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AUGURI!!!

TANTI AUGURI!

Per queste Feste faccio così:

1 – Libri!

Evaporata ha scritto un romanzo:
UNA FORMULA PER LA LIBERTÀ.
A me l’incipit ha messo fame…
(leggete l’incipit premendo il FREE PREVIEW in basso a destra.)


Manuel Chiacchiararelli incarna la possibilità di cambiare vita, partendo da un viaggio non solo simbolico.
WANDERING ITALIA -un viaggio per riprendersi la vita allungando la lista.
(leggete l’incipit premendo il FREE PREVIEW in basso a destra.)


Trattoforte non poteva che mettere in fumetto la sua splendida storia d’amore. Indicatissimo per le personalità romantiche (ok, anche io sono romantica).
ATTIMI PUCCIOSI.
(leggete l’incipit premendo il FREE PREVIEW in basso a destra.)


2 – Balli!

OK, SÌ, OK 🙂
FATELO! UN CENTRO COMMERCIALE QUALSIASI E OSATEEEEEE!
UN… UN… COS’È? UNA SCUOLA? UNA SCUOLA! OSATEEEEEE!

3 – Canti!

4 – Passatempo!

Direttamente da LA BORSETTA DELLE DONNE ecco splendide decorazioni da costruire, donare e usare! Per le istruzioni cliccate qui.

DECORAZIONE DELLE FOGLIE: CANDELA IN BARATTOLO (immagine presa qui)

5 – E resistenza attiva!


Buone Feste a tutte e a tutti!
Ci vediamo l’anno prossimo!


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Uno strumento indispensabile.

dell’Eracle di Euripide diretto da Emma Dante – crediti fotografici: Tommaso Le Pera (immagine da qui)

Le Feste si avvicinano.
Non posso non riproporre uno strumento fondamentale.

Buona lettura!


Giornata di preparazione alle Feste: la tragedia greca

Buongiorno. Grazie d’essere convenuti così numerosi.

– (coro) Buongiorno!

Siamo qui riuniti per affrontare uno dei più annosi problemi dello svolgersi delle festività. La comparsa della tragedia greca. Chi di voi la conosce?

– Io!

– Anch’io!

Bene bene. Chiediamo allora ai nostri due amici coraggiosi: che sembianze ha?

– Mia madre tra il primo secondo e il secondo secondo.

– Mio fratello allo scartamento dei regali.

Bene bene. Abbiamo così anche nome e cognome di questa tragedia. Ci sarà utile. Ora chiedo a chi non si è ancora pronunciato: pensavate fosse un’astrazione rappresenta da una forma teatrale? Non rispondete a me, prendete il secchio alla vostra destra e fate ciò che la nuova consapevolezza vi chiede. Avete 15 minuti per tornare puliti e profumati. (Rumor di sboccature.)

15 minuti dopo.

Ora siamo tutti allineati. In pochi hanno assistito a una rappresentazione scenica del mito: male! Avreste risparmiato i soldi dell’incontro! Purtuttavia, bene! Contribuirete alle lezioni di rap di mio figlio. Torniamo ai nostri coraggiosi. Quando la tragedia greca si presenta, provoca note reazioni a catena?

– Sì! Tutti si lamentano di sazietà, malori, sonnolenza e diventano a loro modo protagonisti!

Perfetto, da comparse a protagonisti…

– Tutti consolano mio fratello e guardano male chi quell’anno è il prescelto per l’accusa del regalo sbagliato!

Interessante sfoggio di potenza! Chiunque senta la necessità di liberarsi ancora fisicamente lo faccia. Chi di liberarsi urlando, inizi. (Rumor di corse ai bagni e ululati accompagnati da colorite parolacce.)

Eccoci di nuovo tutti insieme. Come state?

– (coro) Meglio! Bene! Così e così!

Bene bene. È il momento dell’istruzione salvifica. Prima però scrivete su un foglietto la vostra istruzione salvifica e mettetela nel bussolotto. Avete 5 minuti.

5 minuti dopo.

Ognuno peschi un foglietto dal bussolotto e lo consideri il suo Salvafeste. Chi ha un dubbio alzi la mano. Sì, perfetto, chiedi pure.

– Qui c’è scritto “trova una scusa plausibile e presentati senza regali”, ma è inaccettabile!

No, romperai l’abitudine distraendo fortemente il/la creatore/creatrice della tragedia. Qualcun altro? Dimmi pure.

– Qui c’è scritto: “non parlare, rutta”!

– Qui c’è scritto: “prima dello scatenamento dell’evento tragico prendi chi è seduto accanto a te e ballate un tango sensuale”!

– Qui c’è scritto…

Fermi, fermi ho capito. Quanto avete speso per l’incontro di oggi?

– (coro) 350 euro!

Bene bene, allora ora, salutandoci ripeterò per l’ultima volta: ROMPETE L’ABITUDINE E DISTRAETE! Grazie a tutti! Auguri! Ci vediamo a gennaio per la Giornata purga- festività!

– (coro) Grazie! Auguri! Grazie! Auguri!


Ma musalogia?

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PRONTUARIO DELLA DOMENICA 3 – 6 PAROLE.

6 PAROLE.

Domenica-domenica-domenica, siamo già qui.
Se l’idea di uscire per compere, primi freddi da neve, ordinanze comunali vi provoca un po’ di contrarietà, ecco un modo alternativo per trascorrere del tempo in seria leggerezza.

Abbiamo già giocato con le 6 parole, ma voglio proporle in diverse salse.

1° versione: le 6 parole a getto.

Sono quelle che arrivano senza un vero perché. Fotografano il qui e ora.

In 6 parole!
(Il titolo è escluso dal conteggio.)

A voi la palla!

SFERE!

Siamo sempre soli…
Qualche volta pianeti.

endorsum

DOMENICA

Pranzo familiare con parole e amore.

silvia

6 PAROLE IMMEDIATE DEL MIO MOMENTO ATTUALE?

Sto guardando lo zecchino d’oro.

Kikkakonekka

2° versione: le 6 parole nascoste.

Ok, sono parole inglesi, ma sono nascoste lo stesso! Buona caccia.

Immagine da qui

3° versione: le 6 parole cinesi.

Che dire, ci sono cascata come una pera cotta, queste parole adesso frullano prendendo tempo. Un male non è.


4° versione: le 6 parole così!

Arte nobile. Grande storia. Tanto rispetto, ma non mi può sfuggire un risvolto domestico: chi decide di sperimentare la tecnica in casa ha già vinto una battaglia, qualsiasi sia il grafema rappresentato. Scrivere a carponi 6 parole con un pennello intriso di colore è comunque un’esperienza da provare! (Accetto cesti natalizi come segno di ringraziamento.)

Buona domenica!


Le mie 6 parole sono state scritte ascoltando questa musica.

“Six Words” di ELBOW – (sei parole)

I’m falling in love with you (Mi sto innamorando di te)
I’m falling in love with you (Mi sto innamorando di te)
Six words released like birds (Sei parole rilasciate come uccelli)
Into the brightening ether (Nell’etere luminoso)
And oh to read those words returned (E oh per leggere quelle parole ricambiate)
I’m fuzzy, I’ve stumbled onto (Sono confuso, sono inciampato su)
Some heavenly escalator (Una scala mobile celeste)
And oh to read those words returned (E oh, leggere quelle parole ricambiate)
The sky’s gonna open up (Il cielo si aprirà)
And I’ll be flooded out to open water (E io sarò sommerso dall’acqua aperta)
Six lanes of homeward hearts (Sei corsie di cuori verso casa)
Glint into the evening sun (Scintillano nel sole della sera)
Weary kids in bottle green (Bambini stanchi in verde bottiglia)
Same gait as the ancient scholars (La stessa andatura degli antichi studiosi)
Only falling gives you wings like these (Solo la caduta ti dà ali come queste)
Last wink of the sinking sun means (L’ultimo ammiccamento del sole che sprofonda significa)
I get to see you later (Posso vederti più tardi)
You bring my hand to my heart (Tu porti la mia mano al mio cuore)
You fling all my plans to the wind (Butti al vento tutti i miei piani)
You wrote me a better part (Mi hai scritto una parte migliore)
Just in time to wind the clocks to the start (Giusto in tempo per caricare gli orologi alla partenza)
I’m part of everything again (Sono di nuovo parte di tutto)
Look who loves me (Guarda chi mi ama)
Look who loves me, I know (Guarda chi mi ama, lo so)
I know the view from up on top of the world (Conosco la vista dalla cima del mondo)
Now I know your songbird soul (Ora conosco la tua anima di uccello canterino)
You bring my hand to my heart (Tu porti la mia mano al mio cuore) (rip…) Traduzione con https://www.deepl.com/translator

Musalogia?

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Sportello Aiuto Muse risponde!

immagine presa da qui

Nina ha posto una questione non da poco, come visto in Nina chiama Endy: S.O.S. MUSA.
Lo Sportello Aiuto Muse si è dunque attivato (ok, con il suo tempo).

Rivediamo la lettera giunta da Nea: NuovaEcologiaArtistica.


“Carissima,

trovo che il tuo team di ricerca musalogica abbia, adesso più che mai, bisogno di una cellula specifica per aiutare le Muse in difficoltà.

Certo, già c’è un gruppo di esperti che si occupa di prestare sostegno psicologico alle sedotte e abbandonate, alle rifiutate, alle dimenticate, alle sacrificate.

Non parlo solo a nome mio, ci mancherebbe! Ma esiste un’altra categoria, un’intera razza, sconosciuta ai più. Ed è quella della Musa Negata, cui viene strappato letteralmente l’impulso poetico, la lirica più aulica, salvo appropriarsene con noncurante piglio d’ingratitudine, relegando la poverella tra quattro display luminosi, vittima innocente (e che sia innocente è fuori di dubbio!) di ingiusto autismo selettivo.

È ora di dire basta!

Agiamo ora, prima che sia troppo tardi!”

Nina&Sabine – Nina chiama Endy: S.O.S. MUSA — Nea: NuovaEcologiaArtistica

Ringraziamo Nina&Sabine per averci ricordato l’esistenza della MUSA NEGATA.

Musa Negata

Come giustamente afferma, alla Musa Negata “viene strappato letteralmente l’impulso poetico, la lirica più aulica“, infatti ella non è riconosciuta in quanto Musa.

L’esperienza non è rara, anche se ogni Musa in cuor suo tende a dimenticarsene con minore o maggior fatica, essa coincide con una forma di annullamento. L’Artista rifiuta di corrisponderci nel nostro desiderio di essergli Musa.

La prima motivata reazione è certamente un: come osa?
La seconda è: ma siamo matti?
La terza è: vediamo se…
La quarta è certamente il solito sonoro: ma vaffanculo!

Tra la prima e la quarta reazione possono trascorrere dai 20 minuti ai 20 anni, in base al carattere.

L’articolo continua qui


Nel frattempo è tornato Alessandro Gianesini! Con tanto di voce, cliccando qui!


Musalogia?

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PRONTUARIO DELLA DOMENICA 2 – LA SUBLIMAZIONE INDISPENSABILE: GLI SCACCHI.

LA SUBLIMAZIONE INDISPENSABILE:
GLI SCACCHI.

È domenica finalmente!
La settimana è andata e ha lasciato quel delizioso carico di tensioni accumulate. Ah!

No, non ve la caverete con un bel mal di testa programmato, no no, nemmeno la sofferenza riuscirà a salvarvi, no no, l’accumulo sta arrivaaaaando!

Bene, dopo questa introduzione terrorifica, affronterò il delicato tema della necessità di scarico della tensione.

Uno dei modi per scaricare la tensione senza creare danni irreparabili è la sublimazione del conflitto.

Senza perdermi in ulteriori approfondimenti in merito, ecco una possibile soluzione: la micro guerra inscenata, ovvero gli scacchi.

Giocare a scacchi fa bene, permette di distruggere l’avversario senza toccarlo e senza che possa davvero prendersela. O solo un po’, che possa prendersela solo un po’, ma in modo propositivo, se si mette a studiare tutte le chiusure più veloci e feroci per vincere a sua volta.

Giocare a scacchi di domenica è un buon modo per trascorrerla e per disinnescare altre partite.

Quali:

1) La partita con la morte.

Metafora questa di ben altra partita, cioè quella che segue.

2) La partita in casa.

Stabilito che la giornata potrebbe anche risolversi in conflitto, a tutte le Signore e a tutti i Signori ricordo che:

I Cavalli sono la cavalleria, gli Alfieri sono gli arcieri, le Torri sono l’artiglieria e la Regina è il mago.

Jacob Aagaard

Se proprio-proprio-proprio la situazione è diventata critica, propongo di sublimare ulteriormente il conflitto con un’ultima risolutiva sfida!

Immagine presa da qui

O, se proprio-proprio-proprio dalla sublim-azione si vuol passare all’azione, chissà, magari butta bene.

Buona domenica!


P.S. Nel caso dovesse servire…


Musalogia?

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Con stupore

Con stupore noto che un mio articolo sta ottenendo più visualizzazioni del solito. La cosa stupisce poiché è vecchiotto e bisogna proprio cercarlo. Ora, io non so se il merito sia dell’immagine raffigurante tante belle chiappe maschili o se sia invece il rigore scientifico ad aver colpito l’immaginazione di chi lo legge, ma mi par ovvio ch’io debba riproporlo.

Eccolo.


UN APPROCCIO SCIENTIFICO ALLA SCOPERTA DEI LUOGHI COMUNI: LO SPOGLIATOIO MASCHILE (1)

Ritualismi (immagine presa da qui)

1° parte: Individuazione dell’oggetto di studio e dei criteri d’osservazione

A – Individuazione dell’oggetto di studio.

Perché lo spogliatoio maschile come oggetto della nostra indagine conoscitiva?

La scelta è stata determinata dalla sua duplice valenza, in quanto luogo d’aggregazione e in quanto luogo dell’immaginario. Lo spogliatoio maschile è, per questi suoi aspetti, un luogo comune sotto tutti i punti di vista. È il luogo in cui si trova, transitoriamente, una comunità maschile, di età variabile, ed è il luogo intorno al quale gravitano le più colorite teorizzazioni in merito al mondo maschile.

BIndividuazione e determinazione dei criteri d’osservazione

  1. Screening sulla popolazione attiva e passiva.

“Signora, buongiorno, stiamo svolgendo una ricerca sugli spogliatoi maschili, lei sa dirci qualcosa in merito?”

“Oh, sì giovanotto, sono vecchia, ma so molte cose sugli spogliatoi maschili. Vede, il mio povero marito, che il Signore l’abbia in gloria, quando giocava a pallone, tornava a casa con dei racconti molto simpatici e mi sono fatta un’idea abbastanza precisa.”

“Interessante, ci dica, possiamo scrivere sui nostri appunti il suo nome Signora…”

“Piera, sono la Signora Piera.”

“Quindi, Signora Piera, lei sa di cosa parliamo se le chiedo di descriverci alcuni luoghi comuni sugli spogliatoi maschili.”

“Oh, sì, vede, alcuni sono veri, ma altri no.”

“Interessante e poi?”

“Poi, vede, vede quella finestrella che dà sul cortile?”

“Sì, la vedo.”

“Ecco, vede, è la finestra di una doccia di uno spogliatoio. Sa, la televisione stanca, quello che succede sotto quelle docce non stanca mai.”

  1. Individuazione degli osservatori “ideali”

La Signora Piera!

  1. Raccolta delle modalità osservative più efficaci

Quelle della Signora Piera: appostamento, registrazione, annotazione giorno, ora ed età; chiacchiere sul pianerottolo; chiacchiere in quartiere.

  1. Standardizzazione delle modalità osservative più efficaci

La Signora Piera è metodica e ci ha permesso di usare il suo schema osservativo, nonchè di riprodurlo.

  1. Individuazione delle variabili significative

A cura della Signora Piera: l’aver vinto o l’aver perso; età; livelli di conoscenza dei presenti; livelli di conflittualità all’interno del gruppo di riferimento; livelli di coesione; livelli di confidenzialità; presenza o assenza di un elemento nuovo; livelli di autostima dei singoli individui; livelli di adeguamento alle regole del gruppo; stadi dello scherzo; stadi di tolleranza allo scherzo; assenza di un elemento indispensabile al lavaggio o alla vestizione; elementi di disturbo quali squillo di un cellulare, voce del guardiano, voce di un abitante del circondario, acqua non calda, scivolata e caduta di un soggetto; spegnimento involontario o volontario della luce; tempo previsto per la permanenza ed eventuale sforamento dei tempi prefissati.

  1. Applicazioni in laboratorio

Messa in opera di una stanza di simulazione e riproduzione delle condizioni sopra descritte; simulazioni con studiosi, con volontari e con ignari. Gestione della presenza delle variabili significative. Videoregistrazioni.

  1. Applicazioni sul campo

Tenda attrezzata nel cortile della Signora Piera, in diverse ore del giorno e in diversi giorni della settimana, per la raccolta dati. Tempo di raccolta: tre mesi. Interviste nel circondario.

  1. Verifica dei risultati ottenuti

Controllo del livello di falsificabilità dei dati in campo e di quelli in laboratorio. Paragoni con i dati ottenuti in laboratorio. Datazione e certificazione del materiale raccolto. Catalogazione e archiviazione del materiale come “materiale di riferimento”.

  1. Comparazione con i risultati ottenuti dagli osservatori “ideali”

“Signora Piera, noi abbiamo fatto così, così e così, abbiamo raccolto queste cose qui, lei che ne pensa?”

“Un po’ riduttivo.”

“Grazie Signora Piera, la inviteremo al prossimo convegno.”

  1. Convegno per la divulgazione dei dati raccolti

Occasione ludico-scientifica di incontro con altri studiosi, di comparazione, discussione e di gradevoli merende a buffet.

continua…

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Nina chiama Endy: S.O.S. MUSA — Nea: NuovaEcologiaArtistica

“Carissima,

trovo che il tuo team di ricerca musalogica abbia, adesso più che mai, bisogno di una cellula specifica per aiutare le Muse in difficoltà.

Certo, già c’è un gruppo di esperti che si occupa di prestare sostegno psicologico alle sedotte e abbandonate, alle rifiutate, alle dimenticate, alle sacrificate.

Non parlo solo a nome mio, ci mancherebbe! Ma esiste un’altra categoria, un’intera razza, sconosciuta ai più. Ed è quella della Musa Negata, cui viene strappato letteralmente l’impulso poetico, la lirica più aulica, salvo appropriarsene con noncurante piglio d’ingratitudine, relegando la poverella tra quattro display luminosi, vittima innocente (e che sia innocente è fuori di dubbio!) di ingiusto autismo selettivo.

È ora di dire basta!

Agiamo ora, prima che sia troppo tardi!

Nina&Sabine”

, […]

Nina chiama Endy: S.O.S. MUSA — Nea: NuovaEcologiaArtistica

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Come farmi fare soldi? + i vostri consigli!

immagine presa da qui

Accidenti, qui non si scherza, il quesito è nodale, cioè, è il nodo di tante questioni.

La domanda è semplice, diretta e non lascia spazio a fraintendimenti. In una società basata sulla movimentazione dei soldi, non si può certo proporre il baratto (anche se…).
Del vil denaro c’è bisogno per ossigenare il vivere.

La domanda è quindi vera, pulsante e necessita di risposta.


Analisi della domanda.

“Come farmi fare soldi?”

Come: è la richiesta di un modo per.

Farmi fare: è un’azione riflessiva, diretta cioè alla persona che chiede; lascia il dubbio se debba essere aiutato in questa azione o meno.

Soldi: è l’oggetto desiderato.

Dunque, abbiamo qualcuno che chiede come aumentare le proprie finanze (grazie all’aiuto attivo di qualcun altro?).


Risposta circostanziata.

La risposta potrebbe essere : e ‘sti cazzi!

Ma spieghiamo il perché: poiché la domanda implicita è, “dai, tu che ne sai, mi fai far soldi?”, la risposta immediata è la risposta implicita “se lo sapessi non credi che a quest’ora sarei in un attico con vista mare?”

(Arrivederci e grazie!)

Questa però è una risposta circostanziata e necessita di qualche elemento in più.

Il nodo della domanda, al di là del farmi fare (che implica un mio suggerimento in merito alla produzione), è il COME.

Come faccio, o, come fai a farmi fare? Adesso ci penso.

Come-come? Ci sto pensando.

Ecco, considerando che i modi per far soldi sono:

  1. costruirli fisicamente (modalità Zecca);
  2. vendere un prodotto in cambio di una somma (modalità Mercato);
  3. trovarli in cassoni sotterrati (modalità Caccia al Tesoro);
  4. raccontare balle (modalità Truffa);
  5. vincerli (modalità Bottadifortuna o Estremabravura);
  6. appropriazione di quelli altrui (modalità );

Mi occuperò dell’opzione N° 6!

Come-come-come? Ma con la fantastica tecnica innovativa, sì, eccola di seguito. Prendete appunti.


LA TECNICA INNOVATIVA DELL’AUTOCANDIDATURA

Non è complicato come sembra, seguite attentamente le istruzioni.

1) Apri un sito web.

2) Riempilo di fantastici contenuti personali.

3) Lavora per la sua diffusione.

4) Offriti in adozione!

Guarda qui! https://adottamiora.wordpress.com/


Come funziona la tecnica innovativa dell’AUTOCANDIDATURA?

AUTOCÀNDIDATI AFFINCHÉ SI AUTOCÀNDIDINO! è lo slogan che meglio spiega la natura dell’operazione, ma vediamola da vicino.

È subito detto. Se hai visualizzato il sito sopra indicato, e se l’hai esplorato, avrai capito di cosa si tratti.

Questo comodo sito rimanderà al tuo sito personale mostrando un fantastico mondo personale e rendendoti interessante.

Infatti…

1° obiettivo raggiunto: la tua autocandidatura adottiva sarà semplice e chiara.

2° obiettivo raggiunto: il tuo meraviglioso mondo personale (il sito amorevolmente riempito nel tempo di contenuti) sarà lì a provare la bellezza e la bontà che ti contraddistinguono.

