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EX – Reciprocità di effetti (5)

Robert Mitchum (da qui)

Dialogo precedente


– Ciao bella, come stai?
– Bene. Tu?
– …
– Nooooo!
– Che c’è?
– Davvero pensi possa funzionare ancora?
– Cosa?
– Cercare di farmi preoccupare!
– Non funziona più?
– Nooooo!
– Funzionava benissimo.
– Non sei cambiato.
– …
– Nooooo! Il silenzio passivo aggressivo nooooo!
– Mi hai detto che non sono cambiato!
– Va bene, riformulo: ti trovo bene.
– Solita vita, che ti devo dire.
– Nooooo! Ancora con il vittimismo?
– Non funziona più nemmeno quello?
– Riproviamo: che hai combinato in questi anni?
– Mah, niente di particolare.
– Noooooo! Ma dai!
– …
– Noooooo! Lo sguardo da gnagno! [vedi foto in altro – N.d.A.]
– Mi stai mettendo in difficoltà!
– È il minimo!
– Ok, ci sono, buttamene un’altra.
– Passate bene le vacanze?
– C’è il covid! Cazzo, ma lo fai apposta però!
– Sìììììì!!!

Ava Gardner e Walter Chiari (da qui)
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EX – Cop(p)ia e incolla (4)

Photo by Katerina Holmes on Pexels.com

Dialogo precedente


– Un caffè?
– Un caffè.
– Ordino io?
– Ordina tu.
– Carino qui.
– Ci vengo ogni tanto.
– Ogni quanto?
– Boh, una volta ogni 15 giorni, più o meno.
– Allora so dove trovarti.
– Non mi sembra il caso.
– Perché no?
– Perché ne è passata di acqua sotto i ponti.
– E Allora?
– E allora va bene così.
– Non sei cambiata.
– Sì invece.
– Non mi pare.
– Pare a me.
– E se ti dicessi che io…
– Lo so bene.
– E come fai a saperlo?
– Ho visto quelle con cui sei stato?
– Ah. Tu dici?
– Mah!
– Forse solo un pochino…
– Ho visto quelle con cui sei stato, ma non dopo di me, mentre eri con me.
– Ah.

(immagine da qui)

Dialogo successivo

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Cosa ho trovato!

In attesa di terminare il Bollettino dell’Osservatorio, ricco di novità importantissime, lascio qui una canzone che ho riconosciuto subito. Come ogni buona canzone in risonanza, ha aperto lo schedario dei ricordi ed ecco cosa ho trovato.

Ho 15 anni.
Dopo varie peripezie, finalmente mi trovo una band coi controcazzi: poca esperienza sul palco, ma ottimi elementi.
Trascorriamo alcuni mesi a conoscerci, sperimentare, cercando affinità, sonorità comuni, suonando senza scopo. Poi s’ingrana: siamo pronti.

Ho 16 anni.
L’uscita dalla sala prove coincide con la data in una discoteca new wave in voga.
L’occasione non è di quelle che capitano spesso e prepariamo una signora scaletta: pezzi nostri e qualche cover.

La sera del concerto è stata fantastica. Anche senza me.

Questo è uno dei miei pezzi cover.

MATIA BAZAR – Ultima volontà
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EX – Doppia sorpresa (3)

(immagine da qui)

