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La perpetua

Statuetta campaniforme: Proveniente da Tebe. VII secolo a.C., terracotta, h 39,5 cm, Museo del Louvre. (da qui)

“Le ghirlande! Le ghirlande! Salvate almeno le ghirlande!” Questo è stato l’ultimo grido della perpetua prima che le cadesse la campana in testa.

La campana è stata benedetta. Le ghirlande bruciate, per distruggere l’ultima intenzione della mamma del parroco.

La perpetua. Segreto oggetto del desiderio dell’arcivescovo, adusa al ricatto grazie ai torbidi segreti da confessionale, arrivista spingitrice del figlio tra le braccia di questo o quel prelato. Potente, scomoda. Impossibile da guardare negli occhi.

La campana. Da lì in poi, oggetto di pellegrinaggio per meriti miracolari, portata in processione accomodata su carri, ornata con fiori freschi, accompagnata dai canti festanti dei paesani, mostrata sui confini dei paesi limitrofi in segno di vittoria; unica vera eroina senza macchia e senza paura in un luogo pieno di macchie e piegato alle paure.

Il respiro liberatorio della comunità si fece un sol soffio il giorno in cui il sindaco la benedì laicamente con il lancio di una bottiglia di champagne.

Per amor filiale il parroco stesso celebrò il funerale alla madre, senza lacrime, con un viso rilassato e sereno. I maligni pensarono al sollievo della parola del Signore, niente affatto: un sollievo umano dovuto alla sonante mancanza. Ad ogni modo, coralmente, tutti iniziarono a immaginarla con il fuoco al culo, impegnata in urla isteriche e a dispensar segreti dove già noti.

Donna ambiziosa e disposta a tutto la perpetua.

Il diavolo se ne innamorò.

continua…

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La riposta

Dunque una settimana fa. Cosa ho fatto una settimana fa?

Ho risposto.

Una sola risposta per tutte le domande. Quante domande avrò raccolto? Tante, tantissime, se ne raccolgo ovunque. Per fortuna ho raccolto solo quelle che hanno posto a me, senza scorta d’altre (per fortuna sì, anche se accatastarne di rivolte ad altri non è che pesi molto, lo dico così, per ammorbidire, la carezzevole lamentela scalza che usa ritrarsi al primo freddo del suolo).

Una sola risposta a tutte le domande. Come stai? Tu, là, lù, lò? Quante ne vuole? Ha moneta? Torni domani? Mi lascia aperto? Zucchero? Fa freddo? Hanno già chiuso? Leggi? Piazza Vittoria? Con te parla? L’hai poi rivista? Mi mandi tutto via e-mail? Cosa ne pensi? Ne vuole uno? Lo porta da sola? Ti sembro solo? Me ne lascia una? Ti piace? A che ora? È andata bene? La richiamo? Mi chiami? Che mascherina è? Cosa gli hai detto? Stai andando adesso? Ha visto anche Lei? Queste scale? Hai sonno? Ci vieni?

Una sola risposta: mh (traduzione: un sogno (ma chi la conosce la mia lingua)).

Her Morning Elegance di Oren Lavie
Il sole è tramontato da giorni
Sun been down for days

Un bel fiore in un vaso
A pretty flower in a vase

Una pantofola accanto al caminetto
A slipper by the fireplace

Un violoncello che giace nella sua custodia
A cello lying in its case
Presto sarà giù per le scale
Soon she’s down the stairs

La sua eleganza mattutina che indossa
Her morning elegance she wears

Il suono dell’acqua la fa sognare
The sound of water makes her dream

Risvegliato da una nuvola di vapore
Awoken by a cloud of steam

Versa un sogno ad occhi aperti in una tazza
She pours a daydream in a cup

Un cucchiaio di zucchero si addolcisce
A spoon of sugar sweetens up
E combatte per la sua vita mentre si infila il cappotto
And she fights for her life as she puts on her coat

E combatte per la sua vita sul treno
And she fights for her life on the train

Guarda la pioggia mentre si riversa
She looks at the rain as it pours

E combatte per la sua vita mentre va in un negozio
And she fights for her life as she goes in a store

Con un pensiero è stata presa da un filo
With a thought she has caught by a thread

Paga il pane e se ne va
She pays for the bread and she goes
Nessuno sa
Nobody knows
Il sole è tramontato da giorni
Sun been down for days

Una melodia invernale che suona
A winter melody she plays

Il tuono la fa contemplare
The thunder makes her contemplate

Sente un rumore dietro il cancello
She hears a noise behind the gate

Forse una lettera con una colomba
Perhaps a letter with a dove

Forse uno sconosciuto che potrebbe amare
Perhaps a stranger she could love
E combatte per la sua vita mentre si infila il cappotto
And she fights for her life as she puts on her coat

E combatte per la sua vita sul treno
And she fights for her life on the train

Guarda la pioggia mentre si riversa
She looks at the rain as it pours

E combatte per la sua vita mentre va in un negozio
And she fights for her life as she goes in a store

Con un pensiero è stata presa da un filo
With a thought she has caught by a thread

Paga il pane e se ne va
She pays for the bread and she goes
Nessuno sa
Nobody knows

Nessuno sa
Nobody knows
E combatte per la sua vita mentre si infila il cappotto
And she fights for her life as she puts on her coat

E combatte per la sua vita sul treno
And she fights for her life on the train

Guarda la pioggia mentre si riversa
She looks at the rain as it pours

E combatte per la sua vita mentre va in un negozio
And she fights for her life as she goes in a store

Dove le persone sono piacevolmente strane
Where the people are pleasantly strange

E conta il cambiamento mentre va
And counting the change as she goes
Nessuno sa
Nobody knows

Nessuno sa
Nobody knows

Nessuno sa
Nobody knows (traduzione by Google)

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GM (giornata mondiale)

https://www.tp24.it/immagini_articoli/31-01-2016/1454256591-0-giornata-mondiale-delle-zone-umide-martedi-un-convegno-al-centro-polivalente-di-petrosino.jpg
c’è tutto in questa immagine: yin e yang (da qui)

Il raccontino narra della nascita delle “Giornate Mondiali” (o Internazionali, a piacere).

È a 4 mani, le mie due e le due mani di ADRIANO.

Trovaticisi sul sentiero del fastidio fisico nei confronti di questa nobile istituzione, abbiamo deciso di rendere almeno piacevole la percorrenza.

Buona lettura!

P.S.: le giornate nominate sono tutte realmente esistenti, tranne due: quali?


Da quando esiste il mondo, lo scorrere del tempo è stato sempre scandito dalle giornate. Queste, di giorno in giorno, di epoche in epoche, di lustri e lustrini vari, hanno segnato la vita di qualunque essere presente nel pianeta, anche dei sassi. Esse sono sempre passate uguali e placide, ma negli ultimi anni si è sentito il bisogno quasi fisiologico di prendere alcune di queste e di renderle speciali per ricordare fatti, avvenimenti, curiosità, nomi, città e cose da far conoscere a tutto il mondo. Sono nate così le giornate mondiali.
 
Enrichetta, detta Richy, pianta nella neve la tavola fucsia da snowboard e con i denti strappa la fascetta con velcro del guanto, spoglia la mano e con dita irrigidite dallo sbalzo termico tira la zip della tasca fluorescente sul petto: estrae il cellulare. Chi caspita la disturba prima di una discesa? L’ONU. Richy risponde alla telefonata e sì, da adesso è in missione per conto dell’ONU.
 
Richy ascolta la voce misteriosa che parla dall’altra parte del telefono con una inaspettata parlantina, e sta lì lì per tirarle un accidente coi controfiocchi che ecco la voce la blocca subito dicendole che non può dire nulla poiché oggi è la Giornata Mondiale della prosopopea e quindi deve sentire e basta. Richy ingoia il rospo chiedendosi quando sarà la Giornata Mondiale delle maledizioni al telefono, e dopo aver salutato mestamente la voce dell’ONU con un: “Obbedisco!”, si rimette il cellulare nella tasca fluorescente a norma di legge, chiude la zip con tutto il guanto e, noncurante di quanto stava succedendo, ridotta ormai a un blocco di ghiaccio con le gambe, si avvia a scendere la pista come meglio può, pronta per avventurarsi in quello che è un ricco calendario di giornate da rispettare.
 
Obbedienza.
Si obbedisce per timore, per indolenza spirituale, per mancanza di iniziativa, per economia energetica, per profondissima credenza. Aggiungerne si può, ma si obbedisce. Obbedendo, Richy avrebbe creato nuove parole d’ordine per altre innumerevoli obbedienze sane-sante-savie, ma quali?
La parete del salotto decorata con le 15 tavole appese. La parete del salotto decorata con le 15 tavole appese e il profumo di vin brulé nell’aria. La parete del salotto decorata con le 15 tavole appese e il profumo di vin brulé nell’aria e: una visione biblica.
 
