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Volavano i draghi

San Giorgio e il drago – Paolo Uccello (immagine presa qui)
Ecco qua, finalmente ho trovato ciò che stavo cercando: una cronaca.
Ringrazio ivano f per averla scritta.
Buona lettura!

Volavano i draghi

Pubblicato da ivano f in 31 marzo 2021 Pubblicato in: racconti. Tag: racconti. 13 commenti

…e infine si ritrovarono tutti in un luogo più consono, finalmente lontani dagli occhi voraci della gente. Dalla sua postazione sopraelevata il nuovo Presidente guardò in giù verso gli altri, sorridendo a bocca chiusa in quel suo strano modo -parziale, alternato e intermittente- che lo faceva sembrare alle prese con i primi incerti tentativi di padroneggiare il funzionamento di un organo alieno. Cominciò gridando per sovrastare il brusio generale:
-Signore e signori!- Sùbito un silenzio ossequioso si impadronì della sala. Continuò a un volume più basso:
-Eccoci finalmente. Sapete che preferisco i discorsi brevi e che perciò vorrei arrivare sùbito al punto, ma mi è sembrato di capire che non tutti qua dentro si rendano conto di qual è davvero la situazione in cui ci troviamo- e quasi tutte le teste si voltarono verso i componenti di un gruppetto vicino al palco, eleganti e intimiditi ben oltre il limite del ridicolo.
-Ma prima devo mostrarvi qualcosa- Fece un passo in avanti. Una donna in prima fila gridò Oddio! e poi si mise le mani davanti alla bocca. Avanzò di un altro passo. Si scatenò un fuoco incrociato di Cazzo! e Oddio! e tutti i parlamentari sbiancarono in faccia, due dei più anziani ebbero un malore e crollarono a terra. Qualcuno provò a uscire ma le porte erano state sbarrate dall’esterno. Aprite! Stanno male!
-Silenzio là! Non avete capìto chi comanda? O volete che vi mostri ancòra qualcosa?-
Nessuno lo voleva.
-Bene, allora cominciamo. Intanto toglietevi quelle mascherine, voglio vedervi bene in faccia. Non sto scherzando.- I più recalcitranti vennero convinti dai colleghi a forza di schiaffoni sulla nuca.
-Tanto resterete chiusi nei Palazzi per almeno un mese, forse vi scambieranno addirittura per grandi lavoratori che si sacrificano per il bene dell’Italia. Allora, per quanto riguarda il contrasto al virus avrete visto che in tutto il mondo sono alle prese con le stesse difficoltà, è solo per questo che per adesso non voglio immischiarmi nella gestione dell’emergenza sanitaria. Ho altro a cui pensare ma spero di non dovermi pentire di questa scelta, lo spero proprio. Comunque è ovvio che ne usciremo prima o poi, morto più morto meno, con o senza vaccini, in fondo persino la peste a un certo punto se ne andava da sé. Tutte questioni che mi annoiano, mi basta che non si facciano troppi danni all’Italia, perché invece quello che mi interessa e per cui sono qui è il dopo, e il dopo dipende tutto dai soldi che ci serviranno e da quelli che avremo a disposizione. Sapete tutti che l’entità degli aiuti che ci offre il Grande Condominio non è neanche lontanamente vicina alle cifre di cui si parla ovunque- quelli del gruppetto elegante si guardarono attorno spaesati- perché il Grande Condominio pretende comunque di riceve-e-e-ere da tutti la Quota Annuale, e inoltre una parte degli aiuti sarà finanziata da… ulteriori contributi da parte degli Stati, proprio così. In pratica riceveremo solo delle briciole- dal gruppetto elegante si sentivano dei ma come? e dei ma tutti dicono che… e ci fu persino una prova a sostegno della costante attualità dei ma mio cugino dice che…, nel resto della sala il silenzio era perfetto. Su qualche volto angosciato erano comparse delle lacrime che sembravano non avere abbastanza forza per attraversare le guance fino in fondo.
