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Il guscio d’ostrica

immagine da Wikipedia

Dopo l’ultimo articolo di ilnoire, mi è stato impossibile astenermi. Di seguito il guanto di sfida.

“L’anello di congiunzione tra passato e presente… il rimasuglio di quella stirpe che erano i dinosauri, uccelli che tutt’ora sono le creature (dopo i micro organismi e le zanzare) più resistenti e forti della Terra. Un paio di (innocui) uccelli di scogliera scacciano un orso affamato a colpi di becco… becco con cui spaccano il guscio delle ostriche. Ed ecco il là per un nuovo racconto (potresti scriverlo tu!).”

È così che ilnoire mi ha buttato una provocazione creativa. La raccolgo. (E qui la sua ripubblicazione! Grazie 🙂 )

Buona lettura!


Che quel becco abbia scacciato un orso, è ormai storia (ne porta ancora i segni).
Che quello stesso becco abbia aperto l’ostrica, invece, è storia in divenire.

Stremato dopo il lungo viaggio, la vista di cibo pronto su una barca a vela bialbero è un dono, il dono di benvenuto in questo luogo caldo.

E il dono è raccolto in una canestro metallico di facile accesso, quindi lo si ghermisce, lo si porta in alto e dall’alto lo si lascia cadere su una pietra: che s’apra. E poi ancora a picco, sulle valve esposte, a mangiarne.

Così, da resto, il guscio vuoto ha ora la sua storia, rotolando a riva, trovando alla fine un assetto non banale, incastrandosi tra cocci levigati e sassi appena baciati dall’acqua dolce.

«Serrate i ranghi! Serrate i ranghi!» Esclama l’uomo con gli auricolari e fermo sulla battigia.
L’ordine è indiscutibile ed è l’unico sensato per evitare il declino.
Dall’altro capo della conversazione si odono rumori di una serrata confusa; disordine; mezze frasi.
L’incombenza del declino agita l’uomo e gli provoca un reflusso esofageo, ma si piega, raccoglie la conchiglia vuota per ricevere conforto dal toccarne l’interno liscio. Sembra funzionare.

Raddrizza la schiena. Parte un altro ordine.
«Che non si dica! Che non si nomini la sconfitta
Invece eccola che si autoavvera: la perdita.
Ma non della partita, che chissà se di quella importa ancora. Ma di lei.

«Lei lei. Mia bella lei. Dove sei? Chi si avvicina alle tue labbra? Chi si riscalda il cuore?» Si domanda a voce bassa l’uomo. (Come se non lo sapesse, con tutti i pedoni perduti in piccoli passi. Ce n’è una lista: quello bellicapelli, quello senzacapelli, quello dallo sguardo sprezzante, quello dallo sguardo intenso…)
«Lei lei. Mia bella lei. Cosa fai? Cosa farai? Smetterai di giocare alla cazzo?» Si domanda con voce isterica l’uomo. (Giocatrice non certo scaltra, no, ha solo quel maledetto intuito e quei maledetti pedoni a regina, in una moltiplicazione infinita di mosse a spruzzo. A spruzzo, porcaputtana! Come si fa a giocare in modo così arrangiato e far cadere uno a uno i pezzi migliori?)

«Le sono rimasto sotto io!» Grida una torre.
«Ce l’ho! Ce l’ho!» Gli risponde il cavallo impagliato.
Silenti gli alfieri, suicidati quando troppo vicini.

«Che manica d’imbecilli! … Regiiiina!» E con moto di stizza lancia in acqua la conchiglia vuota.

La Regina non ama occuparsi del lavoro sporco, soprattutto se per garantire il successo al Re (eh no!) e la malavoglia la prende in un modo così indolente e sfacciato da provocarle l’arresto, a un passo da lei.

«No, no, noooooooo! Perché devo occuparmi di tutto io? Sempre! Pezzi di scacchiera malandati! Pezzi di scacchiera usata! Pezzi di sc-ACCO!» Urla l’uomo.

Una speranza! Finalmente una mossa buona! Ci voleva ingegno-astuzia-conoscenza da giocatore esperto e così non perderà, in ordine: la faccia, la speranza, lei.

Peccato, l’ordine dei 3 elementi è errato.

La conchiglia ritorna al piede, spinta dalla scia di un motoscafo. Lì, da vuoto, gli lambisce un vuoto.
Poi rotola in risacca.
(Ma questa è un’altra storia.)


IL BLOG CHIUDE PER FERIE.
SI RIAPRE A SETTEMBRE.
BUONE VACANZE A TUTTI!

(Io le trascorrerò con la mia piccola cabrio, non ancora verniciata.)

Вера Брежнева – Я не святая
Ты понимаешь, тут такое дело –
В двух словах не скажешь то, что накипелось давно.
Ты понимаешь, я сказать хотела –
Был то плюс, то минус, а теперь вдруг стало равно.
[Переход]: Не потому, что мне так кажется;
Не потому, что всё надоело мне –
А потому что не хочу каяться
И разбираться, кто виноват.
Я не могу в пол силы любить тебя
И потому мне снова покоя нет.
И потому, когда душа мается –
Я повторяю эти слова:
[Припев]: Я не святая и грехи свои точно знаю,
Но ты не хочешь их делить на двоих.
Я не святая, иногда мы не совпадаем –
Только взять себя в руки, я смогу если в руки твои.
Я не святая и грехи свои точно знаю,
Но ты не хочешь их делить на двоих.
Я не святая, иногда мы не совпадаем –
Только взять себя в руки, я смогу если в руки твои.
[Куплет 2, Вера Брежнева]: Ты понимаешь, тут такое дело –
Просто утомилась, то взлетать, то падать на дно.
Ты понимаешь, я сказать хотела:
Был то плюс, то минус – а теперь вдруг стало равно.
[Переход]: Не потому, что мне так кажется;
Не потому, что всё надоело мне –
А потому что не хочу каяться
И разбираться, кто виноват.
Я не могу в пол силы любить тебя
И потому мне снова покоя нет.
И потому, когда душа мается –
Я повторяю эти слова:
[Припев]: Я не святая и грехи свои точно знаю,
Но ты не хочешь их делить на двоих.
Я не святая, иногда мы не совпадаем –
Только взять себя в руки, я смогу если в руки твои.
Я не святая и грехи свои точно знаю,
Но ты не хочешь их делить на двоих.
Я не святая, иногда мы не совпадаем –
Только взять себя в руки, я смогу если в руки твои.
[Инструментал]
[Припев]: Я не святая и грехи свои точно знаю,
Но ты не хочешь их делить на двоих.
Я не святая, иногда мы не совпадаем –
Только взять себя в руки, я смогу если в руки твои.

Vera Brezhneva – Non sono una santa
Vedi, il fatto è questo.
Non puoi dire in due parole quello che si è accumulato per così tanto tempo
Sai, stavo per dire.
C’era un più o un meno, e ora è tutto uguale.
[Transizione]: Non perché ne ho voglia;
Non è perché ne ho avuto abbastanza.
È perché non voglio pentirmi
E non voglio sapere di chi è la colpa.
Non posso amarti la metà di quanto dovrei
Ecco perché non posso riposare di nuovo.
Ed è per questo che quando la mia anima soffre
Ripeto queste parole:
[Coro]:
Non sono una santa e conosco i miei peccati,
Ma non vuoi condividerli.
Non sono una santa, a volte non corrispondiamo.
Posso prendere me stesso nelle mie mani solo se ti tengo nelle mie mani.
Non sono una santa e conosco i miei peccati,
Ma non vuoi condividerli.
Non sono una santa, a volte non siamo uguali
Posso prendere me stesso nelle mie mani solo se è nelle tue mani
[distico 2]:
Sai, il fatto è questo –
Sono solo stanco, ora vado su e ora vado giù.
Sai, volevo dire:
C’era un più, poi un meno – E ora è improvvisamente uguale.
[Transizione]:
Non perché ne ho voglia;
Non è perché sono annoiato
È perché non voglio pentirmi
E non voglio sapere di chi è la colpa.
Non posso amarti la metà di quanto dovrei
Ecco perché non posso riposare di nuovo.
Ed è per questo che quando la mia anima soffre
Ripeto queste parole:
[Coro]:
Non sono una santa e conosco i miei peccati,
Ma non vuoi condividerli.
Non sono una santa, a volte non corrispondiamo.
Posso prendere me stesso nelle mie mani solo se ti tengo nelle mie mani.
Non sono una santa e conosco i miei peccati,
Ma non vuoi condividerli.
Non sono una santa, a volte non siamo uguali
Posso prendere me stesso nelle mie mani solo se è nelle tue mani.
[Strumentale]
[Coro]:
Non sono una santa e conosco i miei peccati con certezza,
Ma non vuoi condividerli.
Non sono una santa, a volte non corrispondiamo.
Posso prendere me stesso nelle mie mani solo se è nelle tue mani
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Arriva l’estate calda! (e 3!)

