in modo che siano il meno possibile.»
Nessuno muove un muscolo.

«I bunker da sistemare sono sette, noi solo cinque squadre. Io prenderò il bunker Cinque, Tina e la sua squadra il bunker Tre, gli altri a sorteggio. I due bunker residui li atomizzeremo con due bombe N. Le lanceremo subito dopo l’inizio del nostro attacco.»
Silenzio assoluto.

«Sul visore vedrete comparire la linea verde che segnala l’inizio dell’attacco, se qualcuno non fosse pronto, avrà trenta secondi di tempo, non uno di più, e dovrà segnalare il ritardo. Comparirà una linea gialla. Ogni singolo visore è stato riprogrammato e vedrete sette led circolari diventare verdi, alla distruzione del bunker, o rossi: attacco fallito. Non voglio vedere nemmeno un led rosso. Dovesse comparire, il bunker sarà distrutto con una bomba N. In questa missione non ci sarà né il tempo, né il modo per organizzare operazioni di soccorso quindi avete solo una possibilità: entrare, distruggere tutto, ammazzarli e uscire accendendo il vostro led verde. Niente prigionieri, niente alieni da recuperare per studiarli. Nulla. Entriamo, li ammazziamo e torniamo per cena!»
Un brusio rompe il silenzio.

«Signor Ammiraglio.» è uno della squadra di Oleg che chiede la parola. «Parla.»
«Signore, se ho capito bene led rosso significa essere fritti all’interno.» dice. «Sì.»
«Signore, avrà solo luce verde!» e lancia il nostro urlo. Attendo che finiscano.

«Bene. Ci sono ancora alcuni dettagli da chiarire. Avrete in dotazione gli esoscheletro, tutti voi, e le nuove armi a impulso laser. Ogni caricatore regge mille colpi, il doppio della versione precedente, e in ogni arma sono presenti nove caricatori. Il cambio del caricatore richiede due decimi di secondo. Sembra un tempo breve, ma sarà lunghissimo quando sarete là in mezzo. Tenete d’occhio il visore; quando vedrete avvicinarsi il cambio di caricatore, non fatevi trovare scoperti. Le armi corte sono caricate con proiettili al plasma; quattordici colpi e sei caricatori nella cintura. Utilizzatele solo per il combattimento ravvicinato, la portata è di cento metri, ma un serpentone ben protetto potrebbe assorbire il colpo. Il vostro Capo Squadra riceverà sul visore la segnalazione del vostro stato, arancio ferito, rosso morto. Se sarete feriti, dovrete arrangiarvi e non coinvolgere gli altri della squadra: niente eroismi inutili. I feriti saranno recuperati tutti al termine dell’azione. Il resto dell’armamento lo conoscete. Se vi capiterà di incontrare il personaggio che vedete sullo schermo alle mie spalle sarà, quasi sicuramente, l’ultimo essere vivente che vedrete. Alzate al massimo lo schermo protettivo agganciato all’esoscheletro: solo in questo caso. La potenza massima è sopportata per cinquantuno secondi, dovrebbero essere sufficienti per mettervi al riparo. Qualcuno ha domande?»

È Mario che fa un passo.
«Capo, questi bastardi ci stanno maciullando le palle da millenni. Vaffanculo a loro!»
Osservo il loro entusiasmo, le loro facce, ripenso alle loro storie. Alcune finiranno questa sera, lasciando qualche Spirito da accompagnare, Mogli, Figli e Amici da consolare.
«Fra un’ora, tutti pronti e adesso passate in sala M a ritirare gli armamenti. I Capi Squadra da me per il sorteggio. Marine! In culo alla balena!» e la risposta arriva, all’unisono «E speriamo che non caghi!» seguita da una risata che stempera, per un attimo, la tensione.

Sala riunioni, il sorteggio ha assegnato i bunker. Il numero Quattro e il numero Sei toccheranno a One. Bunker Uno a Mario, bunker Due a Oleg, bunker Sette a Lorenz.

«One ci sei?» è collegata e ci sente. «Sì Frank, ci sono.»
«Ok, ci siamo tutti. Non c’è molto altro da aggiungere. L’obiettivo è chiaro: distruggere tutto. Ognuno di voi avrà una bomba N tattica. Brillerà automaticamente quando sarete ripartiti, a distanza di un miglio dall’obiettivo. I nuovi elicotteri sono schermati e non correte il rischio di rimanere senza la parte elettronica. Non dobbiamo recuperare nulla e tenetelo bene in mente. Dovesse comparire Gork, piazzate la N e via tutti a gambe levate. Non dimenticatevi di segnalare la sua presenza, l’elicottero vi farà da copertura e non potrà seguirvi oltre l’uscita del bunker. Le nuove onde progettate da One lo ammazzerebbero; purtroppo non abbiamo ancora una versione leggera dell’arma.»
Sorseggio un goccio di acqua.

«Useremo i nuovi elicotteri e viaggeremo schermati. Non ci vedranno arrivare e non ci sentiranno. Magda coordinerà la velocità di ognuno degli elicotteri in modo da allineare gli orari di arrivo. Le aree di atterraggio sono già state identificate e sarete visibili superati i duecento metri di distanza dall’elicottero; oltre lo schermo protettivo degli elicotteri è troppo debole. Raggiunta la posizione di attacco segnalatela. Inizieremo solo quando tutti saranno pronti. Avrete due minuti per posizionarvi; in caso contrario One bombarderà il bunker. Attenzione, riusciamo a coprire solo quattro bunker con One, quindi non fatevi fregare. E tornate, voglio rivedervi tutti qui fra sei ore! Dimenticavo, tutto sarà filmato, come sempre.»
Sembra che abbiano compreso che non ho finito, nessuno dice nulla.

«Un’ultima cosa, io e Tina andremo da soli e non voglio sentire una parola. Probabilmente Gork sarà in uno dei nostri due bunker e siamo gli unici, per ora, in grado di combatterlo ad armi pari. Quindi avrete tre operativi in più per ogni squadra. Decidete voi quale lasciare a terra.»
Ora posso rilassarmi, abbandonarmi sulla poltrona e iniziare a dondolare.

È Lorenz, stranamente, a prendere la parola per primo.
«Capo, sbaglio oppure oggi ci giochiamo le palle?» dice.
«Non sbagli Lorenz e almeno una delle nostre squadre deve riuscire a completare la missione, ma non ho dubbi: faremo strike e One rimarrà a bocca asciutta. Ah, dimenticavo, Magda ha protestato perché voleva una Squadra anche lei. L’ho lasciata a terra che ci serve. È stata una decisione mia, il primo che sento fare dello spirito con lei, perché è sempre in ufficio, prima lo piglio a cazzotti e poi pago Magda per farlo fuori.»
E tutti scoppiano in una risata. Ride anche One e non è usuale.
«Andiamo!»

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IL METODO – 31

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Non porterò nessuno con me, voglio la base dove si troverà Gork e per tutti gli altri, Tina esclusa, sarebbe troppo pericoloso. Anche per me, ma ricorrerò a qualche supporto esterno; mai sopravvalutarsi.

One mi ha appena inviato i dati dei voli di Gork; da quei voli dobbiamo scoprire quale sarà la sua cabina di regia, dove si siederà per assistere, in prima fila, allo sterminio degli Animici o di tutti i Novanta. Questa è l’idea di Yuliya ed è l’idea giusta. Gork non vuole eliminare gli Animici, ma i Novanta, gli unici che possono contrastarlo e sa che di Novanta ne è rimasto uno solo e di quell’uno ha il DNA. L’elemento che gli mancava per progettare la sua vendetta. Un vero peccato che fosse il DNA di suo fratello, leggermente modificato; anche noi, piccoli e ignoranti Umani, abbiamo fatto progressi con l’ingegneria genetica. Poco appariscenti, ma reali ed efficaci.

Sono seduto, cercando di non pensare; bussano alla porta e un attimo dopo Tina entra, senza attendere la risposta.
«Ciao, non sei a scegliere la tua squadra?» dico.
«No, nessuna squadra, andrò da sola. Come te.» non aggiunge altro.
«Tina, fai almeno la sceneggiata, non sai come possono reagire gli altri e non voglio atti inutili di eroismo da emulazione. Fammi questo favore, poi ripassa che parliamo.»

La vedo uscire e cerco di tornare ai miei non pensieri. Quasi impossibile. Mi occuperò del bunker Cinque, il primo che abbiamo scoperto. Non so per quale motivo, ma ho la netta sensazione che quello sarà il suo osservatorio privilegiato. A Tina toccherà il bunker Tre; i serpentoni hanno sempre avuto la fissa dei numeri, perché non assecondarli? Gli altri a sorteggio.

Questi momenti sono sempre tristi. L’adrenalina, che si alza per lo scontro, non riesce a cancellare la certezza che avremo dei morti; altri giovani schiantati da qualche serpentone o da qualche altro animale alieno. Teste mozzate, braccia strappate, sangue. Morti o mutilati che rimarranno segnati per tutta la loro unica vita terrena. Riuscissi a piangere lo farei, ma non è tempo.

«Magda, mandami Mogorean.»

Mogorean è l’attendente di Magda, il suo assistente. Un pazzo scatenato che parla con i computer. Bah, e poi dicono che sono io quello non normale.
Cinque minuti e Mogorean arriva. «Buonasera.» dice e si mette, quasi sull’attenti, mezzo metro davanti alla porta, senza chiuderla.

«Ciao Mogorean. Quindici minuti per preparare, in sala imbarco, gli armamenti per venticinque IMF; armamenti speciali. Voglio anche due eso [esoscheletro] di ultimo livello per me e Tina. Rimuovi il software di gestione e aggancia i sensori per il controllo diretto e non dirmi che non è ancora stato completato il collaudo, che non sono sicuri, e tutto il resto. Lo so e portali qui da me. Convalida anche l’accesso di primo grado alla sala M. Puoi andare.»
Non ha nulla da dire, gira sui tacchi e se ne va.

Sono curioso di scoprire qual è il colore del sangue di Gork.
Quando conosci il colore del sangue del tuo nemico, ne hai annusato l’odore, ne hai assaggiato il sapore quando ti schizza sulle labbra, tutto diventa più facile; le remore scompaiono e lo senti. Non è più necessario vederlo, non ti servono più gli strumenti per individuarlo. Semplicemente lo senti. Le sue vibrazioni ti arrivano nette, senza alcuna mediazione; chiare. È in quel momento che il combattimento raggiunge il suo apice. È in quel momento che la tecnologia scompare e rinasce l’animale che sbrana, azzanna, taglia. L’animale che sente la tua paura, che sa quando attaccare. L’animale intelligente. L’animale più pericoloso dell’Universo.

«Ciao Frank. Fatto con la mia finta squadra. Di cosa volevi parlarmi?» Tina è entrata nel momento stesso in cui Mogorean stava uscendo. Chiude la porta e si siede.
«Tina, ne abbiamo viste tante e ne vedremo ancora, ma questa potrebbe rivelarsi una delle battaglie più pericolose. Difenderanno le macchine anti-arma in ogni modo. Dovremo, non solo eliminarli, ma salvarne almeno una, per studiarla. Per gli altri sarebbe troppo pericoloso dover gestire un doppio obiettivo, quindi sarà roba nostra; però niente eroismi. Quando sarà finita voglio rivedervi tutti e te in particolare.» ci guardiamo, l’attimo sembra infinito.
«Ehi, ma ti metti a fare pure il romantico?» sorride e con la mano afferra la mia «Non preoccuparti, deve ancora nascere quello che può eliminarmi e anche quello che può eliminare te e gli altri, il Gruppo, non sono dei pivelli.» riflette «Sì, mi pare buona l’idea di dare loro un unico obiettivo, ma come facciamo con gli altri due siti?»
La domanda è più che lecita.
«Faremo un bel botto e lo farà One. So che non ti fidi delle persone che non conosci, ma questa volta dovrai. Guiderà due missili caricati con bombe N tattiche all’interno dei due bunker. Attenderà il nostro via, per non bruciare l’effetto sorpresa, e poi friggerà tutto.» È perplessa.
«Frank, ma guidare quei missili, a quella velocità e infilarli in un bunker senza sbagliare? Nessuno può riuscirci.» Ha ragione, dal suo punto di vista ha ragione.
«Non preoccuparti, One sa ciò che deve fare e lo farà. Quando i due bunker saranno esplosi riceverai il segnale sul visore, Mogorean li sta sistemando in modo che ognuno, ad azione conclusa, possa segnalare il successo, o l’insuccesso. Se vedrai un led rosso, vorrà dire che in uno dei bunker qualcosa è andato storto; probabilmente saranno tutti morti. Dovesse succedere, One eliminerà anche quel bunker. Eliminerà tutti i bunker con un led rosso e tutti quelli che saranno lì dentro, feriti o morti che siano. Non possiamo permetterci distinzioni o tentare azioni di salvataggio; questa volta sarà un colpo unico, senza possibilità di replica.» è inutile addolcire la pillola. Riflette un attimo.

«Va bene, il Capo sei tu e se è vera la nostra ipotesi non vedo altre possibilità. Però, quando sarà tutto finito, voglio conoscere One. Non l’hai mai presentata a nessuno, nessuno sa chi sia, tutti sono curiosi di capire. Anch’io e me lo devi.» Ha lo sguardo soddisfatto di chi è riuscito a incastrare qualcuno.
«Sei sempre la solita, non ti accontenti mai, ma va bene. Poi ne parleremo, ora pensiamo a Gork. Sono quasi certo che vorrà assistere in diretta all’evento, tornare a giocare il ruolo dell’onnipotente e spero di trovarlo dentro uno dei bunker. Non so quale, quindi dovremo scommettere e sperare di indovinare. Se vedrai un led giallo nel visore saprai dove si trova. Io prenderò il bunker Cinque tu il Tre e speriamo che sia in uno di quei due altrimenti potrebbero essere guai. Sia tu, sia io utilizzeremo gli esoscheletro di ultima generazione, con le nuove connessioni al sistema nervoso e non rompere le balle con la storia che non ti serve: lo userai anche tu. Mogorean sarà qui fra poco, abbiamo dieci minuti per testarlo, prima che arrivino gli altri.»
Mi alzo. Prendo dell’acqua e attendo la replica.