-Ma è sulla base di quelle cifre che si pretende che distribuiamo aiuti e che investiamo. E che facciamo le famose riforme, naturalmente. Solo che se dovessimo davvero fare tutto questo ci servirebbero dieci volte le risorse che ci promettono ma che non ci daranno. E, già che c’è, il Grande Condominio ci aggiunge un tocco di perfidia mascherata da ragionevolezza: programma scadenze certe in un futuro totalmente incerto, come uno strozzino, e pretende in tempi brevissimi dei piani dettagliati su come impiegare le risorse. Dato che sappiamo già che sarà impossibile mantene-e-e-ere gli impegni presi, è chiaro che sorgeranno dei problemi, e il Grande Condominio li affronterà come ha sempre fatto: se al governo ci saranno forze che ritiene amiche, allora permetterà una certa flessibilità, altrimenti userà tutti i mezzi leciti e illeciti per scacciare i nemici. Non vi sembra tragicomico che ancora si parli di piani pluriennali con obiettivi molto ambiziosi, se così vogliamo dire, da raggiunge-e-e-ere a ogni costo?- provò di nuovo a sorridere, con gli stessi inquietanti risultati di prima- Non vi ricorda niente?- Nessuno rispose, qualcuno del gruppetto elegante si sedette sul linoleum.
-Lasciamo perde-e-e-ere. Maledizione, che fastidio, scusate. Mi succede quando sono nervoso, e questo per me è un momento molto delicato, forse decisivo. Vi guardo in faccia e mi dico che non c’è proprio alcun motivo per esse-e-e-ere nervoso ma è più forte di me, e poi so bene che è sempre possibile che qualcosa vada storto. Dicevo: sapete tutti che l’entità degli aiuti che ci offre il Grande Condominio non è neanche lontanamente… un momento… L’ho già detto? Sì sì scusate… Ancòra un momento… Sì adesso ci sono: perfino voi dovreste capire che piani del gene-e-e-ere hanno poco a che fare con l’economia e molto col pote-e-e-ere politico. E grazie alla pandemia il Grande Condominio può stringerci stretti stretti fra le sue braccia stritolatrici, chi potrebbe permettersi di rifiutarle proprio adesso? Ci siete fino a qui?- chiese al gruppetto elegante, ma ottenne in risposta solo sconfortanti sguardi persi nel vuoto.
-Non fa niente, ve lo farete spiegare dagli altri. Cercate di stare attenti adesso però, aggiungo due cosette. Uno: gli imprevisti. Gli imprevisti accadono, come abbiamo visto, quindi potrebbe succede-e-e-ere qualcosa che vada a sommarsi ai nostri problemi; spero non un’altra pandemia, non credo si potranno convince-e-e-ere tante persone che non sarà stata provocata apposta, ma una guerra vicina o che comunque possa ave-e-e-ere conseguenze pesanti per noi potrebbe scoppiare. E due: la transizione ecologica, naturalmente. Un obiettivo folle- Nel gruppetto elegante qualcuno borbottò qualcosa di incomprensibile.
-Credete nel riscaldamento globale? Beati voi. Antropico? A volte vorrei proprio esse-e-e-ere come voi. Emissioni zero? Un obiettivo che non solo è irraggiungibile, non ci andremo neanche lontanamente vicini. Avremmo bisogno di molta più energia elettrica, che andrebbe ad appesantire il carico sulla rete. Ma allora basta potenziarla, direte. Con le pale e i pannelli fotovoltaici? Davvero ci credete? Ma naturalmente le emissioni zero sono possibili, basta abituarsi all’idea di continui blackout e di continui razionamenti dell’energia, un futuro meraviglioso! Quindi aggiungete anche tutti questi costi enormi senza benefici ed ecco che il totale di ciò che dovremmo spende-e-e-ere diventa insostenibile-
Nessuno aveva il coraggio di porre la domanda più ovvia. Il Presidente aspettò qualche secondo osservando il suo pubblico: nessun parlamentare era rimasto in piedi. Qualcuno era abbracciato alle proprie gambe e ci nascondeva in mezzo la testa; qualcuno teneva le gambe distese davanti a sé, le mani appoggiate indietro a sostenersi e la testa piegata a guardare il cemento del soffitto così lontano; qualcuno era inginocchiato a pregare; alcuni si tenevano la mano l’un l’altro, specialmente le donne. Nemmeno uno aveva il coraggio di guardare verso il Presidente, al quale però questo dettaglio non importava minimamente.