3° obiettivo raggiunto: potrai far selezione tra i/le candidati/e e scegliere.

4° obiettivo raggiunto: il sito che hai visionato è pronto per essere tuo, non dovrai compiere alcuna fatica accessoria, con pochi soldi potrai averlo in uso esclusivo!


Postille.

GLI ERRORI DA NON COMMETTERE: non trattare chi ti contatterà da acquirente! Si passerà altrimenti alla modalità Mercato, che prevede tutta una serie di implicazioni e di possibili equivoci!

È BUONA CREANZA: pagare il sito in anticipo.

COSTI: concordabili.

BENEFICI: incommensurabili.

Alla prossima!


I vostri suggerimenti!

Evaporata – Ho un forno mio da vendere con il suo mobile da incasso.
E anche un divano sempre nuovo in pelle.
Per maggiori informazioni scrivete in privato.

Kikkakonekka – “Come farmi fare soldi?”
Albergo, o almeno 4 case, su Viale dei Giardini e su Parco della Vittoria.
I soldi arriveranno a grappoli, prima o poi.

The scent of a dry flower, Paola Pioletti – Si il baratto, io lo amerei

Tony PastelComprate banconote: dato che i soldi spesso sono usati pretendete di pagarli a metà prezzo.

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LE DOMANDE ESPLICITE -4

Immagine da qui

Eccoci alla 4° puntata della rubrica! (E chi l’avrebbe mai detto.)

NOVITÀ!

Da oggi faranno la loro comparse le DOMANDE IMPLICITE
(suggerite da ilnoir)

Compariranno un po’ come parrà a loro:
nei commenti, nelle considerazioni, nella trattazione.
Non importa chi le formalizzerà, loro ci saranno!

La domanda di oggi è di Giuseppe La Mura.
(Lascio in sospensione la domanda di Alessandro Gianesini, per quando ricomparirà sugli schermi, quindi anche la conseguente domanda di BD, poiché richiede un’interlocuzione con Alessandro.)

È un’impresa rispondere, lo riconosco, ma non intendo nascondermi dietro a un dito e dirò la mia, con la consueta verve!

La domanda è questa:

Come farmi fare soldi?

Se anche tu vuoi incrementare sensibilmente le tue risorse economiche clicca QUI

Buon divertimento!


COME FUNZIONA?

Come funziona la rubrica? A fronte di domande esplicite darò risposte esaurienti. Cosa sono le domande esplicite? Le domande esplicite sono quelle che non tergiversano e vanno dritte al punto. Il punto in genere è caldo, scottante e per questo la pagina dedicata sarà accessibile tramite una password. Non risponderò alle domande esplicite rivolte alla mia persona. (Troppo facile? Sì!)


Le vostre domande:

Sabine Stuart De Chevalier

Come posso fare se un uomo con un gattino tatuato sull’ombelico m’invita una prestazione orale? (Risposto!)

Adriano

È giusto chiedere al proprio/alla propria partner quali sarebbero le sue fantasie sessuali più audaci? (Risposto!)

(Alessandro Gianesini

Ok, mi hai convinto: qual è il segreto per uno spiedo perfetto? 😮

BD

Ma Ale che intende per spiedo?)

Giuseppe La Mura

farmi fare soldi. (Risposto!)

Dueppi & un Punto

Domanda: ma se uno adora gli scheletri, ha dei problemi mentali seri? Grazie.

andream2016

Come girare un film porno con le amiche e gli amici? Sembra facile, ma tra il dire ed il fare sesso davanti ad una telecamera ce ne corre.

ilnoir

Tra le domande che mi vengono in mente c’è: ma se ti indico una gelateria, voglio un gelato? Voglio comprare un nuovo negozio di gelati? Mio zio è nel ramo dei gelati?

alemacotti

La mia…Come si fa ad essere sul pezzo se perdi pezzi in giro?

Domanda: come faccio a fare 100 cose contemporaneamente con due mani e un solo cervello??? Perché sembra facile ma non lo è.

Bharath Upendra

I wanted to ask something too but I have no idea what. So I’ll just drop a nonsensical comment and expect you to somehow make sense of it. Makes sense??
(Anch’io volevo chiedere qualcosa ma non ho idea di cosa. Quindi lascerò cadere un commento senza senso e mi aspetto che tu in qualche modo ne dia un senso. Ha senso?)

ilnoir

Mi sembra evidente, quindi è evidente?


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Aggiornamento di “È domenica: che 3 palle…”! (Prontuario della domenica.)

Manca un’idea sulla domenica?

Mi rendo conto che vista così l’attività è improponibile, allora ecco la soluzione!

(Mi è piaciuto il ciuffo, inutile dirlo!)

La teoria

La pratica


MUSALOGIA?

IL NUOVO ARTICOLO: Musi: una testimonianza!

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LE DOMANDE ESPLICITE -3

Immagine da qui

Eccoci alla TERZA puntata della nuova rubrica LE DOMANDE ESPLICITE.

Come funziona la rubrica? A fronte di domande esplicite darò risposte esaurienti. Le domande esplicite sono quelle che non tergiversano e vanno dritte al punto. Il punto in genere è caldo, scottante e per questo la pagina dedicata sarà accessibile tramite una password.

Non risponderò alle domande esplicite rivolte alla mia persona. (Troppo facile? Sì!)

NOVITÀ!

Da oggi faranno la loro comparse le DOMANDE IMPLICITE
(suggerite da ilnoir)

Compariranno un po’ come parrà a loro:
nei commenti, nelle considerazioni, nella trattazione.
Non importa chi le formalizzerà, loro ci saranno, anzi, già ne vedo un paio far capolino nell’articolo in risposta…

La domanda di oggi è di Adriano.
È un’ottima piccantina, come è giusto che sia.

La domanda è questa:

È giusto chiedere al proprio/alla propria partner quali sarebbero le sue fantasie sessuali più audaci?

Fatta la domanda, quale sarà la mia risposta esauriente?

Clicca QUI e digita la parola FANTASIE, maiuscola.

Buon divertimento!

PS: per chi non riuscisse ad accedere alla pagina, consiglio di copiare e incollare questo: FANTASIE

Le vostre domande:

Sabine Stuart De Chevalier

Come posso fare se un uomo con un gattino tatuato sull’ombelico m’invita una prestazione orale? (Risposto!)

Adriano

È giusto chiedere al proprio/alla propria partner quali sarebbero le sue fantasie sessuali più audaci? (Risposto!)

Alessandro Gianesini

Ok, mi hai convinto: qual è il segreto per uno spiedo perfetto? 😮

BD

Ma Ale che intende per spiedo?

Giuseppe La Mura

farmi fare soldi.

Dueppi & un Punto

DomandA: ma se uno adora gli scheletri, ha dei problemi mentali seri. Grazie.

andream2016

Come girare un film porno con le amiche e gli amici?Sembra facile, ma tra il dire ed il fare sesso davanti ad una telecamera ce ne corre.

ilnoir

Tra le domande che mi vengono in mente c’è: ma se ti indico una gelateria, voglio un gelato? Voglio comprare un nuovo negozio di gelati? Mio zio è nel ramo dei gelati?

alemacotti

La mia…Come si fa ad essere sul pezzo se perdi pezzi in giro?


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Protetto: È giusto chiedere al proprio/alla propria partner quali sarebbero le sue fantasie sessuali più audaci?

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Il nuovo spazio!

Musa! (immagine endorsum)

Eccoci al 3° evento: inauguro oggi il nuovo spazio!

Vi ricordate cosa scrissi in un’antica Intervista senza veli 2?

Intervistatore: «Non è l’unica iniziativa che alimenta le interazioni con chi la segue. 8 sfumature di musa sta diventando una rubrica fissa. Sono curioso: c’è qualcosa di riferibile a Lei?»

endorsum: «8 sfumature di musa è un’esplorazione, in chiave ironica, di alcune dinamiche di reciproca seduzione tra frequentatori della rete. Si nutre di continui spunti offerti dalla realtà (non per forza la mia), ma la travalica, trasformandola nell’oggetto di studio di una nuova disciplina scientifica: la musalogia

Intervistatore: «E perché non musologia

endorsum: «Musologia è un vocabolo molto usato, presto diventerà un sinonimo di museologia, data la frequenza dell’errore; musalogia prende atto del fatto che le muse siano molte più dei musi, poiché gli artisti sono, all’oggi, molti più delle artiste. In una situazione di parità si potrà pensare a una nuova definizione. Ultima considerazione pretestuosa: nella mitologia classica musi non ce ne sono (male!).»

da Intervista senza veli 2

L’idea è germogliata!

Il nuovo blog si muoverà in modo autonomo.
Di là l’argomento prenderà tutto il respiro che le serve e, se vorrà, crescerà fino ai frutti.

Buon divertimento!

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LE DOMANDE ESPLICITE -2

Immagine da qui

Eccoci alla seconda puntata della nuova rubrica LE DOMANDE ESPLICITE.

Come funziona la rubrica? A fronte di domande esplicite darò risposte esaurienti. Le domande esplicite sono quelle che non tergiversano e vanno dritte al punto. Il punto in genere è caldo, scottante e per questo la pagina dedicata sarà accessibile tramite una password.

Non risponderò alle domande esplicite rivolte alla mia persona. (Troppo facile? Sì!)


La domanda di oggi è di Sabine Stuart De Chevalier.
È un’ottima domanda, speculare a quella individuata nel precedente articolo Come posso farmi fare un pompino da una donna?
(Essendo l’articolo protetto, per entrare bisogna digitare in maiuscolo FARMIFARE; se non funziona, copiate e incollate la scritta da qui.).

La domanda di Sabine è questa:

Come posso fare se un uomo con un gattino tatuato sull’ombelico m’invita a una prestazione orale?

Per conoscere la risposta cliccate il pulsante qui sotto; ciò che vi è scritto sopra è la parola da digitare in maiuscolo per accedere all’articolo.

Buon divertimento!

PS: per chi non riuscisse ad accedere alla pagina, consiglio di copiare e incollare questo: GATTINO

Le vostre domande:

Sabine Stuart De Chevalier

Come posso fare se un uomo con un gattino tatuato sull’ombelico m’invita una prestazione orale? (Risposto!)

Adriano

È giusto chiedere al proprio/alla propria partner quali sarebbero le sue fantasie sessuali più audaci?

Alessandro Gianesini

Ok, mi hai convinto: qual è il segreto per uno spiedo perfetto? 😮

BD

Ma Ale che intende per spiedo?

Giuseppe La Mura

farmi fare soldi.

Dueppi & un Punto

DomandA: ma se uno adora gli scheletri, ha dei problemi mentali seri. Grazie.

andream2016

Come girare un film porno con le amiche e gli amici?Sembra facile, ma tra il dire ed il fare sesso davanti ad una telecamera ce ne corre.

ilnoir

Tra le domande che mi vengono in mente c’è: ma se ti indico una gelateria, voglio un gelato? Voglio comprare un nuovo negozio di gelati? Mio zio è nel ramo dei gelati?


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Protetto: Come posso fare se un uomo con un gattino tatuato sull’ombelico m’invita a una prestazione orale?

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LE DOMANDE ESPLICITE -1

Immagine da qui

IL PRIMO EVENTO È QUI!

È arrivata la nuova rubrica che prenderà il suo posticino nella pagina delle CONSULENZE!

Il suo nome è: LE DOMANDE ESPLICITE.

A fronte di domande esplicite darò risposte esaurienti.

Le domande esplicite sono quelle che non tergiversano e vanno dritte al punto. Il punto in genere è caldo, scottante e per questo la pagina dedicata sarà accessibile tramite una password.

Le domande esplicite le trovo qui e là, ma, se vorrete pormele, risponderò.

Non risponderò alle domande esplicite rivolte alla mia persona. (Troppo facile? Sì!)

Qui sotto c’è il pulsante per accedere all’articolo e ciò che c’è scritto sopra il pulsante è la parola da inserire nella pagina protetta (la parola è da digitare IN MAIUSCOLO).

Buon divertimento!

PS: per chi non riuscisse ad accedere alla pagina, consiglio di copiare e incollare questo: FARMIFARE

Le vostre domande:

SabineStuartDeChevalier

Come posso fare se un uomo con un gattino tatuato sull’ombelico m’invita una prestazione orale?

Adriano

È giusto chiedere al proprio/alla propria partner quali sarebbero le sue fantasie sessuali più audaci?

Alessandro Gianesini

Ok, mi hai convinto: qual è il segreto per uno spiedo perfetto? 😮

BD

Ma Ale che intende per spiedo?

Giuseppe La Mura

farmi fare soldi ?

3000 mondi in un istante

DomandA: ma se uno adora gli scheletri, ha dei problemi mentali seri. Grazie


Aggiornato al 20/9/2021

2° EVENTO: LA CHIUSURA DI LENNY! -2 giorni

3° EVENTO: IL NUOVO SPAZIO! -13 giorni

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Protetto: Come posso farmi fare un pompino da una donna?

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EDUCAZIONE MILITANTE ALL’ACQUISTO DI UN LIBRO

BRAVE RAGAZZE! (immagine da qui)

Siamo una Società di Consulenza con un’esperienza trentennale nel settore.
I nostri referenti sono le case editrici e gli enti pubblici. Il nostro staff è costituito dai migliori esperti sul mercato e la nostra mission1 è di avvicinare il cliente al libro.

Per far sì che l’acquirente si avvicini al prodotto in questione, lavoriamo in modo specifico sulla creazione di un’affezione al prodotto attraverso l’utilizzo di tecniche moderne e all’avanguardia.
Le più efficaci nascono da ricerche nate in ambito clinico-scientifico-neurologico-psicologico-pedagogico ed esportate con successo nel marketing. Illuminante è stato lo scoprire come l’aspetto ludico sia centrale in questo processo, per cui sì, possiamo senza ombra di dubbio affermare che:

far giocare avvicina ai libri, li rende empaticamente significativi e quindi ne comporta l’acquisto.

Ma siamo qui in veste non ufficiale, o meglio, non propriamente lavorativa, o meglio, siamo qui su richiesta di un caro amico, il quale ci ha chiesto di prodigarci in alcuni consigli per spingere parenti e conoscenti verso l’atto nobile del comprare un libro (il suo).

Ognuno di noi ha una piccola velleità educativa e vorremmo vedere spesi meglio i soldi di chi ci è caro, senza alcuna pretesa di voler insegnare alcunché, ovviamente.

Non c’è nulla di meglio di qualche simpatico gioco di società, nei momenti domestici o, perché no, in occasioni anche un po’ più mondane.

Ci sentiamo di consigliarvi qualche gioco d’intrattenimento, sicuri del fatto di partecipare, con questi semplici suggerimenti,

all’importante opera di educazione all’acquisto, verso la quale tutti ci sentiamo chiamati a fare la nostra parte.


Giochi in ambito domestico

Libro prigioniero

Luogo: una stanza ampia, avvicinate i mobili alle pareti per creare uno spazio d’azione sufficiente allo svolgimento del gioco, dividete la stanza in due campi contrapposti, segnate il confine a metà stanza con del nastro adesivo colorato, ai due apici dell’intero campo descrivete due piccole aree che denominerete “prigione”.

Occorrente: nastro adesivo di carta e un libro.

Svolgimento: individuate le due squadre; inserite nei campi le due squadre; con una moneta decidete quale delle due partirà per prima; la squadra che inizia deve tirare il libro addosso a un giocatore dell’altra squadra, senza sorpassare la linea centrale, se il libro prende l’avversario e di seguito cade a terra, senza essere stato afferrato per evitare il rovinoso evento, il giocatore colpito va nella prigione dietro al campo avversario; il prigioniero ha diritto al tiro, una volta giunto in prigione; il prigioniero potrà liberarsi solo tirando a sua volta il libro addosso a un antagonista che, a sua volta, non riuscirà a prendere il libro al volo o a scansare il lancio; se il libro viene preso al volo non si è considerati colpiti e si ha diritto al tiro; se il libro cade a terra senza aver toccato alcuna parte anatomica dell’avversario, il tiro compete a chi è nel campo di arrivo del libro, le prigioni sono da considerarsi campi dei prigionieri; vince la squadra che riesce a imprigionare tutti i componenti dell’altra.

Il libro del soldato

Luogo: un ambiente qualsiasi della casa.

Occorrente: diversi libri.

Svolgimento: si identificano le due squadre; a turno i componenti delle due squadre devono porgere la schiena ai presenti e indovinare con quale libro sono stati colpiti (concordate prima di iniziare la zona da colpire); l’individuazione della casa editrice vale 1 punto, 2 punti per la collana, e via in crescendo per titolo, autore e anno; vince la squadra che totalizza il maggior punteggio.

Il castello di libri

Luogo: due stanze distinte.

Occorrente: molti libri.

Svolgimento: costituite una giuria (i vicini, un altro gruppo di amici arrivati solo per il caffè, alcuni presenti che non si vogliono esporre); create due squadre e dotatele di un numero sufficiente di libri per poter fare un castello; date un tempo massimo d’esecuzione e impedite che i due gruppi vedano l’uno il lavoro dell’altro; al termine del tempo pattuito la giuria emetterà il suo verdetto.

Staffetta

Luogo: una stanza ampia.

Occorrente: diversi libri.

Svolgimento: dividete il gruppo in due squadre e disponete le due metà squadre in due file indiane parallele su un lato corto della stanza e le altre, sempre in due file indiane parallele, sull’altro lato corto della stanza, in modo che parte di una squadra sia frontale alla propria metà squadra e le due squadre siano sistemate parallelamente tra loro; al suono di un oggetto, a vostra scelta, i primi due componenti di ciascuna squadra dovranno correre portando una pila di libri, alta almeno settanta centimetri, senza far cadere un libro, al compagno che lo aspetta dall’altra parte della stanza e passargli l’intera pila, sempre senza far cadere i libri; nel caso in cui cadano dei libri si può decidere di far fermare a raccogliere i libri caduti, e quindi perdere tempo prezioso, o di aggiungere un libro in più alla pila ricomposta; vince la squadra che per prima porta a termine la staffetta.


Giochi in ambiente allargato

Librugby

Luogo: un prato o una stanza molto ampia; delimitate il campo e dategli la foggia di un campo da rugby.

Occorrente: materiale per la delimitazione del campo e un libro robusto (se credete anche un volume dell’Enciclopedia Garzanti va bene, piccolo e compatto).

Svolgimento: individuazione delle due squadre, disposizione in campo e riproduzione delle regole del rugby. Vince chi raggiunge il miglior punteggio.


Sicuri di aver reso un servizio culturalmente utile, auguriamo a tutti un buon divertimento.

1 Usiamo segnare in grassetto le parole chiave, quelle “parole concetto” che ben evidenziano la nostra filosofia d’intervento. Le parole in inglese ci piacciono, hanno un sapore internazionale che ci dona.

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Muse! (Più una sorpresa nei commenti…)

Cosa sto preparando?

Grazie alle stupende e talentuose ragazze VIA Gra – eh, mai nome fu più programmatico – inizia una nuova fase delle 8 sfumature di musa.

Queste incantevoli Muse (dall’Ucraina con furore!) ci accompagneranno durante le prossime trattazioni, avendo prima di me affrontato alcuni temi di fondamentale importanza.

Nulla sarà più come prima!

E nel frattempo consiglio lo studio della biologia e dell’anatomia.


(Immagino non noterete l’accordo armonico delle voci, ma sappiate che anche quello è splendido.)

VIA Gra – Biology (in fondo all’articolo troverete il testo della canzone.)

Per le persone più attente…

Essere fisionomisti è una dote che qualcuno ha. Il video ha prodotto una sensazione di già visto?
Ottimo! La risposta è , la percezione è corretta: nell’ 8 sfumature di musa – breve corso di sopravvivenza per muse (7) ho avuto modo di presentarvi Vera Brežneva.
Ve la ripropongo.

Vera Brežneva – Mamochka

Testo della canzone биология/biologia

Оглянутся, пригнутся не успела / Популярность, как буря, налетела / Моё юное тело у страны захотело / Боже, как это всё мне надоело / Что не слово, то водопады мести / Что не особь, то руки не на месте / Сердце требует мести, даже лет через двести / Это время я не забуду если, если
[Предприпев]
Не забуду если, если
Не забуду если, если
Не забуду если, если, если
Живу!
[Припев]
Биология, биология, биология
Анатомия, изучи её до конца
Биология, биология, биология
Анатомия
И хотелось бы, но нельзя
[Куплет 2]
Топ модели завидуют карьере / Опасаются жёны миллионеров / Папарацци засели у меня на постели / Боже, как это всё мне надоело / Все подруги когда приходят в гости / Бутербродами давятся от злости / Сердце требует мести, даже лет через двести / Это время я не забуду если …

TRADUZIONE FINALE (di DeCa)

Guardati indietro, non abbiamo tempo per essere normali /La popolarità, come una tempesta, volò /Il mio giovane corpo voleva rimanere tranquillo/Dio, quanto siamo stanche di tutto questo /Che non è solo una parola, che prevede vendetta /E ciò che non è speciale, allora è fuori posto /Il cuore chiederà vendetta anche tra duecento anni /Questa volta non dimenticherò se, se[Pre-ritornello]Non dimenticherò se, se

Non dimenticherò se, se Non dimenticherò se, se, se

Vivo!

