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Il Metodo

IL METODO – 6

Victor Vasarely, Tau-Ceti-Ny, 1967
(Immagine tratta da qui)

l’inizio

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BESTIONE PEZZATO

Il recinto dei vitelli è troppo invitante per resistere. Impossibile non entrare e iniziare a correre e saltare fra teste, gambe, code, paglia, sterco, senza preoccuparmi dello sporco, ignorando quegli apparentemente innocui animali da cento chilogrammi che iniziano a galoppare, prima spaventati, poi sorpresi, poi attenti, infine alcuni, i coraggiosi, piegano la testa, sbuffano e non fuggono più.

È il momento di uscire, prima che uno degli innocenti vitellini ti rifili una testata. Cinque anni. Ho iniziato a cinque anni a esercitarmi con questo giochino, aiutato dagli insegnamenti dei Maestri e dall’incoscienza di chi non ha nulla da temere e una vita intera da vivere.

Avreste dovuto sentire le urla di mia madre quando, raramente, visitava a sorpresa le stalle conoscendo in anticipo ciò che stavo facendo e con l’unico scopo di tentare, con quei rimproveri, di riprendere un’autorità che non aveva mai avuto.

«Esci da quel recinto. Non sei un animale. Esci subito!» Ho sempre pensato, quando la sentivo urlare, che la sua voce assomigliasse agli strepitii delle galline un attimo prima che il fattore torcesse loro il collo. Come puoi ascoltare i comandi di una gallina? Impossibile.

«Madre, entri anche lei. È divertente e non è pericoloso», rispondevo. A questo punto le uniche due direzioni che sfruttava, in perenne iterazione, svoltavano casualmente verso un altrettanto gallinesco «Augustoooooooo, digli di uscireeeeee», oppure viravano verso un disperato «Esciiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii!», prima di volgere le sue nobili terga e abbandonare, zampettando offesa, quel luogo di perdizione e odori osceni che erano, per lei, le stalle. Per me un paradiso.

Ma il pericolo non erano i vitelli. La vera sfida, il pericolo vero, e lo sentivi nell’aria, lo annusavi, era il recinto dei maiali. Dicono che i maiali siano molto simili a noi umani. Forse è vero. Sicuramente sono onnivori come noi, con denti e mandibole in grado di triturare ossa ben più possenti di quelle di un piccolo uomo, come fossero grissini. E i maiali non si spaventano, sono agili e veloci, come non immagineresti mai. E cattivi. Come gli umani. Non comprendono le mezze misure. Se disturbi il loro spazio e non hai conquistato l’autorità sufficiente per controllarli, ti caricano per ammazzarti, non per farti scappare; poi ti masticano e ti digeriscono. Nemmeno un rutto e niente acidità di stomaco.

Con i maiali era divertente anche se mio Padre, solitamente accondiscendente ai miei giochi pericolosi, ma sempre attento, manifestava apertamente la sua disapprovazione.

Dovevo essere veloce, più che veloce. La sfida era rimanere nel recinto il più a lungo possibile senza diventare un saporito pastone. Ho qualche ricordo dei tentativi. Una scarpa mangiata e la puzza dei loro escrementi, rimasta appiccicata al piede sinistro per settimane. Un dente in un ginocchio, per un muso infilato fra le sbarre quando pensavo di essere al sicuro. Un braccio salvato dal bordo del recinto. A otto anni compresi che non dovevo più correre.

Entrai col bastone da pastore, mi piantai a gambe divaricate in mezzo al recinto e respinsi a bastonate il capo mandria; un bestione pezzato di almeno 250 chilogrammi. Non fu semplice. La paura e la tensione si fecero sentire, ma non potevo mollare, sapevo di avere l’autorità per rimanere dove mi trovavo e guardarlo negli occhi. Le bastonate sul muso sembravano non sortire effetto, allora cambiai obiettivo: le zampe anteriori. Quando caricava mi spostavo di lato e lo colpivo appena sopra lo zoccolo, con tutta la forza che avevo. Al quarto colpo, e al quarto ridicolo ruzzolone, “Bestionepezzato” si alzò, grugni incazzato come al solito, girò in tondo per guadagnare spazio e capire dove fossi, ma smise di caricare. Continuai a fissarlo dritto, in quegli occhi strani, bianchi e rossi e scuri, e urlai la mia vittoria «OOOOHHHH!», battendo il bastone sul pavimento, senza mai perdere il suo sguardo.