immagine da qui

Ah, eccoli-eccoli, li aspetto tutti al varco… dallo SBLOCCO DEI LICENZIAMENTI attuato dal Governo, questi signori sono i terzi.
Ringrazio andream2016 per la segnalazione: la Timken (altra multinazionale) chiude e lascia a casa 106 lavoratori a Villa Carcina (Brescia).


Altro licenziamento di massa con e-mail! Il giorno stesso della chiusura! Come siamo ecologisti!

152 lavoratori Gianetti Fad Wheels di Ceriano Laghetto (Monza e Brianza).


SBLOCCO DEI LICENZIAMENTI!
SIGNORE E SIGNORI, SI INIZIA…

La vicenda riguarda il licenziamento dei lavoratori di un intero stabilimento (422 ai quali seguiranno i 500 dell’indotto, in tutto un migliaio di famiglie): lo Gkn di Campi Bisenzio (Firenze).

In quest’epoca di dematerializzazione è bastata una sola e-mail e un buon indirizzario: una scelta davvero greeeen!

Qui pubblico la loro lettera e di seguito, per chi volesse approfondire, l’articolo di TVPRATO.it.
L’articolo è interessante anche perché rende piuttosto chiara la differenza tra ECONOMIA e FINANZA, così, tanto per capire le conseguenze di chi scommette nel gioco ai dadi.

Ah, la lettera è davvero bella.


L’appello degli operai Gkn in lotta

(immagine presa dal blog noi non abbiamo patria)

Quando imbocchi la strada per andare al Mise, imbocchi la strada percorsa da migliaia di altre vertenze. Lungo quella strada si sono persi quasi tutti. Cotti a fuoco lento da una girandola di tavoli e promesse, piegati dai peggiori ricatti, dalla rassegnazione o dalla disperazione economica.
Noi non abbiamo la presunzione di essere più bravi, più coraggiosi o semplicemente migliori di chi ci ha preceduto. Siamo fragili. Con le nostre paure e i nostri egoismi. Non c’è nulla da idealizzare in noi. Sappiamo di avere a che fare con dei professionisti della miseria e della divisione dei lavoratori.
Noi siamo uguali a tutti coloro che ci hanno preceduto. Ci portiamo dietro tutte le ferite e le sconfitte delle precedenti vertenze. Siamo e siamo stati i minatori sardi, gli operai dell’Alfa Romeo di Arese, di Termini Imerese, siamo gli operai della Bekaert ecc. ecc.

Ma proprio perché li portiamo tutti con noi, perché li sentiamo sulla nostra pelle, noi possiamo provare a essere diversi. Saremo diversi se saremo tutti.
Si perde sempre, tranne quella volta che si vince.

Noi siamo in fabbrica. Questa è casa nostra. Da qua non ci muoviamo.

Se sfondano qua, sfondano dappertutto.

Fatevi un favore. Unitevi alla lotta.

19 luglio sciopero generale provinciale

24 luglio iniziativa nazionale

Lavoratori Gkn

Gkn, sindaco di Campi Bisenzio: blocco tir per evitare smantellamento. Il governo convoca l’azienda

12 luglio 2021

Un’ordinanza, con effetto immediato, che introduce il divieto di avvicinamento al perimetro aziendale dello stabilimento di Gkn per i mezzi pesanti. E’ quanto firmerà nelle prossime ore il sindaco di Campi Bisenzio (Firenze), Emiliano Fossi, che conferma quanto pubblicato oggi da Repubblica.
“Voglio dare un segnale amministrativo e politico chiaro che non accettiamo lo smantellamento dello stabilimento da parte della proprietà”, spiega Fossi. “Stiamo vagliando tutte le possibilità per richiamare l’azienda, che si è comportata in modo così vile, alle proprie responsabilità – continua – ma la partita non si gioca sul campo del comune, è una vicenda nazionale, bisogna che si muovano il Mise e la Presidenza del consiglio”. Intanto all’interno della fabbrica, conferma Fossi, va avanti l’assemblea permanente dei lavoratori iniziata venerdì sera dopo l’annuncio di 422 licenziamenti.

“C’è un presidio costante dei dipendenti – spiega Fossi – che stanno portando avanti la loro legittima battaglia in modo dignitoso e corretto. C’è un continuo flusso di cittadini, che portano cibo e bevande ai lavoratori, ma anche dei rappresentanti istituzionali. L’attenzione è forte”.

E in tarda mattinata è giunta la notizia che il governo ha convocato le parti per un confronto. E’ stato convocato per giovedì 15 alle ore 14 al ministero dello Sviluppo un tavolo per affrontare il nodo dei licenziamento dei lavoratori di Gkn. Lo rende noto la sottosegretaria Alessandra Todde che presiede il tavolo che si svolgerà in videoconferenza e prevede la partecipazione del ministero del Lavoro, delle organizzazioni sindacali, dei rappresentanti di Gkn Firenze, Gkn Automotive e Melrose, oltre alla Regione Toscana e agli enti locali.

Giani: “Sospendere la procedura dei licenziamenti, che è immotivata”

L’obiettivo, spiega Eugenio Giani – che da giovedì scorso segue passo passo la vicenda Gkn – è e resta quello di “sospendere la procedura dei licenziamenti, che è immotivata”. Secondo il governatore servono determinazione, vicinanza ai lavoratori e la forza di parlare con Melrose “per indurre atteggiamenti di ragionevolezza” perché il primo passo è affidato alla capacità di tutto il sistema delle istituzioni, del movimento movimento sindacale e della rappresentanza dei lavoratori di “essere costante nel chiedere l’interruzione della procedura”.

Stamani Giani ha ricevuto la comunicazione della viceministra Alessandra Todde sull’invio della convocazione per il tavolo nazionale e infatti, ribadisce il presidente, si tratta di “una questione nazionale perché quanto accaduto a Campi può ripetersi altrove”. In questo caso si parla di Gkn e cioè di componentistica di semiassi per autonomobili che poi vengono assemblati da Fiat Stellantis, ma i proprietari si chiamano ‘fondo Melrose’ con sede in Inghilterra”. Lo stabilimento di Campi d’altra parte “produce, non è in crisi, non è privo di commesse. Negli ultimi tempi sono stati fatti forti investimenti in robotica per la produzione di componenti auto che poi sono assemblati per la produzione Fiat Stellantis”. E qui il presidente mette in campo il secondo punto d’impegno: “Vogliamo che Fiat Stellantis, che è al tavolo nazionale automotive con il Governo per gli aiuti alla transizione del settore, sia consapevole del fatto che uno dei suoi principali produttori di componenti si comporta così”.

“Bisogna trarre la lezione da quanto accade e la legislazione italiana deve adeguarsi – continua il presidente -: oggi non hai più di fronte gli imprenditori che comunque hanno a cuore capacità produttiva e l’immissione di prodotti sul mercato”. La logica che ha portato a dire ‘si chiude’ non è infatti “una logica di produzione ma finanziaria”, come si desume dai “brevi contatti avuti con gli esponenti locali di Gkn, con i quali il ragionamento che viene fatto è quello della riorganizzazione aziendale: questo non può esistere”. Quindi, spiega Giani “Ci attiveremo come Regione per un codice etico e per un obbligo di comunicazione preventiva in caso di rischi di chiusura che, qualora non siano rispettate, dia luogo a sanzioni molto forti. L’obiettivo infatti è dare tempo alle istituzioni per intervenire con proposte e soluzioni già sperimentate in diversi casi, evitando che i lavoratori siano scaricati senza remore”.