«Spero di trovarlo io, quel pallone gonfiato che odia le Donne. Prima gli taglio il cazzo, poi tutto il resto. Ma devo proprio metterlo l’eso?» Rieccola.
«Sì! Vuoi un goccio d’acqua?»

puntata successiva…


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IL METODO – 30

Victor Vasarely, Tau-Ceti-Ny, 1967
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«Mi sono quasi convinto, discutendone con One, che abbia un unico obiettivo: farci uscire allo scoperto o farmi uscire allo scoperto. Lo accontenteremo, ma a modo nostro. Qualcuno ha obiezioni?» Silenzio.

«Ciò che mi preoccupa, ed è il motivo per cui ho riunito tutti, è il sospetto che possa essere riuscito a realizzare l’anti-arma utilizzata dai Cattivi. Sì, avete compreso bene: un’arma per eliminare tutti gli Animici. Nel filmato si vede chiaramente che scaricano qualcosa e lo trasportano nel bunker Cinque dei serpentoni. Con One abbiamo analizzato quelle immagini in tutti i modi possibili e siamo arrivati alla conclusione che la dimensione, il peso calcolato a partire dalla spinta dei razzi del carrello utilizzato per trasportare il pacco dono e, soprattutto, l’assoluta mancanza di un campo elettromagnetico e di qualunque rumore di fondo, proveniente da quel pacco, portano tutti in un’unica direzione.» Nessuna reazione, sono tutti in silenzio. Tina gioca nervosa con l’elsa della Masamune. Magda pesta sui tasti del puntatore senza fili che non l’abbandona mai. Lorenz ha tolto il caricatore dalla 92 e rimesta le pallottole, come fossero fiche, togliendole e rimettendole con una mano sola. Oleg fissa il bordo del tavolo, quasi a cercare un’auto-ipnosi, che cancelli le parole che ha appena ascoltato. Yuliya mi fissa, la bocca leggermente aperta, e la mano destra ad accarezzare il collo, appena sotto il mento.

È Mario il primo che cerca di rompere il gelo che pare attanagliare tutti gli altri.

«Capo, e cosa aspettiamo ad andare a prenderci il giocattolo e infilarglielo nel culo a quello stronzo e ai suoi chierichetti?» Prova a sorridere.

«Non sarà semplice,» rispondo «e quasi sicuramente è ciò che vogliono… o non vogliono? È Questo il punto. Provo a spiegarmi meglio. One è certa che Gork non sospetti, né che siamo in grado di decrittare il suo codice, né che riusciamo a violare lo schermo protettivo della sua nave e a filmare i suoi movimenti. Non sempre come sapete, ha ancora un grande vantaggio. Magda hai le analisi dei campi elettromagnetici relativi alle curvature dei suoi ultimi viaggi?» Pare risvegliarsi alla domanda.

«Boss, sì e…» sembra che le parole non vogliano uscirle, «e tutte le curvature coincidono, rapportandole all’incidenza della navicella rispetto al suolo, con una piccola area “muta”. Nessun segnale, come per il pacco. Sono sette piccole aree, di pochi metri quadrati, grandi come il pacco, distribuite secondo uno schema logico preciso. Dovessero essere veri i suoi sospetti, e inizio a pensare che siano veri, la prima deduzione logica è che le sette aree sono posizionate in modo da essere attivate, in sequenza. L’attivazione in sequenza potrebbe essere dettata…» Yuliya la interrompe.

«Dalla impossibilità di attivarle tutte contemporaneamente: troppa energia. Un’attivazione sequenziale potrebbe consentire di sfruttare parte dell’energia residua emessa dalla cella precedente, per alimentare la cella successiva e gestire la fase di innesco dell’emettitore, quella che richiede sicuramente il picco di energia più alto. In questo modo potrebbe attivare le sue armi senza creare panico né sospetto e rimanendo all’interno di flussi energetici quasi normali. Nessuno si accorgerebbe di nulla, non subito: niente black out globale, niente treni fermi, niente ascensori bloccati.» Riprende senza attendere, come se volesse liberarsi di un peso.

«Ho studiato, in questi mesi, l’ipotesi di un emettitore di questo tipo e l’ipotesi è plausibile con il suo livello conoscitivo. Se ha identificato le vibrazioni giuste, raggiungerebbe l’obiettivo con un livello di successo del 99,999999982%. Morirebbero tutti gli Animici tranne i quattordici Novanta, ma noi ne abbiamo solo sette.» Osserva prima Magda, soddisfatta, poi me, abbassa lo sguardo, arrossisce, con le lacrime che stanno per sfuggirle, ma resiste, ed è Magda a continuare.

«Yuliya, avessi una testa come la tua.» E la guarda come una madre osserverebbe la figlia. «Non ce l’ho e quindi non sarei mai riuscita, da sola a fare tutti quei calcoli. Come fai a essere certa che morirebbero tutti tranne i sette Novanta?» Domanda diretta.

«Magda,» diventa ancora più rossa e china il capo, pronta a essere punita per ciò che sta per dire «ho studiato Frank, quando abbiamo seguito assieme, io e te, la terapia per liberarlo dalle nanocellule, che avrebbero dovuto ucciderlo. Mi avevano meravigliato i suoi tempi di risposta e allora, senza dire nulla a nessuno, ho utilizzato alcuni sensori per monitorare il suo campo e lui è diverso. Quello strumento non avrebbe effetto, nessun effetto su di lui, a meno che Gork non abbia fatto uno sforzo simile solo per eliminare i Novanta ed essere, a quel punto, libero di fare veramente ciò che vuole.» Se possibile le sue guance sono ancora più rosse, due piccole mele colorate, sotto quel caschetto color miele. La bacerei, la mangerei, non solo perché ho amato questa piccola Donna, piena di problemi, con un cervello che equivale a dieci Einstein frullati e centrifugati, ma perché, sono ancora innamorato.

«Yuliya, sei sempre la solita!» la guardo, sente che la sto guardando, rimane con il capo chino e lo sguardo impegnato a contare i quanti del tavolo.

«Yuliya, sei un genio! Magda, Yuliya, al volo in laboratorio. Chiamate One e lavorate sui dati di Yuliya. Probabilmente andranno già bene così, ma qualcosa potrebbe uscire. Chiamatemi se dovesse emergere qualche informazione degna di nota. Dovesse servirvi l’acceleratore: prendetevelo. Avete carta bianca su tutto! Non state a discutere con nessuno e se qualcuno avesse da ridire, ditegli di chiamare me.»

Le guardo. Magda si è quasi rilassata e ha smesso di tormentare il suo puntatore. Yuliya, colta di sorpresa, ha alzato la testa, incrocia i miei occhi, quasi sorride .

«Dai piccola, cosa fai ancora lì: andiamo.» È Magda che la richiama. Le due “menti” se ne vanno, a pensare. A noi, volgari guerrieri, non rimane altro da fare che attendere oppure attaccare.

«Sicuramente avete capito e non serve ripetere. Qualcuno ha osservazioni?» Le facce sono molto più rilassate ed è Oleg a prendere la parola.

«Quando scoprii che avevano ucciso mia Moglie e rapito i miei Figli avevo due possibili scelte davanti a me: ammazzarmi o ammazzare.» Si rivolge a me. «Io non sto ad aspettare gli eventi, non credo al fato: costruiamolo.»

Nessuno parla, guardano Oleg, poi me. In attesa.

«Va bene, andiamo a creargli qualche problema e vediamo di non crearne a noi. Le basi da colpire sono sette, noi siamo in cinque; per due dovremo trovare una via alternativa per affondarle. Ognuno di noi potrà formare la sua squadra, sei elementi per squadra. Ci vediamo fra un’ora per discutere dell’armamento.»

puntata successiva…


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IL METODO – 29

Victor Vasarely, Tau-Ceti-Ny, 1967
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«Frank, ho spedito ora la prima mail. Ho trovato la chiave!» La voce di One è euforica.

«Ehi, complimenti. Ci avrei scommesso che, con un minimo di impegno, avresti raggiunto l’obiettivo.» Il tono è semiserio, ma il senso dell’umorismo di One è peggio del mio.

«Sentilo. Impegno. Io mi impegno sempre al massimo.» E chiude la comunicazione piccata. Cerco di richiamarla, ma non c’è niente da fare. Pazienza, le passerà.

Il messaggio, anche se decifrato, è molto strano: “Gli esperimenti proseguono, qualche successo da verificare. Riprovare entro domani alle 5.

Dire che rimango basito è poco. Il miglior criptanalista della Terra ha speso tutte le sue risorse per decrittare un messaggio senza senso. No, non può essere senza senso e tocca a me cercare di comprendere cosa significa. Rapidamente, il più rapidamente possibile.

«One, cosa ne pensi di quel messaggio? A me pare molto poco credibile.» La chiamo con l’interfono quasi con la certezza di essere spedito a quel paese; invece risponde.

«Ho già provato con gli schemi sostitutivi. Non ho trovato nulla di significativo e non riesco a capire perché avrebbero dovuto modificare il linguaggio. Non possono sospettare che riusciamo a decrittare il loro codice.»

«Sei riuscita a decrittare altri messaggi?» È l’unica osservazione sensata che mi viene da chiedere.

«Sì, sono tutti uguali. Ogni quindici minuti Gork invia lo stesso messaggio, solo con una chiave di cifra diversa. Un lavoraccio forzarle tutte senza ricorrere alle tue maniere forti e bloccare mezzo mondo.» La risposta è sarcastica, al solito non c’è più rispetto per il capo.

«One, non fare la spiritosa sulle mie esagerazioni,» la provoco «sai benissimo come utilizzare le risorse di calcolo, molto meglio di me e, comunque, le mie esagerazioni ti hanno fatto accelerare; sei in anticipo, anche se il risultato non ci aiuta.» Nessuna reazione; o è diventata meno permalosa oppure sta pensando.

«E se non volesse dire nulla?» dice. «Se fosse solo un modo per farci perdere tempo? È convinto che non riusciamo a decrittare i suoi codici e vuole farci solo perdere tempo!» non si ferma.

«A ogni messaggio cambia le chiavi di cifra e ha utilizzato un algoritmo quantico. Secondo me non ha neppure fornito la “chiave” ai serpentacci e l’unica cosa che dobbiamo indagare è cosa c’era in quel pacco che hanno scaricato.»

«One, può essere che tu abbia ragione, ragione da vendere, ma allora cosa stanno combinando?» Elimino in un attimo tutte le ipotesi e la risposta è una sola: «Vuole farci uscire allo scoperto. E noi ci scopriremo!»

Sì, è un rischio che dovremo affrontare per capire cosa si nasconda in quel pacco, anche se, mentre rifletto su come fare, un pensiero che non mi piace nemmeno un po’, inizia a farsi strada. Gork, se hai pianificato ciò che sto pensando…

Non può essere. Non può averlo scoperto. La certezza che non sia possibile, per un attimo mi pervade. Solo per un attimo.

«One, chiama Magda e tutti gli altri, Li voglio tutti alla Casa degli Innamorati il prima possibile. Avvisa Tina e Mario di portare con sé i ragazzi e anche Eleonore. Attiva immediatamente il nostro contatto a Kiev; che recuperi Yuliya e se fa storie, che usino pure le maniere forti. Voglio anche lei entro tre ore al massimo alla Casa.» È l’unica scelta saggia.

«Avvisa anche tutto il personale, devono essere dentro entro due ore. Yuliya sarà l’ultima ad arrivare, sfrutta l’ora di differenza per controllare che nessuno si sia perso per strada e nel frattempo metti in moto i cervelloni: voglio il campo elettromagnetico che stiamo testando pronto per essere attivato appena Yuliya è nell’area sicura. Che non mi aspettino e rimangano in attesa di altri ordini. Ciao.» Non servono altre parole; ora dipende solo da me. Farci uscire allo scoperto era pleonastico; vuole farmi uscire allo scoperto. Perché deluderlo?

Quando arrivo alla Casa degli Innamorati, le facce di quelli che incrocio sono la rappresentazione dell’incertezza. Non era mai successo, da più di dieci anni, che tutti fossero convocati e che si attivasse, non per una esercitazione, il campo protettivo. Tutti vorrebbero chiedere, ma nessuno sa cosa chiedere.

Il Gruppo, con l’aggiunta di Yuliya, mi attende al completo nella sala riunioni. Nessuno parla, quando entro, alcuni cenni del capo a salutare e attendono di capire. Tutti tranne Yuliya che dà in escandescenza; troppo stress per lei.

«Frank, non puoi trattare le persone come pacchi e spostarle quando e dove vuoi. Io ho la mia vita e tu non sei più…» vorrebbe continuare, ma il suo stress non giustifica perdite di tempo inutili.

«Stammi a sentire, Signorina, se vuoi rimanere e ascoltare potresti essere utile, se invece vuoi solo rompere i coglioni, ti faccio portare nella tua stanza e rinchiudere fino a quando non ti sarai calmata. Non stiamo giocando.» Il tono è perentorio. Sbuffa, arriccia il naso, come fa di solito quando è arrabbiata, sbatte quegli stupendi occhi verdi e decide di sedersi, col visino imbronciato. La bacerei fino a portarle via l’aria quando fa così.

«Bene, ora che siamo tutti calmi, andiamo al sodo. One è riuscita a decifrare i messaggi di Gork ai serpentoni. Nulla, quei messaggi non vogliono dire nulla. Anzi: il messaggio non vuol dire nulla. Ripete sempre lo stesso testo, ogni quindici minuti, cifrandolo con una chiave diversa e con un livello di cifratura quantica che, supponiamo, nemmeno i serpentoni sono in grado di comprendere. È un bluff.» Mi fermo a osservare le loro reazioni. Nessuno dice nulla e Yuliya, nel sentire le parole decrittazione e quantica è diventata improvvisamente attenta e partecipe.

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IL METODO – 28

Victor Vasarely, Tau-Ceti-Ny, 1967
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GORK 2a parte

Non siamo mai riusciti, finora, a comprendere da quale parte dell’Universo provenga. I nostri strumenti di ricezione sono insufficienti, i telescopi minuscole lenti, incapaci di scrutare le profondità. Solo alcune mappe, rubate da un’astronave rettiliana pochi secondi prima che si disintegrasse, ci hanno restituito qualche traccia; col dubbio che neppure loro siano in grado di percorrere le distanze che li separano dalla galassia di Gork e neppure loro posseggano le coordinate esatte, ma solo un’idea meno vaga della nostra.

