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Il Metodo

IL METODO -11

Victor Vasarely, Tau-Ceti-Ny, 1967
(Immagine tratta da qui)

l’inizio

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L’obiettivo ultimo della formazione, quello vero, è il potere e per diventare un Novanta devi conoscere tutte le possibili vie. Impari a gestirti e a gestire. A non essere condizionabile e a condizionare. A non essere ucciso e a uccidere. A controllare l’odio e l’amore. A comprendere e farti comprendere.

Per anni sei obbligato a scavare la conoscenza e la mente umana, che non abbia segreti. È una comprensione necessaria per evitare di trovarsi nella condizione di dover risolvere il conflitto, come succede quasi sempre al sotto, con uno scontro fisico. Oh, serve anche quello, ma non sono lo scontro fisico, la vittoria o la sconfitta che creano potere.
Il potere è una conseguenza delle leggende, di come saranno raccontate le battaglie, come ne scriveranno e quanto spazio, la tua battaglia raccontata, lascerà alla fantasia di chi racconta, quanto spazio avrà il cantore per aggiungere, modificare e meravigliare. Chi racconta, i sopravvissuti, i codardi che non sono morti in battaglia, hanno un bisogno recondito della leggenda. Gli serve per mascherare, a se stessi e al mondo, perché non sono morti; per quale strano scherzo del destino loro siano sopravvissuti. Non potranno mai raccontare della codardia o del regalo elargito dal vincitore che li ha graziati, affinché parlassero; allora dovranno vestirsi da eroi e ingigantire la potenza del nemico che li ha assaliti. Racconteranno l’orrore, la sorpresa, le armi divine e i mostri. La leggenda nascerà in quel momento e crescerà, passando di bocca in bocca, di libro in libro, diventando storia.

Creando i miti, il timore, alimentando il dubbio e generando il potere.

Serse e Leonida. Serse vinse alle Termopili, ma la leggenda fu di Leonida e quella vittoria fu l’inizio della fine di Serse e del suo smisurato esercito. Trecento coraggiosi sconfissero il mito dell’imbattibilità dell’esercito di Serse.

Così si creano leggende, così si alimenta il potere: dando voce ai codardi.

Quando sei piccolo e combatti un nemico più grande e più forte, non è sempre importante vincere. Se il compagno più grosso cerca lo scontro fisico, proteggi il viso, che non si vedano segni, non rimanere a terra e cerca il suo volto, che rimangano tracce dei tuoi colpi, fosse anche uno solo. Un naso che sanguina ha più valore di due costole rotte. Il sangue si vede ed è importante lasciare segni visibili, che gli altri possano guardare e giudicare. Sono gli altri, sono gli spettatori che decidono chi ha vinto, non i contendenti. Tossirai, camminerai storto per un mese, ma gli altri vedranno solo i segni del tuo nemico e nascerà una piccola leggenda.

È quello che succede con le guerre moderne. Non ha alcuna importanza se il gigante ha soverchiato il nemico, distrutto le sue difese, annientato il suo esercito; fino a quando piccoli gruppi continueranno a “segnare” il viso del gigante, non esisterà una vittoria, non esisterà una fine e il gigante perderà, logorato dalla frustrazione di aver raggiunto una vittoria che vede solo lui, ma per gli altri non esiste, semplicemente perderà.

Si chiama “marketing” e non serve solo per vendere il nuovo deodorante.

La distruzione del tempio dovrà diventare leggenda e il dubbio, la paura, la consapevolezza di non aver compreso la dimensione del nemico, di non avere i mezzi per comprenderla, non dovrà più abbandonarli. Questo è l’obiettivo.

puntata successiva…


L’opera “Il Metodo” è di proprietà esclusiva e riservata dell’autrice ed è protetta dalle vigenti norme nazionali e/o internazionali in materia di tutela dei diritti di Proprietà Intellettuale. Ogni riproduzione, anche solo parziale, è proibita senza il consenso dell’autrice stessa.

70 risposte su “IL METODO -11”

che dirti! ci vorrebbe una mezza giornata per commentarti oggi, hai toccato punti e nervi a me scoperti e devo dire che raramente mi sono trovata in sintonia come quello che hai scritto oggi! l’analisi severa che fai delle guerre moderne è davvero molto interessante, ne abbiamo parecchi esempi anche oggi e tutti viaggiano sul sentiero che tu hai raccontato! davvero brvissima, ma ormai lo sai quanto amo il tuo scrivere e non solo la forma!

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Pensavo più a reazioni viscerali. Colpa di una barzelletta in dialetto locale che non smette da anni di farmi ridere (davanti a sguardi perplessi degli astanti).

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Mi poni una domanda molto personale rispetto alla quale dimostro di non voler rispondere. Insisti. Sparisci. Riappari dopo un po’. Credi che ti risponderò sinceramente?

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