Il presidente parla di “cinismo estremo” e di “procedura di estrema arroganza” da parte di Gkn e sottolinea che se c’è un aspetto che letteralmente grida vendetta con il richiamo ‘etico’ che campeggia sullo stesso sito del fondo che, spiega Giani “descrive la propria attività come quella di chi “compra, valorizza, rivende: in questo caso sta facendo esattamente l’opposto. Il lavoro è un elemento determinante nella vita della comunità e non si può pensare che nel 2021, in Italia, si mettano a casa oltre 422 lavoratori e l’indotto con una semplice mail, non preavvertita da alcuna comunicazione alle istituzioni e parti sociali”.

Una doccia fredda insomma, anche perché, come chiarito da Valerio Fabiani, consigliere del presidente Giani per lavoro e crisi aziendali, i rapporti degli ultimi mesi con Gkn erano stati difficili, faticosi e mentre dalla parte della Regione si era “pronti a parlare di nuovo piano industriale e di un protocollo d’intesa per dare una cornice istituzionale, loro sono venuti a dirci che non avevano neanche più bisogno degli ammortizzatori sociali”.


Lettera dei lavoratori della Gianetti di Ceriano Laghetto in solidarietà ai lavoratori della Gkn.

immagine presa da qui
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Dove credi di andare?

immagine presa da qui, ma elaborata da me

Dove credi di andare?

Domanda idiota. Non vedi? Sto per uscire dal portone, con tutte e due le borse colme e la voglia di essere altrove, via, lontano da quella voce allarmata. La macchina mi aspetta, c’è un uomo alla guida (un bell’uomo) e il fragore del traffico tra poco mi avrà a riempirlo. Inutile la presa del polso, il trattenermi impulsivo. Strattono. Sono già con un piede fuori e la luce del giorno colora la scarpa di amaranto acceso. Inutile togliermi la borsa dalle dita e appoggiarla a terra, sono davvero decisa e la riprendo con tutto ciò che contiene, non uno spillo di meno. Anche l’altra scarpa si è tinta alla luce e la mia schiena non è un messaggio sufficiente per capire di che natura siano le intenzioni? Infantile cercar di trattenere le spalle. Le scuoto a liberarmi di mani e pensieri e la portiera si apre e un braccio mi cinge la vita e il mio è un urletto d’esasperazione perché prima o poi si deve mollare, perché una donna che ti lascia indietro ha un motivo e il motivo è la macchina che si accende, la portiera aperta, l’uomo che sorride e… graffio. Sì, graffio la pelle scoperta e l’esclamazione sorpresa e dolente accompagna la mia libertà. Sii coraggioso, non ululare di un graffio, non sprecare parole indecenti e lasciami i capelli, cazzo! Mi volto, ci guardiamo. Lui è affranto, vedermi gli occhi gli crea un dolore e lascia. I capelli. La donna. La mattina di sole.
Salgo in macchina.

«40 foulard d’Hermes. Parti!»
«Bel colpo.»


Un contributo che ci sta a pennello (grazie Tony Pastel!)

The Smiths – Shoplifters Of The World Unite (Official Music Video)
Learn to love me /Assemble the ways /Now, today, tomorrow and always /My only weakness is a list of crime /My only weakness is… well, never mind, never mind
Oh, shoplifters of the world /Unite and take over /Shoplifters of the world
Hand it over – Hand it over – Hand it over
Learn to love me /And assemble the ways /Now, today, tomorrow, and always /My only weakness is a listed crime /But last night the plans of a future war /Was all I saw on Channel Four /Shoplifters of the world /Unite and take over /Shoplifters of the world
Hand it over – Hand it over – Hand it over
A heartless hand on my shoulder /A push – and it’s over /Alabaster crashes down
(Six months is a long time) /Tried living in the real world /Instead of a shell /But before I began… /I was bored before I even began / Shoplifters of the world /Unite and take over
Shoplifters of the world /Unite and take over /Shoplifters of the world /Unite and take over /Shoplifters of the world /Take over.
“I taccheggiatori del mondo si uniscono”
Impara ad amarmi /Riunisci i modi /Ora, oggi, domani e sempre /La mia unica debolezza è una lista di crimini /La mia unica debolezza è… beh, non importa, non importa /Oh, taccheggiatori del mondo /Unitevi e prendete il controllo /Taccheggiatori di tutto il mondo /Consegnatela -Passamela -Passamela
Impara ad amarmi /E riunisci i modi /Ora, oggi, domani e sempre /La mia unica debolezza è un crimine elencato /Ma ieri sera i piani di una guerra futura /Era tutto ciò che ho visto su Channel Four /I taccheggiatori del mondo /Unitevi e prendete il controllo
Taccheggiatori di tutto il mondo /Consegnatela – Consegnalo – Passamela
Una mano senza cuore sulla mia spalla /Una spinta – ed è finita /L’alabastro crolla /(Sei mesi è un tempo lungo) /Ho provato a vivere nel mondo reale /Invece di un guscio
Ma prima di iniziare… /Mi annoiavo prima ancora di iniziare /Taccheggiatori del mondo
Unitevi e prendete il controllo /Taccheggiatori di tutto il mondo /Unitevi e prendete il controllo /Taccheggiatori di tutto il mondo /Unitevi e prendete il controllo /Taccheggiatori di tutto il mondo /Prendere il controllo.
Tradotto con www.DeepL.com/Translator (versione gratuita)

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Cosa ho scritto un anno fa? Il racconto “Ping pong”.

PING PONG è un racconto un po’ furetto. Ovviamente ci sono palline, punti, giocatori e un prima, un dopo. Vado a giocare la mia partita (non esattamente quella qui descritta). Vediamo chi la vince.

A martedì!


Mulitplayer (immagine da qui)

«NiiiiHAaaaaa!»

Esce dalle labbra a mo’ d’acuto spasmo e rientra in risucchio verso la macina sciocca dei denti. Il collo issa un capo pesante d’ingombri e gli occhi si aprono piano in controllo. Nessuno.

«Alvì-na!»

Dall’ombra si palesa la donna; premura e azione animano un corpo stanco.

«Signora?»

«Le ciabatte.» la e è ancora nell’aria quando il collo cede all’estrema fatica, e molla: planf!

«State bene Signora?»

«Ma sì… ho sete.»

«Quella sete, Signora?»

«Mh.»

Alvina raccoglie l’abito a teli di georgette arancione ed esce dalla camera senza produrre un rumore.

«Ah…» suono troppo evanescente: si riprova «Aaaah»; non basta «AAAAAAAH!!!» bene, ora si ode. Una mano esce furetta allo scoperto, saggia il mento, la mobilità del naso e spiana la fronte di palmo. La gemella la raggiunge e coordinate massaggiano piano le tempie.

«Porca vacca che ciucca!»

Che ciucca? La bocca si apre, i ricordi li organizza così. Dunque: cena da Gianna (discreta); spostamento al cinema per caricare Patrizio (non guida); rientro da lei con Gianna e Patrizio per la partita di ping pong (settimanale). Punto.

Chi ha vinto? Lei, Gianna, Patrizio. Ok. Arriva Lenny (Lenny…). Il gioco non s’interrompe (e perché mai). Lenny arriccia il naso e in sala accende l’impianto hi fi (si distrae). Il gioco non s’interrompe. Lui si impegna preparando dei cocktails (come in uso). Il gioco non s’interrompe. Lenny vede bene di cadere portando da bere (porcazzozza!). Ha il punto.

Il punto a Lenny l’ha dato Onorina al pronto soccorso che, sul finir del turno, si è proposta per il 4° in coppia. Rientro. Lenny, dopo il punto, ha visto bene di non vincere altro e si è accasciato in poltrona col braccio pendulo.