dialogo precedente

– Quanto tempo!
– Hai ragione.
– Ti trovo molto bene.
– Grazie.
– Così hai deciso di non tingerti.
– Già.
– Lo sapevo. He he he! Conoscendoti immagino che…
– Cosa immagini?
– He he he!
– Dai, parla.
– Non l’hai capito? Una volta capivi sempre.
– Era importante.
– E adesso non lo è più?
– Non capisco dove vuoi andare a parare.
– Sempre là, alle recriminazioni.
– Grazie per avermi ricordato la tua arma segreta.
– Te la sei presa?
– Non ora.
– Bene, sarei fuori tempo massimo.
– Direi.
– Sai cosa mi manca?
– Oddio…
– Come sapevi sorprendermi… dai sorprendimi!
– E perché mai?
– Va bene, per una volta ti voglio restituire la cortesia: posso sorprenderti.
– Non è una novità.
– Ma questa volta potrei stupirti tantissimo, non sai quanto.
– Inizio a temerlo.
– Stupire non è spaventare.
– Dipende!
– Ah ah ah, su, lasciati stupire, tanto non ci vedremo per altri vent’anni.
– Non sono sicura, tutto sommato ho ancora qualche buon ricordo.
– Ah ah ah, sciocchina!
– Ok, ci posso riuscire: stupiscimi con effetti speciali.
– Sarà fatto.
– E fallo come se non ci fosse un domani.
– Come ti sei messa a parlare?
– Cattive frequentazioni, forza! E che sia indolore.
– Ma cattiva forte questa frequentazione.
– Uuuuuffff!
– Ok, sei pronta?
– Vai.
– Mi sono regalato un tatuaggio.
– Tutto qui? Tutti si fanno tatuaggi.
– Non è vero, tu no.
– Per te era solo una questione di tempo… non mi hai stupita.
– Un grosso tatuaggio: sulla pancia!
– Ok, hai la mia attenzione.
– Questo!
– AH! (Colpita e affondata.)



(immagine da qui)

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EX – Teneramente con-traenti (2)

dialogo precedente


– Te lo ricordi questo?
– Ce l’hai ancora?
– Un ricordo dolcissimo.
– Oddio, dolcissimo non direi.
– Sì invece, eravamo così…
– Così?
– Sì, così…
– Così come?
– Dolcissimi!
– No, dolcissimi in quel frangente no.
– Sì invece! Tu eri così…
– E tu eri cosà.
– Smettila, lo sai che è vero. Quando ci è mai ricapitato di essere così teneramente…
– Così teneramente cosa?
– Ma sì, ma sì, io ci ho pensato spesso sai? In tutti questi anni, ho pensato di venire a trovarti e mostrartelo.
– Cioè? Me lo stai mostrando per quel motivo?
– Sì!
– …
– Be’, che mi rispondi?
– Questo è il nostro contratto di trombo!
– Sìììììì! Non è meraviglioso? È dolcissimo!
– Ha quasi 30 anni questo coso… questo foglio macilento.
– E allora? Non c’è mica la scadenza! Non l’abbiamo messa apposta (eh!).
– Cioè, tu mi hai cercata per, cito, “trombare allegramente ogni volta che ci andrà“?
– Sì!!!!
– Ma ti rendi conto?
– È dolcissimo!!!
– Ma, scusa, a parte che, però, adesso, onestamente, non è che proprio, ma diciamola tutta, hai un’altra bambina piccola, hai bambine piccole con donne diverse ogni tre per due, anche senza contratto, diciamo poi, io potrei anche non essere disponibile, potrei considerarlo un’allegra cazzata, non avere voglia… MA SANT’IDDIO! NON LO RITENGO ESIGIBILE!
– Hai il mestruo?


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EX – Ricordo in prestito (1)

(immagine presa da qui)

– Quanti ricordi.
– Tanti, sì.
– Ti ricordi quando ti ho mostrato l’equino?
– Sì.
– È che tu…
– Già.
– Io però…
– Così dicevi.
– Era vero!
– Ne sono sicura.
– Sono sempre stato sincero. Anche l’equino.
– Beato lui.
– Ti ricordi quando ho camminato tre giorni tra i monti per raggiungerti?
– Sì.
– Ricorderò sempre quando ti ho vista appena arrivato. Così bella tutta preoccupata.
– Eri disidratato.
– Anche… però non mi hai dato nemmeno un bacio. Nemmeno all’equino.
– Dovevi pensare camminando, hai detto.
– Infatti.
– Ma non hai pensato.
– Infatti.
– Chissà cosa ti aspettavi.
– La ricompensa!
– Ho avuto il sospetto.
– Invece il giorno dopo mi hai rimandato giù a valle. E niente ricompensa.
– Mi hai detto che avresti pensato camminando.
– Esatto.
– Ma non hai pensato.
– Esatto.
– Inizio a credere che l’equino tolga facoltà mentali.
– Però poi, ti ricordi in tenda?
– Sì.
– E alla Sede?
– Sì.
– E a casa dei tuoi zii?
– Eh???
– Ma sì, a casa dei tuoi zii!
– Non ero io.
– Ah.
– Ok, tocca a me: ti ricordi quella volta nel furgone delle bibite? siamo usciti dopo 3 ore, io strisciavo.
– Sì! Sì! Sì!
– Non eri tu.