-Vi starete chiedendo perché allora ho dichiarato che la transizione ecologica è un punto fondamentale del programma di governo. Perché sono costretto a farlo, il Capo vuole così e io non posso nemmeno sognarmi di contraddirlo. Sinceramente non sono ancòra riuscito a capire lo scopo di tutto questo, ma Esso è Esso e ci sta lavorando da parecchio tempo. Oggi vi ho mostrato qualcosa di me che nessuno aveva mai visto prima e mi sembrate spaventati ma dovete sape-e-e-ere che io sono solo una delle rotelline meno importanti del meccanismo. Pensate che ho incontrato solo una volta il Capo e si trattava di una riunione nella quale il mio ruolo consisteva esclusivamente nel portargli la san… nel portargli il caffè. Esso mi ha mostrato molto meno di sé, ma mi è bastato per capire che la mia unica opzione sensata è quella dell’obbedienza assoluta, e a volte rabbrividisco pensando che il Capo potrebbe esse-e-e-ere l’ultima rotellina di un meccanismo ancòra più grande. Ma torniamo a noi. Credete nel riscaldamento globale? Beati voi. Antropico? …un momento, l’ho già detto, vero? Forse sono troppo vecchio per questo lavoro. Sperate che il Capo non lo venga a sape-e-e-ere perché chiunque decidesse di mandare al mio posto non potrebbe esse-e-e-ere più affezionato all’Italia di quanto lo sono io. Va bene, cosa stavo dicendo? Che non posso contraddire il Capo, ovviamente, però per quanto riguarda il confronto con il Grande Condominio ho piena libertà di manovra, Esso pensa che in rapporto al suo piano sia irrilevante e che comunque non possa durare ancòra a lungo, credetemi se dico che Esso ragiona su livelli molto più alti del nostro e può permettersi di considerare intervalli di tempo di grande ampiezza. Ma fra Italia e Condominio io sceglierò sempre il Condominio perché io lo amo. Lo amo!- A questa dichiarazione urlata seguì un brusio diffuso, molte domande e risposte a bassa voce, e qualche spostamento a gattoni fino a che i raggruppamenti si ridussero a tre soltanto: uno piccolo e silenzioso a metà strada fra il palco e l’uscita, uno grande e confusionario a forma di virgola vicino al palco, e il solito piccolo ed elegante, più qualche penoso caso disperato di indecisione acuta sistematosi negli spazi vuoti fra i gruppi.
-L’Italia è la mia famiglia e le voglio bene anche se tecnicamente… beh lasciamo stare, ma il Condominio è l’amore. Lo so che è pieno di difetti, che è talmente grottesco da sembrare una caricatura, che forse non durerà perché è stato costruito a dispetto della storia e della realtà, ma cosa posso farci se lo amo? Non potete giudicarmi per questo e non riuscirete a impedire il nostro amore! Io ho provato a cambiarlo e continuerò a provarci ma anche se non dovessi riuscirci continuerò ad amarlo perché… perché è più forte… di me. Il mio… cuore… il mio cuore… è tutto suo- Poi ci furono quei suoni. La cosa-Presidente stava cercando di singhiozzare: sembrava un tentativo di riprodurre, seguendo soltanto delle istruzioni scritte, qualcosa di mai ascoltato prima. Una decina di parlamentari non riuscì a resistere alla curiosità e guardò lassù sul palco ma tutti si voltarono indietro immediatamente: si sentirono distintamente un cazzo! e un porca puttana! e un cazzocazzocazzocazzo! e si vide un grosso senatore del gruppo grande scattare in piedi e correre verso un cestino vicino all’uscita di sicurezza. Non riuscì a raggiungerlo in tempo e vomitò una poltiglia verde-viola sul linoleum: la zona fu velocemente abbandonata e il senatore andò a sedersi contro la parete, vicino ai due anziani che erano svenuti poco prima, che nel frattempo si erano ripresi ma respiravano faticosamente. Non si capiva se stesse piangendo o sudando o entrambe le cose. Siamo fottuti, disse a loro e a sé stesso.