«Lenny! La pallina è finita da te!» lui guarda la piccola e insignificante rompicazzo, abbandona la poltrona per andarle incontro e, con suola decisa, la schiaccia: crack! Al suono si affacciano i quattro con diverse modulazioni d’insulto. Punto a Lenny.

Gliel’ha dato Onorina, dopo che Gianna ha tirato furiosa la clutch gioiello, prendendogli il naso.

E dopo?

Dopo, il nostro imbastisce una lunga lamentela quasi esiziale, con accuse d’insipienza agli amici. Passaggio di mano in mano di un colmo bicchiere di whisky scozzese. Approdato alla salda stretta del tumefatto, la richiesta è, a lingua scoccata al palato, di aver compagnia. Gianna lo punzecchia, Onorina gli controlla il cucito, Patrizio si serve un cognac.

E poi? Non ricorda. Punto.

Si alza dal letto, nuda. Le duole una natica, palpeggia. Si sposta allo specchio a parete e si torce. Segno di denti.

«Merda!»

Doccia, intimo e un sospetto. Apre piano la porta e osserva la scena: sull’enorme divano firmato un intreccio carnoso a quattro corpi sogna, boccheggia, russa. Sorride, si veste in silenzio e piano esce, sorpassa i sopravvissuti agli amplessi e raggiunge la cucina. Alvina le serve il dovuto, le mostra una busta e le consegna il telefonino.

«Hanno chiamato cinque volte, Signora.»

«Grazie.»

Mangia con infinita lentezza e sul finire fuma la sigaretta mattutina. Qualche boccata e la spegne. Ricorda. Sorride. Adesso ha fatto il punto.

«Pensa tu ai ragazzi. Questa notte non torno. Resto in convento con le consorelle.»

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Diana

Diana Ankudinova è così.

Diana Ankudinova – derniere danse – febbraio 2018 (aveva 14 anni)

Per approfondire

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EX – Individuazione (11)

(immagine da qui)

dialogo precedente


– Ciao, ti trovo splendidamente!
– Anche tu Mister!
– Ci beviamo qualcosa?
– Volentieri.
– Sai, ti ho pensata di recente.
– Strano.
– Sì, lo so. Lo è.
– Ma sei ancora un collezionista?
– Sempre.
– Già, “Alla natura non si comanda” dicevi.
– Qualche volta dispiace.
– Ma non direi, troppo impegnato nella ricerca di quella successiva, no?
– Sì, ah ah ah, è così in effetti.
– Quindi non capisco.
– È che tu sei…
– Sono?
– Tu sei… così schietta.
– No, ho sempre usato guanti di velluto con te. Sarà stata un’altra.
– Ah. Ok. Allora: tu sei sempre stata così… comprensiva.
– Ti ho lasciato una cicatrice (a forza di reprimere, eh!).
– Ah. Sì, ma quale cicatrice?
– Quella lì, tra indice e medio.
– Giusto. È che tu sei stata talmente difficile da soddisfare…
– No, guarda, quello non è mai stato un problema tra noi.
– Mh. Sei intrattabile.
– Neanche.
– Sadica.
– Riprova.
– Impegnata.
– Ce la puoi fare.
– Snodata.
– L’ho conosciuta la tua snodata.
– Ecco, bene, cioè male, ma sì, bene dai.
– E quindi?
– Tu sei così…
– Cosa ci fai qui Mister?
– Non ricordo cosa sei stata, mi manca il tassello.
– Quando sono troppe sono troppe, o la stronzaggine, o l’età: scegli.

(da qui)
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Perle 3

Abito da sposa ottenuto riciclando 6.512 tappi di bottiglie di plastica e 13.880 etichette – di Michelle Brand (immagine da qui).

Le perle sono quelle cose che rimangono tra i denti quando mangi un’ostrica. Mai successo? Nemmeno a me, ma facciamo finta, l’immagine è così poetica e terrorizzante insieme che sarebbe un peccato cambiarla.
Le perle sono spezzoni di conversazioni raccolte qui e là.

– Ha detto che vuole un diamante.
– Perché?
– Perché è per sempre.
– Allora va bene anche la plastica.

Due giovani uomini con indosso la maglietta dall’inconfondibile scritta “Lello stüpid!”, seguiti da altri 4 giovani uomini con indosso un’identica maglietta, tutti in fase addiocelibale. Località turistica iseana. Domenica 13 giugno, ore 17:30.

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Prendersela, darsele e la messa in posa.

Lotta svizzera (da qui)

Sui blog capita, si litiga. Il mezzo aiuta. Una battuta infelice, un puntiglio, l’incomprensione, una fulminea comprensione, la mancanza del tono di voce, la diversità dei caratteri, la superficialità e via d’elenco.

I modi di litigare sono molti e fantasiosi, dovendo usare solo le parole. Fatto sta che le relazioni sono relazioni ovunque.

Non entro nel merito dei conflitti in corso, gli scazzi secondo me riguardano i protagonisti, con torti e ragioni, ragioni e torti.

Spiace vedere le persone restarci male. Spiace vedere energia male investita. Credo però che le litigate servano, segnano le differenze (e non è certo un male); sull’onda delle emozioni fanno fermare a pensare e pensare non è mai sbagliato. È sbagliato non farlo.

Mettere in posa: per fotografare qualcuno/qualcosa in un determinato momento; posizionare in un luogo ad hoc, allogare. Qualunque sia il significato scelto, mi auguro che aiuti, con una visuale a distanza, a comprendere il meglio per sé.

Pace e pene (nel senso del sostantivo maschile singolare; è un felice augurio di prolungato funzionamento).

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Il ladro di acqua pazza

(immagine da qui)

Mezzelune al bruzzo;

razza all’acqua pazza;

pizza con cozze;

mozzarella in carrozza.

Di contorno abbiamo le verdure in tazza (cotte o crude).

Questo è quanto.

No, niente pastasciutta. Il menù è deciso dal cuoco giorno per giorno: “procedo per suggestioni”, dice. Ieri sera, prima di andare a dormire, gli sono piaciute le doppie in zeta. Ogni suo desiderio è un ordine. No, non ciò che desidera Lei, ciò che desidera lui.

Sì, qui funziona così. Cosa vuole che le dica, ogni giorno ha un capriccio nuovo e qualcuno ci ha fatto passare dei guai, guai seri, intendo. Io annoto sempre, abituato a prendere le comande, annoto tutto, su questo blocchetto, vede?

No, non posso sedermi al tavolo, sono in servizio.

Ah, è interessato a ciò che ho scritto, sì, e cosa ordina nel frattempo? Razza all’acqua pazza e tazza di zucchine. Da bere? Davvero vuole gazzosa? 1 bicchiere di gaz-zo-sa. Sì, mi dica.

Guardi, secondo il mio modesto parere dovrebbe chiedere prima al cuoco, è roba sua, io sono solo un testimone. Ma, mi scusi, Lei di cosa si occupa? Ah, scrittore.

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Pensiero critico

È sicuro vaccinare i bambini per il SARS-Cov2 ?

di Giovanni Frajese

Non è un titolo complottista, un affronto No-Vax all’attuale gestione politico-sanitaria della recente pandemia da SARS-CoV-2. È un’esigenza legittima di ogni cittadino italiano e del mondo, e suo è il diritto di avere informazioni chiare e veritiere, risposte univoche ed esaurienti, per non subire soltanto la pressione di dover sottostare a una serie di direttive e imposizioni di utilità estremamente dubbia.

Ciascuno di noi, in questi giorni, è chiamato a “scegliere” se vaccinarsi e, in caso affermativo, a prenotare la sua dose di siero, con scarsa possibilità di esprimere una preferenza, per poi recarsi presso gli hub e ricevere la tanto agognata iniezione: piccolo grande passo verso la riconquista della libertà.

Bellissimo, emozionante, a tratti commovente, se non fosse per il fatto che in pochissimi sono pienamente consapevoli di ciò che il siero contiene davvero. Invece ogni cittadino che si reca a farsi vaccinare dovrebbe farlo con vera consapevolezza, per libera scelta, affinché il suo sia davvero un gesto responsabile ed una decisione informata. E solo la conoscenza dà la vera libertà.