[Coro]Biologia, biologia, biologia Anatomia, studiala fino in fondo Biologia, biologia, biologia Anatomia

E vorrei, ma non posso[Verso 2]Le top model sono gelose delle loro carriere /Hanno paura delle mogli dei milionari /I paparazzi ci seguivano anche nel nostro letto /Dio, quanto siamo stanche di tutto questo /Tutti i miei amici quando vengono a trovarci /Sono ripieni di rabbia come panini/Il cuore chiede vendetta, anche tra duecento anni /Questa volta non dimenticherò se un…

TRADUZIONE INTERMEDIA (di zoppaz (antonio zoppetti)

Non ho tempo per guardare indietro, non ho tempo per abbassarmi / La popolarità, come una tempesta, è arrivata / Il mio giovane corpo voleva / Dio, come mi ha dato fastidio / Ogni parola, le cascate di vendetta / Ogni singola persona, le mani sono fuori posto / Il mio cuore esige vendetta, anche tra duecento anni / Non dimenticherò questa volta se, se[Pre-coro]Non dimenticherò se, se, se Non dimenticherò se, se, se Non dimenticherò se, se, se Vivrò![Coro]Biologia, biologia, biologia Anatomia, imparare tutto Biologia, biologia, biologia Anatomia

E vorrei poterlo fare, ma non posso[distico 2]Le top model sono gelose delle loro carriere # Le mogli dei milionari sono spaventate # I paparazzi sono sul mio letto # Dio, sono stufo di tutto questo # Tutte le mie ragazze quando vengono a trovarmi # Soffocano con i loro panini # Il mio cuore esige vendetta, anche tra duecento anni # Non dimenticherò mai questa volta se

(Tradotto con http://www.DeepL.com/Translator)

GRAZIE A TUTTI!

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8 sfumature di musa – Musa e Muso (3° parte)

IL VIDEO E IL TESTO DELLA CANZONE SONO PREPARATORI E INTRODUTTIVI ALL’ARGOMENTO.
(IL TESTO DELLA CANZONE È NELLA PARTE FINALE DELL’ARTICOLO.)
GlubokoNadija Dorofejeva, MONATIK

DOPO AVER:

APPROFONDIREMO:


RICAPITOLIAMO:

  1. Come detto in precedenza, la Musa, essendo Musa, è soggetta alla condizione d’inarrivabile (condizione statica) e al bisogno d’amore (condizione dinamica);
  2. per raggiungere un certo stato di benessere psicofisico, spera nel raggiungimento di un equilibrio tra le due condizioni;
  3. poiché tale equilibrio è di fatto irrealizzabile, ricorre alla gestione dinamica alla cazzo, ovvero, fa un po’ come le viene;
  4. innamorarsi di un Muso è il tipico esempio di gestione dinamica alla cazzo;
  5. essendo il Muso strutturalmente simile alla Musa, quanto detto per lei vale anche per lui.

CONTINUIAMO


MUSA E MUSO: INNAMORAR-SI.

Dalla gestione dinamica alla cazzo alla trasformazione in Artista.

Esiste un momento fatale nella vita di una Musa ed è quello che coincide con l’innamoramento per un Muso (e viceversa). Tale momento è fatale per un unico motivo: trasforma la Musa e il Muso in Artisti. Ebbene sì.
Ma vediamo come ciò sia possibile.

INNAMORAR-SI

Stanca e delusa dal proprio ruolo d’ispiratrice, la Musa sente l’esigenza di un amore vero, concreto, totalizzante, salvifico.
Chi può capire appieno i suoi stati d’animo? Chi vive la sua stessa realtà esaltante e ricca di frustrazioni tutte da esplorare? Chi può riempire i buchi emotivi che la professione alimenta rendendoli sempre meno colmabili? Solo la sua versione al maschile, lui, il pari, il Muso.

Innamorarsi del Muso (e viceversa) è innamorarsi di se stessi, all’ennesima potenza: esaltante!

LA METAFORA DELLA FRUTTA

Iniziamo con la metafora della mela.
L’ipotesi è che in amore si sia una metà di mela alla ricerca della parte mancante, identica, ma speculare. Questa favola, al pari di quella che istituisce l’esistenza del principe azzurro, riempie di aspettative chiunque, nella speranza di trovare chi permetterà di sperimentare l’Uno, l’unione ultima e appagante.
La versione di sé, dalle diverse fattezze, è in apparenza il ritrovamento di un tesoro a lungo cercato. Il problema, a incontro avvenuto, è che non può sfuggire come lui sia una mezza banana e lei una mezza pera.
Lontani dall’ideale? Ottimi per la macedonia.

LA RELAZIONE SENTIMENTALE

Luogo di infinite proiezioni, la relazione sentimentale tra i due è movimentata. Le accuse portate da una o dall’altra parte sono in genere speculari e vere per entrambe le parti. L’accanimento contro un comportamento o un difetto conduce presto alla rassegnazione e all’accettazione di un dato di fatto: esiste una spiccata similarità.
Le richieste sono vane e la competizione accesa.
Ciò implica che Musa e Muso si lascino, si ritrovino, si lascino, si ritrovino, si lascino, si ritrovino: all’infinito.

IL SODALIZIO

Eppure la Musa e il Muso godono di una qualche complementarietà, fisica indubbiamente, ma anche strettamente lavorativa (in qualità d’ispiratori) e questa, quando l’unione si realizza, è portatrice di uno scambio professionale assai proficuo.

DEL FALLIMENTO

A una lettura attenta non può sfuggire come il fallimento sia insito nella formulazione, ma tale fallimento usa forme talmente bizzarre che si potrebbe essere tentati dal non considerarlo un vero fallimento, ma l’opera d’arte di chi è sempre e solo stata il soggetto di opere d’arte: il fallimento della relazione tra Musa e Muso è un’opera a sé stante di immane bellezza.

IL SENSO ESTETICO

Al senso estetico della coppia così formata, non può sfuggire come tale fallimento rappresenti la loro vera ed esclusiva Opera d’Arte.
(Il termine fallimento a questo punto è tranquillamente archiviabile, dato il risultato.)
All’Opera d’Arte andranno quindi rivolete le energie per far sì che non scompaia, che non si dissolva e resti, nel tempo, fonte di narrazioni, ispirazioni continue e riconoscimento da parte di tutti.
(Qui gli esempi abbondano, a ciascuno rintracciare il preferito.)

STAMPELLE

Musa e Muso, quando si incontrano e si amano, sono destinati a diventare l’una la stampella dell’altro (e viceversa) fino alla vecchiaia. Considerando che Musa e Muso godono spesso di un’autonomia economica, professionale e perfino emotiva (alimentati narcisisticamente dall’opera dell’Artista), questo essere stampellari a lungo è una vera e miracolosa Opera in sé.

IN SINTESI

Per quanto l’innamoramento tra Musa e Muso sia frutto di una gestione dinamica alla cazzo delle proprie esigenze emotive, rappresenta il momento di svolta: la trasformazione in Artisti.


P.S.
Quanto scritto vale anche per amori tra Musa e Musa e tra Muso e Muso.


CONTRIBUTI ALLA DISCUSSIONE

BD
Nooooo…le stampelle nooooo…e che cazzo

Adriano
L’innamoramento tra Musa e Muso è vietato dalla Convenzione di Ginevra in quanto potenzialmente letale a causa della Sindrome dei Sentimenti Offesi (SSO) che i due potrebbero sviluppare a vicenda.

Se la giocano in base al principio che se gli opposti si attraggono, i simili si respingono.

L’importante è che i due non si salutino mai a vicenda dicendosi “Ciao cara” e “Ciao caro”. MAI!!!

Stolti coloro che fecero questo errore anche se in buona fede perché ne pagheranno le conseguenze fino al giorno del giudizio. Ma la conseguenza più importante tra i Musi/Artisti che si uniscono è proprio l’unione, sia carnale che spirituale, e tanto più essa è profonda e tanto più dovranno usare pomate per leviare i dolori dei traumi che si infliggono a vicenda.

Kogarashi
E qui si svelano le regole, con tanto di melodia al seguito che …..fischietto

ivano f
Non avrei pensato che questo viaggio finisse nel romanticismo. Perché è questo che ci vedo sotto sotto (ma non così tanto sotto dopotutto), del continuo perdersi e ritrovarsi mi rimane negli occhi solo il ritrovarsi.
O forse non ci vedo poi così bene. 😀

zoppaz (antonio zoppetti)
“Nella relazione che si instaura tra Musa e Muso, la Musa vede nel Muso (e/o viceversa) delle rappresentazioni piacevoli (o spiacevoli) di ciò che accade durante il processo artistico. È il Transfert. Oltre a gestire il transfert della Musa, il Muso (e/o viceversa) ha il compito di non lasciarsi andare al controtransfert. In questo caso, è Il Muso a proiettare le proprie esperienze sulla Musa (e/o viceversa) in maniera incosciente.” (Sigmund Freud, “Studi sull’isteria”)

eleonorabergonti
Muso e Musa insieme per la vita finché morte non li separi… a meno che uno dei due non tradisca e scatti il divorzio con tanto di alimenti super salati, 😉 .



Testo della canzone

Gluboko – di Nadija Dorofejeva e MONATIK
Vedo il pericolo ed è meraviglioso
Я вижу опасность и это прекрасно
Altrimenti sarebbe noioso.
Иначе было бы скучно.
Inizia a tormentarmi
Начинай, мучь меня
Vedo il pericolo ed è meraviglioso
Я вижу опасность и это прекрасно
Altrimenti sarebbe noioso.
Иначе было бы скучно.
Inizia a tormentarmi
Начинай, мучь меня
Sono amico della mia testa, sembra che vada tutto bene, ma
Я дружу с головой, вроде бы всё хорошо, но
Va bene, ma aspetta.
Всё хорошо, но стой.
Da qualche parte non c’è pace
Где-то покоя нет
I tram tacciono, respirali
Трамваи молчат, им дышать
È molto tardi.
Уже очень поздно.
Sì, è molto tardi.
Да, очень поздно.
Non ci conosciamo, no (assolutamente)
Мы не знакомы, нет (абсолютно)
Sì, siamo estranei, ma
Да, мы незнакомы, но
Vedo che sei pericoloso
Я же вижу – ты опасна
ed è meraviglioso
И это прекрасно
Altrimenti sarebbe noioso
Иначе было бы скучно
Inizia a tormentarmi
Начинай, мучь меня
Vedo che sei pericoloso
Я же вижу, ты опасен
E questo è inutile.
И это напрасно.
Assolutamente inutile
Абсолютно напрасно
Perché siamo profondi
Ведь мы глубоко
In profondità
Глубоко
Nel profondo dei tuoi occhi.
Глубоко в твоих глазах.
Tutto mi è così familiare
Мне всё так знакомо
Nel profondo dei tuoi occhi
Глубоко в твоих глазах
Vedo il pericolo ed è meraviglioso
Я вижу опасность, и это прекрасно
Qualunque cosa tu voglia, sarò solo per
Всё, что ты захочешь – буду только за
Nel profondo dei tuoi occhi vedo l’assenza di gravità
Глубоко в твоих глазах вижу невесомость
Nel profondo dei tuoi occhi vedo il pericolo
Глубоко в твоих глазах вижу опасность
ed è meraviglioso, altrimenti sarebbe noioso
И это прекрасно, иначе было бы скучно
Inizia a tormentarmi
Начинай, мучь меня
Nel profondo dei tuoi occhi voglio volare
Глубоко в твоих глазах хочу лететь
Probabilmente mi sentirò più calmo
Мне, наверно, станет спокойней
Diventerà più calmo
Станет спокойней
Diventerà più calmo
Станет спокойней
È così pericoloso volerti
Так опасно тебя хотеть
Ed è pericoloso restare senza di te
И без тебя остаться опасно
Orgoglioso, luminoso
Гордая, яркая
Orgoglioso, luminoso
Гордая, яркая
Vedo che sei pericoloso, ed è meraviglioso
Я же вижу – ты опасна, и это прекрасно
Altrimenti sarebbe noioso.
Иначе было бы скучно.
Inizia a torturarmi
Начинай, мучай меня
Vedo che sei pericoloso ed è inutile
Я же вижу, ты опасен, и это напрасно
Assolutamente inutile
Абсолютно напрасно
Perché posso vedere l’assenza di gravità nel profondo dei tuoi occhi
Ведь я глубоко в твоих глазах вижу невесомость
Nel profondo dei tuoi occhi
Глубоко в твоих глазах
Vedo il pericolo ed è meraviglioso
Я вижу опасность, и это прекрасно
Qualunque cosa tu voglia, sarò solo per
Всё, что ты захочешь – буду только за
Nel profondo dei tuoi occhi.
Глубоко в твоих глазах.
Tutto mi è così familiare
Мне всё так знакомо
Nel profondo dei tuoi occhi
Глубоко в твоих глаза
Vedo il pericolo ed è meraviglioso
Я вижу опасность, и это прекрасно
Altrimenti sarebbe noioso, inizia
Иначе было бы скучно, начинай
Sei pericoloso, lo è sicuramente
Ты опасна, это безусловно
Oggi sono una sirena, creo onde
Сегодня я русалка, я создаю волны
Mi ecciti
Ты волнуешь меня
Ti eccito
Я волную тебя
Sei pericoloso, lo è sicuramente
Ты опасна, это безусловно
Oggi sono una sirena, creo onde
Сегодня я русалка, я создаю волны
Mi ecciti
Ты волнуешь меня
Ti eccito
Я волную тебя
Oggi sono una sirena, creo onde
Сегодня я русалка, я создаю волны
Oggi sono una sirena, creo onde
Сегодня я русалка, я создаю волны
Così profondo
Так глубоко
Così profondo
Так глубоко
Oggi sono una sirena, creo onde
Сегодня я русалка, я создаю волны
Oggi sono una sirena, creo onde
Сегодня я русалка, я создаю волны
Così profondo
Так глубоко

Fonte: LyricFind


PER APPROFONDIRE

8 SFUMATURE DI MUSA – BREVE CORSO DI SOPRAVVIVENZA PER MUSE
(8 sfumature di musa – breve corso di sopravvivenza per muse (1))
(8 sfumature di musa – breve corso di sopravvivenza per muse (2))
(8 sfumature di musa – breve corso di sopravvivenza per muse (3))
(8 sfumature di musa – breve corso di sopravvivenza per muse (4))
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8 sfumature di musa. Corso avanzato. Metodo teorico pratico di sopravvivenza alla retorica del sacrificio (*brevetto endorsum)

8 sfumature di musa – Musa e Muso (1° parte)
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3°parte – COSTANTE ENDORSUM

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2°parte – COSTANTEMENTE

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1°parte – SEDIMENTI

Accadde tempo fa. Ieri. (Il sapore remoto è dovuto a un risveglio eccezionalmente rigenerante.)

Osservando immagini, inciampai in una costante K (che chiamerò sedutamente).

Accadde tempo fa. Ieri. (Il sapore remoto è dovuto a un risveglio eccezionalmente rigenerante.)

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Soluzione dell’enigma di 8 sfumature di musa – Musa e Muso (2° parte)

Puntata precedente


CHI SI CELA DIETRO LA COMPILAZIONE DELL’ARTICOLO?

Lo so il tarlo ha lavorato a lungo. Quasi tutti vi siete chiesti a più riprese chi è, chi è? maledicendo il mio sadico posticipare.

Lo so, questo articolo potrebbe sembrare il prenditempo in vista dell’ultima parte dedicata alla Musa e al Muso in amore (mercoledì visibile su ogni schermo).

Ma l’agognata rivelazione saprà far rileggere il testo con una consapevolezza nuova!
Grazie ADRIANO per l’eccellente lavoro e per aver dato il tuo contributo a questa importantissima impresa divulgativa.

(ivano f ha indovinato l’autore!)

Buona lettura.


Gianna Nannini – Bello e impossibile

DOPO AVER:

APPROFONDIREMO:


Si continua con la figura del Muso!


IL MUSO

Il Muso esiste.
Ha anch’esso a che fare con un mezzo a 4 ruote, pluriaccesoriato.

(Nel testo è introdotto un pezzetto scritto da un/una scrittore/scrittrice fantasma/fantasma: di chi si tratta e che parte ha la sua firma?)


Autore: ADRIANO

IL MUSO È

CRICK: attrezzo utile alla sostituzione della ruota di scorta.

Sebbene la Musa sia per antonomasia la ruota di scorta silenziosa di ogni Artista, il Muso va oltre, trovandosi un po’ al di sotto di tale condizione in quanto utile come attrezzo per montare l’estro creativo di chi trae ispirazione da esso.
Tutto qui? Certo che no. Come ogni buon attrezzo che si rispetti, anche il Muso bisogna oliarlo ogni tanto con complimenti e affini affinché dia il meglio di sé come oggetto ovunque l’Artista ne tragga un qualche tipo di godimento (per il suo estro).

SANTINO SUL PARABREZZA: figura da appendere ben in vista ma allo stesso tempo nascosta nel classico angolino in basso.

Come la classica funzione del santino sul parabrezza è quella di protezione degli occupanti dell’abitacolo di ogni autovettura degna di tale nome da incidenti e altre nefaste sorti, così il Muso offre protezione all’Artista dalle sorti non sempre benevole della propria arte e della vita stessa, pur non potendo compiere quel miracolo tanto sperato che lo porterebbe ad altri livelli, ma non più a quello di Muso.
E quindi? E quindi lì resta, sul parabrezza.

ANTENNA AUTORADIO/PARAFULMINE: antenna atta allo scarico di diverse energie.

Purtroppo può succedere che l’Artista subisca ciò che possiamo definire con il termine scientifico di “Sgamo”, ovvero che il suo estro e la sua arte non siano poi quelli da sempre dichiarati, mostrandosi per ciò che è veramente. Il Muso, in questo caso, ha una doppia funzione: quella di parafulmine per l’artista (“Ma no, ma che dici? È stato LUI a volere queste cose, non io…”) e quella di sireno che con il suo canto ammalia chi lo ascolta facendo dimenticare i problemi precedenti.
In ogni caso al povero Muso si aggiunge anche la condizione di cornuto e mazziato.
Nooo! Sì. Una volta esaurito il suo scopo, si ritrae nell’apposita fessura in caso di fine delle ostilità o di scampato pericolo.

continua…


PER APPROFONDIRE

8 SFUMATURE DI MUSA – BREVE CORSO DI SOPRAVVIVENZA PER MUSE
(8 sfumature di musa – breve corso di sopravvivenza per muse (1))
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(8 sfumature di musa – breve corso di sopravvivenza per muse (3))
(8 sfumature di musa – breve corso di sopravvivenza per muse (4))
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8 SFUMATURE DI MUSA – BIGINO

8 sfumature di musa. Corso avanzato. Metodo teorico pratico di sopravvivenza alla retorica del sacrificio (*brevetto endorsum)

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8 sfumature di musa – Musa e Muso (2° parte)

Gianna Nannini – Bello e impossibile

DOPO AVER:

APPROFONDIREMO:


Si continua con la figura del Muso!


IL MUSO

Il Muso esiste.
Ha anch’esso a che fare con un mezzo a 4 ruote, pluriaccesoriato.

(Nel testo è introdotto un pezzetto scritto da un/una scrittore/scrittrice fantasma/fantasma: di chi si tratta e che parte ha la sua firma?)

IL MUSO È

CRICK: attrezzo utile alla sostituzione della ruota di scorta.

Sebbene la Musa sia per antonomasia la ruota di scorta silenziosa di ogni Artista, il Muso va oltre, trovandosi un po’ al di sotto di tale condizione in quanto utile come attrezzo per montare l’estro creativo di chi trae ispirazione da esso.
Tutto qui? Certo che no. Come ogni buon attrezzo che si rispetti, anche il Muso bisogna oliarlo ogni tanto con complimenti e affini affinché dia il meglio di sé come oggetto ovunque l’Artista ne tragga un qualche tipo di godimento (per il suo estro).

SANTINO SUL PARABREZZA: figura da appendere ben in vista ma allo stesso tempo nascosta nel classico angolino in basso.

Come la classica funzione del santino sul parabrezza è quella di protezione degli occupanti dell’abitacolo di ogni autovettura degna di tale nome da incidenti e altre nefaste sorti, così il Muso offre protezione all’Artista dalle sorti non sempre benevole della propria arte e della vita stessa, pur non potendo compiere quel miracolo tanto sperato che lo porterebbe ad altri livelli, ma non più a quello di Muso.
E quindi? E quindi lì resta, sul parabrezza.

ANTENNA AUTORADIO/PARAFULMINE: antenna atta allo scarico di diverse energie.

Purtroppo può succedere che l’Artista subisca ciò che possiamo definire con il termine scientifico di “Sgamo”, ovvero che il suo estro e la sua arte non siano poi quelli da sempre dichiarati, mostrandosi per ciò che è veramente. Il Muso, in questo caso, ha una doppia funzione: quella di parafulmine per l’artista (“Ma no, ma che dici? È stato LUI a volere queste cose, non io…”) e quella di sireno che con il suo canto ammalia chi lo ascolta facendo dimenticare i problemi precedenti.
In ogni caso al povero Muso si aggiunge anche la condizione di cornuto e mazziato.
Nooo! Sì. Una volta esaurito il suo scopo, si ritrae nell’apposita fessura in caso di fine delle ostilità o di scampato pericolo.

continua…


PER APPROFONDIRE

8 SFUMATURE DI MUSA – BREVE CORSO DI SOPRAVVIVENZA PER MUSE (8 sfumature di musa – breve corso di sopravvivenza per muse (1)) – (8 sfumature di musa – breve corso di sopravvivenza per muse (2)) – (8 sfumature di musa – breve corso di sopravvivenza per muse (3)) – (8 )sfumature di musa – breve corso di sopravvivenza per muse (4)) – (8 sfumature di musa – breve corso di sopravvivenza per muse (5)) – (8 sfumature di musa – breve corso di sopravvivenza per muse (6)) – (8 sfumature di musa – breve corso di sopravvivenza per muse (7)) – (8 sfumature di musa – breve corso di sopravvivenza per muse (8))

8 SFUMATURE DI MUSA – BIGINO

8 sfumature di musa. Corso avanzato. Metodo teorico pratico di sopravvivenza alla retorica del sacrificio (*brevetto endorsum)

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8 sfumature di musa – Musa e Muso (1° parte)

Musa Di Nessuno · Afterhours

DOPO AVER:

APPROFONDIREMO:

  • il conflitto, nella Musa, tra condizione e bisogno;
  • la figura del Muso;
  • l’emblematico rapporto tra Musa e Muso.

Si inizia!


La Musa e la condizione d’Inarrivabile.

Come abbiamo avuto modo di approfondire fin qui, la Musa si ritrova costantemente nella condizione d’Inarrivabile.
Ciò è dovuto all’essenza stessa del suo ruolo; ogni Musa ispiratrice, per alimentare la creatività dell’artista, deve essere bellezza lontana che insuffla e gonfia l’anelito nei suoi confronti (ok, l’immagine è volutamente allusiva).
Il desiderio, unito all’impossibilità di soddisfarlo, crea il corpus ispirativo.

