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8 sfumature di musa – BIGINO

Armin Glatter – The reader (Ungheria, 1861-1916)
olio su tela, 70 x 50cm – immagine presa qui
IN ATTESA DEL CORSO DI AGGIORNAMENTO PER MUSE, ECCO QUI UN UTILE BIGINO A RIASSUMERE ALCUNI CONCETTI DI BASE E I 20 SUGGERIMENTI ESSENZIALI A OGNI MUSA PER NON PERIRE DI SCONFORTO.

A) L’oggetto del contendere: l’Amore.

Musa (musa)
oh mia musa…

artista a caso

Di quell’amore dichiarato, cantato, declarato, inutile dirlo, le tracce sono tutte nell’opera che la musa ispira. E lì resta. Dell’amore purissimo e profondo esiste solo un costrutto linguistico, visivo, sonoro vuoto. D’altro, vuoto. Questo è ciò che la musa deve sapere e tener sempre a mente, poiché ella è mezzo e mai fine.

B) Per una moderna enunciazione:

La musa è un veicolo per.
Un forma che attira.
Un abitacolo quando.
Un motore se.
Un’autoscuola, in ogni caso.
La voglia in movimento.
L’ispirazione.
Ma mai, dico mai, una destinazione!

endorsum

LA MUSA È

VEICOLO: la musa è un veicolo per.
Andare da qui a lì in un tempo limitato. È, per così dire, il modo più agevole e veloce per mettersi su una strada che porta a.
Dove porta? In infiniti luoghi, spesso tutti interni all’artista. Talvolta esterni come una mostra, una pubblicazione, un concerto, in ogni caso porta all’ammirazione di un pubblico più vasto.

FORMA: una forma che attira.
Ebbene sì, la musa è una forma della quale poco si indaga il contenuto. Riluce e attira, poiché lucida e riflettente. Riflette ciò che vi si proietta addosso. È uno specchio traslato.
Solo uno specchio? Sì, solo uno specchio utile alla conoscenza dell’artista stesso. Egli si conosce, ignorandovi totalmente. È un paradosso. Non importa con quanta dovizia di particolari descriva la piega del vostro sorriso, l’artista indaga unicamente le proprie capacità descrittive ed espressive e la gioia che ne deriva.

ABITACOLO: un abitacolo quando.
Quando la vita è triste e cupa, piena di solitudini e frustrazioni, ecco che la musa è il contenitore perfetto per abitare: è il sogno da alimentare e dal quale essere alimentati: un utero.
Un utero? Certamente, l’esperienzia primigenia, il luogo caldo e accogliente nel quale percepirsi esseri al sicuro. Che lo si voglia o meno, si è il dolce porto nel quale attendere il passaggio della tempesta, per poi ripartire più gagliardi e pimpanti che pria.

MOTORE: un motore se.
Se il proprio motore è spompato, con all’attivo troppi chilometri macinati e vien meno la spinta propulsiva originale, ecco che la musa rappresenta il motore ausiliario .
Cioè? Cioè l’artista ha la rara capacità di funzionare in modalità ibrida: quando il motore a benzina è a secco, parte quello elettrico, cerebrale, sinaptico, innescato dalla curiosità di provarsi su un nuovo oggetto di gioco: voi.

AUTOSCUOLA: un’autoscuola, in ogni caso.
Dire nave scuola pareva brutto e inappropriato, dato l’uso dell’immagine di un veicolo a 4 ruote, ma il concetto resta. Fatevene una ragione, in questi luoghi internettiani ameni la musa è una palestra.
Una palestra? Ovvio che sì, un luogo nel quale esercitarsi in prossimità di una sfida vera e concreta nella quale tutte le abilità messe in campo dovranno essere utilizzate al loro meglio.

VOGLIA: la voglia in movimento.
Oh, sempre sia benedetta una voglia che si sveglia dai torpori del quotidiano! Benché nascosta sotto strati e strati di arte bene o mal creata, la voglia fa capolino e certifica l’esistenza in vita dell’artista.
Una voglia sconcia? Sempre! Ma non c’è nulla di male in questo, è alla radice della vita, della conoscenza e carburante corrisposto della curiosità esistenziale.

ISPIRAZIONE: l’ispirazione.
Ovvero la scintilla creativa, quell’essere divinità creatrice che si esplica non solo nel dar seguito a una progenie, ma nel generare “oggetti” nuovi e personali, talvolta baciati dall’anelito universale.
Per merito mio? Per merito dell’interazione che l’artista ha con l’idea di te, oh musa. Di idee si parla. E di interazione con esse.

MAI LA DESTINAZIONE: mai, dico mai, la destinazione!
E qui siamo al vero nodo dolente. La musa non è destinataria di amore, ne è solo la scusa per riscoprirlo. L’artista si accalora, eccita, accende e tanto basta.
Come sarebbe a dire? Sentirsi vivo è tutto ciò che cerca, la musa è un mezzo, non la destinazione.

E L’AMORE? QUELLO CHE VIVIFICA E CURA? QUELLO CHE ACCOGLIE E PROTEGGE? QUELLO CHE CONDIVIDE E PROGETTA? QUELLO DELLA FIDUCIA E DELL’ESTREMO SACRIFICIO (TANTO OSANNATO)?

… AHAHAHAHAHAHAHAHAH!

C) Il piccolo compendio di sopravvivenza.

1) “Mi ha dedicato un racconto: bruttissimo.”
L’ABUSO DI BUONA CREANZA: sì, diciamolo, non tutto ciò che ispiriamo esce col buco e sì, diciamolo, a forza di compiacere l’artista si incorre in indicibili malori. La vostra buona creanza è un problema. Florida e bella, polposa come un frutto maturo, la buona creanza si presterà a essere fraintesa e violata, continuamente violata, in una parola: abusata. Per quanto possa costare, non siate troppo entusiaste di fronte a un’arte brutta, è diseducativo per l’artista e non lo aiuterà a raggiungere le vette dell’Arte. Lo fate per l’Arte, l’Artista e per il vostro stato psico-fisico. Dite che è brutto!

2) “Una poesia, bella era bella, ma non ho capito nulla.”
LA MANCATA COMPRENSIONE DELL’OPERA: oh, talvolta le parole, come le forme e le note, sono messe insieme con una logica molto personale. Sì, è come pensate… alla cazzo! La comprensione fugge, con il senso; sono di fatto una bella coppia e quando scappano lo fanno alla grande, lasciandovi interdette. Non abbiate timori, non siete voi a essere ignoranti e stupide e non coltivate pudori inutili, ditelo: non ho capito.

3) “Sono finita in un quadro astratto e non mi sono trovata.”
“Continua a rappresentarmi bionda: sono castana.”
MANCATA COINCIDENZA DI ATTRIBUTI FISICI E MORALI: duole, fa male, sì, non è sbagliato sentire le urla del vostro piccolo Narciso interiore, ha tutte le ragioni del mondo. Quando l’Artista esagera e vi proietta addosso un’immagine ideale troppo lontana, il dubbio è lecito e va esplicitato: hai cambiato musa?

4) “Continua a dedicarmi liriche chiamandomi con il nome della ex-moglie.”
IL NOME ERRATO: Santissimo Ragazzo, ma, ma, ma! Non si sorride davanti al nome errato, non si nicchia, non si sorvola perché solo voi sapete quanta acidità di stomaco provoca, quindi, prevenire l’ulcera è prioritario. La Musa qui non può lasciar correre. È indispensabile una strigliata con la spazzola dai denti di ferro. Pretendete di essere chiamate per nome ogni volta che vi rivolge la parola. L’alternativa è l’uso della succinta frase, terribile da sentirsi porre, “come mi chiamo io?” spruzzata a pioggia sulle conversazioni.

5) “Mi ha dedicato una canzone riciclando un vecchio testo.”
IL RICICLO: qui, Signore mie, è utile la prova. Le sensazioni non contano, è indispensabile la flagranza di reato. Certo, l’Artista avrà un bel dire che il suo linguaggio artistico è composto da quei cinque elementi lì, ma plagiare se stesso a fronte di differenti Muse è un’onta più per lui che per voi. Perciò non esitate, siate magnanime nella sottolineatura e, permettendovi anche di sbottare, affermate il vero: ma l’hai riciclato!

6) È SERIALE
L’essere polimusico di un Artista non è in assoluto un tratto disdicevole. Lo diventa quando si dichiara innamorato. Perdutamente innamorato. Poichè la condizione del perdutamente innamorato comporta un notevolissimo consumo di energie psico-fisiche, è chiaro che il moltiplicarsi in analoghe dichiarazioni ad altre Muse nasconde una forma menzognera, atta a mantenerevi in compiacenza. La responsabilità non è delle colleghe, bensì della leggerezza con la quale l’Artista dichiara il suo perduto amore. Ecco, siate il suo amore perduto e permettetevi un sonante e liberatorio ma vaffanculo!

7) “Ha iniziato a chiedermi di mandargli immagini di parti del mio corpo per aiutare l’ispirazione.”
L’IMMAGINE: che dire, va a gusti. Alla Musa può piacere essere un po’ esibizionista, sia pur protetta dall’immancabile promessa “tengo l’immagine per me, ma se vuoi la cancello all’istante”. Attente a cosa mandate però, oh Muse, potreste pentirvene amaramente ritrovando la vostra patonza a grandezza innaturale sbattuta sui muri della vostra città, o usata in promiscui giri d’affari che non vi riguardano, ma che esistono. L’immagine è tante cose: un trofeo di guerra (e va esposto come ogni buon trofeo, se no che trofeo è?), una stimolazione immaginifico-ghiandolare, un feticcio, un oggetto contro il quale scaricare ire, un simulacro, uno strumento ricattatorio; perciò pensate e valutate con attenzione, uscite per un attimo dallo stato confusional-narcisistico e riflettete sulle conseguenze.
E la fiducia?
…AHAHAHAHAHAHAHAH!
Quindi che foto mando? Il gomito!
Un ottimo consiglio, qualora le richieste fossero incessanti e fastidiose, lo fornisce Biagina Danieli (nel commento del :
“N.7 uhhhhhh….una volta, ma tempo fa, ho inviato foto di un Pisellone enorme, ha smesso di rompere”
Per spirito di servizio, segnalo un luogo in cui poter trovare qualche pezzo d’arte che ben si presta alla situazione (grazie A TE per arricchire ogni giorno il nostro triste immaginario):
cazzi fantastici e dove trovarli – prima parte
cazzi fantastici e dove trovarli – seconda parte

8) “Non vuole che risponda ad altri maschi.”
LA GELOSIA: l’artista polimusico (con più Muse) è, con ogni probabilità, anche un ottimo esternatore di gelosia. E annessi.
Il fatto di dedicare le proprie attenzioni a più Muse lo induce a credere che tutti siano poli-qualcosa e ciò lo porta a simpatiche forme di: stizza, muso, aggressività verbale, dispettucci, sputtanamento, provocazione di senso di colpa, sminuimento, bullismo, sarcasmo, offese in pubblico e in privato, stalking informatico, violazione della privacy.
Se le cose dovessero farsi pesanti, oltre a limitare le forme di accesso alle vostre pagine, è una denuncia ciò che ci vuole: Cyberstalking (sito informativo della Polizia Postale e delle Comunicazioni)

9) “Ho finito i complimenti, ne vuole sempre di nuovi o si offende.
DELL’INSAZIABILE: lo sapete in molte, si parte da un “che carino” e si arriva a “hai sconvolto la mia concezione di eurismo, costringendomi continuamente (ma continuamente continuamente) a trovare significati nuovi e, seppur non volendo, a trovare (ancora trovare e continuamente trovare) inedite suggestioni a O-G-N-I SINGOLA parola (suono, forma, quello che è…).”
Fermate subito la progressione! Non sapete dove potrà infilarvi, anche a rate mensili, se non siete in grado di dire di no! Preparetevi, i capricci non mancheranno, quindi addestratevi tramite qualche seduta con piccoli despoti figli di parenti o amici (la vostra figliolanza è sconsigliata, poiché è necessario un ambito in cui il distacco risulti fin da subito elemento salutarissimo). Appena pronte, regalatevi uno stop, un passo indietro e sì, rischiate tutto, di nuovo, su ciò che davverò sentite per l’opera: che carino!