Cos’è un vaccino? Ne abbiamo fatti tanti, tutti, da infanti, e anche più in là con l’età, magari per evitare l’influenza stagionale o per poter viaggiare in zone particolari del mondo. Ogni vaccino introduce nel nostro corpo qualcosa che stimola il nostro sistema immunitario, tale che poi esso possa riconoscere uno specifico agente patogeno (batterio, virus) e annientarlo prima che possa riprodursi e scatenare un’infezione sistemica nel nostro corpo. Uno strumento prezioso, un patrimonio della salute mondiale.

A partire dal XIX secolo, con la rivoluzionaria scoperta di Jenner sul vaiolo bovino, che poteva essere utilizzato sull’uomo come “vaccino”, appunto, contro il molto più pericoloso vaiolo umano, enormi progressi sono stati fatti sullo sviluppo di sieri vaccinali sempre più efficaci e sicuri, passando dagli organismi patogeni attenuati o inattivati, alle tossine prodotte dall’agente infettante, alle proteine del capside virale, i cosiddetti antigeni, purificati o riprodotti per via ricombinante in laboratorio. Cioè materiale inattivato, proteico o polisaccaridico, adiuvato da opportune sostanze per stimolare maggiormente il sistema immunitario umano e assicurare una protezione efficace e duratura in caso di esposizione al vero agente patogeno, vivo e riproduttivo.

Ciascuno dei vaccini sviluppati e somministrati all’uomo fino ai giorni nostri ha avuto alle spalle decenni di sperimentazione, fino ai più recenti vaccini anti-HBV (epatite B) e anti-HPV (papillomavirus), cosiddetti vaccini a proteine ricombinanti o purificate. Tutto questo ci ha assicurato l’efficacia dei sieri, e soprattutto la loro sicurezza, sia breve, sia a lungo termine.

Ciò che fino ad ora non è stato mai utilizzato in un vaccino è materiale genico, i cosiddetti RNA (nello specifico mRNA) e DNA. La recente pandemia da SARS-CoV-2 ha rappresentato l’inizio dell’utilizzo dei cosiddetti “vaccini genici”, ossia vaccini che invece di mettere l’organismo umano a contatto con l’antigene immunizzante, lo fanno produrre direttamente in cellula iniettando al loro interno materiale genetico in gergo tecnico “codificante per l’antigene”. In parole povere, la ormai famosissima proteina spike del coronavirus, che fa produrre i nostri anticorpi, non viene introdotta col siero vaccinale, ma si forzano le cellule a sintetizzarla artificialmente. E a questo scopo viene introdotto a vario titolo materiale genetico estraneo (mRNA in nanoparticelle lipidiche, o DNA plasmidico in vettore virale) all’interno delle nostre cellule.

Ciò che potrebbe sembrare e rappresentare un enorme progresso della scienza, come tanti ce ne sono stati per fortuna nel corso della storia, e declamato oggi come tale da una vasta platea di medici e politici di tutto il mondo, in realtà per le modalità e la rapidità con cui è arrivato dai banconi di laboratorio alla produzione e all’approvazione per l’utilizzo sugli individui, dovrebbe invece destare forti preoccupazioni. Se ne possono citare solo alcune, tutte adeguatamente documentabili: pochi mesi di sperimentazione a confronto dei decenni necessari; mancanza di linee guida specifiche ed esaustive da parte di FDA ed EMA per poter assicurare l’adeguatezza dei vaccini proposti, poiché le tecnologie coinvolte non sono mai state utilizzate prima; protocolli per la valutazione dell’efficacia spesso non codificati e non comparabili tra di essi; mancanza assoluta di dati sugli effetti collaterali a lungo termine.

Pur volendo credere a quanto asserito da chi ha progettato tali vaccini genici, ossia che questi mRNA e DNA introdotti in cellula umana siano opportunamente ingegnerizzati da non andare ad integrarsi con il materiale genetico proprio dell’organismo (nonostante manchino dati sperimentali esaurienti), è indiscutibile che non si abbia nessuna evidenza esaustiva di quale sia la risposta immunitaria dell’organismo umano all’introduzione di tale materiale genico estraneo. Studi scientifici di diversi anni fa, mettevano in guardia, ad esempio, sulla possibilità di far sviluppare anticorpi anti-RNA o anti-DNA, o di andare ad interferire con la normale risposta immunitaria incrementando la produzione di interferone, con il pericolo di sviluppare malattie autoimmuni. Nessun dato sulla carcinogenesi, sugli effetti sulla fertilità e la riproduzione sono attualmente disponibili, e ogni cittadino che si vaccina né solleva dalla responsabilità il produttore firmando il consenso informato.

La rapidità con cui questi prodotti genici sono stati approvati è allarmante, e non giustificabile dall’emergenza pandemica in atto.

In questo panorama, è inquietante immaginare la somministrazione di tali vaccini genici a bambini, adolescenti, addirittura neonati. Organismi in fase di crescita e sviluppo per i quali ogni risposta dell’organismo è rapida ed amplificata, in cui il sistema immunitario va formandosi, ed ogni processo differente da quello fisiologico avrà presumibilmente effetti sull’organismo per tutta la vita. L’idea di vaccinare tutta la popolazione pediatrica sana, oltretutto fascia di età non soggetta agli effetti gravi del Covid, con prodotti dei quali non si conoscono gli effetti a lungo termine sulla crescita e lo sviluppo, è al di fuori di qualsiasi logica e rigore scientifico, ogni morale e ogni buonsenso.

La mortalità da SARS-CoV-2 non è tra le più alte riscontrate per altre patologie infettive, bassissima se non quasi azzerata in neonati, bambini e adolescenti, come si evince dai dati ufficiali INED (National Institute for Demographic studies) aggiornato al 23/5/2021, e dunque non si riesce a capire quale possa essere il beneficio derivante da una vaccinazione non esente da rischi, ed è bene ricordare come il medico debba tenere sempre a mente il principio cardine del “primum non nocere”.

da qui

Interessante notare come in Corea non vi siano state vittime sotto i 20 anni, a differenza di quanto accaduto nel mondo occidentale.

“Questi sono vaccini sperimentali, non è concessa licenza per alcuna indicazione.” È la precisazione della FDA stessa nel momento del loro autorizzo in via emergenziale.

Sarebbe stato forse preferibile investire su cure più adeguate e su sieri vaccinali basati su tecnologie magari meno innovative ma testate e affidabili. Strada che è stata invece bruscamente ostacolata, in duplice modalità: più vaccini e meno cure, più vaccini genici e meno vaccini tradizionali.

Perché il compito dei bioreattori, apparati di laboratorio che rappresentano il passo industriale aggiuntivo richiesto nella produzione di un vaccino proteico invece che genico, sarà svolto dalle nostre cellule. A che prezzo per noi, lo scopriremo.

Questo però, è un prezzo che non possiamo far pagare ai bambini. Non vi è traccia di ragionamento logico che giustifichi la sperimentazione su di loro, come fatto notare con una lettera aperta ai governi ed enti regolatori da un nutrito gruppo di medici inglesi (Open Letter from UK doctors: Safety and Ethical Concerns Surrounding COVID-19 Vaccinationin Children to Dr June Raine, Chief Executive, MHRA). America’s Frontline Doctors ha avviato una azione legale contro il “Secretary of the U.S. Department of Health and Human Services”, e contro lo “U.S. DEPARTMENT OF HEALTH AND HUMAN SERVICES” per la vaccinazione sui bambini.

A casa nostra, alcuni colleghi hanno fatto partire una petizione su change.org per tentare di bloccare l’accesso dei bambini alla sperimentazione in atto.
Cliccate qui per partecipare, se il contenuto di questo articolo vi sembra logico e sensato.

Prof. G. Frajese

N.B. Il contenuto del presente articolo rappresenta una mia personale riflessione, e non rappresenta in alcun modo l’opinione della Università presso cui presto servizio (Università di Roma “Foro Italico”), né l’OMA/WFO (Organizzazione Mondiale degli Agricoltori) di cui coordino il comitato scientifico.