Il Presidente si riprese e si rivolse al gruppetto elegante:
-Allora, cosa avete capìto?- L’unico a rispondere fu un senatore sulla sessantina, coi capelli grigi raccolti in un codino, un fisico dalla bizzarra forma a birillo e un volto ingenuo come quello di un adolescente:
-Che sei un mostro!-
-Ma questi qua da dove diavolo arrivano?- chiese il Presidente al resto della sala. Poche voci risposero: bella domanda!deficientilascia stare lascia.
-Dovreste aver capìto che ci servono molti più soldi di quanto credete, molti molti di più, e che dovremo arrangiarci a trovarli. E se l’aveste capìto un po’ prima mi sarei risparmiato tutto questo preambolo e sarei arrivato sùbito al punto fondamentale: voglio bene all’Italia e sono qui proprio per aiutarvi a trovare una soluzione. E l’ho trovata- fece una pausa ma non ci furono applausi.
-Ci ho pensato mentre alle consultazioni fingevo di ascoltare, ho dovuto finge-e-e-ere perché se sapeste con chi ho avuto a che fare… C’era un tale sempre brillo, un altro che piange a comando, uno che vive rinchiuso in una stanza e uno che offre idee assurde a noleggio, uno che odia i silenzi e l’altro che mangia solo i primi, uno che va in giro con una palla tra le mani e uno addirittura con un paio, e poi c’erano bambini, bimbetti, bambinoni… Un momento, voi lo sapete già perché voi siete… già, è vero, scusate. Sono vecchio. Dicevo della soluzione: ci ho lavorato assieme ai miei collaboratori mentre qualcuno preparava il mio discorso al Senato. Non sarà possibile aumentare le tasse, poiché avremmo poco gettito e molta rabbia sociale ad aggiungersi a quella che comunque ci sarà, e fortuna che già da tempo ci si era preparati a simili evenienze abolendo la leva obbligatoria. Insomma andremo a finanziarci sui mercati con un vasto programma di… prostituzione pubblica!-
Molti degli spettatori si guardarono l’un l’altro per capire se avevano davvero sentito quello che era sembrato loro di sentire.
-Non immaginavo quanto mi sarei divertito a elaborarlo, non mi sembrava nemmeno di lavorare! Chiaramente i dettagli sono ancòra da stabilire e giocoforza avrà un certo grado di flessibilità, ma a grandi linee è già tutto pronto. Per prima cosa sarà necessario un grande piano di assunzione di giovani, per svecchiare un po’ l’offerta. Saranno tantissimi perché garantiremo loro il tempo indeterminato. Anzi, non potranno nemmeno licenziarsi. Vi sembrerà impossibile ma grazie all’emergenza riusciremo a far sembrare tutto questo legale, vedrete. Potreste pensare che i guadagni di questa operazione non saranno sufficienti ma vi sbagliate: certamente i cittadini saranno impoveriti dalla crisi ma non tutti e molti saranno irresistibilmente attratti da questa iniziativa. Comunque noi punteremo sull’ampiezza e sulla tecnologia. Chiaro?-
Non sembrava affatto chiaro. Spazientito da quei disgraziati, il Presidente continuò, seccato:
-Voglio dire che ci rivolgeremo anche agli stranieri: li attireremo in Italia e organizzeremo delle tournée all’estero. Inoltre venderemo i filmati degli incontri e venderemo i diritti di visione delle dirette streaming, vi ricordate le virtù delle dirette streaming, vero?- chiese al gruppetto elegante, e sembrava che quasi tutti se ne ricordassero.