10) “Mi ha detto un mucchio di bugie.”
BUGIE IN ENRATA: diciamolo, sono tante.
Del tutto comprensibile, sia chiaro, cosa non farebbe l’Artista per avvicinarsi all’immagine ideale che ci ha acchiappate? Di tutto. Sì. Anche qualcosa di più. Ah, umana debolezza!
La tentazione è fortissima ed è semplice mettere in atto il castello di parole e fantasie. La casistica continuamente offre le più belle e immaginifiche trasfigurazioni; sarebbe facile ingentilire il testo riportandone alcune, ma no, ognuna pensi alla propria esperienza, c’è di sicuro ottimo materiale per ridere diversi minuti. Ovvio, non c’è riso se la situazione è in corso (permane un simpatico misto di sconforto e incazzatura rivolto alternativamente a sé o all’Artista.).
Quindi, Signore, abituatevi ad applicare la TARA! Non incolpatelo ripetutamente, è inutile. Vi ha detto di essere un figo pazzesco? TARA! Di essere solo? TARA! Di amare unicamente voi? TARA! Di essere ricchissimo? TARA!
La tara è indispensabile, ma non risolve, soprattutto nel caso in cui lui vi abbia davvero sommerse di balle, così tante da rendere impossibile il denudarsi di fronte ai vostri complici occhi.
E quindi?
E quindi il rischio sostituzione di persona è dietro l’angolo. Terribile, lo so, ma Cyrano è un classico sempre attuale.
Esiste un’alternativa?
La buona notizia è che l’alternativa esiste e si chiama spoglia la cipolla. Sì, si piange e non si sa dove si va a finire a forza di togliere e pulire, ma… non eravate interessate al suo cuore?

11) “Gli ho detto un mucchio di bugie.”
BUGIE IN USCITA: diciamolo, sono tante.
Del tutto comprensibile, sia chiaro, cosa non fareste per avvicinarvi all’immagine ideale in chi avete acchiappato? Di tutto. Sì. Anche qualcosa di più. Ah, umana debolezza!
La tentazione è fortissima ed è semplice mettere in atto il castello di parole e fantasie. (Questo incipit è praticamente identico a quello del punto precedente: è vero, non ho fatto distinzioni.)
E adesso?
Adesso sono “cazzi amari” (ringraziamo, per il prestito del modo di dire, il M.R.D.F.M.R. o Movimento di Riconoscimento Dignità alle Frasi dalla Miglior Resa). Ben dice chi sostiene che la verità paghi sempre: è una bugia anche questa. La verità paga in casi eccezionali e non subito, ma a 30/60/90 giorni, come foste una fattura.
Sono sicura di essere il caso eccezionale, tutto sommato sono addirittura piacente.
Attenzione! Non sottovalutate mai la vostra peggiore antagonista: voi, nella sua testa!
Nei mesi son successe cose, vi ha attribuito vezzi, gesti, modi d’essere e di fare… ABITI! Ok, anche mugolii, abilità amatorie, frasario e di sicuro non ha visualizzato la cellulite. Per lui sarà comunque dura.
E quindi?
E quindi lo si prepara. E poi, è il caso di ricordarglielo, non aveva chiuso con il passato? Ecco, fategli includere anche il vostro passato prossimo.

IL CONSIGLIO IN PIÙ

Quando il giorno verrà, regalatevi reciprocamente l’elenco delle balle profuse. Vi hanno detto che non si fa? Che guai ad ammettere? Ok, mi contraddico, ebbene mi contraddico: la verità paga, più o meno, sempre.

12) “Ho scoperto che altre donne sono certissime che l’opera sia stata dedicata a loro.”
L’OPERA POLIVALENTE: è quell’opera ispirata che, guarda un po’, ha valore per più persone. Ora, non parliamo di una semplice immedesimazione, un sentire universale, la capacità dell’opera di parlare a molti cuori, no, qui si parla di una rete a strascico.
Cos’è una rete a strascico?
La rete a strascico è l’opera, creata da un abile Artista, composta da riferimenti a più Muse. Ciascuna coglierà il riferimento unico e univoco e considererà l’opera a sé dedicata, felice.
È indubbiamente una tecnica che implica cura e attenzione, ma il suo rapporto impegno/benefici la rende in assoluto la più economica.
Quando le Muse hanno occasione di confrontarsi sull’arte che hanno ispirato, capita che la costernazione si presenti di fronte a quell’unico prodotto comune a tutte. Non mancano esclamazioni tipo: “la rosa è il mio fiore, io sono la rosa dai petali vellutati e dal profumo intensissimo!”; “il mare è la metafora del suo sentimento da quando ha iniziato a dedicarmi opere!”; “la luna, cazzo, sono sempre stata la sua luna!”.
Ebbene sì, l’opera polivalente ha dentro tutto. Ma indaghiamola con attenzione, per riconoscerla.
CARATTERISTICHE DELL’OPERA POLIVALENTE:
1) Presenza di più immagini simboliche (che una Musa si complimenta per l’uscita dal conseueto codice amoroso, credendo d’ispirare, di tanto in tanto, un soffio di eccentrica novità!);
2) Vaghezza (l’occhio è di fuoco, dolce, luminoso, i capelli son di seta, morbidi, sul viso, tra le dita, il seno è… il capezzolo è un bocciolo turgido, i fianchi morbidi, le mani bellissime; scordatevi colorazioni, forme effettive, tutto ciò che identifica, scordatevi soprattutto il nome!);
3) Richiesta (sì, perché c’è chi ha dato e chi deve dare; chi ha dato che si replichi, chi deve dare cosa sta aspettando ancora?);
4) Collocazione a-temporale (vaghezza + metafora; l’attimo è inevitabilmente elevato e prende le sembianze di un immaterico vissuto, sia pur carnale, impossibile da piazzare qui o lì nel tempo, nello spazio, nella situazione reale.).
Che fare quando ci si accorge della polivalenza dell’opera?
Una cosa faticosissima: cercare le altre Muse e parlarsi.
Ma questo farà sparire l’Artista!
Oh, sì, capisco.
Come si fa a sapere se un’opera è genuina e dedicata solo a me?
Il metodo più sicuro? L’opera non pubblica, bensì privata. Certo, l’Artista seriale lo è anche in questo e invierà molteplici opere personalissime tutte uguali, ma che fatica! Comunque non rischierete che quella nata per voi serva smaccatamente e pubblicamente da esca per altre Muse… sempre antipatico, no?

13) “Mi corteggia in modo serrato e non so come arginare la cosa.”
LO STOP: lo so, è brutto, è la morte della Musa interiore, ma quando la cosa vi asfissia è arrivato il momento di prendere aria. Quanta aria, vedete un po’ voi.
Di vero c’è solo una cosa: se vi sentite a disagio, c’è qualcosa di sbagliato, da indagare: FATELO!

IL CONSIGLIO IN PIÙ

Le altre Muse sono risorse importanti. Non lasciatevi mettere in competizione e aiutatevi, perché il momento della sostituzione, che piaccia o meno, arriva per tutte.

14) “Da quando ho accettato la videochiamata non mi dedica più nulla.”
DELLA GRADEVOLEZZA: oh, questo è un problema, non si corrisponde all’immagine idealizzata. Non c’è soluzione. L’aver dato indicazioni precise, o meno, conta poco. Un rifiuto è sempre duro da accettare, ma va fatto. Regalatevi una coccola speciale e voltate pagina, non siete in assoluto sbagliate, semplicemente non siete giuste per l’Artista, capita anche alle migliori e il video è lì a dichiararlo, quindi, si ritorni all’antico e potente vecchio adagio: chi non vi ama non vi merita!

15) “Da quando ci siamo incontrati non mi dedica più nulla.”
DELLA SPIACEVOLEZZA: spiace, ma non è scattata la scintilla. Magari la gradevolezza c’era, ma la compatibilità a pelle non è stata invitata all’appuntamento, e ve ne siete accorte. In qualche modo ne siete anche rimaste sollevate e non avete fatto nulla, nulla, nulla, per far funzionare l’incontro. In certe occasioni si ha addirittura voglia di scappare.
Ecco, la prossima volta osate: scappate!

16) “Da quando glie l’ho data non mi dedica più nulla.”
LA SINDROME DA TROFEO: sì, bellissimo, ambito, agognato trofeo. Qual è il posto di un trofeo? Sulla mensola (a prender polvere).
TIMOR PANICO: esiste e vive in mezzo a noi.
Il panico è un animaletto poco docile che usa saltar fuori quando meno ci si aspetta e l’Artista può esserne vittima al pari degli altri. Troppo coinvolgimento duole a chi si teme in amore. Scordatevi d’essere la terapia!
INCASTRI: eh, niente, non ha gradito la vostra particolare mossa dell’aragosta. Qualche domanda potete pur porvela: che non vada bene per tutti? che non vada bene proprio con nessuno? è ora di rinnovare il parco posizioni magiche? Le domande sane non guastano, ma con cautela, siete Muse.

17) “Da quando non ho accettato di dargliela, mi dedica cose terribili.”
IL CAMPANELLO D’ALLARME: c’è un solo modo per dirlo: ARIA!!!

18) “Da quando non gliel’ho data mi dedica cose bellissime. (Camelia Nina)
L’ETERNO VIRGINEO: ecco, la situazione è assai confortevole e appagante per il piccolo e amato Ego… ma la carne?

19) “Continua a dedicarmi canzoni di Gigi D’Alessio. (Centoquarantadue)
DELL’ESTRANEITÀ: c’è qualcosa, qualcosa che non capite, non vi spiegate quella sensazione di estraneità che coglie a un tratto, il dubbio sonoro di un equivoco, il fastidio fisico, la nausea mattutina, un senso di stanchezza… siete incinte! E non è la notizia peggiore: il padre è lui! Gli amanti di Giggino hanno lo spermatozoo veloce, è ora che lo sappiate.

20) Son stanca de esser corteggiata dalli defunti vaginae!
LO SEGAIOLO STOLTO: esso appare se la Divina Musa è provvista sopratutto di mammella procace, e per levarsi dalle caviglie siffatto sfrangiator d’organi altrui, ella allontanerà dalla sottana – anco per non esser accusata di pulcredine o impudicizia – a colpi di cilicio lo molesto impestatore spacciatosi per principe dell’arte. (by Adriano)

I VOSTRI CONSIGLI

unallegropessimista Dice:
Comunque dipende per chi si fa la musa.
A pittori la devi dare. Marta Marzotto il culo di Renato Gottuso. Amanda Lear Savator Dalì
Ai poeti assolutamente non devi dargliela, continueranno a scrivere poesie. Petrarca e Laura, Dante e Beatrice.
I cantanti vi dedicheranno canzoni all’inizio e alla fine della storia. Ramazzotti Hunziker, Ligabue e Donatella Missori.
Gli scrittori al massimo un libro.
Quindi come vedi dipende per chi diventi musa. In ogni caso se vuoi essere eterna musa non devi dargliela mai.

zipgong Dice:
ritorniamo alla lectio magistralis.
Primo. Non dargliela.
Secondo. Non dargliela ma con il contorno.
Terzo. Il dolce alla fine ci vuole. Dai, dagliela.

andream2016 Dice:
Ok! Dialogo:
Musato: “oh mia musa ecco un quadro a te ispirato”
Musa: “fa schifo!”
Musato: “ma è un’ode alla tua bellezza!!”
Musa: “te lo dico io che fare, prendi la tua «ode» arrotolala e ficcatela su per il deretano! E se insisti ti denuncio per stalking!!”
Della serie « i musati sono bestie anco loro, muse, non feriteli »

D) Varie ed eventuali.