Dal fumo sprigionato dal vin brulé si ode una voce come di tuono dal tono solenne.

– “Richy!” esclama la voce.

– “Chi è?” esclama Richy stupita.
– “Io”
– “Io chi?”
– “António!”
– “Da Padova?”
– “Macchè, da Lisbona!”
– “Oh scusate, adesso non posso, tengo la pentola sul fuoco, lasciate pure il depliant sotto la porta.”
– “Io non ho bisogno di depliant, sono il tuo capo!”
– “Uuuh signore, scusate tanto, avete detto Antonio ho pensato al santo. Cosa posso fare per lei?”
– “Hai letto le 15 tavole che ti ho mandato?”
– “Sì.”
– “E?”

– “Sono carine, fanno proprio un bel figurone in salotto.”

– “Devi rispettarle e farle rispettare tutte!!!”
– “Tutte?”
– “Sì.”
– “Anche quella della migrazione dei pesci?”
– “Sopratutto quella.”
– “Ammazza che culo!”
– “Vai e diffondi nel mondo col sorriso!”
– “Sia fatta la sua volont… ehm… ok.”
E come è venuta, la voce sparisce, tra risate alcoliche e di chiodi di garofano.
 
Oh che investitura! Ma che bello. E che onore. Che responsabilità. Che eccetera eccetera! Tra il bere, i profumi, gli ordini e la nuova fantastica avventura creativa, Richy si sente eccitata e frenetica, in cerca di carta e penna ove scrivere di getto… cosa?
L’ispirazione, si sa, nasce dove l’occhio cade e l’occhio cade, si sa, mosso dal desiderio e il desiderio di Richy, si sa, è concentrato sulle splendide tavole: Giornata mondiale dello snowboard! Fantastico, ecco l’abbrivio! Si volta verso il computer e un pensiero urgente l’assale: Giornata mondiale del backup! Un sospiro di sollievo, come se ideandola si fosse materializzato l’evento. Magico. Chissà se funziona anche con le lingue straniere: Dia internacional del Tango! Ah, che ispirazione seducente, tanto seducente, troppo: Giornata mondiale delle zone umide, e Giornata mondiale dell’orgasmo! Doppietta!
 
L’aver pensato alla Giornata mondiale dell’orgasmo le fa tornare alla mente quelli avuti prima di lasciarsi col suo fidanzato, e dal ricordo di tanti momenti felici pensa alla Giornata mondiale dell’uccello migratore.
Ma lo spremersi le meningi manda in crisi Richy, anche perché riempire 15 tavole non è uno scherzo. Con lo sguardo della disperazione, alza per un attimo la faccia e vede il frigo. Una certa fame inizia a prenderla sentendo brontolare lo stomaco come se fosse un temporale. Ricordandosi che ha ancora della pizza avanzata dalla sera prima, le viene il colpo di genio: Giornata internazionale della pizza italiana, che insieme a quella delle torte ci sta proprio bene.
– “Cavoli, perché non ci ho pensato prima?” e scrive e mangia.
– “Che vada al diavolo la dieta!” esclama con tono solenne.
Nel mentre che mette il tutto nero su bianco, l’occhio le cade su una rivista che stava guardando con la pagina aperta sull’evoluzione dell’uomo, e quale occasione migliore di questa nel comporre una lista che verrà ricordata dall’umanità intera?
– “Chissà cosa avrebbe pensato Darwin di questa nostra evoluzione… Ci sono! Facciamo il Darwin Day così per ricordarmi di tutto questo.”
In realtà pensa anche ad altri tipi di evoluzioni ma meglio non scriverle.
Gli occhi a questo punto cominciano a diventare sempre più pesanti fino a quando non si addormenta sul tavolo. Nasce così al suo risveglio la Giornata mondiale del sonno.
 
– “Antò.”
– ”…”
– ”Antòòòò! Ho fatto.”
– ”Sto giocando a frisbee. L’hai inserita la Giornata mondiale del frisbee?”
– ”No.”
– ”Non importa, mi piace che resti uno sport di nicchia. Dimmi dunque.”
– ”Ho finito.”
– ”Vediamo, sì, buon lavoro, ma manca ancora una giornata fondamentale. Vai ai Bagni di Trevi e…”
– ”La Fontana di Trevi.”
– ”Non è la stessa cosa con quel bel piscinozzo?”
– ”No.”
– ”Allora ti ordino di immergerti, fare due bracciate, pescare qualche monetina e avrai l’ispirazione ultima e fondamentale. Corri!”
– ”Adesso?”
– ”Adesso!”
 
Richy obbedisce anche se con molte perplessità. E se non avesse trovato le monetine? E se i vigili l’avessero trovata nuotando e fatto un mazzo tanto? E se i trentatrè trentini non entrano a Trento?
Una volta arrivata a destinazione, si immerge furtiva nella fontana alla ricerca delle Monetine della Sacra Ispirazione Ultima (MSIU).
Nuotando con la stessa grazia e agilità dei pesci migratori che vanno incontro al proprio destino, Richy tenta di compiere il suo ultimo incarico con le sacre monetine, e avendone trovate solo qualche migliaio, i dubbi aumentarono ancora di più. In compenso, però, pensava a come spenderle.
Dopo aver raggiunto per un attimo la pace interiore immaginando l’armadio pieno come un outlet, un cartello la riporta alla dura realtà: le monetine se le deve scordare.
– “Aaaaaaa mannaggia i pescetti!” esclama con un certo disappunto.
Piena di tristezza per aver fallito la missione che le era stata affidata, sta per scavalcare il muretto della fontana quando all’improvviso vede una monetina più scintillante delle altre. In quel preciso momento è come folgorata sulla Piazza di Trevi ed è lì, finalmente, che trova la sua ultima e definitiva ispirazione per la giornata mondiale mancante all’appello:
quella della carbonara.
 

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Immagini d’intimità

– Pensavo.

– Dimmi.

– Ci sono un sacco di mie foto. Nuda.

– Vero? Eh eh eh, ho stimolato la maiala impudica.

– Non sono sempre impudica.

– Lo so, Tesoro.

– E i tuoi amici mi guardano ogni volta tra le gambe senza ch’io abbia dato loro il permesso, grazie alla gigantografia appesa in sala.

– È arte.

– Voglio fotografarti lo scroto e metterlo lì, in parte alla mia immagine.

– Non sei tu l’artista.

– Ma questa è casa mia.

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UN APPROCCIO SCIENTIFICO ALLA SCOPERTA DEI LUOGHI COMUNI: LO SPOGLIATOIO MASCHILE (3)

Questo importantissimo documento audiovisivo, fornitomi da zipgong, è stato volutamente escluso per il suo potere destabilizzante. Si è privilegiato lo studio nella sua strutturazione al fine di giungere metodologicamente al rasserenante risultato atteso… Ci si avvicina pericolosamente a un altro luogo comune.

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UN APPROCCIO SCIENTIFICO ALLA SCOPERTA DEI LUOGHI COMUNI: LO SPOGLIATOIO MASCHILE (2)

Mächtige Fußballfans: Kanzler und Kicker FORME DI SOCIALIZZAZIONE (foto di Guido Bergmann/ dpa – presa qui)

2° parte: definizione di alcuni aspetti fenomenologici

– Perché, come diceva Hus…

– Sì, lo sappiamo tutti cosa diceva, vai avanti.

– Ecco, secondo me, per rifarmi a Clif…

– Ancora? Ma lo sappiamo, lo sappiamo, non siamo i tuoi studenti, dicci cosa ne trai che i riferimenti correlati li padroneggiamo.

– Eh, idiosicresie dell’insegnamento cari colleghi…

– Cosa vorresti dire, che hai più insegnamenti di me?

– …

– Ma se le tue pubblicazioni sono ridicole, da bravo, quando vai all’estero vai per ascoltare!

– Sentilo il chicago-boy!

– Smettetela, siamo di fronte a diversi dati.

– Ma voi ci siete stati in uno spogliatoio maschile?

– Sì, da piccolo.

– No, dico, chi c’è stato di recente?

– Mah, le lezioni, gli esami, i testi, sai. Però quando ci sono stato non è stato gradevole, era anni difficili, li ricordo con orrore.

– Le medie?

– Bravo!

– Non me ne parlare…

– Ma chi ha fatto le prove in laboratorio?

– Si sono offerti quelli di sociologia dei sistemi; giocano a calcio al campetto qui vicino, non gli è sembrato vero approfittare di una doccia nuova.