Uno dei misteri che, prima o poi, dovremo svelare è riuscire a comprendere come possano, Gork e gli Human, percorrere distanze inimmaginabili senza subire gli effetti dello spazio-tempo; quale sia lo sporco trucco, la tecnologia che gli consente di violarlo impunemente. Abbiamo tentato, più volte, di recuperare integra una delle loro navicelle, per la verità erano navicelle rettiliane o 6 Dita, ma sarebbero comunque state un punto di partenza per tentare di comprendere. L’idea di avere a disposizione un mezzo per andarli a pigliare a calci nel culo a casa loro, mi alletta non poco, ma per ora mi devo accontentare. Anche quando siamo riusciti ad abbatterne una, tutta la sezione propulsiva era distrutta. Abbiamo ricavato informazioni molto interessanti sui metalli, sull’elettronica, su alcune armi, ma sulla propulsione è buio pesto. A oggi rimane un segreto inviolabile e la certezza che, in una forma che ancora non conosciamo, sia presente un meccanismo di autodistruzione che si attiva automaticamente, quando la navicella supera i limiti della normale operatività standard.

Una via da tentare è One. Lei, trovando il canale giusto, potrebbe infiltrarsi all’interno dei loro computer e analizzarli, ma è ancora troppo rischioso. L’ipotesi che rimanga intrappolata nei loro sistemi e diventi, lei stessa, obiettivo di studio, non possiamo ancora escluderla.

Una scommessa che pretende una posta per ora troppo alta.

Quando scacciai Gork, mi accarezzò l’idea di provare a sfidarlo, eliminarlo e studiare i suoi segreti, invece di bluffare e convincerlo ad andarsene. Anche in quel caso la posta era troppo alta.

Ma ci arriveremo: riusciremo a scoprire come fare. È un cruccio che compare quando, come in questi giorni e come successe in passato, siamo fermi ad attendere che torni dal suo rifugio irraggiungibile e introvabile persino in astrale. Dovrò studiare e capire perché anche l’astrale non funziona; ho il dubbio che la nostra capacità, come Novanta, di superare i limiti fisici viaggiando in astrale, abbia dei confini precisi, ma non è chiaro rispetto a cosa. Il nostro Universo? Una parte del nostro Universo? Solo quando sono presenti, nella materia oscura, alcune vibrazioni di fondo compatibili con la vibrazione astrale? Dovrò studiare e capire.

Forse Tina potrebbe fornirci una parte della soluzione. È un prodotto di Gork e le Raakun possedevano navicelle in grado di seguire i Gorkiani in ogni dove. Ok, domani le chiederò se è disponibile a farsi vivisezionare per vedere se Gork ha dimenticato qualche informazione interessante nel suo cervello.

Il pensiero, assurdo, mi fa sghignazzare e, mi vedesse qualcuno, penserebbe che sono impazzito e magari avrebbe pure ragione. E le risate aumentano se provo a immaginare le sue possibili risposte…

Le prime tracce di Gork sulla Terra, risalgono al periodo dei Sumeri. I nostri scienziati ufficiali, sfiorando il ridicolo, ma sostenuti dal pieno controllo sulla comunicazione garantito dalla massoneria dei senz’Anima, hanno sempre deriso la simbologia sumera. È divertente vedere questi “scienziati” arrampicarsi sugli specchi e raccontare che, le navicelle e i razzi scolpiti e dipinti dai Sumeri, siano solo allegorie; similitudini create dalla fantasia, vivacissima, di quel popolo misterioso.

Le sue tracce si intensificano ulteriormente nell’antico Egitto e poi, come se avesse cambiato idea e cambiò idea, il nostro amico smise di comparire in pubblico, di giocare il ruolo del semidio e si ritirò in un monacale understatement; a pilotare e dirigere dietro le linee.

Tracce più vecchie si ritrovano nei Testi della Conoscenza, utilizzati per la formazione di base dei Novanta. Alcuni di questi testi risalgono ai tempi di Gaja e furono conservati dai quattordici Novanta, quando crearono Agarthi per preservare la razza Umana dopo il genocidio e la distruzione di Gaja.

Purtroppo gli eventi che riguardano Gork sono rarissimi; all’epoca i Giganti non erano ospiti della Terra e Gork non rivelò un particolare interesse per il nostro pianeta, probabilmente era troppo impegnato nella sua vendetta. Probabilmente non era neppure il mio Gork, ma qualche altro Gorkiano arrivato dalle nostre parti.

Gli incontri furono solo tre e, così raccontano i Testi della Conoscenza, nel primo incontro discussero per giorni di scienza e filosofia, nel secondo l’interesse si concentrò su quello che noi chiamiamo astrale, nel terzo l’ipotetico Gork si confrontò in combattimento con un Novanta; il detentore più anziano del raggio della Forza dell’epoca. Non riportano, i testi, come finì il combattimento, se ci fu un vincitore; può essere di no. Può essere. Le antiche usanze stabilivano che i due sfidanti si limitassero a mostrare le loro capacità, in un crescendo di effetti e prove di forza. Nulla di più e descrivere i combattimenti era considerato inutile, mentre combattere per prevalere, per vincere, un’usanza barbara. Perché distruggere le eccellenze? Era preferibile unirle, vederle collaborare e perseguire il bene di tutti. Così ragionava Gaja.

I primi scontri di Gork sulla Terra, avvennero subito dopo l’era dei Sumeri. I Giganti erano già nostri ospiti e la Gerarchia, tornata alla luce del sole dopo il periodo di Agarthi e il confronto con i Neanderthal, ma oramai contaminata dall’ossessione di ricreare Gaja, lentamente stava deviando dalle vecchie regole.

Non furono comunque scontri con gli Umani, ma con le altre razze aliene presenti sulla Terra. Gork, questa volta sicuramente il nostro Gork, non ammetteva che qualcuno si ribellasse ai suoi diktat. La scomparsa della sua razza a opera dei Giganti lo aveva reso molto permaloso e, dovunque andasse, si autonominava dio e imperatore.

Il primo scontro avvenne con i Rettiliani, in quella che una volta era una delle aree più fertili della Terra: l’attuale deserto del Sahara. Se le suonarono a colpi di bombe nucleari, fregandosene di tutto e di tutti e alterando, per sempre, l’equilibrio di quella zona. Inutile dire che vinse Gork.

Il secondo scontro, un centinaio di anni dopo, fu con le Cavallette o Mantidi, in un’area compresa fra gli attuali Pakistan e India. I resti di quella battaglia sono chiaramente visibili, ma, come sempre, negati dagli scienziati ufficiali. Fu lì che Gork utilizzò, per la prima volta, le bombe ai neutroni. Probabilmente fasci di neutroni. Vinse.

A questi due scontri fece seguito un confronto serrato con Lux e Ringhio; ne parlerò. Sconfisse anche loro e si proclamò Gran Capo Solare, ma questo già lo sapete.

L’Egitto divenne il suo “regno personale” e, quando decise di tornare a fare l’eremita, iniziò il declino dell’antico Egitto che, casualmente, coincise con la distruzione della principale fonte della conoscenza presente sulla Terra a quei tempi: la Biblioteca di Alessandria. La storiografia ufficiale ancora vacilla, quando si parla di quell’evento e i suoi sacerdoti, gli storici, sparano ipotesi e dubbi sia sulla data, sia sul nome del malfattore o dei malfattori. La data fu, guarda caso, il 21 Settembre 369, e l’esecutore… provate a indovinare. Io non ero ancora nato.

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Il Metodo

IL METODO – 27

Victor Vasarely, Tau-Ceti-Ny, 1967
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MARIO

Un osservatore poco esperto non sarebbe sicuramente in grado di comprendere la forza di questo piccolo uomo del Sud. Non ha nulla del guerriero, apparentemente. Poco più alto di un metro e settanta, nero di capelli, carnagione olivastra, occhi scurissimi, nulla che possa insospettire. Eppure, questo “piccolo” uomo, è uno dei migliori combattenti del Gruppo. La sua scoperta fu alquanto singolare.

La Madre, sorella di uno dei capi cosca del Sud Italia, rifiutò le logiche mafiose e si ritirò, da sola col figlio, a gestire il podere del marito morto o scomparso, come succede al Sud. Mario era il suo braccio e il suo orgoglio. Ragazzo serio, studente attento, lavoratore capace. Mario crebbe, fra gli insegnamenti della Madre e la scuola. I primi anni al paese, poi il liceo, poi l’università nella grande città. Ingegneria meccanica, che per un figlio della terra era una scelta strana.

Nonostante la laurea continuò la sua vita di sempre, casa, terra, libri e un paio di avventure con le ragazze del luogo. L’evento che lo cambiò, per sempre, gli piombò fra capo e collo, senza preavviso, in una limpida mattina di primavera, mentre lui e la Madre erano intenti a risistemare uno dei tanti muretti a secco che reggevano le terrazze del loro podere.

Mario all’inizio della terrazza, curvo a caricare le pietre su uno di quei piccoli trattori col cassone e le quattro ruote motrici, utilizzati dai contadini per arrampicarsi sfidando la gravità, trasportando carichi impossibili. La Madre dal lato opposto, seminascosta dalla piega della terrazza, intenta a riordinare le pietre prima della posa.

Le grida lo sorpresero improvvise. Cosa poteva essere successo? Mai nessuno passava da quelle parti. Tolse la lupara dal cassone del trattore, cacciò una manciata di cartucce, caricate a pallettoni, in una delle tasche e infilò il coltellaccio curvo nella cintura.

Non corse, non fece alcun rumore. Si avvicinò lentamente, salendo alla terrazza superiore. Ciò che vide, in lontananza, avrebbe spaventato la maggior parte degli Umani. Non si spaventò e, avanzando carponi, si posizionò nel punto migliore per controllare e attaccare. Due uomini, vestiti da militari, stavano trattenendo sua Madre, che aveva smesso di urlare; il terzo, probabilmente il maggiore in grado, parlottava con un Rettiliano alto tre metri che brandiva uno strumento acuminato, quasi una lancia.

Il primo colpo di lupara colpì la testa del militare alla destra di sua Madre, disegnando nell’aria ghirigori di sangue e materia cerebrale. Sparò e ricaricò il colpo, come se ammazzare fosse il suo lavoro da sempre, mentre si spostava cercando una posizione diversa, che gli consentisse di non farsi scoprire. Ora i vantaggi erano tutti suoi.

La testa del secondo militare, che nel frattempo aveva lasciato sua Madre per impugnare la pistola, esplose quando ancora stava cercando di comprendere. Il più alto in grado si prese la scarica mortale di pallettoni, fra gola e petto, nel momento stesso in cui si volse, guidato dall’esplosione, per cercare quel nemico invisibile.

Mario fece una breve pausa, come a riordinare le idee e decidere, ricaricò, prese altre quattro cartucce e le infilò fra le dita della mano sinistra, reggendole a raggiera, quindi saltò dal gradone fin sul terrazzo sottostante e scaricò due colpi in pieno petto al Rettiliano; ricaricò rapidissimo e lo colpì con altri due colpi. Nessun effetto, solo l’ondeggiare del mostro ad assorbire l’urto dei pallettoni. Ricaricò, mentre si avvicinava al mostro a passi misurati, come in un duello, e cambiò bersaglio; i due colpi successivi schiantarono il ginocchio destro del rettiliano un attimo prima che la coda lo colpisse in pieno petto scaraventandolo ad alcun metri di distanza.

Il Rettiliano urlò, convinto di aver eliminato il suo avversario. Si rialzò, puntellandosi con la coda, a sorreggere il lato ferito, un attimo prima che il coltello di Mario, assalendolo alle spalle, gli aprisse il collo infilandosi fra le squame cervicali. Riuscì ad afferrarlo, con le zampe, prima di ricadere a terra. La ferita al collo era sicuramente mortale, l’aveva compreso, ma voleva morire in compagnia del suo nemico, di quel piccolo Umano che aveva osato sfidarlo. Il secondo colpo gli recise i tendini della mano sinistra mentre cercava di affondare le sue unghie a squartare il piccolo Uomo, che invece sgusciò dalla sua presa. Un Umano piccolo, sanguinante, dolorante, ma determinato a eliminarlo. Si guardarono per qualche lungo secondo, dritti negli occhi, prima che il Rettiliano, sommando rabbia e odio per quel minuscolo essere, alla frustrazione di una sconfitta certa, scattasse appoggiando tutta la forza residua nell’unica gamba sana e nella coda, da utilizzare come una molla.

Riuscì ad afferrare Mario e, mentre precipitavano nella scarpata che chiudeva le terrazze, cercò più volte di addentarlo e sbranarlo; voleva ucciderlo prima che la caduta uccidesse entrambi. Si sbagliava, il Rettiliano. Un attimo prima dello schianto, sentì la lama del coltellaccio conficcarsi nel palato ed entrare a sfondargli il cranio. Un attimo prima di morire vide gli occhi di Mario che lo fissavano e sentì le braccia del piccolo Umano, stringere il manico del coltello, utilizzarlo come leva e ruotarlo, mandandolo a sbattere di schiena sulle pietre. L’atterraggio, nonostante il materasso in preziosa pelle di serpente, non fu morbidissimo e Mario si fece qualche mese di convalescenza, per rimettere in sesto le ossa rotte.

Tutta la scena era stata ripresa dai nostri satelliti; il Rettiliano era uno dei loro generali che seguivamo passo dopo passo, un tipo tosto, che mai avrebbe pensato di essere ucciso da una tenera costoletta. Quando i nostri elicotteri arrivarono sul luogo, per ripulire qualunque prova di ciò che era successo, la Madre, forse dando per scontata la morte del Figlio, aveva ammucchiato i cadaveri dei tre militari, come se volesse caricarli sul cassone del trattore e farli sparire, chissà dove. Non una lacrima negli occhi. Non una parola mentre ripristinavamo una falsa normalità.