Pubblicato da Tommesh per Comedonchisciotte.org


Aggiungo il link
PEDIATRICS
(OFFICIAL JOURNAL OF THE AMERICAN ACADEMY OF PEDIATRICS) in merito a un primo riscontro di MIOCARDITI post vaccinali in alcuni adolescenti.

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EX – I conti tornano (10)

(immagine da qui)

Dialogo precedente


– Eccola!
– Eccolo!
– Mi sei mancata.
– Tu per niente.
– Ah ah ah! Caustica!
– Ogni tanto.
– Ma proprio con me? Che ti ho fatto di male?
– Ho l’elenco.
– Qui?
– Certo!
– Anch’io!
– Davvero?
– Sicuro!
– Ok, quanti punti hai segnato?
– 10, come al solito. Tu?
– 95.
– Minchia! Ma davvero?
– Guarda! Non scherzo.
– Ma, no, dai, non è possibile, sono troppi.
– L’idea è stata tua, vorrei ricordare.
– Sì, mi picciono queste cose, le liste, sono un fanatico delle liste.
– Lo so bene, è il punto numero 29!
– Ma dai, cosa ti hanno mai fatto le mie liste, a parte, lo ammetto, buttarti addosso un po’ di ansia?
– Un po’ di ansia? Ti fossi limitato a compilarle per te non sarebbero state un problema.
– Ma sì, lo sai, mi piace programmare, avere tutti sotto controllo.
– Sì, è il punto 7.
– Hai proprio messo tutto?
– Basta preliminari: scambiamocele.
– Noooooo! Non la voglio leggere!
– C’è! È la numero 12!


Vignetta di Roberto Mangosi (da qui)

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Argomentario

Perle 2

(immagine da qui)

Le perle sono quelle cose che rimangono tra i denti quando mangi un’ostrica. Mai successo? Nemmeno a me, ma facciamo finta, l’immagine è così poetica e terrorizzante insieme che sarebbe un peccato cambiarla.
Le perle sono spezzoni di conversazioni raccolte qui e là.

– Quando arrivano qui poi mettono su peso…
– Si.
– Non tantissimo, diciamo un po’.
– Già.
– Poi si risistemano eh!
– Sì, lo fanno.
– Ma comunque non è più…
– Già. Io ne ho avuta una.
– Davvero?
– Sì, bellissima, un corpo perfetto. Non figa, una strafiga esagerata. Dopo 3 mesi ha preso un po’ di chili.
– Ah.
– Non tanti. Abbiamo fatto un paio di serate insieme… Guarda, fantastica… L’avrei sposata.
– E poi?
– Al quarto mese è tornata su, con qualche chilo in più. Si è sposata… Bravissima ragazza, bravissima.
– Si è sposata.
– L’avrei sposata. Bellissima. Bravissima ragazza.
– Perché non l’hai sposata?
– Eh…
– Eh…

Coppia di uomini sui 35/40, anni, seduti a un bar gestito da cinesi in un quartiere di periferia. Brescia. Sabato 5 giugno, ore 15:30.

Secondo voi come sono andate le cose?

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EX – Non volendo (9)

(immagine da qui)

Dialogo precedente


– Oh! Buonasera Signorina!
– Ciao.
– Ti trovo bene!
– Sì, anche tu stai bene.
– Già… sai, non volevo venire.
– Potevi dirmelo prima.
– Già, ma poi ho cambiato idea.
– Ecco.
– Ho cambiato idea perché voglio comunicarti alcuni fatti.
– Ah. Ok, ci sta.
– Già!
– Sento aria da “chiusura dei conti”.
– Senti bene.
– Mi sembra giusto.
– È giusto.
– Sai che potrei dire la mia, naturalmente.
– Preferirei di no, ma è giusto anche questo.
– Ok, sono qui, parla.
– Sai che mia madre ti odia?
– Sì, dal primo giorno, non è una novità.
– Vero.
– Poi?
– Sai che mia sorella ti odia?
– Sì, da quando le ho detto di mettersi con uno psichiatra.
– L’ha fatto.
– Ah…
– Sì, tra loro è finita male e dà la colpa a te.
– E cosa c’entro io? Me n’ero già andata!
– Glielo avevi detto tu, per lei è colpa tua.
– Ah ah ah, sì, tipico.
– Sai che ti odio?
– Sì, da sempre, non me l’hai mai nascosto. Dopo un po’ la cosa diventa pesante, sai com’è.
– Sì, comprensibile.
– Direi che abbiamo fatto 30. Facciamo 31?
– No, lui no… mio padre non ti odia. Nemmeno volendo. Neanche non volendo.


Particolare de I Nottambuli, di Edward Hopper. 1942. Art Institute of Chicago( da qui)

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EX – L’Om (L’Uomo) (8)

ID 94241479 © Anastasiia Bobko | Dreamstime.com (immagine da qui)

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– Ciao!
– Ciao…
– Che c’è?
– No, niente, sei molto cambiato.
– Trovi?
– Sì, oserei dire quasi esotico.
– Ah ah ah!
– Comunque stai benissimo. Ah ah ah!
– Com’è strano ridere ancora insieme. Sembra che sia passata una sola settimana.
– Infatti!
– Mi sento in vena di confidenze. Posso?
– Non c’è problema.
– C’è una cosa che non ti ho mai detto (e come avrei potuto?).
– Dimmi.
– Sei stata la mia unica minorenne.
– Anche tu. Ah ah ah!
– Ah ah ah! Che due cretini!
– Scusami, sto cercando di abituarmi al nuovo te… ma da quanto?
– Da quando mi hai lasciato.
– Ah, vuoi dire che è colpa mia?
– No no, anzi, ti devo ringraziare, ho capito solo dopo.
– Eh, sembra che tu ne abbia capite anche troppe.
– L’idea ti imbarazza?
– Ma no, figurati, è che non mi aspettavo di trovarti così.
– Così splendido? Ah ah ah!
– Ah ah ah, sì!
– Merito tuo, davvero sai?
– L’averti creato una crisi mistica?
– L’avermi spinto in braccio al tantra…
– Vendicativo!



ID 16492138 © Scott Griessel | Dreamstime.com (immagine da qui)

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EX – Esche (7)

(da qui)

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– E così poi ti sei messa con lui.
– Sì.
– E?
– Etciù! Allergia alle domande del cazzo.
– Ah ah, spiritosa.
– Sì, sono spiritosa.
– Non ho il senso dell’umorismo, ma non è mai stato un problema, no?
– Io vado di qui. Ciao.
– Ferma. (Fermati).
– Distanza.
– Ok, scusa… aspetta, ancora un minuto.
– Ho riscoperto la fretta.
– Devo dirtelo: mi hai creato un problema.
– Non ho intenzione di assecondarti.
– Te lo dico ugualmente: mia figlia ha voluto che le leggessi la tua favola, per un intero anno.
– Ci sei arrivato finalmente.
– Sì, è servito, molto.
– Ne sono lieta. Davvero, ma adesso vado.
– Appena te ne sei andata lei ha provato a imitarti in tutto. Ha provato a imitare anche la mia ex moglie. Si era messa in testa che conquistando la bambina si sarebbe presa tutto, attività commerciale di mia madre inclusa.
– Non voglio sapere com’è finita.
– Mi dominava.
– È sempre un ottimo sistema.
– Si è presa tutto, me, me, me e me. Tutto me. È stato… non puoi capire.
– Che vuoi che ti dica?
– Che mi farai un prestito.

Kirsten Dunst (da qui)

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Argomentario

Mentre (aggiornamento)

Blog in modalità PUBBLICO SERVIZIO

MENTRE PREPARO IL PROSSIMO ARTICOLO, VI LASCIO QUESTA UTILE LETTURA.

immagine personale endorsum

QUESTO ARTICOLO È STATO PUBBLICATO SUL NUMERO DI GIUGNO DI HACKER JOURNAL (qui sotto).

immagine personale endorsum

ADRIANO HA COMPIUTO QUALCHE CONTROLLO E HA SCOPERTO CHE LE 4 RIGHE DI CODICE NON SONO ATTIVE… VI RIMANDO AL SUO SITO PER I DETTAGLI.