– Noi cosa dobbiamo andare a fare per loro?

– Ci sottoporranno una scarica di test sulla comunicazione interdipartimentale.

– Che zuppa!

– Andiamo avanti.

– Dunque, l’esperienza, più o meno l’abbiamo tutti, i dati sono qui per essere discussi, dobbiamo definire l’ambito “mitologico-leggendario” che, come diceva Gom…

– E basta, sì, il luogo comune, il mito, la leggenda, ci siamo no?

– Quindi i dati hanno parlato: NON È VERO CHE TUTTE LE VOLTE IN CUI CADE UNA SAPONETTA TI TROVI UN FALLO TRA LE CHIAPPE!

(applauso liberatorio dei presenti)

continua
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UN APPROCCIO SCIENTIFICO ALLA SCOPERTA DEI LUOGHI COMUNI: LO SPOGLIATOIO MASCHILE (1)

Ritualismi

1° parte: Individuazione dell’oggetto di studio e dei criteri d’osservazione

A – Individuazione dell’oggetto di studio.

Perché lo spogliatoio maschile come oggetto della nostra indagine conoscitiva?

La scelta è stata determinata dalla sua duplice valenza, in quanto luogo d’aggregazione e in quanto luogo dell’immaginario. Lo spogliatoio maschile è, per questi suoi aspetti, un luogo comune sotto tutti i punti di vista. È il luogo in cui si trova, transitoriamente, una comunità maschile, di età variabile, ed è il luogo intorno al quale gravitano le più colorite teorizzazioni in merito al mondo maschile.

BIndividuazione e determinazione dei criteri d’osservazione

  1. Screening sulla popolazione attiva e passiva.

“Signora, buongiorno, stiamo svolgendo una ricerca sugli spogliatoi maschili, lei sa dirci qualcosa in merito?”

“Oh, sì giovanotto, sono vecchia, ma so molte cose sugli spogliatoi maschili. Vede, il mio povero marito, che il Signore l’abbia in gloria, quando giocava a pallone, tornava a casa con dei racconti molto simpatici e mi sono fatta un’idea abbastanza precisa.”

“Interessante, ci dica, possiamo scrivere sui nostri appunti il suo nome Signora…”

“Piera, sono la Signora Piera.”

“Quindi, Signora Piera, lei sa di cosa parliamo se le chiedo di descriverci alcuni luoghi comuni sugli spogliatoi maschili.”

“Oh, sì, vede, alcuni sono veri, ma altri no.”

“Interessante e poi?”

“Poi, vede, vede quella finestrella che dà sul cortile?”

“Sì, la vedo.”

“Ecco, vede, è la finestra di una doccia di uno spogliatoio. Sa, la televisione stanca, quello che succede sotto quelle docce non stanca mai.”

  1. Individuazione degli osservatori “ideali”

La Signora Piera!

  1. Raccolta delle modalità osservative più efficaci

Quelle della Signora Piera: appostamento, registrazione, annotazione giorno, ora ed età; chiacchiere sul pianerottolo; chiacchiere in quartiere.

  1. Standardizzazione delle modalità osservative più efficaci

La Signora Piera è metodica e ci ha permesso di usare il suo schema osservativo, nonchè di riprodurlo.

  1. Individuazione delle variabili significative

A cura della Signora Piera: l’aver vinto o l’aver perso; età; livelli di conoscenza dei presenti; livelli di conflittualità all’interno del gruppo di riferimento; livelli di coesione; livelli di confidenzialità; presenza o assenza di un elemento nuovo; livelli di autostima dei singoli individui; livelli di adeguamento alle regole del gruppo; stadi dello scherzo; stadi di tolleranza allo scherzo; assenza di un elemento indispensabile al lavaggio o alla vestizione; elementi di disturbo quali squillo di un cellulare, voce del guardiano, voce di un abitante del circondario, acqua non calda, scivolata e caduta di un soggetto; spegnimento involontario o volontario della luce; tempo previsto per la permanenza ed eventuale sforamento dei tempi prefissati.

  1. Applicazioni in laboratorio

Messa in opera di una stanza di simulazione e riproduzione delle condizioni sopra descritte; simulazioni con studiosi, con volontari e con ignari. Gestione della presenza delle variabili significative. Videoregistrazioni.

  1. Applicazioni sul campo

Tenda attrezzata nel cortile della Signora Piera, in diverse ore del giorno e in diversi giorni della settimana, per la raccolta dati. Tempo di raccolta: tre mesi. Interviste nel circondario.

  1. Verifica dei risultati ottenuti

Controllo del livello di falsificabilità dei dati in campo e di quelli in laboratorio. Paragoni con i dati ottenuti in laboratorio. Datazione e certificazione del materiale raccolto. Catalogazione e archiviazione del materiale come “materiale di riferimento”.

  1. Comparazione con i risultati ottenuti dagli osservatori “ideali”

“Signora Piera, noi abbiamo fatto così, così e così, abbiamo raccolto queste cose qui, lei che ne pensa?”

“Un po’ riduttivo.”

“Grazie Signora Piera, la inviteremo al prossimo convegno.”

  1. Convegno per la divulgazione dei dati raccolti

Occasione ludico-scientifica di incontro con altri studiosi, di comparazione, discussione e di gradevoli merende a buffet.

continua…

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Story-Lenny 7

Eccomi! Si riparte col botto!

Intanto ringrazio spassionatamente (in ordine di apparizione) brunonavoni, Yleniaely, andream2016, Ettore Massarese (fu Franz), raccoltaedifferenziata, Nonna Pitilla, Marco, Sara Provasi, Adriano, Alidada, eleonorabergonti!!!

STORY-LENNY è un gioco di trame. Ecco qualche informazione in più QUI.

Si può giocare in diversi modi:

  1. Contributi interni alla singola puntata (comunque autoconclusiva);
  2. contributi di stravolgimento della trama complessiva;
  3. contributi esterni a piacere.

Per chi vuol cercare il pelo nell’uovo ammetto che sì, camuffate vi sono alcune pubblicità occulte… trovatele se ne siete capaci!

Da oggi è possibile attaccare trame a quelle altrui! Anche nelle puntate precedenti.

Ricordo mestamente che a chi tocca non si ingrugna e che i botta e risposta sono leciti, anzi sono i benvenuti.

Poi ci sono i super supporti HARD e DIVERSAMENTEHARD alla trama, i divertenti Extra-Lenny 1, Extra-Lenny 2 e Extra-Lenny 4 di Andream2016 e l’Extra-Lenny 3 di Sara Provasi – (Grazie!)

I MATERIALI

  • Il RIASSUNTO delle 6 puntate precedenti è QUI.
  • IN FONDO AL RACCONTO C’È IL RIASSUNTO DELLA PUNTATA AGGIORNATO

Lenny…

La porta si apre piano. Si chiude. Si apre. Si chiude. Si apre. Si chiude ancora. Sempre piano. La ragazza non muove un muscolo. Sul divano sembra dormire.

Cara, cos’hai?

Solo il torace le si alza e abbassa.

Cara, non mi far preoccupare, dimmi, cosa c’è?

Lei si volta, viso allo schienale (una mano sull’orecchia).

Cara, non fare così, non mi dai argomentazioni.

Silenzio e quiete. Apparente, la quiete.

Cara, va bene, non m’importa delle argomentazioni, ma voltati almeno. Guardami… ok, non puoi propriamente vedermi, allora parlami. Fai qualcosa. Prenditi gioco di me. Giochiamo? Eh? Io faccio apparire l’idraulico e tu trovi il modo di fregarmi. Oppure io mi avvicino e tu ti allontani. Oppure io mi avvicino e tu non ti allontani. Oppure tu ti allontani e io osservo dall’alto il mio topino bianco, bello, che cerca il modo di uscire dal labirinto. Oppure io esco. Vado a fare un giro, eh? Ti piace l’idea? Sì, è esatto che poi torno, ma mi silenzio. Davvero, ci posso riuscire per un po’, stare zitto, lasciarti fare senza prenderne nota, ci provo, mi sforzo. Oppure mi chiudo nel frigorifero e tu ti alzi da lì, accendi lo stereo e vai a farti una doccia, poi chiami Lenny, ti prepari per la serata e io a leggere le etichette.

Dal divano si alza un sospiro.

– Lenny…

Ci tieni così tanto? Ma se l’altra sera quasi lo cornificavi! Se non fossi intervenuto io, tu, adesso… parlami. È la libertà a mancarti? Sei libera lo sai, io non sono così invadente. Sono invadente? O forse è il rendere pubblico tutto ciò che fai? Ammetto possa essere fastidioso. Succedesse a me non so come reagirei, ovviamente non deprimendomi. Su Cara, voltati, fatti guardare.