Morto il desiderio, si cambia Musa.
Su ciò, la consapevolezza di ogni Musa è variabile. Talvolta ne è pienamente consapevole e altre meno, anche nell’arco di una singola giornata.

Poiché la condizione d’Inarrivabile è alla base dell’esser Musa, potremmo definirla una CONDIZIONE STATICA.

La Musa e il Bisogno d’Amore.

Ciò che statico non è, è l’ondivago Bisogno d’Amore.
Non è sufficiente sentirsi anelate e adorate, prima o poi il Bisogno d’Amore fa capolino.

Ondivago perché si muove a onde: arriva e sbatte sull’arena, ma poi retrocede veloce in risacca, ciclicamente. Chiameremo il Bisogno d’Amore una CONDIZIONE DINAMICA.

La Musa e l’equilibrio.

Affinché la Musa possa vivere in un ottimale stato psicofisico, è auspicabile il raggiungimento dell’equilibrio tra la CONDIZIONE STATICA e la CONDIZIONE DINAMICA (condizione d’Inarrivabile e Bisogno d’Amore).

La cattiva notizia è che la frase appena letta è un mistificazione, ma fa sempre il suo effetto (è una balla vestita bene). L’equilibrio è una leggenda.

L’altra cattiva notizia è che non sempre la CONDIZIONE STATICA e la CONDIZIONE DINAMICA si alternano, spesso sono compresenti.

La buona notizia c’è ed è: mettiamo via l’idea di equilibrio e rispolveriamo quella di gestione dinamica alla cazzo.

La Musa e la gestione dinamica alla cazzo.

È quella che ciascuna trova. È costosa, difficile, a volte semplicissima ed è sintetizzabile con l’arte dell’arrangiarsi.
Ebbene sì, ognuna ha le proprie risorse e i propri modi per vivere la situazione e spesso non sono replicabili, ma ciò non toglie che un buon consiglio non possa servire ad altre Muse in difficoltà.
Chi ha consigli?

Innamorarsi di un Muso è un esempio di gestione dinamica alla cazzo.
Questo è l’argomento del prossimo incontro.
continua…

I VOSTRI CONSIGLI

ivano f
(L’unico contributo -scontato- che mi sento di offrire è che una balla, se ben vestita, può fare molta strada)

Alessandro Gianesini
La musa fa quasi sempre una brutta fine, sopratutto se l’artista si sente un dio greco!

alemarcotti
Trovare altro muso con un bel muso… Male non può fare…

Adriano
Un consiglio alle Muse per evitare poi di finire nel bidone dell’indifferenziata degli artisti, è quello di trasformarsi in artiste a loro volta. Se ispirano ad altri disegni, dipinti, canzoni e poesie, perché non sfruttare a loro volta la stessa cosa verso chi le ha elevate a tal rango?

eleonorabergonti
Un consiglio alle Muse in difficoltà? Riciclarli come concorrenti in qualche reality show, così tornano ad essere popolari.

romolo giacani
Così a brutto muso, ti direi che bisogna sempre cercare di fare buon muso a cattivo gioco!

Giuseppe Grifeo
L’unica via di successo e di sopravvivenza per le muse è scendere in sciopero e isolarsi in eremitaggio.
L’umanità “creante” implorerà disperata il loro ritorno. Solo così le muse domineranno in via definitiva. Tira più un neurone di musa…


PER APPROFONDIRE

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8 SFUMATURE DI MUSA – BIGINO

8 sfumature di musa. Corso avanzato. Metodo teorico pratico di sopravvivenza alla retorica del sacrificio (*brevetto endorsum)

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Muse e artisti da tastiera, ecco l’inno!

Il titolo che darei io è: DELL’IMPALPABILE

Voi?


Checco Zalone – L’immunità di gregge
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8 sfumature di musa – Musa e Muso

PROSSIMAMENTE IL PRIMO CORSO ON-LINE SUL TEMA:

MUSA E MUSO.


VIDEO E TESTO SONO PREPARATORI E INTRODUTTIVI ALL’ARGOMENTO.
GlubokoNadija Dorofejeva, MONATIK
Vedo il pericolo e va bene
Я вижу опасность и это прекрасно
Altrimenti sarebbe noioso.
Иначе было бы скучно.
Inizia a tormentarmi
Начинай, мучь меня
Vedo il pericolo e va bene
Я вижу опасность и это прекрасно
Altrimenti sarebbe noioso.
Иначе было бы скучно.
Inizia a tormentarmi
Начинай, мучь меня
Sono amico della mia testa, sembra che vada tutto bene, ma
Я дружу с головой, вроде бы всё хорошо, но
Va bene, ma aspetta.
Всё хорошо, но стой.
Da qualche parte non c’è pace
Где-то покоя нет
I tram tacciono, respirali
Трамваи молчат, им дышать
È molto tardi.
Уже очень поздно.
Sì, è molto tardi.
Да, очень поздно.
Non ci conosciamo, no (assolutamente)
Мы не знакомы, нет (абсолютно)
Sì, siamo estranei, ma
Да, мы незнакомы, но
Vedo che sei pericoloso
Я же вижу – ты опасна
E va bene
И это прекрасно
Altrimenti sarebbe noioso
Иначе было бы скучно
Inizia a tormentarmi
Начинай, мучь меня
Vedo che sei pericoloso
Я же вижу, ты опасен
E questo è inutile.
И это напрасно.
Assolutamente inutile
Абсолютно напрасно
Perché siamo profondi
Ведь мы глубоко
In profondità
Глубоко
Nel profondo dei tuoi occhi.
Глубоко в твоих глазах.
Tutto mi è così familiare
Мне всё так знакомо
Nel profondo dei tuoi occhi
Глубоко в твоих глазах
Vedo il pericolo e va bene
Я вижу опасность, и это прекрасно
Qualunque cosa tu voglia, sarò solo per
Всё, что ты захочешь – буду только за
Nel profondo dei tuoi occhi vedo l’assenza di gravità
Глубоко в твоих глазах вижу невесомость
Nel profondo dei tuoi occhi vedo il pericolo
Глубоко в твоих глазах вижу опасность
E va bene, altrimenti sarebbe noioso
И это прекрасно, иначе было бы скучно
Inizia a tormentarmi
Начинай, мучь меня
Nel profondo dei tuoi occhi voglio volare
Глубоко в твоих глазах хочу лететь
Probabilmente mi sentirò più calmo
Мне, наверно, станет спокойней
Diventerà più calmo
Станет спокойней
Diventerà più calmo
Станет спокойней
È così pericoloso volerti
Так опасно тебя хотеть
Ed è pericoloso restare senza di te
И без тебя остаться опасно
Orgoglioso, luminoso
Гордая, яркая
Orgoglioso, luminoso
Гордая, яркая
Vedo che sei pericoloso, e va bene
Я же вижу – ты опасна, и это прекрасно
Altrimenti sarebbe noioso.
Иначе было бы скучно.
Inizia a torturarmi
Начинай, мучай меня
Vedo che sei pericoloso ed è inutile
Я же вижу, ты опасен, и это напрасно
Assolutamente inutile
Абсолютно напрасно
Perché posso vedere l’assenza di gravità nel profondo dei tuoi occhi
Ведь я глубоко в твоих глазах вижу невесомость
Nel profondo dei tuoi occhi
Глубоко в твоих глазах
Vedo il pericolo e va bene
Я вижу опасность, и это прекрасно
Qualunque cosa tu voglia, sarò solo per
Всё, что ты захочешь – буду только за
Nel profondo dei tuoi occhi.
Глубоко в твоих глазах.
Tutto mi è così familiare
Мне всё так знакомо
Nel profondo dei tuoi occhi
Глубоко в твоих глаза
Vedo il pericolo e va bene
Я вижу опасность, и это прекрасно
Altrimenti sarebbe noioso, inizia
Иначе было бы скучно, начинай
Sei pericoloso, lo è sicuramente
Ты опасна, это безусловно
Oggi sono una sirena, creo onde
Сегодня я русалка, я создаю волны
Mi ecciti
Ты волнуешь меня
Ti eccito
Я волную тебя
Sei pericoloso, lo è sicuramente
Ты опасна, это безусловно
Oggi sono una sirena, creo onde
Сегодня я русалка, я создаю волны
Mi ecciti
Ты волнуешь меня
Ti eccito
Я волную тебя
Oggi sono una sirena, creo onde
Сегодня я русалка, я создаю волны
Oggi sono una sirena, creo onde
Сегодня я русалка, я создаю волны
Così profondo
Так глубоко
Così profondo
Так глубоко
Oggi sono una sirena, creo onde
Сегодня я русалка, я создаю волны
Oggi sono una sirena, creo onde
Сегодня я русалка, я создаю волны
Così profondo
Так глубоко

Fonte: LyricFind
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8 sfumature di musa. Corso avanzato. Metodo teorico pratico di sopravvivenza alla retorica del sacrificio (*brevetto endorsum)

CREDERE ALL’INCREDIBILE

Arriva un momento in cui, Muse, si cede a un corteggiamento sfiancante costituito da opere rivolte alla vostra persona. Ci si infatua dell’Artista.
Come già detto, l’evento è pericoloso e portatore di sciagure e sconforto, ma accade. È quando iniziate a pretendere che dalle parole l’Artista passi ai fatti.

I fatti, quali fatti? Dove sono? Erano qui, giuro, erano qui un secondo fa! Ma dove sono finiti?
Onde evitare di farvi trascinare in procrastinazioni ventennali, attaccheremo frontalmente la retorica del sacrificio, una delle scuse più utilizzate dall’Artista messo spalle al muro.

VITA D’ARTISTA

L’Artista ha una vita, un quotidiano, uno spazzolino da denti, un appartamento, parenti vicini e lontani, spesso ha un lavoro, impegni, una macchina, un animale domestico e, in sintesi, un tran-tran che lo tiene occupato a orari fissi o variabili. Come voi.
Traduce i suoi sogni in opere, che voi ispirate. Sogni destinati a restar tali. Poiché sono destinati a restar tali, i sogni non devono concretizzarsi ed è esattamente qui che prende piede la retorica del sacrificio.

SACRIFICARE IL SOGNO O LA REALTÀ?

Il pensiero è ardito, ma eccolo: per non sacrificare il sogno se ne sacrifica la sua realizzazione.
Ovvero, per non perdere il Sogno e per mantenerlo fresco e confortante, si sacrifica ciò che potrebbe renderlo reale. Non solo, il vero colpo di genio dell’Artista è: sacrificare la realizzazione del sogno fingendo di sacrificare il sogno stesso.

QUALCHE UTILE DISTINGUO

Inutile dire che di sacrificio si parli un po’ a sproposito. Il sacrificio vero ha a che fare con l’altro, non ci sono mezze misure. Si sacrifica la propria vita scambiandola con quella altrui: o con la morte, o con una continua e pervicace dedizione a qualcuno, fino alla propria morte interiore (che alla lunga alla lunga e alla lunga coincide con quella fisica). Anche il sacrificio per un Ideale, inteso come l’atto d’immolarsi, ha a che fare con una possibile, futuribile, auspicabile vita migliore altrui.

Di cosa si parla allora quando l’Artista ricorre alla retorica del sacrificio?
Il sacrificio invocato dall’Artista è, a tutti gli effetti, compiaciuta autocommiserazione che, in quanto tale, ha lo scopo di nobilitare ciò che è dato come immutabile.
Esempio: “sacrifico i miei sogni di gloria per dedicarmi con amore alle piccole gioie del vivere.”
Ciò che è sacrificato (e già abbiamo visto che la parola è abusata) non è il sogno di gloria, quanto la realizzazione del sogno, e ciò lo rende vivo in qualità di sogno. In questo c’è una gustosa e compiaciuta autocommiserazione descrivibile con: “oh, povero me, me tapino.”

CAS

Denominare sacrificio la compiaciuta autocommiserazione solipsistica (CAS) è depauperare il senso potente del termine.

Che fare dunque?
Diamo alla CAS un altro nome.

Che nome?
TORTELLONE.

Qual è il senso di questa operazione?
Ripristinare una gerarchia tra i significati.

Come si agisce?
Ogni volta che la CAS (Compiaciuta Autocommiserazione Solipsistica) si presenta vestita di un profumato abito nuovo, basta non chiamarla sacrificio, ma TORTELLONE.

ESEMPLIFICANDO:


1) Se l’Artista ti sta raccontando che è eroico nel rinunciare all’amore della sua vita perché non lo merita, fermati Musa, usa la parola magica e dillo: cazzo, è un tortellone! D’incanto capirai che, senza troppe seghe mentali, l’Artista rinuncia all’amore della sua vita perché non vuole un’estranea in giro per casa dalle 8 del mattino alle 24 (che sul dormire c’è sempre la politica dei letti separati ad aiutare).

2) L’Artista ti dice che rinuncia all’amore della sua vita perché sua moglie non può vivere senza di lui. A parte che sua moglie vive senza di lui ormai da 15 anni, ma fingiamo di credere che questa triste realtà non sia in essere… dillo: cazzo, è un tortellone! E scoprirai che la sua rinuncia è dovuta al mutuo trentennale, all’impossibilità di pagare alimenti e che le loro scopate extra i due coniugi riescono comunque a farsele senza che vi siano troppi drammi, fastidiosi contraccolpi emotivo/economici e coscienze lacrimanti.

L’APPELLO

non sacrifichiamo il sacrificio sull’ara candida ogni volta che ci fa comodo, lasciamolo a occuparsi di questioni più importanti e osiamo, osiamo dare il loro nome alle cose, chiamiamo la compiaciuta autocommiserazione solipsistica TORTELLONE!

L’ESTREMA SINTESI

  • L’artista si nutre di sogni, per questo non li può realizzare, verrebbe meno la materia prima della sua opera.
  • La musa però cerca di diventare realtà.
  • L’artista, anche per non essere scortese, accampa scuse.
  • Propongo alle muse, per evitare di perdersi in infiniti rinvii, di chiamare le scuse con il termine TORTELLONE, per riuscire a vedere la questione sotto una diversa lente.
  • Ciò le aiuterà a considerare le giuste fattezze di una scusa banale che si è ammantata dell’affascinante retorica del sacrificio.

*Metodo brevettato endorsum.

8 sfumature di musa – breve corso di sopravvivenza per muse

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8 sfumature di musa – BIGINO

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8 sfumature di musa – BIGINO

Armin Glatter – The reader (Ungheria, 1861-1916)
olio su tela, 70 x 50cm – immagine presa qui
IN ATTESA DEL CORSO DI AGGIORNAMENTO PER MUSE, ECCO QUI UN UTILE BIGINO A RIASSUMERE ALCUNI CONCETTI DI BASE E I 20 SUGGERIMENTI ESSENZIALI A OGNI MUSA PER NON PERIRE DI SCONFORTO.

A) L’oggetto del contendere: l’Amore.

Musa (musa)
oh mia musa…

artista a caso

Di quell’amore dichiarato, cantato, declarato, inutile dirlo, le tracce sono tutte nell’opera che la musa ispira. E lì resta. Dell’amore purissimo e profondo esiste solo un costrutto linguistico, visivo, sonoro vuoto. D’altro, vuoto. Questo è ciò che la musa deve sapere e tener sempre a mente, poiché ella è mezzo e mai fine.

B) Per una moderna enunciazione:

La musa è un veicolo per.
Un forma che attira.
Un abitacolo quando.
Un motore se.
Un’autoscuola, in ogni caso.
La voglia in movimento.
L’ispirazione.
Ma mai, dico mai, una destinazione!

endorsum

LA MUSA È

VEICOLO: la musa è un veicolo per.
Andare da qui a lì in un tempo limitato. È, per così dire, il modo più agevole e veloce per mettersi su una strada che porta a.
Dove porta? In infiniti luoghi, spesso tutti interni all’artista. Talvolta esterni come una mostra, una pubblicazione, un concerto, in ogni caso porta all’ammirazione di un pubblico più vasto.

FORMA: una forma che attira.
Ebbene sì, la musa è una forma della quale poco si indaga il contenuto. Riluce e attira, poiché lucida e riflettente. Riflette ciò che vi si proietta addosso. È uno specchio traslato.
Solo uno specchio? Sì, solo uno specchio utile alla conoscenza dell’artista stesso. Egli si conosce, ignorandovi totalmente. È un paradosso. Non importa con quanta dovizia di particolari descriva la piega del vostro sorriso, l’artista indaga unicamente le proprie capacità descrittive ed espressive e la gioia che ne deriva.

ABITACOLO: un abitacolo quando.
Quando la vita è triste e cupa, piena di solitudini e frustrazioni, ecco che la musa è il contenitore perfetto per abitare: è il sogno da alimentare e dal quale essere alimentati: un utero.
Un utero? Certamente, l’esperienzia primigenia, il luogo caldo e accogliente nel quale percepirsi esseri al sicuro. Che lo si voglia o meno, si è il dolce porto nel quale attendere il passaggio della tempesta, per poi ripartire più gagliardi e pimpanti che pria.

MOTORE: un motore se.
Se il proprio motore è spompato, con all’attivo troppi chilometri macinati e vien meno la spinta propulsiva originale, ecco che la musa rappresenta il motore ausiliario .
Cioè? Cioè l’artista ha la rara capacità di funzionare in modalità ibrida: quando il motore a benzina è a secco, parte quello elettrico, cerebrale, sinaptico, innescato dalla curiosità di provarsi su un nuovo oggetto di gioco: voi.

AUTOSCUOLA: un’autoscuola, in ogni caso.
Dire nave scuola pareva brutto e inappropriato, dato l’uso dell’immagine di un veicolo a 4 ruote, ma il concetto resta. Fatevene una ragione, in questi luoghi internettiani ameni la musa è una palestra.
Una palestra? Ovvio che sì, un luogo nel quale esercitarsi in prossimità di una sfida vera e concreta nella quale tutte le abilità messe in campo dovranno essere utilizzate al loro meglio.

VOGLIA: la voglia in movimento.
Oh, sempre sia benedetta una voglia che si sveglia dai torpori del quotidiano! Benché nascosta sotto strati e strati di arte bene o mal creata, la voglia fa capolino e certifica l’esistenza in vita dell’artista.
Una voglia sconcia? Sempre! Ma non c’è nulla di male in questo, è alla radice della vita, della conoscenza e carburante corrisposto della curiosità esistenziale.

ISPIRAZIONE: l’ispirazione.
Ovvero la scintilla creativa, quell’essere divinità creatrice che si esplica non solo nel dar seguito a una progenie, ma nel generare “oggetti” nuovi e personali, talvolta baciati dall’anelito universale.
Per merito mio? Per merito dell’interazione che l’artista ha con l’idea di te, oh musa. Di idee si parla. E di interazione con esse.

MAI LA DESTINAZIONE: mai, dico mai, la destinazione!
E qui siamo al vero nodo dolente. La musa non è destinataria di amore, ne è solo la scusa per riscoprirlo. L’artista si accalora, eccita, accende e tanto basta.
Come sarebbe a dire? Sentirsi vivo è tutto ciò che cerca, la musa è un mezzo, non la destinazione.

E L’AMORE? QUELLO CHE VIVIFICA E CURA? QUELLO CHE ACCOGLIE E PROTEGGE? QUELLO CHE CONDIVIDE E PROGETTA? QUELLO DELLA FIDUCIA E DELL’ESTREMO SACRIFICIO (TANTO OSANNATO)?

… AHAHAHAHAHAHAHAHAH!

C) Il piccolo compendio di sopravvivenza.

1) “Mi ha dedicato un racconto: bruttissimo.”
L’ABUSO DI BUONA CREANZA: sì, diciamolo, non tutto ciò che ispiriamo esce col buco e sì, diciamolo, a forza di compiacere l’artista si incorre in indicibili malori. La vostra buona creanza è un problema. Florida e bella, polposa come un frutto maturo, la buona creanza si presterà a essere fraintesa e violata, continuamente violata, in una parola: abusata. Per quanto possa costare, non siate troppo entusiaste di fronte a un’arte brutta, è diseducativo per l’artista e non lo aiuterà a raggiungere le vette dell’Arte. Lo fate per l’Arte, l’Artista e per il vostro stato psico-fisico. Dite che è brutto!

2) “Una poesia, bella era bella, ma non ho capito nulla.”
LA MANCATA COMPRENSIONE DELL’OPERA: oh, talvolta le parole, come le forme e le note, sono messe insieme con una logica molto personale. Sì, è come pensate… alla cazzo! La comprensione fugge, con il senso; sono di fatto una bella coppia e quando scappano lo fanno alla grande, lasciandovi interdette. Non abbiate timori, non siete voi a essere ignoranti e stupide e non coltivate pudori inutili, ditelo: non ho capito.

3) “Sono finita in un quadro astratto e non mi sono trovata.”
“Continua a rappresentarmi bionda: sono castana.”
MANCATA COINCIDENZA DI ATTRIBUTI FISICI E MORALI: duole, fa male, sì, non è sbagliato sentire le urla del vostro piccolo Narciso interiore, ha tutte le ragioni del mondo. Quando l’Artista esagera e vi proietta addosso un’immagine ideale troppo lontana, il dubbio è lecito e va esplicitato: hai cambiato musa?

4) “Continua a dedicarmi liriche chiamandomi con il nome della ex-moglie.”
IL NOME ERRATO: Santissimo Ragazzo, ma, ma, ma! Non si sorride davanti al nome errato, non si nicchia, non si sorvola perché solo voi sapete quanta acidità di stomaco provoca, quindi, prevenire l’ulcera è prioritario. La Musa qui non può lasciar correre. È indispensabile una strigliata con la spazzola dai denti di ferro. Pretendete di essere chiamate per nome ogni volta che vi rivolge la parola. L’alternativa è l’uso della succinta frase, terribile da sentirsi porre, “come mi chiamo io?” spruzzata a pioggia sulle conversazioni.