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E dopo la consulenza cromatica…

gif di Alessio De Vecchi

È giunta l’ora di metter mano alla carrozzeria della mia auto… di che colore la vernicio?

(Non è una macchinona, sbizzarritevi.)

GRAZIE A TUTTI!


FUCSIA -1

da qui

VIOLA METALLIZZATO – 3

da qui


AMMAZZA (tonalità in cerca d’autore) -2

da qui


ARCOBALENO -2

da qui


AZZURRO CIELO – 1

da qui


CELESTE FARFALLA -4

da qui


RUGGINE -1


ARAGOSTA HAZZARD -1


INDACO -1

da qui


ROSA A PALLINI BLU -1

da qui


TRASPARENTE CON SFUMATURE MIMETICHE -1

da qui


VERDONE -1

da qui


N° 150 -1

da qui

BLU A PALLINI ROSA -1

Little girl in polka dot racing car illustration Illustrazione Vettori di Vecteezy

NERO -1

da qui



COLOR SPECCHIO -1

da qui


GIALLO CROMO METALLIZZATO (COLOR CAPPELLO SIGNORA “HO UN CERTO LANGUORINO”) – 1

da qui


GIALLO FERRARI, O GIALLO BUMBLEBEE -2

da qui

VANELLOPE VON SCHWEETZ – 1

da qui

SPONSOR -1

da qui

VERDE BOTTIGLIA – 1

da qui

BLU ZAFFIRO – 1

da qui

ROSSO RUBINO – 1

da qui

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Centri gravitazionali impermanenti

Ringrazio @didiluce per avermi dato la possibilità di lasciarmi suggestionare da un’altra sua affascinante opera fotografica.

Sì, lo so cosa succede a un centro di gravità impermanente, non credere. Lo so con esattezza: prolassa.
È inconcepibile, verissimo, verissimo. Abbiamo tutti un’altra idea a riguardo, quindi mi chiederai come sia possibile. Te lo racconto per come l’ho visto, due volte l’ho visto, perciò posso ben dire di saperlo. E te lo racconto.

La prima volta fu vicino a una scala di sicurezza, ero sotto a guardarla. Tutta la mia certezza era lì, nel suo essere sicura. Una bella scala che mi sarei messa volentieri in casa se ne avessi avuta una. Non importa.
Ero lì che la guardavo considerando la gravità del fatto che l’avrebbe resa grandiosa: salvare. Ah, la gravità che esercitava sulla mia attenzione, attirandola tutta. Ah, la gravità che esercitava sul mio sentirmi protetta dalla possibilità di fuga…
Non saprei, forse tutta quell’attrazione, forse altro, ma la scala iniziò a piegarsi su un lato. Mi spostai. Dovetti, per sicurezza. Un rumore orrendo di ferraglia stanca e d’impatto progressivo al suolo. Un prolasso di gravità, in tutti i sensi che mi ero data.

La seconda volta fu davanti a un cesto di frutta. Marcia.
La guardavo ormai da giorni e man mano si era trasformata in un luogo davvero pieno di vita: un ecosistema, ma aperto. Era divenuto fonte di interesse continuo e di nutrimento, crescita, certo, anche morte. La sua attrazione inesauribile si sprigionava invitando esseri sempre più grandi e affamati della vita che, instancabilmente, produceva.
Fu l’arrivo del cinghiale selvatico a spazzar via tutto. Ecco il prolasso. Capii come il cinghiale si sarebbe presto trasformato in un nuovo centro di gravità, forte, attrattivo. E impermanente.

Quindi, se adesso dici che sono splendida e perfetta come le visioni che attirando spiegano, sappi che il tuo interesse prolasserà, ricompattandosi intorno a una nuova visione dalla forte attrattiva.

Come dici? Non prolassa, ma rotola via al mutamento delle condizioni? Ah, sì, anche questo può essere.