Un piede si tira di punta. L’altro anche. Le gambe li seguono. Il busto si torce. Le mani stropicciano gli occhi. Un sorriso prende forma. Uno sforzo e Cara è seduta. Qualche intrecciata rapida ai capelli e gli avambracci sulle ginocchia. Il volto si alza in direzione del nulla, ma il sorriso c’è.

Era da qualche tempo che il Narratore stava appollaiato sul lampadario e i primi cuscinetti adiposi gli si erano presentati festanti a ricordargli l’assenza di un moto qualsiasi.

Cara, cosa stai facendo?

Il colorito era diventato grigiastro per mancanza di ossigenazione e le occhiaie avevano mostrato la loro natura cosmica: due veri e propri buchi neri.

Cara, smettila, non si può… non si fa!

Occhi spettrali ingoiavano tutto ciò che gli si avvicinava e la bocca era sempre aperta. L’alito infernale.

Cara, smettila!

A un tratto una forza lo trascinò a sè, un super-bucone-nero bussò alla porta. TOC-TOC!

Chi è? Vai a vedere tu Cara?

La ragazza sorride.

– No, vai a vedere tu.

VOCE FUORI CAMPO

Il buco nero! Non ne uscirà vivo… un grumo di materia compresso all’infinito… ne sento la voce che si fa vocina sempre più flebile e disperata sino a diventare particella sonora inudibile.

Ettore Massarese ( fu Franz) (17:23 – 20/11/2020)

LETTORE A

mi chiedo come potrà continuare una storia senza narratore.. sarà un’anarchia completa dei personaggi? O saranno tutti proiettati all’unisono in un universo parallelo di quelli che stanno al di là dei buchi neri? Vedremo, dai

Alidada (00:18- 21/11/2020)

LETTORE E

Oddio, sono qui che mi tengo la pancia dal gran ridere nell’immaginarmi il Narratore appeso al lampadario e con i cuscinetti adiposi. Non è che a Natale me lo presti così mi fa da puntale all’albero?

eleonorabergonti (15:15- 21/11/2020)

LETTORE SINCERO

In realtà tutti non si rendono conto di essere già da tempo nel campo di attrazione in un vorticoso buco nero che cambia linee temporali, trita, mescola e risputa storie, personaggi, parole, cervelli…. solo ora se ne accorgono…

Ps1 consiglierei di sostituire cuscinetti adiposi con maniglie dell’amore… più adatte ad un narratore appeso ad un lampadario
Ps 2 anche Alice era entrata in un buco?
Ps 3 il tema dei buchi neri appassiona da sempre il genere maschile

Marco (5:38 – 22/11/2020)


RIEPILOGO AGGIORNATO DEL CAPITOLO

  1. Il Narratore cerca di stimolare Cara, demotivata e inerme sul divano.
  2. Cara prende energia e inizia a sfidare il Narratore narrandolo a sua volta.
  3. Cara fa bussare alla porta un ipotetico buco nero in grado di ingoiare il Narratore, che si lascia suggestionare.
  4. Una voce fuori campo allerta sulla probabile fine del Narratore.
  5. Il Lettore A, il Lettore Lettore Sincero commentano l’accaduto iterrogandosi su ipotesi.
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Stelle

Le tre stelle della Costellazione di Orione Alnitak, Alnilam e Mintaka allineate al centro formano la Cintura. (da qui)

Stelle. Belle. Belle stelle. Stelle belle. Stelle e stelle e. Fottute (stelle).

Che se avessi un angolo di cielo guarderei ogni sera. E ogni sera guardo, le fottute (stelle). Che se ci fosse nube la sposterei volendo. E via a spazzarne a nembi, chiare fottute (stelle). Con allegra propensione immaginarle vispe, immote, nate e ignote, le mie fottute (stelle). Con ottimismo stolido ne individuerei di buone, intente a benedir Valchirie, incredule, per le fottute (stelle). Mi scrollerei di dosso il cattivo influsso con risata bassa, alla faccia loro, in rissa, porche fottute (stelle). E giocherei a unir punti e a disegnare allori, senza curarmi di corrispondenze, con le fottute (stelle). Così, non bastandomi l’ardire cozzo, rotolo, striscio rabdomica e soffoco, il riso, fingendo mi vediate, care fottute (stelle). Senza gridare o dire, passare da una a una, che il conto è aperto e non ne salvo alcuna, di voi fottute (stelle). E lo sapete, lo sapete bene che son vostra, schiva, selvatica e straniale, e allora impudiche, senza permesso e in codice, a tratteggiar distanze, fino a toccarmi suolo. Fino a morir nei nei. Sulla mia pelle.

Oh.

Fottute stelle.

ORION’S BELT IOVA (cover by Sabrina Claudio)
This mess of emotions got his body questioning
Is this feeling alright?
He studying my freckles like the constellations
And he’s looking for signs
I know that you’re not used to this
Boy will you let me teach you
Your mind is asking for my love
And you just need to hear it
Try not to wander off too much
Don’t let your feels control you
Keep you attentive with authentic kisses
Filled with amor
I’ll show you
How it’s supposed to feel
When we meet
At Orion’s Belt
I’ll show you
How it’s supposed to feel
Running my fingers through your hair I’m feeling
That your thoughts have left this Earth
Is it worth it? Yes
Is it genuine? Can I love like this?
Let me give you some reasons
I know that you’re not used to this
Boy will you let me teach you
Your mind is asking for my love
And you just need to hear it
Try not to wander off too much
Don’t let your feels control you
Keep you attentive with authentic kisses
Filled with amor
I’ll show you
How it’s supposed to feel
When we meet
At Orion’s Belt
I’ll show you
How it’s supposed to feel
When your hands running down my body
It’s like a ticket to a cosmic sky
Let your body get used to this
Let your body get used to this
It don’t matter where we are
Cause when we’re touching we’re caressing stars
Let your body get used to this
Let your body get used to this
I’ll show you
How we’re supposed to feel
When we meet
At Orion’s Belt
I’ll show you
How we’re supposed to feel

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Una settimana

STARÒ VIA PER 7 GIORNI

LASCIO QUI QUALCHE LETTURA, UN PO’ DI MUSICA, UN RECAPITO E IL TEMPO PASSERÀ IN FRETTA.

endorsement@virgilio.it

qualche vecchio raccontino

unodietrol’altro

story-lenny

extra-lenny

musiche

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Story-Lenny 6

Story-Lenny (cliccando vi sono alcune informazioni in più) è un gioco di trame.

Si può giocare in diversi modi:

  1. Contributi interni alla singola puntata (comunque autoconclusiva);
  2. contributi di stravolgimento della trama complessiva;
  3. contributi esterni a piacere.

I MATERIALI (in caso di bisogno):

(IN FONDO AL RACCONTO È PRESENTE IL RIASSUNTO DELLA PUNTATA AGGIORNATO)


Poi ci sono i super supporti hard e diversamentehard alla trama, i divertenti Extra-Lenny 1 e Extra-Lenny 2 (entrambi di Andream2016) e Extra-Lenny 3 (di Sara Provasi) – (Grazie!)

Per chi vuol cercare il pelo nell’uovo ammetto che sì, camuffate vi sono alcune pubblicità occulte… trovatele se ne siete capaci!
Ringrazio tutti coloro che stanno partecipando e chi avrà voglia di buttarsi. Buon divertimento!

Lenny???

(foto da 123rf.com)

Vino. Quale sorso sia non è dato sapere, ma sta muovendo verso il compimento dell’opera calda. I gesti si sciolgono e le lingue libere improvvisano argomenti a un solo scopo. Il bicchiere rimane tra labbra e mani come ultima difesa, il suo appoggio sarà incondizionata arresa all’assalto. Chi dei due avvicinerà la pelle non è stabilito, ma si sa che sarà lì, sul divano, il terreno di battaglia.

Basta, non mi dicono niente questi due. Non ci faccio nulla qui. Mi manca Cara.

Lo so cosa ha fatto l’altra sera. L’ho capito annusando l’aria quando mi è passata accanto. Ci sono rimasto troppo male. Non che lei non possa, ci mancherebbe, ma il sotterfugio, la menzogna, l’abbindolarmi con l’idea del bondage… ma quale bondage e bondage, tirava su Lenny dalla finestra!

Cosa stanno combinando questi due? Ah, siamo già al mani ovunque. Buon per loro.

Dovevo pur allontanarmi, ristabilire le distanze, il controllo e lasciarla alle sue priorità. Sì, ha delle priorità che non mi contemplano… e chi se ne frega!