5) “Mi ha dedicato una canzone riciclando un vecchio testo.”
IL RICICLO: qui, Signore mie, è utile la prova. Le sensazioni non contano, è indispensabile la flagranza di reato. Certo, l’Artista avrà un bel dire che il suo linguaggio artistico è composto da quei cinque elementi lì, ma plagiare se stesso a fronte di differenti Muse è un’onta più per lui che per voi. Perciò non esitate, siate magnanime nella sottolineatura e, permettendovi anche di sbottare, affermate il vero: ma l’hai riciclato!

6) È SERIALE
L’essere polimusico di un Artista non è in assoluto un tratto disdicevole. Lo diventa quando si dichiara innamorato. Perdutamente innamorato. Poichè la condizione del perdutamente innamorato comporta un notevolissimo consumo di energie psico-fisiche, è chiaro che il moltiplicarsi in analoghe dichiarazioni ad altre Muse nasconde una forma menzognera, atta a mantenerevi in compiacenza. La responsabilità non è delle colleghe, bensì della leggerezza con la quale l’Artista dichiara il suo perduto amore. Ecco, siate il suo amore perduto e permettetevi un sonante e liberatorio ma vaffanculo!

7) “Ha iniziato a chiedermi di mandargli immagini di parti del mio corpo per aiutare l’ispirazione.”
L’IMMAGINE: che dire, va a gusti. Alla Musa può piacere essere un po’ esibizionista, sia pur protetta dall’immancabile promessa “tengo l’immagine per me, ma se vuoi la cancello all’istante”. Attente a cosa mandate però, oh Muse, potreste pentirvene amaramente ritrovando la vostra patonza a grandezza innaturale sbattuta sui muri della vostra città, o usata in promiscui giri d’affari che non vi riguardano, ma che esistono. L’immagine è tante cose: un trofeo di guerra (e va esposto come ogni buon trofeo, se no che trofeo è?), una stimolazione immaginifico-ghiandolare, un feticcio, un oggetto contro il quale scaricare ire, un simulacro, uno strumento ricattatorio; perciò pensate e valutate con attenzione, uscite per un attimo dallo stato confusional-narcisistico e riflettete sulle conseguenze.
E la fiducia?
…AHAHAHAHAHAHAHAH!
Quindi che foto mando? Il gomito!
Un ottimo consiglio, qualora le richieste fossero incessanti e fastidiose, lo fornisce Biagina Danieli (nel commento del :
“N.7 uhhhhhh….una volta, ma tempo fa, ho inviato foto di un Pisellone enorme, ha smesso di rompere”
Per spirito di servizio, segnalo un luogo in cui poter trovare qualche pezzo d’arte che ben si presta alla situazione (grazie A TE per arricchire ogni giorno il nostro triste immaginario):
cazzi fantastici e dove trovarli – prima parte
cazzi fantastici e dove trovarli – seconda parte

8) “Non vuole che risponda ad altri maschi.”
LA GELOSIA: l’artista polimusico (con più Muse) è, con ogni probabilità, anche un ottimo esternatore di gelosia. E annessi.
Il fatto di dedicare le proprie attenzioni a più Muse lo induce a credere che tutti siano poli-qualcosa e ciò lo porta a simpatiche forme di: stizza, muso, aggressività verbale, dispettucci, sputtanamento, provocazione di senso di colpa, sminuimento, bullismo, sarcasmo, offese in pubblico e in privato, stalking informatico, violazione della privacy.
Se le cose dovessero farsi pesanti, oltre a limitare le forme di accesso alle vostre pagine, è una denuncia ciò che ci vuole: Cyberstalking (sito informativo della Polizia Postale e delle Comunicazioni)

9) “Ho finito i complimenti, ne vuole sempre di nuovi o si offende.
DELL’INSAZIABILE: lo sapete in molte, si parte da un “che carino” e si arriva a “hai sconvolto la mia concezione di eurismo, costringendomi continuamente (ma continuamente continuamente) a trovare significati nuovi e, seppur non volendo, a trovare (ancora trovare e continuamente trovare) inedite suggestioni a O-G-N-I SINGOLA parola (suono, forma, quello che è…).”
Fermate subito la progressione! Non sapete dove potrà infilarvi, anche a rate mensili, se non siete in grado di dire di no! Preparetevi, i capricci non mancheranno, quindi addestratevi tramite qualche seduta con piccoli despoti figli di parenti o amici (la vostra figliolanza è sconsigliata, poiché è necessario un ambito in cui il distacco risulti fin da subito elemento salutarissimo). Appena pronte, regalatevi uno stop, un passo indietro e sì, rischiate tutto, di nuovo, su ciò che davverò sentite per l’opera: che carino!

10) “Mi ha detto un mucchio di bugie.”
BUGIE IN ENRATA: diciamolo, sono tante.
Del tutto comprensibile, sia chiaro, cosa non farebbe l’Artista per avvicinarsi all’immagine ideale che ci ha acchiappate? Di tutto. Sì. Anche qualcosa di più. Ah, umana debolezza!
La tentazione è fortissima ed è semplice mettere in atto il castello di parole e fantasie. La casistica continuamente offre le più belle e immaginifiche trasfigurazioni; sarebbe facile ingentilire il testo riportandone alcune, ma no, ognuna pensi alla propria esperienza, c’è di sicuro ottimo materiale per ridere diversi minuti. Ovvio, non c’è riso se la situazione è in corso (permane un simpatico misto di sconforto e incazzatura rivolto alternativamente a sé o all’Artista.).
Quindi, Signore, abituatevi ad applicare la TARA! Non incolpatelo ripetutamente, è inutile. Vi ha detto di essere un figo pazzesco? TARA! Di essere solo? TARA! Di amare unicamente voi? TARA! Di essere ricchissimo? TARA!
La tara è indispensabile, ma non risolve, soprattutto nel caso in cui lui vi abbia davvero sommerse di balle, così tante da rendere impossibile il denudarsi di fronte ai vostri complici occhi.
E quindi?
E quindi il rischio sostituzione di persona è dietro l’angolo. Terribile, lo so, ma Cyrano è un classico sempre attuale.
Esiste un’alternativa?
La buona notizia è che l’alternativa esiste e si chiama spoglia la cipolla. Sì, si piange e non si sa dove si va a finire a forza di togliere e pulire, ma… non eravate interessate al suo cuore?

11) “Gli ho detto un mucchio di bugie.”
BUGIE IN USCITA: diciamolo, sono tante.
Del tutto comprensibile, sia chiaro, cosa non fareste per avvicinarvi all’immagine ideale in chi avete acchiappato? Di tutto. Sì. Anche qualcosa di più. Ah, umana debolezza!
La tentazione è fortissima ed è semplice mettere in atto il castello di parole e fantasie. (Questo incipit è praticamente identico a quello del punto precedente: è vero, non ho fatto distinzioni.)
E adesso?
Adesso sono “cazzi amari” (ringraziamo, per il prestito del modo di dire, il M.R.D.F.M.R. o Movimento di Riconoscimento Dignità alle Frasi dalla Miglior Resa). Ben dice chi sostiene che la verità paghi sempre: è una bugia anche questa. La verità paga in casi eccezionali e non subito, ma a 30/60/90 giorni, come foste una fattura.
Sono sicura di essere il caso eccezionale, tutto sommato sono addirittura piacente.
Attenzione! Non sottovalutate mai la vostra peggiore antagonista: voi, nella sua testa!
Nei mesi son successe cose, vi ha attribuito vezzi, gesti, modi d’essere e di fare… ABITI! Ok, anche mugolii, abilità amatorie, frasario e di sicuro non ha visualizzato la cellulite. Per lui sarà comunque dura.
E quindi?
E quindi lo si prepara. E poi, è il caso di ricordarglielo, non aveva chiuso con il passato? Ecco, fategli includere anche il vostro passato prossimo.

IL CONSIGLIO IN PIÙ

Quando il giorno verrà, regalatevi reciprocamente l’elenco delle balle profuse. Vi hanno detto che non si fa? Che guai ad ammettere? Ok, mi contraddico, ebbene mi contraddico: la verità paga, più o meno, sempre.

12) “Ho scoperto che altre donne sono certissime che l’opera sia stata dedicata a loro.”
L’OPERA POLIVALENTE: è quell’opera ispirata che, guarda un po’, ha valore per più persone. Ora, non parliamo di una semplice immedesimazione, un sentire universale, la capacità dell’opera di parlare a molti cuori, no, qui si parla di una rete a strascico.
Cos’è una rete a strascico?
La rete a strascico è l’opera, creata da un abile Artista, composta da riferimenti a più Muse. Ciascuna coglierà il riferimento unico e univoco e considererà l’opera a sé dedicata, felice.
È indubbiamente una tecnica che implica cura e attenzione, ma il suo rapporto impegno/benefici la rende in assoluto la più economica.
Quando le Muse hanno occasione di confrontarsi sull’arte che hanno ispirato, capita che la costernazione si presenti di fronte a quell’unico prodotto comune a tutte. Non mancano esclamazioni tipo: “la rosa è il mio fiore, io sono la rosa dai petali vellutati e dal profumo intensissimo!”; “il mare è la metafora del suo sentimento da quando ha iniziato a dedicarmi opere!”; “la luna, cazzo, sono sempre stata la sua luna!”.
Ebbene sì, l’opera polivalente ha dentro tutto. Ma indaghiamola con attenzione, per riconoscerla.
CARATTERISTICHE DELL’OPERA POLIVALENTE:
1) Presenza di più immagini simboliche (che una Musa si complimenta per l’uscita dal conseueto codice amoroso, credendo d’ispirare, di tanto in tanto, un soffio di eccentrica novità!);
2) Vaghezza (l’occhio è di fuoco, dolce, luminoso, i capelli son di seta, morbidi, sul viso, tra le dita, il seno è… il capezzolo è un bocciolo turgido, i fianchi morbidi, le mani bellissime; scordatevi colorazioni, forme effettive, tutto ciò che identifica, scordatevi soprattutto il nome!);
3) Richiesta (sì, perché c’è chi ha dato e chi deve dare; chi ha dato che si replichi, chi deve dare cosa sta aspettando ancora?);
4) Collocazione a-temporale (vaghezza + metafora; l’attimo è inevitabilmente elevato e prende le sembianze di un immaterico vissuto, sia pur carnale, impossibile da piazzare qui o lì nel tempo, nello spazio, nella situazione reale.).
Che fare quando ci si accorge della polivalenza dell’opera?
Una cosa faticosissima: cercare le altre Muse e parlarsi.
Ma questo farà sparire l’Artista!
Oh, sì, capisco.
Come si fa a sapere se un’opera è genuina e dedicata solo a me?
Il metodo più sicuro? L’opera non pubblica, bensì privata. Certo, l’Artista seriale lo è anche in questo e invierà molteplici opere personalissime tutte uguali, ma che fatica! Comunque non rischierete che quella nata per voi serva smaccatamente e pubblicamente da esca per altre Muse… sempre antipatico, no?

13) “Mi corteggia in modo serrato e non so come arginare la cosa.”
LO STOP: lo so, è brutto, è la morte della Musa interiore, ma quando la cosa vi asfissia è arrivato il momento di prendere aria. Quanta aria, vedete un po’ voi.
Di vero c’è solo una cosa: se vi sentite a disagio, c’è qualcosa di sbagliato, da indagare: FATELO!

IL CONSIGLIO IN PIÙ

Le altre Muse sono risorse importanti. Non lasciatevi mettere in competizione e aiutatevi, perché il momento della sostituzione, che piaccia o meno, arriva per tutte.

14) “Da quando ho accettato la videochiamata non mi dedica più nulla.”
DELLA GRADEVOLEZZA: oh, questo è un problema, non si corrisponde all’immagine idealizzata. Non c’è soluzione. L’aver dato indicazioni precise, o meno, conta poco. Un rifiuto è sempre duro da accettare, ma va fatto. Regalatevi una coccola speciale e voltate pagina, non siete in assoluto sbagliate, semplicemente non siete giuste per l’Artista, capita anche alle migliori e il video è lì a dichiararlo, quindi, si ritorni all’antico e potente vecchio adagio: chi non vi ama non vi merita!

15) “Da quando ci siamo incontrati non mi dedica più nulla.”
DELLA SPIACEVOLEZZA: spiace, ma non è scattata la scintilla. Magari la gradevolezza c’era, ma la compatibilità a pelle non è stata invitata all’appuntamento, e ve ne siete accorte. In qualche modo ne siete anche rimaste sollevate e non avete fatto nulla, nulla, nulla, per far funzionare l’incontro. In certe occasioni si ha addirittura voglia di scappare.
Ecco, la prossima volta osate: scappate!

16) “Da quando glie l’ho data non mi dedica più nulla.”
LA SINDROME DA TROFEO: sì, bellissimo, ambito, agognato trofeo. Qual è il posto di un trofeo? Sulla mensola (a prender polvere).
TIMOR PANICO: esiste e vive in mezzo a noi.
Il panico è un animaletto poco docile che usa saltar fuori quando meno ci si aspetta e l’Artista può esserne vittima al pari degli altri. Troppo coinvolgimento duole a chi si teme in amore. Scordatevi d’essere la terapia!
INCASTRI: eh, niente, non ha gradito la vostra particolare mossa dell’aragosta. Qualche domanda potete pur porvela: che non vada bene per tutti? che non vada bene proprio con nessuno? è ora di rinnovare il parco posizioni magiche? Le domande sane non guastano, ma con cautela, siete Muse.

17) “Da quando non ho accettato di dargliela, mi dedica cose terribili.”
IL CAMPANELLO D’ALLARME: c’è un solo modo per dirlo: ARIA!!!

18) “Da quando non gliel’ho data mi dedica cose bellissime. (Camelia Nina)
L’ETERNO VIRGINEO: ecco, la situazione è assai confortevole e appagante per il piccolo e amato Ego… ma la carne?

19) “Continua a dedicarmi canzoni di Gigi D’Alessio. (Centoquarantadue)
DELL’ESTRANEITÀ: c’è qualcosa, qualcosa che non capite, non vi spiegate quella sensazione di estraneità che coglie a un tratto, il dubbio sonoro di un equivoco, il fastidio fisico, la nausea mattutina, un senso di stanchezza… siete incinte! E non è la notizia peggiore: il padre è lui! Gli amanti di Giggino hanno lo spermatozoo veloce, è ora che lo sappiate.

20) Son stanca de esser corteggiata dalli defunti vaginae!
LO SEGAIOLO STOLTO: esso appare se la Divina Musa è provvista sopratutto di mammella procace, e per levarsi dalle caviglie siffatto sfrangiator d’organi altrui, ella allontanerà dalla sottana – anco per non esser accusata di pulcredine o impudicizia – a colpi di cilicio lo molesto impestatore spacciatosi per principe dell’arte. (by Adriano)

I VOSTRI CONSIGLI

unallegropessimista Dice:
Comunque dipende per chi si fa la musa.
A pittori la devi dare. Marta Marzotto il culo di Renato Gottuso. Amanda Lear Savator Dalì
Ai poeti assolutamente non devi dargliela, continueranno a scrivere poesie. Petrarca e Laura, Dante e Beatrice.
I cantanti vi dedicheranno canzoni all’inizio e alla fine della storia. Ramazzotti Hunziker, Ligabue e Donatella Missori.
Gli scrittori al massimo un libro.
Quindi come vedi dipende per chi diventi musa. In ogni caso se vuoi essere eterna musa non devi dargliela mai.

zipgong Dice:
ritorniamo alla lectio magistralis.
Primo. Non dargliela.
Secondo. Non dargliela ma con il contorno.
Terzo. Il dolce alla fine ci vuole. Dai, dagliela.

andream2016 Dice:
Ok! Dialogo:
Musato: “oh mia musa ecco un quadro a te ispirato”
Musa: “fa schifo!”
Musato: “ma è un’ode alla tua bellezza!!”
Musa: “te lo dico io che fare, prendi la tua «ode» arrotolala e ficcatela su per il deretano! E se insisti ti denuncio per stalking!!”
Della serie « i musati sono bestie anco loro, muse, non feriteli »

D) Varie ed eventuali.


Se c’è un’indicazione che vorrei restasse è questa:
in caso di attenzioni moleste, furti (o uso improprio) di materiale personale, ricatti, non esitate a rivolgervi qui: Cyberstalking (sito informativo della Polizia Postale e delle Comunicazioni).

Bene, il breve corso termina qui.
È però in preparazione una giornata di corso avanzato, un aggiornamento vero e proprio.
Resto a disposizione per dubbi, suggerimenti e scambio di opinioni: endorsement@virgilio.it


Grazie a tutte e a tutti per l’attenzione e i preziosissimi contributi, in particolare (in rigoroso ordine di apparizione) Camelia Nina, Centoquarantadue, BD, unallegropessimista, zipgong, andream2016, Nonna Pitilla, Adriano!
Alla prossima!

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Sportello Aiuto Muse (SAM)

immagine presa da qui
È con estremo piacere che annuncio la nascita di SAM, lo Sportello Aiuto Muse!

SAM si attiva su richiesta (endorsement@virgilio.it) o si sveglia quando si accorge che c’è un motivo d’allerta.

Oggi SAM nasce ed è sveglio, poiché nell’aria c’è…

L’opera polivalente!

Ebbene sì, l’Osservatorio Permanente Muse ha individuato la presenza di alcune opere destinate a più Muse in contemporanea. Per imparare a riconoscerle, ecco un istruttivo punto del Piccolo Compendio di Sopravvivenza, tratto dal Breve Corso di Sopravvivenza per Muse. Buona lettura!

L’OPERA POLIVALENTE: è quell’opera ispirata che, guarda un po’, ha valore per più persone. Ora, non parliamo di una semplice immedesimazione, un sentire universale, la capacità dell’opera di parlare a molti cuori, no, qui si parla di una rete a strascico.

Cos’è una rete a strascico?
La rete a strascico è l’opera, creata da un abile Artista, composta da riferimenti a più Muse. Ciascuna coglierà il riferimento unico e univoco e considererà l’opera a sé dedicata, felice.
È indubbiamente una tecnica che implica cura e attenzione, ma il suo rapporto impegno/benefici la rende in assoluto la più economica.
Quando le Muse hanno occasione di confrontarsi sull’arte che hanno ispirato, capita che la costernazione si presenti di fronte a quell’unico prodotto comune a tutte. Non mancano esclamazioni tipo: “la rosa è il mio fiore, io sono la rosa dai petali vellutati e dal profumo intensissimo!”; “il mare è la metafora del suo sentimento da quando ha iniziato a dedicarmi opere!”; “la luna, cazzo, sono sempre stata la sua luna!”.
Ebbene sì, l’opera polivalente ha dentro tutto. Ma indaghiamola con attenzione, per riconoscerla.

CARATTERISTICHE DELL’OPERA POLIVALENTE:
1) Presenza di più immagini simboliche: la Musa si complimenta per l’uscita dal conseueto codice amoroso, credendo d’ispirare, di tanto in tanto, un soffio di eccentrica novità!
2) Vaghezza: l’occhio è di fuoco, dolce, luminoso, i capelli son di seta, morbidi, sul viso, tra le dita, il seno è… il capezzolo è un bocciolo turgido, i fianchi morbidi, le mani bellissime; scordatevi colorazioni, forme effettive, tutto ciò che identifica, scordatevi soprattutto il nome!
3) Richiesta: sì, perché c’è chi ha dato e chi deve dare; chi ha dato che si replichi, chi deve dare cosa sta aspettando ancora?
4) Collocazione a-temporale: vaghezza + metafora; l’attimo è inevitabilmente elevato e prende le sembianze di un immaterico vissuto, sia pur carnale, impossibile da piazzare qui o lì nel tempo, nello spazio, nella situazione reale.

Che fare quando ci si accorge della polivalenza dell’opera?
Una cosa faticosissima: cercare le altre Muse e parlarsi.

Ma questo farà sparire l’Artista!
Oh, sì, capisco.

Come si fa a sapere se un’opera è genuina e dedicata solo a me?
Il metodo più sicuro? L’opera non pubblica, bensì privata. Certo, l’Artista seriale lo è anche in questo e invierà molteplici opere personalissime tutte uguali, ma che fatica! Comunque non rischierete che quella nata per voi serva smaccatamente e pubblicamente da esca per altre Muse… sempre antipatico, no?

Max Gazzè – L’uomo più furbo
L’uomo più furbo del mondo
Conquistatore instancabile e attento
Ha avuto donne di tutti i paesi
Donne che aspettano il ritorno
L’unica donna che ha tanto amato
Gli ha voltato lo sguardo
Un incontro all’ultimo bacio
Con lei non poteva rifarlo
Negli occhi di tutte le donne del mondo
Quando le accarezza
Cerca lei
Che non vuole più l’uomo più furbo
L’uomo più furbo
L’uomo più furbo del mondo
Fuma tre pacchi di sigari al giorno
Gli bruciano gli occhi dal fumo e dal pianto
Come il pianto che non scenderà mai
Per lei con cui non può più stare
Per lei con cui non può parlare
Perché lei uccisa dal rancore
Gli ha negato per sempre l’amore
Negli occhi di tutte le donne del mondo
Quando le accarezza
Cerca lei
Negli occhi di tutte le donne del mondo
Quando le accarezza
Cerca lei…
L’uomo più furbo del mondo
Può avere tre o quattro donne al secondo
Quella sera torna a casa da solo
Scaccia gli sguardi come scaccia le zanzare
E rinuncia al suo amore di sempre
Che non potrà mai scordare
Negli occhi di tutte le donne del mondo
Quando le accarezza
Cerca lei
Che non vuole più l’uomo più furbo
L’uomo più furbo
L’uomo più furbo
L’uomo più furbo
L’uomo più furbo
L’uomo più furbo
Fonte: Musixmatch
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8 sfumature di musa – breve corso di sopravvivenza per muse (conclusioni)

ESEMPIO DI MUSO IN QUADRUPLICE COPIA
Geoff Castellucci – SIXTEEN TONS | Low Bass Singer Cover
Il video è un gentile omaggio proveniente dalla Galassia dei Musi. Grazie Ragazzi!