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In avvicinamento

Ci arrivo eh, sto circoscrivendo l’argomento, ma ci arrivo (al post tutto sesso)!

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Alleggerimento

Dovrei pubblicare un post tutto sesso. Facciamo che la prendo solo un po’ alla larga.

CALMO – Politically scorrect – live @bagno
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Bollicina

(immagine presa da qui)

Qui-qui il rigo azzurrino su cui scrivere dritta. Là-là il ranuncolo arancio fiorito in un dì. Su-su il cielo burgundo che tocca le dita. Lì-lì lo spazio aperto che chiama il domani. Giù-giù le scale che se cadi carezzano. E i pepi di fresia che nel volo mi speziano. E il ficomoro che ha un nome progràmmico. E un po’ di alloro. Che male non sta. Stando alla spiaggia come sto alla cadrega, questo è l’impulso a non esser stratega. Stando alla cima come sto al mio divano, credo che oggi ho toccato lontano. Liscio la treccia, aggroviglio un risvolto, placo la genesi e struscio l’arrocco. Macino passi, volto la carta, scopro un sorriso e mi vesto da Re. Se questo è il gaudio di un giorno qualunque, gioco a pescare e il pesce son me.

Vasco Rossi – Bolle di sapone
Quando alla musica vuoi dare un nome
ci metti sopra le parole
Quando la musica c’ha le parole… ding!
la puoi chiamare anche per nome:
la tua prima canzone
la tua prima canzone
Quando alla musica vuoi dare aria
lascia scorrere le dita
su qualsiasi cosa che faccia rumore… ding!
Ci puoi trovare la tua canzone
Magari una canzone d’amore
Magari una canzone d’amore
Per le parole non preoccuparti
è più facile di quello che pensi
Come le bolle di sapone… ding!
se soffi piano vengono da sole
Anche le parole
Anche le parole
Perché la musica non ha orecchi
non ha padroni, ma che maledetti
viene fuori dal rumore… ding!
Come la luce nasce dal sole
Come la luce dal sole
Come le bolle di sapone.

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Story-Lenny 11

QUESTO È UN TESTO MANIPOLABILE DAL LETTORE, SIA LA SINGOLA PUNTATA CHE LA TRAMA COMPLESSIVA, A PIACERE.

BREVE RIASSUNTO
Il Narratore irrompe nella quotidianità di un suo personaggio: Cara. Considerandola una propria creatura assume l’atteggiamento di un Creatore Onnipotente. Cara reagisce e resiste, ha una vita e in essa è presente Lenny. Il Narratore, invaghito, alterna seduzione e irrispettoso interventismo per costringerla a lasciare Lenny e dedicarsi a lui soltanto.
Qui, siamo al punto in cui il Narratore se n’è andato di casa dopo un battibecco.


Ringrazio (in ordine di apparizione) brunonavoni, Yleniaely, andream2016, Ettore Massarese (fu Franz), raccoltaedifferenziata, Nonna Pitilla, Marco, Sara Provasi, Adriano, Alidada, eleonorabergonti, Evaporata!!!

I materiali sono tutti in fondo. Buon divertimento!


Lenny, pronto? (11)

(immagine presa di qui)

– Lenny, pronto?
– …
– Lenny, che cosa ti prende? Sono 3 giorni che non ti fai vivo.
– …
– Non capisco, davvero.
– Hai i fantasmi in casa!
– E che colpa ne ho io?
– …
– Smettiamo di vederci per questo?
– …
– Lenny, su, siamo al telefono. Nessuno ci darà fastidio.
– …
– Sono qui, tutta sola.
– …
– Sul divano.
– Non possiamo fare in video?
– No! Mi piace come si faceva una volta: immaginazione.
– …
– Oggi ho deciso d’indossare la canotta del campeggio.
– …
– Ricordi come me l’hai tolta l’ultima volta?
– …
– Proprio quella.
– …
– Non l’ho rammendata (come potrei) e lo strappo è dove l’hai lasciato… solleticante, eccitante se penso alle tue dita che ne segnano il contorno e…

SBAMMM!