Le lacrime le versò diciotto mesi dopo quando, senza alcun preavviso, quell’omino piccolo piccolo, rimesso a nuovo, bussò all’uscio di casa. Era vestita di nero, in segno di lutto, come usano le Donne del Sud; un colore che non usò mai più. Fu molto difficile uscire da quella casa e sottrarsi agli abbracci. Lei comprese di aver “perso” un Figlio appena ritrovato, ma il Gruppo, quel giorno, divenne più forte e anche più allegro, con le battutacce di quel piccolo, silenzioso, invisibile Umano del Sud.

puntata successiva…


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IL METODO – 26

Victor Vasarely, Tau-Ceti-Ny, 1967
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Non sarà facile sconfiggere Gork. Lui, il mio “Bestione pezzato” dell’età adulta, da troppo tempo è il padrone assoluto dell’Universo che conosciamo e anche di quella parte che non conosciamo e riusciamo solo a immaginare. È l’incarnazione del potere, è bizzoso, è intelligentissimo e, se escludiamo gli Human, è il detentore della migliore tecnologia di tutto l’Universo o delle razze dell’Universo che abbiamo conosciuto finora.
Sembra persino assurdo che degli esseri insignificanti come noi, fragili, rissosi, con un’intelligenza limitata siano, su un fronte le prede più ambite e sull’altro riescano a resistere, a combattere e anche a vincere; a volte. Probabilmente, per me è quasi una certezza, non fosse caduta Gaja, le nostre sorti e quelle dell’intero Universo sarebbero diverse.

Ho tentato, per quasi vent’anni, in questa ultima vita e per molti anni nelle precedenti, di parlare con lui, di discutere, di capire, persino di trovare un accordo. Si è rivelata un’impresa impossibile. È talmente sicuro di sé, che si è elevato al di sopra di tutti, rifiutando qualunque compromesso. Se non fai ciò che vuole, ti elimina. Elimina te e tutti quelli come te.
Con noi, noi Umani, non è ancora giunto al punto di non ritorno, all’estrema ratio, perché anche lui ambisce ad avere Anima e la vuole più di tutti. Sta usando gli altri, tutti gli altri, per raggiungere l’obiettivo.

L’unica sua battuta d’arresto fu due anni fa, quando eliminammo il fratello. Michael, all’epoca, aveva da poco superato i cinque anni; ci eravamo conosciuti da qualche mese e Gabriel era appena nato. Quella sera eravamo solo io e lui a casa sua. Eleonore aveva deciso di fermarsi per la notte da sua madre, portando Gabriel con sé. Era un venerdì sera e, sdraiati in giardino su una stuoia, con lui sopra di me e una coperta a proteggerci dall’umidità del primo autunno, guardavamo le stelle. Un braccio fuori dalla coperta a indicare e l’altro ad abbracciarlo. Michael curiosissimo e io che gli raccontavo le costellazioni, dov’era quella del Leone, il Sagittario, Orione e i pianeti, Giove che potrebbe essere una stella mancata e Venere che quella sera, limpidissimo, brillava più del solito.

Fu un attimo e qualcosa di non umano ci risucchiò. Conoscevo molto bene la sensazione. Mi ritrovai, con Michael, dentro una navicella dei 6 Dita, stranamente erano in compagnia di un imponente Rettiliano. Volevano rapire me o Michael? L’unica certezza era che stavano commettendo un errore madornale e scoprii, quella notte, chi era e cosa avrebbe potuto diventare Michael. Mi aspettavo di sentire la compressione di quando, dopo aver catturato le loro vittime, accelerano a tutta velocità, ma la nave non si mosse di un millimetro. Volsi, non so perché, lo sguardo a destra e vidi Michael, la fronte corrucciata, le gambe leggermente aperte e le braccia flesse con le mani come se dovessero afferrare qualcosa. Stavano afferrando qualcosa: la nave dei 6 Dita. Un bimbo di cinque anni aveva bloccato uno dei mezzi più potenti dell’intero Universo ed è qualcosa che nessuna formazione può insegnarti.

I 6 Dita erano nel panico, sentivo, netto, l’odore acre della paura e il tremore dei loro cuori. Fu il Rettiliano che si mosse per primo, deciso a porre fine a quel gioco che non gli piaceva e si mosse per attaccare. Lo colpii con un’onda in pieno petto e lo sgozzai con lo wakizashi [ndr: spada corta giapponese] che portavo, all’epoca, sempre con me. I 6 Dita non mossero un solo passo: avevano catturato le persone sbagliate e fu allora, mentre stavo pensando all’attacco e già pregustavo di regalarmi il loro giocattolo, che arrivò la voce del fratello di Gork. Urlò di lasciarci andare e, un attimo dopo, eravamo sul giardino di casa, esattamente nello stesso punto, con la nave scomparsa.

Quelle poche parole, furono sufficienti per chiarirmi cosa fosse effettivamente successo: era stato Geerk a ordinare a quel gruppo di incapaci di rapire Michael. Forse per ricattarmi? Il motivo non era importante: doveva pagare. Non cerchi di rapire il figlio di un Novanta come se nulla fosse, sperando di cavartela; anche se hai più di 27.000 anni e sei il secondo essere più potente dell’Universo. Fra i senz’Anima!

Spesi due anni per rintracciarlo, fino a quando, casualmente e tracciando le operazioni finanziarie di mezzo mondo, non emerse una transazione a carico di un certo Greek. Aveva acquistato, pagandola in contanti tramite una finanziaria austriaca, una Ferrari Enzo. Fu la sua condanna a morte. Rintracciare i proprietari di quella macchina, prodotta in pochissimi esemplari, fu un gioco da ragazzi e fu divertente studiare quell’animale, che giocava a fare il ganzo sulle strade poco trafficate di uno dei tanti deserti del Medio Oriente. Si divertiva come un bambino. Lo seguimmo per due settimane ed eravamo quasi riusciti a mettere le mani anche sul fratello. Si vaporizzò, lontano da occhi indiscreti e da luoghi abitati, quando esplose la piccola bomba ai neutroni che gli avevamo piazzato proprio sotto il culo.

Il fratello cercò di intervenire, ma barando spudoratamente, lo convincemmo che anche sulla sua nave avevamo posizionato una bomba, programmata in modo che, se avesse cercato di lasciare l’atmosfera terrestre senza che fosse prima stata disattivata, sarebbe esplosa, cancellando l’ultimo dei Gork e… avrebbero vinto i Giganti.

L’avrei lasciato in vita solo se non fosse più tornato sulla Terra. Urlò e combinò danni per un giorno intero, prima di tornare e accettare la resa. Firmammo il patto scambiando un pezzo di noi: il nostro DNA. Lui avrebbe potuto studiare me, io avrei potuto studiare lui ed entrambi avremmo saputo come eliminare l’avversario, nel caso in cui il patto fosse stato rotto, senza una richiesta precisa di una delle due parti. Quei bastardi 80 l’hanno richiamato e lui, ora, è ancora qui a scorrazzare sulla Terra, senza aver rotto il patto.

L’unica certezza, a questo punto, è che non ha trovato un’arma per eliminarmi: non ha mai avuto il mio DNA. Ma io ho il suo. Non è un grande vantaggio e ora sono finito, definitivamente, sul suo personale elenco dei non graditi. Poco male, lui è sulla mia lista e io ho il suo DNA.

«Ce la giochiamo ad armi pari, stronzo. E ti mangio dopo averti ammazzato!» Senza accorgermene ho parlato, a voce alta. Tina e Mario si sono voltati, stavano uscendo dalla stanza. Mi guardano. Mario non capisce. Tina sorride e stringe i pugni. Ha sempre amato la battaglia, vive per la battaglia.

puntata successiva…


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Il Metodo

IL METODO – 25

Victor Vasarely, Tau-Ceti-Ny, 1967
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«È chiaro che Gork sta ruminando qualche brutta sorpresa. Vediamo di mandargliela di traverso. Magda ci farà il punto della situazione e poi decideremo come muoverci. Tutti d’accordo?» Annuiscono e Magda inizia.

«Sullo schermo centrale, in animazione, potete vedere tutti gli spostamenti di Gork dell’ultimo mese, tutti quelli che siamo riusciti a registrare. Sappiamo che non è un abitudinario eppure, nell’ultimo mese, si è comportato in modo diverso dal solito: per ben quattro volte ha visitato la base numero Cinque dei biscioni. Non l’aveva mai fatto prima; sempre e solo visite sporadiche e distribuite su tempi lunghi e in modo casuale.» Si ferma un attimo e pesta sulla tastiera.
«Abbiamo anche alcune riprese. Non solo li ha visitati, ma ha sicuramente lasciato qualche regalo. Non hanno ancora scoperto che, in particolari condizioni, riusciamo a filmarli e, se guardate il monitor a destra, potete vedere uno dei loro carrelli che trasporta qualcosa di ingombrante. Deve essere importante perché, nonostante siano ancora convinti che nessuno di noi può vederli, hanno nascosto quello che stavano trasportando.» Le immagini sul monitor sono eloquenti, si vedono tre biscioni che scaricano qualcosa dalla navicella di Gork e scompaiono all’interno del loro bunker.

«Magda, i sistemi di analisi hanno rilevato sostanze o frequenze che conosciamo?»
«Niente Boss. Nessuna segnalazione e, se posso essere sincera, la cosa mi preoccupa ancora di più.» L’osservazione è corretta.
«Ora guardate sul monitor di sinistra. Ho sovrapposto i percorsi di Gork dell’ultimo mese con l’analisi normalizzata dei suoi percorsi, nei periodi antecedenti ad attività critiche, quando progettava i suoi casini. Se osservate con attenzione vedrete che i percorsi, con l’eccezione del punto di arrivo, il bunker Cinque, sono quasi sovrapponibili. Come se questo suo modo di spostarsi, fosse quasi un mantra benaugurante.» Fa una breve pausa, ammira soddisfatta il suo lavoro e ricomincia.
«Non avevo mai pensato a un’analisi simile, i dati relativi agli anni precedenti erano distribuiti su periodi più lunghi e non avevo mai avuto una visione d’insieme in un periodo così ristretto, ma questa volta li abbiamo e mi ha insospettito il suo muoversi apparentemente insensato. Perché fare tanta strada inutile?» Prende fiato.
«La seconda domanda è: questi percorsi sono solo una scaramanzia oppure hanno un altro significato che ancora non comprendiamo?» Ripone il puntatore laser sulla scrivania e si zittisce.

Siamo tutti sorpresi e l’ipotesi che quel viaggiare compulsivo abbia anche un senso, è da considerare seriamente.

«Probabilmente l’hai già fatto, ma servirebbe l’analisi dei campi elettromagnetici in corrispondenza delle curvature del percorso. Siamo in grado di capire se, quando cambia direzione, la velocità e l’incidenza della sua navicella rimangono le stesse oppure se variano? Sappiamo tutti che la sua navicella utilizza un sistema di propulsione che sicuramente sfrutta anche i campi elettromagnetici naturali, anche se non abbiamo ancora capito quali.» Ascoltano e sono curiosi di capire dove voglio andare a parare e, mentre parlo, inizia a farsi strada un’idea.
«Volete vedere che il bastardo, in corrispondenza delle curvature, ha posizionato i suoi distributori di benzina? Magda, a che punto sei con l’analisi?» Alza gli occhi dalla tastiera.
«Se guardate il monitor centrale, vedrete comparire, di fianco alle traiettorie, anche le velocità. Boss, rallenta in modo costante, circa del sessanta per cento, nei punti di curvatura. Purtroppo non posso ricavare i valori di incidenza e le eventuali variazioni del campo elettromagnetico; mi serve qualche ora, devo recuperare e rielaborare dati che non sono disponibili in linea.» Sta per fermarsi, ma riprende prima che qualcuno la interrompa.
«Ah, prima che mi dimentichi: questi dati possono avere un errore standard fino al trenta per cento. Un’ora e avrete quelli definitivi, anche se non credo che la sostanza cambierà di molto. L’errore dovrebbe essere costante.» Toglie le mani dalla tastiera e si appoggia allo schienale, iniziando a dondolarsi. Vuol dire che ora tocca a noi.

È Mario il primo a intervenire.
«E se invece di prendere energia stesse inviando energia a qualcosa oppure a qualcuno?» I suoi occhi brillano di soddisfazione; gli piace la sua ipotesi. «Le aree sulle quali va a piegare, se le mie scarse conoscenze sono corrette, sono a una distanza più o meno costante dalle basi dei bastardi che dettano legge. Non ditelo, sono migliaia di chilometri, ma sono una bazzecola per chi, come Mister Progenismo» sorride, «salta da una galassia all’altra in qualche minuto. Capo, quando lo facciamo fuori, mi presta la navicella per andare a trovare le mie ammiratrici in giro per il mondo?» ride soddisfatto della sua battuta, attendendo i rimbrotti degli altri, ma stavolta gli va buca, dovrà tenersi la replica in saccoccia, nessuno la considera.

«Mario, sai che qualche volta mi meravigli?» È Tina che interviene e non lo sta sfottendo, come sempre.
«Vero, l’ipotesi sarà da considerare, ma per ora non abbiamo informazioni sufficienti. Magda, senti One. Voglio le informazioni, tutte, sul mio computer fra un’ora.» Annuisce senza parlare. «Cosa mi dici della puntata del bastardo sulla casa dei ragazzi? Era ad altezza trazione oppure più distante?»
«Boss, era al limite, un pelo appena sopra, ma non credo che quella fosse la sua intenzione, non con Tina all’interno. Troppo rischioso anche per lui. Secondo me era solo una provocazione che non ripeterà per evitare di trovarsi qualche laser infilato negli orifizi della sua preziosa navicella.»
Magda ha ragione.
«Ne sono convinto, ma teniamoci comunque pronti. Non vorrei che quella fosse una perlustrazione e avesse in testa di mandare qualche scagnozzo per fare il lavoro sporco. Dovesse succedere, li voglio integri e in grado di rispondere a qualche domanda, anche se non servirà a molto. E vediamo se questa volta riusciamo a recuperare uno dei loro aeroplanini senza distruggerlo. Ci aggiorniamo fra due ore. Magda, i dati da me fra un’ora. Chiama One.»