Indietreggiò e indietreggiarono anche gli altri. Mi voltai, incamminandomi orgoglioso verso l’uscita, ma all’improvviso qualcosa, qualcuno mi afferrò e mi sollevò, mentre “Bestionepezzato” andava a sbattere, oramai sicuro della vittoria finale, contro il recinto in metallo. Non me n’ero accorto; mio Padre aveva seguito tutta la scena, accucciato dietro un mucchio di paglia e lui sapeva quanto sono vigliacchi i maiali, che assomigliano agli uomini. Non accettano la sconfitta, anche quando è una sconfitta democratica e appena gli offri la schiena, per la distrazione di un attimo, sono lì, pronti ad approfittarne e ad ammazzarti. Nessuna pietà. Guardai mio Padre, sapeva lui e sapevo io che non poteva finire così e rientrai.

Bestionepezzato” era convinto, sentiva la mia adrenalina, ma non era di paura. Gli spezzai prima la zampa destra anteriore, poi la sinistra, mentre cercava di rialzarsi. Lo ammazzai col manico a uncino del bastone da pastore, entrandogli nel cervello dall’occhio destro, dopo essere montato a cavalcioni sul suo collo. Morì con la certezza di poter vincere, mentre gli altri maiali e le scrofe si erano rintanati in un angolo. Assistevano, passivi e spaventati, all’esecuzione. Come gli umani. Stessa vigliaccheria. Avessero tentato di difendere il loro capo, avrebbero avuto vita facile. Due di loro sarebbero stati più che sufficienti. Non lo fecero, come gli umani, e si limitarono a eleggere un capo nuovo, come gli umani, qualcuno che rimpiazzasse “Bestionepezzato” e comandasse le loro paure. Come gli umani. Come il sotto.

Presto mi toccherà un altro “Bestione pezzato”, ma non sarà così semplice da eliminare.

puntata successiva…


L’opera “Il Metodo” è di proprietà esclusiva e riservata dell’autrice ed è protetta dalle vigenti norme nazionali e/o internazionali in materia di tutela dei diritti di Proprietà Intellettuale. Ogni riproduzione, anche solo parziale, è proibita senza il consenso dell’autrice stessa.

50 risposte su “IL METODO – 6”

Quando ero bambino assistei all’uccisione di un maiale con il metodo del punteruolo … l’esecuzione (perché di esecuzione si trattò, anche se a fini alimentari) durò un’infinità… me lo hai fatto venire in mente. 🐖 🐷 🐽 grunf grunf

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This chapter is a masterpiece! No doubt. A bit more complicated, for me, to translate it correctly, but yeah, the effort was compensated. C.P.

PS: I talked to the person you know and he told me that he sent you a message defining me post office box; its the stranger nick that I never get.

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😀 Codice Postale sarebbe stato troppo istituzionale… Codex Purpureus per bibliofili. Ok, nell’incertezza ti dò il mio benvenuto e grazie per l’apprezzamento! ( Nella parte viola della pagina, in basso, ho inserito un traduttore, ma penso sia migliore quello che stai usando)
Ps: esiste sempre l’opzione “Innominato” 🙃 (Alessandro Manzoni – I promessi sposi)
Postal Code would have been too institutional… Codex Purpureus for bibliophiles. Ok, in the uncertainty, I welcome you and thank you for your appreciation! (In the purple part of the page, at the bottom, I have inserted a translator, but I think the one you are using is better)
Ps: there is always the “Innominato” option 🙃 (Alessandro Manzoni – I promessi sposi)

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The calf fence is too inviting to resist. Impossible not to go in and start running and jumping between heads, legs, tails, straw, dung, without worrying about dirt, ignoring those apparently harmless hundred-kilogram animals that start galloping, first frightened, then surprised, then attentive, finally some, the brave, bow their heads, snort and never run away.

