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Il Metodo

IL METODO – 7

Victor Vasarely, Tau-Ceti-Ny, 1967
(Immagine tratta da qui)

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RITORNO

24 Settembre. Mi sono svegliato con una sensazione strana. Il lato sinistro tornato apparentemente normale. Non è normale.
«Tina», la chiamo alle 6 del mattino «tutto bene con i ragazzi?»
«Sì, tutto bene. Hai qualche novità? Come va il tuo braccio?»
Lei sa leggere i segni, come me.

Molte ere fa il Mondo era diverso. I Livelli Novanta erano quattordici: sette Donne e sette Uomini. Un equilibrio perfetto, come il mondo che proteggevano, ma gli equilibri sono per loro natura instabili. Non ha importanza per quanto tempo, per quante migliaia di anni riuscirai a mantenerlo; qualunque equilibrio, prima o poi, si rompe.
Era una società perfetta. La conoscenza era disponibile a tutti e ognuno attingeva, secondo le proprie attitudini, senza limiti.
La piramide sociale era rovesciata: in cima le Donne e i Piccoli. Era una società costruita per tutelare le Donne e i Piccoli. Tutto ruotava intorno a loro, al futuro, e gli uomini avevano spazi diversi, modi diversi e il compito di proteggere: che nulla accadesse.

Si chiamava Gaja quel mondo. Poi, come sempre, qualcuno decise che no, così non poteva continuare. Non era un buon esempio per i molti universi. Non sappiamo come, ma quella civiltà scomparve. Cancellata in un attimo e, assieme a Gaja, scomparvero i percorsi formativi per le Donne. Più nessuna Donna, da allora, divenne una Novanta e l’equilibrio si spezzò.

Tina è l’unica Novanta “naturale” che abita ora sul pianeta che popoliamo e che chiamiamo Terra. Non ha completato il percorso formativo e non conosce la potenza delle onde, ma è una Novanta.

«Bene, il mio braccio va stranamente bene.» È l’unica riposta plausibile.
«Preparati, qualcosa succederà. Presto.» aggiungo. Non servono altre parole.
Le mezze seghe, gli 80 frustrati, avevano sicuramente completato il loro lavoro e qualcuno, qualcuno che avrei preferito non incontrare mai più, era tornato a visitarci.
So che non credete all’esoterismo. Per voi, sotto, sono panzane. Per me no e la conferma è il mio campo elettromagnetico che, all’improvviso e senza alcun motivo, è tornato normale. Il senso di tutto questo è uno solo: gli 80 avevano completato i riti e raggiunto l’obiettivo, richiamando quello che pensano possa essere l’unico in grado di eliminarmi. Un aiuto esterno per uccidere chi gli ha tolto la possibilità di diventare, loro, uno dei Novanta.
Probabilmente molti 80 erano già morti; questi aiuti esterni non sono mai molto compassionevoli. L’aiuto, richiamato nel luogo della loro adunata, avrà scelto a caso, andando a pescare nel gruppo quello più facilmente condizionabile e gestibile, ed eliminato gli altri lasciandone solo pochi in vita perché potessero annunciare il suo ritorno.

Non è un demone. Dei e demoni non esistono, siamo noi a inventarli. È peggio di un dio o di un demone. Non crea. Non è compassionevole quando scatena i suoi diluvi, niente arca e niente colomba. Non è un osservatore. Gli piace, per utilizzare un eufemismo, intervenire per comandare.

È l’ultimo rimasto della sua razza ed è in circolazione da almeno 40.000 anni. Il fratello “giovane”, solo 27.000 anni, l’abbiamo eliminato un paio di anni fa, mentre scorrazzava nel deserto, guidando una Ferrari. Anche i potenti hanno i loro punti deboli e anche i potenti, difficilmente, riescono a resistere a una bomba ai neutroni. Disintegrato. Lui, il fratello cattivo e intelligente, se ne andò prima che riuscissimo a completare il lavoro, con il vincolo di non poter ritornare, mai più.
Ora, con l’aiuto degli 80, è qui e vorrà la sua vendetta. Sono 40.000 anni che vive per vendicarsi e noi umani siamo solo un contrattempo. Probabilmente fu così anche per Gaja.