Stanno per andarsene, blocco Tina e Mario.
«Voi due dovrete fare altro e sapete già cosa. Vi voglio vedere trasformati nell’ombra dei ragazzi. Tina, tu con Michael. Mario, non farti beccare da Gabriel come l’altra volta; tanto non riesci a comperare il suo silenzio con quattro caramelle e porta con te la mia Glock, quella nell’armeria, non quella sulla mia scrivania.»

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IL METODO – 24

Victor Vasarely, Tau-Ceti-Ny, 1967
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Sto guidando, mentre penso a Gork e non mi accorgo di aver premuto un po’ troppo sull’acceleratore. La solita pattuglia della Polizia, quando non serve. Mi fermeranno e mi lasceranno andare un attimo dopo. Accosto e li attendo in macchina, la Glock nella destra, nascosta dalla giacca e il documento da mostrare nella sinistra. Abbasso il finestrino.

«Buongiorno, abbiamo fretta oggi?» Non ho mai sopportato i poliziotti spiritosi, che ridono quando dovrebbero essere seri e sono pure dei senz’Anima. Gli piazzo il documento sotto il naso, il tempo di osservare la sua reazione e riparto senza degnarlo di una risposta. Coglioni male addestrati e inutili.
In un mondo libero dai senz’Anima sareste del tutto inutili.

Il rifugio, la Casa degli Innamorati, è sulle colline, mascherato da una villetta, da una serie di capannoni e dai soliti uffici con le facciate in vetro a specchio, dritti di fronte all’ingresso principale; quasi fossero guerrieri del futuro. Produciamo vernici, ufficialmente, ma verrà il giorno in cui le utilizzeremo davvero per ridipingere il nero che ci circonda. Rosso e giallo dice Gabriel, sono i colori che userebbe per dipingere il Mondo. Sorrido. Il cancello inizia ad aprirsi quando sbuco dalla leggera curva a destra che, in salita, porta all’ingresso principale. Sono dentro, la porta del garage si chiude e la piattaforma mi porta nel sotterraneo. Esco, saluto la sicurezza e mi becco la trafila dei controlli; qui tutti sono nessuno, fino a quando non hai dimostrato di essere qualcuno.
Mi restituiscono la Glock, buon segno.
«Buongiorno Signore» il capo turno mi saluta mentre arriva l’ascensore.
«Buongiorno» e inizio a scendere.

La Casa degli Innamorati è seicento metri sotto terra. Una piccola cittadina laboriosa. Il nostro compito? Controllare chi pretenderebbe di avere, in esclusiva, il diritto di controllarci: i nostri invasori. Ci sono voluti quindici anni di lavoro per realizzarla e svuotare una montagna come un uovo non è semplicissimo, specialmente se vuoi mantenere segreto ciò che stai facendo.

Dentro siamo completamente autonomi. Abbiamo il nostro sole artificiale, le serre per la frutta e la verdura, gli allevamenti di bestiame e pesce, l’acqua che sgorga direttamente da falde profondissime, filtrata e controllata, tutta e in continuazione. L’atmosfera è mantenuta respirabile da filtri attivi che trattengono l’anidride carbonica riciclandola e il nostro mondo in miniatura è nutrito da una doppia centrale elettrica che sfrutta i raggi del sole, l’acqua che abbiamo canalizzato muove le turbine e, in caso di bisogno, attinge da una piccola centrale a fusione fredda. Vi hanno raccontato che non esiste la fusione fredda e la scienza ufficiale nicchia, lo so, ma come al solito vi hanno mentito.

Prima o poi dovremo anche risolvere il ronzio di fondo delle turbine, alla lunga diventa fastidioso anche se, la prima volta che entri nella Casa, nemmeno te ne accorgi, ma non c’è nulla come il silenzio per imparare a sentire.

Tutte le persone che lavorano qui dentro, tutti Animici, sono prima state studiate, poi classificate e sono monitorate ventiquattro ore al giorno. Loro e tutte le persone con cui entrano in contatto. Tutti quelli che lavorano qui dentro hanno un chip impiantato da qualche parte nel loro corpo, non rintracciabile nemmeno dai nostri invasori, che trasmette in continuazione la loro posizione, la loro voce e la voce di chi parla con loro. Non riusciamo a controllare i pensieri, ma prima o poi ci arriveremo. Vi preoccupa, paladini della privacy del sotto? Non avevo dubbi, però il dato di fatto è che della vostra preoccupazione non ce ne frega nulla. Non riuscirete mai a trovare né uno di questi chip, né dove siamo; e il giorno in cui ci faremo trovare, dovesse mai succedere: preoccupatevi.

I dati che riceviamo dagli “innamorati” che lavorano qui dentro, sono analizzati in tempo reale, memorizzati con un sistema di cifratura inattaccabile e utilizzati unicamente se esiste una motivazione seria e reale. Qui nessuno si diverte a origliare gli amplessi del vicino e non servono leggi: si sa e basta.

Tutti gli Animici che lavorano qui sono stati disintossicati, loro e i loro familiari, e tutti sanno come interagire con Anima per fare in modo che i nostri invasori non vadano a rompergli le palle. Dovessero provarci, finirebbero inceneriti; come succedeva ai bei tempi.

È Magda che incontro per prima, assieme a Lorenz, entrando nella sala dei cervelloni.
«Ciao Boss», dice. Rispondo con un cenno del capo.
«Ciao Lorenz. Magda. Gli altri dove sono?» chiedo.
«Stanno arrivando, lì ho già chiamati. Mario era da qualche parte a inseguire la solita impiegata, Tina e Oleg in palestra.» È tesa, ma fa del suo meglio per mostrarsi rilassata. Sicuramente ha già saputo della passeggiata di Gork.
«Boss, ma non sarebbe meglio spostare i ragazzi?» mi osserva prima di completare il pensiero. «Magari solo per qualche giorno…»
«Magda, non servirebbe a nulla, solo a spaventarli un’altra volta. Aspettiamo gli altri e poi parliamo. Chi vuole un caffè?»

Probabilmente è solo una casualità, ma quando vuoi trovare qualcuno, in qualunque ufficio del mondo, vai alla macchinetta del caffè. Noi non facciamo eccezione e la risata che nasce spontanea quando entriamo, con Magda e Lorenz, nella stanza relax, è qualcosa di liberatorio: sono tutti lì!

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IL METODO – 23

Victor Vasarely, Tau-Ceti-Ny, 1967
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GORK 1a parte.

«Ciao, com’è andata stanotte?» È Tina che mi chiama.
«Bene, dormito poco, come al solito, ma bene.» Risposta interlocutoria. «C’è qualcosa che non va?»
Una telefonata di Tina che chiede, non è mai un buon segno.
«Frank, Gork si sta muovendo. Ne sono certa. Verso le tre mi sono svegliata ed era sveglio anche Michael. Ci siamo alzati e abbiamo parlato. Lo stesso sogno Frank, abbiamo fatto entrambi lo stesso sogno.» Fa una breve pausa. «Vi scontrerete e perderai.» È decisa.
«Ehi, ma sul serio sei convinta che, un coglione come quello, possa battermi?» Provo a farla sorridere.
«Frank, non fare come sempre, nemmeno tu sei invincibile e Gork non è un avversario qualunque e lo sai benissimo.» Il tono della voce cambia, è determinato.
«Può essere che tu abbia ragione, ma vedi altre strade? Gli abbiamo vaporizzato il fratello, due anni fa, l’abbiamo cacciato e non è uno che dimentica. Ne sanno qualcosa i nostri ospiti.» Tenta di interrompermi.
«Fermati, non per telefono. Sistema i ragazzi, chiama gli altri e ci vediamo nel pomeriggio alla Casa degli Innamorati. Vedrò di arrivare con qualche informazione in più, stamattina metto all’opera One anzi, è già all’opera. Ciao.»

Riattacco senza attendere la risposta. Non serve. Questa notte abbiamo fatto tutti lo stesso sogno: Gork e io ci scontravamo e tutto finiva con un lampo, un lampo dei suoi. Ma chi può dire se l’obiettivo del lampo fossi io? Sorrido, per un attimo. Dopo il sogno ero andato, in astrale, a cercare Gork e non ero riuscito a trovarlo. Scompare, come fa sempre, prima di un combattimento. Si va a nascondere in qualche luogo protetto, lontano da tutti i rumori del mondo, per concentrarsi credo.

Siamo molto simili, troppo, e il pensiero mi preoccupa.

Quando questa guerra sarà finita la Terra dovrà tornare proprietà degli Umani con Anima e non ci sarà più posto per i mostri come me, come Tina, Michael, One e per i senz’Anima come Gabriel. È qualcosa che dovrò risolvere. Qualcosa a cui, finora, non ho pensato; c’è tempo.

Vero non conoscete One, ma è presto per parlarne.

Lupus in fabula. Il trillo dell’interfono mi distoglie dai miei pensieri, è One.
«Allora? Arrivi o si inizia in ritardo come al solito?» Non sopporta i ritardi, un banale secondo per lei è una vita intera.
«One, puttana la rana, ma stai sempre a rompere le palle? Mangio qualcosa e arrivo. Prepara il materiale. Ok, non dire niente, l’hai già preparato. Non fa nulla, non rompere e lasciami fare colazione con calma.» Sbuffa e mi viene da ridere «One, lo sai…» mi interrompe.
«Sì, lo so, lo diceva anche Mao Tze Dong: non c’è nulla che non possa essere rimandato almeno di un mese, neppure la rivoluzione» è sarcastica «e mi hai già ripetuto questa cantilena almeno un centinaio di volte, 143 per essere precisa.» In questo momento la strozzerei, ma la situazione è comica e, quando fa la bisbetica, la sua comicità diventa incontenibile. Chissà se l’ha capito.
«Appunto, contabile, 143 volte e ancora non hai imparato. Faccio colazione e arrivo. Ciao.» e chiudo l’interfono. One è una collaboratrice preziosa, non fosse così puntigliosa sarebbe perfetta, ma la perfezione non è di questo mondo. Mi sfugge un’altra risata e decido che ha ragione: diventare vecchi ti rincoglionisce e ripeto sempre le stesse massime. Ok, ne studierò di nuove.

La colazione è inappuntabile, rianimerebbe un morto e la Signora Elisa riesce sempre a stupirmi. Lei è la mia Tata, siete autorizzati a ridere, insostituibile e impagabile. È lei che si prende cura di tutte le mie questioni terrene.
«Buongiorno Signorino.» Non sono ancora entrato in sala e il suo saluto arriva, puntuale come un treno giapponese.
«Elisa, te l’ho detto un sacco di volte, dammi del tu e non chiamarmi Signorino, sono quasi cinquanta…» rido mentre glielo dico. Sto ripetendo la stessa cantilena da ventuno anni, ma non c’è verso; lei è così.
«Va bene Signorino, ma ora pensi a mangiare, la colazione è pronta. Termino con le uova e arrivo. Le vuole ben cotte?» Inguaribile.
«Ben cotte Elisa, ben cotte.» Fatico a contenere le risate.
«Non hai ancora finito? Io sono pronta!» Rieccola.
«One, a volte sei insopportabile.» Sorrido e chiudo l’interfono senza aggiungere altro. Stamattina mi va di prendermi qualche attimo di vita normale e godermi la vista di una giornata serena. Bucolico, ma se aveste la minima idea di quale miracolo siano la Terra e il nostro Sole, forse qualcosa, dentro di voi, potrebbe cambiare.

L’antro di One è un laboratorio stracolmo di tutte le diavolerie elettroniche che la mente umana è stata in grado di creare. Lei la padrona assoluta e queste macchine non hanno segreti, come se parlasse il loro linguaggio, come se riuscisse a comprenderle.
«Ciao, abbiamo i movimenti di Gork? I nuovi sensori come vanno?» Per monitorare Gork abbiamo disseminato la Terra di un modello particolare di trasduttori, in grado di rilevare sia la sua frequenza, sia una parte dello spettro delle frequenze emesse dalla sua nave. Non tutte purtroppo.
«Sì!» la risposta è secca; One non ha mai dubbi. O quasi mai.
«Questa è la mappa, già trasformata in coordinate polari, dei suoi spostamenti dell’ultimo mese. Continua a frequentare i soliti covi dei nostri nazisti galattici.» Fa una pausa, come a riordinare i pensieri e trovare le parole giuste.
«La novità è che ieri sera ha svolazzato sopra la casa dei tuoi figli e la tua, quella ufficiale.» Si ferma un attimo, come se volesse comprendere cosa mi sta passando per la testa, e continua «Poi è scomparso, nascosto da qualche parte e quando fa così…»
«One,» la interrompo bruscamente, «quando fa così vuol semplicemente dire che sta pensando una delle sue stronzate. Sarà anche intelligente, come dici tu, ma è un gran figlio di puttana. A che punto sei con la decrittazione dei suoi ultimi messaggi? Non è possibile che quattro rimbambiti con le squame riescano a comunicare a nostra insaputa con quel bastardo.»

Sono apparentemente calmo, ma l’idea che svolazzi, senza problemi, sulla casa dei miei due cuccioli, mi ha reso nervoso e quando sono nervoso divento intrattabile e quando sono intrattabile divento pericoloso.

«Frank, ho bisogno ancora di una settimana, utilizza uno schema nuovo che non conosco e le risorse di calcolo…» Attendeva una mia interruzione.
«Sentimi bene, prenditi tutte le risorse di calcolo che vuoi. Non me ne frega un cazzo se l’intero pianeta rimane senza corrente, televisione, telefoni, se gli aerei si schiantano e internet collassa: voglio quei messaggi decifrati entro stasera.» Non ho un tono rassicurante e One mi guarda timorosa. «Ora me ne vado, mi vedo col Gruppo, ma se dovesse tornare e rimettersi a svolazzare dove non deve, mi chiami immediatamente, lo agganci con i satelliti e lo metti sotto tiro con il nuovo laser.»
Esco sbattendo la porta. Povera One, deve anche sorbirsi i miei momenti di rabbia. Troverò il modo di farmi perdonare, ma l’idea che quel maiale svolazzi sopra i miei cuccioli mi fa andare in bestia. Probabilmente è ciò che vuole, rendermi nervoso e ci sta riuscendo. Spero che sappia ciò che sta facendo; non sopporto gli avversari stupidi. No, non è stupido.

