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Chuck

Chuck 15

Ciao Chuck.

I cognomi parlano delle propensioni degli avi.

Forza! Forza!

Ciao.

pratico sistema per donare (foto da qui)
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il possibile

Joël 2

Ciao Joël.

Chi non sa cosa sia potrebbe scambiarla per una X.

Sì.

(Sei il solito paraculo.)

Ciao.

Due piccioni con una fava
(foto da qui)
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il possibile

Paolo 2

Ciao Paolo.

No, non ero venuta a Mantova per prenderti le misure.

Sì, un po’ sì.

Ciao.


(immagine di Fausto Gilberti, foto tratta da qui)
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Chuck

Chuck 14

Ciao Chuck.

Sì, ho ricevuto il tuo pacco, grazie.

Non dovevi. Dico davvero, non dovevi.

Certo che metterò all’asta il collare del tuo cane.

Sì. Bello.

È che pensavo a qualcosa di diverso dall’idolatria.

Ciao

Ah, con veri cristalli famosi, sì (foto da qui)
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brevi Chi scrive partnership

Lei sulle tue dita

Questo racconto ha pochi mesi, oggi l’ho portato a socializzare su world of sphaera.

Kazuhiko okushita

Il pesce ha dato un colpo di coda e in torsione ha spostato la pancia, in alto.

Mi spaventa sempre un po’.

È successo anche ieri. Tu eri alla cena di lavoro. Capiterà mai che si invitino mogli alle cene? Quando le organizza la nostra Società, le coppie clandestine ne approfittano e dopo il primo piatto spariscono. Puff!

Da quell’istante tutti sanno di non dover andare in bagno, a prendere i cappotti o alle macchine, per non imbattersi in scene d’itinerante sesso selvatico. Mentre in sala si assapora dell’ottimo Cacc’e Mmitte, altrove lo si pratica. Da voi non capita? No? Che felice eccezione. Comunque, sazi, gli amanti riemergono all’ora del dolce. Prosciugati dall’arsura da fiamma bevono, bevono e bevono, fino a mandar giù il sapore dell’altro.

Anche tu ieri sera eri disidratato, ti sei scolato un intero litro d’acqua, prima di venire a letto.

Non gradisci l’argomento. Ti giri verso il frigorifero cercando un interesse solido. Sbadigli perfino. Qualche passo e sei la sagoma nera davanti a una luce colma di auspici. Noto soltanto l’abbassamento del baricentro. Ti sei appesantito, Amore.

Sbircio il tavolo. Rosolino è ancora a pancia in su. Galleggia. Potessi farlo io.

Buono il tramezzino? Sì? Con la bocca piena ora puoi ascoltare il turbamento della tua donna?

La risposta è ricca di frammenti di cibo sputacchiati. Ne schivo alcuni.

Ottimi riflessi, già, ho anche le gambe zuppe di acido lattico. Mah, ti avrò dato calci questa notte per zittire il solito rantolio. Non hai lividi alle gambe? Peccato.

Mastichi, mi dai un buffetto sulla guancia, deglutisci. Con il pollice indichi la posizione del pesce alle tue spalle. Non ti sei lavato le dita, da ieri. Va bene, continuo.

Ho delle ipotesi in merito alle pantomime di Rosolino: la prima è che con il suo movimento ambiguo lo chiami; la seconda è che ne senta l’arrivo e vada in trance.

Ridi. Mi baci la bocca con labbra unte e ti liberi delle briciole spostandole sul divano. Ridi ancora. Incroci le gambe deciso a seguirmi in questo viaggio, appollaiato su scetticismo. Hai l’aria divertita di chi vuole assistere all’ennesima idiozia di una moglie stravagante. Sono il tuo personale show. Non so se voglio davvero condividere questa cosa.

Mi spettini i capelli, vigoroso. Per farti smettere devo desistere. Va bene, continuo.

