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Il pasticcere e il sindaco

Il noire è coraggioso.
Ha deciso di fare un regalo ai suoi lettori: scrivere racconti noir partendo dal loro capriccio.
Io non ho resistito, presa la palla al balzo, ho espresso un desiderio (descritto in coda al racconto).
Questo è il risultato.
Buona lettura!
Autore: ilnoire

Il pasticcere e il sindaco.

Palmiro è alto un metro e ottantasei, pesa oltre cento chili, veste sempre come ci può immaginare un pasticcere, le punte delle scarpe sono spesso infarinate, lo si trova in giro all’alba, verso le due del pomeriggio, mentre la pasticceria è ancora chiusa, fa una passeggiata di un’oretta per sgranchirsi le gambe.

Non quel giorno, quel giorno sonnecchia nel retro bottega. E’ circondato dai suoi amici, come li chiama lui, cioè i cannoli, che prepara da solo con le sue mani, e poi riempie al volo per offrire il meglio.

Quel giovedì pomeriggio è nervoso, sonnecchia ma rimugina, gli è arrivata una tassa arretrata da pagare, una multa, e l’invito a presentarsi presso gli uffici comunali per una questione di licenza. Non è tutto.
Ricorda che non più di dieci giorni prima aveva rinnovato alcuni permessi per allargare il gazebo che affaccia sulla piazzetta. Con lo spazio in più poteva piazzare quattro tavolini e due grosse vasche per i fiori, ma il sindaco voleva vederci chiaro, voleva capire.

Il sindaco Giancarlo, Palmiro lo conosce da una vita, erano a scuola insieme, era un ragazzo all’apparenza per bene, tutto dolcezza e buone maniere, ma in realtà cattivo dentro. Uno di quelli che quando può agisce per il male degli altri lo fa, come quella volta che aveva seminato zizzania tra amici, parlando ora all’uno ora all’altro di una presunta uscita di Orietta, la ragazza che si contendevano.

Oppure le volte che, conoscendo il dottore del paese, aveva passato informazioni riservate alla filiale della banca, facendo saltare il mutuo trentennale richiesto da Guido. Insomma un vero bastardo che cerca di carpire la fiducia del prossimo per trarne vantaggio o soddisfazione.

Divenuto sindaco grazie alla sua capacità oratoria, agli accosti, al suo mettere davanti sempre la famiglia e i figli, pur essendo un rapace che ha fatto sfrattare intere famiglie da case popolari, per poi acquistarle, adesso provava a vendicarsi di Palmiro.
E già perché Palmiro con lui non era mai andato d’accordo, ma il sindaco non lo aveva mai potuto danneggiare, né fare il prepotente, né intimidirlo.

Giancarlo negli ultimi mesi aveva suggerito diverse visite dell’ASL e della Finanza contro la pasticceria di Palmiro, ogni tre per due i vigili erano passati per controllare, misurare, verificare.
L’ultima volta si era dovuto sbarazzare di ben 30 stampi in acciaio inox per i cannoli, comprati direttamente in Sicilia, per presunte irregolarità e ossidazione superficiale; cose inesistenti.

E’ nervoso Palmiro, e lo è ancora di più perché sa che il corpo di Giancarlo, in cella frigorifera, non può stare troppo, che sennò rovina il contenuto, cioè le creme, gli impasti pronti, la frutta fresca per le torte.
Gli aveva fatto buttare via i suoi pregiati stampi, e questo era troppo, come troppo era stato fargli visita quel giovedì, passando dal retro, col cellulare, e fotografare il suo laboratorio, dopo avere dato un calcio a un barattolo di nutella da 3 chili che aveva sporcato tutto e richiamato mosche e formiche.
Solo che Palmiro l’aveva sorpreso, perché quel giorno lui aveva saltato la passeggiata.
Chissà come aveva fatto ad entrare, era chiuso a chiave, forse la connivenza del ferramenta? Poco importava.
Prima che Giancarlo potesse reagire, Palmiro gli aveva fracassato la testa con una teglia, poi per sicurezza lo aveva tirato dentro e strangolato.

Adesso è indeciso se gettarlo nel cassonetto dopo averlo bene avvolto, come un cannolo, nei sacchi della spazzatura, oppure piegarlo in due prima del rigor mortis caricarlo nel camioncino delle consegne e portarlo su in collina, abbandonato in qualche anfratto, cibo per i corvi.

Sospira Palmiro, tra poco deve aprire, speriamo che non torni l’ASL.


endorsum – Un pasticcere assassino. Arma i cilindretti per fare i cannoli. Vittima il sindaco. Sul movente lascio a te.

65 risposte su “Il pasticcere e il sindaco”

per me è abbastanza ovvio che si tratti di un’avvincente metafora delle ultime edizioni del festival di Sanremo, geniale anche nella scansione temporale degli eventi e la dimensione strapaesana (quasi un articolo scientifico basato sui risultati del microscopio elettronico) …. avrei comunque alleggerito le responsabilità addossate ad Ambra Angiolini e Gegè Telesforo (senz’altro colpevoli). Qualche silenzio di troppo della colonna sonora ma condivisibilissimi gli spunti dell’ottavino 🙂 🙂

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Magari poi, inconsciamente, se lo ritrova nel piatto perché quel giorno la moglie aveva voglia di mangiare pesce ed era anche lei al mercato senza che lui lo sapesse… Mangiando la carne di sindaco assorbe la bastardaggine e diventa a sua volta bastardo… e pure sindaco, 😅.

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No, le cose stanno diversamente. Questa è solo la patetica versione fornita dal pasticciere agli inquirenti che da tempo indagavano su di lui. In realtà il pasticciere aveva rotto le scatole con la sua richiesta di allargarsi col gazebo e le fioriere del suo bar situato a pochi passi da un centro disabili per cui già così creava problemi al passaggio delle carrozzelle. In città tutti sapevano che il pasticciere era il prestanome di un mafioso, da cui aveva appreso il modo di fare e il concetto di bene pubblico, ma il sindaco sapeva dove trovare le prove che neanche i finanzieri erano riusciti a trovare, e per questo era penetrato nel locale. E presentendo che gli potesse andare male aveva programmato per la mattina dopo sul suo sito la pubblicazione di una dura accusa alla borghesia cittadina che pur sapendo continuava a frequentare quel locale. La prova definitiva l’ebbero i carabinieri quando rintracciarono Orietta la quale raccontò che lui le faceva la corte ma a lei non piacevano i suoi modi prepotenti e allora per dissuaderlo gli parlò della sua passione per il giardinaggio e gli mostrò con toni vagamente minacciosi le sue affilatissime cesoie.

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Ma gli xxxxx-corpi dici? nonono e chi li nomina?
ehi, ma che veggo mai strisciare sul pavimento, che sia…. noooooooooo entrano in meee aaaaaaa doloooore 🙂

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