Se c’è un’indicazione che vorrei restasse è questa:
in caso di attenzioni moleste, furti (o uso improprio) di materiale personale, ricatti, non esitate a rivolgervi qui: Cyberstalking (sito informativo della Polizia Postale e delle Comunicazioni).

Bene, il breve corso termina qui.
È però in preparazione una giornata di corso avanzato, un aggiornamento vero e proprio.
Resto a disposizione per dubbi, suggerimenti e scambio di opinioni: endorsement@virgilio.it


Grazie a tutte e a tutti per l’attenzione e i preziosissimi contributi, in particolare (in rigoroso ordine di apparizione) Camelia Nina, Centoquarantadue, BD, unallegropessimista, zipgong, andream2016, Nonna Pitilla, Adriano!
Alla prossima!

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Sportello Aiuto Muse (SAM)

immagine presa da qui
È con estremo piacere che annuncio la nascita di SAM, lo Sportello Aiuto Muse!

SAM si attiva su richiesta (endorsement@virgilio.it) o si sveglia quando si accorge che c’è un motivo d’allerta.

Oggi SAM nasce ed è sveglio, poiché nell’aria c’è…

L’opera polivalente!

Ebbene sì, l’Osservatorio Permanente Muse ha individuato la presenza di alcune opere destinate a più Muse in contemporanea. Per imparare a riconoscerle, ecco un istruttivo punto del Piccolo Compendio di Sopravvivenza, tratto dal Breve Corso di Sopravvivenza per Muse. Buona lettura!

L’OPERA POLIVALENTE: è quell’opera ispirata che, guarda un po’, ha valore per più persone. Ora, non parliamo di una semplice immedesimazione, un sentire universale, la capacità dell’opera di parlare a molti cuori, no, qui si parla di una rete a strascico.

Cos’è una rete a strascico?
La rete a strascico è l’opera, creata da un abile Artista, composta da riferimenti a più Muse. Ciascuna coglierà il riferimento unico e univoco e considererà l’opera a sé dedicata, felice.
È indubbiamente una tecnica che implica cura e attenzione, ma il suo rapporto impegno/benefici la rende in assoluto la più economica.
Quando le Muse hanno occasione di confrontarsi sull’arte che hanno ispirato, capita che la costernazione si presenti di fronte a quell’unico prodotto comune a tutte. Non mancano esclamazioni tipo: “la rosa è il mio fiore, io sono la rosa dai petali vellutati e dal profumo intensissimo!”; “il mare è la metafora del suo sentimento da quando ha iniziato a dedicarmi opere!”; “la luna, cazzo, sono sempre stata la sua luna!”.
Ebbene sì, l’opera polivalente ha dentro tutto. Ma indaghiamola con attenzione, per riconoscerla.

CARATTERISTICHE DELL’OPERA POLIVALENTE:
1) Presenza di più immagini simboliche: la Musa si complimenta per l’uscita dal conseueto codice amoroso, credendo d’ispirare, di tanto in tanto, un soffio di eccentrica novità!
2) Vaghezza: l’occhio è di fuoco, dolce, luminoso, i capelli son di seta, morbidi, sul viso, tra le dita, il seno è… il capezzolo è un bocciolo turgido, i fianchi morbidi, le mani bellissime; scordatevi colorazioni, forme effettive, tutto ciò che identifica, scordatevi soprattutto il nome!
3) Richiesta: sì, perché c’è chi ha dato e chi deve dare; chi ha dato che si replichi, chi deve dare cosa sta aspettando ancora?
4) Collocazione a-temporale: vaghezza + metafora; l’attimo è inevitabilmente elevato e prende le sembianze di un immaterico vissuto, sia pur carnale, impossibile da piazzare qui o lì nel tempo, nello spazio, nella situazione reale.

Che fare quando ci si accorge della polivalenza dell’opera?
Una cosa faticosissima: cercare le altre Muse e parlarsi.

Ma questo farà sparire l’Artista!
Oh, sì, capisco.

Come si fa a sapere se un’opera è genuina e dedicata solo a me?
Il metodo più sicuro? L’opera non pubblica, bensì privata. Certo, l’Artista seriale lo è anche in questo e invierà molteplici opere personalissime tutte uguali, ma che fatica! Comunque non rischierete che quella nata per voi serva smaccatamente e pubblicamente da esca per altre Muse… sempre antipatico, no?

Max Gazzè – L’uomo più furbo
L’uomo più furbo del mondo
Conquistatore instancabile e attento
Ha avuto donne di tutti i paesi
Donne che aspettano il ritorno
L’unica donna che ha tanto amato
Gli ha voltato lo sguardo
Un incontro all’ultimo bacio
Con lei non poteva rifarlo
Negli occhi di tutte le donne del mondo
Quando le accarezza
Cerca lei
Che non vuole più l’uomo più furbo
L’uomo più furbo
L’uomo più furbo del mondo
Fuma tre pacchi di sigari al giorno
Gli bruciano gli occhi dal fumo e dal pianto
Come il pianto che non scenderà mai
Per lei con cui non può più stare
Per lei con cui non può parlare
Perché lei uccisa dal rancore
Gli ha negato per sempre l’amore
Negli occhi di tutte le donne del mondo
Quando le accarezza
Cerca lei
Negli occhi di tutte le donne del mondo
Quando le accarezza
Cerca lei…
L’uomo più furbo del mondo
Può avere tre o quattro donne al secondo
Quella sera torna a casa da solo
Scaccia gli sguardi come scaccia le zanzare
E rinuncia al suo amore di sempre
Che non potrà mai scordare
Negli occhi di tutte le donne del mondo
Quando le accarezza
Cerca lei
Che non vuole più l’uomo più furbo
L’uomo più furbo
L’uomo più furbo
L’uomo più furbo
L’uomo più furbo
L’uomo più furbo
Fonte: Musixmatch
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8 sfumature di musa – breve corso di sopravvivenza per muse (conclusioni)

ESEMPIO DI MUSO IN QUADRUPLICE COPIA
Geoff Castellucci – SIXTEEN TONS | Low Bass Singer Cover
Il video è un gentile omaggio proveniente dalla Galassia dei Musi. Grazie Ragazzi!

E) Chiusura dei lavori, ringraziamenti e saluti.

8 SFUMATURE DI MUSA.
Ma perché 8?
8 sono gli elementi dell’enunciazione, o meglio, grazie a una metafora automobilistica, una Musa è così descrivibile: veicolo, forma, abitacolo, motore, autoscuola, voglia, ispirazione, destinazione (ebbene sì, ho utilizzato la classica associazione Donna = Automobile. L’ho fatto.).
La scelta del numero e degli elementi è puramente arbitraria; andando dritta al punto direi che mi piaceva così… l’8 ha una linea così femminile!

BREVE CORSO DI SOPRAVVIVENZA PER MUSE.
Era davvero indispensabile?
No!
In più, quanto scritto non cambierà nulla nelle pratiche di ciascuna. So che ammettere l’inutilità di un corso di sopravvivenza è inusuale, ma è generalmente veritiero.
Quale utilità allora?
Dunque, direi che abbiamo riso, pensato, cazzeggiato.
Se c’è un’indicazione che vorrei restasse è questa:
in caso di attenzioni moleste, furti (o uso improprio) di materiale personale, ricatti, non esitate a rivolgervi qui: Cyberstalking (sito informativo della Polizia Postale e delle Comunicazioni).

Ma prima di piangere e abbracciarci tutte, vediamo di cosa abbiamo parlato in queste giornate:
A) L’OGGETTO DEL CONTENDERE, ovvero L’AMORE;
eh sì.
B) PER UNA MODERNA ENUNCIAZIONE;
si può forse pensare di essere citate utilizzando vecchie enunciazioni?
C) RACCOLTA DELLE TESTIMONIANZE;
detto in termini epistemologici: mi sembra il minimo!
D) IL PICCOLO COMPENDIO DI SOPRAVVIVENZA in 20 punti;
è e sarà il più bel gioiello ciondolo consultabile che abbiate mai visto (ok-ok, sto pensando al merchandising).

Bene, il breve corso termina qui.
È però in preparazione una giornata di corso avanzato, un aggiornamento vero e proprio.
Resto a disposizione per dubbi, suggerimenti e scambio di opinioni: endorsement@virgilio.it

Che dire ancora? I dolci che avete portato e che abbiamo “spazzolato” insieme in pausa caffè erano favolosi, grazie.
Grazie anche per i numeri di telefono di arigiani, massaggiatori, parrucchieri, meccanici, cuochi, sarti, guide e per la fondamentale individuazione di canneti.
Grazie a tutte e a tutti per l’attenzione e i preziosissimi contributi, in particolare (in rigoroso ordine di apparizione) Camelia Nina, Centoquarantadue, BD, unallegropessimista, zipgong, andream2016, Nonna Pitilla, Adriano!
Alla prossima!

endorsum

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8 sfumature di musa – breve corso di sopravvivenza per muse (7)

Вера Брежнева – “Мамочка” (Vera Brezhneva – Mamochka)
(consiglio a ogni musa la visione per intero del video, fortemente attinente all’argomento! ok, il video è ironico…)
Vorrei ascoltarti – Siediti più vicino e dammi un buon consiglio – Da quando ha preso la mia anima? – Non lo so, ma il tuo amuleto non mi salverà – (RIT.)Mamma, mi chiedo di lui con la margherita – Mi ama – non mi ama – Mamma, è tranquillo, come un grande fiume – E io sono come una barca in quel fiume – Non si può spiegare cosa c’è in lui – Non è negli altri, ma non riesco a staccargli gli occhi di dosso – È incomprensibile per i miei amici – È diverso, lo so, lui è unico Mamma, mi chiedo di lui con la margherita Mi ama – non mi ama Mamma, è tranquillo, come un grande fiume E io sono come una barca dentro quel fiume.(rit. 3 volte).

Continuiamo.

D) Il piccolo compendio di sopravvivenza.

14) “Da quando ho accettato la videochiamata non mi dedica più nulla.”
DELLA GRADEVOLEZZA: oh, questo è un problema, non si corrisponde all’immagine idealizzata. Non c’è soluzione. L’aver dato indicazioni precise, o meno, conta poco. Un rifiuto è sempre duro da accettare, ma va fatto. Regalatevi una coccola speciale e voltate pagina, non siete in assoluto sbagliate, semplicemente non siete giuste per l’Artista, capita anche alle migliori e il video è lì a dichiararlo, quindi, si ritorni all’antico e potente vecchio adagio: chi non vi ama non vi merita!