La porta si apre piano. Cara entra in casa. Seguita da uno sconosciuto? Ridono. Scherzano. Si tolgono le scarpe lasciandole dove capita. Presto si sistemano sul divano. Si piacciono, non c’è dubbio. Non c’è dubbio.

Ma dove l’hai pescato questo Cara? Ah, vero…

endorsum (22:21 – 8/11/2020)

Cara voleva cambiare il divano, è entrata nel negozio di Ottomana e Ottomana (o era Canapè e Canapè, Dormeuse e Dormeuse?) e si è comprata il divano nuovo col commesso al seguito.

Nonna Pitilla (21:24 – 8/11/2020)

Cara! Per cortesia, no eh!

La ragazza mostra al giovane e aitante uomo la sua posizione preferita sul divano: a gambe in su. Lui divertito la imita. La sintonia si trasmette vibrante ed esplode in un’allegria contagiosa. Contagia anche me…

Cara si sente per la prima volta libera come non mai, e quel ragazzo è così sexy… Non riusciva a togliergli gli occhi di dosso. Pur essendo praticamente sconosciuti, sentiva che una alchimia li univa, fatta di parole, gesti, risate e giochi insieme su quel divano corto ma allo stesso tempo capiente per farceli stare entrambi.

Cara è felice e sembra che nulla possa turbarle questa sua tranquillità, quando all’improvviso ecco il citofono.

Adriano (22:05 – 8/11/2020 – 1°parte)

dling-dlong!

– Chi sarà a quest’ora?

Vai un po’ a vedere, Cara.

Si raddriza sulla seduta e corre al citofono inciampando in un scarpa da ginnastica.

La sua mente ritorna alla realtà e un brivido freddo le corre lungo la schiena insieme ad un solo pensiero fatto di presentimento: “Cazzo, Lenny?”.

Se lo sentiva che era lui, ne aveva la certezza assoluta. Che cosa voleva e cosa ci faceva lì? L’angoscia era tale da dimenticarsi pure del Narratore, vero architetto della sua vita.

Va a prendere la cornetta del citofono e sente un respiro. Il respiro di chi ha capito tutto.

Adriano (22:05 – 8/11/2020 – 2°parte)

– Chi è? Lenny??? (stronzo…)

Eh eh eh! Io il Narratore, tu il personaggio.


RIEPILOGO AGGIORNATO DEL CAPITOLO

  1. Il Narratore è in un’altra casa davanti a due che amoreggiano.
  2. Gli manca Cara, ma si sente offeso dal suo atteggiamento.
  3. Il Narratore torna nell’appartamento di Cara e la trova con un altro giovane uomo in felice sintonia giocosa.
  4. Cara ha portato a casa, con il divano nuovo, il commesso.
  5. Il Narratore non condivide e inserisce Lenny a rovinare la festa a Cara, facendolo presentare al citofono.
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Bianco horrorroh

(CLICCANDO SULL’IMMAGINE SI GIUNGE ALLA RADICE DI TUTTOimmagine presa qui)

Puntata precedente

Agglutinato alle zavorre e al di qua della porta, dicevamo.

Tremante, si sierò addosso. Pianse, ingoiando lattosio amaro. Freddo, caldo, rischio di caglio e un lieve massaggio all’arto mancante.

Poi si alzò, alle gioie del mondo. Mise lo stato d’animo consono e si prese a cuore. Il pensiero ondeggiò per atterrare a piedi uniti su un concetto chiaro, denso, come lui: matrice orrorifica non piange sul latte versato. Gli bastò.

Ancora lento il passo, umido l’intento indagativo d’uno spazio ambiguo. Si sentì come parte e tutto. Accolse ciò che più non era: Candido fuggito nelle fauci del mostro; Verginità perduta. Chissà, forse un Omero… Omero? Chi cazzo è Omero?

Ascoltò le parole e capì, per uno strano balzo del pensare, d’essere eroe narrato e di dover proseguire il viaggio. Vagò incerto, ma con postura regale, che tanto chiede la vita al viaggiatore e tanto offre nel profondo incespicare: un palo.

Se davanti al muro fu muta, ora l’intelligenza si mostrò garulla e gridò: “Le zavorre da testare in aderenza al legno!”. Ecco il moto a luogo e con esso la prova. Il salire. La forza e la gestione d’insieme.

Fatica. Arrivo. E nell’attimo si librò in buffo tuffo, prendendo forma in vitrea dimora.

Scoprì, nella contemplazione del bordo, ciò che divenne oggetto di infinite trattazioni, pronunciamenti e studi, immagini e immaginazioni, di scuse e di prego, di gioie poste e malriposte, di titoli, neretti, grassetti e sottolineature, di tranquillità erose, di musiche d’accompagnamento e di caldo e peloso sollievo: la comfort zone.

Fine (per ora)

CONTRIBUTI EXTRA AL TESTO

E quando finalmente posò la sua ormai molliccia zavorra nel taumaturgico contenitore, erse sguardo per un’ultima e sola volta a quella propaggine grezza che tanto gli costò in fatica e divisioni liquide, e con una sola e potente voce gridò al suo indirizzo: “A stronzo!“, magnificendosi poi compiaciuto per ciò che aveva fatto riposando finalmente nella comfort zone.

Adriano

…. prendendo forma in vitrea dimora,(( trasparente, luminosa quasi riflettente ed ebbe per un breve istante coscienza di sè, viaggiatore ondulante refrattario ai confini desidero di espandersi, si allargò e)) scoprì, nella contempalzione ….

Nonna Pitilla

Un momento! Fermi tutti! Su questo blog sta nascendo un nuovo genere letterario!

Horroble? Una specie di crasi fra ‘horror’ e ‘fable’?

Antartica
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Bianco horrorro

(CLICCANDO SULL’IMMAGINE SI GIUNGE ALLA RADICE DI TUTTOimmagine presa qui)

Puntata precedente

Un po’ di qua e un po’ di là, si diceva. Scoperto il linguaggio, avvertì che nell’imminenza non gli sarebbe stato d’aiuto. Parlare a chi, perché, per cosa. Cantare forse? Provò.

Il canto del latte è musica baciata dal sublime. In età adulta. Espressa in tonalità oblunghe, tocca la culla gastrica, rievocando infiniti ricordi. Di vitello.

endorsum

La posizione non migliorò. Ricorse al pensiero. Essendo questo ancora in modalità “Mah”, non servì ad alcunché.

Restò così, con le zavorre immobili dall’altra parte della soglia. Stanco del conflitto, si allargò supino e comodo a osservare il nuovo ambiente, con qualche organo di senso già in moto e vigile. Presto si percepì inquieto. Sempre un po’ di più. Fino a distinguere nei pressi una nuova presenza viva. Vicina. Vicinissima.

Dalla massa scura uscì una propaggine grezza che gli staccò violenta in tre colpi la parte destra del corpo. Si ritirò con flusso celere, aggregandosi alle zavorre al di là della soglia. La propaggine grezza tentò di raggiungerlo. Invano. Un miagolio fece cessare l’incontro.

E sì, scoprì la paura (che mette gambe a vivi e a morti).

continua…

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Bianco horrorr

(immagine presa qui)

Il latte si diceva. E della sua posizione. Un bianco horror.

Quando si rialzò, prese una manciata di briciole da terra e le compattò a zavorra, per darsi un peso. Per darsi un tono alzò il mento e allargò le spalle. Quindi s’incamminò.

Nel buio la perdita di colore, nel silenzio un moto impercettibile di grazia. O così gli sembrò, sentendosi finalmente libero tra la terra e il cielo. Tra piastrelle e soffitto.

Avanzò disegnando onde umide e attrezzandosi man mano agli imprevisti. Tipo il muro. Oh bene, quale intelligenza assegnarsi? Quale forma di pensiero? Mah.

Un’aria fredda gli rovistò la guancia. Scansare il fastidioso far fronte al continuo rimodellamento dei tratti o andarle incontro? La incontrò, fin dove la sua forza fu più sottile e tagliente. Le resistette e s’infilò sotto la porta, in passaggio.

Rapido e veloce, per non disperdersi in gocce, fu presto là, di là, e ritirò in fretta le zavor… le zavorr… cazzo le zavorre!

Scoprì il linguaggio.

continua…

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Sì!

COME SI FA A RESISTERE?

COME???

NON LO SI FA.

SARA PROVASI!


I miei libri

Sara Provasi atti effimeri

I miei libretti sono finalmente pronti!

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In un mare caotico sospeso è il mio primo piccolo libro.