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IL METODO – 22

Victor Vasarely, Tau-Ceti-Ny, 1967
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SENZ’ANIMA

Sarà la prossima grande guerra che combatteremo e non sarà una guerra semplice. Individuare un invasore è facile, meno facile scovare un senz’Anima. Sono uguali a noi, ci assomigliano, hanno quasi gli stessi comportamenti, hanno figli, mogli, madri e padri. Non è semplice, ma dovremo imparare; sarà il compito più arduo che gli Umani con Anima dovranno affrontare dall’inizio della loro esistenza. La posta in palio sarà altissima e, dovessero vincere i senz’Anima, vorrà dire che gli Animici saranno stati definitivamente spazzati via dalla Terra.

Dovete imparare a riconoscerli. Purtroppo l’ostacolo maggiore da superare non è, come si potrebbe pensare, quello di far circolare le spiegazioni dello schema da utilizzare per identificare i senz’Anima. Il vero ostacolo sono gli Animici, che non sanno più chi sono e cosa sono. Negli ultimi trecento anni scarsi, da quando sono quasi completamente scomparsi gli Animici dalla massoneria, i nostri invasori hanno scatenato un attacco massiccio a Mente.

Mente è lo “strumento” che, insieme a Spirito, collega Anima all’Uomo; è la parte che dialoga, che impara, che insegna. Questo preziosissimo strumento è stato sottoposto ad attacchi di ogni tipo e tutti gli attacchi hanno un unico obiettivo: indebolirla.
Il motivo è semplice e qualcuno di voi ha sicuramente già compreso: se Mente, Spirito e Anima funzionano correttamente, la differenza e la superiorità di qualunque Animico emergono immediatamente. Non esiste confronto.

L’indebolimento di Mente ha attraversato percorsi diversi. Il principale e il più importante è rappresentato, senza alcun dubbio, dalle religioni: qualunque religione.

Provate a pensarci; nel momento stesso in cui iniziate a credere, togliete voi dal centro di Mente e, lentamente, parola dopo parola, iniziate a sostituire voi con qualcosa di diverso, qualcosa che non riuscite ad afferrare, a spiegare; qualcosa che a volte è buono e bene, altre volte in contraddizione inspiegabile col concetto naturale di bene e male. Qualcosa che, attraverso i suoi rituali, attraverso i suoi rappresentanti, entra nelle pieghe più profonde e vi dice, per filo e per segno, cosa fare, cosa pensare, ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Qualcosa che vi annulla, trattandovi come dei beoti rincoglioniti, che hanno sempre bisogno di qualcuno che gli tracci la via; per tutta la vita. Deprimente.

Ciò che riesce incomprensibile, a un Animico, è l’accettazione acritica di tutto ciò. C’è sempre qualcosa che non gli quadra. Com’è possibile che leggende, narrate per centinaia e migliaia di anni, ripetute sempre uguali, come un mantra maledetto, da etnie e gruppi diversi, a un certo punto abbiano generato il mostro che sono, ora, tutte le chiese del mondo? Un lurido centro di potere governato da senz’Anima e ibridi, dediti unicamente al controllo delle menti e alla gestione del potere economico.

Quando le religioni tradizionali iniziarono a mostrare la corda, ma non sottovalutatele mai, comparvero le religioni alternative. La lista già l’avete, identificate la vostra e andate a farvi fottere.

Alle nuove religioni, dall’inizio degli anni ’50, arrivò il supporto di una scienza infame, che si è venduta per quattro denari, qualche premio e il nome sul falso libro della storia.

Prima il fluoro, studiato dai carnefici del Terzo Reich e applicato in modo massivo a tutto il mondo occidentale. Inutile e pericoloso: rallenta la trasmissione dei segnali elettrici nel nostro cervello, ci rende più mansueti e propensi ad accettare “alcuni” stimoli e, come sempre, non impedisce le carie.

Poi le droghe, usate per sconfiggere il movimento “animico” nato negli Stati Uniti, agli inizi degli anni ’60 e demolito, passo dopo passo, in modo scientifico. Leggetevi Lewis F. Powell: dementi del sotto.

E ancora: la musica. La musica è una vibrazione potentissima, che può avere e ha, su di noi e in modo particolare sugli Animici, effetti molto positivi; se utilizzata in modo corretto. Per neutralizzarla hanno modificato, senza alcuna ragione, persino la musica, l’hanno resa stonata aumentando la frequenza del La naturale, la nota utilizzata per accordare gli strumenti. Un’arte trasformata in arma, che altera il funzionamento del cervello, si scaglia contro Mente e la indebolisce, giorno dopo giorno e diventa una droga da assumere.

Poi i metalli pesanti sparsi nel cielo, sopra le grandi città, da aerei militari o commerciali, che schermano il sole, aumentano la frequenza basale della Terra e rendono tristi, nervosi, irascibili, più deboli e, ogni giorno, un pochino meno pensanti del giorno precedente.

Sessanta anni di questi trattamenti e di mondo guidato da senz’Anima e anche il più resistente crolla. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: è completamente scomparsa la parte critica intelligente, quella in grado di proporre alternative. Il mondo si agita fra destra e sinistra, cristiani e musulmani, bianchi e neri; tutti alla ricerca di un’unica cosa: denaro e potere. Non lo ammetteranno mai, ma è il loro unico vero obiettivo. Un senz’Anima non può avere altri obiettivi. Sono gli unici che comprende. Quando gioca a fare l’esteta, l’amante del bello, delle arti, lo fa perché la società non è ancora stata completamente destrutturata e il bello è ancora un valore, qualcosa che può essere utilizzato per elevarsi, per giungere a circoli di potere più alti, che consentano guadagni più lauti. Sorridete.

Fra qualche decina di anni il senso comune sarà cambiato e non dovranno più mascherarsi; probabilmente gli Animici saranno scomparsi, o ridotti a pochissime unità, nessuno saprà creare, nessuno riconoscerà più la bellezza. Che farsene?

Dobbiamo imparare a identificarli, ma come? Esiste una via, ma prima vi dovrete disintossicare. Smettetela di lavarvi i denti con quei dentifrici maledetti e controllate ciò che vi rifilano, se anche una sola delle sostanze che ricombinano nella merda che vi fanno mangiare oggi, ricorda lontanamente la parola fluoro: non comperatela. Ma non dovete dimenticare che sono furbi. Prendetevi un libro di chimica, chiedete a un amico, cercate su internet, fate ciò che volete e costruitevi il vostro bigino antifluoro. È un primo passo e, nel frattempo, controllate anche cosa infilano nell’acqua potabile del vostro acquedotto; potreste anche scoprire che qualche senz’Anima bastardo, oltre al cloro, ha deciso di metterci il fluoro, per prevenire la carie.

Il secondo è la musica. Spegnete le radio, smettete di comperare CD appestati e di ascoltarli: non avete gli anticorpi. Tornate ai vecchi vinile, se proprio non potete farne a meno, e smettete pure di abbeverarvi al santuario della coglioneria: la televisione.

Il terzo è il cibo. Avete capito che vi state riempiendo di porcherie chimiche e, oltre al danno la beffa, le state pagando molto di più del valore reale? Smettete di affollare le corsie delle grandi catene di distribuzione: vi riempiono di veleni. Additivi chimici, coloranti, edulcoranti, grassi idrogenati, frutta ai raggi gamma, sapori artificiali, odori artificiali; che vi ammazzano e che pagate per farvi ammazzare. Ridicoli. Cosa vi costa tornare a fare la spesa nel vecchio negozio? Cosa vi costa, il sabato, organizzarvi e fare il giro dei contadini e dei piccoli produttori? Cosa vi costa mangiare le ciliegie a maggio, l’uva a settembre e le arance a dicembre? Non vi costa nulla e allora perché siete così deficienti da continuare ad arricchire i senz’Anima che giocano con la vostra vita? Fate parte del loro gruppo? Basta saperlo…

C’è un’altra cosa che potete fare e che nessuno può impedirvi di fare. Se avete un’Anima, e cinquecento milioni hanno un’Anima, imparate ad ascoltarla. Smettetela di rincoglionirvi con le religioni e, se proprio non ci riuscite, iniziate a pensare che siete il nemico; qualcuno che prima o poi dovrà essere eliminato.

Per i metalli pesanti non potete farci nulla, non personalmente, ma potreste iniziare a chiedere spiegazioni ai vostri governi di senz’Anima. Non sapranno nulla e chiameranno scienziati prezzolati a spiegarvi che quella è solo condensa: balle. Qualunque condensa di vapore acqueo scompare in pochissimi minuti e non rimane lì, allargandosi nel cielo, per ore e ore. Imparate a chiedere. Pretendete che vi spieghino chiaramente, altrimenti capiterà, come capitò per i Cattivi, che qualcuno, un giorno, inizierà ad abbattere quegli aerei. Cadranno senza un motivo logico, senza una spiegazione, senza un guasto, ma cadranno e potreste essere voi, su quell’aereo, quando cadrà.

Non sarà semplice disintossicarvi. Quasi sicuramente quelli che hanno superato i quarant’anni non ci riusciranno, o ci riusciranno solo in parte, ma sarà possibile per i loro figli e se non lottiamo per i figli per chi dobbiamo lottare? Per il politico di turno?

Una volta disintossicati, sarà semplice capire chi sono i senz’Anima. Puzzano. Se sei pronto senti l’odore quando ancora sono lontani e loro sentono il tuo. Vi è mai capitato di entrare in un luogo e percepire che c’è qualcosa che non va? Tutto è perfetto, il cibo è perfetto, il ristorante è perfetto, eppure non siete a vostro agio. Non tornerete più in quel luogo, senza sapere perché, oppure, ironia della sorte, vostro marito o vostra moglie vorranno tornarci e a voi proprio non andrà, a costo di litigare. La spiegazione è semplice: è un locale gestito da senz’Anima e frequentato da senz’Anima. Il contrappasso, pesante, è che quasi sicuramente vostro marito o vostra moglie è un senz’Anima. A lei o a lui il posto era piaciuto, si sentiva a casa: avvolto o avvolta nello stesso odore nauseabondo.

I senz’Anima si muovono in gruppo; non sono capaci di scelte autonome, non hanno il senso del buono, del gusto, del bello; annuiscono e seguono l’onda, con la divisa che l’onda ha deciso. Avete un figlio griffato e incapace di scegliere autonomamente e distinguere la qualità dal marchio?

Quando sarete disintossicati, inizierete a sentire la loro tristezza e a distinguere i senz’Anima vuoti, da quelli che ospitano lux o ringhio. Inizierete anche a scoprire gli Animici addotti, quelli sui quali i nostri invasori fanno i loro esperimenti. Riuscirete a percepire il loro grido di aiuto e non sarà piacevole.

Non ho mai detto che comprendere e conoscere sarà piacevole, ma vi consentirà di scegliere chi siete e come volete essere. Per la prima volta, nella vostra breve vita, riuscirete a comprendere il vero significato della parola LIBERTÀ.

puntata successiva…


L’opera “Il Metodo” è di proprietà esclusiva e riservata dell’autrice ed è protetta dalle vigenti norme nazionali e/o internazionali in materia di tutela dei diritti di Proprietà Intellettuale. Ogni riproduzione, anche solo parziale, è proibita senza il consenso dell’autrice stessa.

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IL METODO – 21

Victor Vasarely, Tau-Ceti-Ny, 1967
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Lo svantaggio dei Rettiliani e dei senz’Anima, è che non possono imparare oltre il loro fisico. Hanno tentato, ma niente astrale, niente onde, niente magia e se gli togli la tecnologia…

Hessnai era impaziente. Non attese nemmeno che completassi il saluto, che già galoppava verso di me. Al primo passaggio la sua coda mi sfiorò, mentre piegavo il busto, passandomi sopra la testa. Al secondo attacco cercò il bersaglio grosso con l’alabarda. Mi stavo stancando, combattente grezzo. Era giunto il momento che comprendesse.

Il galoppo del terzo attacco si interruppe quando un’onda che non riuscì né a vedere, né a sentire lo colpì alla testa stordendolo. Ruzzolò rumorosamente fermandosi a meno di un metro dalla katana; un affondo, un colpo secco e i tendini del braccio destro saltarono. Basta alabarda.

Lo schiocco dei tendini che si ritiravano e il dolore lancinante, lo fecero sobbalzare e la coda fischiò a fendere l’aria a meno di mezzo metro da terra, tracciando un cerchio mortale. Ero già lontano. Grugnì la sua rabbia intonando una strana cantilena in quella loro lingua incomprensibile e così poco musicale. Indietreggiò continuando a fissarmi per evitare un attacco alle spalle. Attacco insensato, scalfire le scaglie del dorso è quasi impossibile.

All’improvviso ruotò su se stesso e riprese a galoppare con la coda alzata a uncino esibendo, senza alcun pudore, una ferocia da belva ferita che spaventava. Una tattica primordiale, buona magari con un senz’Anima, e un grosso errore. Un simile attacco gli consentiva di portare solo colpi laterali e lasciava il ventre, la sua parte debole, indifesa, col solo braccio sinistro a impugnare un’alabarda inutile. Non usai le onde. Caricai i muscoli, comprimendo l’aria nei polmoni e liberandola, con un urlo afono, un attimo prima di scivolare sotto di lui e colpire il fascio di tendini che reggeva il suo piede sinistro. Il colpo non fu perfetto, riuscì a fare altri due passi, prima che i pochi tendini non recisi si strappassero sotto la pressione dei suoi stessi muscoli.

Sbandò, tentò disperatamente di recuperare l’equilibrio e si schiantò al suolo con un mezzo volo laterale, finendo col muso sulla lama dell’alabarda. Sanguinava e urlava, agitando la coda nel disperato tentativo di difendersi. Rimasi a fissarlo, fuori dalla sua portata, per quasi un’ora; sorridendo.

Lentamente la sua rabbia scemò e comprese. Comprese che non l’avrei ucciso. Lui sarebbe diventato il primo esemplare del mio zoo personale. Nessuno aveva mai utilizzato, fra i Novanta, quella possibilità, dimenticata e quasi cancellata a fronte del patto sottoscritto dalla Gerarchia: chi sconfiggi può diventare tuo. Era tempo.