PERÒ:
nulla ci impedisce di chiedere qualche delucidazione;
come suggerite di procedere?

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Racconto nero (7)

immagine da qui

Puntata precedente


CAPITOLO 14
– FANTASCIENZA –

La macchina del tempo.

Il letto è sfatto e la coppia è passata a cercare sui giornali qualche notizia piccina, inusuale, stravagante, che li possa riguardare. Nulla sui quotidiani, ma un articolo di Scientific American compare come un ratto dalla tana. Un mensile che ogni tanto compra lui, ogni tanto compra lei. È stimolante, sono attratti da tutto ciò che non conoscono e gli argomenti descritti sono spesso al di fuori della loro portata, ma il taglio e la capacità narrativa degli autori li rendono apparentemente comprensibili. Leggono ad alta voce e non riescono a trattenere ipotesi fantasiose e bizzarre: la pandemia dai bruchi; il nonno del Miocene; le origini dell’A.I.D.S.; il viaggio su Titano; le teorie sui buchi neri.
Già si vedono, su Titano, passati per un buco nero, in compagnia del nonno del Miocene a far penicillina ai bruchi per non ripetere gli errori commessi in Africa dai primi dottori europei. Ma su quel satellite di Saturno i bruchi ci saranno? Di certo! Se no a chi iniettare il vaccino? Non possono sicuramente al nonno che, con amorevole orgoglio per la progenie, li lecca e li spulcia come piccoli di orango.

– Nonno ci riconoscerà quando saremo là?
– Certo Tesoro, ci guarderà con occhi profondi e vedrà in noi i suoi geni modificati, ci tirerà via i parassiti e forse ci terrà in un abbraccio quasi animale.
– Ma noi lo sentiremo tanto umano…
– Per forza, è il nonno!

Lo scenario non li abbandona fino all’ora di cena.


CAPITOLO 15
– IL FRIGORIFERO

Il salto nel?

Sono al mini-market del campeggio, aperto praticamente per i nuovi clienti. Si muovono indisturbati sotto l’occhio annoiato della cassiera/barista/animatrice/bagnina che non vede l’ora se ne vadano per tornare alla sua occupazione preferita, il video poker. Comprano del prosciutto, delle uova, verdura, pasta, pomodoro, un quarto di litro di olio d’oliva e del pane, formaggio e latte. Per tre giorni dovrebbe bastare.

Iniziano ad avvertire il peso di ciò che accade. Sono spossati, si addormentano al primo buio senza aver cenato.

Si svegliano al mattino e si prestano finalmente a riporre gli alimenti nel frigorifero… è una festa! I quattro occhi si muovono nuovamente increduli, rimbalzando da una parete all’altra, all’interno di quell’invenzione magnifica. Riempire ciò che fu vuoto e svuotare ciò che fu pieno li rende elettrici e di ottimo umore.

Vanno a fare colazione al bar, leggono il giornale. Nulla che li riguardi. Ne sono lieti, anche se la mancanza di notizie li preoccupa un po’. Si concedono un giro per il villaggio e lì, dietro al baldacchino dei gelati, scorgono i fari, ora spenti, che li hanno cacciati in precedenza. Magari è solo una suggestione, ma. Senza dare nell’occhio sgattaiolano nel bungalow.
Lei decide di farsi bella, una doccia e via a indossare solo l’intimo. Lui decide di farsi ardito, la stessa doccia e via, costumino adamitico.

Splendono come Swarovski in vetrina.

Così messi decidono un agguato al ritrovato frigo, insieme, accucciati, come sempre. Rimirano i ripiani da poco riempiti, aprono il cassetto della verdura e, come d’incanto, ecco la piccola macchia nera. Li saluta.
La porta del bungalow traballa e con sonoro schianto plana a pelle d’orso nell’ingresso. Tre controfigure di Marlowe irrompono ansimanti. Li fissano minacciosi e meravigliati. Solo un attimo di distrazione nell’osservare l’eccentrico abbigliamento dei due. Fatale.

Marito e moglie si voltano, sorridono, danno il benvenuto ai nuovi ospiti e allungano le mani verso la piccola assenza di colore.

Scompaiono.

Fine

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Racconto nero (6)

Nastro di Möbius II / Möbius Strip II, 1963 (da qui)

Puntata precedente


CAPITOLO 11
– LA VOLVO S60 –

MIR.

Mario si chiama l’autista della Volvo S60 che li ha fatti salire pochi istanti prima. Deve fare molta strada e da solo rischia di addormentarsi. Chiede che lo tengano sveglio, la notte è monotona, ma le vie sono libere e percorribili. Vuole sapere di loro due, chi, come, dove e quando. Insomma: gli piace raccogliere storie della gente che incontra, lo fanno sentire depositario di esperienze, di vite, di aneddoti. Per essere uno che vuole soltanto non addormentarsi in viaggio è davvero invadente, ma, come per i parenti, quelli che ti danno passaggi non si possono scegliere, o non sempre.

Prende la parola lei.

– Siamo in luna di miele
– Di notte?
– Non c’è luna altrimenti…
– Hahahaha, ma siete dei pazzi!
– Siamo solo in ristrettezze economiche, quest’anno l’assicurazione ci ha chiesto una cifra incredibile per la macchina e abbiamo deciso di tenerla ferma per un po’.
– Non è un brutto modo per abbattere i costi, farò uno studio approfondito.
– Ci deve citare però, ci teniamo alla paternità dell’idea.
– Va bene, va bene, citerò due autostoppisti, sembra quasi poetica messa così.

La nottata si consuma tra risate, invenzioni di sorta e, soprattutto, verità nascoste. Perché Mario ne ha qualcuna, ma i nostri protagonisti ne hanno moltissime. Per l’occasione sono diventati due novelli sposi, senza parenti perché contrari alla loro unione, senza posto fisso, con una miriade di lavori fatti, con una grande passione per l’archeologia. Hanno dato inizio a una nuova religione, possono contare su una dozzina di adepti e, settimanalmente, si ritrovano indossando tutti gli indumenti sporchi di una settimana. La purificazione viene dall’insudiciamento, l’una senza l’altro non ha senso e su questa verità mistica si fonda tutta la teologia del nuovo culto. Glielo descrivono per decine di chilometri. Improvvisato lì per lì, come il resto.


CAPITOLO 12
– LA MULTIPLA –

Top Secret.

– Buona serata Signori, dove vi porta il vostro taxi notturno?
– Se dovessimo andare dove va Lei?
– Dove vado io non ve lo voglio far sapere, a me interessa dove volete andare Voi.
– Ci porti un centinaio di chilometri più in là.
– Sarà fatto Signori.

La Multipla che li ospita è spaziosa e accogliente, l’autista un rappresentante di carta da parati, ha uno spirito fuori dalla norma e giocare a uno scambio di ruoli non è nemmeno difficile. Pare che vi sia abituato e non nasconde l’ipocrisia di una bugia, detta male o bene, preferisce semplicemente una storia sensata e aiuta gli astanti in questo. Potrebbe essere una persona della quale fidarsi in un momento così critico, ma è tutto troppo aleatorio.

– Stiamo scappando.
– Chi non scappa da qualcuno o qualcosa.
– Noi scappiamo e basta.
– Voi avrete i vostri motivi, non discuto.
– Le sue carte sono molto belle.
– Non sono solo carte, sono Carte.
– Detta così sembra che lei trasporti oggetti pieni di segreto fascino.
– Posso nasconderlo forse?
– Non più di quanto noi si possa nascondere qualcosa.
– Ma voi nascondete qualcosa, sembra però che non sappiate cosa.

Restano in silenzio per un po’, la frase li colpisce a un fianco e davvero non hanno idea di cosa rispondere. Avessero una parte da interpretare avrebbero anche il segreto da celare, ma così, cosa sia da non dire non è chiaro, a loro poi…
Si sentono caldi e al sicuro su quella vettura ampia come il ventre di una balena, con un conducente discreto e saggio, avvezzo a tutto. Si addormentano l’uno nelle braccia dell’altra.
Li sveglia al mattino una mano discreta e gentile.