-In certi casi potremmo riuscire a organizzare addirittura delle aste, punto molto su questo. Naturalmente terremo conto delle esigenze e delle preferenze dei dipendenti ma fino a un certo punto, in fondo il loro è un servizio alla Patria, che renderanno gratuitamente fuori dal normale orario di lavoro, s’intende. Allora, adesso siete più convinti?-
Sembrava proprio che lo fossero, tranne quelli del gruppetto piccolo e silenzioso.
-Lo sapete che l’entità degli aiuti… Ah l’ho già detto? Sono vecchio, sperate che il Capo non lo venga a sape-e-e-ere perché… ah l’ho già detto. Un momento… Se mi è concesso vorrei umilmente suggerire che forse il metodo migliore sarebbe quello di avvalerci di un agente… No no aspettate, questo non vi riguarda, era rivolto a… lasciate perde-e-e-ere, anzi dimenticate quello che ho appena detto, fate finta di non averlo mai sentito. Ero arrivato a… sì mi ricordo: lo sapete che anche voi siete dipendenti pubblici, vero? Appena avremo sistemato tutte le assunzioni voi sarete i primi a entrare in servizio, dovrete dare un buon esempio di attaccamento al dove-e-e-ere. Su di voi guadagneremo molto di più, in molti sarebbero disposti a spende-e-e-ere grosse cifre pur di ave-e-e-ere fra le mani quel tale senatore o quel tale segretario di partito, e non crediate che l’età avanzata o qualunque altro difetto vi possa servire da scusa, ci sono persone là fuori a cui piacciono le cose più improbabili, ve l’assicuro, durante le mie ricerche ho visto cose sconvolgenti-
Qua e là si sentirono delle timide proteste.
-Tranquilli, garantiremo la vostra sicurezza, prima di tutto quella sanitaria, e poi non sono così stupido e cattivo da lasciarvi indifesi nelle mani degli italiani! Mi ritroverei con un parlamento decimato-
La parola dimissioni cominciò a rimbalzare in tutti i raggruppamenti.
-Quello che in teoria potreste fare non è quello che farete. Lo so che una volta avviato il piano nessuno vorrà più candidarsi ma durerà solo per il primo periodo della crisi, tre-quattro anni e non di più, e voi non solo non vi dimetterete ma riusciremo a trovare un modo di prorogare la durata della legislatura fino a quando servirà. Ricordate che niente è irreversibile, tranne il patto che avete firmato con me- Quasi nessuno riuscì a trattenersi dal guardare e tastare la cicatrice sul palmo della mano sinistra che dimostrava come quel patto fosse stato firmato davvero.
-Adesso andate. Vi riconsegneranno i vostri dispositivi e poi vi voglio sùbito dentro ai Palazzi. Via via!-
Le porte vennero aperte e i parlamentari con molta riluttanza si alzarono e si incamminarono. Non parlavano e nemmeno si guardavano fra loro, ognuno rinchiuso nella propria disperazione. Il Presidente pensò a quando sarebbe stato finalmente di nuovo solo e pensò a quanto erano stati fortunati che la pandemia fosse capitata proprio mentre il parlamento era formato da quella massa di disgraziati.