Purtroppo fu una vittoria di Pirro. Nulla cambiò nel Gran Consiglio e loro, con l’aiuto degli ingordi senz’Anima, continuarono a governare la Terra.

puntata successiva…


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IL METODO – 20

Victor Vasarely, Tau-Ceti-Ny, 1967
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RETTILIANI

Quando la Gerarchia strinse il patto con i nostri invasori e nacque la Massoneria, la moderna Massoneria, raggiungevo i 142 anni del mio tempo. Il patto prevedeva il coinvolgimento solo di Animici e il motivo era più che chiaro: la disgregazione del primo impero dei senz’Anima aveva generato il caos ed era necessario riportare l’ordine; la luce.

A tutela del patto fu costituito un Gran Consiglio che vigilasse sull’operato della Massoneria; trentatré Saggi, a rappresentare le etnie della Terra e gli invasori. Il mondo, allora, non conosceva le Americhe e le Indie, ma questo non era, né per gli invasori, né per la Gerarchia, un problema: entrambi erano ben consci dell’esistenza di quelle terre.

Nel Gran Consiglio sedevano, in numero pari, rappresentanti degli invasori e degli Umani e, ogni sette anni, il Maestro del Consiglio, il trentatreesimo elemento, era deciso da uno scontro fra un rappresentante della Gerarchia e un rappresentante degli invasori. Il combattimento era organizzato, di volta in volta, in zone desertiche o non abitate, per evitare danni ad altri viventi e doveva rispettare regole ben precise. Una sopra tutte: niente armi tecnologiche, solo spade o lance.

Il Gran Consiglio funzionò per secoli in modo soddisfacente, limitando i danni del madornale errore, fino a quando gli invasori, sfruttando il sempre crescente disinteresse della Gerarchia per la Terra e la loro ossessione per Gaja, iniziarono a indebolire sempre di più Mente e a sostituire, come già sapete, gli Animici, con i senz’Anima, molto più semplici da gestire. Riuscirono anche, per la prima volta, a corrompere il rappresentante della Gerarchia e a vincere lo scontro.

Fu nel 1731. Quell’anno nacque la moderna massoneria del sotto. Il tradimento del Novanta fu scoperto solo due secoli dopo, ma ormai il danno era fatto e loro, dopo due secoli: comandavano la Terra.

Economia, politica, formazione, comunicazione, scienza; tutto era sotto il loro controllo. Come sempre toccò a me, una volta scoperto il tradimento, eliminare il Novanta corrotto e richiedere la testa del corruttore. La Gerarchia, l’accozzaglia di vigliacchi che aveva abbandonato la Terra per inseguire un’ossessione, pretendeva giustizia.

Eliminare il Novanta traditore fu semplice, molto più divertente la lotta con il campione dei Rettiliani.

I Rettiliani sono una razza guerriera dotata di un’intelligenza molto spiccata e vecchia decine di milioni di anni. Sono molto robusti, alti fino a tre metri, i soggetti normali, coda esclusa. Sono velocissimi negli spostamenti, almeno il doppio rispetto a noi e le parti vitali sono protette da una pelle a squame molto resistente. Camminano eretti, sulle zampe posteriori e ricordano, in tutto e per tutto, i mostri alieni dei cartoni animati oppure dei film di fantascienza. Non deve meravigliarvi questa similitudine. Esistono due modi antitetici per nascondere una notizia; il più semplice è non parlarne, ma è anche il più complesso, il secondo, parlarne fino allo sfinimento, mescolando verità a piccole dosi di falsità, far sì che l’anomalia diventi normale e si trasformi in qualcosa di diverso. Hanno scelto la seconda strada e si sono trasformati in una favola per bambini.

Lo scontro con il loro campione, un pezzo di merda alto quasi cinque metri, avvenne in una base militare.
Eravamo ridicoli, come sempre in questi combattimenti corpo a corpo. Hessnai, così si chiamava il campione, era la personificazione della forza bruta e nessuno, osservando la scena, avrebbe scommesso un solo centesimo su quel piccoletto, pallido come se la paura lo avesse già sconfitto, che non raggiungeva neppure l’altezza delle zampe del mostro. Avrebbe perso.

Hessnai impugnava una specie di alabarda, forgiata con quel loro acciaio strano, in grado di mutare forma, interpretando le intenzioni d’attacco. Io, Co Ku, una katana millenaria, che assomigliava a uno stuzzicadenti, se confrontata con la sua arma. Vi confesso che veniva da ridere pure a me, immaginandomi a osservare la scena dall’esterno e poi i mutandoni verdi che indossava Hessnai erano veramente ridicoli. Molto più ridicoli dei miei pantaloni bianchi, larghi, comodi e di lino. Potrei quasi affermare che fossero persino eleganti.

Quando affronti un Rettiliano in queste condizioni, ci sono due particolari ai quali devi prestare molta attenzione: la velocità e la sua coda. Un colpo di quella coda, coperta da scaglie durissime, ti può spezzare in due e ucciderti oppure, nella migliore delle ipotesi, farti un male cane. Viceversa, non sono molto veloci con le zampe anteriori e i colpi sono abbastanza prevedibili. Sempre che possano essere prevedibili i colpi portati da un bestione di cinque metri che si muove a novanta chilometri all’ora.

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IL METODO – 19

Victor Vasarely, Tau-Ceti-Ny, 1967
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Volontà o della Potenza → Forza
Amore e Saggezza
Intelligenza
Armonia e Bellezza
Conoscenza concreta
Idealismo e Devozione
Ordine, Organizzazione e Magia

Questi sono i Sette RAGGI che orientano l’Universo. I primi tre sono i Raggi primari. Ora siamo nell’Era della Forza, quella che io chiamo Forza e l’era finirà il 21 Dicembre 2012; Solstizio d’Inverno. Non sarà la fine della Terra, ma da quel giorno la Terrà subirà l’influsso dell’Intelligenza e la Forza perderà la sua predominanza. Oh, non pensate a un passaggio morbido; le caste che per più di dodicimila anni hanno dominato con la Forza, non vorranno cedere il passo e faranno di tutto per impedire che il passaggio si avveri oppure faranno in modo che si avveri il più tardi possibile. È sempre stato così e i tempi del cambiamento sono sempre tempi tragici.

Tutti subiscono l’influsso dei RAGGI, compresi i nostri sotto della massoneria e voi senz’Anima, la maggioranza. I problemi maggiori, durante la transizione, saranno generati da voi. Fu così anche per i Cattivi. L’unica differenza è che non avrete nessun Novanta, nel Raggio della Forza, ad appoggiarvi. Potrebbe essere un vantaggio, oppure no. La nostra storia, ora, è diversa e il Libro della LEGGENDA non è di alcun aiuto. Sarà un nostro onere riuscire a scrivere il nostro Libro della LEGGENDA.

Gli altri sei della Gerarchia, coloro che furono e non saranno, possedevano:

Hui Te: Forza e Conoscenza
Gi Hu: Amore e Magia
Hen Ta: Intelligenza e Idealismo
Liu Ba: Armonia e Magia
Nu An: Conoscenza e Amore
Bu Ma: Armonia e Idealismo.

Io sono il settimo, Co Ku, e mie sono Forza e Intelligenza.
Non sono né compassionevole, né amorevole. Non sono devoto a nulla, non sopporto l’idealismo fine a se stesso. L’ordine mi preoccupa, la Magia è un mezzo da utilizzare con parsimonia e, non esistesse, sarebbe un affare per tutti.

Eliminarli è stato quasi un piacere. Gi Hu, si mascherò, per non essere trovato e, da vile, cercò di colpirmi alle spalle con una delle sue “affettuose stregonerie”. Un vero piacere rompergli l’osso del collo, come a un qualunque senz’Anima; lui, sempre così attento alla forma e al suo amorevole amore.

Hen Ta si era costruito un labirinto, a sua protezione, cosparso delle peggiori diavolerie. Un vero peccato che il suo idealismo gli avesse fatto sottovalutare un piccolo dettaglio: molte delle società che realizzano le diavolerie che avrebbero dovuto proteggerlo, mi vedono come azionista.

Liu Ba fu uno dei peggiori. Lui e la sua lagnosa armonia. Eppure con la magia se la cavava benissimo, ci volle tutta la potenza delle onde per rompere le sue barriere. Il resto quasi un gioco.

Nu An, moderno Archimede Pitagorico, troppo innamorato della sua scarsa conoscenza e poco propenso a esercitare il fisico. Avrei anche potuto risparmiarlo se non avesse iniziato il solito pistolotto sull’importanza dell’amore. Amore per chi? Ipocrita.

Bu Ma. Non sono mai riuscito a dare un senso al suo essere Novanta. Vederlo scomparire è stata una goduria. Lui, il detentore del supremo ideale e dell’assoluta armonia. Sì, un’armonia che doveva girare sempre e solo nella sua direzione. Fu lui a convincere gli altri, a proporre la mia eliminazione e quella di Gabriel, per preservare l’Armonia, con la A maiuscola, com’era suo vezzo sottolineare a ogni occasione. Aveva scordato, come gli altri, che l’Armonia vera se n’era andata con la scomparsa di Gaja e noi, miseri Novanta Uomini, siamo solo uno scherzo del destino. Grandissimo sepolcro imbiancato.

Hui Te, il primo della lista, mi servì per comprendere e per indebolire, da subito, il Raggio della Forza, se avesse confermato la mia ipotesi. Maestro di Onde gli aveva sempre rimproverato la sua scarsa applicazione, il suo superare sempre le prove con il minor sforzo possibile. Può servire, se sei particolarmente dotato, per risparmiare fatica e ferite, ma essere Novanta, non significa che tutti i Novanta siano uguali. Non l’aveva mai compreso, era giovane e non aveva mai dovuto affrontare un altro Novanta. Non avrà una seconda opportunità.

Avrete anche un altro problema, voi sotto, nel prossimo periodo di transizione. Non ho alcuna intenzione, fino a quando tutto mi sarà chiaro e non avrò scoperto come avere Novanta Donna, di formare e nominare altri Novanta. Non sarà un vantaggio; scoprirete, fra di voi, il potere allo stato brado, senza controllo, puro istinto e saranno guai. Per voi senz’Anima. Non è mai successo nulla di buono, dal tempo dei tempi, quando un Novanta naturale non trova la sua via. È come comprimere l’acqua: impossibile.

L’acqua strariperà, sommergerà, distruggerà e lo farà senza regole. Nessuno insegnerà loro l’Armonia, l’Amore, l’Ordine, come controllare la Magia, la Conoscenza, l’Intelligenza e la Forza. L’Idealismo più deleterio fluirà senza controllo e saranno guai. Preparatevi, senz’Anima, la giostra sta per iniziare, acquistate il vostro biglietto. Sconti e offerte per donne e bambini, posti riservati in prima fila e i maschi non spingano: verrà anche il loro turno. Sorridete.

Questi sono i fatti che mi convinsero ad abbandonare la Gerarchia. Questi sono i fatti che mi costrinsero a eliminare la Gerarchia. Difendere un figlio senz’Anima e, assieme a lui, tutti i senz’Anima della Terra. Non gioite, non ne avete motivo. Troverò una soluzione e il giorno in cui la troverò, tutto tornerà come deve essere, come avrebbe dovuto essere da sempre: niente invasori e niente senz’Anima!

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IL METODO – 18

Victor Vasarely, Tau-Ceti-Ny, 1967
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Mi diede alla luce una Donna Mongola, ingravidata da un guerriero unno e inconsapevole di portare, dentro di sé, il germe del potere. A quei tempi la vita era molto più breve, a 40 anni la tua parabola era alla fine, vecchio, e non c’era molto tempo per fermarsi a pensare e comprendere. A quindici anni eri già uomo, con una moglie e dei figli. A venti anni sarebbe stato chiaro se eri destinato a essere un capo oppure uno schiavo.

Io non ero nato per essere schiavo e la Mente degli Umani del tempo non era condizionata e rallentata come ora, col fluoro, la musica a frequenze innaturali, le vaccinazioni, i metalli pesanti sparsi nel cielo. A quel tempo l’istinto sapeva ancora dirti chi eri o cosa potevi essere e il mio istinto mi diceva che ero nato per comandare.

Mio padre, il mio primo padre, non condivideva la mia idea e così, a quattro anni, lo sgozzai mentre dormiva.
Fu lo sciamano a salvarmi quando, di fronte ai guerrieri che volevano darmi in pasto ai maiali dopo avermi riservato la stessa sorte, aprii le mani, come a scacciare qualcosa che avevo dentro, con un gesto secco, come solo i piccoli sanno fare e due di loro caddero a terra; abbattuti da una forza che nessuno di noi conosceva.

Forse lo sciamano fu solo impressionato dal gesto e dalla casualità, forse conosceva. Finii, dopo un viaggio di due anni, in un tempio confinato fra le montagne della Mongolia. Dopo ventidue anni ero il più potente guerriero del tempio, ma non divenni mai uno dei sette Novanta. Non era ancora il mio tempo e ricordo, come fosse ora, quando il Sacerdote mi nominò Novanta, un attimo prima di morire.

«Tornerai,» mi disse «ma noi non saremo qui ad attenderti».

Non comprendevo il significato di quelle parole, ma un attimo dopo la mia anima era in un altro corpo, un altro uomo che sarebbe diventato Novanta. Fu così che, di vita in vita, con una vita lunga 1.529 anni, sono arrivato a questi tempi: l’unico rimasto della Gerarchia.

L’unico, dai tempi dei tempi, che ha abbandonato la Gerarchia, rifiutandola. Commisero l’errore di appoggiare, per l’ennesima volta, il nostro sotto, la massoneria, nel tentativo, ordito da mia madre, di strapparmi il figlio diretto e uccidere l’altro. Commisero l’errore di continuare a nascondere il viso e la Mente, di fronte alle atrocità che il nostro sotto continuava a commettere; per colpa nostra, per la conoscenza che noi avevamo trasmesso a dei senz’Anima.
All’inizio non era così, erano solo Animici i rappresentanti della massoneria, ma col passare del tempo e il disinteresse della Gerarchia, la conoscenza cambiò. Senza una formazione completa non riuscivano a comprendere e allora, aiutati dai nostri invasori, deviarono dal percorso iniziale e si persero. La verità divenne ambigua, malleabile e i senz’Anima presero il sopravvento.