15) “Da quando ci siamo incontrati non mi dedica più nulla.”
DELLA SPIACEVOLEZZA: spiace, ma non è scattata la scintilla. Magari la gradevolezza c’era, ma la compatibilità a pelle non è stata invitata all’appuntamento, e ve ne siete accorte. In qualche modo ne siete anche rimaste sollevate e non avete fatto nulla, nulla, nulla, per far funzionare l’incontro. In certe occasioni si ha addirittura voglia di scappare.
Ecco, la prossima volta osate: scappate!

16) “Da quando glie l’ho data non mi dedica più nulla.”
LA SINDROME DA TROFEO: sì, bellissimo, ambito, agognato trofeo. Qual è il posto di un trofeo? Sulla mensola (a prender polvere).
TIMOR PANICO: esiste e vive in mezzo a noi.
Il panico è un animaletto poco docile che usa saltar fuori quando meno ci si aspetta e l’Artista può esserne vittima al pari degli altri. Troppo coinvolgimento duole a chi si teme in amore. Scordatevi d’essere la terapia!
INCASTRI: eh, niente, non ha gradito la vostra particolare mossa dell’aragosta. Qualche domanda potete pur porvela: che non vada bene per tutti? che non vada bene proprio con nessuno? è ora di rinnovare il parco posizioni magiche? Le domande sane non guastano, ma con cautela, siete Muse.

17) “Da quando non ho accettato di dargliela, mi dedica cose terribili.”
IL CAMPANELLO D’ALLARME: c’è un solo modo per dirlo: ARIA!!!

18) “Da quando non gliel’ho data mi dedica cose bellissime. (Camelia Nina)
L’ETERNO VIRGINEO: ecco, la situazione è assai confortevole e appagante per il piccolo e amato Ego… ma la carne?

19) “Continua a dedicarmi canzoni di Gigi D’Alessio. (Centoquarantadue)
DELL’ESTRANEITÀ: c’è qualcosa, qualcosa che non capite, non vi spiegate quella sensazione di estraneità che coglie a un tratto, il dubbio sonoro di un equivoco, il fastidio fisico, la nausea mattutina, un senso di stanchezza… siete incinte! E non è la notizia peggiore: il padre è lui! Gli amanti di Giggino hanno lo spermatozoo veloce, è ora che lo sappiate.

20) Son stanca de esser corteggiata dalli defunti vaginae!
LO SEGAIOLO STOLTO: esso appare se la Divina Musa è provvista sopratutto di mammella procace, e per levarsi dalle caviglie siffatto sfrangiator d’organi altrui, ella allontanerà dalla sottana – anco per non esser accusata di pulcredine o impudicizia – a colpi di cilicio lo molesto impestatore spacciatosi per principe dell’arte. (by Adriano)

I VOSTRI CONSIGLI

unallegropessimista Dice:
Comunque dipende per chi si fa la musa.
A pittori la devi dare. Marta Marzotto il culo di Renato Gottuso. Amanda Lear Savator Dalì
Ai poeti assolutamente non devi dargliela, continueranno a scrivere poesie. Petrarca e Laura, Dante e Beatrice.
I cantanti vi dedicheranno canzoni all’inizio e alla fine della storia. Ramazzotti Hunziker, Ligabue e Donatella Missori.
Gli scrittori al massimo un libro.
Quindi come vedi dipende per chi diventi musa. In ogni caso se vuoi essere eterna musa non devi dargliela mai.

zipgong Dice:
ritorniamo alla lectio magistralis.
Primo. Non dargliela.
Secondo. Non dargliela ma con il contorno.
Terzo. Il dolce alla fine ci vuole. Dai, dagliela.

andream2016 Dice:
Ok! Dialogo:
Musato: “oh mia musa ecco un quadro a te ispirato”
Musa: “fa schifo!”
Musato: “ma è un’ode alla tua bellezza!!”
Musa: “te lo dico io che fare, prendi la tua «ode» arrotolala e ficcatela su per il deretano! E se insisti ti denuncio per stalking!!”
Della serie « i musati sono bestie anco loro, muse, non feriteli »

continua…

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Palette da matti: i musi

ECCO UN ALTRO FANTASTICO REGALONE! NON C’È NIENTE DA FARE, LE MUSE ISPIRANO AL SOL PENSIERO… ANCHE I MUSI PERÒ!

TRASLAZIONE O PARODIA? IN OGNI CASO GRAZIE NINA!


Palette da matti: i musi

Postato il di Camelia Nina

Dopo la lettura del piccolo manuale di sopravvivenza per Muse scritto egregiamente da Endy (e che potete trovare qui), ho pensato che in questi tempi di lotte per il conseguimento della parità, anche gli uomini meritano un occhio di particolare premura e considerazione.

Perché certe cose accadono a tutti. Indistintamente!

NB Questo articolo nasce come speCulare a quello di Endy, come già detto, ma gode di una sua esistenza autonoma e individuale. Per cui non so se e quando seguiranno. approfondimenti.

Buona lettura.

UOMI!
INUTILE GIRARCI ATTORNO, A QUALCUNO CAPITA, IN QUESTI LUOGHI INTERNETTIANI AMENI ANCHE A PIÙ DI QUALCUNO: SI DIVENTA “MUSI: I SPIRATI”. ADDENTRIAMOCI QUINDI NELLA MATERIA, ABBEVERIAMOCI ALLA CHIARA FONTE DELLA CONSAPEVOLEZZA E IMPARIAMO A VIVERE TALE FELICE STATO IN SERENA LEGGEREZZA.
INIZIA OGGI IL BREVE CORSO DI SOPRAVVIVENZA PER MUSI.

“Cantami o Divo
Di quel peloso Muso
L’irta barbetta che infiniti addusse lutti
ai Clitoridei. Molte (donne n.d.r.), anzi tempo all’Orco,
generose  inflataron (anglicismo) negli oboi,
O erano cani? O augelli? Orrido e infasto
lor pelo rasò (così per Giove!
l’alto consiglio anche sulla tempia), da quando
primamente disgiunse aspra contesa
Tra il Prurito, l’ Artrite e il sivo  (arcaico per sporco) a mille.

Il muso è un veicolo per.
Un forma che attira.
Un abitacolo quando.
Un motore se.
Un’autoscuola, in ogni caso.
La voglia in movimento.
L’ispirazione.
Ma mai, dico mai, una destinazione!

1) VEICOLO: il muso è un veicolo per.
Portare in giro denti e lingua, nonché saliva (saliva indica proprio che è un nesso di trasporto!) in un tempo limitato. È, per così dire, il modo più agevole e veloce per.

2) FORMA: una forma che attira.
Ebbene sì, il muso è una forma della quale poco si indaga il contenuto. Riluce e attira, poiché lucido e riflettente. Riflette ciò che vi si proietta addosso. È uno specchio traslato. Come quello del cesso che denuncia sempre un wc in bella mostra.

3) ABITACOLO: un abitacolo quando.
Quando la vita è triste e cupa, piena di solitudini e frustrazioni, ecco che il muso diventa la giusta e perfetta espressione dell’esistenza.

4) MOTORE: un motore se.
Se il proprio motore è spompato, con all’attivo troppi chilometri macinati e vien meno la spinta propulsiva originale, ecco che il muso rappresenta l’ausiliario del traffico.

5) AUTOSCUOLA: un’autoscuola, in ogni caso.
Dire navescuola  pareva brutto e inappropriato, ma il concetto quello resta.

6) VOGLIA: la voglia in movimento.
Oh, sempre sia benedetta una voglia che si sveglia dai torpori del quotidiano! 

7) ISPIRAZIONE: l’ispirazione.
Ovvero la scintilla crativa, quell’essere divinità cratrice che si esplica non solo nel dar seguito a una progenie, ma nel generare “oggetti” nuovi e personali, talvolta baciati dall’anelito universale.

8) MAI LA DESTINAZIONE: mai, dico mai, la destinazione!
E qui siamo al vero nodo dolente. Il muso non è destinatario di amore, ne è solo la scusa per riscoprirlo.
Ma per ora, copriamolo.

CORRISPONDENZE TRA LE CARATTERISTICHE SUCCITATE, I MUSI E LE ARTI CUI SOVRINTENDONO

I musi

1) Musumeci —》 geografia
2) Aculodigallina —》geometria sacrale
3) Musone —》tragedia
4) Mustang —》 arti meccaniche
5) Duro —》 lirica accorata
6) Mousse (dialettale) —》 g-astronomia
7) Musetto —》 poesia amorosa, musica neomelodica e lirica meroliana
8) Museruola —》 commedia2019 o abbreviato c-19

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Faro!

OK, È UN PO’ FORTINA, MA COME NEGARLO?
DI SEGUITO L’ILLUMINANTE POST SUL NUOVO FARO DELLA CULTURA ITALIANA!
(GRAZIE DEBBY PER IL REGALONE, MA I MIEI POST SONO TUTTI GODIBILISSIMI 😛 )


“Magari i suoi post non sono tutti godibilissimi, niente da dire, ma il leggendario fiuto mondan-letterario di Endorsum ( https://wordpress.com/read/blogs/171106590 ) si conferma quasi infallibile!!!” — Antalgica Poetica

In coda al suo ormai leggendario “Manuale di sopravvivenza per muse” le pagine letterarie dei più letti quotidiani m o n d i a l i s’accendono di riscontri e prese di posizione ….. finalmente è DIBBBBATTITO!!!!!! 😀 😀 😛 😛


Musa a chi? Storie di donne rimaste nell’ombra

di Lara Crinò

Proserpina, di Dante Gabriele Rossetti, raffigura Lizzie Seddal, compagna e musa dell’artista 

Da Lou Andreas-Salomé, che ispirò Rilke e Nietzsche, alla fidanzata di Kerouac, Alene Lee. In un’antologia intitolata ironicamente “Musa e getta”, sedici scrittrici italiane ripercorrono l’esistenza di signore “indimenticabili ma a volte dimenticate”. Per riportarle al centro della scena, come qui spiegano le curatrici del progetto.

tratto da “La Repubblica” online del 1° marzo 2021

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8 sfumature di musa – breve corso di sopravvivenza per muse (6)

Roberto Santoro – Giulia già se ne va

Continuiamo.

D) Il piccolo compendio di sopravvivenza.