Gli ultimi a uscire furono quelli del gruppetto elegante, e fra questi il più sconvolto era il senatore col codino grigio: si bloccava di continuo a guardarsi in giro, a guardare i suoi compagni e a guardarsi la cicatrice, tenendo gli occhi spalancati e la bocca piegata all’ingiù. A pochi passi dalla porta si fermò, e sorrise perché qualcosa era scattato nella sua mente provata:
-Dài basta cazzo, cioè dài, patto di sangue? Mica ci crederete?-
Nessuno rispose ma lui non ne aveva bisogno:
-Vi faccio vedere io, vinceremo col passaparola-
Cercarono di afferrarlo ma lui con sorprendente agilità riuscì a evitarli e fu sùbito fuori nel parcheggio asfaltato, sotto un sole debole che per un attimo lo accecò. Si fermò, appoggiò le mani aperte ai lati della bocca e cominciò il suo urlo:
-Dra…- ma i colleghi più vicini sentirono un agghiacciante crek! e videro buona parte della sua testa crollare su sé stessa, fino a sembrare un pallone sgonfio. L’urlo continuò lo stesso, ma trasformato in urlo di dolore: …aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaah!… e non si fermò mai nonostante il corpo del senatore si accartocciasse sempre più, fra scoppi e scricchiolii e tonfi. Quando il grumo a mezz’aria di ciò ch’era rimasto del senatore si restrinse ulteriormente fino a scomparire stava ancòra urlando: ovunque fosse finito e quale che fosse la condizione in cui si trovava, continuava a soffrire in maniera indicibile. Poi l’intensità dell’urlo sembrò calare, come se il senatore si stesse allontanando attraverso un corridoio verso una profondità che stava in una qualche inquietante forma di altrove. Le zone più lontane del parcheggio si riempirono di domande e risposte e mezze risposte, mentre fra i parlamentari più vicini apparvero lacrime e segni della croce veloci e leggeri.
Una collega di partito del senatore vide che anche i due grossi uomini che sorvegliavano l’uscita della palestra stavano piangendo e si erano seduti sul marciapiede, e questo tolse la forza anche alle sue gambe. Crollò goffamente sull’asfalto e rimase lì per un po’, con gli occhi sbarrati e la mente persa in un altrove cupo. A un certo punto sentì che stava tornando: l’urlo era di nuovo in mezzo a loro …aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaah!… e dopo aver vagato velocemente nel parcheggio tornò a imboccare quello strano corridoio. Fu l’ultima volta che qualcuno udì l’urlo, che si allontanò inseguito da uno stormo di echi. La senatrice ora stava tremando e non riusciva in alcun modo a tenere a freno i singhiozzi e le lacrime di paura. In testa aveva un caos di immagini: la cosa-Presidente che provava a sorridere e il suo naso che si piegava all’insù quando si inceppava parlando, l’incredibile scena del patto di sangue, lei che stava per essere stuprata da una cosa senza la faccia, sua figlia che andava a vivere col padre, il suo collega che si divincolava e poi spariva. Ma aveva anche in sottofondo una frase della cosa-Presidente che rappresentava l’unica minuscola speranza rimasta: è sempre possibile che qualcosa vada storto. Speranza che però sentiva debole e lontana perché era terrorizzata da tre parole che l’urlo infinito del collega le aveva piantato come chiodi nella mente, tre parole che sentiva ripetere da quella che sembrava la voce narrante femminile di certe inchieste giornalistiche, tre parole che visualizzava enormi rosse e lampeggianti, a prendersi tutta la scena, tre parole che erano la sentenza definitiva, quella che ti svuotava rendendoti un fragile guscio vuoto che il peso di una foglia basterebbe a disintegrare: fine pena mai.

Volavano i draghi — Spunti da asporto

40 risposte su “Volavano i draghi”

il brano non l’ho letto. Troooooooppo lungo!
E io ho trooooooooooooppo poco tempo…
ma… San giorgio e il drago di Paolo Uccello (1430-35) ahhhhhhhhhhhhhhhh!
Sublime!
L’ho pure vista dal vero… strasublimeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee!
Ciao baby!

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ecco 🙂
si può sempre fare meglio, a volte facendo meglio si fa peggio, a volte, a volte e a volte, ok, non va più da nessuna parte la frase. 😀

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mi piacciono molto, hanno un’identità così spiccata!
uh, dimenticavo, avevo trovato un bel quadro dal titolo “San Giorgio È il drago” ma mi hanno impedito di trasportarla, se la sono ripresa. 😦

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