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Il Metodo

IL METODO – 15

Victor Vasarely, Tau-Ceti-Ny, 1967
(Immagine tratta da qui)

l’inizio

la puntata precedente


«Magda, come sta andando con i lavori in casa?» è la frase di inizio.
«Ciao amore.» Sentire Magda che sussurra ciao amore, allungando le vocali, è sempre una sorpresa.
«Sì caro, il bimbo sarà a casa fra poco e gli operai hanno quasi finito di montare gli armadi. Puoi passare a prendere i vestiti in lavanderia? Aspetta, controllo a che ora apre e ti richiamo. Un bacio.»
«Va bene bella, attendo la tua telefonata e arrivo. Magari mi fermo per un caffè mentre aspetto. Ciao, ciao.»
Si inventano sempre dialoghi assurdi, in codice o quasi, anche se non servono a nulla, le nostre comunicazioni sono cifrate con uno schema al momento insuperabile, ma l’abitudine è l’abitudine.

È tutto in ordine. Siamo appena fuori dalla zona controllata, un furgone e una sportiva. Io al volante del furgone, Tina sulla spider con Oleg, Lorenz seduto di fianco a me.

L’impulso di Mario è cronometrico. Inizia la sceneggiata e sul monitor compaiono le immagini della Grande Sala del Tempio. Sono tutti lì: le mezze seghe 80 sono tutte lì, compreso il Leader provvisorio. Sorrido. Il ballo inizierà nel momento cruciale della cerimonia, appena prima delle nomine dei nuovi 80.

23:00.
Ci siamo. È il momento delle investiture. Si sente chiaramente la voce del Leader che inizia a declamare: «LEUNAMME.»
«AIULELLA.» risponde il candidato, portando il palmo della mano destra sulla fronte un attimo prima che inizi la cantilena del Leader.
«AIULELLA EDOL LA ERONGIS LEUNAMME OID IV ATSISSA.»
Ecco i dodici colpi di tamburo e le trombe di Gerico che non attendevate: la vibrazione di Magda. Tutti i sistemi di allarme e di controllo sono ammutoliti. Avrete l’onore di venti minuti dedicati unicamente a voi, con la compagnia di Caronte pronto a trasportarvi all’inferno.

All’improvviso nella Grande Sala piomba il silenzio. Gli sguardi dei presenti mutano dall’orgoglio alla paura e non è più il Leader il centro dell’attenzione. Il panico inizia ad affiorare e le certezze a svanire. Senza alcun preavviso sono comparso, bardato con gli abiti da cerimonia, gli abiti dell’ultimo Livello Novanta vivente, esattamente dietro l’altare; alle spalle del Leader. Per un attimo lui non comprende, poi si volge ruotando sui piedi, ha annusato il pericolo e punta la lancia pronto a colpire il nemico alle sue spalle, un attimo prima che la sua testa esploda, nel momento stesso in cui unisco le mani, muovendole come fossero un’arma. Scena perfetta, recitazione da oscar.

In meno di venti secondi siamo davanti all’ingresso del Tempio. Oleg e Lorenz fuori dagli abitacoli, mentre stiamo ancora frenando. Oleg apre il retro del furgone, Lorenz sbuffa, parte col carico e inizia a correre la sua staffetta sulla facciata principale. Pochi attimi e il muro secolare esterno crolla, sbriciolato, portandosi appresso stanze, saloni, mobili, libri e gloria fittizia.

Polvere e buio. Indossiamo i caschi sonar, loro non vedono, noi sì ed è una strage silenziosa.

Tina entra per prima, ad aprire la strada, seguita da Lorenz e Oleg. È esaltante osservarla danzare, leggera come la neve, mortale come solo una Raakun può essere.

Nella Grande Sala è il panico. Non riescono a comprendere e mi guardano basiti. Qualcuno si inginocchia, silenzioso, spettatori attoniti a osservare le esplosioni delle teste chinate dei codardi. Sono già otto i corpi decapitati prima che la Sicurezza si riprenda e raffiche di arma da fuoco partano nella mia direzione. Le pallottole mi attraversano senza nessun danno. Li guardo, sorridendo e inizio a lievitare.
«È in astrale!» urla qualcuno dei presenti. Presuntuosi 80 e scadenti adepti. Quando imparerete?

