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Il Metodo

IL METODO – 10

Victor Vasarely, Tau-Ceti-Ny, 1967
(Immagine tratta da qui)

l’inizio

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Pensieri inutili.

Se il tuo problema ha una soluzione, perché ti preoccupi?
Se il tuo problema non ha una soluzione, perché ti preoccupi?

Semplice e lineare: i problemi non esistono. Gork non è un problema. Come tutto ciò che vive può anche morire, esattamente come morì il fratello. L’unica certezza è che una bomba ai neutroni non funzionerà, passato l’effetto sorpresa. Non sarebbe servita in ogni caso. Quando la Gerarchia, e le mezze seghe 80 sono comunque parte della Gerarchia, richiama qualcuno e questo qualcuno, dopo aver completato il suo “lavoro”, non vuole tornare da dove è venuto, le regole prevedono che solo un Novanta, uno per volta, possa affrontarlo. Con due sole possibilità, con Gork: eliminarlo o essere eliminato. Non accetterà mai l’onta della resa e un secondo allontanamento da un mondo che considera il suo personale parco dei divertimenti.
Sarà una questione da gestire vis a vis, senza dimenticare che il “campione” non è molto propenso, come me del resto, al rispetto delle regole. Nemmeno per un combattimento rituale.

Sensazioni già vissute.
Mi salva lo squillo del telefono. È Michael.
«Ciao Papi, ci vediamo oggi pomeriggio per la lezione di fisica?» non ha alcuna importanza ciò che succede, un figlio ha sempre la capacità di riportare alla luce ciò che conta. Ora, ciò che conta, è la nostra chiacchierata settimanale. Le scuole sono delle pessime palestre di scienza, abbarbicate ad assiomi incancreniti e senza nessuna possibilità di utilizzare lo studio per ciò a cui dovrebbe effettivamente servire: apprendere per inventare e cambiare.
«Certo che sì. Hai già mangiato oppure mangi da me?» rispondo.
«No, mangio qualcosa da te. Va bene?» dice.
«Va benissimo. Preferisci una pasta oppure un panino veloce?» ci pensa un attimo.
«Papi, va bene un panino.»
«Ok, ci vediamo, io sono a casa. Ti aspetto. Ciao.»

Attimi. Attimi di felicità che collezioniamo strada facendo e dimentichiamo, seppellendoli con i nostri finti problemi. Ho deciso undici anni fa, quando scoprii i miei due figli, che avrei smesso di seppellire. Da troppo tempo vivevo armato di badile. Mille cinquecento venti nove anni, 1529 anni di attimi persi e abbandonati, per pensare ad altro e ad altri.
È la condanna di un Novanta: ricordare tutte le vite precedenti, tutti gli errori commessi, gli amori bruciati, i figli nati e persi, le ferite, le battaglie. Le guerre.

Se nasci Novanta, anche se non diverrai, in quel ciclo, uno dei 7, sei condannato a ricordare tutte le vite precedenti. Non sono ricordi: sei tu. Nasci già vecchio. Tante vite e una sola infanzia. Nasci già vecchio sapendo, da subito, che sarai solo, per sempre, fino alla fine del tempo. Corpi e luoghi diversi. Famiglie e padri e madri diverse. Leggi e lingue diverse. Tutto cambia e nulla cambia. Dopo la terza rinascita hai superato i centocinquanta anni e conosci tre lingue. Almeno, un tempo, la morte arrivava rapida ed era difficile superare i sessanta anni. Ora non si muore più e dopo ventuno vite, troppe lingue imparate e parlate, troppi figli nati e sepolti, troppi Maestri da ascoltare, la morte pare quasi un sollievo. Ma non puoi morire. Cambi involucro e riparti.
Delle ultime vite ho ricordi che risalgono a prima della nascita. Ricordi della luce ovattata e dei rumori caldi, trasmessi dal ventre materno. Ricordi della nascita a occhi chiusi, aperti in faccia alla levatrice o al medico di turno. Ricordi di troppe madri; quelle che hai amato e quelle che hai odiato. Ricordi di troppi padri: ubriaconi o studiosi, ricchi o spiantati, amorevoli o violenti.

Attimi, 1529 anni di attimi sepolti. Non più! D’ora in poi nemmeno voi, merdoso sotto, riuscirete a rubarmi la parte umana e gli attimi da ricordare. Nemmeno le mezze seghe 80 e il loro “campione”. Ha ragione Tina, lo faccio a pezzi e me lo mangio, prima di eliminarlo per l’eternità e decidere cosa fare di voi, inutile sotto.

«È tutto chiaro?» domanda superflua, eppure obbligatoria.
Sono i cinque che lavorano per me: Lorenz esplosivi, Magda elettronica, Oleg armi e strategia, Mario il fantasma. Tina già la conoscete. C’è un sesto, probabile candidato, ma è presto. China, che avrebbe dovuto essere l’alter ego di Tina; non si è dimostrata all’altezza e non è ancora affidabile. Sottrarla al suo paese e trasportarla in una dimensione, che nemmeno immaginava potesse esistere, è stato un trauma che non ha ancora superato. Attenderemo.