12) “Ho scoperto che altre donne sono certissime che l’opera sia stata dedicata a loro.”
L’OPERA POLIVALENTE: è quell’opera ispirata che, guarda un po’, ha valore per più persone. Ora, non parliamo di una semplice immedesimazione, un sentire universale, la capacità dell’opera di parlare a molti cuori, no, qui si parla di una rete a strascico.
Cos’è una rete a strascico?
La rete a strascico è l’opera, creata da un abile Artista, composta da riferimenti a più Muse. Ciascuna coglierà il riferimento unico e univoco e considererà l’opera a sé dedicata, felice.
È indubbiamente una tecnica che implica cura e attenzione, ma il suo rapporto impegno/benefici la rende in assoluto la più economica.
Quando le Muse hanno occasione di confrontarsi sull’arte che hanno ispirato, capita che la costernazione si presenti di fronte a quell’unico prodotto comune a tutte. Non mancano esclamazioni tipo: “la rosa è il mio fiore, io sono la rosa dai petali vellutati e dal profumo intensissimo!”; “il mare è la metafora del suo sentimento da quando ha iniziato a dedicarmi opere!”; “la luna, cazzo, sono sempre stata la sua luna!”.
Ebbene sì, l’opera polivalente ha dentro tutto. Ma indaghiamola con attenzione, per riconoscerla.
CARATTERISTICHE DELL’OPERA POLIVALENTE:
1) Presenza di più immagini simboliche (che una Musa si complimenta per l’uscita dal conseueto codice amoroso, credendo d’ispirare, di tanto in tanto, un soffio di eccentrica novità!);
2) Vaghezza (l’occhio è di fuoco, dolce, luminoso, i capelli son di seta, morbidi, sul viso, tra le dita, il seno è… il capezzolo è un bocciolo turgido, i fianchi morbidi, le mani bellissime; scordatevi colorazioni, forme effettive, tutto ciò che identifica, scordatevi soprattutto il nome!);
3) Richiesta (sì, perché c’è chi ha dato e chi deve dare; chi ha dato che si replichi, chi deve dare cosa sta aspettando ancora?);
4) Collocazione a-temporale (vaghezza + metafora; l’attimo è inevitabilmente elevato e prende le sembianze di un immaterico vissuto, sia pur carnale, impossibile da piazzare qui o lì nel tempo, nello spazio, nella situazione reale.).
Che fare quando ci si accorge della polivalenza dell’opera?
Una cosa faticosissima: cercare le altre Muse e parlarsi.
Ma questo farà sparire l’Artista!
Oh, sì, capisco.
Come si fa a sapere se un’opera è genuina e dedicata solo a me?
Il metodo più sicuro? L’opera non pubblica, bensì privata. Certo, l’Artista seriale lo è anche in questo e invierà molteplici opere personalissime tutte uguali, ma che fatica! Comunque non rischierete che quella nata per voi serva smaccatamente e pubblicamente da esca per altre Muse… sempre antipatico, no?

13) “Mi corteggia in modo serrato e non so come arginare la cosa.”
LO STOP: lo so, è brutto, è la morte della Musa interiore, ma quando la cosa vi asfissia è arrivato il momento di prendere aria. Quanta aria, vedete un po’ voi.
Di vero c’è solo una cosa: se vi sentite a disagio, c’è qualcosa di sbagliato, da indagare: FATELO!

IL CONSIGLIO IN PIÙ

Le altre Muse sono risorse importanti. Non lasciatevi mettere in competizione e aiutatevi, perché il momento della sostituzione, che piaccia o meno, arriva per tutte.

continua…

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8 sfumature di musa – breve corso di sopravvivenza per muse (5)

Rohöl – compagnie Zirkus Morsa cirque contemporain

Continuiamo.

D) Il piccolo compendio di sopravvivenza.

10) “Mi ha detto un mucchio di bugie.”
BUGIE IN ENRATA: diciamolo, sono tante.
Del tutto comprensibile, sia chiaro, cosa non farebbe l’Artista per avvicinarsi all’immagine ideale che ci ha acchiappate? Di tutto. Sì. Anche qualcosa di più. Ah, umana debolezza!
La tentazione è fortissima ed è semplice mettere in atto il castello di parole e fantasie. La casistica continuamente offre le più belle e immaginifiche trasfigurazioni; sarebbe facile ingentilire il testo riportandone alcune, ma no, ognuna pensi alla propria esperienza, c’è di sicuro ottimo materiale per ridere diversi minuti. Ovvio, non c’è riso se la situazione è in corso (permane un simpatico misto di sconforto e incazzatura rivolto alternativamente a sé o all’Artista.).
Quindi, Signore, abituatevi ad applicare la TARA! Non incolpatelo ripetutamente, è inutile. Vi ha detto di essere un figo pazzesco? TARA! Di essere solo? TARA! Di amare unicamente voi? TARA! Di essere ricchissimo? TARA!
La tara è indispensabile, ma non risolve, soprattutto nel caso in cui lui vi abbia davvero sommerse di balle, così tante da rendere impossibile il denudarsi di fronte ai vostri complici occhi.
E quindi?
E quindi il rischio sostituzione di persona è dietro l’angolo. Terribile, lo so, ma Cyrano è un classico sempre attuale.
Esiste un’alternativa?
La buona notizia è che l’alternativa esiste e si chiama spoglia la cipolla. Sì, si piange e non si sa dove si va a finire a forza di togliere e pulire, ma… non eravate interessate al suo cuore?

11) “Gli ho detto un mucchio di bugie.”
BUGIE IN USCITA: diciamolo, sono tante.
Del tutto comprensibile, sia chiaro, cosa non fareste per avvicinarvi all’immagine ideale in chi avete acchiappato? Di tutto. Sì. Anche qualcosa di più. Ah, umana debolezza!
La tentazione è fortissima ed è semplice mettere in atto il castello di parole e fantasie. (Questo incipit è praticamente identico a quello del punto precedente: è vero, non ho fatto distinzioni.)
E adesso?
Adesso sono “cazzi amari” (ringraziamo, per il prestito del modo di dire, il M.R.D.F.M.R. o Movimento di Riconoscimento Dignità alle Frasi dalla Miglior Resa). Ben dice chi sostiene che la verità paghi sempre: è una bugia anche questa. La verità paga in casi eccezionali e non subito, ma a 30/60/90 giorni, come foste una fattura.
Sono sicura di essere il caso eccezionale, tutto sommato sono addirittura piacente.
Attenzione! Non sottovalutate mai la vostra peggiore antagonista: voi, nella sua testa!
Nei mesi son successe cose, vi ha attribuito vezzi, gesti, modi d’essere e di fare… ABITI! Ok, anche mugolii, abilità amatorie, frasario e di sicuro non ha visualizzato la cellulite. Per lui sarà comunque dura.
E quindi?
E quindi lo si prepara. E poi, è il caso di ricordarglielo, non aveva chiuso con il passato? Ecco, fategli includere anche il vostro passato prossimo.

IL CONSIGLIO IN PIÙ

Quando il giorno verrà, regalatevi reciprocamente l’elenco delle balle profuse. Vi hanno detto che non si fa? Che guai ad ammettere? Ok, mi contraddico, ebbene mi contraddico: la verità paga, più o meno, sempre.

continua…

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8 sfumature di musa – breve corso di sopravvivenza per muse (4)

MARLENE KUNTZ – Musa

Continuiamo.

prima parte del PICCOLO COMPENDIO DI SOPRAVVIVENZA PER MUSE

D) Il piccolo compendio di sopravvivenza.

7) “Ha iniziato a chiedermi di mandargli immagini di parti del mio corpo per aiutare l’ispirazione.”
L’IMMAGINE: che dire, va a gusti. Alla Musa può piacere essere un po’ esibizionista, sia pur protetta dall’immancabile promessa “tengo l’immagine per me, ma se vuoi la cancello all’istante”. Attente a cosa mandate però, oh Muse, potreste pentirvene amaramente ritrovando la vostra patonza a grandezza innaturale sbattuta sui muri della vostra città, o usata in promiscui giri d’affari che non vi riguardano, ma che esistono. L’immagine è tante cose: un trofeo di guerra (e va esposto come ogni buon trofeo, se no che trofeo è?), una stimolazione immaginifico-ghiandolare, un feticcio, un oggetto contro il quale scaricare ire, un simulacro, uno strumento ricattatorio; perciò pensate e valutate con attenzione, uscite per un attimo dallo stato confusional-narcisistico e riflettete sulle conseguenze.
E la fiducia?
…AHAHAHAHAHAHAHAH!
Quindi che foto mando? Il gomito!
Un ottimo consiglio, qualora le richieste fossero incessanti e fastidiose, lo fornisce Biagina Danieli (nel commento del :
“N.7 uhhhhhh….una volta, ma tempo fa, ho inviato foto di un Pisellone enorme, ha smesso di rompere”
Per spirito di servizio, segnalo un luogo in cui poter trovare qualche pezzo d’arte che ben si presta alla situazione (grazie Andream per arricchire ogni giorno il nostro triste immaginario):
cazzi fantastici e dove trovarli – prima parte
cazzi fantastici e dove trovarli – seconda parte

8) “Non vuole che risponda ad altri maschi.”
LA GELOSIA: l’artista polimusico (con più Muse) è, con ogni probabilità, anche un ottimo esternatore di gelosia. E annessi.
Il fatto di dedicare le proprie attenzioni a più Muse lo induce a credere che tutti siano poli-qualcosa e ciò lo porta a simpatiche forme di: stizza, muso, aggressività verbale, dispettucci, sputtanamento, provocazione di senso di colpa, sminuimento, bullismo, sarcasmo, offese in pubblico e in privato, stalking informatico, violazione della privacy.
Se le cose dovessero farsi pesanti, oltre a limitare le forme di accesso alle vostre pagine, è una denuncia ciò che ci vuole: Cyberstalking (sito informativo della Polizia Postale e delle Comunicazioni)

9) “Ho finito i complimenti, ne vuole sempre di nuovi o si offende.
DELL’INSAZIABILE: lo sapete in molte, si parte da un “che carino” e si arriva a “hai sconvolto la mia concezione di eurismo, costringendomi continuamente (ma continuamente continuamente) a trovare significati nuovi e, seppur non volendo, a trovare (ancora trovare e continuamente trovare) inedite suggestioni a O-G-N-I SINGOLA parola (suono, forma, quello che è…).”
Fermate subito la progressione! Non sapete dove potrà infilarvi, anche a rate mensili, se non siete in grado di dire di no! Preparetevi, i capicci non mancheranno, quindi addestratevi tramite qualche seduta con piccoli despoti figli di parenti o amici (la vostra figliolanza è sconsigliata, poiché è necessario un ambito in cui il distacco risulti fin da subito elemento salutarissimo). Appena pronte, regalatevi uno stop, un passo indietro e sì, rischiate tutto, di nuovo, su ciò che davverò sentite per l’opera: che carino!

continua…

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8 sfumature di musa – breve corso di sopravvivenza per muse (3)

En?gma – Musa [Prod. By Wsht]

ripartiamo da qui:

All’inizio ho gradito, ma con il tempo si sono presentati problemi pratici, esistenziali e addirittura emotivi!

Musa in un momento di sconforto

Ecco allora alcuni pratici consigli per affrontare al meglio l’evenienza.

D) Il piccolo compendio di sopravvivenza.

1) “Mi ha dedicato un racconto: bruttissimo.”
L’ABUSO DI BUONA CREANZA: sì, diciamolo, non tutto ciò che ispiriamo esce col buco e sì, diciamolo, a forza di compiacere l’artista si incorre in indicibili malori. La vostra buona creanza è un problema. Florida e bella, polposa come un frutto maturo, la buona creanza si presterà a essere fraintesa e violata, continuamente violata, in una parola: abusata. Per quanto possa costare, non siate troppo entusiaste di fronte a un’arte brutta, è diseducativo per l’artista e non lo aiuterà a raggiungere le vette dell’Arte. Lo fate per l’Arte, l’Artista e per il vostro stato psico-fisico. Dite che è brutto!

2) “Una poesia, bella era bella, ma non ho capito nulla.”
LA MANCATA COMPRENSIONE DELL’OPERA: oh, talvolta le parole, come le forme e le note, sono messe insieme con una logica molto personale. Sì, è come pensate… alla cazzo! La comprensione fugge, con il senso; sono di fatto una bella coppia e quando scappano lo fanno alla grande, lasciandovi interdette. Non abbiate timori, non siete voi a essere ignoranti e stupide e non coltivate pudori inutili, ditelo: non ho capito.

3) “Sono finita in un quadro astratto e non mi sono trovata.”
“Continua a rappresentarmi bionda: sono castana.”
MANCATA COINCIDENZA DI ATTRIBUTI FISICI E MORALI: duole, fa male, sì, non è sbagliato sentire le urla del vostro piccolo Narciso interiore, ha tutte le ragioni del mondo. Quando l’Artista esagera e vi proietta addosso un’immagine ideale troppo lontana, il dubbio è lecito e va esplicitato: hai cambiato musa?