Passato il dolore al braccio ho iniziato ad avvertire le sue vibrazioni, la sua frequenza. Lontane, ma presto si avvicineranno e lui sente le mie. Le mie e quelle di Michael. Ma Michael, insieme a Gabriel, è in buone mani e Tina sa cosa fare, quando fare e maneggia la katana come mai essere vivente prima di lei.

Strane spade le katana. Nessuno ha mai compreso chi abbia insegnato, ai giapponesi, quella tecnica di lavorazione dell’acciaio così complessa e così efficace. Alcune katana raggiungono i due milioni di strati d’acciaio, ripiegati uno sopra l’altro; a un passo dalla fusione degli atomi. Non c’è nulla di vivo che possa resistere. Nemmeno il nostro ospite.

«Ciao, so chi è.»
La telefonata non la sorprende.
«Ho sentito le stesse vibrazioni e se si azzarda a farsi vedere da queste parti, gli taglio braccia e gambe e me le mangio prima di ammazzarlo definitivamente!».
Non pensate sia solo un modo di dire. Tina, come me, non è umana; non come concepite voi sotto gli umani. Entrambi siamo un esperimento, altrimenti non sarei sopravvissuto alle nano-cellule. Siamo “mostri umanizzati” che qualcuno ha progettato. Verrà il tempo di raccontarvi il perché. “Mostri umanizzati” che il progettista non riesce a controllare. Sono millenni che ci provano, ma non riescono a mantenere il controllo. Non quanto vorrebbero.

«È inutile dirtelo, ma stai attenta. Gork è molto astuto e non sempre rispetta le regole.» lo ripeto sottovoce, sapendo già che è inutile. Percepisco il suo sorriso silenzioso.
«Paparino, nessuno torcerà un capello ai tuoi cuccioli!» e riattacca.

Ho amato questa donna per otto lunghi anni e non credo che smetterò mai di amarla, anche se ora tutto è finito e io, il Novanta, sono il suo capo. Yuliya non approverà, ma esistono amori diversi e lei è umana, solo qualche traccia di un lontano esperimento, qualche parente remoto. I solo umani non possono comprendere. Yuliya non fa parte del sotto, non ha mai avuto una testa da sotto, ma anche per lei sarà difficile . Come fai a comprendere un mostro?

puntata successiva…


L’opera “Il Metodo” è di proprietà esclusiva e riservata dell’autrice ed è protetta dalle vigenti norme nazionali e/o internazionali in materia di tutela dei diritti di Proprietà Intellettuale. Ogni riproduzione, anche solo parziale, è proibita senza il consenso dell’autrice stessa.

72 risposte su “IL METODO – 7”

oddio, ti ricordi quando erano uscite le tinta, anni fa, e c’erano i colori prugna ardente e cannella fiammante? sono durate poco, troppo chiaramente allusive. 🤣🤣🤣

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nella mia ci sono anche le aragoste per ricreare la fobia da chele… poi ogni tanto i vicini me ne chiedono una 😂😂😂😂😂😂😂😂

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Come mai conosci le katane? Sono le uniche armi per le quali ho un’autentica passione. Sembrano venire da un altro mondo, mai nessun popolo diverso da quello giapponese ha raggiunto tale perfezione in un’arma da taglio. Anche questa puntata mi gusta assai, … chissà, forse il tutto si svolge in uno dei tanti universi paralleli ipotizzati da Everett.

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ecco, quando scrivo uso documentarmi tanto tanto. Per dirti, ho una frase (in quello che sto ultimando) fatto di 7 parole, per quelle maledette stronze ho dovuto studiare per un mese. 😉

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Chissà perché ma ho la sensazione che tu abbia una conoscenza non solo letterale delle katana … ovviamente è una sensazione non suffragata da niente … forse una visione su un universo parallelo

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