– Siete arrivati.
– Grazie, le dobbiamo molto.

L’uomo sorride e li lascia all’ingresso di un campeggio.


CAPITOLO 13
-LA META –

La striscia di Mobius: giri, giri, ma sei sempre sullo stesso nastro.

Per stravagante alchimia avvertono di essere nel posto giusto.
È giorno e hanno bisogno di un posto nel quale stare. Il campeggio ha la portineria aperta e prenotano un bungalow per tre giorni, poi vedranno il da farsi. L’abitazione è pulita e offre alcune comodità, compresa la mancanza di turisti. Si sdraiano sul letto, riposano qualche ora, si lavano, sistemano alcune cose alla loro maniera e, a giorno inoltrato, dopo una breve passeggiata sul lago e alcuni sassi lanciati con l’insuccesso di un solo rimbalzo, verificano in quale località siano finiti.
Li diverte non avere il controllo della meta. Non avendo loro il controllo, nemmeno gli inseguitori dovrebbero averlo.

Sembrano aver disegnato un otto sulla cartina geografica della loro regione. A questo punto devono aver fatto perdere orme, traiettoria e tutto ciò che si sono lasciati alle spalle, fosse anche d’infilata dritto davanti alla loro fronte. È stato così, per caso, e nel caso nutrono un’infantile fiducia.

Se la ridono. E amoreggiano sulla riva (ma questa abitudine ci è già nota).

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Racconto nero (5)

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CAPITOLO 9
– LUNA DI MIELE –

Nebulosa.

Sono seduti su una coppia di sedili consunti e fintamente puliti. Gli schienali di quelli davanti mostrano opere d’arte grafica e plastiche composizioni, incastri solidificati di gomme da masticare e combustioni.

– È sempre romantico un viaggio in autobus.
– La mia romanticona…
– Prenderne uno il primo giorno di luna di miele è stata un’idea magnifica.
– Avevi dei dubbi?
– Solo quando quegli studenti hanno bivaccato sui nostri piedi.
– Probabilmente erano i loro posti.
– Dovevamo essere una visione insolita: finti pendolari abbracciati in una sequenza porno soft.
– Eh, va bene, gli abbiamo dato qualche lezione, dai!

Ricordano, conversano e si baciano. Infine decidono di continuare a replicare il viaggio di nozze, non tanto per i luoghi, quanto per la tipologia degli spostamenti.

Amici e parenti non l’avevano mandato a dire : “se non ci offrite la cena vi seguiremo per tutto il viaggio!”. Lasciati in pace la prima notte di nozze, la sfida si era aperta il giorno seguente; l’idea di scappare da tutti era un sogno che prendeva forma, un gran regalo! Inutile dire che riuscirono a far perdere ogni traccia, infliggendo anche un rigoroso silenzio, al ritorno, sui come, dove e quando.

Scendono a una fermata qualunque sulla statale di una provincia qualsiasi. Fa un po’ freddo e si stringono. Lui scrolla il braccio e sfodera un inequivocabile pollice.


CAPITOLO 10
– IL TIR –

Space Shuttle.

Il primo a offrire un passaggio è un confortevole Scania, condotto da un giovane uomo che, dopo anni di elucubrazioni politiche, aveva deciso di seguire il suo sogno di libertà e viaggiare per l’Europa guadagnando. Lamenta qualche problema con il carico, da tenere a bada, qualche incontro non piacevole, qualche inconveniente con la polstrada. Parla a lungo di sé, è poco curioso di loro e non fa domande.

Gli sono sembrati inoffensivi e, grazie al mutismo nel quale li ha costretti, anche simpatici.
Si fermano a una stazione di servizio e insiste per pagare lui panini, bibite e un’irresistibile confezione gigante di cioccolatini. Segue una filippica sul consumismo e sul boicottaggio delle grandi marche. Ripartono e l’autista non conosce ancora il suono della loro voce.

Lei si è addormentata e i due uomini iniziano una disquisizione sullo stato delle strade italiane, sulla politica e sul Real Madrid. Le opinioni non sempre convergono, ma è un buon modo per parlare del nulla, dopo la logorrea auto-referenziale delle tre due precedenti.

Quando si sveglia è accolta da una leggera musica di sottofondo, dal sorriso del compagno e da un gesto del mento del conducente. Passano alcuni chilometri e il camion accosta a destra.

È ora di scendere e cercare un altro mezzo, le loro strade si dividono per sempre, si salutano calorosamente e il TIR se ne va strombazzando.
Lei esce dal torpore, si stiracchia e sfodera un inequivocabile pollice.

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CAPITOLO 7
– STRANE COSE –

La paura non ha materia.

– Caro…
– Sì?
– È arrivato il momento dei carciofi.
– Dove sono adesso?
– Sul tappeto. Sai, non stanno così male.

Infatti fanno la loro porca figura su un tappeto rosso. L’accaduto trova nuovamente divertiti i due coniugi. Si siedono per terra e costruiscono scenari con altri oggetti in altri luoghi. Ridono di gusto e iniziano ad amoreggiare. Suona il campanello. Altra corsa per rispondere, lei lo tira per le braghe, abbassandole, lui cade con un tonfo sordo. Lo scavalca e arriva prima, ha vinto e apre. Prassi quotidiane.

Carlo entra in casa ed ha un’espressione inconsueta; si guarda intorno con circospezione e chiude subito la porta dell’ingresso.
In un filo di voce dice che stanno succedendo strane cose e che, forse, loro non sono al sicuro. Non sa spiegar nulla, ma ha paura. All’invito a sedersi e a prendere qualcosa da bere, fa seguire un gesto stizzito. Saluta, alza appena lo sguardo, accenna un sorriso e se ne va trafelato. I due restano attoniti e senza parole.
La paura di Carlo aleggia sui carciofi, si siede su una sedia e li osserva curiosa, ma è la serata del tresette e la coppia esce di casa lasciandola di guardia.

Bella rimpatriata, hanno giocato, vinto, perso, vinto e offerto da bere agli amici. Fanno per inserire la chiave nella toppa di casa e la porta si apre con una semplice spinta.

– Avevo chiuso…
– Avevi chiuso…

Un furto, uno strano furto, tutto alla rinfusa, ma le cose di valore sono al loro posto. Cosa cercassero i ladri non è chiaro, forse il filo interdentale? E si mettono a ridere. Vanno in cucina per prendere una bibita ed ecco: il frigorifero non c’è più.


CAPITOLO 8
– COME IN UN FILM D’AZIONE –

“Nemico pubblico”.

C’è un’aria spessa. Non si parlano nemmeno. La tensione li accelera. Prendono documenti e soldi e si dirigono di corsa alla macchina. Partiti.
Dietro di loro due fanali li seguono (e non hanno alcuna intenzione di lasciarli soli in quella buia serata.). Lui improvvisa una fuga per le viuzze del centro, ma quei fari sono sempre più vicini. In una zona poco illuminata spegne anabbaglianti e luci di posizione, parcheggia veloce, scendono e si mettono a correre in una diversa direzione. Guadagnano solo pochi minuti, utili per giungere al piazzale dei taxi e prenderne uno.

Destinazione: la stazione ferroviaria del paese più vicino. Arrivano, ma non hanno ben chiaro dove andare e come. Sembrava una buona idea prima, ma adesso, con il prossimo treno tra un’ora e mezza, iniziano a sentirsi nel posto sbagliato. Un momento utile per prendere un caffè, un paio di giornali, qualche sigaretta e consultare il tabellone degli orari degli autobus. Ne parte uno dopo dieci minuti e porta davvero fuori strada. Come inizio fuga può andar bene.

– Che si fa?
– Andiamo da Giovanna e Marco?
– Non credo sia una buona idea.
– Quando scendiamo potremmo…
– Potremmo?
– Fare come in viaggio di nozze!

La tensione cala e languidi si baciano a lungo.


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