4) “Continua a dedicarmi liriche chiamandomi con il nome della ex-moglie.”
IL NOME ERRATO: Santissimo Ragazzo, ma, ma, ma! Non si sorride davanti al nome errato, non si nicchia, non si sorvola perché solo voi sapete quanta acidità di stomaco provoca, quindi, prevenire l’ulcera è prioritario. La Musa qui non può lasciar correre. È indispensabile una strigliata con la spazzola dai denti di ferro. Pretendete di essere chiamate per nome ogni volta che vi rivolge la parola. L’alternativa è l’uso della succinta frase, terribile da sentirsi porre, “come mi chiamo io?” spruzzata a pioggia sulle conversazioni.

5) “Mi ha dedicato una canzone riciclando un vecchio testo.”
IL RICICLO: qui, Signore mie, è utile la prova. Le sensazioni non contano, è indispensabile la flagranza di reato. Certo, l’Artista avrà un bel dire che il suo linguaggio artistico è composto da quei cinque elementi lì, ma plagiare se stesso a fronte di differenti Muse è un’onta più per lui che per voi. Perciò non esitate, siate magnanime nella sottolineatura e, permettendovi anche di sbottare, affermate il vero: ma l’hai riciclato!

6) È SERIALE
L’essere polimusico di un Artista non è in assoluto un tratto disdicevole. Lo diventa quando si dichiara innamorato. Perdutamente innamorato. Poichè la condizione del perdutamente innamorato comporta un notevolissimo consumo di energie psico-fisiche, è chiaro che il moltiplicarsi in analoghe dichiarazioni ad altre Muse nasconde una forma menzognera, atta a mantenerevi in compiacenza. La responsabilità non è delle colleghe, bensì della leggerezza con la quale l’Artista dichiara il suo perduto amore. Ecco, siate il suo amore perduto e permettetevi un sonante e liberatorio ma vaffanculo!

continua…

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8 sfumature di musa – breve corso di sopravvivenza per muse (2)

Le muse si confidano (immagine da qui)
parte 1

C) Raccolta delle testimonianze.

All’inizio ho gradito, ma con il tempo ho inziato ad avere problemi pratici, esistenziali e addirittura emotivi!

Musa in un momento di sconforto

ELENCHERÒ ORA ALCUNE TESTIMONIANZE RACCOLTE DALLE MUSE.

  1. Mi ha dedicato un racconto: bruttissimo.
  2. Una poesia, bella era bella, ma non ho capito nulla.
  3. Sono finita in un quadro astratto e non mi sono trovata.
  4. Continua a dedicarmi liriche chiamandomi con il nome della ex-moglie.
  5. Continua a rappresentarmi bionda: sono castana.
  6. Mi ha dedicato una canzone riciclando un vecchio testo.
  7. Ha iniziato a chiedermi di mandargli immagini di parti del mio corpo per aiutare l’ispirazione.
  8. Non vuole che risponda ad altri maschi.
  9. Mi ha detto un mucchio di bugie.
  10. Gli ho detto un mucchio di bugie.
  11. Ho finito i complimenti, ne vuole sempre di nuovi o si offende.
  12. Ho scoperto che altre donne sono certissime che l’opera sia stata a loro dedicata.
  13. Mi corteggia in modo serrato e non so come arginare la cosa.
  14. Da quando ho accettato la videochiamata non mi dedica più nulla.
  15. Da quando ci siamo incontrati non mi dedica più nulla.
  16. Da quando glie l’ho data non mi dedica più nulla.
  17. Da quando non ho accettato di dargliela mi dedica cose terribili.
  18. Da quando non gliel’ho data mi dedica cose bellissime. (Camelia Nina)
  19. Continua a dedicarmi canzoni di Gigi D’Alessio. (Centoquarantadue)
SE NON TROVATE IL VOSTRO CASO, SEGNALATELO NEI COMMENTI, NELLA PROSSIMA PUNTATA IL PRATICO MANUALE LO CONTEMPLERÀ.

continua

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8 sfumature di musa – breve corso di sopravvivenza per muse (1)

Musa – vista da terga, con scogli e mare. (immagine da qui)
DONNE!
Inutile girarci attorno, a qualcuna capita, in questi luoghi internettiani ameni anche a più di qualcuna: si diventa muse ispiratrici. Addentriamoci quindi nella materia, abbeveriamoci alla chiara fonte della consapevolezza e impariamo a vivere tale felice stato in serena leggerezza.
INIZIA OGGI IL BREVE CORSO DI SOPRAVVIVENZA PER MUSE.

A) L’oggetto del contendere: l’Amore.

Musa (musa)
oh mia musa…

artista a caso

Di quell’amore dichiarato, cantato, declarato, inutile dirlo, le tracce sono tutte nell’opera che la musa ispira. E lì resta. Dell’amore purissimo e profondo esiste solo un costrutto linguistico, visivo, sonoro vuoto. D’altro, vuoto. Questo è ciò che la musa deve sapere e tener sempre a mente, poiché ella è mezzo e mai fine.

B) Per una moderna enunciazione:

“La musa è un veicolo per.
Un forma che attira.
Un abitacolo quando.
Un motore se.
Un’autoscuola, in ogni caso.
La voglia in movimento.
L’ispirazione.
Ma mai, dico mai, una destinazione!”

endorsum

LA MUSA È

VEICOLO: la musa è un veicolo per.
Andare da qui a lì in un tempo limitato. È, per così dire, il modo più agevole e veloce per mettersi su una strada che porta a.
Dove porta? In infiniti luoghi, spesso tutti interni all’artista. Talvolta esterni come una mostra, una pubblicazione, un concerto, in ogni caso porta all’ammirazione di un pubblico più vasto.

FORMA: una forma che attira.
Ebbene sì, la musa è una forma della quale poco si indaga il contenuto. Riluce e attira, poiché lucida e riflettente. Riflette ciò che vi si proietta addosso. È uno specchio traslato.
Solo uno specchio? Sì, solo uno specchio utile alla conoscenza dell’artista stesso. Egli si conosce, ignorandovi totalmente. È un paradosso. Non importa con quanta dovizia di particolari descriva la piega del vostro sorriso, l’artista indaga unicamente le proprie capacità descrittive ed espressive e la gioia che ne deriva.

ABITACOLO: un abitacolo quando.
Quando la vita è triste e cupa, piena di solitudini e frustrazioni, ecco che la musa è il contenitore perfetto per abitare: è il sogno da alimentare e dal quale essere alimentati: un utero.
Un utero? Certamente, l’esperienzia primigenia, il luogo caldo e accogliente nel quale percepirsi esseri al sicuro. Che lo si voglia o meno, si è il dolce porto nel quale attendere il passaggio della tempesta, per poi ripartire più gagliardi e pimpanti che pria.

MOTORE: un motore se.
Se il proprio motore è spompato, con all’attivo troppi chilometri macinati e vien meno la spinta propulsiva originale, ecco che la musa rappresenta il motore ausiliario .
Cioè? Cioè l’artista ha la rara capacità di funzionare in modalità ibrida: quando il motore a benzina è a secco, parte quello elettrico, cerebrale, sinaptico, innescato dalla curiosità di provarsi su un nuovo oggetto di gioco: voi.

AUTOSCUOLA: un’autoscuola, in ogni caso.
Dire nave scuola pareva brutto e inappropriato, dato l’uso dell’immagine di un veicolo a 4 ruote, ma il concetto resta. Fatevene una ragione, in questi luoghi internettiani ameni la musa è una palestra.
Una palestra? Ovvio che sì, un luogo nel quale esercitarsi in prossimità di una sfida vera e concreta nella quale tutte le abilità messe in campo dovranno essere utilizzate al loro meglio.

VOGLIA: la voglia in movimento.
Oh, sempre sia benedetta una voglia che si sveglia dai torpori del quotidiano! Benché nascosta sotto strati e strati di arte bene o mal creata, la voglia fa capolino e certifica l’esistenza in vita dell’artista.
Una voglia sconcia? Sempre! Ma non c’è nulla di male in questo, è alla radice della vita, della conoscenza e carburante corrisposto della curiosità esistenziale.

ISPIRAZIONE: l’ispirazione.
Ovvero la scintilla creativa, quell’essere divinità creatrice che si esplica non solo nel dar seguito a una progenie, ma nel generare “oggetti” nuovi e personali, talvolta baciati dall’anelito universale.
Per merito mio? Per merito dell’interazione che l’artista ha con l’idea di te, oh musa. Di idee si parla. E di interazione con esse.

MAI LA DESTINAZIONE: mai, dico mai, la destinazione!
E qui siamo al vero nodo dolente. La musa non è destinataria di amore, ne è solo la scusa per riscoprirlo. L’artista si accalora, eccita, accende e tanto basta.
Come sarebbe a dire? Sentirsi vivo è tutto ciò che cerca, la musa è un mezzo, non la destinazione.

E L’AMORE? QUELLO CHE VIVIFICA E CURA? QUELLO CHE ACCOGLIE E PROTEGGE? QUELLO CHE CONDIVIDE E PROGETTA? QUELLO DELLA FIDUCIA E DELL’ESTREMO SACRIFICIO (TANTO OSANNATO)?

… AHAHAHAHAHAHAHAHAH!

continua


Palette da matti: i musi

ECCO UN ALTRO FANTASTICO REGALONE! NON C’È NIENTE DA FARE, LE MUSE ISPIRANO AL SOL PENSIERO… ANCHE I MUSI PERÒ!

TRASLAZIONE O PARODIA? IN OGNI CASO GRAZIE NINA!


Palette da matti: i musi

Postato il 21 febbraio 2021 di Camelia Nina

Dopo la lettura del piccolo manuale di sopravvivenza per Muse scritto egregiamente da Endy (e che potete trovare qui), ho pensato che in questi tempi di lotte per il conseguimento della parità, anche gli uomini meritano un occhio di particolare premura e considerazione.

Perché certe cose accadono a tutti. Indistintamente!

NB Questo articolo nasce come speCulare a quello di Endy, come già detto, ma gode di una sua esistenza autonoma e individuale. Per cui non so se e quando seguiranno. approfondimenti.

Buona lettura.

UOMI!
INUTILE GIRARCI ATTORNO, A QUALCUNO CAPITA, IN QUESTI LUOGHI INTERNETTIANI AMENI ANCHE A PIÙ DI QUALCUNO: SI DIVENTA “MUSI: I SPIRATI”. ADDENTRIAMOCI QUINDI NELLA MATERIA, ABBEVERIAMOCI ALLA CHIARA FONTE DELLA CONSAPEVOLEZZA E IMPARIAMO A VIVERE TALE FELICE STATO IN SERENA LEGGEREZZA.
INIZIA OGGI IL BREVE CORSO DI SOPRAVVIVENZA PER MUSI.

“Cantami o Divo
Di quel peloso Muso
L’irta barbetta che infiniti addusse lutti
ai Clitoridei. Molte (donne n.d.r.), anzi tempo all’Orco,
generose  inflataron (anglicismo) negli oboi,
O erano cani? O augelli? Orrido e infasto
lor pelo rasò (così per Giove!
l’alto consiglio anche sulla tempia), da quando
primamente disgiunse aspra contesa
Tra il Prurito, l’ Artrite e il sivo  (arcaico per sporco) a mille.

