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Arriva l’estate calda! (e 3!)

immagine da qui

Ah, eccoli-eccoli, li aspetto tutti al varco… dallo SBLOCCO DEI LICENZIAMENTI attuato dal Governo, questi signori sono i terzi.
Ringrazio andream2016 per la segnalazione: la Timken (altra multinazionale) chiude e lascia a casa 106 lavoratori a Villa Carcina (Brescia).


Altro licenziamento di massa con e-mail! Il giorno stesso della chiusura! Come siamo ecologisti!

152 lavoratori Gianetti Fad Wheels di Ceriano Laghetto (Monza e Brianza).


SBLOCCO DEI LICENZIAMENTI!
SIGNORE E SIGNORI, SI INIZIA…

La vicenda riguarda il licenziamento dei lavoratori di un intero stabilimento (422 ai quali seguiranno i 500 dell’indotto, in tutto un migliaio di famiglie): lo Gkn di Campi Bisenzio (Firenze).

In quest’epoca di dematerializzazione è bastata una sola e-mail e un buon indirizzario: una scelta davvero greeeen!

Qui pubblico la loro lettera e di seguito, per chi volesse approfondire, l’articolo di TVPRATO.it.
L’articolo è interessante anche perché rende piuttosto chiara la differenza tra ECONOMIA e FINANZA, così, tanto per capire le conseguenze di chi scommette nel gioco ai dadi.

Ah, la lettera è davvero bella.


L’appello degli operai Gkn in lotta

(immagine presa dal blog noi non abbiamo patria)

Quando imbocchi la strada per andare al Mise, imbocchi la strada percorsa da migliaia di altre vertenze. Lungo quella strada si sono persi quasi tutti. Cotti a fuoco lento da una girandola di tavoli e promesse, piegati dai peggiori ricatti, dalla rassegnazione o dalla disperazione economica.
Noi non abbiamo la presunzione di essere più bravi, più coraggiosi o semplicemente migliori di chi ci ha preceduto. Siamo fragili. Con le nostre paure e i nostri egoismi. Non c’è nulla da idealizzare in noi. Sappiamo di avere a che fare con dei professionisti della miseria e della divisione dei lavoratori.
Noi siamo uguali a tutti coloro che ci hanno preceduto. Ci portiamo dietro tutte le ferite e le sconfitte delle precedenti vertenze. Siamo e siamo stati i minatori sardi, gli operai dell’Alfa Romeo di Arese, di Termini Imerese, siamo gli operai della Bekaert ecc. ecc.

Ma proprio perché li portiamo tutti con noi, perché li sentiamo sulla nostra pelle, noi possiamo provare a essere diversi. Saremo diversi se saremo tutti.
Si perde sempre, tranne quella volta che si vince.

Noi siamo in fabbrica. Questa è casa nostra. Da qua non ci muoviamo.

Se sfondano qua, sfondano dappertutto.

Fatevi un favore. Unitevi alla lotta.

19 luglio sciopero generale provinciale

24 luglio iniziativa nazionale

Lavoratori Gkn

Gkn, sindaco di Campi Bisenzio: blocco tir per evitare smantellamento. Il governo convoca l’azienda

12 luglio 2021

Un’ordinanza, con effetto immediato, che introduce il divieto di avvicinamento al perimetro aziendale dello stabilimento di Gkn per i mezzi pesanti. E’ quanto firmerà nelle prossime ore il sindaco di Campi Bisenzio (Firenze), Emiliano Fossi, che conferma quanto pubblicato oggi da Repubblica.
“Voglio dare un segnale amministrativo e politico chiaro che non accettiamo lo smantellamento dello stabilimento da parte della proprietà”, spiega Fossi. “Stiamo vagliando tutte le possibilità per richiamare l’azienda, che si è comportata in modo così vile, alle proprie responsabilità – continua – ma la partita non si gioca sul campo del comune, è una vicenda nazionale, bisogna che si muovano il Mise e la Presidenza del consiglio”. Intanto all’interno della fabbrica, conferma Fossi, va avanti l’assemblea permanente dei lavoratori iniziata venerdì sera dopo l’annuncio di 422 licenziamenti.

“C’è un presidio costante dei dipendenti – spiega Fossi – che stanno portando avanti la loro legittima battaglia in modo dignitoso e corretto. C’è un continuo flusso di cittadini, che portano cibo e bevande ai lavoratori, ma anche dei rappresentanti istituzionali. L’attenzione è forte”.

E in tarda mattinata è giunta la notizia che il governo ha convocato le parti per un confronto. E’ stato convocato per giovedì 15 alle ore 14 al ministero dello Sviluppo un tavolo per affrontare il nodo dei licenziamento dei lavoratori di Gkn. Lo rende noto la sottosegretaria Alessandra Todde che presiede il tavolo che si svolgerà in videoconferenza e prevede la partecipazione del ministero del Lavoro, delle organizzazioni sindacali, dei rappresentanti di Gkn Firenze, Gkn Automotive e Melrose, oltre alla Regione Toscana e agli enti locali.

Giani: “Sospendere la procedura dei licenziamenti, che è immotivata”

L’obiettivo, spiega Eugenio Giani – che da giovedì scorso segue passo passo la vicenda Gkn – è e resta quello di “sospendere la procedura dei licenziamenti, che è immotivata”. Secondo il governatore servono determinazione, vicinanza ai lavoratori e la forza di parlare con Melrose “per indurre atteggiamenti di ragionevolezza” perché il primo passo è affidato alla capacità di tutto il sistema delle istituzioni, del movimento movimento sindacale e della rappresentanza dei lavoratori di “essere costante nel chiedere l’interruzione della procedura”.