– Aiuto!!!
– Che succede, Lenny!
– La porta d’ingresso si è aperta e chiusa sbattendo!!! Ciao! Vado a cercare qualcuno che mi liberi la casa!
– Lenny! Lenny!!!

tu.tu.tu.tu.tu.

– (Bastardo!)

LETTORE E
Poveretti, li hanno interrotti proprio mentre la situazione si stava mettendo bene. Magari il fantasma voleva partecipare e, sentendosi escluso, ha preferito far presente che c’era anche lui

eleonorabergonti (9.4.2021)



STORY-LENNY è un gioco di trame. Ecco qualche informazione in più QUI.

Si può giocare in diversi modi:

  1. Contributi interni alla singola puntata (comunque autoconclusiva);
  2. contributi di stravolgimento della trama complessiva;
  3. contributi esterni a piacere.

Per chi vuol cercare il pelo nell’uovo ammetto che sì, camuffate vi sono alcune pubblicità occulte… trovatele se ne siete capaci!
Ricordo mestamente che a chi tocca non si ingrugna e che i botta e risposta sono leciti, anzi sono i benvenuti.
Da oggi è possibile attaccare trame a quelle altrui! Anche nelle puntate precedenti.

Poi ci sono i super supporti HARD e DIVERSAMENTEHARD alla trama, i divertenti Extra-Lenny 1, Extra-Lenny 2 e Extra-Lenny 4 e Extra-Lenny 5 di Andream2016 e l’Extra-Lenny 3 di Sara Provasi – Ma anche Film-Lenny, da un’idea di eleonorabergonti – (Grazie a tutti!)


RIEPILOGO AGGIORNATO DEL CAPITOLO

  1. Dopo la dipartita del Narratore, Cara è finalmente sola in casa e telefona a Lenny; vorrebbe fare sesso al telefono, ma Lenny è incerto, ancora spaventato dall’idea che nell’appartamento di lei ci siano fantasmi.
  2. Quando sembra che Lenny ci stia, la porta del suo appartamento si apre e si chiude sbattendo, interrompendo il momento propizio.
  3. Lenny corre a cercare qualcuno che possa liberargli la casa dalla presenza.
  4. Cara capisce che il Narratore è andato da Lenny.
  5. Il LETTORE E suggerisce che il Narratore volesse partecipare, ma, escluso, abbia voluto far sentire la propria presenza.

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Pesci

Il Pesce – Tiromancino

Cammina impettito, come pretende l’impresa. Lo sguardo è risoluto e sa già dove posarsi: in avanti.
La ghiaia lascia il posto all’erba, foglie di rami bassi gli carezzano i capelli, una ragnatela l’accompagna per un tratto, attaccata alla fronte. Il sole appare e scompare tra chiome. Nessuna nuvola.
Quando raggiunge la poccia il respiro si blocca, e riprende piano. Niente sorriso d’incontro, non distrazioni, il momento è solenne. Si avvicina al ciglio, alla postazione che ha decretato sua, e si accuccia. I sandaletti chiusi sprofondano nel fango, fino a mezza punta. Un’occhiata svelta allo specchio: l’acqua torbida ha il pelo immobile.
È ora. Il braccio si allunga terminando nell’indice. Un’esitazione, in quel dito tutto il tempo, intero.
L’immerge lento e inizia una minuta danza concentrica nell’enorme caffellatte. Arriva un girino. Arrivano altri girini. L’indice resta immobile al contatto con le testine codate. La voce da torace schiacciato è sottilissima, volutamente, non c’è alcun bisogno di gridare ciò che sta per dire.
– Non sarete pesci per sempre.
Un sospiro paziente e il dito si muove scomposto. I girini scompaiono e lui si rimette in piedi. La voce però resta in sussurro.
– Tra poco avrete le zampe.
E riprende la strada del ritorno.

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Fiore di campo

Il territorio. (È mio.)

Sono al limite dell’abitato. Il campo incolto, da qualche anno. Niente pannocchie, ma erbe selvatiche, buche, lattine vuote, vetri di bottiglie, l’immancabile coppia di siringhe usate, sassi, fogli di giornale. Un pallone mezzo sgonfio. Buono. Raccolta fortunata.
Lo provo: palleggi bastardi. Devo andare dal benzinaio a gonfiarlo. Ma prima lo lavo. Guardo l’orologio d’acciaio fresco di Comunione, tra la fontana e il benzinaio ci vorranno 30 minuti. Più un’altra ora e mezza per trovare qualcuno con cui giocarci e risalire in casa, dai compiti.