Il muso è un veicolo per.
Un forma che attira.
Un abitacolo quando.
Un motore se.
Un’autoscuola, in ogni caso.
La voglia in movimento.
L’ispirazione.
Ma mai, dico mai, una destinazione!

1) VEICOLO: il muso è un veicolo per.
Portare in giro denti e lingua, nonché saliva (saliva indica proprio che è un nesso di trasporto!) in un tempo limitato. È, per così dire, il modo più agevole e veloce per.

2) FORMA: una forma che attira.
Ebbene sì, il muso è una forma della quale poco si indaga il contenuto. Riluce e attira, poiché lucido e riflettente. Riflette ciò che vi si proietta addosso. È uno specchio traslato. Come quello del cesso che denuncia sempre un wc in bella mostra.

3) ABITACOLO: un abitacolo quando.
Quando la vita è triste e cupa, piena di solitudini e frustrazioni, ecco che il muso diventa la giusta e perfetta espressione dell’esistenza.

4) MOTORE: un motore se.
Se il proprio motore è spompato, con all’attivo troppi chilometri macinati e vien meno la spinta propulsiva originale, ecco che il muso rappresenta l’ausiliario del traffico.

5) AUTOSCUOLA: un’autoscuola, in ogni caso.
Dire navescuola  pareva brutto e inappropriato, ma il concetto quello resta.

6) VOGLIA: la voglia in movimento.
Oh, sempre sia benedetta una voglia che si sveglia dai torpori del quotidiano! 

7) ISPIRAZIONE: l’ispirazione.
Ovvero la scintilla crativa, quell’essere divinità cratrice che si esplica non solo nel dar seguito a una progenie, ma nel generare “oggetti” nuovi e personali, talvolta baciati dall’anelito universale.

8) MAI LA DESTINAZIONE: mai, dico mai, la destinazione!
E qui siamo al vero nodo dolente. Il muso non è destinatario di amore, ne è solo la scusa per riscoprirlo.
Ma per ora, copriamolo.

CORRISPONDENZE TRA LE CARATTERISTICHE SUCCITATE, I MUSI E LE ARTI CUI SOVRINTENDONO

I musi

1) Musumeci —》 geografia
2) Aculodigallina —》geometria sacrale
3) Musone —》tragedia
4) Mustang —》 arti meccaniche
5) Duro —》 lirica accorata
6) Mousse (dialettale) —》 g-astronomia
7) Musetto —》 poesia amorosa, musica neomelodica e lirica meroliana
8) Museruola —》 commedia2019 o abbreviato c-19

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Chi l’ha scritto? -SPECIALE-

(opera di Adriano)

IMPORTANTISSIMA INDAGINE!!!

La nostra REDAZIONE si è fatta carico di indagare nel delicatissimo ambiente degli scritti senza paternità/maternità. Il caso è stato individuato dal nostro reporter Adriano (sempre sul pezzo!).
Raccogliamo e rilanciamo l’appello di questo scritto:

PAPÀ (MAMMA),TORNA A CASA E RICONOSCIMI!!!

Chiunque avesse notizie dell’autore/autrice scriva o telefoni in Redazione!
Il tempo è un fattore importante, il padre/madre del pezzo potrebbe essere in una condizione di amnesia!
Vi riproduciamo il testo nella speranza che qualcuno possa riconoscere piccoli tic linguistici utili a trovare paparino/mammina!

(Only per chi conosc l’inglisc)

One mattin her mamma dissed:

– “Dear Cappuccett, take this cest to the nonn, but attention to the lup that is very ma very kattiv! And torn prest! Good luck! And in bocc at the lup!

Cappuccett didn’t capish very well this ultim thing but went away, da sol, with the cest.

Cammining cammining, in the cuor of the forest, at acert punt she incontered the lup, who dissed:

– “Hi! Piccula piezz’e girl! ‘Ndove do you go?
– “To the nonn with this little cest, which is little but it is full of sacc of chocolate and biscots and panettons and more and mirtills“, she dissed.

– “Ah, mannagg ‘a Maruschella” (maybe an expression com: what a cul that had) dissed the lup, with a fium of saliv out of the bocc.

And so the lup dissed:

– “Beh, now I dev andar because the telephonin is squilling, sorry.

And the lup went away, but not very away, but to the nonn’s House.

Cappuccett Red, who was very ma very lent, lent un casin, continued for her sentier in the forest.

The lup arrived at the house, suoned the campanel, entered, and after saluting the nonn, magned her in a boccon.

Then, after sputing the dentier, he indossed the ridicol night berret and fikked himself in the let.

When Cappuccett Red came to the fint nonn’s house, suoned and entered.

But when the little and stupid girl saw the nonn (non was the nonn, but the lup, ricord?) dissed:

– “But nonn, why do you stay in let?

And the nonn-lup: “Oh, I’ve stort my cavigl doing aerobics!

– “Oh, poor nonn!“, said Cappuccett (she was more than stupid, I think, wasn’t she?), then she dissed:

– “But… what big okks you have!! Do you bisogn some collir?
– “Oh, no! It’s for see you better, my dear (stupid) little girl“, dissed the nonn-lup.

Then cappuccett, who was more dur than a block of marm: “But what big oreks you have! Do you have the Orekkions?

And the nonn-lup: “Oh, no! It is to ascolt you better“.

And Cappuccett (that I think was now really rincoglionited) said:

– “But what big dents you have!

And the lup, at this point dissed:

– “It is to magn you better!

And magned really tutt quant the poor little girl.

But (ta dah!) out of the house a simpatic, curious and innocent cacciator of frod sented all and dissed:

– “Accident! A lup! Its pellicc vals a sac of solds“.

And so, spinted only for the compassion for the little girl, butted a terr many kils of volps, fringuells and conigls that he had ammazzed till that moment, imbracced the fucil, entered in the stanz and killed the lup.

Then squarced his panz (being attent not to rovin the pellicc) and tired fora the nonn (still viv) and Cappuccett (still rincoglionited).

And so, at the end, the cacciator of frod vended the pellicc and guadagned honestly a sacc of solds. The nonn magned tutt the leccornies that were in the cest.

And so, everybody lived felix and content (maybe not the lup!)

MARCO GRAZIOSI – Dove hai messo Cappuccetto Rosso
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DELLA CREAZIONE DEI BISOGNI – (3° parte)

Ad opera e cura del nostro Centro Studi

immagine presa qui

CASISTICA

1) LA PAROLA OSTILE
2) LA LETTERA MORTA

3) LE “VERBA VOLANT”

Le verba volant si muovono in stormi.
Con l’arrivo della stagione rigida si raccolgono, provano alcune figure in volo e partono per luoghi miti e temperati. Tornano al cambio di stagione, quando l’interno dei vostri armadi trentasei ante parte per la transumanza.
Le troviamo spesso in riserve protette, ove nidificano e fan crescere i piccoli. Qui si pratica il verba-watching.

Le verba volant sono, senza ragione, considerate proprie da chi le pronuncia, per lo stesso motivo per cui i genitori considerano di proprietà i figli, ma le parole, una volta articolate, appartengono solo a se stesse, come i figli.

Tra tutte sono le più ricercate, per la difficile acquisizione. La tecnologia ne mina in continuazione lo stato brado (registrazioni, videoriprese). La falsificabilità (nel senso husserliano) dei supporti utilizzati per imprigionare le verba volant, depone in favore dell’inutilità di tale spregevole attività. I prodotti che ne derivano sono scientificamente inattendibili per l’impossibilità di una reale e circostanziata attribuzione.

Il nostro Centro Studi propone, in loco, visite guidate e itinerari ad alto contenuto filologico-naturalistico.

Le verba volant, però, continuano a essere considerate ambite e l’infausta tratta illegale, che le vede oggetto di disdicevoli operazioni commerciali, crea grandi guadagni al mercato nero. I bracconieri sono perseguiti da una feroce legislazione; opera del nostro Centro Studi.

Poiché non neghiamo il forte senso di frustrazione, nato dal desiderio incompiuto di possedere almeno una verba volant, il Centro Studi è in grado di offrire terapie di gruppo condotte da nostro personale altamente qualificato, esperti che possono supportarvi anche con efficaci e risolutive terapie individuali.
(Preventivi gratuiti)

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DELLA CREAZIONE DEI BISOGNI – (2° parte)

Ad opera e cura del nostro Centro Studi

immagine presa qui

CASISTICA

1) LA PAROLA OSTILE

2) LA LETTERA MORTA

La lettera morta non parla.

È morta.

Ve ne mostriamo una:

………………….

…………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………

…………………………

Il Centro Studi sa quanto dolore accompagni questo momento.

Siamo in grado, con discrezione e delicatezza, di farci carico dell’indispensabile cerimonia funebre.
I nostri esperti sapranno trovare la soluzione più adeguata ad ogni vostra esigenza.
(Preventivo gratuito)

continua
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DELLA CREAZIONE DEI BISOGNI – (1° parte)

Ad opera e cura del nostro Centro Studi

immagine presa qui

CASISTICA

1) LA PAROLA OSTILE

“Questa parola non mi dice nulla.”

Una parola omertosa.
E come può esserlo una parola?
Può esserlo, siatene certi. Tutte le volte che una parola decide di non dirvi nulla, lo sentite; ronza vuota, senza un significato altro da quello dato da un buon vocabolario. Si rifiuta di evocare, di rimandarvi a qualcosa di specifico o aspecifico e la scansate, come si fa con un pensiero superfluo.
La parola omertosa è così e lo fa per scelta, vi manifesta una silenziosa opposizione passiva.
Ora, perché tanto livore? Che avremo mai fatto per meritarci un trattamento di questa natura?
Qui la spiegazione del fenomeno si fa complessa, ma siamo certi, in questo Centro Studi, di avere attenti estimatori.

La parola che nulla dice non lo dice a voi (e ha seri motivi).
In un passato remoto o prossimo certamente l’avrete trattata con poca cura o, addirittura, con sgarbo. È bastato sbagliarla in qualche ambito, deriderla in pubblico, impiegarla con sufficienza e noncuranza, confonderla con altre.
La parola ricorderà. Ha una memoria elefantiaca e non mancherà di farvi pagare dazio. Lo farà così, con una sommessa assenza al vostro cospetto, con una ribellione intima e profonda; si negherà all’interpretazione e alla corrispondenza che la vostra mente tenterà, invano.
Non si presenterà sulle vostre lingue e tra i vostri palati in una rotolante impronunciabilità, in un balbettio; non giocherà nemmeno all’eterno proporsi con errore grammaticale annesso, no, è permalosa e le offese le lava con l’oblio.
Non si fiderà di voi, non vi aprirà al suo senso e godrà nell’esservi assente.
La cercherete per sempre, ma vi punirà impunita.

SOLUZIONE DEL PROBLEMA
Ci si potrà quindi chiedere quale sia il sistema adeguato e, in termini personali, più economico per avere a che fare con lei.
Il consiglio, che il nostro Centro Studi suggerisce, è uno solo: ognuno trovi la propria soluzione. Circoscrivere il problema è già una vittoria, nella guerra all’arma bianca intrapresa da queste parole.

Noi saremo a vostra disposizione. Il Centro Studi offre la consulenza di importanti esperti nel settore e potranno, così, venire incontro a ogni vostra necessità e domanda.
(Preventivo gratuito)

continua…
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Giornata di preparazione alle Feste: la tragedia greca

dell’Eracle di Euripide diretto da Emma Dante – crediti fotografici: Tommaso Le Pera (immagine da qui)

Buongiorno. Grazie d’essere convenuti così numerosi.

– (coro) Buongiorno!

