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Il Metodo

IL METODO – 12

Victor Vasarely, Tau-Ceti-Ny, 1967
(Immagine tratta da qui)

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RAZZE

Noi umani, siamo il più bel miscuglio dell’universo.
Dovremmo esserne orgogliosi.

L’universo non è popolato solo da noi Umani; noi, gli Umani Sapiens Sapiens, siamo solo l’ultimo secondo, di un tempo infinito. Altri, molto prima, hanno vissuto, amato, navigato, guerreggiato. Altri sono morti. Altri hanno raggiunto livelli tecnologici che non riusciamo neppure a immaginare.

Ma quasi nessuno ha ciò che noi possediamo: Anima.
È questa piccola parola, Anima, la fonte dei nostri problemi. Ora è giunto il tempo, anche per voi, di iniziare a comprendere; se volete.

Centinaia di migliaia di anni fa, molto più probabilmente centinaia di milioni di anni fa, la razza degli Human, gli osservatori dell’Universo, portò la vita sulla Terra, riuscendo a ricombinare il nostro DNA e a conferirgli una caratteristica unica: poteva ospitare Anima.
E Anima arrivò.
Non serviva e non serve, ad Anima, che qualcuno o qualcosa le dica cosa fare, Lei semplicemente lo sa e quando trova una forma di vita in grado di ospitarla, si integra.

Quella particolare ricombinazione fu casuale, nonostante la loro scienza, e quella casualità si rivelò irripetibile. Gli Human non furono più in grado di comprendere né allora, né oggi, quale fu l’elemento che permise agli Umani di essere compatibili, convivere con Anima e diventare uno dei pochi esseri viventi del Cosmo intero che potesse ospitare Anima. Gli Human, molto simili fisicamente agli Umani, tentarono e ritentarono. Non ebbero successo, tornarono nella loro dimensione, navigando il Multiverso, come solo loro sono in grado di fare, e ripresero il ruolo di osservatori dell’Universo. Osservatori che non intervengono mai, direttamente, in nessuna questione fra razze.

Possedere Anima vuol dire possedere l’immortalità. Trasmettere conoscenza, sensazioni, esperienza, di generazione in generazione. La morte non è più la fine, ma l’inizio di un nuovo ciclo.

È questa la consapevolezza che noi Umani abbiamo perso con la scomparsa di Gaja e dell’equilibrio. Era l’immortalità l’obiettivo che gli Human cercarono di raggiungere per ottenere, loro, Anima.
Quando abbandonarono la Terra, la civiltà di Gaja stava nascendo e per molte ere, protetta dai quattordici della Gerarchia, la Terra prosperò. Se mai un paradiso terrestre è esistito, quello doveva essere Gaja.

Cinquecento milioni.
Gli abitanti della Terra, ai tempi di Gaja, erano cinquecento milioni e rimasero cinquecento milioni fino a quando Gaja non scomparve. Non completamente, ma scomparve la sua civiltà.

Quel numero è IL NUMERO che avete già letto ed è il numero delle Anime.

Non è importante la vostra incredulità da sotto: è così.

Cinquecento milioni è il punto di equilibrio e sulla Terra ci sono solo cinquecento milioni di Umani con Anima e cinquecento milioni di Anime per la Terra e per gli Umani. Il resto, tutti gli altri, sono contenitori vuoti; poco più che animali malpensanti, pericolosi e ingestibili.

IL NUMERO è il punto di equilibrio che si spezzò con la caduta di Gaja; se recuperato potrebbe, forse, restituire il piacere della vita a questo meraviglioso pianeta.

Dopo la scomparsa di Gaja, gli Umani rimasero silenti per milioni di anni, prima di ricomparire, come per miracolo. Quando uscirono dal loro letargo e ricominciarono a popolare la Terra, la situazione era completamente diversa. Il pianeta era diverso. Gli esseri viventi erano diversi e altre razze, alla ricerca della leggenda di Gaja, avevano iniziato a sperimentare e a guidare la Terra. L’evoluzione, pilotata da impianti genici mediati da virus programmati, era sotto il controllo di due razze. La più pericolosa quella dei Rettiliani.
Una razza proveniente dalla costellazione di Orione, tecnologicamente molto avanzata, che era alla ricerca dell’unico elemento che mancava per completare la loro gloria: l’immortalità e la compatibilità con Anima.