Una raccolta di prose brevi, dove osservo e racconto dodici fotografie della mia infanzia.

dav

Molte ritraggono mia madre, altre me insieme a lei. In altre è presente nel non esserci, e una è la prima foto che io abbia scattato.

Ma le foto non le ho allegate, vanno viste leggendo.

Questo è il tema portante del libro, anche se l’intento è stato fin da subito quello di andare oltre le foto, prendendole solo come un punto di partenza.

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Questa citazione l’ho scelta perché mi ricordavo questa frase da tantissimi anni se pensavo a poesia. Solo cercandola su internet di recente ho scoperto da dove provenisse.

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Il titolo di ogni capitolo coincide con qualcosa che è presente nella (o nelle) foto che ogni volta ho selezionato.

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Nella revisione finale ho tagliato praticamente metà capitoli, per varie ragioni che vi dirò.

Ma alcune parti mi piacevano lo stesso prese da sole, quindi ve le proporrò qui, sotto forma di articoli.

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Potete trovare questo libro su Amazon, sia in formato cartaceo che e-book al link qui sotto.

In un mare caotico sospeso

Lavorando alla creazione di questo libro ho deciso di pubblicare anche Atti effimeri di comunicazione.

Una raccolta di poesie che avevo già completato da parecchio tempo.

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Molte poesie le avevo già pubblicate qua e là dalla riapertura di questo blog, mentre altre sono inedite.

Nel formato e-book sono presenti link ipertestuali al blog, per collegare i testi a eventuali illustrazioni o manoscritti.

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Come nel caso dei collage poetici, che sono stati trascritti!

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Sono presenti anche molte note a pié di pagina, per raccontare il contesto creativo nei casi più particolari.

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Anche questo libro lo potete trovare su Amazon, al link seguente:

Atti effimeri di comunicazione

Su Amazon ci sono anche le descrizioni complete di entrambe le opere, anche se ne parlerò molto più nel dettaglio e separatamente anche qui!

Siete presenti anche tutti voi nei ringraziamenti, perché negli anni mi avete sempre dato un sostegno immenso e comprensione immediata ad ogni idea, una cosa davvero rara nel mio percorso, per niente scontata! Senza il dialogo costante con voi non li avrei credo nemmeno creati questi libretti… e ringrazio nello specifico Elena Andreotti che mi ha dato un grande supporto nella parte tecnica di creazione dei file definitivi e non solo, leggendomi in anteprima!atti effimeri, libri, poesia, prosa breve

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Story-Lenny 5

Eccoci a giocare con le trame di Story-Lenny!
Libertà di trama e stile, non ci sono canoni: si può inserire il proprio contributo nei commenti (in questa fase, un intervento a testa per capitolo, dal 7° capitolo in poi non ci saranno limiti… ok, sarà delirio!)

I MATERIALI:

  • Il riassunto aggiornato è QUI.
E i supporti hard alla trama, i divertenti Extra-Lenny 1 e Extra-Lenny 2 di Andream2016
Grazie a coloro che stanno partecipando e chi avrà voglia di buttarsi. Buon divertimento!

avvertenza: è presente pubblicità occulta

(IN FONDO AL RACCONTO C’È IL RIASSUNTO AGGIORNATO)


Cazzo, Lenny!

(foto presa da freepik.com)

La porta si apre piano, Cara entra in fretta.

– Ti dispiace chiudere la porta?

E abbracciando un sacchetto della spesa si dirige senza esitazione verso il bagno. La porta si chiude autonoma, sbattendo.

Ciao Cara -buongiorno Narratore- tutto bene al lavoro? -certamente mio Amato, unico e solo Narratore- cos’hai nella borsa della spesa? – non vedo l’ora di mostrartelo, ti dispiace chiudere la porta, oh Grande Creatore?- Ecco, così sarebbe stato accettabile.

Scusate se mi introduco nella storia tra Narratore e protagonista. Sono Lettore. Lettore di cognome e Sincero di nome. Scusate. Dopo cinque righe mi deconcentro. Mi dispiace quindi nel racconto sarò solo una meteora affetta da meteorismo, un cameo …. meo abbreviazione di meteorismo ca… abbreviazione del risultato troppo spinto di quest’ultimo ed anche l’essenza dei miei commenti…..

Marco (4:30 – 3/11/2020)

– Ok.

È aprendo la porta del bagno che dalla borsina scappa ciondolante la cima di una fune bianca. Il suo movimento oscillatorio urla risposte a uno sciame di domande apparse tutte in una. E apparse a me!

Cos’è, Cara?

– Esercizi di bondage.

E si chiude dentro a chiave con la velocità furtiva di chi vuole al più presto mangiarsi il frutto proibito.

Ma… scusami tanto, io non sono preparato a quest’evenienza!

Dal bagno si odono rumori di fatica.

Scusa Cara, ho fatto mente locale su tutto ciò che so. E…

Qualche sbuffo da sforzo segue ai suoni precedenti.

Hai proprio detto bondage?

– Sì-sì.

Ma lo sai che è pericoloso, sei solo una principiante. Sei solo una principiante, vero?

– Sì-sì.

Un brusio inizia a farsi strada prendendo la via del buco della serratura.

Io non credo che dovresti fare certe cose senza assistenza.

– (Brish…vsch…oh santapace… ci sei quas…) Sì-sì

Se avessi saputo mi sarei almeno informato, Cara. Cara?

– (Oh! bravo! schhhh!) Sì-sì.

Non compiere stupidaggini, eh! Ma poi, queste prove, dico, che senso hanno se ormai pratichi l’astinenza?

– Mmm.

Ti sei messa un bavaglio?

– Sì-sì.

Come sì-sì?

– Ah, (mmmm-mmmmM…) no-no.

Eh, volevo ben dire! Non posso permettermi incongruenze di questo tipo!

– MmmmmMm… (ohhhhhh…)

Ho una reputazione da difendere, non è che il primo critico con la cresta alzata possa venire e pretendere di farmi le pulci… trovandole! Ah Ah Ah! Non trovi anche tu?

– Sì. (Ohhhhhh… sìì).

Brava, mi sembri convinta. Vedi che quando vuoi sai essere ragionevole, sai capire, capirmi soprattutto. In merito alla comprensione, pensavo, tu ed io non ci conosciamo ancora molto bene, dovremmo, dovrei, sì insomma, magari se mi aprissi un po’ di più con te, eh, che ne dici? Parlarti di me, rendermi a te più prossimo. Eh?

– HE? (… aaahhh… sìììì…)

Dicevo, ti piacerebbe conoscermi meglio?

– Mmm… (ohhhhh… sìììììììì.)

Ma cosa stai facendo con quella corda?

– Uuhh…

– Eloquente. Dovremo lavorare di più sul tuo vocabolario, Cara. Non ti nascondo una certa curiosità. Il tono ti si è quasi arrochito. Ti sento un po’ in affanno.

– Mmm… (dillo ancora…)

Non ti nascondo una certa curiosità. Il tono ti si è quasi arrochito. Ti sento un po’ in affanno. (L’ho detto.) Ma… sembri Jamie Lee Curtis nella scena in cui John Ceelse si spoglia parlando russo. Hai presente il film Un pesce di nome Wanda? Forse no. Ha qualche anno in effetti, oddio, probabilmente è più vecchio di te, ora che ci penso. Dovrei controllare per esser più preciso, certo, se ti interessa, ma io credo che possano interessarti queste piccole nozioni di cultura generale.

– (Ohhhh, sììì, continua…)

(Ok, continuo.) È normale appassionarsi agli argomenti suggeriti dal proprio Narratore. Film fantastico. Una pietra miliare. Dovremmo guardarlo una sera, ti piacerebbe moltissimo. Recitato divinamente, ironico, divertente, sarcastico. Ti farebbe un gran bene. Sempre quei testi scientifici tra le mani, che noia!

E poi mi sembri sempre in un mare caotico sospeso, dovresti darti ad atti effimeri di comunicazione.

endorsum (16:54 – 3/11/2020)

– (Ahhhhhh… Sììììì…)

Eh, te lo dico sempre che dovresti leggere letteratura erotica, non mi ascolti! Per altro, senza offesa, mi sembri ancora un po’ acerba in materia, devo prepararti all’idea del sesso che, ormai l’ho ben capito, ti neghi. Ma basta parlare di tematiche che potrebbero essere delicate, tornando a noi, allora, che dici personaggio mio, ci guardiamo un film una sera?

OHHH! SÌ! SÌ! SÌ! SÌ! SÌ! SÌ! SÌ! SÌ! SSSSSÌÌÌÌÌÌÌÌÌÌÌÌÌÌÌÌÌÌÌÌÌÌ!!!!!!