It’s time to get out, before one of the innocent calves headbutt you. Five years. I started practicing with this game at the age of five, aided by the teachings of the Masters and the recklessness of those who have nothing to fear and a whole life to live.

You should have heard my mother’s screams when she rarely visited the stables by surprise knowing in advance what I was doing and with the sole purpose of trying, with those reproaches, to regain an authority that she had never had .

“Get out of that fence. You are not an animal. Get out now! ” I always thought, when I heard her scream, that her voice sounded like the cackling of chickens just before the farmer twisted their necks. How can you listen to the commands of a hen? Impossible.

«Mother, come in too. It’s fun and it’s not dangerous, ”I replied. At this point the only two directions that she exploited, in perennial iteration, casually turned towards an equally Gallineal “Augustoooooooo, tell him to go ouuuuuuuuuuuut”, or they veered towards a desperate “Go ouuuuuuuuuuut!” , that place of perdition and obscene smells that were, for her, the stables. For me a paradise.

But the calves were not the danger. The real challenge, the real danger, and you felt it in the air, you smelled it, was the pigs fence. They say pigs are very similar to us humans. Maybe it’s true. Surely they are omnivores like us, with teeth and jaws capable of shredding bones much more powerful than those of a small man, as if they were bread sticks. And the pigs are not scared, they are agile and fast, as you would never imagine. And bad. Like humans. They do not include half measures. If you disturb their space and you haven’t gained sufficient authority to control them, they charge you to kill you, not to make you escape; then they chew you and digest you. Not even a burp and no stomach acid.

It was fun with pigs even though my father, usually condescending to my dangerous games but always careful, openly disapproved of him.

I had to be fast, more than fast. The challenge was to stay in the enclosure as long as possible without becoming a tasty mash. I have some memories of the attempts. An eaten shoe and the stench of their excrement stuck to the left foot for weeks. A tooth in a knee, for a snout that passes between the bars when I thought I was safe. One arm rescued from the edge of the fence. When I was eight I realized that I didn’t have to run anymore.

I entered with the shepherd’s stick, I planted myself with my legs apart in the middle of the enclosure and beaten the head of the herd boss with the stick; a piebald beast of at least 250 kilograms. It wasn’t easy. Fear and tension made themselves felt, but I could not give up, I knew I had the authority to stay where I was and look him in the eye. The blows on the muzzle seemed to have no effect, so I changed my objective: the front legs. When it charged I would move to the side and hit it just above the hoof with all the strength I had. On the fourth blow, and on the fourth ridiculous tumble, “Bestionepezzato” stood up, grunted pissed off as usual, circled to gain space and figure out where I was, but stopped loading. I kept staring straight at him, into those strange eyes, white and red and dark, and shouted my victory “OOOOHHHH!”, beating the stick on the floor, never losing his gaze.

He backed up and the others backed up too. I turned around, walking proudly towards the exit, but suddenly something, someone grabbed me and lifted me, while “Bestionepezzato” crashed, now sure of the final victory, against the metal fence. I didn’t notice it; my Father had followed the whole scene, crouched behind a pile of straw and he knew how cowardly pigs are, who look like men. They do not accept defeat, even when it is a democratic defeat and as soon as you offer your back to them, for the distraction of a moment, they are there, ready to take advantage of it and kill you. No mercy. I looked at my Father, he knew and I knew it could not end like this and I went back.

“Bestionepezzato” was convinced, he felt my adrenaline, but it was not fear. I broke his right foreleg first, then his left as he tried to get up. I killed him with the hooked handle of the shepherd’s stick, entering his brain with his right eye, after being mounted astride his neck. He died with the certainty that he could win, while the other pigs and sows were holed up in a corner. They witnessed the execution, passive and frightened. Like humans. Same cowardice. If they tried to defend their leader, they would have an easy time. Two of them would have been more than enough. They didn’t, like humans, and they just elected a new leader, like humans, someone to replace “Bestionepezzato” and command their fears. Like humans. Like the below.

Soon I will have another “Bestionepezzato”, but it will not be so easy to eliminate.

This is the first translation. Great also in english, but the musicality of the italian language is unattainable! Forgive me for some if you’ll find some errors. C.P.

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