Pallone pulito, bagnato, brevi lanci in aria per farlo asciugare in fretta, con battiti di mani e una canzone a mezza voce, e…
– Bel pallone!
Mi giro. Uno, due e tre. Li conosco di vista. Mai giocato con loro.
– L’ho appena trovato.
Non mi piace mentire.
– È nostro.
Continua a parlare lo stesso. È il capo. Strano, ha gli occhiali. Di solito i capi non li portano. A parte me.
– Dove l’avete perso?
Voglio capire se è vero.
– Dove l’hai trovato tu.
– Nello spiazzo del supermercato.
Adesso mento. Mi serve.
– Brava, daccelo.
– Bravo, non l’ho trovato là. Non è il vostro. È mio.

Gelo. È guerra.

Il capo si fa avanti. Tolgo gli occhiali e li metto lentamente nella tasca della gonna di jeans. Non è stupido e capisce il gesto. Si ferma. Mi guarda le ginocchia, le croste di sangue rappreso. Una femmina con poche paure: imbarazzante.
Si volta indietro, uno dei due si volta indietro a sua volta per vedere cosa ci sia da guardare – un coglione – mentre l’altro è accucciato per allacciarsi una stringa. Praticamente la questione è solo tra me e lui. Inizio a passare il pallone da una mano all’altra, sempre più velocemente. Lui segue il movimento con la testa fino a quando capisce che qualcosa non va.
– Ferma!
– Perché?
– Non riesco a…
Ammissione costosa. Deve cambiare strategia.
– Facciamo un gioco!
– No.
Rispondo senza alterare il tono.
– Una sfida, dai! Chi vince si tiene il pallone!
– No.
Ribadisco iniziando a cercare un possibile foro nella gomma.
– Dai! Ho un carrello del supermercato!
– E cose te ne fai?
– Chi butta dentro il pallone da più lontano ha vinto!
– Tu vinci il mio pallone e io cosa vinco?
– Non ti rompiamo più.
– Dove ce l’hai il carrello?
– Alle case dietro la cartoleria.

Cosa mi fa accettare? Un territorio nuovo.

– Vi seguo.

Gioco regolarmente nei caseggiati confinanti, rischi valutati.

LA SFIDA

1° round: siamo in mezzo alla strada, io tengo il carrello e lui da forse 4 metri tira, mancando apposta il canestro; lascio il carrello che ritorna in suo possesso e corro a prendere il pallone. Ognuno mantiene il proprio tesoro.

2° round: si sistema gli occhiali e con un sorriso furbo entra nel carrello, si piazza in piedi a gambe divaricate; con la mano mi fa segno di indietreggiare, più lontano di un passo da dove ha tirato lui; lancio precisa, lui afferra il pallone al volo e, urlandone esaltato la proprietà, si rannicchia dentro il carrello proteggendo il pallone in gembo, intimandomi di andare a riprendermelo, se ho coraggio.

Controllo i suoi per accertarmi che stiano assistendo. Sì, hanno risolini compiaciuti.

Parto di corsa. Quando arrivo al carrello la spinta che gli do è proprio una gran bella spinta. Il capo gang non sa se essere sorpreso o eccitato. I due ammutoliscono seguendo la traiettoria. A velocità non comune, il carrello si schianta contro il gradino del marciapiede. L’ospite si agita, oscillazione e ribaltamento laterale del mezzo.

Grandi risate dei due, fino alle lacrime. Risate di altri avvicinatisi alla visione del carrello lanciato. Lo raggiungo, raccolgo il pallone rotolato fuori dall’abbraccio.
Mentre mi guarda livido, gli dico: – Fatto male? Domani sono qui a giocare. Porto il mio pallone. Decido io il gioco.
E lo aiuto a uscire dal carrello.

Il territorio. È mio.

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Argomentario

Primavera!

(foto presa qui)

Amo le nuove generazioni!
Buon ascolto.