È carino, sai? Piccolo. Scuro. Odora di legno intriso di catrame e di presenze salmastre; un profumo di liquore prevale sugli altri e, aromatico, s’infila dritto nel naso mentre, etereo, gonfia minute pezze giallastre. Scomodato da Lilliput, veleggia immobile nella boccia e vive, respira, in una bruma impalpabile.

Non guardarmi così. Son seria!

Odio dover dire “son seria” e vorrei cambiassi atteggiamento. Se non tiri giù gli angoli della bocca, se preferisci lasciarli appesi, io non posso andare avanti. Mi fermo qui, non ti racconto altro. No, non toccarmi i capelli! Mo-o-lla! Ancora il lezzo di lei. Va bene, continuo.

Come un trofeo in bottiglia, o il messaggio lanciato all’onda da chissà quale marinaio essiccato al sole, il veliero fantasma punta la prua verso di me e attende. Se non mi accorgo della sua venuta, sottili voci chiamano, compresse dalle misure e ridotte in confusi brusii senza senso (le senti? Io le sento).

Iniziamo un dialogo fitto, da qualche parte nella mia testa, che mi fa sentire forte, capace, potente. Capisci? Non importa.

In quel fraseggio tutto diventa semplice, e io mi scordo chi sono. (Chi sono?).

Poi la vista si offusca.

Che c’è? Che cos’ho? Non toccarmi gli occhi per favore. Ti puzzano le dita razzadibifolco! Mi pulisco da sola!

Oh, una lacrima nera. No, non preoccuparti, mi è venuta anche ieri, adesso passa. Dura poco, davvero. Guarda, l’ho tirata via.

Ne ho un’altra?

Ne ho gli occhi pieni?

Finisco e passa. Stai buono un secondo. Finisco. E passa.

So tutto di quel bastimento: conosco chi lo abita, le battaglie intraprese, come giocano col tempo. La loro storia, ora, è anche un po’ la mia. Mi hanno accolta come sposa novella, istruendomi. Io ho imparato.

Amo quel mondo tondo e perfetto, racchiuso nella sua palla di vetro. Ordinato e impietoso, è dotato di avvocato, di giudice e…

di un BOIA!

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il possibile

Gianni

Ciao Gianni.

Vorrei, ma non è abbastanza.

Per far parte dei sirenetti ci vuole quel qualcosa in più.

Ciao.

Come primo tentativo non è male
(foto presa qui)
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Chuck

Chuck 13/3

Ciao Chuck.

L’autobiografismo…

Eh.

Ciao.

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Chuck

Chuck 13/2

Ciao Chuck.

L’evidenza.

È scientifica.

Ciao.

(da qui, qui, qui, qui, qui e qua)

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Chuck

Chuck 13/1

Ciao Chuck.

Ci sono.

Ho individuato il problema.

Ciao.

Lo so. Duole.
(foto da qui)
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Chuck

Chuck 12

Ciao Chuck.

C’eri tu. C’ero io.

Racconta solo la tua parte. Grazie.

Ciao.

Il mio lo racconto io. Oh.
(tratto da qui)
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il possibile

Marco

Ciao Marco.

L’hai fatto apposta.

Belle spalle, comunque.

Ciao.

Marco Buticchi, mentre osserva il mare da una scialuppa da bagnini di salvataggio a Lerici (Foto di Claudio Moschin) – didascalia e foto prese qui
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Chuck

Chuck 11

Ciao Chuck.

Aldo mi ha chiesto se ti porto a cena.

Minestrone.

Vedi tu.

Ciao.

Io non resto, ti avviso.
(foto di Alan Lacuin, ma presa da qui)
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Aldo

Ciao Aldo.

Sì, lo so che Chuck ti fa tanto Kerouac.

Chiedo.

Ciao.

Ssì, mi pare giusto…
(foto presa qui)
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il possibile

Helena

Ciao Helena.

Lo so che è stato carino, ma non ci vado da Gigi.

Ciao.

Tu sei più forte di me
(foto da qui)
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Chuck

Chuck 10

Ciao Chuck.

Sai cosa accadde quando portai Soffocare a casa?

Ciao.

La copertina non passa inosservata, diciamo.
(foto da qui)