23:03.
Abbiamo attraversato il cortile interno. Magda mi chiama: «Capo, fra dieci minuti arriveranno le macchine della polizia.»
«Fermale! Ci servono tutti i venti minuti.»
La sicurezza è stata eliminata, sopite le raffiche e i colpi singoli. Lorenz continua a correre, col suo carico che si alleggerisce a ogni passo. Oleg lo copre. Tina è davanti all’ingresso della Grande Sala.
«Aprila.» inutile dire altro. La katana sibila per due volte e la storica porta a bassorilievi, in legno di ciliegio e vecchia di mille anni, si schianta verso l’interno. Due di loro rimangono incastrati sotto i pesanti portali; non hanno il tempo di comprendere. Le teste saltano e rotolano sul pavimento, più rapidamente dei loro pensieri. Entro e mi vedo, un attore quasi perfetto, fluttuare a tre metri da terra e intorno, una dopo l’altra, le teste che esplodono. Tolgo il casco e l’ologramma si spegne. Potenza della tecnologia, della precisione di Mario e delle nuove armi a impulso. Una sceneggiata perfetta.

«ASAR HAHSTEB» lo declamo a voce alta. «ASAR HAHSTEB». Due volte.

Non comprendono. Non hanno ancora compreso. Nei loro occhi solo stupore agghiacciato. Non comprendono come sia possibile. Perché il luogo più sicuro del mondo è stato violato? Perché quel maledetto Novanta è in grado di sdoppiarsi? Perché, mentre passo fra di loro, le teste di quelli che tocco esplodono appena li supero? Perché nessuno li aveva mai avvisati che questo è un Novanta? Avevano ascoltato i racconti, ma solo ora iniziano a comprendere la loro pochezza, i loro errori, la loro paura. E Tina completa la sceneggiata. Mentre gli sguardi erano concentrati a osservare me e le teste che esplodevano, incapaci di qualunque reazione, si è trasformata e scorgono il mostro che brandisce la spada troppo tardi, quando la carneficina ha già avuto inizio e lei balza sopra le loro teste aprendole come cocomeri marci, la katana e il rostro della coda a tratteggiare la linea rossa delle vite perse, gli artigli delle zampe a spezzare schiene bianche.

Il suo urlo di guerra è agghiacciante. Ti entra dentro e ti attraversa, liberando la paura. È come osservare il buio negli occhi della morte, il nulla assoluto e sentire la vita che ti abbandona. È come ascoltare i lamenti dell’inferno, assaggiare il sapore dell’impotenza e sapere, senza che nessuno abbia parlato, che sei morto. Hai osato sfidare gli dei e sei morto. Avanzo senza più toccare nessuno. Arretrano. Mi evitano. La scena è mia.

«MES MAC TEFAJ!» È l’invocazione sacra riservata ai Novanta. La Massoneria, il nostro sotto, la utilizza da secoli senza comprenderne il significato; per loro sono solo tre nomi declamati al contrario. Tina atterra alla mia sinistra. Il respiro è un sibilo sottile.

I superstiti sono quattordici.

23:10.
«MES MAC TEFAJ!» stendo le mani. Uno cerca di fuggire. No, basta teste. Ora è il mio turno e una forza che non ha mai conosciuto e immaginato lo attraversa, lo ferma, lo riporta indietro, gli gela lo sguardo. Inizia a camminare, gli occhi sbarrati, come un pattinatore incerto a scivolare sul ghiaccio di una mente persa, i passi scomposti della pazzia a mescolare, inconsapevoli, i brandelli di cervello e sangue dei suoi ex compagni di sventura. Lui testimone della leggenda.

23:11.
Ne sono rimasti tredici. Undici moriranno. Due vivranno per raccontare la leggenda e salvare, da eroi, il compagno reso pazzo dall’ultimo, mostruoso Novanta, rimasto in vita. Li giudico, uno a uno. Per la prima volta, nella loro breve vita, sentono l’onda che li attraversa, che li scruta e undici crollano. Il tempo di liberare l’energia e lasciare che li consumi.