Due giorni fa hanno ammazzato un corriere che, teoricamente, avrebbe dovuto trasportare alcuni documenti molto riservati. I documenti non erano con lui, ma che sia stato ucciso è un dato di fatto e una minaccia precisa. La frustrazione e la rabbia degli 80, dopo l’eliminazione della Gerarchia e la sparizione dei percorsi, sta crescendo. È tollerabile, fino a un certo limite, ma non oltre, è necessario ristabilire le gerarchie e dimostrare dove sta il potere vero.

Questa notte distruggeremo uno dei loro luoghi di culto. Un’altra delle storture generate dalla mancanza di equilibrio, dalla mancanza delle Donne.
Gaja non possedeva luoghi di culto, non erano necessari, lo sono diventati in seguito, per sopperire alla mancanza di equilibrio e cercare, invano, un nuovo punto lontano dall’entropia umana. Non solo il luogo di culto, ma tutti quelli che troveremo dentro quell’inutile ammasso di mattoni e pietre, saranno eliminati.

«Lorenz, diamo per scontato che i tuoi calcoli siano corretti. Da lì dentro non deve uscire nemmeno una mosca. Sono stato chiaro?»
«Da!» è la riposta del russo. Non è mai stato molto loquace e, dovesse mai capitarvi di incontrarlo e sentirlo articolare più di tre sillabe, fuggite. Vorrebbe dire che è incazzato col mondo e sta per disintegrarlo.
«Magda, voglio una copertura completa. Nemmeno i fasci a 60Ghz devono uscire e i satelliti li voglio riposizionati tutti, contemporaneamente.»
«Capo», risponde «mi serviranno, come ho già spiegato, quarantacinque secondi per mettere in ombra selettiva la zona. Riposizionare tutti i satelliti in un tempo così rapido non è possibile, mi servirebbero almeno quindici minuti, quindi li accecherò con laser a isotopi ad alta frequenza. Posso garantirvi almeno venti minuti, prima che i militari si accorgano dei laser e si scatenino per scoprire cosa sta succedendo.»
«Magda, ci servono venti minuti venti, non diciannove e qualche secondo. Ci siamo?». Il punto è troppo importante per non essere rimarcato.
«Capo, venti minuti dal mio via. Attiverò automaticamente i cronometri a scalare. Sentirete una vibrazione all’inizio, tutto libero, due in sequenza rapida tre minuti prima che il tempo finisca, due rapide e una doppia trenta secondi prima della scadenza dei venti minuti. A quel punto, o siete fuori oppure sarete col culo in piazza. Chiaro per tutti?». Precisa e pragmatica come sempre.
«Oleg, l’armamento dovrà essere distribuito a tutti entro dieci secondi dal primo segnale di Magda. Ci siamo?». Oleg mi guarda, scuote la testa in segno affermativo.
«Frank, l’unico intoppo potrebbe essere Lorenz.» dice. Lorenz lo ignora.
«Dovrà caricarsi come un mulo. Siamo sicuri che ce la farà?». La risposta di Lorenz non si fa attendere.
«Da!» e basta il tono per fugare qualunque dubbio.
«Mario, quando Magda invierà il segnale tu dovrai essere dentro. Inizieremo al tuo via. Microcamere e trasduttori sonori dovranno già essere installati. Non avremo un secondo ciak, quindi…»
«Miiiii, capo, a me Star Wars mi fa un baffo…» e ride, al solito. Mario è l’anima allegra del gruppo. Uno show comico ambulante, nei momenti tranquilli, combinato con la freddezza operativa dello spazio profondo.
«Tina, qualche osservazione?» chiedo.
«Andiamo e facciamo quello che dobbiamo fare. Se nessuno ha problemi, vorrei gestire lo scontro a modo mio.»
Nessuno ha nulla da dire, pochi secondi di silenzio e sguardi sono più che sufficienti.
«Ok, fra due ore si parte. Avete due ore di tempo per fare ciò che volete.»

Stasera si terrà, dopo troppo tempo, la prima lezione di potere vero. Avranno paura, tremeranno, gli scoppierà il cuore prima ancora che qualcosa o qualcuno li colpisca. Per i forti, coloro che resisteranno, sarà la peggior morte che avrebbero mai potuto immaginare. Saranno obbligati a guardarla in faccia, ascoltarla, parlarle. Una tragedia da curare nei minimi dettagli. Un tragedia che dovrà diventare leggenda. Sono le leggende che creano il potere e chi le racconta.

puntata successiva…


L’opera “Il Metodo” è di proprietà esclusiva e riservata dell’autrice ed è protetta dalle vigenti norme nazionali e/o internazionali in materia di tutela dei diritti di Proprietà Intellettuale. Ogni riproduzione, anche solo parziale, è proibita senza il consenso dell’autrice stessa.

83 risposte su “IL METODO – 10”

Mooolto contenta che ti stia piacendo Mati! In effetti non mancherà l’adrenalina 😉 la narrazione è potente, definisce e ridefinisce la realtà percepita, è un senso aggiuntivo vero e proprio (e un distributore di senso). 😘

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ecco esatto, pensa se, anziché farci la guerra tra di noi, ci unissimo in un unico fronte…
sono femminista in ogni cellula e ancora mi domando perché le peggiori nemiche delle donne siano le donne stesse. Non dico altro che altrimenti… 🔥 😂

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per addestramento culturale. “competi per il miglior maschio e la tua progenie sarà sana e tutelata” – siamo sempre lì: dividi dividi dividi. Funziona in continuazione! 😀

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