E) Chiusura dei lavori, ringraziamenti e saluti.

8 SFUMATURE DI MUSA.
Ma perché 8?
8 sono gli elementi dell’enunciazione, o meglio, grazie a una metafora automobilistica, una Musa è così descrivibile: veicolo, forma, abitacolo, motore, autoscuola, voglia, ispirazione, destinazione (ebbene sì, ho utilizzato la classica associazione Donna = Automobile. L’ho fatto.).
La scelta del numero e degli elementi è puramente arbitraria; andando dritta al punto direi che mi piaceva così… l’8 ha una linea così femminile!

BREVE CORSO DI SOPRAVVIVENZA PER MUSE.
Era davvero indispensabile?
No!
In più, quanto scritto non cambierà nulla nelle pratiche di ciascuna. So che ammettere l’inutilità di un corso di sopravvivenza è inusuale, ma è generalmente veritiero.
Quale utilità allora?
Dunque, direi che abbiamo riso, pensato, cazzeggiato.
Se c’è un’indicazione che vorrei restasse è questa:
in caso di attenzioni moleste, furti (o uso improprio) di materiale personale, ricatti, non esitate a rivolgervi qui: Cyberstalking (sito informativo della Polizia Postale e delle Comunicazioni).

Ma prima di piangere e abbracciarci tutte, vediamo di cosa abbiamo parlato in queste giornate:
A) L’OGGETTO DEL CONTENDERE, ovvero L’AMORE;
eh sì.
B) PER UNA MODERNA ENUNCIAZIONE;
si può forse pensare di essere citate utilizzando vecchie enunciazioni?
C) RACCOLTA DELLE TESTIMONIANZE;
detto in termini epistemologici: mi sembra il minimo!
D) IL PICCOLO COMPENDIO DI SOPRAVVIVENZA in 20 punti;
è e sarà il più bel gioiello ciondolo consultabile che abbiate mai visto (ok-ok, sto pensando al merchandising).

Bene, il breve corso termina qui.
È però in preparazione una giornata di corso avanzato, un aggiornamento vero e proprio.
Resto a disposizione per dubbi, suggerimenti e scambio di opinioni: endorsement@virgilio.it

Che dire ancora? I dolci che avete portato e che abbiamo “spazzolato” insieme in pausa caffè erano favolosi, grazie.
Grazie anche per i numeri di telefono di arigiani, massaggiatori, parrucchieri, meccanici, cuochi, sarti, guide e per la fondamentale individuazione di canneti.
Grazie a tutte e a tutti per l’attenzione e i preziosissimi contributi, in particolare (in rigoroso ordine di apparizione) Camelia Nina, Centoquarantadue, BD, unallegropessimista, zipgong, andream2016, Nonna Pitilla, Adriano!
Alla prossima!

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8 sfumature di musa – breve corso di sopravvivenza per muse (7)

Вера Брежнева – “Мамочка” (Vera Brezhneva – Mamochka)
(consiglio a ogni musa la visione per intero del video, fortemente attinente all’argomento! ok, il video è ironico…)
Vorrei ascoltarti – Siediti più vicino e dammi un buon consiglio – Da quando ha preso la mia anima? – Non lo so, ma il tuo amuleto non mi salverà – (RIT.)Mamma, mi chiedo di lui con la margherita – Mi ama – non mi ama – Mamma, è tranquillo, come un grande fiume – E io sono come una barca in quel fiume – Non si può spiegare cosa c’è in lui – Non è negli altri, ma non riesco a staccargli gli occhi di dosso – È incomprensibile per i miei amici – È diverso, lo so, lui è unico Mamma, mi chiedo di lui con la margherita Mi ama – non mi ama Mamma, è tranquillo, come un grande fiume E io sono come una barca dentro quel fiume.(rit. 3 volte).

Continuiamo.

D) Il piccolo compendio di sopravvivenza.

14) “Da quando ho accettato la videochiamata non mi dedica più nulla.”
DELLA GRADEVOLEZZA: oh, questo è un problema, non si corrisponde all’immagine idealizzata. Non c’è soluzione. L’aver dato indicazioni precise, o meno, conta poco. Un rifiuto è sempre duro da accettare, ma va fatto. Regalatevi una coccola speciale e voltate pagina, non siete in assoluto sbagliate, semplicemente non siete giuste per l’Artista, capita anche alle migliori e il video è lì a dichiararlo, quindi, si ritorni all’antico e potente vecchio adagio: chi non vi ama non vi merita!

15) “Da quando ci siamo incontrati non mi dedica più nulla.”
DELLA SPIACEVOLEZZA: spiace, ma non è scattata la scintilla. Magari la gradevolezza c’era, ma la compatibilità a pelle non è stata invitata all’appuntamento, e ve ne siete accorte. In qualche modo ne siete anche rimaste sollevate e non avete fatto nulla, nulla, nulla, per far funzionare l’incontro. In certe occasioni si ha addirittura voglia di scappare.
Ecco, la prossima volta osate: scappate!

16) “Da quando glie l’ho data non mi dedica più nulla.”
LA SINDROME DA TROFEO: sì, bellissimo, ambito, agognato trofeo. Qual è il posto di un trofeo? Sulla mensola (a prender polvere).
TIMOR PANICO: esiste e vive in mezzo a noi.
Il panico è un animaletto poco docile che usa saltar fuori quando meno ci si aspetta e l’Artista può esserne vittima al pari degli altri. Troppo coinvolgimento duole a chi si teme in amore. Scordatevi d’essere la terapia!
INCASTRI: eh, niente, non ha gradito la vostra particolare mossa dell’aragosta. Qualche domanda potete pur porvela: che non vada bene per tutti? che non vada bene proprio con nessuno? è ora di rinnovare il parco posizioni magiche? Le domande sane non guastano, ma con cautela, siete Muse.

17) “Da quando non ho accettato di dargliela, mi dedica cose terribili.”
IL CAMPANELLO D’ALLARME: c’è un solo modo per dirlo: ARIA!!!

18) “Da quando non gliel’ho data mi dedica cose bellissime. (Camelia Nina)
L’ETERNO VIRGINEO: ecco, la situazione è assai confortevole e appagante per il piccolo e amato Ego… ma la carne?

19) “Continua a dedicarmi canzoni di Gigi D’Alessio. (Centoquarantadue)
DELL’ESTRANEITÀ: c’è qualcosa, qualcosa che non capite, non vi spiegate quella sensazione di estraneità che coglie a un tratto, il dubbio sonoro di un equivoco, il fastidio fisico, la nausea mattutina, un senso di stanchezza… siete incinte! E non è la notizia peggiore: il padre è lui! Gli amanti di Giggino hanno lo spermatozoo veloce, è ora che lo sappiate.

20) Son stanca de esser corteggiata dalli defunti vaginae!
LO SEGAIOLO STOLTO: esso appare se la Divina Musa è provvista sopratutto di mammella procace, e per levarsi dalle caviglie siffatto sfrangiator d’organi altrui, ella allontanerà dalla sottana – anco per non esser accusata di pulcredine o impudicizia – a colpi di cilicio lo molesto impestatore spacciatosi per principe dell’arte. (by Adriano)

I VOSTRI CONSIGLI

unallegropessimista Dice:
Comunque dipende per chi si fa la musa.
A pittori la devi dare. Marta Marzotto il culo di Renato Gottuso. Amanda Lear Savator Dalì
Ai poeti assolutamente non devi dargliela, continueranno a scrivere poesie. Petrarca e Laura, Dante e Beatrice.
I cantanti vi dedicheranno canzoni all’inizio e alla fine della storia. Ramazzotti Hunziker, Ligabue e Donatella Missori.
Gli scrittori al massimo un libro.
Quindi come vedi dipende per chi diventi musa. In ogni caso se vuoi essere eterna musa non devi dargliela mai.

zipgong Dice:
ritorniamo alla lectio magistralis.
Primo. Non dargliela.
Secondo. Non dargliela ma con il contorno.
Terzo. Il dolce alla fine ci vuole. Dai, dagliela.

andream2016 Dice:
Ok! Dialogo:
Musato: “oh mia musa ecco un quadro a te ispirato”
Musa: “fa schifo!”
Musato: “ma è un’ode alla tua bellezza!!”
Musa: “te lo dico io che fare, prendi la tua «ode» arrotolala e ficcatela su per il deretano! E se insisti ti denuncio per stalking!!”
Della serie « i musati sono bestie anco loro, muse, non feriteli »

continua…

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Palette da matti: i musi

ECCO UN ALTRO FANTASTICO REGALONE! NON C’È NIENTE DA FARE, LE MUSE ISPIRANO AL SOL PENSIERO… ANCHE I MUSI PERÒ!

TRASLAZIONE O PARODIA? IN OGNI CASO GRAZIE NINA!


Palette da matti: i musi

Postato il di Camelia Nina

Dopo la lettura del piccolo manuale di sopravvivenza per Muse scritto egregiamente da Endy (e che potete trovare qui), ho pensato che in questi tempi di lotte per il conseguimento della parità, anche gli uomini meritano un occhio di particolare premura e considerazione.

Perché certe cose accadono a tutti. Indistintamente!

NB Questo articolo nasce come speCulare a quello di Endy, come già detto, ma gode di una sua esistenza autonoma e individuale. Per cui non so se e quando seguiranno. approfondimenti.

Buona lettura.

UOMI!
INUTILE GIRARCI ATTORNO, A QUALCUNO CAPITA, IN QUESTI LUOGHI INTERNETTIANI AMENI ANCHE A PIÙ DI QUALCUNO: SI DIVENTA “MUSI: I SPIRATI”. ADDENTRIAMOCI QUINDI NELLA MATERIA, ABBEVERIAMOCI ALLA CHIARA FONTE DELLA CONSAPEVOLEZZA E IMPARIAMO A VIVERE TALE FELICE STATO IN SERENA LEGGEREZZA.
INIZIA OGGI IL BREVE CORSO DI SOPRAVVIVENZA PER MUSI.

“Cantami o Divo
Di quel peloso Muso
L’irta barbetta che infiniti addusse lutti
ai Clitoridei. Molte (donne n.d.r.), anzi tempo all’Orco,
generose  inflataron (anglicismo) negli oboi,
O erano cani? O augelli? Orrido e infasto
lor pelo rasò (così per Giove!
l’alto consiglio anche sulla tempia), da quando
primamente disgiunse aspra contesa
Tra il Prurito, l’ Artrite e il sivo  (arcaico per sporco) a mille.

Il muso è un veicolo per.
Un forma che attira.
Un abitacolo quando.
Un motore se.
Un’autoscuola, in ogni caso.
La voglia in movimento.
L’ispirazione.
Ma mai, dico mai, una destinazione!

1) VEICOLO: il muso è un veicolo per.
Portare in giro denti e lingua, nonché saliva (saliva indica proprio che è un nesso di trasporto!) in un tempo limitato. È, per così dire, il modo più agevole e veloce per.

2) FORMA: una forma che attira.
Ebbene sì, il muso è una forma della quale poco si indaga il contenuto. Riluce e attira, poiché lucido e riflettente. Riflette ciò che vi si proietta addosso. È uno specchio traslato. Come quello del cesso che denuncia sempre un wc in bella mostra.

3) ABITACOLO: un abitacolo quando.
Quando la vita è triste e cupa, piena di solitudini e frustrazioni, ecco che il muso diventa la giusta e perfetta espressione dell’esistenza.

4) MOTORE: un motore se.
Se il proprio motore è spompato, con all’attivo troppi chilometri macinati e vien meno la spinta propulsiva originale, ecco che il muso rappresenta l’ausiliario del traffico.

5) AUTOSCUOLA: un’autoscuola, in ogni caso.
Dire navescuola  pareva brutto e inappropriato, ma il concetto quello resta.

6) VOGLIA: la voglia in movimento.
Oh, sempre sia benedetta una voglia che si sveglia dai torpori del quotidiano! 

7) ISPIRAZIONE: l’ispirazione.
Ovvero la scintilla crativa, quell’essere divinità cratrice che si esplica non solo nel dar seguito a una progenie, ma nel generare “oggetti” nuovi e personali, talvolta baciati dall’anelito universale.

8) MAI LA DESTINAZIONE: mai, dico mai, la destinazione!
E qui siamo al vero nodo dolente. Il muso non è destinatario di amore, ne è solo la scusa per riscoprirlo.
Ma per ora, copriamolo.

CORRISPONDENZE TRA LE CARATTERISTICHE SUCCITATE, I MUSI E LE ARTI CUI SOVRINTENDONO

I musi

1) Musumeci —》 geografia
2) Aculodigallina —》geometria sacrale
3) Musone —》tragedia
4) Mustang —》 arti meccaniche
5) Duro —》 lirica accorata
6) Mousse (dialettale) —》 g-astronomia
7) Musetto —》 poesia amorosa, musica neomelodica e lirica meroliana
8) Museruola —》 commedia2019 o abbreviato c-19

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Faro!

OK, È UN PO’ FORTINA, MA COME NEGARLO?
DI SEGUITO L’ILLUMINANTE POST SUL NUOVO FARO DELLA CULTURA ITALIANA!
(GRAZIE DEBBY PER IL REGALONE, MA I MIEI POST SONO TUTTI GODIBILISSIMI 😛 )


“Magari i suoi post non sono tutti godibilissimi, niente da dire, ma il leggendario fiuto mondan-letterario di Endorsum ( https://wordpress.com/read/blogs/171106590 ) si conferma quasi infallibile!!!” — Antalgica Poetica

In coda al suo ormai leggendario “Manuale di sopravvivenza per muse” le pagine letterarie dei più letti quotidiani m o n d i a l i s’accendono di riscontri e prese di posizione ….. finalmente è DIBBBBATTITO!!!!!! 😀 😀 😛 😛


Musa a chi? Storie di donne rimaste nell’ombra

di Lara Crinò

Proserpina, di Dante Gabriele Rossetti, raffigura Lizzie Seddal, compagna e musa dell’artista 

Da Lou Andreas-Salomé, che ispirò Rilke e Nietzsche, alla fidanzata di Kerouac, Alene Lee. In un’antologia intitolata ironicamente “Musa e getta”, sedici scrittrici italiane ripercorrono l’esistenza di signore “indimenticabili ma a volte dimenticate”. Per riportarle al centro della scena, come qui spiegano le curatrici del progetto.

tratto da “La Repubblica” online del 1° marzo 2021

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8 sfumature di musa – breve corso di sopravvivenza per muse (6)

Roberto Santoro – Giulia già se ne va

Continuiamo.

D) Il piccolo compendio di sopravvivenza.

12) “Ho scoperto che altre donne sono certissime che l’opera sia stata dedicata a loro.”
L’OPERA POLIVALENTE: è quell’opera ispirata che, guarda un po’, ha valore per più persone. Ora, non parliamo di una semplice immedesimazione, un sentire universale, la capacità dell’opera di parlare a molti cuori, no, qui si parla di una rete a strascico.
Cos’è una rete a strascico?
La rete a strascico è l’opera, creata da un abile Artista, composta da riferimenti a più Muse. Ciascuna coglierà il riferimento unico e univoco e considererà l’opera a sé dedicata, felice.
È indubbiamente una tecnica che implica cura e attenzione, ma il suo rapporto impegno/benefici la rende in assoluto la più economica.
Quando le Muse hanno occasione di confrontarsi sull’arte che hanno ispirato, capita che la costernazione si presenti di fronte a quell’unico prodotto comune a tutte. Non mancano esclamazioni tipo: “la rosa è il mio fiore, io sono la rosa dai petali vellutati e dal profumo intensissimo!”; “il mare è la metafora del suo sentimento da quando ha iniziato a dedicarmi opere!”; “la luna, cazzo, sono sempre stata la sua luna!”.
Ebbene sì, l’opera polivalente ha dentro tutto. Ma indaghiamola con attenzione, per riconoscerla.
CARATTERISTICHE DELL’OPERA POLIVALENTE:
1) Presenza di più immagini simboliche (che una Musa si complimenta per l’uscita dal conseueto codice amoroso, credendo d’ispirare, di tanto in tanto, un soffio di eccentrica novità!);
2) Vaghezza (l’occhio è di fuoco, dolce, luminoso, i capelli son di seta, morbidi, sul viso, tra le dita, il seno è… il capezzolo è un bocciolo turgido, i fianchi morbidi, le mani bellissime; scordatevi colorazioni, forme effettive, tutto ciò che identifica, scordatevi soprattutto il nome!);
3) Richiesta (sì, perché c’è chi ha dato e chi deve dare; chi ha dato che si replichi, chi deve dare cosa sta aspettando ancora?);
4) Collocazione a-temporale (vaghezza + metafora; l’attimo è inevitabilmente elevato e prende le sembianze di un immaterico vissuto, sia pur carnale, impossibile da piazzare qui o lì nel tempo, nello spazio, nella situazione reale.).
Che fare quando ci si accorge della polivalenza dell’opera?
Una cosa faticosissima: cercare le altre Muse e parlarsi.
Ma questo farà sparire l’Artista!
Oh, sì, capisco.
Come si fa a sapere se un’opera è genuina e dedicata solo a me?
Il metodo più sicuro? L’opera non pubblica, bensì privata. Certo, l’Artista seriale lo è anche in questo e invierà molteplici opere personalissime tutte uguali, ma che fatica! Comunque non rischierete che quella nata per voi serva smaccatamente e pubblicamente da esca per altre Muse… sempre antipatico, no?

13) “Mi corteggia in modo serrato e non so come arginare la cosa.”
LO STOP: lo so, è brutto, è la morte della Musa interiore, ma quando la cosa vi asfissia è arrivato il momento di prendere aria. Quanta aria, vedete un po’ voi.
Di vero c’è solo una cosa: se vi sentite a disagio, c’è qualcosa di sbagliato, da indagare: FATELO!

IL CONSIGLIO IN PIÙ

Le altre Muse sono risorse importanti. Non lasciatevi mettere in competizione e aiutatevi, perché il momento della sostituzione, che piaccia o meno, arriva per tutte.

continua…

le puntate precedenti

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8 sfumature di musa – breve corso di sopravvivenza per muse (5)

Rohöl – compagnie Zirkus Morsa cirque contemporain

Continuiamo.

D) Il piccolo compendio di sopravvivenza.

10) “Mi ha detto un mucchio di bugie.”
BUGIE IN ENRATA: diciamolo, sono tante.
Del tutto comprensibile, sia chiaro, cosa non farebbe l’Artista per avvicinarsi all’immagine ideale che ci ha acchiappate? Di tutto. Sì. Anche qualcosa di più. Ah, umana debolezza!
La tentazione è fortissima ed è semplice mettere in atto il castello di parole e fantasie. La casistica continuamente offre le più belle e immaginifiche trasfigurazioni; sarebbe facile ingentilire il testo riportandone alcune, ma no, ognuna pensi alla propria esperienza, c’è di sicuro ottimo materiale per ridere diversi minuti. Ovvio, non c’è riso se la situazione è in corso (permane un simpatico misto di sconforto e incazzatura rivolto alternativamente a sé o all’Artista.).
Quindi, Signore, abituatevi ad applicare la TARA! Non incolpatelo ripetutamente, è inutile. Vi ha detto di essere un figo pazzesco? TARA! Di essere solo? TARA! Di amare unicamente voi? TARA! Di essere ricchissimo? TARA!
La tara è indispensabile, ma non risolve, soprattutto nel caso in cui lui vi abbia davvero sommerse di balle, così tante da rendere impossibile il denudarsi di fronte ai vostri complici occhi.
E quindi?
E quindi il rischio sostituzione di persona è dietro l’angolo. Terribile, lo so, ma Cyrano è un classico sempre attuale.
Esiste un’alternativa?
La buona notizia è che l’alternativa esiste e si chiama spoglia la cipolla. Sì, si piange e non si sa dove si va a finire a forza di togliere e pulire, ma… non eravate interessate al suo cuore?

11) “Gli ho detto un mucchio di bugie.”
BUGIE IN USCITA: diciamolo, sono tante.
Del tutto comprensibile, sia chiaro, cosa non fareste per avvicinarvi all’immagine ideale in chi avete acchiappato? Di tutto. Sì. Anche qualcosa di più. Ah, umana debolezza!
La tentazione è fortissima ed è semplice mettere in atto il castello di parole e fantasie. (Questo incipit è praticamente identico a quello del punto precedente: è vero, non ho fatto distinzioni.)
E adesso?
Adesso sono “cazzi amari” (ringraziamo, per il prestito del modo di dire, il M.R.D.F.M.R. o Movimento di Riconoscimento Dignità alle Frasi dalla Miglior Resa). Ben dice chi sostiene che la verità paghi sempre: è una bugia anche questa. La verità paga in casi eccezionali e non subito, ma a 30/60/90 giorni, come foste una fattura.
Sono sicura di essere il caso eccezionale, tutto sommato sono addirittura piacente.
Attenzione! Non sottovalutate mai la vostra peggiore antagonista: voi, nella sua testa!
Nei mesi son successe cose, vi ha attribuito vezzi, gesti, modi d’essere e di fare… ABITI! Ok, anche mugolii, abilità amatorie, frasario e di sicuro non ha visualizzato la cellulite. Per lui sarà comunque dura.
E quindi?
E quindi lo si prepara. E poi, è il caso di ricordarglielo, non aveva chiuso con il passato? Ecco, fategli includere anche il vostro passato prossimo.

IL CONSIGLIO IN PIÙ

Quando il giorno verrà, regalatevi reciprocamente l’elenco delle balle profuse. Vi hanno detto che non si fa? Che guai ad ammettere? Ok, mi contraddico, ebbene mi contraddico: la verità paga, più o meno, sempre.

continua…

le puntate precedenti

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8 sfumature di musa – breve corso di sopravvivenza per muse (4)

MARLENE KUNTZ – Musa

Continuiamo.

prima parte del PICCOLO COMPENDIO DI SOPRAVVIVENZA PER MUSE

D) Il piccolo compendio di sopravvivenza.