Quando gli Umani della stirpe di Gaja riemersero, trovarono la Terra popolata dall’Uomo di Neanderthal, molto più forte fisicamente, ma con capacità comunicative limitate, una struttura sociale basata su clan ristretti, incapace di trasmettere conoscenza e progredire. Vissero mimetizzando se stessi e il loro sapere, per molti anni, fino a quando non raggiunsero un numero sufficiente per affrontare i Neanderthal. La guerra, lunga e silenziosa, portò a contaminazioni fra Umani e Neanderthal, i Neanderthal Sapiens, che a loro volta generarono specie diverse. La prevalenza genetica degli Umani fece il resto, ma le nuove specie miste rimanevano senz’Anima.

Gli Umani, forti della loro conoscenza antica e affiancati da un altro antico popolo dell’era di Gaja, sopravvissuto all’Armageddon, diedero vita alle principali società dei primordi, ma non riuscirono a riportare in vita la perfezione di Gaja. Dopo la distruzione scomparvero i percorsi formativi riservati alle Donne e l’equilibrio non fu più ritrovato. Il potere e la conoscenza furono solo dei Novanta Maschi.

L’instabilità giovò ai Rettiliani.
Inizialmente non si accorsero della nuova razza, del ritorno della leggenda di Gaja, ma il numero sempre crescente di Umani e la scomparsa progressiva dei Neanderthal, non tardò a rivelarsi, così come la presenza di Anima.

Sfruttando la loro scienza, provarono a strappare Anima, senza successo e con molte perdite. Anima e gli Umani conservavano, a quel tempo, un legame molto forte. Tutti i nuovi Umani erano figli dei sette Novanta Donna e dei sette Novanta Maschio che guidarono i sopravvissuti alla distruzione di Gaja, tutti sapevano come dialogare con Anima e Anima è molto forte. I Rettiliani che tentarono di appropriarsi di Anima finirono inceneriti. Così cambiarono strategia e strinsero un accordo con la Gerarchia: la Gerarchia gli avrebbe concesso, proteggendoli e nascondendoli al mondo, di continuare gli esperimenti e di tentare la contaminazione, utilizzando un numero limitato di Umani con Anima, per generare l’ibrido Rettiliano con Anima e loro, in cambio, promisero di aiutare la Gerarchia a riconquistare l’antica scienza di Gaja. Fu un patto col diavolo, senza il diavolo.
Gli incenerimenti continuarono, Anima era ancora troppo forte e i vecchi ricordi troppo presenti. Per raggiungere l’obiettivo e indebolire Anima, i Rettiliani percorsero strade diverse, fino a quando scoprirono come spezzare il legame che unisce Anima a Mente e Spirito.
Fu così che nacquero le religioni.

puntata successiva…


L’opera “Il Metodo” è di proprietà esclusiva e riservata dell’autrice ed è protetta dalle vigenti norme nazionali e/o internazionali in materia di tutela dei diritti di Proprietà Intellettuale. Ogni riproduzione, anche solo parziale, è proibita senza il consenso dell’autrice stessa.

121 risposte su “IL METODO – 12”

La berrai per cortesia. Ok. Questo è il bicchiere pieno, puoi lasciarlo lì, lo bevo io dopo, però la fetta di torta assaggiala che mi dici come ti sembra la marmellata… non l’ho fatta io però.

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l’ho fatta da un seme, quindi dovrò innestarla. ho una seconda piantina, da un seme diverso, poco più alta. Forse sono ancora troppo piccole.

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solo io trovo troppo corte queste puntate? Mi piace tantissimo come scrivi … ma così è uno stillicidio. Vabbè lo ammetto io sono di quelli che vedono 150 episodi di una serie in nemmeno un mese (grazie l’insonnia). Quindi mi sa che farò così, leggerò le puntate a blocchi, un blocco a settimana. Ed ora tanto per rimanere in tema, rivedo la 5ª stagione di Deep Space 9. Amo Quark e Garak e stravedo sessualmente per Jadzia .

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Ah certo, mi sono tenuto su quelle più vicine. Ed allora perché mai non pisa, firenze, roma … Mi ricordo che quando ero studente a Pisa quasi nessun collega era toscano, spaziavano dalle valli trentine alla sicilia. Beh gli studenti dell’università di pisa erano davvero un bel miscuglio di dialetti e stili di vita.

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Verona è per me bellissima … è il tempo ad essere orribile (caldissimo d’estate , il cielo quasi mai blu, fredda umida d’inverno). Tanto di qui alla pensione di entrambi mancano ancora dai 7 ai 10 anni.

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Il mio relatore di tesi di laurea, provò a convincermi a fare il dottorato in Canada. A me che non sopporto i climi freddi e che sogno assolate spiaggie
estive. Ovviamente dissi un risoluto no. Poi come nemesi un po’ di anni dopo mi ritrovai a vivere a Trento … i tre anni più freddi della mia esistenza.

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