Accipicchia che entusiasmo! Non mi attendevo certo una risposta così! Ti ho sempre trovata piuttosto contrariata dalla mia presenza, dall’avermi intorno. Sai, stavo anche pensando di andarmene…

– Eh? (schhhhh!)

Sì, sto diventando empatico ed essere un po’ te mi avvicina alle tue ragioni.

– Sei serio? (vai… attenz…)

So che non dovrei dirtelo. Ma in qualche modo mi stai davvero diventando cara.

La porta del bagno si apre, Cara è spettinata e con gli abiti in disordine. Un forte rumore di sacco pieno stramazzato al suolo s’ode. La cima della fune bianca svolazza nell’aria e subito si precipita nel vuoto oltre la finestra. Un rantolio l’accompagna in senso opposto e contrario. Cara resta per un breve attimo perplessa, poi, come ripresa da un sogno a occhi aperti, corre al davanzale.

– Cazzo, Lenny!

IL GIORNO SEGUENTE

endorsum (15:19 – 3/11/2020)

Che bugiarda! Perché mi hai mentito con i tuoi subdoli giochetti facendomi credere che stavi praticando esercizi di bondage?! Poi, cosa ti è saltato in mente di metterti a tirare su Lenny con una corda, non poteva entrare dalla porta come fanno tutti?!

Cara è in silenzio, non vuole rispondermi, si morde le labbra per cercare di resistere ad un imminente crisi di pianto. I suoi occhi lucidi parlano senza bisogno di parole, è profondamente affranta per l’accaduto, ma del resto se ora Lenny è gravemente ferito, è colpa sua e delle sue strambe idee… vorrei almeno comprendere il motivo del suo comportamento così infantile, ma a quanto pare, non c’è modo di ottenere una risposta. Non mi ascolta nemmeno, si alza di scatto dalla poltrona e corre in camera sua. Si butta sul letto e scoppia a piangere copiosamente.
Mi dispiace vederla così, ma questa volta non posso perdonarla…no…non me la sento più di essere continuamente inondato di bugie e offese gratuite…anche la pazienza di un narratore ha i suoi limiti.

Cara ascoltami stavolta! È arrivato il momento di smetterla di comportarti come una bambina, devi imparare a comportarti come una persona adulta e ad avere più rispetto per me, ora basta con le stupidaggini! Non avrei mai voluto pronunciare queste parole così dure nei tuoi confronti, ma sono costretto a farlo per il tuo bene. Devi crescere!

– Sigh…sigh…non mi interessa!!! Tu non hai alcun diritto di pensare a me… non sei nessuno e non me ne frega un cazzo di te hai capito?! Il mio Lenny sta malissimo e pensi che io in questo momento, sia interessata alle tue dannate prediche?!

La sua voce è spezzata dal pianto, ma nemmeno ora, ha perso l’occasione per insultarmi con odio… tuttavia, non mi interessa… ho preso la mia decisione.

Cara… questa sarà l’ultima volta che mi sentirai, ribadisco che non possiamo andare avanti così… sono stanco di vivere ogni giorno questa situazione colma di odio e risentimento da parte tua … dispiace anche a me vederti così, credimi… ma non posso fare altrimenti…

– Cazzo dici?! Che fai, scleri per caso???

Cara si alza di scatto, i suoi occhi sono sgranati per lo shock, il trucco nero disciolto dalle lacrime le riga il volto arrossato. È sconvolta. Il cuore le martella nel petto procurandole una respirazione quasi faticosa.

Cara, forse non ci rivedremo mai più. Non escludo che un giorno, le nostre vite si incroceranno nuovamente e chissà…forse imparerai ad accettarmi.

Sappi che per me stavi diventando veramente Cara…

Addio.

Cara si lascia andare in ginocchio sul pavimento, ed un grido disperato, si eleva nel silenzio dell’abitazione.

Yleniaely (11:20 – 3/11/2020)


RIEPILOGO AGGIORNATO DEL CAPITOLO

  1. Cara entra furtiva in casa con una borsina.
  2. Il Lettore Sincero fa il suo ingresso in scena, autodichiarandosi un cameo (e dalla distrazione facile).
  3. Cara si va chiudere in bagno millantando esercizi di bondage.
  4. Mentre provengono strani rumori dal bagno, il Narratore cerca di aprirsi sinceramente a Cara.
  5. Solo ammettendo di poterla lasciare in pace, ottiene l’attenzione di Cara, che molla la fune per la discesa di Lenny dalla finestra (dopo la consumazione di un rapido amplesso lontano da occhi indiscreti).
  6. Il giorno dopo: il Narratore si arrabbia per l’infantilismo di Cara e se ne va, lasciandola disperata per le condizioni di Lenny e ora sola.
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Il ritorno del fanciullino, a 70 anni e più!

Ok, non ho una gran prossimità con l’età del titolo, se non parentale, ma oggi mi sento in forma. Mi sento lo STATO!

Avere 70 anni e più ed essere trattati come fanciullini può essere poetico e lusinghiero, ma…

Io, Stato, del fanciullino ci faccio quel che voglio! Eccheccazzo!

  1. Intanto lo chiudo in casa (che se no si ammala, e mi riempie strutture sanitarie che i miei amministratori non hanno ampliato e messo a norma negli anni passati, lasciando spazio ai privati di organizzarsi prima di me – ah, questo è il vero motivo della limitazione della libertà personale, conseguente anche all’idea di stiparci tutti sui mezzi pubblici – la logica non deve per forza essere intesa.).
  2. Poi dico che è nel suo bene e in modo paternalistico decido della Sua salute (oh, l’habeas corpus… e la carcerazione preventiva ai domiciliari).
  3. Poi dico che non è vero che mi sto comportando come una dittatura fascista in fatto di libertà e diritti fondamentali1 (vedi nota a piè di pagina).
  4. Poi dico a tutti con tanta forza e su tutti i media che sono improduttivi e inutili, alla faccia dei diritti soggettivi assoluti (ma guarda caso sono anche i veri detentori di tanta ricchezza economica del Paese).
  5. Poi gli scaglio addosso l’opinione pubblica (individuando il capro espiatorio il gioco è fatto: divide et impera!).
  6. Poi faccio vergognare figli e nipoti e li costringo a scindere, in famiglia, gli interessi degli uni dagli interessi degli altri (irrobustiamo il conflitto generazionale già in atto!).
  7. Creerò accessi agevolati in casafamiglia e R.S.A (ospizio, baby).
  8. Appena saranno ben rosolati deciderò di affidar loro un Tutor (che son pieno e non so più dove piazzarli se non c’è lavoro) per amministrarne i risparmi (oh, ci sarà da litigare con gli Enti Religiosi, ma ce ne sarà un po’ per tutti di quei favolosi quattrini accumulati grazie agli anni d’oro della ripresa economica italiana! Gnam!).
  9. Moriranno di depressione o cattiva sanità? Nessuna cerimonia pubblica per gli untori del Paese. E avanti i prossimi… i 60enni!!!
I VECI NON HANNO PAURAAndrea Pennacchi

1– “…Nell’evoluzione storica, successivamente ad una prima fase in cui, pur in presenza di interpretazioni spesso restrittive delle libertà, si registra un sostanziale equilibrio tra principi garantisti e statualisti, si afferma, con la dittatura fascista, una concezione funzionale dei diritti che, senza procedere alla loro negazione, ne limita profondamente la portata, subordinandoli ai superiori interessi della nazione. …” fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Libert%C3%A0_e_diritti_fondamentali

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Amore, ti aspetto…

In attesa dello Story-Lenny 5, ecco un mio vecchio raccontino.

– Hai aperto la finestra?

– Certamente, ho anche chiuso il gas.

– Hai fatto bene, dobbiamo essere prudenti e aspettare che Ping arrivi.

– Si chiama Ping?

– Sì, da un paio di giorni.

– Non lo sapevo, ma come facciamo a essere sicuri che venga?

– Ho lasciato del vitello sul tavolo.

– Allora aspettiamo.

– Dovremmo andare nell’altra stanza.

– Ma come facciamo a sapere se arriva?

– Non so, ogni tanto diamo un’occhiata, ma silenziosamente, che non si accorga.

Ping non passa.

– Sono tre giorni che gli tendiamo questa trappola e lui lo sente e non passa. La carne ormai è da buttare e non possiamo continuamente porgergli carne fresca per farlo entrare.

– Secondo me non ci si comporta così con un gatto.

– E cosa dobbiamo fare allora?

– Fregarcene, magari ha voglia di compagnia e arriva lo stesso.

– Allora facciamo le nostre cose di sempre e non ci pensiamo.