7) “Ha iniziato a chiedermi di mandargli immagini di parti del mio corpo per aiutare l’ispirazione.”
L’IMMAGINE: che dire, va a gusti. Alla Musa può piacere essere un po’ esibizionista, sia pur protetta dall’immancabile promessa “tengo l’immagine per me, ma se vuoi la cancello all’istante”. Attente a cosa mandate però, oh Muse, potreste pentirvene amaramente ritrovando la vostra patonza a grandezza innaturale sbattuta sui muri della vostra città, o usata in promiscui giri d’affari che non vi riguardano, ma che esistono. L’immagine è tante cose: un trofeo di guerra (e va esposto come ogni buon trofeo, se no che trofeo è?), una stimolazione immaginifico-ghiandolare, un feticcio, un oggetto contro il quale scaricare ire, un simulacro, uno strumento ricattatorio; perciò pensate e valutate con attenzione, uscite per un attimo dallo stato confusional-narcisistico e riflettete sulle conseguenze.
E la fiducia?
…AHAHAHAHAHAHAHAH!
Quindi che foto mando? Il gomito!
Un ottimo consiglio, qualora le richieste fossero incessanti e fastidiose, lo fornisce Biagina Danieli (nel commento del :
“N.7 uhhhhhh….una volta, ma tempo fa, ho inviato foto di un Pisellone enorme, ha smesso di rompere”
Per spirito di servizio, segnalo un luogo in cui poter trovare qualche pezzo d’arte che ben si presta alla situazione (grazie Andream per arricchire ogni giorno il nostro triste immaginario):
cazzi fantastici e dove trovarli – prima parte
cazzi fantastici e dove trovarli – seconda parte

8) “Non vuole che risponda ad altri maschi.”
LA GELOSIA: l’artista polimusico (con più Muse) è, con ogni probabilità, anche un ottimo esternatore di gelosia. E annessi.
Il fatto di dedicare le proprie attenzioni a più Muse lo induce a credere che tutti siano poli-qualcosa e ciò lo porta a simpatiche forme di: stizza, muso, aggressività verbale, dispettucci, sputtanamento, provocazione di senso di colpa, sminuimento, bullismo, sarcasmo, offese in pubblico e in privato, stalking informatico, violazione della privacy.
Se le cose dovessero farsi pesanti, oltre a limitare le forme di accesso alle vostre pagine, è una denuncia ciò che ci vuole: Cyberstalking (sito informativo della Polizia Postale e delle Comunicazioni)

9) “Ho finito i complimenti, ne vuole sempre di nuovi o si offende.
DELL’INSAZIABILE: lo sapete in molte, si parte da un “che carino” e si arriva a “hai sconvolto la mia concezione di eurismo, costringendomi continuamente (ma continuamente continuamente) a trovare significati nuovi e, seppur non volendo, a trovare (ancora trovare e continuamente trovare) inedite suggestioni a O-G-N-I SINGOLA parola (suono, forma, quello che è…).”
Fermate subito la progressione! Non sapete dove potrà infilarvi, anche a rate mensili, se non siete in grado di dire di no! Preparetevi, i capicci non mancheranno, quindi addestratevi tramite qualche seduta con piccoli despoti figli di parenti o amici (la vostra figliolanza è sconsigliata, poiché è necessario un ambito in cui il distacco risulti fin da subito elemento salutarissimo). Appena pronte, regalatevi uno stop, un passo indietro e sì, rischiate tutto, di nuovo, su ciò che davverò sentite per l’opera: che carino!

continua…

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8 sfumature di musa – breve corso di sopravvivenza per muse (3)

En?gma – Musa [Prod. By Wsht]

ripartiamo da qui:

All’inizio ho gradito, ma con il tempo si sono presentati problemi pratici, esistenziali e addirittura emotivi!

Musa in un momento di sconforto

Ecco allora alcuni pratici consigli per affrontare al meglio l’evenienza.

D) Il piccolo compendio di sopravvivenza.

1) “Mi ha dedicato un racconto: bruttissimo.”
L’ABUSO DI BUONA CREANZA: sì, diciamolo, non tutto ciò che ispiriamo esce col buco e sì, diciamolo, a forza di compiacere l’artista si incorre in indicibili malori. La vostra buona creanza è un problema. Florida e bella, polposa come un frutto maturo, la buona creanza si presterà a essere fraintesa e violata, continuamente violata, in una parola: abusata. Per quanto possa costare, non siate troppo entusiaste di fronte a un’arte brutta, è diseducativo per l’artista e non lo aiuterà a raggiungere le vette dell’Arte. Lo fate per l’Arte, l’Artista e per il vostro stato psico-fisico. Dite che è brutto!

2) “Una poesia, bella era bella, ma non ho capito nulla.”
LA MANCATA COMPRENSIONE DELL’OPERA: oh, talvolta le parole, come le forme e le note, sono messe insieme con una logica molto personale. Sì, è come pensate… alla cazzo! La comprensione fugge, con il senso; sono di fatto una bella coppia e quando scappano lo fanno alla grande, lasciandovi interdette. Non abbiate timori, non siete voi a essere ignoranti e stupide e non coltivate pudori inutili, ditelo: non ho capito.

3) “Sono finita in un quadro astratto e non mi sono trovata.”
“Continua a rappresentarmi bionda: sono castana.”
MANCATA COINCIDENZA DI ATTRIBUTI FISICI E MORALI: duole, fa male, sì, non è sbagliato sentire le urla del vostro piccolo Narciso interiore, ha tutte le ragioni del mondo. Quando l’Artista esagera e vi proietta addosso un’immagine ideale troppo lontana, il dubbio è lecito e va esplicitato: hai cambiato musa?

4) “Continua a dedicarmi liriche chiamandomi con il nome della ex-moglie.”
IL NOME ERRATO: Santissimo Ragazzo, ma, ma, ma! Non si sorride davanti al nome errato, non si nicchia, non si sorvola perché solo voi sapete quanta acidità di stomaco provoca, quindi, prevenire l’ulcera è prioritario. La Musa qui non può lasciar correre. È indispensabile una strigliata con la spazzola dai denti di ferro. Pretendete di essere chiamate per nome ogni volta che vi rivolge la parola. L’alternativa è l’uso della succinta frase, terribile da sentirsi porre, “come mi chiamo io?” spruzzata a pioggia sulle conversazioni.

5) “Mi ha dedicato una canzone riciclando un vecchio testo.”
IL RICICLO: qui, Signore mie, è utile la prova. Le sensazioni non contano, è indispensabile la flagranza di reato. Certo, l’Artista avrà un bel dire che il suo linguaggio artistico è composto da quei cinque elementi lì, ma plagiare se stesso a fronte di differenti Muse è un’onta più per lui che per voi. Perciò non esitate, siate magnanime nella sottolineatura e, permettendovi anche di sbottare, affermate il vero: ma l’hai riciclato!

6) È SERIALE
L’essere polimusico di un Artista non è in assoluto un tratto disdicevole. Lo diventa quando si dichiara innamorato. Perdutamente innamorato. Poichè la condizione del perdutamente innamorato comporta un notevolissimo consumo di energie psico-fisiche, è chiaro che il moltiplicarsi in analoghe dichiarazioni ad altre Muse nasconde una forma menzognera, atta a mantenerevi in compiacenza. La responsabilità non è delle colleghe, bensì della leggerezza con la quale l’Artista dichiara il suo perduto amore. Ecco, siate il suo amore perduto e permettetevi un sonante e liberatorio ma vaffanculo!

continua…

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8 sfumature di musa – breve corso di sopravvivenza per muse (2)

Le muse si confidano (immagine da qui)
parte 1

C) Raccolta delle testimonianze.

All’inizio ho gradito, ma con il tempo ho inziato ad avere problemi pratici, esistenziali e addirittura emotivi!

Musa in un momento di sconforto

ELENCHERÒ ORA ALCUNE TESTIMONIANZE RACCOLTE DALLE MUSE.

  1. Mi ha dedicato un racconto: bruttissimo.
  2. Una poesia, bella era bella, ma non ho capito nulla.
  3. Sono finita in un quadro astratto e non mi sono trovata.
  4. Continua a dedicarmi liriche chiamandomi con il nome della ex-moglie.
  5. Continua a rappresentarmi bionda: sono castana.
  6. Mi ha dedicato una canzone riciclando un vecchio testo.
  7. Ha iniziato a chiedermi di mandargli immagini di parti del mio corpo per aiutare l’ispirazione.
  8. Non vuole che risponda ad altri maschi.
  9. Mi ha detto un mucchio di bugie.
  10. Gli ho detto un mucchio di bugie.
  11. Ho finito i complimenti, ne vuole sempre di nuovi o si offende.
  12. Ho scoperto che altre donne sono certissime che l’opera sia stata a loro dedicata.
  13. Mi corteggia in modo serrato e non so come arginare la cosa.
  14. Da quando ho accettato la videochiamata non mi dedica più nulla.
  15. Da quando ci siamo incontrati non mi dedica più nulla.
  16. Da quando glie l’ho data non mi dedica più nulla.
  17. Da quando non ho accettato di dargliela mi dedica cose terribili.
  18. Da quando non gliel’ho data mi dedica cose bellissime. (Camelia Nina)
  19. Continua a dedicarmi canzoni di Gigi D’Alessio. (Centoquarantadue)
SE NON TROVATE IL VOSTRO CASO, SEGNALATELO NEI COMMENTI, NELLA PROSSIMA PUNTATA IL PRATICO MANUALE LO CONTEMPLERÀ.

continua

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8 sfumature di musa – breve corso di sopravvivenza per muse (1)

Musa – vista da terga, con scogli e mare. (immagine da qui)
DONNE!
Inutile girarci attorno, a qualcuna capita, in questi luoghi internettiani ameni anche a più di qualcuna: si diventa muse ispiratrici. Addentriamoci quindi nella materia, abbeveriamoci alla chiara fonte della consapevolezza e impariamo a vivere tale felice stato in serena leggerezza.
INIZIA OGGI IL BREVE CORSO DI SOPRAVVIVENZA PER MUSE.

A) L’oggetto del contendere: l’Amore.

Musa (musa)
oh mia musa…

artista a caso

Di quell’amore dichiarato, cantato, declarato, inutile dirlo, le tracce sono tutte nell’opera che la musa ispira. E lì resta. Dell’amore purissimo e profondo esiste solo un costrutto linguistico, visivo, sonoro vuoto. D’altro, vuoto. Questo è ciò che la musa deve sapere e tener sempre a mente, poiché ella è mezzo e mai fine.

B) Per una moderna enunciazione:

“La musa è un veicolo per.
Un forma che attira.
Un abitacolo quando.
Un motore se.
Un’autoscuola, in ogni caso.
La voglia in movimento.
L’ispirazione.
Ma mai, dico mai, una destinazione!”

endorsum

LA MUSA È

VEICOLO: la musa è un veicolo per.
Andare da qui a lì in un tempo limitato. È, per così dire, il modo più agevole e veloce per mettersi su una strada che porta a.
Dove porta? In infiniti luoghi, spesso tutti interni all’artista. Talvolta esterni come una mostra, una pubblicazione, un concerto, in ogni caso porta all’ammirazione di un pubblico più vasto.

FORMA: una forma che attira.
Ebbene sì, la musa è una forma della quale poco si indaga il contenuto. Riluce e attira, poiché lucida e riflettente. Riflette ciò che vi si proietta addosso. È uno specchio traslato.
Solo uno specchio? Sì, solo uno specchio utile alla conoscenza dell’artista stesso. Egli si conosce, ignorandovi totalmente. È un paradosso. Non importa con quanta dovizia di particolari descriva la piega del vostro sorriso, l’artista indaga unicamente le proprie capacità descrittive ed espressive e la gioia che ne deriva.

ABITACOLO: un abitacolo quando.
Quando la vita è triste e cupa, piena di solitudini e frustrazioni, ecco che la musa è il contenitore perfetto per abitare: è il sogno da alimentare e dal quale essere alimentati: un utero.
Un utero? Certamente, l’esperienzia primigenia, il luogo caldo e accogliente nel quale percepirsi esseri al sicuro. Che lo si voglia o meno, si è il dolce porto nel quale attendere il passaggio della tempesta, per poi ripartire più gagliardi e pimpanti che pria.

MOTORE: un motore se.
Se il proprio motore è spompato, con all’attivo troppi chilometri macinati e vien meno la spinta propulsiva originale, ecco che la musa rappresenta il motore ausiliario .
Cioè? Cioè l’artista ha la rara capacità di funzionare in modalità ibrida: quando il motore a benzina è a secco, parte quello elettrico, cerebrale, sinaptico, innescato dalla curiosità di provarsi su un nuovo oggetto di gioco: voi.

AUTOSCUOLA: un’autoscuola, in ogni caso.
Dire nave scuola pareva brutto e inappropriato, dato l’uso dell’immagine di un veicolo a 4 ruote, ma il concetto resta. Fatevene una ragione, in questi luoghi internettiani ameni la musa è una palestra.
Una palestra? Ovvio che sì, un luogo nel quale esercitarsi in prossimità di una sfida vera e concreta nella quale tutte le abilità messe in campo dovranno essere utilizzate al loro meglio.

VOGLIA: la voglia in movimento.
Oh, sempre sia benedetta una voglia che si sveglia dai torpori del quotidiano! Benché nascosta sotto strati e strati di arte bene o mal creata, la voglia fa capolino e certifica l’esistenza in vita dell’artista.
Una voglia sconcia? Sempre! Ma non c’è nulla di male in questo, è alla radice della vita, della conoscenza e carburante corrisposto della curiosità esistenziale.

ISPIRAZIONE: l’ispirazione.
Ovvero la scintilla creativa, quell’essere divinità creatrice che si esplica non solo nel dar seguito a una progenie, ma nel generare “oggetti” nuovi e personali, talvolta baciati dall’anelito universale.
Per merito mio? Per merito dell’interazione che l’artista ha con l’idea di te, oh musa. Di idee si parla. E di interazione con esse.

MAI LA DESTINAZIONE: mai, dico mai, la destinazione!
E qui siamo al vero nodo dolente. La musa non è destinataria di amore, ne è solo la scusa per riscoprirlo. L’artista si accalora, eccita, accende e tanto basta.
Come sarebbe a dire? Sentirsi vivo è tutto ciò che cerca, la musa è un mezzo, non la destinazione.

E L’AMORE? QUELLO CHE VIVIFICA E CURA? QUELLO CHE ACCOGLIE E PROTEGGE? QUELLO CHE CONDIVIDE E PROGETTA? QUELLO DELLA FIDUCIA E DELL’ESTREMO SACRIFICIO (TANTO OSANNATO)?

… AHAHAHAHAHAHAHAHAH!

continua


Palette da matti: i musi

ECCO UN ALTRO FANTASTICO REGALONE! NON C’È NIENTE DA FARE, LE MUSE ISPIRANO AL SOL PENSIERO… ANCHE I MUSI PERÒ!

TRASLAZIONE O PARODIA? IN OGNI CASO GRAZIE NINA!


Palette da matti: i musi

Postato il 21 febbraio 2021 di Camelia Nina

Dopo la lettura del piccolo manuale di sopravvivenza per Muse scritto egregiamente da Endy (e che potete trovare qui), ho pensato che in questi tempi di lotte per il conseguimento della parità, anche gli uomini meritano un occhio di particolare premura e considerazione.

Perché certe cose accadono a tutti. Indistintamente!

NB Questo articolo nasce come speCulare a quello di Endy, come già detto, ma gode di una sua esistenza autonoma e individuale. Per cui non so se e quando seguiranno. approfondimenti.

Buona lettura.

UOMI!
INUTILE GIRARCI ATTORNO, A QUALCUNO CAPITA, IN QUESTI LUOGHI INTERNETTIANI AMENI ANCHE A PIÙ DI QUALCUNO: SI DIVENTA “MUSI: I SPIRATI”. ADDENTRIAMOCI QUINDI NELLA MATERIA, ABBEVERIAMOCI ALLA CHIARA FONTE DELLA CONSAPEVOLEZZA E IMPARIAMO A VIVERE TALE FELICE STATO IN SERENA LEGGEREZZA.
INIZIA OGGI IL BREVE CORSO DI SOPRAVVIVENZA PER MUSI.

“Cantami o Divo
Di quel peloso Muso
L’irta barbetta che infiniti addusse lutti
ai Clitoridei. Molte (donne n.d.r.), anzi tempo all’Orco,
generose  inflataron (anglicismo) negli oboi,
O erano cani? O augelli? Orrido e infasto
lor pelo rasò (così per Giove!
l’alto consiglio anche sulla tempia), da quando
primamente disgiunse aspra contesa
Tra il Prurito, l’ Artrite e il sivo  (arcaico per sporco) a mille.

Il muso è un veicolo per.
Un forma che attira.
Un abitacolo quando.
Un motore se.
Un’autoscuola, in ogni caso.
La voglia in movimento.
L’ispirazione.
Ma mai, dico mai, una destinazione!

1) VEICOLO: il muso è un veicolo per.
Portare in giro denti e lingua, nonché saliva (saliva indica proprio che è un nesso di trasporto!) in un tempo limitato. È, per così dire, il modo più agevole e veloce per.

2) FORMA: una forma che attira.
Ebbene sì, il muso è una forma della quale poco si indaga il contenuto. Riluce e attira, poiché lucido e riflettente. Riflette ciò che vi si proietta addosso. È uno specchio traslato. Come quello del cesso che denuncia sempre un wc in bella mostra.

3) ABITACOLO: un abitacolo quando.
Quando la vita è triste e cupa, piena di solitudini e frustrazioni, ecco che il muso diventa la giusta e perfetta espressione dell’esistenza.

4) MOTORE: un motore se.
Se il proprio motore è spompato, con all’attivo troppi chilometri macinati e vien meno la spinta propulsiva originale, ecco che il muso rappresenta l’ausiliario del traffico.

5) AUTOSCUOLA: un’autoscuola, in ogni caso.
Dire navescuola  pareva brutto e inappropriato, ma il concetto quello resta.

6) VOGLIA: la voglia in movimento.
Oh, sempre sia benedetta una voglia che si sveglia dai torpori del quotidiano! 

7) ISPIRAZIONE: l’ispirazione.
Ovvero la scintilla crativa, quell’essere divinità cratrice che si esplica non solo nel dar seguito a una progenie, ma nel generare “oggetti” nuovi e personali, talvolta baciati dall’anelito universale.

8) MAI LA DESTINAZIONE: mai, dico mai, la destinazione!
E qui siamo al vero nodo dolente. Il muso non è destinatario di amore, ne è solo la scusa per riscoprirlo.
Ma per ora, copriamolo.

CORRISPONDENZE TRA LE CARATTERISTICHE SUCCITATE, I MUSI E LE ARTI CUI SOVRINTENDONO

I musi

1) Musumeci —》 geografia
2) Aculodigallina —》geometria sacrale
3) Musone —》tragedia
4) Mustang —》 arti meccaniche
5) Duro —》 lirica accorata
6) Mousse (dialettale) —》 g-astronomia
7) Musetto —》 poesia amorosa, musica neomelodica e lirica meroliana
8) Museruola —》 commedia2019 o abbreviato c-19

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Chi l’ha scritto? -SPECIALE-

(opera di Adriano)

IMPORTANTISSIMA INDAGINE!!!

La nostra REDAZIONE si è fatta carico di indagare nel delicatissimo ambiente degli scritti senza paternità/maternità. Il caso è stato individuato dal nostro reporter Adriano (sempre sul pezzo!).
Raccogliamo e rilanciamo l’appello di questo scritto:

PAPÀ (MAMMA),TORNA A CASA E RICONOSCIMI!!!

Chiunque avesse notizie dell’autore/autrice scriva o telefoni in Redazione!
Il tempo è un fattore importante, il padre/madre del pezzo potrebbe essere in una condizione di amnesia!
Vi riproduciamo il testo nella speranza che qualcuno possa riconoscere piccoli tic linguistici utili a trovare paparino/mammina!

(Only per chi conosc l’inglisc)

One mattin her mamma dissed:

– “Dear Cappuccett, take this cest to the nonn, but attention to the lup that is very ma very kattiv! And torn prest! Good luck! And in bocc at the lup!

Cappuccett didn’t capish very well this ultim thing but went away, da sol, with the cest.

Cammining cammining, in the cuor of the forest, at acert punt she incontered the lup, who dissed:

– “Hi! Piccula piezz’e girl! ‘Ndove do you go?
– “To the nonn with this little cest, which is little but it is full of sacc of chocolate and biscots and panettons and more and mirtills“, she dissed.

– “Ah, mannagg ‘a Maruschella” (maybe an expression com: what a cul that had) dissed the lup, with a fium of saliv out of the bocc.

And so the lup dissed:

– “Beh, now I dev andar because the telephonin is squilling, sorry.

And the lup went away, but not very away, but to the nonn’s House.

Cappuccett Red, who was very ma very lent, lent un casin, continued for her sentier in the forest.

The lup arrived at the house, suoned the campanel, entered, and after saluting the nonn, magned her in a boccon.

Then, after sputing the dentier, he indossed the ridicol night berret and fikked himself in the let.

When Cappuccett Red came to the fint nonn’s house, suoned and entered.

But when the little and stupid girl saw the nonn (non was the nonn, but the lup, ricord?) dissed:

– “But nonn, why do you stay in let?

And the nonn-lup: “Oh, I’ve stort my cavigl doing aerobics!

– “Oh, poor nonn!“, said Cappuccett (she was more than stupid, I think, wasn’t she?), then she dissed:

– “But… what big okks you have!! Do you bisogn some collir?
– “Oh, no! It’s for see you better, my dear (stupid) little girl“, dissed the nonn-lup.

Then cappuccett, who was more dur than a block of marm: “But what big oreks you have! Do you have the Orekkions?

And the nonn-lup: “Oh, no! It is to ascolt you better“.

And Cappuccett (that I think was now really rincoglionited) said:

– “But what big dents you have!

And the lup, at this point dissed:

– “It is to magn you better!

And magned really tutt quant the poor little girl.

But (ta dah!) out of the house a simpatic, curious and innocent cacciator of frod sented all and dissed:

– “Accident! A lup! Its pellicc vals a sac of solds“.

