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Racconto nero (5)

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CAPITOLO 9
– LUNA DI MIELE –

Nebulosa.

Sono seduti su una coppia di sedili consunti e fintamente puliti. Gli schienali di quelli davanti mostrano opere d’arte grafica e plastiche composizioni, incastri solidificati di gomme da masticare e combustioni.

– È sempre romantico un viaggio in autobus.
– La mia romanticona…
– Prenderne uno il primo giorno di luna di miele è stata un’idea magnifica.
– Avevi dei dubbi?
– Solo quando quegli studenti hanno bivaccato sui nostri piedi.
– Probabilmente erano i loro posti.
– Dovevamo essere una visione insolita: finti pendolari abbracciati in una sequenza porno soft.
– Eh, va bene, gli abbiamo dato qualche lezione, dai!

Ricordano, conversano e si baciano. Infine decidono di continuare a replicare il viaggio di nozze, non tanto per i luoghi, quanto per la tipologia degli spostamenti.

Amici e parenti non l’avevano mandato a dire : “se non ci offrite la cena vi seguiremo per tutto il viaggio!”. Lasciati in pace la prima notte di nozze, la sfida si era aperta il giorno seguente; l’idea di scappare da tutti era un sogno che prendeva forma, un gran regalo! Inutile dire che riuscirono a far perdere ogni traccia, infliggendo anche un rigoroso silenzio, al ritorno, sui come, dove e quando.

Scendono a una fermata qualunque sulla statale di una provincia qualsiasi. Fa un po’ freddo e si stringono. Lui scrolla il braccio e sfodera un inequivocabile pollice.


CAPITOLO 10
– IL TIR –

Space Shuttle.

Il primo a offrire un passaggio è un confortevole Scania, condotto da un giovane uomo che, dopo anni di elucubrazioni politiche, aveva deciso di seguire il suo sogno di libertà e viaggiare per l’Europa guadagnando. Lamenta qualche problema con il carico, da tenere a bada, qualche incontro non piacevole, qualche inconveniente con la polstrada. Parla a lungo di sé, è poco curioso di loro e non fa domande.

Gli sono sembrati inoffensivi e, grazie al mutismo nel quale li ha costretti, anche simpatici.
Si fermano a una stazione di servizio e insiste per pagare lui panini, bibite e un’irresistibile confezione gigante di cioccolatini. Segue una filippica sul consumismo e sul boicottaggio delle grandi marche. Ripartono e l’autista non conosce ancora il suono della loro voce.

Lei si è addormentata e i due uomini iniziano una disquisizione sullo stato delle strade italiane, sulla politica e sul Real Madrid. Le opinioni non sempre convergono, ma è un buon modo per parlare del nulla, dopo la logorrea auto-referenziale delle tre due precedenti.

Quando si sveglia è accolta da una leggera musica di sottofondo, dal sorriso del compagno e da un gesto del mento del conducente. Passano alcuni chilometri e il camion accosta a destra.

È ora di scendere e cercare un altro mezzo, le loro strade si dividono per sempre, si salutano calorosamente e il TIR se ne va strombazzando.
Lei esce dal torpore, si stiracchia e sfodera un inequivocabile pollice.

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79 risposte su “Racconto nero (5)”

Rubbio = 2 sacchi… bene, i due sacchi, parliamone: distesi, in piedi, grossi così, aperti, pieni. I sacchi sono usati anche come unità di misura monetaria! È Il caos! Che bello 🙂

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Sono le “R” vanno pronunciate benissimo, fanno un sacco figo! Se pronunci bene le R e azzecchi gli accenti giusti sulla vocale “E” (pesca, pesca…) l’italiano è tuo! E anche il finlandese (il che può essere utile se devi comprare qualche renna).

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