– Mi sembra una buona idea.

La vita continua, aspettando il gatto.

– Sono cinque anni che lo aspettiamo e la nostra relazione forse funziona bene per questo, per l’attesa.

– Ma se non dovesse mai entrare?

– Dovremmo cercare qualcos’altro da attendere.

– Perché?

– Perché così stiamo insieme per un motivo.

– Non è insensato.

– No, infatti. Che dici, continuiamo ad aspettare Ping o ci diamo ai piccioni?

– Un topo? Che ne pensi di un topo?

– Proviamo con un topo.

– Come lo chiamiamo?

– Stong.

– Va bene.

Per far venire Stong abbiamo lasciato la casa sporca per mesi fino a quando non sono comparsi gli scarafaggi, ma non aspettavamo loro e li abbiamo ammazzati.

– Stong non arriva più, sono due anni che gli prepariamo l’ambiente giusto, ma non arriva più.

– Sono arrivati gli scarafaggi, quelli ci sono sempre.

– Che si sia sbagliata bestia?

– Forse…

– Vuoi dire che eravamo destinati agli scarafaggi e li abbiamo uccisi con l’insetticida? Sarebbe terribile!

– No, secondo me dobbiamo provare con un piccione, è facile un piccione.

– Sei forse stanco di me?

– No, no di certo.

– E allora perché vuoi che il piccione arrivi in fretta?

– Non è ciò che vuoi anche tu?

– Ah, sì.

– Lo chiamiamo Tep.

– Ma non saranno i nomi, dico, magari i nomi non li invogliano.

– E come lo chiamiamo?

– Ancora non si è nemmeno fatto vivo, aspettiamo di vederlo, poi vedremo a che nome risponde.

– Mi sembra un passo avanti.

Il pane sul davanzale non manca mai. Per mesi abbiamo trovato solo passeri a beccare e li abbiamo guardati come si guarda un bimbo brutto, con enfatica compiacenza.

– Cosa si fa dei passerotti?

– Niente si fa, qui del piccione nemmeno l’ombra, togliamo il pane.

– Sì, ma se non aspettiamo il piccione, cosa aspettiamo?

– Ormai è estate, proviamo con un pipistrello.

– Ma sì, il soffitto è alto, potrebbe anche farci un nido.

– Finestre spalancate allora.

– Ok.

Sono passati i ladri. Ci hanno portato via tutto.

Peccato non averli aspettati, ora sarei ancora in coppia.

H.E.R. – Wait for it
Uber on the way, my phone is chargin’
He keep callin’
I wanna pick it up, but I keep stallin’
I feel some type of way
It’s late at night, and babe
I ain’t get dressed for nothin’
I ain’t put on this dress for nothin’
So I’m comin’, baby
Wait for it, wait for it, wait for it, yeah
I’ma need for you to wait for it, wait for it, wait for it
Baby can you wait for it, wait for it, wait for it?
Baby can you wait for it? Wait for it
Can you?
Yeah, I know you on the way, but now I want it
I can’t take it
I’m merely tryna chill, but I’m impatient
Stay on my mind
Can’t sleep at night
And I ain’t get dressed for nothin’
I ain’t put on this dress for nothin’
I know you’re comin’
Wait for it, wait for it, wait for it, yeah
I’ma need for you to wait for it, wait for it, wait for it
Baby can you wait for it, wait for it, wait for it?
Baby can you wait for it? Wait for it
Can you?
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racconti racconti brevi

(Lo sa)

(foto presa qui)

Giallo, quanto giallo. Fragili piume pronte al volo. Forza d’unione in volontà di branco.

Avvicinarsi. Avvicinarsi un attimo in gesto. La mano è morbida sui suoi capelli. La carezza, inascoltata. (Lo sa.)

Lui è preso dalla sua nuova impresa e non s’accorge. Di tanto in tanto interrompe l’attività frenetica allungando le braccia fin sopra il capo, distendendo la schiena.

Assistere inermi a quanto accade: è l’unico modo. Sono mesi che è felice, pieno di voglia di vita. E assenza.

Ma non ora, intento in una scrittura a stampatello, a nascondere, ancora a nascondere l’ovvio, quasi per delicatezza, con pudore virile.

Sono 526 i post-it scritti; coprono il tavolo, parte del divano, il piano cucina e la porta d’ingresso.

– Manca qualcosa su questi foglietti.

– Lo so.

– Non serviranno incompleti.

– Lo so.

(Lo sa.)

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partnership racconti racconti a puntate

Story-Lenny 4

Story-Lenny è un gioco di trame che poggia sulle 14 puntate di Lenny (da me scritte). Poiché ogni puntata è autoconclusiva, ci si può sbizzarrire come si crede. La libertà è assoluta (solo alla fine armonizzeremo la trama complessiva).
In questa fase, si potrà inserire (nei commenti) un intervento a testa per capitolo. Dal 7° capitolo in poi si potrà tornare indietro e dar vita a dei veri e propri botta e risposta narrativi.
Il riassunto aggiornato è QUI.
Puntate precedenti: Story-Lenni 1 e Story-Lenny 2 e Story-Lenny 3
I divertenti Extra-Lenny 1 e Extra-Lenny 2
Grazie a tutti e buon divertimento!

(IN FONDO C’È IL RIASSUNTO DELLA PUNTATA)


Lenny, non si può

– “No Lenny, davvero, questa sera non posso.”

Cara guarda nel vuoto e l’espressione è contrita. Con i denti si stacca una pellicina intorno all’unghia del dito medio che di seguito innalza con intento comunicativo.

Ce l’hai con me, cara?

– “Ho promesso alla vicina di assisterla durante la festa di compleanno. No che non sei invitato, ma ti pare?”

Oh che meraviglia! Tu e la vicina, che bocconcini gustosi!

Il dito medio si alza ancora e ancora, con fare quasi rivendicativo.

– “Sì, lo so, anche tu mi manchi, lo so…”

E una mano va a coprire la bocca silenziando il rumore dei baci, o forse di parole d’amore. Il cellulare è ora sul tavolo in attesa di un altro utilizzo e lei si piazza in mezzo alla stanza con piedi divaricati. Eccola fare un piegamento del busto in avanti in un’espirazione rumorosa e quasi animale.

Non devi limitarti, cara, sfoga pure il tuo turbamento. Lo so, sai, che eviti Lenny per tutela della privacy, ma non dovresti mantenere questo atteggiamento nei miei confronti, non sono un guardone qualsiasi, io sono il tuo Narratore, il creatore del tuo destino, capisci? Conoscerti è per me una missione. Solo così potrò decidere di te.

– Hai finito?

Sì, al momento.

– Io questa sera ho rinunciato a Lenny. Non gradisco essere condizionata a tal punto. Siamo 1 a 0 per te. Vorrei andare dalla vicina e non correre il rischio che ti vengano idee insane agendo su altri, quindi: tu farai qualcosa per me.

Mmm… un gioco. Mi piace.

Cara si toglie i pantaloni della tuta. Lo slip è floreale e di gusto; un tenue pizzo color rosa antico circoscrive il triangolo pubico.

– Ma la smetti di fare il porco?

Lo sai vero che prima o poi dovrò descriverti in un amplesso, cara?

– Eh? Col cazzo!

Certamente.

– No! Volevo dire… ma vaffanculo!

E raggiunge infuriata il bagno, ci si chiude a doppia mandata. Un ripensamento ed esce.

– Il gioco!

Son qui ad attenderti.

– Letterario!

Hai imparato a conoscermi, mio adorabile personaggio.

– Tu scegli il testo e io cosa ci devi fare. Ti ripresenterai solo quando avrai terminato.

Fantastico!

– Bene. Autore e titolo.

Ibsen: Spettri. È un libro piccino, eh eh eh.

– Devi fare una casa di bambola.

Allora cambio libro!

PER UN BELL’ABITO OLGA PERSE LE PENNE di Alessandra Marcotti

endorsum (17:16 27/10/2020)

RIEPILOGO AGGIORNATO DEL CAPITOLO

  1. Cara è al telefono con Lenny e gli nega la serata per aiutare la vicina.
  2. Il Narratore si galvanizza all’idea di Cara insieme alla vicina.
  3. Cara, oppositiva, alla fine propone un accordo al Narratore.
  4. Il Narratore preavvisa Cara che presto dovrà descriverla in una scena di sesso e accetta l’accordo.
  5. Cara incastra in casa il Narratore con uno strattagemma letterario ed evita che la segua a casa della vicina.
  6. Il Narratore cambia libro: PER UN BELL’ABITO OLGA PERSE LE PENNE di Alessandra Marcotti.