And so, spinted only for the compassion for the little girl, butted a terr many kils of volps, fringuells and conigls that he had ammazzed till that moment, imbracced the fucil, entered in the stanz and killed the lup.

Then squarced his panz (being attent not to rovin the pellicc) and tired fora the nonn (still viv) and Cappuccett (still rincoglionited).

And so, at the end, the cacciator of frod vended the pellicc and guadagned honestly a sacc of solds. The nonn magned tutt the leccornies that were in the cest.

And so, everybody lived felix and content (maybe not the lup!)

MARCO GRAZIOSI – Dove hai messo Cappuccetto Rosso
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DELLA CREAZIONE DEI BISOGNI – (3° parte)

Ad opera e cura del nostro Centro Studi

immagine presa qui

CASISTICA

1) LA PAROLA OSTILE
2) LA LETTERA MORTA

3) LE “VERBA VOLANT”

Le verba volant si muovono in stormi.
Con l’arrivo della stagione rigida si raccolgono, provano alcune figure in volo e partono per luoghi miti e temperati. Tornano al cambio di stagione, quando l’interno dei vostri armadi trentasei ante parte per la transumanza.
Le troviamo spesso in riserve protette, ove nidificano e fan crescere i piccoli. Qui si pratica il verba-watching.

Le verba volant sono, senza ragione, considerate proprie da chi le pronuncia, per lo stesso motivo per cui i genitori considerano di proprietà i figli, ma le parole, una volta articolate, appartengono solo a se stesse, come i figli.

Tra tutte sono le più ricercate, per la difficile acquisizione. La tecnologia ne mina in continuazione lo stato brado (registrazioni, videoriprese). La falsificabilità (nel senso husserliano) dei supporti utilizzati per imprigionare le verba volant, depone in favore dell’inutilità di tale spregevole attività. I prodotti che ne derivano sono scientificamente inattendibili per l’impossibilità di una reale e circostanziata attribuzione.

Il nostro Centro Studi propone, in loco, visite guidate e itinerari ad alto contenuto filologico-naturalistico.

Le verba volant, però, continuano a essere considerate ambite e l’infausta tratta illegale, che le vede oggetto di disdicevoli operazioni commerciali, crea grandi guadagni al mercato nero. I bracconieri sono perseguiti da una feroce legislazione; opera del nostro Centro Studi.

Poiché non neghiamo il forte senso di frustrazione, nato dal desiderio incompiuto di possedere almeno una verba volant, il Centro Studi è in grado di offrire terapie di gruppo condotte da nostro personale altamente qualificato, esperti che possono supportarvi anche con efficaci e risolutive terapie individuali.
(Preventivi gratuiti)

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DELLA CREAZIONE DEI BISOGNI – (2° parte)

Ad opera e cura del nostro Centro Studi

immagine presa qui

CASISTICA

1) LA PAROLA OSTILE

2) LA LETTERA MORTA

La lettera morta non parla.

È morta.

Ve ne mostriamo una:

………………….

…………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………

…………………………

Il Centro Studi sa quanto dolore accompagni questo momento.

Siamo in grado, con discrezione e delicatezza, di farci carico dell’indispensabile cerimonia funebre.
I nostri esperti sapranno trovare la soluzione più adeguata ad ogni vostra esigenza.
(Preventivo gratuito)

continua
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DELLA CREAZIONE DEI BISOGNI – (1° parte)

Ad opera e cura del nostro Centro Studi

immagine presa qui

CASISTICA

1) LA PAROLA OSTILE

“Questa parola non mi dice nulla.”

Una parola omertosa.
E come può esserlo una parola?
Può esserlo, siatene certi. Tutte le volte che una parola decide di non dirvi nulla, lo sentite; ronza vuota, senza un significato altro da quello dato da un buon vocabolario. Si rifiuta di evocare, di rimandarvi a qualcosa di specifico o aspecifico e la scansate, come si fa con un pensiero superfluo.
La parola omertosa è così e lo fa per scelta, vi manifesta una silenziosa opposizione passiva.
Ora, perché tanto livore? Che avremo mai fatto per meritarci un trattamento di questa natura?
Qui la spiegazione del fenomeno si fa complessa, ma siamo certi, in questo Centro Studi, di avere attenti estimatori.

La parola che nulla dice non lo dice a voi (e ha seri motivi).
In un passato remoto o prossimo certamente l’avrete trattata con poca cura o, addirittura, con sgarbo. È bastato sbagliarla in qualche ambito, deriderla in pubblico, impiegarla con sufficienza e noncuranza, confonderla con altre.
La parola ricorderà. Ha una memoria elefantiaca e non mancherà di farvi pagare dazio. Lo farà così, con una sommessa assenza al vostro cospetto, con una ribellione intima e profonda; si negherà all’interpretazione e alla corrispondenza che la vostra mente tenterà, invano.
Non si presenterà sulle vostre lingue e tra i vostri palati in una rotolante impronunciabilità, in un balbettio; non giocherà nemmeno all’eterno proporsi con errore grammaticale annesso, no, è permalosa e le offese le lava con l’oblio.
Non si fiderà di voi, non vi aprirà al suo senso e godrà nell’esservi assente.
La cercherete per sempre, ma vi punirà impunita.

SOLUZIONE DEL PROBLEMA
Ci si potrà quindi chiedere quale sia il sistema adeguato e, in termini personali, più economico per avere a che fare con lei.
Il consiglio, che il nostro Centro Studi suggerisce, è uno solo: ognuno trovi la propria soluzione. Circoscrivere il problema è già una vittoria, nella guerra all’arma bianca intrapresa da queste parole.

Noi saremo a vostra disposizione. Il Centro Studi offre la consulenza di importanti esperti nel settore e potranno, così, venire incontro a ogni vostra necessità e domanda.
(Preventivo gratuito)

continua…
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Considerazioni circonflesse sull’arte

Opera di zipgong
Leggendo l’articolo di zipgong (dove ho preso l’immagine da lui creata), mi è venuto in mente un pezzo che scrissi qualche anno fa e che ben si abbina all’argomento. Buona lettura.

Considerazioni circonflesse sull’arte

Alexander Zass – uomo forzuto (immagine presa qui)

Alcune considerazioni sull’arte presentano una struttura circonflessa. Esimi colleghi le identificano con il termine storturai.

Non è semplice descriverle, ma le vediamo ben rappresentate da un’iconografia raffigurante l’uomo/vir nell’atto di curvare una spranga d’acciaio, con mani agli estremi. Fatica, sudore, sangue, caratterizzano la coloritura di un’immagine destinata a restare vivida nelle nostre coscienze.

Circonflettere una considerazione in merito all’arte è difficoltoso ed innaturale, ma possibile.

Per donare limpidezza a quanto detto vi mostreremo un esempio.

Il materiale che segue è stato prodotto, tramite una registrazione ambientale, dal filosofo-esteta-antropologo J. P. Zanetti il 5 ottobre 2001, alle ore 17,45.

Zona di raccolta: Busto Arsizio (South Europe). La traduzione è a cura del Centro Italiano di Cultura di Boston.

– Quando siamo a sedici chiudiamo le porte, spegniamo la videocamera e andiamo a dormire.

– Sedici cosa?

– Sedici ore.

– Sedici ore?

– Sì, sedici ore.

– Stiamo qui sedici ore?

– Sì, l’opera è così, sedici ore di bolle di sapone.

– Solo?

– Io faccio le bolle e guardo il muro, tu fai le bolle e mi guardi le terga.

– Tu guardi il muro ed io ti guardo il culo?

– Esatto.

– Ma è una rottura di palle!

– No, che dici, si chiama “performance”.

– Ma il senso di questa cosa?

– Me lo sono fatto scrivere da un’amica, un manifesto programmatico. È scritto tutto lì.

– Ma dobbiamo saperlo a memoria?

– No, non è previsto che ci facciano domande.

– E se dopo ce le fanno?

– Diremo che siamo stanchi, che l’opera è stata intensa e l’applicarsi faticoso.

– Ma non possiamo andare avanti così per molto, prima o poi delle domande ce le faranno.

– La prossima che facciamo la facciamo cantando, così non ci possono interrompere.

– Altre sedici ore?

– No solo tre, saremo già un “caso” allora.

– E non ci chiederanno niente?

– Ci facciamo fare un altro manifesto programmatico, oppure no, lasciamo che si interroghino per trovare un significato a seguito dell’altra improvvisata.

– Allora me lo studio.

– Fai come vuoi, io faccio a meno.

– Ci sei all’aperitivo questa sera?

– Sì, solita ora, ma non facciamo tardi che domani devo imbiancare un appartamento.

– Ah, forte! Come quelli della Biennale? Quelli che continuavano a passare le pareti di bianco e quelli dietro di nero e poi ancora di bianco e poi di nero?

– No, questi sono clienti veri.

– Ma anche chi va alla Biennale è un cliente vero.

– Ah, già, hai ragione, è per questo che facciamo la performance, ma non abbiamo agganci per finire alla Biennale.

– Non ancora… se sfondiamo qualche aggancio magari salta fuori.

– Boh, vediamo dai, intanto può bastare il fatto che io abbia fatto l’Accademia per aprirci qualche salottino come si deve.

– La fai facile, con tutti quelli che sono a spasso.

– Va bene, ma io sono anche imbianchino, ricorda: il fascino del pennello.

– Ma dai! Te le vuoi trombare per aprirti la strada?

– Eh, no allora, per chiuderla?

– Non ci avevo pensato.

– Tu non devi pensare, devi fare quello che dico io.

– Ma sei uno stronzo!

– Quando mi presenti tua sorella?

– Sì, buonanotte. Ma perché ti devo guardare il culo mentre faccio le bolle?

– Mi piace quando me lo guardano, non so… se lo farai tu lo faranno tutti, tutti quelli che passano e l’idea mi piace moltissimo.

– Mettiti in mutande no?

– Non ci avevo pensato. Ottima idea.

– Sei uno stronzo malato.

– Dai che se la cosa va in porto tiro dentro anche te per almeno un quinquennio.

– E poi?

– Poi basta, vado a fare l’attore e tu ti arrangi.

– L’attore?

– Ma sì, questa è una forma di bound art; o l’attore o vado a fare la body art, vedo un po’ come butta, dai.

– Non ti credevo così calcolatore.

– Ma quali calcoli, sono già fuori tempo, queste cose andavano anni fa, sono in ritardo sparato, ma ho ancora un fisico decente, me lo devo giocare. In tutti quei provini di merda non mi hanno preso. Devo darmi una mossa! O qui faccio il figo in modo sofisticato o non mi cagherà mai nessuno.

– È la prima volta che ti sento parlare così, credevo non ti interessasse diventare famoso.

– Ok, sono stato un po’ sotto tono in questi anni.

– Ma quale sotto tono, dicevi che quelli dei provini erano “una manica di deficienti senza sostanza in cerca d’effimero”, questo dicevi.

– Va bene ho finto, va bene? Si cambia, si invecchia, facendo il cazzaro non ho ottenuto niente, è ora che mi finalizzi, perdio!

– E se non va come speri?

– Faccio l’intellettuale dannato, quello che offende e si incupisce nella sua arte incompresa, ma grandiosa…

– Ma quale arte?

– Lascia fare a me, cosa vuoi capire di queste cose, mica hai fatto l’Accademia, tu.


i Zanetti, J. P., Morphon, K. (2003), Analisi strutturale delle considerazioni sull’arte, University of California Press, Berkeley.

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UN APPROCCIO SCIENTIFICO ALLA SCOPERTA DEI LUOGHI COMUNI: LO SPOGLIATOIO MASCHILE (3)

Questo importantissimo documento audiovisivo, fornitomi da zipgong, è stato volutamente escluso per il suo potere destabilizzante. Si è privilegiato lo studio nella sua strutturazione al fine di giungere metodologicamente al rasserenante risultato atteso… Ci si avvicina pericolosamente a un altro luogo comune.

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UN APPROCCIO SCIENTIFICO ALLA SCOPERTA DEI LUOGHI COMUNI: LO SPOGLIATOIO MASCHILE (2)

Mächtige Fußballfans: Kanzler und Kicker FORME DI SOCIALIZZAZIONE (foto di Guido Bergmann/ dpa – presa qui)

2° parte: definizione di alcuni aspetti fenomenologici

– Perché, come diceva Hus…

– Sì, lo sappiamo tutti cosa diceva, vai avanti.

– Ecco, secondo me, per rifarmi a Clif…

– Ancora? Ma lo sappiamo, lo sappiamo, non siamo i tuoi studenti, dicci cosa ne trai che i riferimenti correlati li padroneggiamo.

– Eh, idiosicresie dell’insegnamento cari colleghi…

– Cosa vorresti dire, che hai più insegnamenti di me?

– …

– Ma se le tue pubblicazioni sono ridicole, da bravo, quando vai all’estero vai per ascoltare!

– Sentilo il chicago-boy!

– Smettetela, siamo di fronte a diversi dati.

– Ma voi ci siete stati in uno spogliatoio maschile?

– Sì, da piccolo.

– No, dico, chi c’è stato di recente?

– Mah, le lezioni, gli esami, i testi, sai. Però quando ci sono stato non è stato gradevole, era anni difficili, li ricordo con orrore.

– Le medie?

– Bravo!

– Non me ne parlare…

– Ma chi ha fatto le prove in laboratorio?

– Si sono offerti quelli di sociologia dei sistemi; giocano a calcio al campetto qui vicino, non gli è sembrato vero approfittare di una doccia nuova.

– Noi cosa dobbiamo andare a fare per loro?

– Ci sottoporranno una scarica di test sulla comunicazione interdipartimentale.

– Che zuppa!

– Andiamo avanti.

– Dunque, l’esperienza, più o meno l’abbiamo tutti, i dati sono qui per essere discussi, dobbiamo definire l’ambito “mitologico-leggendario” che, come diceva Gom…

– E basta, sì, il luogo comune, il mito, la leggenda, ci siamo no?

– Quindi i dati hanno parlato: NON È VERO CHE TUTTE LE VOLTE IN CUI CADE UNA SAPONETTA TI TROVI UN FALLO TRA LE CHIAPPE!

(applauso liberatorio dei presenti)

continua
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UN APPROCCIO SCIENTIFICO ALLA SCOPERTA DEI LUOGHI COMUNI: LO SPOGLIATOIO MASCHILE (1)

Ritualismi (immagine presa da qui)

1° parte: Individuazione dell’oggetto di studio e dei criteri d’osservazione

A – Individuazione dell’oggetto di studio.

Perché lo spogliatoio maschile come oggetto della nostra indagine conoscitiva?

La scelta è stata determinata dalla sua duplice valenza, in quanto luogo d’aggregazione e in quanto luogo dell’immaginario. Lo spogliatoio maschile è, per questi suoi aspetti, un luogo comune sotto tutti i punti di vista. È il luogo in cui si trova, transitoriamente, una comunità maschile, di età variabile, ed è il luogo intorno al quale gravitano le più colorite teorizzazioni in merito al mondo maschile.

BIndividuazione e determinazione dei criteri d’osservazione

  1. Screening sulla popolazione attiva e passiva.

“Signora, buongiorno, stiamo svolgendo una ricerca sugli spogliatoi maschili, lei sa dirci qualcosa in merito?”

“Oh, sì giovanotto, sono vecchia, ma so molte cose sugli spogliatoi maschili. Vede, il mio povero marito, che il Signore l’abbia in gloria, quando giocava a pallone, tornava a casa con dei racconti molto simpatici e mi sono fatta un’idea abbastanza precisa.”

“Interessante, ci dica, possiamo scrivere sui nostri appunti il suo nome Signora…”

“Piera, sono la Signora Piera.”

“Quindi, Signora Piera, lei sa di cosa parliamo se le chiedo di descriverci alcuni luoghi comuni sugli spogliatoi maschili.”

“Oh, sì, vede, alcuni sono veri, ma altri no.”

“Interessante e poi?”

“Poi, vede, vede quella finestrella che dà sul cortile?”

“Sì, la vedo.”

“Ecco, vede, è la finestra di una doccia di uno spogliatoio. Sa, la televisione stanca, quello che succede sotto quelle docce non stanca mai.”

  1. Individuazione degli osservatori “ideali”

La Signora Piera!

  1. Raccolta delle modalità osservative più efficaci

Quelle della Signora Piera: appostamento, registrazione, annotazione giorno, ora ed età; chiacchiere sul pianerottolo; chiacchiere in quartiere.

  1. Standardizzazione delle modalità osservative più efficaci

La Signora Piera è metodica e ci ha permesso di usare il suo schema osservativo, nonchè di riprodurlo.

  1. Individuazione delle variabili significative

A cura della Signora Piera: l’aver vinto o l’aver perso; età; livelli di conoscenza dei presenti; livelli di conflittualità all’interno del gruppo di riferimento; livelli di coesione; livelli di confidenzialità; presenza o assenza di un elemento nuovo; livelli di autostima dei singoli individui; livelli di adeguamento alle regole del gruppo; stadi dello scherzo; stadi di tolleranza allo scherzo; assenza di un elemento indispensabile al lavaggio o alla vestizione; elementi di disturbo quali squillo di un cellulare, voce del guardiano, voce di un abitante del circondario, acqua non calda, scivolata e caduta di un soggetto; spegnimento involontario o volontario della luce; tempo previsto per la permanenza ed eventuale sforamento dei tempi prefissati.

  1. Applicazioni in laboratorio

Messa in opera di una stanza di simulazione e riproduzione delle condizioni sopra descritte; simulazioni con studiosi, con volontari e con ignari. Gestione della presenza delle variabili significative. Videoregistrazioni.

  1. Applicazioni sul campo

Tenda attrezzata nel cortile della Signora Piera, in diverse ore del giorno e in diversi giorni della settimana, per la raccolta dati. Tempo di raccolta: tre mesi. Interviste nel circondario.

  1. Verifica dei risultati ottenuti

Controllo del livello di falsificabilità dei dati in campo e di quelli in laboratorio. Paragoni con i dati ottenuti in laboratorio. Datazione e certificazione del materiale raccolto. Catalogazione e archiviazione del materiale come “materiale di riferimento”.

  1. Comparazione con i risultati ottenuti dagli osservatori “ideali”

“Signora Piera, noi abbiamo fatto così, così e così, abbiamo raccolto queste cose qui, lei che ne pensa?”

“Un po’ riduttivo.”

“Grazie Signora Piera, la inviteremo al prossimo convegno.”

  1. Convegno per la divulgazione dei dati raccolti

Occasione ludico-scientifica di incontro con altri studiosi, di comparazione, discussione e di gradevoli merende a buffet.

continua…

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Le domande esistenziali: proposta di referendum abrogativo

Il Comitato è un organismo costituito da cittadini, quindi democratico; opera nel campo della salvaguardia della salute pubblica, quindi nel bene e nell’interesse di tutti.

La proposta di abrogare le domande esistenziali, tramite una consultazione popolare, nasce da un’attenta analisi del problema e, dopo le dovute considerazioni, è risultata essere l’unica forma di prassi davvero risolutiva al fine dell’estirpazione del male che affligge tutte le menti pensanti.

Le domande esistenziali sono un prodotto umano innaturale e artificiale.

Da sempre compaiono ovunque seminando il panico.

Nei soggetti più resistenti si trasformano in spinte propulsive verso la ricerca di una risposta, ma la domanda esistenziale non è destinata a fornire risposte, si rigenera in continuazione in forme più o meno scomposte.

Inducono a pensare, ma con un inevitabile portato d’ansia. Per questo sono dannose e pericolose per la salute pubblica.

Per combatterle e neutralizzarle è importante conoscerne le caratteristiche, per distinguerle dalle sorelle più innocue.

Conosciamole, solo così potremo evitarle.

Caratteristiche comuni:

  • nascono di fronte all’inspiegabile;
  • sono dotate di punto di domanda;
  • non sono dotate di risposta;
  • rendono chiunque nervoso.
  1. La domanda esistenziale essenziale

Perché?

La domanda esistenziale essenziale è caratterizzata dall’estrema sintesi concettuale. La sua conformazione la rende di facile lettura, d’immediata comprensione, ma di ostica interpretazione, poiché lascia nell’interlocutore il dubbio di un’errata attribuzione di senso. Elevato grado di pericolosità.

  1. La domanda esistenziale autoreferenziale

Questa è una domanda esistenziale?

La domanda esistenziale autoreferenziale è caratterizzata da una forma di autocertificazione: qualunque domanda semplice, o innocua, preceduta da questa domanda esistenziale è destinata alla trasformazione. Non è sufficiente una risposta negativa, un “No” per intenderci, a evitare il peggio, poiché il dubbio si è insinuato in chi la produce e ciò la promuove allo stato di fatto di domanda esistenziale. Elevatissimo grado di pericolosità.

  1. La domanda esistenziale mutante

Ho una domanda esistenziale da porvi, pronto? Mi sentite? È una domanda importantissima, non ci dormo la notte, ma mi sentite? Pronto? Davvero, per me è una cosa vitale, cerco una risposta, ma, pronto? Pronto? Ma così non posso porvela, se non mi rispondete non posso, lo capite? Mi sentite? C’è un’interferenza? Va bene, mi avete costretto voi, voi mi costringete! Cambio domanda. Ma mi sentite o cosa? Rispondete! … me lo fate un prestito?

La domanda esistenziale mutante è caratterizzata dall’assenza, reale, fittizia, momentanea, di un interlocutore; finisce inevitabilmente per mutare in domanda semplice o innocua, nel tentativo di avere comunque una risposta. Chi la pone abbandona l’intento in breve. Basso grado di pericolosità.

  1. La domanda esistenziale collettiva

Perché noi? o anche Noi, perché?

La domanda esistenziale collettiva è caratterizzata da una connotazione di tipo sociale, generalizzante, universale. Valica il senso egoistico e personale a caccia di risposte per la collettività. È molto utilizzata da persone con doti di leadership con un chiaro intento mistificatorio. Elevato grado di pericolosità.

Unisciti a noi e combattile, usa anche tu lo strumento democratico per eccellenza!

Contattaci, il Comitato è ospitale e compagnone!