Stamani Giani ha ricevuto la comunicazione della viceministra Alessandra Todde sull’invio della convocazione per il tavolo nazionale e infatti, ribadisce il presidente, si tratta di “una questione nazionale perché quanto accaduto a Campi può ripetersi altrove”. In questo caso si parla di Gkn e cioè di componentistica di semiassi per autonomobili che poi vengono assemblati da Fiat Stellantis, ma i proprietari si chiamano ‘fondo Melrose’ con sede in Inghilterra”. Lo stabilimento di Campi d’altra parte “produce, non è in crisi, non è privo di commesse. Negli ultimi tempi sono stati fatti forti investimenti in robotica per la produzione di componenti auto che poi sono assemblati per la produzione Fiat Stellantis”. E qui il presidente mette in campo il secondo punto d’impegno: “Vogliamo che Fiat Stellantis, che è al tavolo nazionale automotive con il Governo per gli aiuti alla transizione del settore, sia consapevole del fatto che uno dei suoi principali produttori di componenti si comporta così”.

“Bisogna trarre la lezione da quanto accade e la legislazione italiana deve adeguarsi – continua il presidente -: oggi non hai più di fronte gli imprenditori che comunque hanno a cuore capacità produttiva e l’immissione di prodotti sul mercato”. La logica che ha portato a dire ‘si chiude’ non è infatti “una logica di produzione ma finanziaria”, come si desume dai “brevi contatti avuti con gli esponenti locali di Gkn, con i quali il ragionamento che viene fatto è quello della riorganizzazione aziendale: questo non può esistere”. Quindi, spiega Giani “Ci attiveremo come Regione per un codice etico e per un obbligo di comunicazione preventiva in caso di rischi di chiusura che, qualora non siano rispettate, dia luogo a sanzioni molto forti. L’obiettivo infatti è dare tempo alle istituzioni per intervenire con proposte e soluzioni già sperimentate in diversi casi, evitando che i lavoratori siano scaricati senza remore”.

Il presidente parla di “cinismo estremo” e di “procedura di estrema arroganza” da parte di Gkn e sottolinea che se c’è un aspetto che letteralmente grida vendetta con il richiamo ‘etico’ che campeggia sullo stesso sito del fondo che, spiega Giani “descrive la propria attività come quella di chi “compra, valorizza, rivende: in questo caso sta facendo esattamente l’opposto. Il lavoro è un elemento determinante nella vita della comunità e non si può pensare che nel 2021, in Italia, si mettano a casa oltre 422 lavoratori e l’indotto con una semplice mail, non preavvertita da alcuna comunicazione alle istituzioni e parti sociali”.

Una doccia fredda insomma, anche perché, come chiarito da Valerio Fabiani, consigliere del presidente Giani per lavoro e crisi aziendali, i rapporti degli ultimi mesi con Gkn erano stati difficili, faticosi e mentre dalla parte della Regione si era “pronti a parlare di nuovo piano industriale e di un protocollo d’intesa per dare una cornice istituzionale, loro sono venuti a dirci che non avevano neanche più bisogno degli ammortizzatori sociali”.


Lettera dei lavoratori della Gianetti di Ceriano Laghetto in solidarietà ai lavoratori della Gkn.

immagine presa da qui

54 risposte su “Arriva l’estate calda! (e 3!)”

Ecco cosa accade a dare spazio al liberismo nel mercato del lavoro.

Le aziende ormai si sentono libere di fare quel che vogliono senza che i vari governi abbaino la minima forza per bloccare queste porcate. La prima mossa seria del governo sarebbe quella di requisire tutti i macchinari dell’azienda, impedendo legalmente che questi vengano portati via.
Invece alla fine, come sempre è accaduto, tutta la responsabilità e relativi danni ricadranno sugli operai.

Forse, come è costume italico antico e rispolverato di recente, i padroni manderanno dei picchiatori a randellare gli operai, magari ci scapperà anche il morto come accaduto poche settimane fa (il 7 luglio è stato l’anniversario dei morti di Reggio Emilia, operai e sindacalisti uccisi dalle “forze dell’ordine”).

I tempi buio stanno tornando.

Ho preso tante manganellate dalla polizia, e forse, anche se ho 63 anni, è giunto il momento di ritornare in strada a manifestare.

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Sarà sempre peggio.
I lavoratori sono sempre meno tutelati, sia da licenziamenti immotivati, sia da contratti che penalizzano sempre di più sia a livello salariale che di garanzie personali.
Decenni di lotte sindacali che svaniscono nel nulla, evaporano.
Non basta il “concertone” del 1° Maggio: i sindacati devono alzare la voce, perché così andrà sempre peggio.

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oltre a questo orrore che è appena iniziato, se la gente non si vaccinerà torneremo punto e a capo e stavolta non ci saranno più aiuti. Dovremmo stare più attenti e finirla con questo virus maledetto, invece siamo celebrolesi e ci stiamo ricascando.
Mala tempora currunt!

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l’importante è non morire più, una volta “garantito” che se anche ci ammaliamo non muoriamo, è già un ottima cosa 😉 perché l’influenza virale fa così, si trasforma in continuazione, questo non cambierà purtroppo.

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L’economia moderna ha stravolto il significato di “rischio d’impresa”.
Nel suo significato originale significa che l’imprenditore, investendo il proprio denaro, rischia di perderlo se le cose vanno male, ma il rischio viene ripagato dai guadagni (anche elevati) quando le cose vanno bene.
Ora non è più così: il rischio d’impresa viene di fatto girato sulle spalle del dipendente. Se le cose vanno bene il guadagno è dell’imprenditore, se le cose vanno male lascio a casa il dipendente, lo metto in cassa integrazione, lo licenzio.

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