ANGELINA JORDAN nata nel 2006, norvegese (il video è del 2019)

Angelina Jordan – I Have Nothing (Whitney Houston Tribute)

DANELIYA TULESHOVA nata nel 2006, kazaka (il video è del 2020)

Daneliya Tuleshova – Bellyache / Billie Eilish cover / live

COURTNEY HADWIN nata nel 2004, inglese (il video è del 2020)

Courtney Hadwin – Sucker (Live Cover)

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Argomentario

Violence at Home #SignalForHelp – COME SEGNALARE UNA VIOLENZA DOMESTICA

RINGRAZIO AMLETA PER LA SEGNALAZIONE

Per piacere, siete più di duemila, se ognuno di voi condivide questo video nei social forse riusciamo a salvare qualche donna.

COME SEGNALARE UNA VIOLENZA DOMESTICA — AMLETA LA GUERRIERA SOLITARIA
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Sangria

(immagine presa da qui)

Dov’è la sangria? L’ultima volta che l’ho vista era sul tavolo della cucina, nella brocca grande, profumata e con la frutta in galleggiamento e dio solo sa quanto tempo ci ho messo per pulire e tagliare tutta quella frutta, che non sono uno di quelli pratici in queste cose, ma la sangria la preparo io, da sempre, è il mio benvenuto speciale quando abbiamo ospiti, non che accada spesso, solo quando serve, quando c’è qualcosa da festeggiare e la mia sangria è un po’ un regalo con il quale accolgo chi deve condividere con il sottoscritto, con noi diciamo, un momento felice, anche se, a ben vedere, di momenti felici di recente non è che ce ne siano stati chissà quanti, uno, due, forse tre negli ultimi dieci mesi, pochini a ben vedere e a forza di vedere bene, mi sa che, mi sa che non la trovo, giuro non sono ancora rincoglionito del tutto, come dice lei, che non lo dice spesso, ma quando lo dice fa paura, sembra vero, credo sia per la bravura nello scandire le sillabe, rin co glio ni to, è maestosa in certe circostanze, la provoco apposta, mi piace tantissimo come articola, davvero, forse l’amo per questo, forse l’amo anche per come mi rovista dentro ogni volta che s’incazza (e quanto è sexy), ormai, lo posso dire? mi si rizza solo quando s’incazza, che detto così magari mi fa sembrar sulla china, ma non sono io sulla china, è lei a essere tremendamente sexy e, e niente, non c’è nemmeno qui la sangria, ero sicuro di averla messa qui sopra, in parte ai tramezzini mignon, non fatti da me quelli, non ho la manina chirurgica per tagliare alla perfezione i triangoli monoporzione, posso avere la mano allegra, musicale, ma chirurgica no, io sono solo l’addetto sangria, la mia famosissima sangria, la mitica, quella che tutti si ricordano, mai troppo bene in verità, quella che a vederla si arrossano le orecchie e qualche gota, quella che fa perdere la testa in letizia al secondo bicchiere e poi, da lì, via ogni freno, sciolte le lingue, caldo in corpo e poi, e poi succedon cose, come in ogni festino domestico che si rispetti, quando si scelgono con cura gli invitati, perché è importante sapere chi perderà la testa, chi le mutande, chi le inibizioni e chi la verginità riverginata ogni volta, e diciamolo, è sempre una bella prospettiva se ci si conosce bene o se non ci si conosce affatto, che a volte è pure meglio, ma è importante condividere lo spirito della serata ed essere disposti a berli quei due bicchieri della mia storica sangria, se no col cavolo che parte tutto, che inizia la festa, se non fosse per quella benedetta frutta, per zucchero e alcol, bisognerebbe ricorrere a un superalcolico e quello, si sa, può risultare pesante, infastidire lo stomaco, lo sappiamo, ormai siamo tutti vaccinati agli eccessi, invece alla sangria non è vaccinato nessuno, fa gioia, spensieratezza, è solo vino e frutta e qualche additivo mio, personale, spezie, altro zucchero e, e non la trovo però, la brocca che ho preparato un paio di ore fa qui non c’è, a ben vedere non ci sono nemmeno i tramezzini, la festa, e non ci sono loro; e non c’è lei…
troppe feste sangria: rin co glio ni to.