23:15.
Lorenz ha terminato. Raccolgo il bastone del Leader, la sua lancia.

23:16.
Siamo fuori.

23:18.
Un boato scuote la terra, il Tempio si accartoccia e implode, seppellendo gli 80 ribelli e gli scherani, che avrebbero dovuto proteggerli. Siamo già lontani quando iniziamo a sentire le sirene. Domani, i giornali del sotto, avranno di che scrivere.

puntata successiva…


L’opera “Il Metodo” è di proprietà esclusiva e riservata dell’autrice ed è protetta dalle vigenti norme nazionali e/o internazionali in materia di tutela dei diritti di Proprietà Intellettuale. Ogni riproduzione, anche solo parziale, è proibita senza il consenso dell’autrice stessa.

67 risposte su “IL METODO – 15”

Hai mai letto “Angeli&Demoni” di Dan Brown?
Molto teatralecomw il tuo romanzo dinora. Sarebbe un’ottima sceneggiatura.
Solo una cosa. Tecnicamente la katana è un’arma prettamente maschile (anche se Tarantino dice no). La onna bugeisha veniva addestrata all’uso del naginata, una spada più leggera e maneggevole della katana ma non per questi meno letale.

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Angeli e demoni, pur essendo parte di una trilogia col Codice e La verità del ghiaccio, secondo me è il più impressionante e il meglio riuscito. I film non li ho sopportati.

Io mi visualizzo proprio quello che racconti e descrivi. Lo diverrebbe molto facilmente. Già funziona così.

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tante cose sono cambiate nel budo. La naginata non è una spada, ma è vero che sia in passato che tuttora in Giappone il NaginataDo è praticato soprattutto da donne. In ogni caso ormai ci sono tante praticanti sia di Kendo che di IaiDo.
Nessuno oggi in Giappone storcerebbe il naso di fronte ad una donna che impugna la katana.

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Eh lo so, nemmeno qui nessuno storcere bene il naso alle donne nell’esercito.
Le cose cambiano.
Infatti chiedevo a Endy se non si trattasse di una scelta narrativa. Visto che secondo la Tradizione le cose sono diverse.
Non è mica un giudizio di valore il mio.
Alcune onna bugeisha hanno impugnato la katana ma erano singolari eccezioni. Forse la storia ne tramanda solo una.

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Certo hai ragione, solo che c’è una profonda differenza tra militarismo e budo. Bushido e Budo sono cose distinte. In una società ipermaschilista come il Giappone feudale, ovvio che il Bushido fosse quasi totalmente di appannaggio maschile, come in fondo è accaduto in tutto il modo per tutto ciò che attiene le “arti ” militari e non solo. Quindi hai totalmente ragione a livello storico, ma fortunatamente le cose sono cambiate. Scusami per la pignoleria … ma il Budo è una parte molto importante della mia vita.

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No, ci mancherebbe, fai bene a precisare le cose.
Non posso dire che il Budo occupi un posto d’eccezione nella mia vita, ma ne sono molto appassionata.

Tutta la cultura della arti marziali giapponesi in generale. Ma il ruolo della donna-guerrira mi ha sempre incuriosito, perché le fonti storiche hanno rivelato quanto nel Giappone feudale (come nell’occidente medioevale) la donna spesso ricoprisse ruoli sociali fondamentali.

Da “noi” ci son state donne che hanno fatto guerriglia a suon di rime cortesi. Bagaglio poco tramandato quando non completamente perduto, ahimé.

Per tornare al naginata, ovviamente l’arma così lunga permetteva alla donna di essere letale già a grande distanza senza permettere un avvicinamento troppo insidioso dell’avversario.

E direi che questa peculiarità è femmina, con o senza lama.
😁😊😄

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Ps a meno che la tua non sia una deliberata scelta letteraria e narrativa quella di mettere un’arma maschile nelle mani di una donna.

Perdona gli errori di digitazione ma ci sono stati eventi inderogabili durante la stesura del commento che mi hanno distratta…😄😁😄

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