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Punto

(Questo racconto compare anche su World of Sphaera, in compagnia dello splendido contributo di Raffa)

Facciamolo. Un respiro profondo e si parte.

Tu li vedi lì, ok? Allora, c’è qualcuno che li vuole togliere da lì, ok? Non importa, magari perché li vuole “salvare”, succede sai? Allora, uno come me magari, che vuole fare qualcosa quando c’è chi ha bisogno, no? E non si rende conto che invece lì c’è tutta terra bruciata, vita bruciata, non c’è niente insomma, o meglio, c’è qualcosa, ma tu mica lo vedi, che sei preso da vedere altre cose. Insomma, loro sono lì e ti dici che li togli da lì. Magari uno solo, no? Allora ti vesti, come loro dico, ti vesti così, non ti lavi per giorni, cerchi di andare a prendere puzza di scarto dove capita. Lo fai perché se no mica ti ascoltano, no, ti sputano addosso, se no continuavano a fare quelli normali, se no col cazzo che li vedevi e li volevi salvare, avresti detto “ma salvati da solo che hai solo scelto e puoi scegliere, stronzo”, perché ce n’è di gente normale da salvare, ma non son mica cazzi miei, quelli possono ancora scegliere, a volte. Comunque ti vesti e odori come loro, raccogli pezzi di cibo ai cassonetti, fanno schifo eh, però il cartone non fa schifo, è sempre pulito il cartone, che ti devi avvicinare per mimesi, dicono quelli dei corsi, io ne ho fatto uno al lavoro, di corsi dico, e mi han parlato della mimesi e mi è piaciuto quel concetto lì, mi è rimasto impresso, ma non è vero per tutti, per questi un po’ sì, ma non sempre, ma lo scoprirò dopo. Allora io mi avvicino, ma sono solitari e mi guardano peggio, gli rubo il giaciglio, lo spazio nello stanzino del bancomat. Io credevo di riuscire a parlare, ma no, mi sputano lo stesso. Allora cambio vestito, una cosa media, un po’ puzzo e un po’ si vede che le scarpe sono usate, ma sono di marca e allora mi guardano strano, ma ascoltano e io parlo e parlo e loro ascoltano e io mi sento finalmente ascoltato e torno anche il giorno dopo. Poi ti vien voglia di portarli a casa no? Chiedo se vogliono un bagno caldo e un piatto di stracotto e mi guardano male, ci starebbero, ma hanno paura del conto, del mio conto, magari sono un pazzo omicida, un picchiatore, uno stupratore, un sadico. Lo sanno che a volte c’è chi si interessa a loro, ma non si fidano, i motivi dell’interesse sono tanti e così rifiutano per un po’, ma tu continui ad andare a parlare e loro ti ascoltano e poi ti raccontano delle cose che non sei mica pronto ad ascoltare, perché tu di cose ne hai viste tante, ma queste ti fanno piangere come un bambino perché sono storie strane, universali, uguali per tutti, dico. Ti dici che è un caso se non sei al loro posto e non capisci che caso sia, se un caso benevolo o malevolo e non capisci più che cazzo stai facendo, perché io sono onesto e riconosco quando sto imparando. E ti rendi conto che ci sono dei fatti, messi nella vita di uno come delle virgole, no, ecco, delle virgole che metti nell’esistenza e che cambiano il senso all’esistenza e poi ci sono dei punti. Punto.

31 risposte su “Punto”

ahahahahah! Confesso che “endorsum” invece sta prendendo la mano, prima o poi mi servirà un esorcista (o uno psichiatra, come si preferisce)… 😐

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