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Film-Lenny!

(immagine presa da qui)

Aspettando il prossimo Story-Lenny
– Sì?
eleonorabergonti ha avuto un’idea.
– Quale?
I FILM!
– Cioè?
I film di Lenny! Ma non quelli veri.
– No.
Quelli finti.
– Ce ne sono?
Un casino!
– Non ho capito.
Ma non proprio i film.
– Ah, ma com’è che oggi sei così vaga?
Ma no, è suspance!

Di seguito elencherò le declinazioni in chiave Lenny dei titoli dei film che Eleonora ha ideato. Il gioco è aperto a tutti.

(Grazie Eleonora!)

The return of Lenny
Lenny vs Narratore
Agente segreto Lenny Bond: missione Cara
Lenny Potter e lo scontro contro il Narratore
Lenny Poppins: un tato tuttofare
Scusa, ma ti chiamo Lenny
Lennyorcista
La leggenda di Lenny, Cara e il Narratore
La grande bellezza (di Lenny)
Torna a casa Lenny
Alla ricerca di Lenny
La la Lenny
Lenny-Hur
Lenny: la nuova bambola assassina
The Lennyator
The Iron Lenny
Lenny è il vagabondo

by eleonorabergonti

Lenny Returns

by Adriano

Lenny il magnifico

by Yleniaely

Fermati, o Lenny spara

by Centoquarantadue

Sette Lenny in Tibet

by Bertow

The Nightmare before Lenny

by La piccola bottega degli orrori

La vita (con Lenny) è meravigliosa
Non è un paese per Lenny
Ispettore Lenny, il caso Cara è tuo

by Raffa

Tutti pazzi per Lenny

by Kikkakonekka

Libro-Lenny!

L’idea non è mia, ma di Bertow. Presa al volo!

L’Ennyeide Di Omyero

by Bertow

Song-Lenny!

L’idea non è mia, ma di Alessandro Gianesini. Presa al volo!

La Solitudine: “Lenny se n’è andato e non ritorna più… […]”
Lenny non c’è: “Lenny non c’è, è andato via… […]”
Cara ti Amo

by Alessandro Gianesini

Lenny per caso (neri per caso)
Like a Lenny

by Kikkakonekka

(La musica è offerta da un Lenny noto)

Lenny Kravitz – Stand
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Argomentario

Dai Giorgio! Cazzo-cazzo-cazzo!!!

(immagine da qui)

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racconti racconti brevi

Piccolo racconto neozelandese

È ORA DI CONFRONTARMI CON UN ALTRO LUOGO MITICO: LA NUOVA ZELANDA!

Buona lettura!


Sottotitolo: soliloquio

(Immagine presa da qui)

Come va la scrittura?
(Bene.)
Fammi un po’ leggere:
“Il Pifferaio Magico, eliminati tutti i riferimenti culturali, si svegliò senza peso. Leggero, etereo, librante. Andò a sbattere contro il muro dei ricordi, si fece un ematoma grosso così e decise che suonare lo avrebbe aiutato sia a liberarsi dal dolore dell’amata ita, sia dal dolore alla fronte.”
(Che c’è?)
No, pensavo. Chi è questo?
(Subito devi arrivare alla conclusione che debba essere qualcuno. Non è mai così, lo sai da te, non mi ispiro a Musi.)
Lo dici sempre, anche con il Piccolo racconto andino… chi è il neozelandese?
(Un personaggio di fantasia!)
Ti piace molto?
(È ardito.)
E perché sbatte contro il muro? Cosa hai combinato questa volta?
(Ma niente, dai, le solite cose.)
Quali solite cose?
(Ma sì, le solite incomprensioni.)
Incomprensioni?
(Superficialità.)
Tu?
(Ma ti pare? Lui!)
Un altro?
(Eh…)
E che ha fatto?
(Bionda.)
Ti ha dato della bionda?
(E mi ha chiamata Giulia.)
Porco!
(Artista.)

My Heart Will Go On – Recorder By Candlelight by Matt Mulholland

Ringrazio Nina per la felice scoperta del Muso.