Siamo qui riuniti per affrontare uno dei più annosi problemi dello svolgersi delle festività. La comparsa della tragedia greca. Chi di voi la conosce?

– Io!

– Anch’io!

Bene bene. Chiediamo allora ai nostri due amici coraggiosi: che sembianze ha?

– Mia madre tra il primo secondo e il secondo secondo.

– Mio fratello allo scartamento dei regali.

Bene bene. Abbiamo così anche nome e cognome di questa tragedia. Ci sarà utile. Ora chiedo a chi non si è ancora pronunciato: pensavate fosse un’astrazione rappresenta da una forma teatrale? Non rispondete a me, prendete il secchio alla vostra destra e fate ciò che la nuova consapevolezza vi chiede. Avete 15 minuti per tornare puliti e profumati. (Rumor di sboccature.)

15 minuti dopo.

Ora siamo tutti allineati. In pochi hanno assistito a una rappresentazione scenica del mito: male! Avreste risparmiato i soldi dell’incontro! Purtuttavia, bene! Contribuirete alle lezioni di rap di mio figlio. Torniamo ai nostri coraggiosi. Quando la tragedia greca si presenta, provoca note reazioni a catena?

– Sì! Tutti si lamentano di sazietà, malori, sonnolenza e diventano a loro modo protagonisti!

Perfetto, da comparse a protagonisti…

– Tutti consolano mio fratello e guardano male chi quell’anno è il prescelto per l’accusa del regalo sbagliato!

Interessante sfoggio di potenza! Chiunque senta la necessità di liberarsi ancora fisicamente lo faccia. Chi di liberarsi urlando, inizi. (Rumor di corse ai bagni e ululati accompagnati da colorite parolacce.)

Eccoci di nuovo tutti insieme. Come state?

– (coro) Meglio! Bene! Così e così!

Bene bene. È il momento dell’istruzione salvifica. Prima però scrivete su un foglietto la vostra istruzione salvifica e mettetela nel bussolotto. Avete 5 minuti.

5 minuti dopo.

Ognuno peschi un foglietto dal bussolotto e lo consideri il suo Salvafeste. Chi ha un dubbio alzi la mano. Sì, perfetto, chiedi pure.

– Qui c’è scritto “trova una scusa plausibile e presentati senza regali”, ma è inaccettabile!

No, romperai l’abitudine distraendo fortemente il/la creatore/creatrice della tragedia. Qualcun altro? Dimmi pure.

– Qui c’è scritto: “non parlare, rutta”!

– Qui c’è scritto: “prima dello scatenamento dell’evento tragico prendi chi è seduto accanto a te e ballate un tango sensuale”!

– Qui c’è scritto…

Fermi, fermi ho capito. Quanto avete speso per l’incontro di oggi?

– (coro) 350 euro!

Bene bene, allora ora, salutandoci ripeterò per l’ultima volta: ROMPETE L’ABITUDINE E DISTRAETE! Grazie a tutti! Auguri! Ci vediamo a gennaio per la Giornata purga- festività!

– (coro) Grazie! Auguri! Grazie! Auguri!

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Considerazioni circonflesse sull’arte

Opera di zipgong
Leggendo l’articolo di zipgong (dove ho preso l’immagine da lui creata), mi è venuto in mente un pezzo che scrissi qualche anno fa e che ben si abbina all’argomento. Buona lettura.

Considerazioni circonflesse sull’arte

Alexander Zass – uomo forzuto (immagine presa qui)

Alcune considerazioni sull’arte presentano una struttura circonflessa. Esimi colleghi le identificano con il termine storturai.

Non è semplice descriverle, ma le vediamo ben rappresentate da un’iconografia raffigurante l’uomo/vir nell’atto di curvare una spranga d’acciaio, con mani agli estremi. Fatica, sudore, sangue, caratterizzano la coloritura di un’immagine destinata a restare vivida nelle nostre coscienze.

Circonflettere una considerazione in merito all’arte è difficoltoso ed innaturale, ma possibile.

Per donare limpidezza a quanto detto vi mostreremo un esempio.

Il materiale che segue è stato prodotto, tramite una registrazione ambientale, dal filosofo-esteta-antropologo J. P. Zanetti il 5 ottobre 2001, alle ore 17,45.

Zona di raccolta: Busto Arsizio (South Europe). La traduzione è a cura del Centro Italiano di Cultura di Boston.

– Quando siamo a sedici chiudiamo le porte, spegniamo la videocamera e andiamo a dormire.

– Sedici cosa?

– Sedici ore.

– Sedici ore?

– Sì, sedici ore.

– Stiamo qui sedici ore?

– Sì, l’opera è così, sedici ore di bolle di sapone.

– Solo?

– Io faccio le bolle e guardo il muro, tu fai le bolle e mi guardi le terga.

– Tu guardi il muro ed io ti guardo il culo?

– Esatto.

– Ma è una rottura di palle!

– No, che dici, si chiama “performance”.

– Ma il senso di questa cosa?

– Me lo sono fatto scrivere da un’amica, un manifesto programmatico. È scritto tutto lì.

– Ma dobbiamo saperlo a memoria?

– No, non è previsto che ci facciano domande.

– E se dopo ce le fanno?

– Diremo che siamo stanchi, che l’opera è stata intensa e l’applicarsi faticoso.

– Ma non possiamo andare avanti così per molto, prima o poi delle domande ce le faranno.

– La prossima che facciamo la facciamo cantando, così non ci possono interrompere.

– Altre sedici ore?

– No solo tre, saremo già un “caso” allora.

– E non ci chiederanno niente?

– Ci facciamo fare un altro manifesto programmatico, oppure no, lasciamo che si interroghino per trovare un significato a seguito dell’altra improvvisata.

– Allora me lo studio.

– Fai come vuoi, io faccio a meno.

– Ci sei all’aperitivo questa sera?

– Sì, solita ora, ma non facciamo tardi che domani devo imbiancare un appartamento.

– Ah, forte! Come quelli della Biennale? Quelli che continuavano a passare le pareti di bianco e quelli dietro di nero e poi ancora di bianco e poi di nero?

– No, questi sono clienti veri.

– Ma anche chi va alla Biennale è un cliente vero.

– Ah, già, hai ragione, è per questo che facciamo la performance, ma non abbiamo agganci per finire alla Biennale.

– Non ancora… se sfondiamo qualche aggancio magari salta fuori.

– Boh, vediamo dai, intanto può bastare il fatto che io abbia fatto l’Accademia per aprirci qualche salottino come si deve.

– La fai facile, con tutti quelli che sono a spasso.

– Va bene, ma io sono anche imbianchino, ricorda: il fascino del pennello.

– Ma dai! Te le vuoi trombare per aprirti la strada?

– Eh, no allora, per chiuderla?

– Non ci avevo pensato.

– Tu non devi pensare, devi fare quello che dico io.

– Ma sei uno stronzo!

– Quando mi presenti tua sorella?

– Sì, buonanotte. Ma perché ti devo guardare il culo mentre faccio le bolle?

– Mi piace quando me lo guardano, non so… se lo farai tu lo faranno tutti, tutti quelli che passano e l’idea mi piace moltissimo.

– Mettiti in mutande no?

– Non ci avevo pensato. Ottima idea.

– Sei uno stronzo malato.

– Dai che se la cosa va in porto tiro dentro anche te per almeno un quinquennio.

– E poi?

– Poi basta, vado a fare l’attore e tu ti arrangi.

– L’attore?

– Ma sì, questa è una forma di bound art; o l’attore o vado a fare la body art, vedo un po’ come butta, dai.

– Non ti credevo così calcolatore.

– Ma quali calcoli, sono già fuori tempo, queste cose andavano anni fa, sono in ritardo sparato, ma ho ancora un fisico decente, me lo devo giocare. In tutti quei provini di merda non mi hanno preso. Devo darmi una mossa! O qui faccio il figo in modo sofisticato o non mi cagherà mai nessuno.

– È la prima volta che ti sento parlare così, credevo non ti interessasse diventare famoso.

– Ok, sono stato un po’ sotto tono in questi anni.

– Ma quale sotto tono, dicevi che quelli dei provini erano “una manica di deficienti senza sostanza in cerca d’effimero”, questo dicevi.

– Va bene ho finto, va bene? Si cambia, si invecchia, facendo il cazzaro non ho ottenuto niente, è ora che mi finalizzi, perdio!

– E se non va come speri?

– Faccio l’intellettuale dannato, quello che offende e si incupisce nella sua arte incompresa, ma grandiosa…

– Ma quale arte?

– Lascia fare a me, cosa vuoi capire di queste cose, mica hai fatto l’Accademia, tu.


i Zanetti, J. P., Morphon, K. (2003), Analisi strutturale delle considerazioni sull’arte, University of California Press, Berkeley.

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UN APPROCCIO SCIENTIFICO ALLA SCOPERTA DEI LUOGHI COMUNI: LO SPOGLIATOIO MASCHILE (3)

Questo importantissimo documento audiovisivo, fornitomi da zipgong, è stato volutamente escluso per il suo potere destabilizzante. Si è privilegiato lo studio nella sua strutturazione al fine di giungere metodologicamente al rasserenante risultato atteso… Ci si avvicina pericolosamente a un altro luogo comune.

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UN APPROCCIO SCIENTIFICO ALLA SCOPERTA DEI LUOGHI COMUNI: LO SPOGLIATOIO MASCHILE (2)

Mächtige Fußballfans: Kanzler und Kicker FORME DI SOCIALIZZAZIONE (foto di Guido Bergmann/ dpa – presa qui)

2° parte: definizione di alcuni aspetti fenomenologici

– Perché, come diceva Hus…

– Sì, lo sappiamo tutti cosa diceva, vai avanti.

– Ecco, secondo me, per rifarmi a Clif…

– Ancora? Ma lo sappiamo, lo sappiamo, non siamo i tuoi studenti, dicci cosa ne trai che i riferimenti correlati li padroneggiamo.

– Eh, idiosicresie dell’insegnamento cari colleghi…

– Cosa vorresti dire, che hai più insegnamenti di me?

– …

– Ma se le tue pubblicazioni sono ridicole, da bravo, quando vai all’estero vai per ascoltare!

– Sentilo il chicago-boy!

– Smettetela, siamo di fronte a diversi dati.

– Ma voi ci siete stati in uno spogliatoio maschile?

– Sì, da piccolo.

– No, dico, chi c’è stato di recente?

– Mah, le lezioni, gli esami, i testi, sai. Però quando ci sono stato non è stato gradevole, era anni difficili, li ricordo con orrore.

– Le medie?

– Bravo!

– Non me ne parlare…

– Ma chi ha fatto le prove in laboratorio?

– Si sono offerti quelli di sociologia dei sistemi; giocano a calcio al campetto qui vicino, non gli è sembrato vero approfittare di una doccia nuova.

– Noi cosa dobbiamo andare a fare per loro?

– Ci sottoporranno una scarica di test sulla comunicazione interdipartimentale.

– Che zuppa!

– Andiamo avanti.

– Dunque, l’esperienza, più o meno l’abbiamo tutti, i dati sono qui per essere discussi, dobbiamo definire l’ambito “mitologico-leggendario” che, come diceva Gom…

– E basta, sì, il luogo comune, il mito, la leggenda, ci siamo no?

– Quindi i dati hanno parlato: NON È VERO CHE TUTTE LE VOLTE IN CUI CADE UNA SAPONETTA TI TROVI UN FALLO TRA LE CHIAPPE!

(applauso liberatorio dei presenti)

continua