Sventare i loro propositi omicida non fu complesso, fino a quando non comparve Tina. La Massoneria non poteva conoscere e sapere di lei. Solo la Gerarchia sapeva e l’unica risposta possibile fu che la Gerarchia era pronta a sostituirmi. Non era più solo il sotto, il nostro sotto a voler eliminare me e Gabriel, ma anche la Gerarchia.

Non mi servivano prove. Era così.
La Gerarchia non approvava che uno dei sette Novanta, uno dei loro, difendesse un figlio bastardo e senz’Anima. Gabriel era nato senz’Anima, ma chi ero io per decidere della sua vita e della sua felicità? Chi ero io per decidere della sua vita, della vita e della felicità di Michael, della loro Madre e di Gabriel?

L’errore che la Gerarchia commise fu quello di violare la regola e la regola afferma che, tutte le decisioni relative a uno dei membri, devono essere prese con la presenza di tutti i membri. Con la loro scelta avevano violato la regola cardine, l’unica che può garantire correttezza ed equanimità. L’unica che ci divide dai senz’Anima.
Fu loro la scelta e, a quel punto, mi avevano fornito su un piatto d’argento il contraltare della regola: potevo eliminarli, uno a uno, se ne fossi stato capace, a patto di non spezzare la presenza di almeno uno dei Novanta appartenente al Raggio in vita e al Raggio che nascerà.

Non fu necessario risparmiare nessuno.

La conferma che i fatti si svolsero esattamente come supponevo, arrivò quando mi scontrai con l’altro Novanta che possedeva il Raggio della Forza. Un attimo prima che lo disintegrassi, certo della sua vittoria, mi urlò in faccia la loro scelta. Quando la sua vibrazione scomparve, percepii, netta, la paura che attraversava il campo degli altri cinque.

Sapevano che la vita da Novanta era finita, per sempre. Se è un altro Novanta che interrompe il tuo percorso, non rinascerai mai più.

Non fosse esistito il sotto, voi indefinibili senz’Anima, contenitori egocentrici incapaci di qualunque saggezza, tutto questo non sarebbe successo, non avrei MAI avuto un figlio senz’Anima. Non avrei MAI dovuto eliminare la Gerarchia. Non avrei MAI dovuto caricarmi sulle spalle il fardello di una lotta solitaria e con un obiettivo che non condivido: salvare i senz’Anima.

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IL METODO – 17

Victor Vasarely, Tau-Ceti-Ny, 1967
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Non ha importanza, è una domanda pleonastica, tanto non influenzerete mai nessuna decisione. Altri decideranno per voi, mentre voi sarete impegnati a difendere la vostra destra e la vostra sinistra e ad arrampicarvi sugli specchi dell’ultima ideologia alla moda. Coglioni. Non dovrei, ma il giorno in cui qualcuno vi eliminerà, potrei anche brindare e festeggiare. È un punto di vista rafforzato da alcune informazioni che i nostri invasori si sono lasciati “sfuggire” e il Libro della LEGGENDA è stato molto utile per comprendere quali fossero i loro obiettivi e quali diventeranno.
I Cattivi raggiunsero la meta finale, vincere la guerra, realizzando un dispositivo in grado di catturare le frequenze elettromagnetiche emesse da ogni corpo e classificarle, distinguendo le frequenze degli Animici, dalle frequenze dei senz’Anima. Una volta raggiunta la certezza dei risultati, lo strumento fu modificato, in modo da diventare non solo un raccoglitore di frequenze, ma un emettitore di anti-frequenze in grado di azzerare il metabolismo e bloccare, uccidendoli, i corpi e le entità di tutti i senz’Anima. È così che funziona il loro campo protettivo e i Cattivi impiegarono cento anni per realizzarlo.
Ciò che non sappiamo è quanto sia lungo un anno dei Cattivi.

I nostri invasori stanno lavorando a qualcosa di simile, qualcosa che sia in grado di identificare tutti gli Animici. Hanno incontrato qualche problema, strada facendo, ma hanno quasi raggiunto l’obiettivo di classificare e catalogare tutti gli Animici, anche se, per ora, ricorrendo unicamente a strumenti tradizionali. Non è un buon segno, ma per nostra fortuna, non è semplice realizzare un generatore di anti-frequenze per gli Animici.

Il compito del Gruppo è anche quello di ostacolare questa attività: corrompendo e distruggendo gli archivi, liberando le persone sottoposte a esperimenti, insegnando come fare a dialogare con Anima. Un compito molto complesso, con voi sotto perennemente in mezzo alle palle. Per ora dobbiamo sopportarvi, ma cercate di non esagerare, potremmo anche perdere la pazienza e, a differenza dei nostri invasori, noi non dobbiamo mostrarci buoni per rubare Anima. Siete voi quelli senza, non noi, e questa è la nostra Terra. Voi siete solo il fantoccio degli invasori. Una loro invenzione. L’invenzione che gli serve per cercare di raggiungere il loro scopo.

Il LibrodellaLEGGENDA racconta di una situazione molto simile alla nostra attuale. Anche i Cattivi erano di fronte a un cambio di era, anche loro stavano passando dall’Era della Forza all’Era dell’Intelligenza. Un cambiamento di Raggio. Anche i Cattivi, come noi ai tempi di Gaja, avevano quattordici Novanta, sette Donne e sette Uomini. Anche loro, come noi, avevano quattro Novanta, due Donne e due Uomini, destinati a rappresentare la propria era. Ognuno dei sette Novanta, riunisce dentro di sé le caratteristiche di due forze dei Sette Raggi, in modo che due Donne e due Uomini governassero ogni era confrontandosi e mai, un solo Novanta, fosse depositario di tutte le decisioni.

Le differenze, fra noi e la storia narrata dal Libro, iniziano a questo punto, solo a questo punto. Da noi i sette Novanta Donna non esistono più e nemmeno i sette Novanta Uomini. Ora ne esiste uno solo e, per vostra fortuna, entrambi i Raggi, Forza e Intelligenza, fanno parte del mio campo. Ora, il Libro della Terra avrà altri capitoli; capitoli da scrivere.

Probabilmente vi servirà qualche chiarimento, per comprendere meglio i fatti e, forse, riuscire a giudicare con cognizione di causa. Anche se sono convinto della vostra totale stupidità, è il caso di concedervi almeno un’altra possibilità.

SCELTA

Fin dalla nascita sapevo cosa sarei stato. I ricordi, il te stesso delle vite precedenti è già presente. Ma se vuoi essere un Novanta e continuare a essere un Novanta, a ogni vita devi intraprendere la via dell’addestramento. Tutto è tramandato, ma non la formazione e a ogni rinascita devi ricominciare a imparare. Con un vantaggio, a ogni rinascita, i te stesso passati tornano, la formazione si abbrevia, impari più rapidamente e diventi sempre più potente.

È così che funziona: se decidi di non imparare smetti di essere un Novanta e puoi morire. La tua Anima, una volta spenta Mente e liberato Spirito, ritornerà, ma senza più trasportare il te Novanta che eri. Tornerà, semplicemente, in una persona diversa.
Quando questa storia sarà finita, smetterò di essere un Novanta. Finalmente potrò morire e tornare senza i ricordi dei figli, delle donne, dei padri, delle madri, delle battaglie, delle ferite, dell’odio e dell’amore. Semplicemente tornare, diverso.

La mia prima nascita fu nel 481dC. Erano i tempi della caduta dell’Impero Romano: la prima grande civiltà europea dei senz’Anima.

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Il Metodo

IL METODO – 16

Victor Vasarely, Tau-Ceti-Ny, 1967
(Immagine tratta da qui)

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LIBRO

Il Libro della LEGGENDA racconta dell’esistenza di un altro pianeta simile al nostro, in un angolo dell’Universo, abitato da Umani con Anima. Sono in perfetto equilibrio da tempo immemore e nessuno osa avvicinarsi.

Il Libro della LEGGENDA li identifica come i “Cattivi”. Probabilmente il Libro della LEGGENDA non fu scritto da loro, ma da qualcuno degli sconfitti. Forse qualcuno che ora non esiste più. Una razza molto simile agli Human oppure dagli antenati stessi degli Human; i primi Osservatori.
Molte ipotesi e nessuna certezza, sulle origini del Libro. L’unica certezza è che quel libro non proviene dalla Terra. La carta su cui è stampato, è composta da fibre vegetali che sulla Terra non esistono e non sono mai esistite. È una carta stranissima; non si altera col tempo, è resistente, non brucia e, sopra tutto, i nostri inchiostri non scrivono su quella carta. Come se fosse stata concepita perché non potesse essere danneggiata, né modificata durante il suo lungo viaggio.

Quasi sicuramente il Libro era conservato dai Novanta durante l’epoca di Gaja; alcuni riferimenti al libro sono stati rinvenuti nelle poche informazioni che ho ritrovato su Gaja. La lingua utilizzata è molto simile al sanscrito antico e tradurlo non fu complesso. Tutta la storia dei Cattivi era raccontata, nei minimi dettagli.
La nascita della loro civiltà, a partire dalla comparsa dei primi Umani, la crescita, gli attacchi subiti da razze provenienti da altri sistemi, la comparsa dei senz’Anima, le prime guerre, la fuga della loro Gerarchia, la costruzione del mondo segreto, i sacrifici per rubare agli invasori pezzi di tecnologia, il tempo dedicato a ricreare l’armonia, le trattative con i senz’Anima e gli invasori per cercare un equilibrio comune, la guerra e, alla fine, la cacciata degli invasori, l’uccisione di tutti i senz’Anima e la rinascita.
Il loro mondo è una copia perfetta di Gaja, che si conserva da moltissimi anni grazie a una tecnologia che impedisce a qualunque essere senza Anima di avvicinarsi al loro sistema solare. Chi osò, in passato, fu distrutto, oppure catturato e ora vive, esposto come un animale, negli zoo.

Lo schermo protettivo che circonda il loro sistema solare, così racconta il Libro, continua ad allargarsi e l’obiettivo, l’obiettivo dei Cattivi, è quello di estendere lo schermo protettivo in modo che possa comprendere tutto il nostro Universo. Un Universo, a quel punto libero da tutti i senz’Anima.

Studiando la loro storia, sembra quasi di scorgere la copia speculare di ciò che succede sulla nostra Terra. Le similitudini sono talmente sconcertanti, che più di una volta mi sono sorpreso a pensare ai Cattivi come se fossero la proiezione, in un’altra dimensione, di ciò che noi siamo nella nostra. Due mondi che vivono, in momenti temporali diversi, la stessa storia. Come se il tempo, le vite dei Cattivi, non si esaurissero, ma per qualche strano motivo, utilizzando un canale che noi non conosciamo, completato il compito nella loro dimensione, ricominciassero da noi.

Se così fosse, potrebbe significare che abbiamo qualche speranza di sopravvivere a questo momento, qualche speranza, una volta superata l’era della forza, di veder nascere l’era dell’intelligenza, sperare che riesca a sopravviverci e farci tornare ciò che siamo: esseri pensanti con Anima.

Leggendo e rileggendo il Libro, sono giunto alla conclusione che, dal punto di vista scientifico e tecnologico, noi Umani siamo molto più avanzati dei Cattivi, il giorno in cui decisero di dichiarare guerra ai senz’Anima e agli invasori. Potrebbe essere un vantaggio da sfruttare. Oppure no.

Ciò che a noi manca, per intraprendere una Guerra, che prima o poi dovrà scoppiare, è la consapevolezza che non abbiamo più nulla da difendere: che non possediamo più nulla oltre a noi stessi.
L’altra sensazione, più che una sensazione, è che gli invasori abbiano fatto tesoro della precedente esperienza con i Cattivi e cambiato metodo. Le informazioni che possediamo parlano di scontri cruenti, di repressione, di una vera e propria caccia all’Umano con Anima. Fu questo atteggiamento crudele che rafforzò la convinzione dei Cattivi, la loro determinazione e rese chiara quale fosse la scelta giusta; a tutti.
Da noi è diverso.
I nostri invasori sono delicati.
Hanno elargito tecnologia e conoscenza per apparire “buoni”. Sfruttando queste leve hanno stretto un patto con la Massoneria, le grandi multinazionali e i militari, per garantirsi tutta la libertà d’azione che gli serve. Nessuno scontro frontale con gli Umani; solo un costante indebolimento del legame fra Mente, Spirito e Anima e un rafforzamento metodico, nelle posizioni di comando, dei senz’Anima o degli ibridi, che controllano.

Il patto prevede che gli invasori non disturberanno gli affari terreni di questi “signori” anzi, nei limiti del possibile, li aiuteranno e in cambio chiedono solo di poter condurre esperimenti in santa pace.

Potrebbe anche esistere una seconda opzione. Nonostante per milioni di anni abbiano tentato di conquistare Anima e l’immortalità, senza mai desistere, alcuni episodi iniziano a indicare una possibile, diversa direzione: se non riusciranno a strappare Anima, allora faranno in modo che Anima non abbia più esseri viventi con cui legarsi. Almeno sulla Terra.

La nemesi, come tutte le nemesi, è strepitosa: la Gerarchia della rinascita, offuscata dal mito di Gaja, voleva eliminare tutti i senz’Anima e cacciare gli invasori per ricreare il mondo perfetto; i nostri invasori vogliono eliminare i cinquecento milioni con Anima, Gerarchia compresa, e lasciare il caos.

Non possono permettersi un’altra sconfitta. Se gli Umani raggiungessero la vittoria, come fu per i Cattivi, l’universo si restringerebbe a vista d’occhio e, in un tempo non molto lontano, sarebbe liberato dai senz’Anima: terreni o alieni che fossero. Dovrebbero cercare altre vie e immergersi in Multiversi che non conoscono e, da cacciatori, potrebbero diventare prede.
Inaccettabile per chi ha gestito l’intero Universo per milioni, forse miliardi di anni, come se fosse il salotto di casa.

Può essere che il mio sia solo un punto di vista sbagliato, forse solo una visione paranoica del futuro, ma voi, sotto, sempre aggrappati ai vostri ideali, ve la sentite di escluderla?

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